giovedì 4 giugno 2020

...'nonno...

Stretta di mano. Sorriso di chi conosce "il fatto suo". Sciarpa bianca e viola d'ordinanza. 
Le tre S sono assicurate e le frasi da copione pure. Un cliché a cui ormai chi segue il calcio è assuefatto.
"Il comunicato dell'acquisto è figlio dell'intervista rilasciata dal presidente del Porto... 'nonno ci siamo lasciati ingannare dal primo comunicato di smentita e ne abbiamo fatto uno specifico che ricordava il nostro stile e le nostre condizioni" . Mi guardo intorno e mi sento catapultato in un mondo parallelo che in realtà corre lungo una strada già percorsa. Dalla maglia viola già vista (qualcuno direbbe "vista e rivista") alla sensazione stranamente familiare dell'intercalare del bravo presentatore che di fiorentino ha solo l'adozione.....tremendamente temporanea.
"Era il centrocampista che inseguivamo da tempo, le voci su altre trattative sono state costruite ad arte da chi 'nonno vuole il bene della Fiorentina". Appunto. Sento il brusio di chi come me si trova ad assistere alla presentazione del nuovo faro del centrocampo. Quello che rincorriamo per sostituire un Badelj dalle pile scariche ed un Pulgar che a Firenze ha fatto intravedere solo molto raramente doti da condottiero e regista.
Arriva questo ragazzone dall'occhio lungo ed azzurro alla Paul Newman che fa ben sperare. Almeno le ragazzine innamorate del format "altobiondoecongliocchiazzurri"
"Se 'nonno conoscete la carriera del Gringo è un problema vostro" sento tuonare il signore paffuto dai capelli brizzolati e la cravatta viola che sta presentando il nuovo arrivato. Signore che ovviamente ho riconosciuto ma che non capisco cosa ci faccia qui....di nuovo "SEMPRE LI' LI' NEL MEZZO".  E' vero che non c'è due senza tre ma qui mi pare davvero si esageri. Fuori luogo mi viene da dire. Proprio come me che sono catapultato per la prima volta in una conferenza stampa. 
Nella sala il colore viola fa bella mostra di sé sui muri, le cartelline d'ordinanza e le sciarpe. Ma non c'è solo quello. C'è anche molta gente attorno a me che si muove e cerca di farsi notare. Un assembramento si direbbe in questi giorni.
Ci sono Romizi e Di Tacchio rimasti in prima fila dopo essere stati presentati come acquisti per la squadra primavera anche se già pronti per il grande salto. "Nuove pianticelle da coltivare, 'nonno escludo siano già....rigogliose" il commento a margine della loro presentazione. Indovinate testo e musica ad opera di chi? Esatto, dell'immancabile ds. 
Poco più indietro riconosco Kharja con la pettorina di Italo che in realtà è qui per vendere promozioni per la tratta CampoDiMarte-RhoFiera. 
Non lontano da lui c'è Kubik in versione molto appesantita, presente come inviato di una televisione ceca; "seguirà le mie orme" gli sento dire....come se conoscessi il ceco. 
Più impegnato nei selfie che nelle domande c'è anche Luis Helguera che fa il social media manager del fratello famoso ed è qui per far partecipare il nuovo acquisto ad una diretta Instagram con appunto il fratello Ivan. 
Infine ai margini della sala c'è Salifu che sta rilasciando un'intervista a Tele Granducato sul suo nuovo-rinnovo di contratto fino al 2042 con opzione fino al 2045. Ed accanto Gaetano Fontana che lo intervista per l'emittente regionale. 
Comincio ad impaurirmi, mi sembra di essere finito nel cerchio dell'inferno dei centrocampisti viola accidiosi.
"Bolatti 'nonno sarà velocissimo ma è centrocampista di qualità indubbia" ....passo lento....mezzo tempo...
Mi sveglio. Ed intorno non c'è traccia né del mago di Vernole né della pletora di centrocampisti dalla gamba svelta. Vicino a me c'è solo il comodino, immobile proprio come i protagonisti del mio sogno. O dovrei dire incubo? Sorrido ripensando alla frase di Benedetto "una giocata di stile di un Bolatti versione lenta". E mi viene da (semi)citare Verdone alle prese con la Buy "e sia maledetto il momento in cui me l'hai rammentato".

