venerdì 17 agosto 2018

L'esempio di Rita

Kiave di lettura n° 299
Nel piattume tendente (anzi ormai quasi arrivato) all'abisso della politica attuale, che coinvolge purtroppo anche una mancanza di vera spinta "sociale e civile" compatta e degna di questo nome, nei giorni scorsi è venuta a mancare una figura che evidenzia ancora di più lo stato dell'arte attuale.
Rita Borsellino aveva lo sguardo fiero delle persone ferite che non hanno intenzione di abbassare la testa. Aveva la voce chiara e netta di chi crede nel contenuto profondo del messaggio che porta avanti e di conseguenza non ha bisogno di parole fuori luogo o toni fuori scala. Aveva concetti, principi e moralità che ha provato a trasmettere, riuscendoci purtroppo con troppa poca gente. 
La forza del suo messaggio era talmente forte che diceva di essere rinata in quel 19 luglio che le aveva strappato il suo Paolo giorno dal quale per lei "NIENTE E' STATO COME PRIMA". Rinata in quel tragico giorno, perché non poteva "non essere così" ai suoi occhi. Non poteva non seguire quella strada che il suo senso civico e morale le indicava come "obbligata". E così è stato da quel giorno. Da quel 19 luglio di cui ancora questo "belPaese" si vergogna di trovare la verità, perché troppo pesante, perché troppo ingombrante, perché troppo "costosa". Perché non adatta ad un Paese troppo lontano dalla fierezza dello sguardo di Rita Borsellino
Il modo migliore per ricordarla credo l'abbia trovato Nando Dalla Chiesa oggi sul Fatto Quotidiano, nell'articolo che trovate qui sotto.Buona lettura. Ciao Rita.

mercoledì 15 agosto 2018

Forza Genova

Lascio le illuminate valutazioni sulle cause del crollo, sulla prevedibilità dell'evento, sulla possibile situazione simile di altri ponti e viadotti al "NUMERO ESAGERATO PROPRIO IMPOSSIBILE" di scienziati, ingegneri ed esperti del ramo che da ieri imperversano ovunque.
Lascio le analisi della situazione con relative cause ed effetti agli statisti ed agli splendidi politici che ci rappresentano, intenti nell'unica politica a loro nota quella del rimpiattino e del rimpallo delle responsabilità .
Lascio alla meravigliosa classe dirigente la definitiva sentenza sulle colpe rigorosamente altrui e rigorosamente stabilite in modo soggettivo ed autonomo dagli stessi dirigenti.
Lascio a chi ritiene giusto offendersi reciprocamente sul "l'avevamo detto" "l'avremmo fatto" "non l'avevate detto" "non l'avevate fatto" il campo di confronto, così intellettualmente e dignitosamente elevato in giorni come questi che, nella mia pochezza credevo dovessero essere di vicinanza e cordoglio.
Io, nel mio minuscolo e banale spazio non abituato alla suddetta cotanta scienza, mi limito solo a due parole.
FORZA GENOVA.

sabato 28 luglio 2018

Piccola città eterna

Kiave di lettura n° 298
Mi è capitato ieri di cercare spunti tra le cose già scritte in questo blog, per la Kiave di Lettura di questa settimana. Quando "la penna è un po' scarica" infatti si cercano spunti nelle cose note e nei porti certi.
Cosa più nota di quella già scritta proprio dalla tua penna? Quale porto più certo della tua splendida Fiorenza
Così ho "sfogliato" i post di questo blog (cliccate qui per ri-vederli) dedicati alla "PICCOLA CITTA' ETERNA" del mio cuore ed ho visto che mancava un profilo importante dei suoi splendori.
Il profilo della "casa principale" della città, l'immagine istituzionale del suo splendore, uno dei tanti sfondi capaci di far perdere la testa.
Ed allora ho capito che non sarebbe servito così tanto impegno per riempire il post di questa settimana, bastava una ricerca tra le foto che potevo aver fatto nei miei giri cittadini. E così, la penna scarica è stata sistemata. Le fortune di vivere nella città più bella è quella che non servono troppe parole, basta avere l'accortezza di ammirarla e fotografarla. Basta la sua bellezza. Grazie Fiorenza.

giovedì 19 luglio 2018

19 giorni speciali

Kiave di lettura n° 297
Oggi 19 luglio, nel mio spazio settimanale dedicato alla Kiave di lettura, ne ospito una di qualcun'altro. Di una persona speciale che intervista una persona speciale. 
Ve la consiglio, di cuore. Perché il mio inviato romano "CERCA NEL CUORE" dei ricordi di chi ha il 19 come marchio di fabbrica, il significato più profondo ed intenso e come sempre riesce ad arrivare dentro, con i ricordi e le emozioni ma soprattutto con il loro messaggio.
In un periodo che sempre di più annulla i ricordi, le esperienze ma soprattutto dove si fa una drammatica fatica a trovare "messaggi" dal buon sapore, credo che questa sua speciale kiave di lettura sia particolarmente indicata e necessaria. A completamento di ciò, DAVVERO bravo Andrè.
Buona lettura, ma soprattutto buona visione.

Una volta mio nonno ha rischiato di morire perché si è spaccato la testa. Era a Cattolica aveva dieci anni e uno con un carretto gli ha spaccato la testa. E’ rimasto tanto in ospedale e ha perso un anno di scuola. Un’altra volta ha rischiato di morire perché un dottore si è scordato di togliere un tappo da un tubo che gli aveva messo in pancia. Aveva 84 anni e era a Roma, all’ospedale. Anche quella volta è rimasto tanto in ospedale. Ma pure quella si è salvato. Un’altra volta ha rischiato di morire che gli mancavano 19 giorni per compiere 19 anni. Erano le 11.03 del 19 luglio e sopra allo scalo a San Lorenzo, a Roma, c’era il tenente puntatore Owen Gibson che sganciava bombe da un aereo che si chiamava Lucky Lady. Sotto c’era mio nonno, che ha detto “Bombardano!“, poi è scappato dallo scalo, è andato in un palazzo e pure quello lo hanno bombardato mentre ci passava sotto e anche lì si è salvato.
Questa è la storia che Remo, mio nonno, ha raccontato per tutta la sua vita. La storia di quando gli mancavano 19 giorni per compiere 19 anni e era il 19 luglio, aveva visto le bombe da sotto e aveva detto “Bombardano!”. Gliele tirava in testa il tenente puntatore Owen Gibson. Ecco oggi che è il 19 luglio e a mio nonno gli mancano 19 giorni per compiere 89 anni, pensavo al dottore dell’ospedale di Roma, a quello che guidava il carretto a Cattolica, al tenente puntatore Owen Gibson che ascoltano la storia di quel giorno e fino all’infinito sono costretti a guardare e ascoltare la sua risata anche sulle loro di facce.

