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domenica 5 aprile 2026

Golpe sanscrito

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 687
Difficile dire come sia possibile che dopo 37 incontri con il proprio Poeta (clicca qui) possa venire anche solo il dubbio che arrivi qualcuno ed al primo concerto ti faccia venire il dubbio che la palma del "miglior concerto visto" possa essere messa in discussione. Una sorta di improvviso "golpe", ma tant'è.
Una settimana fa sono stato a vedere - e sentire soprattutto - un'artista speciale, una vera e propria perla rara della musica italiana: Giorgia. Ne ero convinto prima di andare al Mandela Forum sabato scorso, ne sono stato ulteriormente rafforzato nelle mie convinzioni durante e dopo il concerto. 
Non so perché non avevo mai preso l'attimo in tutti questi anni per andare ad ascoltarla in concerto ma poco importa se questo ha voluto dire essere "ripagato" con uno spettacolo di questa bellezza. Anzi, forse proprio meglio così perché evidentemente ho aspettato il momento giusto per fare l'esordio con i suoi live. Il premio ricevuto per l'attesa è stato enorme e vario: clima bellissimo, atmosfera magica, esibizioni di un livello non credibile. 
Ogni pezzo sembrava essere registrato tanta la pulizia nella voce ma alla stesso tempo era unico come in un live perché modificato dal suo stile che, sono sicuro, in una data precedente e/o successiva non era stato/sarà più così. In molti trovano nella sua sottolineatura frequente dei cosiddetti "gorgheggi" qualcosa di eccessivo, a me ogni volta invece fa venire la pelle d'oca ed è l'unica per la quale vado in estasi per la capacità canora più che per l'interpretazione, che comunque a parer mio c'è, eccome se c'è. 
Il concerto si rivela un vero e proprio spettacolo e lei ha avuto l'intelligenza e l'umiltà di dare davvero un grande spazio anche alla sua band, formata da archi, coristi e soprattutto da batteria/chitarra/basso (William Mylious Johnson/Mike Scott/Sonny Thompson) di livello internazionale, che più volte hanno strappato l'esclamazione "questi sono davvero dei fenomeni".
La scaletta mette insieme successi storici ("oro nero", "e poi", "strano il mio destino", "di sole e d'azzurro", "come saprei", "girasole") con nuovi pezzi del nuovo album che più lo ascolto e più trovo davvero azzeccato con molti pezzi davvero di qualità come "CARILLON SUL PIANO DEL" più noto successo "la cura per me". Ma non solo: "paradossale", "corpi celesti", "l'unica", "tra le lune e le dune" e quel "golpe" che trovo la più profonda e bella di tutte. Una sorta di sottofondo ma allo stesso tempo di ballo principale, ma anche il titolo perfetto per questo post visto l'attacco diretto al titolo di concerto preferito.
Oltre al suo repertorio vengono inserite anche cover perfette come "se mi vuoi", "il cielo in una stanza", "human nature", "true colors" ed un'interpretazione magistrale di "purple rain" dove i fenomeni della band di cui sopra si trasformano in veri e propri mostri.
La magia di Giorgia rende unico anche il sottoporsi ai selfie durante il concerto, colloquiare con le prime file raccogliendo peluche/cartelloni/prodotti tipici ed elogiare chiedendo l'applauso per Irene Grandi e Dolcenera che il random e la casualità mi avevano fatto ascoltare in macchina poco prima di arrivare al Mandela facendomi notare la loro differenza con la regina. Le luci, le note, la sua voce hanno trasformato il concerto in qualcosa di davvero raro o più probabilmente unico, quasi come se le sue parole e l'atmosfera generata tutta intorno parlassero un'altra lingua. Qualcosa ben oltre quella conosciuta, un qualcosa di antico ma perfetto. Sembra che il sanscrito fosse conosciuto come la lingua perfetta ed è come se il brillare del Mandela durante tutto il tempo del concerto l'avesse assimilato come proprio idioma. Come se ad ogni frase delle canzoni comunemente ascoltata ci fosse in realtà legato un significato diverso, appunto oltre. Un abbraccio ad incastro tra capacità canora ed emozione. Per questo il golpe sanscrito di Giorgia è riuscito, perché ha "parlato" in una lingua perfetta in un'atmosfera perfetta.


domenica 29 giugno 2025

Vasco nel caldo Olimpico

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 649
Non è facile provare a raccontare un concerto di qualcuno che non è il tuo cantante preferito ma consideri qualcuno che ha fatto e sta facendo la storia musicale. Generale e personale. Perché per tanti motivi, Vasco ha comunque un importante riflesso su tanti momenti e percorsi personali. Vuoi per l'influenza che ha sul mio migliore amico e quella che lui ha su di me (essendo il fratello che mi sono scelto...), vuoi per le sue canzoni che arrivano dentro ed allo stomaco in modo uguale e speciale.
"NON DOVETE BADARE AL CANTANTE" è quindi una raccomandazione che in questo caso arriva a destinazione  con difficoltà. Anche perché questo splendido (quasi) settantacinquenne di Zocca è riuscito a riunire di nuovo il gruppo speciale che ieri sera in quel dell'Olimpico mi ha accompagnato, fatto ridere, stretto, preso in giro, messi a turno come bersaglio delle prese in giro, alleggerito, fatto riflettere, insomma vivere "un gran bel film".
Non era il primo concerto di Vasco (qui nel mio Katalogo le precedenti esperienze) ed in generale faccio un po' fatica a commentare dal punto di vista "tecnico" qualcosa di tanto impattante a livello di emozione. Vasco ha avuto bisogno di varie pause ma quando ha cantato è sembrato molto carico ed in palla, un filino meno quando si è un po' perso in qualche discorso o di troppo (io lo preferisco quando parla con le parole di Sally, meno quando commenta Rewind) o troppo lungo ma che alla fine ha lasciato un messaggio importante: l'immagine della bandiera della pace sul palco. Sono mancati alcuni pezzi che avrei sentito volentieri ma la scaletta ne aveva comunque tanti di impatto. La doppietta Sally - Se ti potessi dire ha davvero toccato vette che da sole valevano il concerto ed il caldo romano di una giornata da codice rosso. 
Due anni fa al Circo Massimo (clicca qui) secondo me l'esibizione era stata di un livello più alto ma sono paragoni sempre antipatici e fine a se stessi. Credo che in certi eventi e con certi artisti devi solo aprire "la borsa" (la valigia è dedicata solo per il mio Poeta) e metterci dentro quello che ogni volta riescono a farti passare. Anche questa volta la borsa è molto carica perché la fortuna di partecipare ad eventi del genere si percepisce davvero a pelle, anche sudata. Emozioni, storia, canti, balli, condivisione. Tanta roba che arriva davvero bella chiara. E se qualche pezzo manca o ci sono alcune pause o discorsi in più è davvero......il meno.
Quindi....GRAZIE VASCO, come tutte le volte che ci siamo "incontrati".







