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| #KdL - KIAVE di LETTURA n° 697 |
Il periodo di Giugno rappresenta per me - come per tutti i fiorentini - il mese dell'anno in cui la bellezza del giglio dal colore rosso viene messo in campo un po' di più. Da praticamente sempre, ogni anno, finisco per seguire il corteo storico in uno dei suoi percorsi prepartita del calcio in costume, che sia la finale per San Giovanni o le semifinali delle settimane precedenti. Quel rito tramandato dagli insegnamenti e sentito dal DNA, è una delle cose che sento più spontaneo e naturale. Gli sbandieratori, il centro "fermo" ad osservare, l'atmosfera, il simbolo di Firenze ovunque, le chiarine, i tamburi, la sfilata, i maestri di cerimonia/campo, le squadre.
Come dicevo anche l'anno scorso (qui) finisco per immergermi in quell'aria speciale e piena e "COME SE GLI ANGELI FOSSERO LI'" sento accanto a me un po' di più chi mi ha passato questo istinto e questa passione.
Anche quest'anno pensavo di fare la stessa cosa, di "capitare" quasi per sbaglio/caso in centro in una delle tre sfilate e godermi quanto annualmente ricorrente, poi sono voluto andare oltre. Erano diversi anni che avevo la voglia di tornare a vedere dal vivo anche la partita del calcio storico e quest'anno con una spinta decisa in più, quasi per caso ho visto anche la data di messa in vendita dei biglietti esattamente il giorno prima (di solito mi capitava il giorno dopo con il cartello "esaurito") ed ho deciso di provarci. A maggior ragione visto anche che oggi andava in scena la partita che rappresenta un vero e proprio derby in famiglia perché vede la squadra della donna con gli occhiali "contro" quella dell'uomo coi baffi. Un abbraccio di motivi ad incastro che avevo voglia di respirare ancora meglio, andando OLTRE la consueta partecipazione alla sfilata storica.
Il tempo perfettamente calcolato per incrociare il corteo in piazza Signoria, le colubrine a far battere più forte i cuori, sbandieratori, chiarine, "Dante" che appare dal niente, le ombre ricercate ed il venticello amico, un caffè con tanta pazienza, un ingresso dopo una sosta su uno scalino refrigerato, le tribune vicino a casa di mamma ma dalla parte del colore di babbo, quel posticino "perfetto" perchè vicino ad un appiglio utile soprattutto con l'invasione dei nuovi arrivati, le regole ripassate, le emozioni su "state attenti al comando" e non solo, foto che resteranno, la partita che regala ed apre ricordi ma che va in secondo piano, l'uscita ed un giro per le strade del cuore con un battito diverso, ombre da foto, un'aria quasi da film. "C'è qualcosa di grande" dice Cremonini appena rientro in macchina per tornare verso casa. E non poteva dirlo meglio, se non aggiungere OLTRE.