Vedi qui l'intervista:

venerdì 13 luglio 2018

Paranza di qualità

Kiave di lettura n° 296
Dopo un po' di tempo dall' ultimo post con etichetta libreria, ecco il mio nuovo capitolo per il Katalogo di questo blog.
ROBERTO SAVIANO - "La paranza dei bambini" - Feltrinelli
Partiamo dal facile: regalo azzeccatissimo (GRAZIE!). Era un bel test quello di capire se, tornando ad argomenti noti dopo la parentesi di ZeroZeroZero (clicca qui per leggere il mio parere su questo libro), Saviano potesse creare di nuovo quel legame speciale coi suoi testi seguendo la scia di Gomorra.
Ed il test è stato ampiamente superato. La paranza dei bambini è un testo duro nei contenuti ma clamorosamente affascinante, per lo stile e la trama. La penna del Saviano romanziere e non saggista è ugualmente carica e piena di spunti e descrizioni affascinanti. La storia arriva clamorosamente a bersaglio con il soggetto fatto di tanti piccoli/grandi bambini "quelle voci così ridicole sembravano assai più appropriate delle voci impostate che cercavano di avere fingendosi adulti" che hanno in comune la ricerca della strada più breve per diventare "rispettabili", che nella lingua del loro rione è sinonimo di capo, di boss. "meglio tenere la fama di essere un maestro di crudeltà che di pietà".
Da Dentino a Lollipop, da Tucano a Drone, tutta la paranza ha il motto "ORA CHE NON HO PAURA" impresso come uno dei tanti tatuaggi del gruppo "veloci, strafottenti, maleducati, violenti". Ma è davvero così? Davvero ognuno di loro non ha paura "se non provi paura non vali più un cazzo" della fine che in qualche modo è prevedibile per la vita che conduce? Saviano riesce a far capire anche questo. Fa emergere l'ambiente dove la paranza nasce e cresce "dobbiamo costruire una paranza tutta nostra. Nun amm''a appartenè a nisciuno, sulo a nuje" non dimenticandosi mai di fotografare al meglio anche gli aspetti personali "sa manovrare il rumore del mondo e trovare la lingua giusta per raccontarlo" di ogni singolo componente, inquadrandolo e mettendolo in qualche modo nella giusta prospettiva "matrimonio collettivo che sanciva la fedeltà per il resto della vita". Per chi ha visto la serie di Gomorra (la terza in particolare) rivedrà tratti noti di alcune puntate nelle descrizioni e nelle azioni dei protagonisti del libro. La lotta per guadagnare spazi, territori e potere è direttamente proporzionale alla necessità di crearsi un nome che incuta rispetto, paura e onore. Il tratto della penna di Saviano non si perde mai in ripetizioni o in fotografie che non abbiano una logica ed un'utilità nella trama del libro. Anche la moltitudine di nomi e nomignoli mixati al dialetto napoletano, che possono (specie inizialmente) rappresentare un freno alla scorrevolezza della storia, sono elementi distintivi che rendono ancor più l'idea del panorama che fa da sfondo e da protagonista del libro. A dar rilievo alla storia ed ai percorsi dei bambini sono invece le contraddizioni sia del territorio che degli stessi protagonisti.
La voglia di sembrare invincibili "diventare feroci, solo così chi ancora incuteva timore e rispetto li avrebbe presi in considerazione" e grandi nelle loro debolezze ed insicurezze di bambini si abbina perfettamente ad una realtà che vuol mostrarsi forte e potente nella sua totale fragilità "bambini sì ma con le palle, creare scompiglio e regnare su quello, disordine e caos per un regno senza coordinate..teniamo arme e palle questo era il concetto". E Saviano ne fa una perfettamente mixata fotografia. Interessante, cruda, reale. Come sempre. Come non poteva non fare. 
BIGNAMI: di nuovo da applausi convinti. Di nuovo da cinque stelle su cinque di valutazione. Da non perdere.

giovedì 12 luglio 2018

A sorpresa


Pasalic, Pjaca, Berardi. Ripetere ad ordine invertito: Berardi, Pjaca, Pasalic.
E poi di nuovo: Pasalic, Pjaca, Berardi. Per qualche giorno, settimana.
Poi, a sorpresa la svolta.
Mossa a sorpresa, anche per l'interessato.

sabato 7 luglio 2018

Maglietta Rossa

Kiave di lettura n° 295
Ero un po' indeciso sul fatto di partecipare o meno. Non per la motivazione che sta alla base della campagna ma per la sua effettiva utilità. Mi sono chiesto quanto potesse essere utile alla causa, quanto non fosse solo una banale trovata per farsi un po' di pubblicità. Poi ho visto i promotori, ho letto i loro cv, ho riflettuto sul loro costante impegno e sul senso delle loro parole per presentare l'iniziativa. 
Ho letto anche un post di una persona che seguo "maglietta rossa messa. Magari non servirà a niente come il 99,9% dei nostri e vostri post" (cit. Pelle1870) ed ho pensato che ne valeva la pena. 
Soprattutto perchè non si può sempre e costantemente fare finta di niente, in particolar modo di fronte a vite umane vestite di rosso solo per rendersi più visibili nel buio di una traversata e del mare che invece spesso altro non fa che farli sparire nell'oblio inghiottendoli.
Ed allora forse non è così inutile far "sentire la propria voce" contro "TUTTA QUESTA MERDA INTORNO" a veri e propri drammi di vite umane viste solo come il nemico da combattere ed in un certo senso quasi meritevoli di "rimanere sul campo" fatto di onde e gommoni fatiscenti, pazienza, problemi loro che partono in condizioni vergognose.
Per questo ogni tanto anche un semplice gesto, più o meno fine a se stesso, è giusto e doveroso farlo se lo ritieni giusto. Ecco, più giusto di questo ne vedo pochi. Con la giusta compagnia di Emergency, MSF, Libera, anche io stamani mi sono messo la #maglietta rossa, prima per correre e dopo per uscire. Per rendere questa tragedia visibile, sempre.

giovedì 5 luglio 2018

Scontrini


Ma la richiesta degli scontrini da parte del M5S alla Lega per i 50 milioni di euro a che punto è?  