domenica 16 luglio 2023

Zaino di qualità

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 548

Perché quando le luci si abbassano ad inizio di un suo concerto, anche a dispetto di un sole che ancora in qualche modo lascia qualche segno di sé, si accende qualcos'altro.
Qualcosa che per la trentatreesima volta senti come un intenso brivido sulla pelle, noto ma ugualmente sempre sorprendente. L'inizio è sempre una sorta di scommessa. Da cosa partirà? E spesso la scelta iniziale indirizza il concerto in una direzione più o meno gradita.
Dall'inizio del concerto dell'Olimpico di venerdì dovevo capire qualcosa. Non potevo infatti pretendere migliore partenza: quei "Sogni di R&R" che da quando ho scritto il mio libro dalla magica copertina rossa sento ancora più sulla pelle. E come dicevo sopra, il giusto inizio ha aperto la porta ad un concerto speciale. Sì, tale, speciale.
Da un po', nei concerti del mio Poeta ritrovavo le consueti emozioni e le solite belle sensazioni, ma nell'analisi oggettiva (per quanto mi possa essere possibile) riconoscevo che mancava qualcosa. Un mix di carica sua, di scaletta rivedibile e di durata/percorso del concerto. Ecco, venerdì ho trovato spunti ed elementi emozionanti anche in quelli. 
La parte tecnica di suono e video non ha sempre aiutato ma ho visto Liga per la gran parte del concerto carico come non gli accadeva da un po'. Ho trovato una scaletta con un percorso logico e concreto. Ho molto, ma molto, apprezzato la scelta di alcuni pezzi un po' accantonati e/o quasi mai fatti dal vivo. 
I grandi classici che non mancano mai (e che a mio gusto sarebbe anche il caso di rivedere in qualche modo a costo di toccare l'intoccabile) sono stati affiancati da perle rare: "Lettera a G", "Libera nos a malo", "Per sempre", "Il peso della valigia" ed "I duri hanno due cuori".
Sentirle dal vivo hanno creato un misto di stupore e completo rapimento. Sull'attacco di "PER SEMPRE" in particolare ho cercato sguardi amici, abbracci fraterni e cuori allineati e li ho magicamente trovati. Tutti lì a darmi quell'amplificatore necessario a rendere quella canzone "ostica" come un momento NON dimenticabile. Ascoltata proprio a Roma quasi dieci anni fa (vedi qui), la potenza del brano non si è minimamente offuscata e per certi versi è stato come ascoltarla per la prima volta. Anche se in modo e con impatto diverso lo stesso discorso si può fare per "il peso della valigia" che ha aperto pensieri e sorrisi emozionati.
Ci sono stati i cali sul finale, pezzi che si poteva scegliere MOLTO meglio, ma quella serie di emozioni mi son rimaste dentro. Tanto. Come sempre ogni valutazione è da considerare amplificata dalla compagnia speciale con cui anche questa volta ho vissuto il concerto. Non visto, ascoltato o cantato. Ma vissuto. Compagni di strada e di vita unici che per due giorni hanno caricato al meglio le mie pile ed i miei sensori percettivi per il concerto e non solo.
Ho lasciato a Roma un sacchetto (anche due/tre...) pieno di sudore visto il clima ma sono contento di essere tornato con uno zaino pieno di momenti ed emozioni buone, di qualità. 
Certe notti con i ragazzi che sono in giro a fare sogni di R&R sono per sempre un colpo all'anima che rende leggero il peso della valigia.
E questa è stata l'ennesima conferma, venerdì più delle ultime avute.





 

venerdì 14 luglio 2023

...dica trentatré...

Per fortuna "POI ABBIAMO GIA' CHI CI PORTA FINO ALLA PROSSIMA CITTA'" .... e mentre sei in modalità aggiornamento del totale ti viene spontaneo provare a mettere in fila anni e luoghi. 

Così, correndo con la memoria ed aiutato dal sito del mio Poeta, ecco l'elenco numerato:
  1. 1992 - Campi Bisenzio - Villa Montalvo
  2. 1993 - Firenze - Palasport
  3. 1995 - Firenze - Palasport
  4. 1997 - Firenze - Cascine Parco delle Cornacchie
  5. 1999 - Firenze - Palasport
  6. 2002 - Milano - Stadio San Siro
  7. 2002 - Firenze - Stadio Artemio Franchi
  8. 2003 - Firenze - Teatro Tenda
  9. 2003 - Prato - Teatro Politeama
  10. 2005 - Reggio Emilia - Campovolo
  11. 2006 - Firenze - Auditorium Flog
  12. 2006 - Firenze - Stadio Artemio Franchi
  13. 2006 - Bologna - Stadio Renato Dall'Ara
  14. 2006 - Firenze - Teatro Verdi
  15. 2007 - Roma - PalaEur
  16. 2008 - Firenze - Stadio Artemio Franchi
  17. 2010 - Firenze - Stadio Artemio Franchi
  18. 2010 - Milano - Stadio San Siro
  19. 2011 - Firenze - Teatro Verdi
  20. 2011 - Reggio Emilia - Campovolo
  21. 2012 - Londra - Royal Albert Hall
  22. 2013 - Verona - Arena
  23. 2014 - Roma - Stadio Olimpico
  24. 2014 - Firenze - Stadio Artemio Franchi
  25. 2015 - Roma - PalaEur
  26. 2015 - Reggio Emilia - Campovolo
  27. 2016 - Monza - Parco di Monza
  28. 2016 - Firenze - Palasport - Raduno Bar Mario
  29. 2017 - Roma - PalaEur
  30. 2017 - Firenze - Palasport
  31. 2019 - Firenze - Stadio Artemio Franchi
  32. 2022 - Reggio Emilia - Campovolo  
  33. ... in aggiornamento ...

