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| #KdL - KIAVE di LETTURA n° 685 |
Una settimana fa sono stato a vedere - e sentire soprattutto - un'artista speciale, una vera e propria perla rara della musica italiana: Giorgia. Ne ero convinto prima di andare al Mandela Forum sabato scorso, ne sono stato ulteriormente rafforzato nelle mie convinzioni durante e dopo il concerto.
Non so perché non avevo mai preso l'attimo in tutti questi anni per andare ad ascoltarla in concerto ma poco importa se questo ha voluto dire essere "ripagato" con uno spettacolo di questa bellezza. Anzi, forse proprio meglio così perché evidentemente ho aspettato il momento giusto per fare l'esordio con i suoi live. Il premio ricevuto per l'attesa è stato enorme e vario: clima bellissimo, atmosfera magica, esibizioni di un livello non credibile.
Ogni pezzo sembrava essere registrato tanta la pulizia nella voce ma alla stesso tempo era unico come in un live perché modificato dal suo stile che, sono sicuro, in una data precedente e/o successiva non era stato/sarà più così. In molti trovano nella sua sottolineatura frequente dei cosiddetti "gorgheggi" qualcosa di eccessivo, a me ogni volta invece fa venire la pelle d'oca ed è l'unica per la quale vado in estasi per la capacità canora più che per l'interpretazione, che comunque a parer mio c'è, eccome se c'è.
Il concerto si rivela un vero e proprio spettacolo e lei ha avuto l'intelligenza e l'umiltà di dare davvero un grande spazio anche alla sua band, formata da archi, coristi e soprattutto da batteria/chitarra/basso (William Mylious Johnson/Mike Scott/Sonny Thompson) di livello internazionale, che più volte hanno strappato l'esclamazione "questi sono davvero dei fenomeni".
La scaletta mette insieme successi storici ("oro nero", "e poi", "strano il mio destino", "di sole e d'azzurro", "come saprei", "girasole") con nuovi pezzi del nuovo album che più lo ascolto e più trovo davvero azzeccato con molti pezzi davvero di qualità come "CARILLON SUL PIANO DEL" più noto successo "la cura per me". Ma non solo: "paradossale", "corpi celesti", "l'unica", "tra le lune e le dune" e quel "golpe" che trovo la più profonda e bella di tutte. Una sorta di sottofondo ma allo stesso tempo di ballo principale, ma anche il titolo perfetto per questo post visto l'attacco diretto al titolo di concerto preferito.
Oltre al suo repertorio vengono inserite anche cover perfette come "se mi vuoi", "il cielo in una stanza", "human nature", "true colors" ed un'interpretazione magistrale di "purple rain" dove i fenomeni della band di cui sopra si trasformano in veri e propri mostri.
La magia di Giorgia rende unico anche il sottoporsi ai selfie durante il concerto, colloquiare con le prime file raccogliendo peluche/cartelloni/prodotti tipici ed elogiare chiedendo l'applauso per Irene Grandi e Dolcenera che il random e la casualità mi avevano fatto ascoltare in macchina poco prima di arrivare al Mandela facendomi notare la loro differenza con la regina. Le luci, le note, la sua voce hanno trasformato il concerto in qualcosa di davvero raro o più probabilmente unico, quasi come se le sue parole e l'atmosfera generata tutta intorno parlassero un'altra lingua. Qualcosa ben oltre quella conosciuta, un qualcosa di antico ma perfetto. Sembra che il sanscrito fosse conosciuto come la lingua perfetta ed è come se il brillare del Mandela durante tutto il tempo del concerto l'avesse assimilato come proprio idioma. Come se ad ogni frase delle canzoni comunemente ascoltata ci fosse in realtà legato un significato diverso, appunto oltre. Un abbraccio ad incastro tra capacità canora ed emozione. Per questo il golpe sanscrito di Giorgia è riuscito, perché ha "parlato" in una lingua perfetta in un'atmosfera perfetta.




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