venerdì 29 giugno 2018

Schierato da una parte

Kiave di lettura n° 294
A volte metabolizzare alcune cose è un percorso lento. Altre volte invece la lentezza è dovuta al non voler proprio assimilare degli elementi che ti vengono proposti. 
Nelle scorse settimane non sono riuscito a scrivere il post che avrei voluto per vari motivi, certamente non per la voglia di metabolizzare certe dichiarazioni, parole, frasi. Ma per la difficoltà anche soltanto di ascoltarle certe cose, figuriamoci commentarle. Poi però ho letto di nuovo le parole di Roberto Saviano sulla necessità di schierarsi in certi momenti ed ho capito che, nel piccolo di questo piccolo blog, era giusto scrivere qualcosa.
"SE TI SCRIVO SOLO ADESSO" quindi caro Roberto non è per dubbi o necessità di riflessioni sulle parole del ministro dell'interno, ma solo per la repulsione emotiva e fisica che  mi hanno provocatole sue parole. Sulla vicenda Aquarius avevo trovato perfette le parole di Giulio Cavalli ed avevo lasciato al suo post il mio pensiero (clicca qui per leggerlo).
Sulla necessità invece di aprire le menti ho trovato perfetto lo stile di Saviano: la voglia di spiegare, argomentare e combattere per difendere la posizione della logicità, dell'umanità e della vita. Concetti ahimè troppo alti per chi si è messo in testa invece che ci siano da difendere "prima gli italiani" attraverso la chiusura di porti a donne, bambini e migranti. Che infinita dimostrazione di forza, no? E poi, in effetti, cari italiani che venite prima, non vi sentite tutti migliori, più difesi e più ricchi dopo il no alla nave Aquarius? Parlare di storia, logica ed umanità con chi ha certe premesse è roba dura. Sarebbe come voler parlare con degli juventini di doping e numero di scudetti, impresa impossibile. Non contento, il suddetto (sigh) ministro degli interni ha visto bene di operare la sua ripicchina invocando la revisione della decisione della scorta a Saviano. Che c'azzecca direte voi imitando Di Pietro? Nulla. Così, gli andava e quindi che "dichiarazione di revisione" sia. Perché lo dice lui. (Facendo finta di ignorare quali sono le procedure per assegnare/confermare/revocare la scorta)
Che poi, se ci pensate, sarebbe davvero un successo inaudito. Sarebbe "clamorosamente meraviglioso" sentir dire al Ministro (ipotetico e quindi con la M maiuscola) dell'Interno di una nazione che da anni lotta contro le mafie "non c'è più bisogno della scorta a Saviano". Significherebbe che finalmente un giornalista può liberamente scrivere sui problemi del suo Paese senza rischiare la propria vita. Ed invece quella frase altro non è che una ripicchina inutile di un personaggio noto per le sue felpe ed i suoi cori contro parte dei connazionali che rappresenta come ministro, perché purtroppo Saviano continua a rischiare la vita ogni giorno per quello che ha detto, ha scritto, dice, scrive, dirà e scriverà.
Ed allora in tutto questo, riascoltando proprio Saviano che dice "non possiamo stare in silenzio sempre di fronte a certe cose" mi è sembrato giusto scrivere queste righe. Sicuramente inutili per i più. Ma che servono a me per "schierarmi da una parte". La sua. Quella che è a km di distanza da questo ministro e da chi gli permette di esserlo. Dalla parte di chi vive sotto scorta perché minacciato dai boss che lui stesso ha avuto il coraggio di denunciare. Dalla parte di chi rivendica il ragionamento, l'umanità e la logica. Dalla parte opposta di chi mostra i muscoli contro persone in mezzo al mare o fa minacce sulla pelle di chi da sempre è impegnato in una battaglia che dovrebbe essere invece di istituzioni che perdono tempo in ripicchine e propaganda elettorale costante. Ecco, sto dalla parte di chi afferma convintamente "no, io non mi ci abituo a questa gente qui". Mi schiero. Senza se e senza ma.

sabato 23 giugno 2018

Sogni di Tricolor...ai mondiali...

Kiave di lettura n° 293
Tempo di mondiali. Tra l'altro edizione speciale visto che "si può finalmente guardare senza l'obbligo di dover tifare contro" come dice il saggio Bollins, vista l'assenza della nazionale guidata da Buffon. Tempo di mondiali e tempo di incremento della passione per la palla che rotola, tanto che iniziative, promozioni ed offerte sull'argomento nascono e si moltiplicano, come dicono quelli "CHE SANNO SPIEGARTI" le cose nel modo corretto.
Tra le tante eccone una che IBS ha previsto per gli amanti del calcio e delle sue storie, dei racconti e dei suoi protagonisti, delle squadre dei mondiali e delle squadre di club. Una speciale offerta nel periodo "mondiale" per alcuni libri con appunto il pallone come protagonista o coprotagonista.
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E' davvero un piacere quindi dirvi che a rappresentare Goware in questo "speciale mondiali" è il mio "SOGNI DI TRICOLOR" che quindi potete acquistare in offerta fino al 29 giugno.
Per questo un grazie davvero grande a IBS ma soprattutto a Goware per questo lusinghiero "onore" ed anche per permettermi in qualche modo di partecipare a questa speciale edizione dei mondiali. Sogni di Tricolor....e guai a chi ci sveglia....
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domenica 17 giugno 2018

Un sogno che continua...

Kiave di lettura n° 292
E "COSI' ANCHE IL" mercoledì al Bar Gradisca 1973 è andato così. Ad un anno e mezzo di distanza dalla magica serata al Caffè Letterario Le Murate (clicca qui per rivedere foto e video di quella serata), il libro dalla meravigliosa copertina è "espatriato".
Sogni di Tricolor infatti è stato presentato in quel di Prato, in una bella serata fatta di sorrisi, chiacchiere e birre. E' un parere di parte ovviamente ma la serata è andata veloce veloce tra sorrisi e buona compagnia, nel tentativo di raccontare un po' di cose di Giancarlo, dei suoi sogni, dei suoi amici, della sua passione viola e delle note musicali come sottofondo alla sua storia.
Devo ringraziare ovviamente, nuovamente e volutamente Goware che da quasi due anni mi permette di portare in giro i miei Sogni di Tricolor e chi ha dato un'immagine così bella a questi sogni, immagine fonte d'ispirazione per altri, ma che rivendico come mia o meglio come splendido regalo di Lorenzo, che non smetterò mai di ringraziare. Grazie Ciccio. Ovviamente devo e voglio ringraziare anche il Bar Gradisca e soprattutto Lorenzo che ci ha ospitati, messi a nostro agio con la disponibilità totale del pub e permesso di fare quattro chiacchiere con tranquillità in un ambiente molto familiare.
Ambiente familiare generato dal solito pubblico dal buon cuore, che ha seguito senza addormentarsi o dare segni di cedimento; per questo grande merito è da dare a chi la serata l'ha condotta con il solito stile speciale e la solita capacità di non essere mai banale. Parlo di Andrea, che oltre ad essere amico speciale, si è ancora una volta meritato il mio applauso più sentito ed il ringraziamento più GRANDE. GRAZIE.
Grazie infine a quel pubblico dal buon cuore presente ed a quelli che non sono potuti venire ma che in realtà so bene essere stati presenti in un tavolino....un po' più decentrato.
Per concludere qualche foto e brev(issimo) video della serata per i quali ringrazio Monia, Raissa, Gabriele, Andrea (sempre lui) e Marco.
Ancora grazie a tutti per potermi far portare in giro i miei Sogni di Tricolor e come sempre "...guai a chi ci sveglia..." 
In attesa di cominciare...
Due chiacchiere...
Un bel gruppo a seguire i racconti di Sogni di Tricolor...
Ben nascosto...
Altri punti di vista sulla serata...
E comunque sia... Guai a chi ci sveglia...