domenica 12 giugno 2022

Vado al (circo) Massimo

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 491
E con una doppietta in una settimana dopo due anni di assenze e posticipi, si è chiuso il cerchio.
Per un 40esimo atteso oltre due anni e che ha visto il festeggiato compiere prima i 41, poi i 42 per arrivare finalmente a quaranta il gruppo si è modificato un po' nella composizione ed ha fatto tappa in quel di Roma. Circo Massimo per la precisione, posto perfetto per chi ha fatto di "vado al massimo" uno dei suoi cavalli di battaglia.
Forse per qualcuno "STONA FUORI CORO" pensare ad un seguace totale di Liga al concerto di Vasco, io invece non ci ho mai visto niente di troppo strano. Soprattutto quando ascoltarlo vuol dire condividere una passione con chi per te conta e conta tanto. O quando diventa oggetto di regali.
Nella "fresca" atmosfera della capitale "semideserta" anche grazia alla presenza del contemporaneo pride, abbiamo avuto modo di apprezzare la solita perfetta organizzazione capitanesca ed abbiamo portato in giro la nuova "magliettata" creata per l'occasione. Con i tempi "senza correre" che ci contraddistinguono, abbiamo fatto il nostro ingresso al Campo Massimo in tardo (quasi tardissimo) pomeriggio trovando posto non proprio in fondo ma neanche vicinissimo al palco e dietro un'ingombrante albero apparso per tutto il concerto come un bosco. Tra token, birre e polvere abbiamo aspettato le fatidiche 21.15 e l'ingresso del Kom con il suo speciale comandamento. 
Arrivo ed inizio che hanno messo subito in luce un'acustica ed una sistemazione davvero speciale dell'evento. Il contorno e le note sparate da Vasco hanno reso dal minuto uno giusti sia evento che clima. Gli esperti del ramo vaschiano, già spettatori di alcune tappe precedenti (Trento e Firenze), hanno unanimemente infatti definito come di altro livello il concerto romano. 
Da inesperto ho trovato Vasco in palla, in senso buono. Avevo letto/sentito di stanchezze e pause ma onestamente non me ne sono troppo accorto. Certo lascia spazio ai suoi splendidi musicisti, certo ci sono dei momenti in cui dal palco si prende un attimo di congedo ma a 70 anni (ripeto settanta) io l'ho trovato in gran forma e capace di far cantare, ballare, commuovere e sorridere (magari questo non proprio sempre/sempre). Le sue parole e le sue note non sono mai riuscito a fare così mie (fattore personale) come quelle della settimana scorsa (rileggi il post su Campovolo IV) ma su "eh già" "stupendo" "siamo qui" e "siamo soli" le fitte interne le ho sentite eccome. Così come quando il ritmo ha virato verso le melodie dolci delle sue canzoni dai contorni romantici che come direbbe lui "non importa che mi tocchi, basta che mi stai vicino io sto fermo e non respiro": "Toffee" "Canzone" ma soprattutto "Sally", la cui capacità di arrivare dentro resta clamorosamente immutata negli anni.
Due ore e mezzo di spettacolo con piccole sbavature e qualche meritato respiro sono volate via per un concerto che ho apprezzato davvero, anche da "intruso".  
Luogo e giornata che ho apprezzato ancora di più. Cerchio dei concerti "sospesi" finalmente chiuso con il festeggiato che dopo i 42 ha potuto finalmente godersi i suoi quaranta..."dentro una canzone".




