venerdì 11 luglio 2014

Un venerdì clamoroso

Kiave di lettura n° 91

Classico venerdì con una kiave di lettura che racconta di un venerdì di qualche settimana fa. Infatti, da quando il duo vaschiano ci ha reso entusiasticamente partecipi (ed un pò sanamente invidiosi) della loro trasferta milanese ad omaggiare il loro poeta, frullano in testa e negli occhi un pò di più le splendide immagini dell'ultimo incontro avuto con il mio di Poeta. Era atteso da tempo il suo debutto e l'apertura del suo nuovo tour come evento nel nostro personale curriculum di concerti visti, in più il personale esordio all'Olimpico aggiungeva attesa e fascino.
Regalandoci una partenza "larga" ed un "comodo" rientro abbiamo allargato la possibilità di riuscita della trasferta romana anche se in realtà, conoscendo bene il Poeta e benissimo il gruppo di partecipanti non c'era bisogno di aiutini. L'ultimo album inoltre non nascondeva insidie o pericoli di poco apprezzamento, anche se il biglietto romano era stato acquistato addirittura prima della sua uscita. 
"Te 'untufai testo" è la frase più ricorrente che mi sento dire quando si parla del Poeta e della valutazione dei suoi lavori. Ed io, come già detto spesso, lo confermo: 'unfotesto. E così c'era solo da mantenere tutte le premesse per avere un concerto ed una trasferta spettacolare.
E' certamente servito un tragitto "pari pari" per raggiungere la capitale, una compilation che non parte, una compilation che parte e corre via, le lacrime da risate del pilota quelle del navigatore quelle della coppia divisa da seggiolone, una sosta al sapore di birra e salame, una traversa con rischio vetro rotto, una birra selfservice, una camera all'attico, una doccia sempre occupata, un terrazzino tutto compreso in conto balordo, un quinto postoletto per un ritardatario purtroppo non accettato anzi squadrato con un "mi raccomando", un pub improvvisato da imitare e da svuotare, un frigo impossibile da aprire per dei novelli Lupin fiorentini, un concerto in concorrenza con la beatificazione di amici di Francesco, un ascensore di prestigio, un "arrivederla" due passi diventa quattro poi otto forse sedici, una trastevere che sembra la movida spagnola, una birra al pepe, un cacio e pepe alla birra, una birra al festeggiato, un "la vole far imbriahare" "c'è bell'è riuscito", un balordo che ha capito, un conto sempre più salato da addebitare al solito cliente, gli autovelox da segnalare ed i limiti da rispettare, il ritorno da organizzare, un capitano che riconosce al primo assaggio, un bevitore dal passo spedito, una carbonara che non c'è partita, una coda per il Papa da assecondare, le previsioni per i Mondiali, un montenegro medio, un ritmo birre da centometristi quando c'è da correre la maratona, un ingresso da premi nobel, un balordo che entra al Coni, una conversazione oxfordiana sui scalini capitali, un attesa che vola via, un balordo che ci supera senza vederci,  un ruzzolone addosso ad un malcapitato ma con le birre salvate, un conto alla rovescia che parte che non sembra nemmeno il momento dei gruppi di appoggio, un abbassare di luci nel tramonto, un accendersi di luci nel concerto.
Tutto utile e fondamentale ma alla base gli elementi indispensabili sono gruppo e concerto. Ed allora una scaletta perfettamente iniziata in modo prevedibile e chiusa in maniera meno prevedibile fa da colonna sonora ad un venerdì romano davvero particolare. Liga si presenta con occhiali scuri e capelli bianchi e ci tiene sulla corda due ore e mezzo. Su una corda fatta di praticamente tutto l'album nuovo (dodici su tredici), accantonando (purtroppo) "ARRIVEDERCI MOSTRO" quasi del tutto e riproponendo alcuni pezzi che risentire è sempre uno struggente piacere (leggero e lambrusco e pop corn).
La scaletta è perfettamente mixata, non ha buchi o rallentamenti di ritmo e stile, la sonorità è impressionante ed entra dentro fino a trascinarci per due e ore mezzo senza interruzioni. Ci troviamo spesso a dirci "che spettacolo", come se fosse il nostro primo concerto, come se Liga fosse al debutto con noi: occhi lucidi di emozione, brividi intensi da condivisione ed un fiato che in alcuni momenti manca per la calca pressante ed i salti dettati più dalla birra e dal ritmo che dalla nostra reale condizione atletica. A questo giro la sensazione di poca generosità per la durata del concerto non c'è: la sensazione è di completezza e lascia solo applausi e brividi in ognuno di noi regalando due foto da brividi. La prima, più intensa, quella sulla canzone che temevo di più e che è arrivata "alla vigliacca" (cit. Poeta) proprio come immaginato ma che ha coinvolto non solo me e questo ha allargato sì l'effetto ma l'ha anche anestetizzato. La seconda, più bella, quella di un unico infinito abbraccio su certi notti, nato "così" forse sulla canzone meno invocata o preferita ma che in quel momento è diventata perfetta colonna sonora. Queste due foto e quella che ci ritrae sulle scalinate del Coni con pepita da mangiare ed un numero infinito di birre da bere e bevute tutto intorno sono quelle che fotograferebbero al meglio tutto questo post. Ma non sono fotografabili realmente perchè mancherebbero le sensazioni a margini, quelle risate senza un vero e proprio motivo comprensibile e quegli abbracci tra il riso ed il pianto pieni di motivi qui invece più che comprensibili, ma proprio evidenti.
Le premesse c'erano tutte, era difficile sbagliare. Pronostico facile senza dubbio. Ma rispettato anche oltre le aspettative. Per un venerdì romano davvero clamoroso.

1 commento:

  1. Quante emozioni, davvero tante...descritte poi da te come sempre solo tu sai fare, Enzone! Per certi versi è realmente sembrato il nostro primo concerto del Liga. Sono rimasto folgorato da questa trasferta e sicuramente la compagnia, lo stato d'animo, sono stati fondamentali a farmi vivere tutte queste sensazioni impagabili che mi porto e mi porterò dentro "per sempre". Proprio come quella foto.

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