Due parole del "bravo presentatore"...


Quella stagione...


Quel "nove"....

martedì 12 giugno 2018

Sogni di Tricolor al Gradisca

Se domani sera non avete niente da fare, vi suggerisco un giretto in centro a Prato con sosta al Bar Gradisca 1973. Locale carino, la possibilità di mangiare e bere "protetti" dallo sguardo speciale dell'Unico Dieci che certo "MALE NON FARA'" anzi regalerà al tutto qualcosina di magico.
Dopo l'apertivo o durante l'assaggio del tagliere, alle 21,30 "termina il ricreativo e principia il cuRturale" o viceversa ora vediamo.
Infatti il Gradisca ha deciso di ospitarmi e farmi presentare Sogni di Tricolor (per chi ha Facebook, cliccando qui, trovate l'evento sulla pagina del Gradisca).
Prometto che cercherò di non rovinarvi l'aperitivo e la serata e cercherò (..remo) anche di non annoiarvi troppo, ma su questo proprio non garantisco.
Se venite a trovarmi mi fate davvero piacere, a domani e .....guai a chi ci sveglia.....

lunedì 11 giugno 2018

Chiusura

Partiamo dal facile. Che poi evidentemente lo è solo (o quasi) per me. Una cosa di una totale e completa evidenza che fa orrore dover sottolineare ma che invece sembra diventato elemento eccezionale. Allora giusto sottolinearlo "COL SOLE DRITTO IN FACCIA" e in modo netto: la gestione della vicenda Aquarius, fa schifo, orrore e non lascia spazio a motivazioni o altre cose similari
Fa orrore il modo, fa orrore la sostanza, fa orrore lo stile (quale?) comunicativo e la propaganda che sta dietro e dentro questa orribile scelta. La chiusura dei porti, ed una disputa di infimo livello tra le competenze e le attribuzioni di impegno ed attività in tal senso, sulla pelle delle oltre 600 persone presenti sull'imbarcazione è una decisione che non dovrebbe aver bisogno di commenti ma solo di SDEGNO da parte di tutto il mondo civile.
Cercavo le parole giuste per dirlo da ieri e non so se ci sono riuscito. Ne cercavo anche altre oltre a queste. E mi sono imbattuto in quelle perfette che Giulio Cavalli ha usato in questo post (clicca qui per leggere). Vi invito a leggerle ed a riflettere bene, attivando il cervello insieme al giusto e dovuto sdegno rispetto all'ignobile chiusura dei porti. Buona (triste) lettura.

Alla fine, inevitabile, è successo. Ora bisogna vedere se accadrà davvero, come andrà finire, ma è piuttosto stolto credere che Salvini ministro dell'interno non avrebbe usato i respingimenti come strumento di propaganda. Attenzione: di propaganda, mica di governo, poiché respingere le 629 persone a bordo della nave Aquarius non può essere nulla di più di una pressione politica verso l'Europa, quell'Europa che il premier Giuseppe Conte ha promesso di rivoltare come un calzino e che invece ha bisogno di 629 vite per provare a essere intaccata dalla diplomazia italiana del governo del cambiamento. Sull'eticità della modalità scelta ognuno può farsi la propria idea.
Eppure peggio di Salvini che fa esattamente il Salvini ci sono le lacrime di coccodrillo che in queste ore gocciolano nelle dichiarazioni, nei comunicati stampa e nei tweet. Piangono coloro che urlavano allo scandalo per il ministero dato a Savona e sono stati capaci di soprassedere in scioltezza su Salvini ministro dell'interno.  Piangono coloro che per settimane ci stanno dicendo che il Movimento 5 Stelle non è stato usato da Salvini regalando i propri voti alle mire nazionalista di una guappo riuscito a prendersi il potere (a proposito: la chiusura dei porti esattamente a che punto è del contratto di governo, gentilmente?). Piangono quello che hanno scritto per settimane che la maggioranza degli italiani li ha votati dimenticandosi che Salvini parte da un 17% che tutto è tranne che una maggioranza, se la matematica non è un'opinione. Piangono quelli a cui è bastato vedere quanto è distinto e educato questo professor Conte che cita Dostoevskij per sentirsi tranquillizzati da un'immagine preconfezionata secondo le peggiori e più banali logiche del marketing pubblicitario di bassa lega.
Ma soprattutto piangono quelle componenti del PD che per anni ci hanno spiegato che il pugno di ferro di Minniti era buona cosa e giusta. Incredibile, lo so, ma ora piangono anche loro e gridano allo scandalo. Loro. «La politica del precedente ministro dell’Interno era un atto di guerra contro i migranti che ha prodotto dei morti. E Salvini vuole portarla avanti. Ora che ho più di settant’anni non avrei mai pensato di vedere ancora dei ministri razzisti o sbirri nel mio Paese»: l'ha detto oggi ospite della trasmissione "Mezz'ora in più" Gino Strada, fondatore di Emergency. E ha completamente ragione. Ascoltare oggi i minnitiani che danno lezione di umanità a Salvini e al Paese è una'ipocrisia che non si può sopportare: i morti di Minniti (quelli figli dei sanguinosi accordi con la Libia) non li abbiamo potuti vedere perché sono stramazzati dopo le angherie, le violenze, le privazioni e gli stupri nei lager libici.  «Il progetto di Minniti – ha spiegato Gino Strada – era quello di pagare gli assassini per dire: ‘Uccideteli pure, ma a casa vostra. Non li vogliamo qua’. Su questo c’è unità di intenti e continuità di azione nei propositi di Salvini». Del resto anche Minniti pensò di chiudere i porti ma allora si oppose il ministro Delrio. Le lacrime di oggi davvero non si possono sentire.

sabato 9 giugno 2018

Conferme

Kiave di lettura n° 291
E' cominciato il calcio mercato. Voci che cominciano ad uscire e trattative che oltre ad essere annunciate iniziano a partire; alcune si realizzeranno, alcune svaniranno "TRA PALCO E REALTA'"
Ed allora Kappaviola è lieta di annunciare che ha ricevuto un sottointeso ok da parte del suo commentatore tecnico di fiducia. Proprio ieri, mentre nei giornali impazzava e proseguiva il toto nomi alla ricerca dei sostituti di Sportiello, di Badelj e si ipotizzavano scenari sul gioiello Chiesa questo blog riceveva l'indiretta firma sul rinnovo contrattuale dell'autore di "TAKKO AI' GIRO"
Indiretta, perché bisogna sempre interpretare la sua estemporaneità, ma abbastanza chiara per chi conosce il suo stile "ai' giro". Ed allora mi pare giusto completare lo scoop della conferma del fantasista di questo blog con il suo personale autografo al prolungamento contrattuale, con tanto di video aggiunto alle parole/firma. 
Come sempre, applausi Bollins.
"...e ci si strappa i capelli per il possesso palla di Badelj..."