lunedì 6 giugno 2022

Ritorno a Campovolo

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 490
Novembre 2019. Ho riguardato qualche giorno fa l'email della conferma di acquisto dei biglietti e mi è sembrato quasi impossibile leggere quella data. Ma così è. Oltre due anni e mezzo. Di lockdown. Di posticipi. Di annullamenti. Di restrizioni. Di limitazioni. Di "vediamo e speriamo". Di musica solo negli auricolari. Di organizzazioni e logistiche modificate e rimodulate.
Per questo ieri, forse per la prima volta, andare ad un concerto del mio Poeta è stato così diverso. Sembra impossibile dopo gli "enne" concerti visti (prima o poi li conterò...), sembra fuoriluogo vista la quarta presenza (su quattro) a Campovolo, invece la sensazione di novità è stata fortissima. Per l'attesa, per qualche timore da mega evento, per gli incastri di un'organizzazione non facile. 
Ma soprattutto per la sensazione del "ritorno a" che in qualche modo ti mette alla prova e ti prospetta una valutazione di qualcosa che accade adesso e che è messo a confronto a cose simili già accadute in passato. Facendo l'errore di considerarle appunto paragonabili. Ed invece non lo possono essere, perché nel mezzo è "cambiato il mondo" (cit.). 
Per questo l'arrivo in quel di Reggio Emilia non poteva essere paragonabile agli altri e non per il mezzo di trasporto (treno) mai usato prima.  Perché toglieva un tappo fatto di lontananze da ritrovi di questo tipo e restituiva dopo un tempo lunghissimo un'abitudine che prima era abbastanza naturale; forse anche sottovalutata nella fortuna di averla con una certa regolarità. Quegli abbracci inizialmente timidi e poi più sciolti lungo la camminata verso l'arena dopo il pranzo improvvisato, hanno restituito qualcosa che ci era stato tolto e che forse ancora non sappiamo quanto "abbia davvero fatto male". Quell'attesa condivisa tra bottiglie e risate, risate e bottiglie è tornata ad essere finalmente protagonista di un gruppo che a quel punto sembrava davvero fosse solo stato messo in pausa e che in quell'istante stava ripartendo dallo stesso punto.
Per questo, quando dopo code interminabili nella zona rossa colpevolmente e clamorosamente disorganizzata a livello di approvvigionamenti, il sole è cominciato ad essere meno cattivo anche distendersi ed un po' appisolarsi sul prato nello spazio trovato è venuto spontaneo. Quasi come fosse il segno dell'arrivo del sentirsi finalmente a proprio agio. Le lancette hanno fatto il loro lavoro e puntuale come sempre alle nove è arrivato il primo attacco: quel "NON CAMBIEREI QUESTA VITA CON NESSUN’ALTRA" allo stesso tempo non ancora nei nostri cuori ed invece così attesa come apertura.
L'abbiamo preso come un inizio soft per farci riabituare al tutto, mentre per Luciano è stato un buttare fuori tutto quello che si era accumulato in questi anni. Si sentiva dalla forzatura della sua voce e si vedeva dai suoi sguardi e dalle sue lacrime a stento trattenute al termine del brano con la successiva ovazione. Anche nei pezzi successivi il suo "buttare fuori" è emerso abbastanza prepotente portandolo a scegliere pezzi di impatto, per di più caricati con voce e toni. Con l'andare della scaletta è arrivato evidente il conto che c'era da pagare. 
Forse non mi è stato del tutto chiaro fino a quando non sono partiti i pezzi su cui mi sento più a "mio agio" che sono arrivati nell'andare del suo percorso e della celebrazione dei suoi trent'anni di carriera. Lì invece è arrivato tutto. Tutto insieme. C'erano due anni e mezzo di attese che sono esplose. In salti, abbracci, occhiali scuri e gioia nel vedere che accanto a me c'era un circolo perfetto. Non disegnato da Giotto ma costruito negli anni da persone che per mia fortuna costituiscono il gruppo. Non quello di Liga, una delle tre band che si sono alternate, ma quello che orgogliosamente definisco mio. Quello che si è preso lo spazio nell'arena a suo modo e col suo passo, tanto per citare il Poeta. Che si è perso in risate e ritrovato in abbracci. Quello che quando è arrivato il pezzo che mi mette KO mi ha fatto capire che quel pezzo prima o poi sarebbe finito e loro.....banalmente no e sarebbero rimasti lì. Su ogni pezzo c'è stato un attimo di condivisione, piccolo/medio/grande/sorridente/commovente. Le attese sono esplose in mille forme ed hanno cercato complici, trovandoli presenti e perfetti. Come sempre.
Ma "musicalmente" tutte queste attese son state ripagate? Risposta di getto: SI. 
Certo, la scaletta l'avrei fatta diversa. Alcuni pezzi Luciano li ha vissuti troppo, altri li ha spinti da paura e, tocca dirlo, sono apparse evidenti alcune imprecisioni per tonalità e/o parole un po' "ciancicate". MA. Alla fine per quello che sai che è e che ti ha sempre dato, accetti anche le imperfezioni, proprio perché rendono il tutto ancora più "vicino a te". Non solo. Per tre ore ha svuotato tutto quello che aveva dentro e lo ha messo a disposizione. Ha tenuto la scena senza sosta e fatto da star, presentatore, spalla, autore e chitarrista d'appoggio. Ma soprattutto ha regalato momenti che non passeranno. "Buonanotte all'Italia" con De Gregori, "Il mio nome è mai più" mai come ieri così piena di significato compresa la dedica a Gino Strada con un sorprendente (per me) Mauro Pagani come cantante, l'intensità di "Non è tempo per noi" e "Ti sento" da sempre tra le mie preferite che mi hanno così scavato dentro a questo giro da farmele sembrare quasi inedite e/o con nuovi significati, il finale con "Urlando contro il cielo" suonato e cantato da quattordici musicisti contemporaneamente sul palco, il saluto con la sua prima canzone "Sogni di Rock&Roll" tanto intenso e tanto intimo. Ma soprattutto il duetto con Elisa su "A modo tuo". Era atteso come momento clou ed è riuscito ad andare oltre, entrando così dentro da stordire e da diventare incancellabile per tutti i presenti e non solo. 
Era difficile tornare a Campovolo. Per mille motivi. Liga ed un meraviglioso "gruppo a dopo" hanno reso questo ritorno come qualcosa da tenere stretto stretto. Intensamente. Orgoglioso di aver fatto "quattro su quattro". 










Ps. ho trovato sul Fatto Quotidiano la scaletta del concerto e la voglio mettere "a piè di post"....per tenerne traccia...
La scaletta di “30 anni in un giorno”: 
1 Non cambierei questa vita con nessun’altra 2 Balliamo sul mondo 3 L’odore del sesso 4 Niente Paura 5 Il sale della terra 6 Ho smesso di tacere con Loredana Berté 7 Marlon Brando è sempre lui 8 Bar Mario 9 Non è tempo per noi 10 Musica Ribelle con Eugenio Finardi 11 Ho messo via 12 Piccola stella senza cielo 13 A che ora è la fine del mondo 14 L’amore conta con Gazzelle 15 Luci d’America 16 Il giorno dei giorni 17 Buonanotte all’Italia con Francesco De Gregori 18 Il mio nome è mai più con Mauro Pagani 19 I ragazzi sono in giro 20 Ti sento 21 Eri bellissima 22 Il giorno di dolore che uno ha 23 Quella che non sei 24 Certe Notti 25 Sulla mia strada 26 A modo tuo con Elisa 27 Questa è la mia vita 28 Tra palco e realtà 29 Urlando contro il cielo 30 Sogni di Rock ‘n Roll.

giovedì 24 novembre 2016

Rock e Park...Magnifici...

Kiave di lettura n° 211
L'uscita datata una settimana fa del nuovo album, l'imminente ritrovo del Bar Mario ed una corsa ieri a buttare via un po' di pesantezza con in cuffia le nuove parole con la firma LL assaporando nuovi teste e nuove sonorità del mio Poeta, hanno portato la mia mente qualche mese indietro.
Come l'anno scorso infatti, il buon Luciano ha deciso anche per il 2016 di farmi uno speciale regalo. Quest'anno però non al Campovolo ormai diventato "di casa" ma un po' più a nord, in un parco di Monza nuovo per noi e per il mio Poeta. C'erano da festeggiare i 25 anni di urlando contro il cielo e l'uscita (all'epoca solo annunciata) del nuovo album, soprattutto c'era la voglia di tornare sul palco come poi dirà  lo stesso Liga sin dall'inizio. E noi potevamo farci scappare questa occasione? Certo che no.
La vicinanza con quel quattordici che quest'anno ha marcato per me i 40 ha fatto si che questa trasferta monzese avesse i contorni di un festeggiamento ed il regalo i "magnifici 7" * me l'hanno fatto davvero grosso. Insieme al resto dei magnifici del gruppo a dopo avevano già "scritto" un regalo IMMENSO, di cui spero di dimostrare di essere all'altezza. Quei sette hanno voluto strafare regalandomi due giorni semplicemente unici. Sembra ogni volta di ripetere cose già dette ma ogni volta si aggiunge qualcosa, ogni volta qualcosa si modifica e si integra, ogni volta rimango colpito e stupito da quello che questo gruppo riesce a darmi.
La solita partenza per tempo "senza furia e senza far le corse" con il solito "a te conviene Barberino, no Calenzano, un po' un po'" e regolarmente qualcuno che invece che a Barberino si ferma a Calenzano. Mentre nel viaggio si cercano imprese impossibili (realizzate..) come quella di far irritare Enry, calmo anche quando il carroattrezzi gli portava via la macchina "finisco il cappuccino e li raggiungo", ed imprese già più standard come quelle di fare colazione con la Bud, l'arrivo ci regala la solita organizzazione perfetta del Capitano che ovviamente, dopo aver deliziato il gruppo con il suo "esci qua che c'è coda si rientra alla prossima entrata dell'autostrada passando....per i campi...", ci fa trovare albergo di categoria e perlopiù servizio navetta a nostra disposizione. Ma prima c'è il rito del ritrovo in camera.
Nato a Monaco con la consegna della "magliettata" negli anni ha avuto evoluzioni varie che hanno portato a produzionii alcoliche della "birra a dopo", birra paludosa prodotta in pochi esemplari per eventi speciali da consumare rigorosamente con occhiali scuri, e poi...............
Poi arriva il carico. Quello speciale quello che porta in dono la "più bella maglietta al mondo dopo quella viola col giglio", quello che ti fa mettere d'urgenza gli occhiali e dire il più banale ma profondo "non ho parole, GRAZIE". Tra l'altro anche a sorpresa visto il grande riserbo dato alla cosa.....chat comprese. Asciugato il sudore degli occhi, si può partire. Presi i contatti col driver "galga almeno la foto del biglietto tu la potevi fare a 'foco" si arriva in zona e appena preso confidenza col luogo è l'ora del rifornimento che scorre tra un "ma quanto resto c'ha dato?" "tu gl'hai fatto casino...no invece lui..." e  paure di risse scoppiate trasformate in panche volate, patatine e ghiaia.
Da lì è un rincorrersi di "si deve entrare" "una birra e si entra..." mista ad un "madonna che fila....bada c'è un albero" cani castrati, magliette che vengono ammirate da quelli che passano, deviazioni fisiologiche, code sbagliate, code invertite, biglietti cambiati, arrampicate libere per salutare da vicino la vigilanza, discese libere tra i rovi, book fotografici con il solito soggetto alla ricerca di bagni improvvisati ed arrivi nel "pit...del pit". E lì, brividi. Stessa sensazione di Campovolo II. Palco ad uno sputo e folla infinita alle spalle e sensazione clamorosa poco descrivibile a parole. Tra un "ora si ricomincia a bere" ed un "macheeessseeesceeeemo" gli stand diventano amici fraterni ed i bagni vicini fortune insperate, mentre qualcuno "alla vigliacca" approfitta degli occhiali scuri per farci sudare di nuovo gli occhi, il conto alla rovescia si avvicina al momento di toccare "lo zero".
E' abbastanza scritto che la sorpresa iniziale sia quella di partire proprio da Urlando contro il cielo ed infatti, inizio più travolgente non ci potrebbe essere. L'inizio del concerto tiene il passo alto di un inizio con un pezzo da gran finale, è "pesante" e ci ribalta, dando un ritmo clamoroso al concerto, forte così raramente. E quando tra le prime canzoni parte sogni di rock&roll scatta nella mia testa una piccola foto. Il tempo di guardarmi intorno, osservarli giusto un secondo quei magnifici sette che mi circondano, quelle luci, quelle note iniziali e mi viene un sorriso di trequarti e i brividi di quelli dal buon sapore. Scatto quella foto sfiorando la copertina di quella maglia e poi quasi come se sentissero i miei occhi, praticamente tutti si girano e parte un abbraccio di quelli indelebili al passare del tempo. Per paradosso e per le emozioni, dopo uno sputo il concerto potrebbe anche finire. Invece ovviamente va avanti, il ritmo iniziale si spezza un po' per gli inediti che non possiamo far altro che ascoltare ma che tolgono un po' di presa al concerto. La scaletta oscilla tra il ripartire ed il subire nuovi rallentamenti, con però "lettera a G" e "il giorno di ..." che mettono a dura prova la resistenza dei rayban. Il concerto sussulta con "i ragazzi sono in giro" "lambrusco e pop corn" e "balliamo sul mondo" per poi, tra un inedito e l'altro, arrivare a conclusione con il bis di "urlando contro il cielo".
Tira aria di chiusura...guardo l'orologio....troppo presto Liga, ci mandi a casa troppo presto. Ma purtroppo finisce lì. C'è il rito dell'uscita che da prima fila ci vede uscire "per san mai" incolonnati tra un "inno del corpo sciolto" ed un "gelato al cioccolato" per finire sulle "penne alla boscaiola" che evidentemente a monza non mangiano visti gli occhi scandalizzati di chi ci affianca nella coda di uscita. Trovare un panino per aspettare la navetta è impresa non da poco e rientrati alla base la corsa è a chi russa per primo ed a chi russa più forte. La serata fa scorrere i titoli di coda, facendo intravedere nel rientro del giorno dopo il giusto modo per (ri)condividere emozioni e risate ed accarezzare quella foto, quegli abbracci, quella tenuta dei rayban. Sicuro che sia stata l'ennesima tappa unica, che ne avrà prima o dopo un'altra ugualmente e diversamente speciale. Come ed anche più del nostro Poeta a cui ad otto voci non possiamo che dire "a dopo".