martedì 5 giugno 2018

Bersagli

Kiave di lettura n° 290
2018. Il tiro a segno. Contro un essere umano. 
Rileggere. 
2018, il tiro a segno, contro un essere umano.
Rileggere. 
2018 il tiro a segno contro un essere umano.
Non riuscire a farsene un'idea. Non una ragione che è un passo ancora più avanti. Proprio un'idea. La storia di Sacko Soumayla lascia sbigottiti, senza parole. Prova a descriverla in modo molto chiaro e comprensibile Lucio Musolino con questo articolo (clicca qui per leggerlo). Ci riesce nella sua capacità di chiamare il tutto col suo nome. Non era un tentativo di furto, non era una minaccia di possibile violenza a qualcuno e quindi non era legittima difesa. E' stato un tiro al bersaglio contro una persona considerata non tale, ma considerata appunto un bersaglio mobile. Da mettere nel mirino di un fucile
Il problema è che ormai ci stiamo abituando tutti, e troppo, a non meravigliarci più. "IL MONDO CHE TI DICE TU PENSA ALLA SALUTE" esclusivamente a quella tua e dei tuoi cari, ormai è la colonna sonora che ci accompagna, maledettamente tutti. Tanto da portarci a non far fare più di tanto caso a cose del genere. Un accompagnamento musicale che ci porta a non reagire. A non trovare disgusto, quello vero.
In fondo ci siamo "acclimatati" all'atmosfera che accetta la situazione in cui era Sacko e sono gli altri Sacko d'Italia. Ai margini, in baraccopoli, irrisi con paghe da vergogna, umiliati, considerati il problema, presi di mira. Bersagli. Ed allora il passaggio poi all'orribile tiro a segno è un passaggio "naturale" che può provocare qualche parola di circostanza, un po' di indignazione tanto per non sfigurare e poi la pagina si chiude senza interrogarsi più di tanto o veramente a fondo. 
Calerà il silenzio come quello colpevole e stomachevole di tutte le istituzioni di questi giorni (interrotto dal presidente del consiglio tardivamente e un po' ipocritamente soltanto oggi). E magari i Sacko di turno verranno riproposti in prima pagina giusto quando qualche tizio annuncerà la "fine della loro pacchia" prima di giurare in giacca e cravatta da ministro o quando qualcun'altro si accorgerà delle condizioni orribili che sono "regalate" ad una parte di società/di mondo e magari chiederà anche conto di "cotanta magnanimità" nei loro confronti.
Nei confronti di essere umani che in fondo ogni giorno sono considerati solo e soltanto bersagli.

lunedì 28 maggio 2018

Veti e voti

Kiave di lettura n° 289
Chi proprio non ha altro da fare e legge quello che sempre più di rado scrivo sulla politica attuale già saprà che non riesco ad appassionarmi alle vicende che hanno ruotato e ruotano intorno alle elezioni dello scorso 4 marzo. Ho votato quasi per disperazione in una certa maniera e poi ho cercato di seguire questo gioco a rimpallino che è iniziato dal cinque in poi. Come già detto (clicca qui per leggere) ritenevo ogni alleanza paventata un vero e proprio troiaio. Ritenevo (e ritengo) che potesse esserci un' unica possibile soluzione: un accordo a tempo limitatissimo per le cose urgenti ed una legge elettorale a doppio turno. Per tornare a votare a brevissimo e dare finalmente la possibilità a chi vince di governare. 
Sentir dire invece che il Governo che stava per nascere era "esclusivamente politico" ha aumentato in questi giorni la sensazione che il troiaio fosse davvero grosso. Allearsi in modo programmatico e politico con la Lega, farsi dettare temi e ministeri da Salvini non può appartenere ad un movimento nato e cresciuto per provare a "cambiare" e provare a farlo da solo. Con quelle parole Di Maio si è conquistato i voti dei leghisti necessari al Governo, ma ha perso il mio....mezzo. Se ne sarà sicuramente fatto una ragione.
Le cose ieri però hanno avuto un fuori programma improvviso. Il castello di carta (e carte) è venuto infatti giù sul nome del possibile ministro Savona, che per il peso che si è deciso di dargli e la decisione presa si è fatto passare come il possessore delle chiavi de "LA PORTA DEI SOGNI" rivoluzionari di antieuropeisti ed amanti dell'uscita dall'euro. La premessa precedente del mio parere sul possibile governo Salvini-Di Maio era necessaria per cercare di farmi capire meglio. Per me infatti la decisione di Mattarella va un filino, anzi molto più di un filino, oltre quello che la Costituzione gli permette. Non sono certo un costituzionalista e non pretendo di avere maggiori conoscenze di Mattarella. So che a nominare i ministri è il Presidente della Repubblica e che in passato i suoi predecessori hanno usato il potere di veto. Ma i casi Previti e Maroni, tanto per fare gli esempi più recenti, niente hanno a che fare con un professore colpevole di aver studiato la possibilità dell'uscita dall'euro e che ha precisato di non averlo come obiettivo così come di non essere tra i punti del programma del governo troiaio in via di formazione. Tra l’altro, lo stesso Savona è già stato ministro in passato, evidentemente non doveva proprio essere un pericoloso estremista. Ecco, porre un veto del genere, per un ministro del genere, mi pare vada oltre la legittima possibilità costituzionale esistenti. L’articolo 92 su chi nomina i ministri è chiaro: il Presidente della Repubblica. Ma è anche vero che l’interpretazione ed il senso di quello stesso articolo e della sua applicazione non finisce in quelle due righe. Ed allora credo che Mattarella sia andato oltre, confermando l'uscita errata con l'immediata succeasiva nomina di Cottarelli, dove il "segnale" del gesto e la "ripicca personale" prevalgono sulla scelta in sè.
Banale e forse superfluo ma importante dire che poi chi ha offeso, augurato morte e minacciato ritorsioni nei suoi confronti deve ricevere quel che merita: denunce e giudizi processuali. Mi sembra importante anche sottolineare con forza che lo stato d’accusa è una procedura eccessiva e sballata soprattutto se usata con termini di accompagnamento violenti e clamorosamente sbagliati, visto il delicato momento che passiamo.
Detto questo, democrazia a rischio? Non credo. Ne per mano di Mattarella ne per mano di chi vuol il suo stato di accusa. Credo che da entrambi i lati, nel paventare i rischi della democrazia per questo motivo, ci sia una grande puntata fatta sul panno verde della prossima campagna elettorale ormai alle porte.
Per descrivere al meglio la situazione uso le parole di Daniele Silvestri, che condivido dalla prima all’ultima lettera. Daje Danielino, come sempre.
Come molti di voi sapranno, poche ore fa ho pubblicato un tweet, che diceva così: “inaccettabili decisioni di #Mattarella. Sbagliate nel merito miopi nello scopo pericolose nei risultati e irrispettose vs cittadini. Peccato”.
Premesso che ho sempre detto quello che penso, e che non avendo neanche intenzione di smettere adesso di farlo mi preoccupano poco gli insulti e le frasi tipo “riméttete a cantà che è meglio!” (Me le sento dire da circa 25 anni), devo però anche dire che mi pento. Mi pento di averlo fatto con un tweet di 141 caratteri.
Allora credo sia doveroso spiegare il mio pensiero in uno spazio che me lo permetta, soprattutto per rispetto verso chi a quello che scrivo un po’ ci tiene. O ci teneva.
Dal mio punto di vista, che non è certamente quello di un grillino e men che mai quello di un leghista, il veto con cui oggi il presidente Mattarella ha posto fine al tentativo di governo giallo-verde è un grave errore. Non certo un’azione eversiva o incostituzionale, ci mancherebbe. Ma un errore. Strategico innanzitutto, perché è facile prevedere un consenso pericolosamente in crescita per quelle forze, soprattutto a destra, che avranno gioco facile a gridare al complotto. Ma fin qui potrebbe essere solo l’opinione di uno che sta dalla parte diametralmente opposta (ho votato Potere al Popolo, tanto per dire).
Ma è anche un errore nel merito - sempre dal mio punto di vista, è sottinteso - perché il veto sulla figura di Savona rischia tremendamente di sembrare un veto dato per ragioni di opinione. E’ inutile che mi vengano ricordati i precedenti, tipo Previti, Maroni e via dicendo.. Mi sembrano casi ben diversi, con motivazioni ben più oggettive, e questo finisce per essere a sua volta un precedente molto preoccupante. 
Tra l’altro il rischio è che sia proprio questa mossa a gettarci in una campagna elettorale in cui il tema dell’uscita dall’euro e dall’europa diventi veramente IL TEMA. Con conseguenze e ripercussioni potenzialmente gravissime.
Avrei di gran lunga preferito che il nostro presidente, dopo aver giustamente fatto pelo e contropelo alle proposte che arrivavano da quella improbabile ma tuttavia legittima coalizione, avesse poi lasciato che si cimentassero davvero con l’esperienza di governo.
Dubito fortemente che di lì a poco ci saremmo ritrovati fuori dall’europa e in procinto di tornare alla lira.
E in ogni caso il presidente rimane quello che esercita il suo vero potere soprattutto nel momento in cui firma o non firma i decreti, in particolare quelli che risultino non avere adeguate coperture finanziarie ad esempio.
Invece così gialli e verdi potranno ben dire che è la Germania, o che sono le lobby economiche a decidere chi guida il nostro paese e come. Mi pare lo stiano già dicendo.
Questo in sostanza il mio pensiero.
Peccato averlo affidato a un tweet. 
Peraltro il messaggio originale - prima di rendermi conto di doverlo sforbiciare drasticamente, visto quanto poco sono avvezzo ai cinguettii - era già un filo più comprensibile, diceva “ Mi dispiace, ma faccio davvero fatica ad accettare le decisioni del presidente #Mattarella. Credo siano sbagliate nel merito, miopi nello scopo, forse perfino pericolose nei probabili risultati, e da ultimo (non pensavo di doverlo mai dire) irrispettose nei confronti dei cittadini. Che peccato “ . Invece la versione tagliata inizia con la parola “inaccettabili”, che pende pericolosamente verso le posizioni di chi sta addirittura minacciando un improbabile impeachment. Inutile dire che ritengo quell’ipotesi poco più che una battuta di cattivo gusto. Ma anche la frase “irrispettose nei confronti dei cittadini” è stata comprensibilmente malinterpretata. 
Intendevo dire che mi aspetto da parte della massima carica dello stato maggiore attenzione verso i cittadini quando deve spiegare decisioni così drammatiche. Le sue parole se non ricordo male dicevano più o meno - vado a memoria - che con la scelta di quel ministro sarebbe praticamente “inevitabile” ritrovarci fuori dall’Europa. Come ho già detto non credo a questa spiegazione. Non sono certo un fan di Savona, sul quale mi sono solo informato in questi giorni come tutti voi, ma che non mi risulta essere né un profilo inadeguato al ruolo né un pazzo criminale, per quanto critico verso i modi e le scelte attraverso i quali l’europa si è data una moneta unica.
Io sono un convinto europeista, anche se sognavo un’Europa ben più “alta” e illuminata di questa che per ora ci ritroviamo. 
Ma mi hanno insegnato che vanno rispettate le opinioni diverse, che anzi ci si batte perché siano rispettate. A maggior ragione in questo caso, quando è stato più volte lo stesso capo dello stato a pretendere - giustamente - che questo governo fosse un governo politico. E se non lo è nell’attuazione delle politiche economiche dove deve esserlo?
E adesso avanti pure con gli insulti. Io almeno so di essermi chiarito.
notte
daniele