* Vi chiederete cosa significa quell'asterisco e cosa significa la definizione dei magnifici 7, non troppo originale, riconosco. Complicato da spiegare, molto complicato. C'è un mix di tutto, un insieme di persone ognuna "A SUO MODO E COL SUO PASSO" ma che riescono ad unirsi in qualcosa di comune e condiviso, dando al totale ognuno qualcosa di speciale con la propria firma e le proprie caratteristiche. 
Uno che da sempre è l'anima del gruppo, il cuore ed il collante e che in più ho l'onore di avere accanto da oltre vent'anni, talmente importante da essere ormai spalla, appoggio, Amico e orgoglio pur non perdendo una virgola del suo essere boccia.
Uno che da uomo con la fascia al braccio ha visto bene di farmi piangere sin dalla sera prima per portarsi avanti con il lavoro, persona di cui hai la certezza nei silenzi, nelle parole, negli abbracci(oni) "più a nord, più a sud" e nelle espressioni di non capisce la battuta.
la vera foto della giornata -
GRAZIE ANDRE
Una che da "ultima arrivata" riesce a sorprendere per il suo essere speciale ogni volta di più, per il suo esserci sempre e comunque, punto tanto certo quanto prezioso capace per di più di coordinare ed organizzare anche un gruppo "alternativo" come il nostro.
Uno che ha snaturato la sua indole impulsiva ed immediata per far cementare pianopiano un'amicizia adesso imprenscidibile e certa, forte come il nodo di una fascia giapponese, con il quale c'è una fiducia così totale che ormai la regola "ci pensi te al mio biglietto" è un po' come era correre sulla fascia quando il pallone era tra i suoi piedi, non buttavi mai via il fiato, la palla arrivava sempre.
Uno che da completamento naturale del mio essere solo Neu oltre a completare le frasi prima di me, mi ha regalato una gioia immensa essendo in quei posti in prima fila, lui poco avvezzo ai concerti ed invece il primo a saltare, a "fare il giro", ad inforcare gli occhiali e tenerli tutta la sera solo perchè "i tuoi 40 unsiposson perdere".
Uno che ogni volta fa km su km solo per abbracciarti, per farsi prendere in giro, per assaggiare le penne alla boscaiola e rendere ancora più magico un gruppo già speciale ed alla fine quello dei km è il regalo minore che ci e ti fa pur essendo già infinito perchè quello che porta pesa più di tutti i km sommati ed ammonticchiati.
Uno che porta sempre la giusta chiave di lettura, la giusta battuta, la giusta e precisa presenza, che è partito una domenica per bere una birra al pub e alla sola frase "manchi solo te" ha visto bene di pagare il biglietto come la prima alla scala in prima fila e per non farsi mancare nulla ha messo il carico di prenderci sottobraccio uno per uno preconcerto e farci piangere uno alla volta, a tradimento.

Ecco, questi sono stati i "magnifici 7" che mi hanno portato in giro sulla magica giostra del LigaRockPark lo scorso settembre a Monza.

martedì 20 settembre 2016

Tra Reggio Emilia e Monza

Facebook ed il suo servizio di "promemoria" a volte è particolarmente azzeccato. Proprio oggi infatti veniva riproposta questa foto qui accanto in cui ero stato taggato giusto un anno fa. Proprio nella settimana che porta al Liga Rock Park di Monza viene riportata a galla la serata del Campovolo 3.0 di un anno fa di cui mi accorgo di non aver scritto, anche se nessuno ovviamente è stato ricoverato d'urgenza per malori dovuti a questa mancanza. I ricordi sono datati dodici mesi ma le emozioni sono tatuate a pelle addosso.
E' vero è passato un anno da quel preconcerto in quella tripla diventa quadrupla poi quintupla poi sestupla tendente alla ennupla, ma se riguardo quella maglietta "meglio nera" che fa mostra di se nel mio armadio non posso non riprovare quei brividi e quella necessità di occhiali scuri, per quella scritta per quel "marchio a dopo" in alto a destra, per quella consegna bagnata dalla birra più speciale (e visto il produttore non poteva essere diversamente) ci potesse essere. Lo sento ancora tangibile quel brindisi, un po' forse come qualcun'altro sente tangibile sui ginocchi il tatuaggio dell'asfalto del cavalcavia che porta a Campovolo. Quel tentativo fallito di trovare un heineken di plastica da bere, il tentativo di trovare un posto sicuro dove restituire al prato la birra bevuta tra un cassonetto ed occhi indiscreti, due ciclisti provetti con casco e urla "c'ho le lacrimeeee", sette bicchieri alzati in un brindisi in un panca da sagra, scene da guinness dei primati di chi aveva più bisogno di restituire la birra alla terra di noi, attesa per un concerto annunciato come lungo, il tentativo di non perdere chi dopo qualche kg di farmaci cominciava a far vincere febbre e mal di gola, luce solare che piano piano si abbassa e piano piano la consapevolezza che rispetto al primo Campovolo l'organizzazione era tutta altra roba (e non è che ci volesse poi molto) e che rispetto al secondo palco e Liga sarebbe stati molto più lontani.
Il programma era chiaro e buona parte della scaletta pure, si festeggiavano i venticinque (!!) anni di LIGABUE ed i venti (!!!) di BUON COMPLEANNO ELVIS e già era noto che entrambi gli album sarebbero stati riproposti interamente con le band originali. Sentire alcuni pezzi dal vivo, molto più di nicchia di quelli abitualmente noti e da concerti ha fatto più volte esclamare al capitano (o quel che ne restava) "chissà quanti come noi c'erano già a quell'epoca". Angelo nella nebbia, freddo cane, figlio di un cane hanno portato brividi nuovi affiancandosi a quelli più noti e ricorrenti di bar mario piuttosto che dei sogni di rock&roll a me diventati ancora più cari recentemente.
Con il cambio di banda e l'arrivo appunto della "Banda" è arrivato quello che è l'album dell'esplosione di Liga, con Certe Notti a far da apripista. Ma quell'album per me ha sempre avute altre perle da La forza della banda a Il cielo è vuoto o il cielo è pieno per arrivare a Leggero poesia allo stato puro, che a questo giro mi sono gustato in unico lungo abbraccio con il capitano, che sono sicuro abbia resistito fino alla fine in buona parte perché quella giornata era cominciata con quella maglietta e quel significato e di questo non potrò mai ringraziarlo abbastanza.
I passaggi successivi sono stati quelli di un enorme jukebox che sceglieva pezzi "campione" dai diversi album restanti, ed ogni volta era un guardarsi "ci toccherà abbassare gli occhiali"? Spesso sono calati, spesso sono quasi volati dal ritmo accelerato di versioni rock ma in ogni pezzo c'era la bellezza di essere circondati da un gruppo speciale, lì pronto ad accentuare ed a fare eccellere ogni sensazione, da quella più profonda a quella più agitata. Su "Urlando contro il cielo" ho pensato di non arrivare a fine, su "a modo tuo" ho visto molti occhiali neri non bastare a contenere emozioni vere e profonde, sul pezzo "maledetto" ho sentito la vicinanza di sei abbracci ed ho cercato di restituirla a chi quella canzone la sente come me.
Sembrava un ragazzino, il Poeta su quel palco, con gli accordi e lo stile che dopo una gran parte di concerto perfetto cominciava a mostrare imprecisioni che rendevano il tutto anche più apprezzato.
Dopo quaranta pezzi e tre ore e mezzo sembrava non mancare più niente, "giusto i fuochi d'articio" ed infatti anche quelli sono arrivati a coronamento di una serata dai colori speciali, dalle emozioni che solo il Poeta sa dare ma che solo con un gruppo del genere accanto si riesce ad apprezzare davvero totalmente. Un gruppo che da quella consegna a quella "divisa speciale" tanto orgogliosamente indossata che ha fatto più volte esclamare "oh...hanno sbagliato a fare le magliette...c'è scritto Enzo e non Elvis" non può che essere il più grande, speciale ed apprezzato fuoco d'artificio di un concerto datato dodici mesi fa, ma che come emozioni è così attuale da rivederlo davanti agli occhi....ora....
Premessa perfetta in attesa di Monza e del nuovo appuntamento con il mio Poeta ma soprattutto con il mio gruppo....da Campovolo a Liga Rock Park....possiamo cominciare.....