domenica 20 maggio 2018

Imbarcata finale

Kiave di lettura n° 288
Campionato - 38 ^
MILAN - FIORENTINA = 5 - 1
GOAL: Simeone, Calhanoglu, Cutrone, Kalinic, Cutrone, Bonaventura
LE PAGELLE
Sportiello 5,5
Compie un paio di buoni interventi e due buone uscite. Colpevole sul gol del pareggio
Milenkovic 5
Cerca di tenere su la baracca cambiando diversi ruoli ma crolla nel secondo tempo
Pezzella 5,5
Finchè fisicamente tiene è la scialuppa di salvataggio, si fa anticipare da Cutrone e poi esce
Biraghi 5 -
Soffre anche fisicamente, stringe i denti ma la prestazione ne risente
Benassi 5
Gira a vuoto per poi scomparire piano piano
Cristoforo 4
Oggettivamente non presentabile
Dabo 5,5
Primo tempo di sostanza che sparisce nella ripresa
Chiesa 6+
Lotta fino al recupero, assist d'oro e qualche giocata
Saponara 4,5
Non pervenuto
Simeone 6
Un gran bel gol poi non gli arriva nessun altro pallone
Olivera 4
Vedi Cristoforo
Dragowsky 4,5
C'era qualcuno che si lamentava di Sportiello e lo voleva titolare...
Gaspar 4
Vedi Olivera che vede Cristoforo
All. Pioli 5
Partita sfortunata certo ma anche giocata senza il giusto piglio. Cambi un po' naif ma alla sfortuna delle assenze tutte nello stesso reparto era difficile porre rimedio. Resta un'imbarcata che macchia il finale del campionato.
IL MIGLIORE: CHIESA
Il peggiore: Cristoforo
LA PARTITA
Era una partita inutile. Non contava niente perché era ormai tutto scritto. L'Europa buttata via nell'ultima in casa col Cagliari non era recuperabile e l'ottavo posto era mediamente al sicuro, perchè tutto il mondo sapeva che la Spal avrebbe asfaltato la Samp. Quindi quello che rappresentava la partita finale a San Siro era una prova di maturità ed orgoglio, provando a divertirci magari lanciando qualche giovani. NP. Non pervenuti. Nè questi elementi nè la squadra. Certo il destino c'ha messo lo zampino con le assenze di un Badelj sempre più faro, Veretout e poi la coppia difensiva centrale ed il portiere durante la partita. Insomma non poco. Certo ovviare con Maxi Olivera difensore centrale e Cristoforo titolare non è stato il massimo. Sicuri sicuri che in una partita sostanzialmente inutile non si poteva lanciare un Primavera al posto di due giocatori ormai che si possono dichiarare impresentabili? Cambiava qualcosa? No. In un senso e nell'altro. Fino al gol di Simeone era una partita da fine stagione, abbastanza ferma, poi s'è stappata. "Tutta colpa di quel gol al freddo" direbbe Oronzo Canà. Hanno segnato tutti anche l'uomo dal certificato facile che a Milano hanno più paragonato a Calloni che ad un idolo. E noi tranne i primi venti minuti in partita non ci siamo mai stati con una difesa nel secondo tempo che faceva temere anche qualcosa di peggio, dell'imbarcata presa come ultimo saluto stagionale. 
"E ALLORA AVANTI UN ALTRO" . Campionato. Il prossimo. Ci potrebbero essere anche le basi per costruire qualcosa di buono. Qualcosa di positivo che possa partire da questa stagione. Che è stata segnata da quella infinita tragedia di Davide. Hanno dato tutti tutto per superarla e sicuramente il giudizio sulla stagione risente dell'impegno massimo che hanno mostrato. Cercando di essere razionali, le basi ci potrebbero essere. Penso a Pezzella, a Chiesa, a Veretout, a Simeone. Ma anche a Sportiello, Biraghi, Benassi. Ma il punto è sempre lo stesso. Che intenzioni hanno in società? La rincorsa al terzino di squadre retrocesse l'ultimo giorno di mercato o qualcosa di programmato partendo da basi esistenti e un paio di investimenti importanti? Presto per parlare di questo. Lo vedremo nei prossimi mesi.....intanto....FORZA VIOLA...sempre...

lunedì 14 maggio 2018

Proprio oggi...

L'ultima immagine che abbina il MIO bomber e la mia Viola che avrei voluto ricordare è quella di un centravanti che al momento dell'ennesimo record infranto si infrange (gioco di parole voluto e dovuto) contro la rete e stremato si mette a piangere. Ed invece in quelle lacrime non c'era solo la felicità per il record raggiunto. Quel "gol fisico" rappresentava in modo evidente l'atto finale di una splendida storia d'amore durata nove anni. Ma sul momento non volevo crederci, non potevo crederci. Non poteva finire, non quella storia d'amore. E mentre praticamente tutta la curva mi diceva che dovevo cominciare ad abituarmi all'idea, io scuotevo la testa testardo, rinchiudendomi nella mia convinzione. Nel mio "non è possibile, BATI non ci può lasciare".

Proprio oggi, diciotto anni fa, l'ultima tua partita in maglia viola, l'ultimo tuo gol...pardon gli ultimi tre...l'ultima NOSTRA vittoria.
Il record assoluto di gol con la nostra maglia, le tue lacrime dentro quella porta che infinite volte ci aveva regalato sorrisi enormi.
Quanto manchi BATI mio. A questa squadra, a questo sport, a questa città, a questa maglia. Ai nostri "SOGNI DI".

sabato 12 maggio 2018

Qualcosa ed anche di più...

Kiave di lettura n° 287
La Kiave di lettura di questa settimana aggiunge un volume allo scaffale del mio personale Katalogo, più precisamente:
CHIARA GAMBERALE - "Qualcosa" - Longanesi
Autrice nota e già presente nel mio Katalogo, in questo libro scopro una Gamberale alle prese con un nuovo modo di sperimentare la sua scrittura. La cornice del libro è infatti quella di una fiaba, dove appare l'immancabile principessa che per la sua voglia esagerata di vivere profondamente ogni cosa riceve dai suoi genitori il nome di Qualcosa di Troppo. Nome particolare ma d'altra parte da un re Qualcuno di importante e da una regina Una di noi non ci si poteva aspettare molto di diverso. I nomi di questo tipo, che illuminano subito il lettore sulla tipologia del personaggio, sembrano dire "FAREMO APPARIRE UNA" storia di un certo tipo, cosa vera ma solo in parte. Nel suo percorso infatti, la protagonista non conosce esattamente solo le bellezze a cui può essere abituata appunto una principessa e non è così sempre scontato che il nome di chi conosce porterà con sé solo "il suo nome". Così fa capolino nella sua vita il dolore che come conseguenza le porta "in dono" il Cavalier Niente con cui riuscirà a scoprire molte cose, ma solo dopo aver fatto le sue valutazioni e le sue analisi. Infatti sarà una sorta di saggio maestro che l'accompagnerà nelle sue nuove scoperte: principi, duchi, conti che le faranno scoprire tristezza, gioia ed indignazione. Con gli eccessi del suo modo di vivere le cose, la principessa imparerà a riconoscere anche tante altre cose come la sensazione del bisogno "..il bisogno è solo un sogno: prima o poi finisce.." l'arte del non fare e l'importanza di Madama Noia "..il non fare è un'attività per cui ci vuole parecchio impegno.." e l'importanza di riuscire sempre a leggersi dentro prima di trovare le soluzioni altrove "..quel vuoto non è una maledizione: è un regalo.." che si rivelerebbero comunque inutili. Il tutto sempre affiancata da quel cavaliere che dal vuoto dentro prodotto si rivelerà invece molto e molto di più. In una fiaba del genere, non può mancare ovviamente la conoscenza dell'amore, prima ben nascosto e poi evidente "..è la sensazione di avere una, due, centosette, mille onde in pancia. E' un desiderio diverso, assolutamente diverso da tutti quelli che non mi lasciano mai in pace. Gli altri desideri vogliono qualcosa che non c'è: l'amore invece vuole qualcuno che c'è.." che però non è il protagonista centrale. Il libro scorre bene e le illustrazioni (di tuono pettinato) aiutano e alleggeriscono ancora di più il testo e pur facendo capolino, sono poche le pagine in cui il percorso del racconto "fiabesco" conduce allo scontato/ovvio. La "favola" della Gamberale mette al centro gli stati d'animo nella loro interezza e nella loro complessità. Il guardarsi dentro e l'analizzarsi come elemento necessario per apprezzare e vivere tutto quello che ci circonda. Una favola con una morale molto più densa di....qualcosa
BIGNAMI: stile diverso, chiave di scrittura curioso e concetti che comunque "restano". Perde un po' di spessore la trama ma il libro merita quattro stelle (con un piccolo meno) su cinque.

domenica 6 maggio 2018

Siamo ancora in corsa....