lunedì 6 luglio 2015

Per il bis romano, NIENTE FUGA

Kiave di lettura n° 142

Serviva tempo per mettere in fila le idee evidentemente, cosa che ormai mi capita di frequente, quello di scrivere di eventi/viaggi/letture dopo un po' che sono "accadute". Il tempo di metabolizzazione evidentemente si allunga con l'andare dell'età, segno della vecchiaia? Del non troppo tempo a disposizione per scrivere? Della penna da blogger un po' senza troppo inchiostro in questo periodo? Chissà.
Sta di fatto che solo con questo caldo "CANE IN QUESTA PALUDE" fiorentina, con Campovolo3.0 che si avvicina e con altri concerti visti/non visti più recenti, mi trovo con l'intenzione di scrivere di un concerto di qualche mese fa.
Era partito in sordina il nuovo appuntamento con il Poeta, con un'organizzazione che sembrava non lasciare spazi di partecipazione almeno inizialmente, ma poi alla fine il bis dell'esperienza ligaromana è arrivato e come da copione è stato un bis di successo.
Sempre difficile in questi casi scindere il concerto dal resto, cioè la trasferta e la compagnia, e soprattutto come dico ormai spesso il rischio di ripetersi è davvero alto; sia per l'ennesimo concerto del Poeta sia per l'ennesima dimostrazione di "validità" di un gruppo affiatato e perfettamente oliato nei suo meccanismi, "così diversi" (cit.) ma "così perfettamente a nostro agio l'uno con l'altro" (cit.) ma soprattutto in gruppo.
foto gentile concessione capitano
Così diventa naturale cercare nel Pantheon il motivo della sua costruzione, di cercare facendo km il caffè più buono della Capitale e dintorni, scambiare venerdì con sabato ed essere tranquilli che "lo sciopero tanto c'è venerdì, a noi che ce frega", andare dello stesso passo anche nel "tunnel dei rumori" meglio ancora se il passo lo dettano dall'estero, cercare il bastoncino del selfie e poi scoprire di avere quello "naturale" in casa, autoprovocarci conoscendo l'esito con "se siamo òmini si entra nel pub a quest'ora", entrare nel triangolo del caffè/ammazzacaffèmedioanzigrande/birraRIbirra diverse volte tanto da farlo diventare un esagono, mangiare una carbonara e pensare a quella dopo, tentare inutilmente di seguire il passo di un capitano improvvisamente bravo nello scatto quanto nel passo, avvicinarsi al Palalottomatica lasciando dietro di sè invece che molliche di pane per ritrovare la strada bottiglie varie per perderla, improvvisare telefonate per camuffare sebach improvvisati seguendo istruzioni balorde, ritrovarsi a contarci e fare la stessa foto per il punto eventuale di ritrovo nel caso ci si potesse perdere, cercare il paninaio migliore e rigorosamente trovare il più "merdoso", commuoversi alla scoperta di aver beccato il pub con la spina della Harp, perdere qualche componente del gruppo per qualche (anche di più...) minuto dopo la faticata di tenere il passo alcolico del capitano in forma splendente o il passo da arrampicata alla vetta del Palalottomatica, impossessarsi di un pub vuoto alle tre di pomeriggio di un tranquillo venerdì romano, non capire il senso di sveglie diverse tra il venerdì ed il sabato che comunque suonano ad orari random e regolarmente svegliano tutti meno che il proprietario del cellulare che suona, apprezzare il jameson a mò di shottino soprattutto negli occhi di chi il whisky non lo può sentire nemmeno nominare, guardare con sentimenti diversi scolaresche in gita e venir tranquillizzati con un "tranquillo, qualche altro anno di pace ce l'hai", trovare decente una colazione dove neanche l'acqua ha il suo sapore, fare un selfie che "nemmeno il manifesto del gaypride", cantare e ricantare il mitico "niente fuga" vera colonna sonora della trasferta.
foto gentile concessione balordo
La cosa più naturale però è quella che accompagna i giorni insieme, quell'essere se stessi mischiandolo con l'essere il se stessi degli altri, come in un gruppo rodato nelle sue differenze e orgoglioso del suo essere così radicato e forte. Forte come quell'abbraccio che arriva sempre al momento giusto, come quella battuta che non manca mai, come quello sguardo misto tra ironia e comprensione. Ed allora davvero il triangolo di persone che ti circondano sembra un esagono tendente a comprendere tutti i vari lati di cui hai bisogno.
Un po' come quando il Poeta capisce che è il momento di regalare anche la colonna sonora ad una trasferta del genere ed inizia con il sale della terra probabilmente a dare con un titolo il senso di quello che provi a spiegare e poi per far pari ti segue con ho perso le parole. In quel momento calano per la prima volta gli occhiali neri sul concerto, oggetto  che sembrerebbe fuoriluogo e fuoricontesto per il buio di un palazzetto ma solo per chi non ha visto un concerto col gruppo a dopo, indicati e perfetti per quelle mani che ti vengono a cercare o che cerchi in quel pezzo e poi più avanti quando il Poeta decide di farsi sentire fondamentali quegli occhiali con la canzone che non posso proprio non vivere diversamente, pensando poi che a questo giro ci si è messo anche il calendario a condirla di altri significati con quel anniversario targato 29 che ti balla davanti a pochi minuti di distanza.
Il concerto ha un'anima rock pesante, tanto che forse non riesce ad essere assorbita completamente neanche dai fonici del palalottomatica visto che in diversi punti qualche suono appare distorto e non totalmente assorbito ed assorbibile dalla realtà del palazzetto. La scaletta lascia sperare per il "pezzo a sorpresa" di vedere finalmente il mago più famoso per i seguaci del Liga, unirsi al gruppo per la gioa particolare di un componente e quindi di tutti noi, appuntamento rimandato visto che a Walter viene preferita Kay.
foto gentile concessione GalgaSan
Per il resto sono sempre i sogni, c'è sempre una canzone, tra palco e realtà ed i grandi classici balliamo sul mondo e urlando contro il cielo rendono l'aria poetica e rock come solo al Poeta riesce e tra un leva e metti degli occhiali si corre via più veloce del solito verso la fine lasciata al con la scusa del rock & roll che ci fa rivedere sullo schermo in pratica ogni concerto fatto dal Poeta negli anni e quindi visto da noi con il commento del capitano "in pratica delle prime immagini molti qui avevano avuto traccia solo su youtube e noi invece ci s'era già all'epoca". Alla fine la "temuta" apparizione del pezzo che in un quasi diciotto aprile avrebbe aperto rubinetti difficilmente richiudibili non si è verificata, quel "per sempre" quindi pensato e usato mentalmente per molti momenti e per molti pensieri del periodo dell'anno meno leggero è rimasto solo dentro o in abbracci condivisi nei momenti giusti.
Tornando al commento tecnico del concerto, il voto comunque positivo risente della durata "stretta", due ore precise, di una scaletta con alcuni vuoti importanti e di un'acustica non sempre inappuntabile e quindi nell'Olimpo dei concerti del Liga questo proprio non può entrare. Difficile quindi bilanciare il naturale voto che mi viene spontaneo ai suoi concerti con le pecche che cercando di essere obiettivi uno vede, diciamo da applausi ma non da ovazione, come invece era stata la nostra precedente esperienza romana.
Ovviamente discorso legato solo al concerto in sè perchè la spedizione in generale porta ad un "niente fuga" che fotografa al meglio qualcosa di difficilmente spiegabile con discorsi più lunghi o complessi.
La solita trasferta con un marchio DOCG sulla schiena, di quelle che puoi dire prima che andrà così e sai dopo che si ripeterà; con frasi diverse, tormentoni modificati, anni che passano e luoghi che si trasformano ma le emozioni che contano restano immutate dentro ed in quegli abbracci con occhiali scuri. 
Grazie Poeta......ma soprattutto Grazie Balordi.