Campionato - 36^
GENOA - FIORENTINA = 2 - 3
GOAL: Benassi, G.Rossi, Lapadula, Esseryc, Dabo
LE PAGELLE
Sportiello 6,5
Presente sull'unico tiro del primo tempo e sul finale della partita. Sui gol poche colpe
Gaspar 5
Costantemente in affanno nelle chiusure e quando viene puntato
Pezzella 5 +
Leader con diverse pause soprattutto in occasione del doppio gol genoano. Tiene nei minuti finali
Milenkovic 6 -
Centrale di sinistra ma non sembra soffrire il cambio, meglio di Pezzella anche se con qualche sbandamento specie sui gol
Biraghi 6 +
Sta crescendo ed acquisendo personalità. Sfiora l'eurogol, e fa un gran primo tempo di spinta, si fa prendere in mezzo sul doppio gol ma nel finale fa un salvataggio decisivo
Benassi 7 +
Un primo tempo complicato nel trovare la posizione poi lo squillo importante che gli fa fare una grande ripresa, da vero uomo ovunque
Badelj 6,5
Comanda il gioco e ci prova da fuori, quando esce la squadra cala vistosamente
Veretout 6
Gara un po' grigia con alcuni errori di precisione, migliora nel finale anche se in cabina di regia si nota la differenza con Badelj
Chiesa 6,5
Corre moltissimo e fa sempre tenere bassa la squadra avversaria, qualche protesta e fallo di troppo che dovrebbe cominciare a limitare
Saponara 6
Un paio di giocate ed un importante cross che poteva diventare un assist importante
Simeone 5,5
Assist importante dopo un primo tempo di sostanzialmente solo di corsa. Nella ripresa sparisce del tutto anche se dà tutto a livello di presenza e grinta, anche coi crampi
Dabo 7,5
L'uomo del match, porta grinta e cattiveria ma anche due tiri importantissimi: un palo ed un gol
Esseryc 6,5
Nel finale si incarta quasi comicamente, ma trova un gol decisivo per la rimonta
Falcinelli 6,5
Entra bene nel match ed offre un assist d'oro a Dabo
All. Pioli 7
Primo tempo da padroni del campo, nella ripresa succede di tutto e forse una mano grande ce la dà Pandev ma questa squadra non molla mai e trova risorse impensabili in modo continuo e grande merito va a chi questa squadra la gestisce 
IL MIGLIORE: DABO
Il peggiore: Gaspar
LA PARTITA
Per mantenere viva una fiammella per la comunque complicata corsa europea la trasferta di Marassi aveva un'unica possibilità di risultato: la vittoria. Mister Pioli conferma l'ossatura di squadra ormai tipo e inserisce Gaspar al posto dell'infortunato Laurini. Il Genoa appare timido e con poca grinta e la Viola è padrona del campo e del gioco. Possesso palla costante e pressing che però portano al tiro Badelj e Biraghi dalla distanza per una buona parata di Perin ed un tiro fuori. Il Genoa risponde solo con una bella punizione su cui Sportiello presta la giusta attenzione. Poi verso il finale di tempo uno scambio Benassi-Simeone concede al Cholito la palla giusta per farsi perdonare di due secondi di ritardo su un cross di Saponara di metà tempo. Bello l'assist del centravanti per lo stesso Benassi e gol del vantaggio viola proprio al termine del tempo: 0-1.
La ripresa comincia con un Genoa più tonico col passaggio ai tre attaccanti e l'ingresso di Pandev. Ma è un colpo di testa di Benassi da un angolo molto ben battuto da Biraghi l'occasione più pericolosa che solo un bell'intervento di Perin non fa diventare il raddoppio viola. La nuova carica del Genoa porta a quello che "era scritto" cioè il ritorno al gol dopo anni di Pepito, ed un po' il cuore viola non può che sorridere, anche se in modo amaro. Il problema è che dopo pochi minuti Pepito esce ed entra Lapadula, molto meno simpatico e ben visto da Pepito tanto che qualcuno scrive "lo odio, lammerda proprio" e dopo meno di niente con la solita giocata (cross dalla fascia e gola pochi metri dalla porta) trova il raddoppio: 2-1 mentre tra i due gol genoani Dabo aveva preso un palo che continuerà a tremare per diversi minuti. Oltre ad averla ribaltata, il Genoa sembra averne di più ma il giocatore che probabilmente aveva cambiato l'inerzia della partita (Pandev) con due giocate decisive per i due gol decide di entrare con entrambi i piedi uniti e prendersi il rosso diretto. La partita cambia di nuovo "inerzia" (come dicono quelli che sanno "ragionare"). A questo punto ci crediamo e con l'ingresso di Esseryc (che in modo lungimirante avevo battezzato con un "ecco siamo a posto") e quello di Falcinelli (che con lo stesso tono vien battezzato dai miei inviati come quello che "la risolve") a provare a ribaltarla siamo noi. Prima Perin si mette di mezzo con un paio di grandi interventi, poi lo stesso Esseryc prima e la coppia Falcinelli (assist) - Dabo ci regalano un 2-3 importantissimo. Nel finale Medeiros gioca tutte le sue carte e ci fa venire i brividi con due tiri consecutivi poi nel mezzo a mille cartellini gialli arriva anche il fischio finale sancendo "l'ammonizione più bella" quella  per la maglia tolta di Dabo che ci ha regalato i tre punti. 
A due giornate dalla fine siamo in corsa per l'Europa, con qualche punto di svantaggio ma ci siamo. Una fase finale di campionato che ha regalato un filotto di risultati davvero notevoli e soprattutto una squadra davvero tale. Compatta, mai doma, vogliosa di regalarsi qualcosa di importante. Nel primo tempo avevamo dominato palla e campo. La partita nella ripresa è stata pazza e probabilmente senza la loro espulsione eravamo a mangiarci le mani per averla buttata via. O forse no, perchè con questa squadra non si può mai dire. E proprio per questo motivo possiamo dire fieri che noi ci siamo e siamo sempre in corsa. Proviamoci.
FORZA VIOLA...sempre...