sabato 30 maggio 2020

Mancanze d'aria

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 390

Spesso in questo periodo surreale mi è capitato di arrivare ad un certo punto della giornata e trovarmi col fiato un po' corto, a causa di questa maledettamente benedetta mascherina. L'allergia "di stagione" sicuramente non ha semplificato le cose in questi giorni, anzi ne ha accentuato gli effetti, complicando la gestione dello starnuto cadenzato allo sfilare dell'oggetto di moda per centrare il gomito.
Anche in giro mi è capitato spesso di sentire frasi più o meno comuni sulla traccia del "ohiohi con questa mascherina 'unrespiro". Date dalla novità e dalla voglia di condividere, in una sorta di frase tormentone stile "'uncisonpiùlemezzestagioni", di quello che sostanzialmente resta l'argomento "di moda".
Il pensiero di quella frase in questi giorni è andato di pari-passo con una frase molto simile ma per niente di moda o conviviale. "Non riesco a respirare" è la frase che ha urlato più volte un uomo americano del Minnesota, George Floyd, mentre un poliziotto lo teneva faccia a terra con un ginocchio ben piantato sul collo. L'uomo, fermato per un controllo dopo una segnalazione ed accusato di non sa ancora bene quali tremendi reati, ha più volte chiesto di essere liberato perché non respirava. Il poliziotto ha continuato nella sua dimostrazione di "potenza". Il risultato è purtroppo noto a tutti. Negli Stati Uniti,  soprattutto a Minneapolis dove il caso è avvenuto, si è scatenata una vera e propria manifestazione ininterrotta di protesta per il fatto, per i metodi usati da una parte delle forze dell'ordine e per la costante "casuale" presenza di persone di colore tra le vittime di queste situazioni. Un fiume continuo di manifestanti e di dimostrazioni di indignazione che si sono anche trasformate in violenza e gesti di vera e propria guerriglia, con minacce da parte del sempre inquadrato Trump "la polizia comincerà a sparare sulla folla" oppure "libereremo i cani feroci contro i manifestanti". Tanto che le violenze sono aumentate, sono arrivati anche gli arresti di giornalisti manifestanti (anche qui casualmente di colore) e spari sui manifestanti da parte di macchine non troppo identificate. 
Ho visto i video dell'arresto come quasi tutti e come quasi tutti non posso ovviamente sapere cosa è accaduto quando la ripresa non c'era o aver capito tutte le sfumature dell'arresto e delle diverse conseguenze. Nella ripresa video però evidente c'è un poliziotto che tiene il proprio ginocchio sul collo di una persona inerme e non si preoccupa minimamente delle lamentele e delle richieste del fermato. Ne' di quelle dei passanti che attirati dalle urla di George Floyd chiedono al poliziotto stesso di allentare la presa. Credo sia sufficiente. Serviranno autopsie, processi, sentenze. Ma quelle immagini hanno già fatto il giro del mondo e del mondo intero hanno percorso la rabbia. Per la sensazione assoluta di sopruso e violenza che hanno dentro. Per la vergogna che fanno provare. Per la rabbia che scatenano. Per la totale e completa ingiustizia che quelle immagini mettono a fuoco ed evidenziano clamorosamente.
"QUANDO QUESTA MERDA INTORNO SEMPRE MERDA RESTERA' RICONOSCERAI L'ODORE PERCHE' QUESTA E' LA REALTA'". E la mia memoria ha continuato la sua corsa arrivando a Patrizia Moretti ed alla sua famiglia. Che anni fa hanno pianto il loro Federico Aldrovandi per un fermo di polizia. Per una gestione folle del fermato. Per una violenza che ha portato alla morte di un innocente che ha avuto solo la sfortuna di essere fermato da poliziotti sbagliati. Memoria che corre ancora e si ferma alla famiglia di Riccardo Magherini che ancora sta lottando per avere giustizia ed una risposta sul perchè il loro Riky non c'è più, dopo un fermo in Piazza Santo Spirito a Firenze. Entrambi come George Floyd, messi proni per terra con poliziotti sopra a tenere bloccati i "pericolosi fermati" ed a dimostrare il loro "peso e la loro forza". Entrambi, come George Floyd, oggi non ci sono più. E qualcuno dovrebbe spiegarci oltre che il perché cosa si sta facendo affinché non accada ancora. Per questo la mobilitazione generale è da applaudire (ovviamente quella che non si scatena in violenza e razzie). Per questo alzare la voce è d'obbligo. Per questo andare oltre la mancanza d'aria nel vedere quel video è fondamentale. Per far sì che queste storie non finiscano in piccole o grandi sentenze ed in brevi o lunghe condanne. C'è molto altro dietro e non può essere nascosto. Non ancora, non più.

sabato 23 maggio 2020

Piccoli passi...subito contestati...

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 389

Si comincia la settimana del "riapriamo tutto" con una notizia che trasuda ottimismo per questo nuovo modo di lavorare che l'emergenza Covid ha imposto un po' a tutti. 
Nell'ottica del "questo periodo deve essere un modo per farci capire qualcosa e per farci migliorare" la notizia che meglio rappresenta questo nuovo stile arriva da Terracina. Protagonista un operaio indiano. La sua vicenda parte dalla richiesta al proprio datore di lavoro di una mascherina per svolgere il proprio lavoro. Ed arriva come prima risposta un licenziamento per un'evidente incompatibilità ed insensibilità rispetto al momento di difficoltà della sua azienda nel periodo di emergenza e come conclusione un'aggressione avendo "osato" chiedere il saldo del suo stipendio arretrato. 
Scenario della storia un'azienda agricola dove è stato accertato poi che le condizioni di lavoro fossero molto più pericolose del virus del Covid. Dodici ore al giorno di turno, quattro euro l'ora la paga, nessuna previsione di tutele contrattuali e pagamenti "a gusto" del datore di lavoro.  In una situazione del genere, la richiesta della mascherina per svolgere al meglio il proprio lavoro e rispettare la salute di tutti deve essere stata considerata proprio come un privilegio "ESAGERATO PROPRIO IMPOSSIBILE". Comprensibilmente
Mentre leggevo questa notizia ho ripensato alla presentazione delle novità introdotte dal DPCM in tema di lavoro e regolarizzazione. Mi sono venute in mente le parole della ministra Bellanova che annunciava il successo della sanatoria (...parziale...) di lavoratori sommersi e/o irregolari. Un provvedimento contestato da molti e che anche per me non corrisponde ad un qualcosa di cui andare totalmente fieri e per il quale festeggiare. Ma per motivi opposti rispetto a quelli gridati ed urlati dalla sempre elegantissima (mi riferisco esclusivamente ai modi ed alle espressioni) Giorgia Meloni ed al sempre efficace (mi riferisco esclusivamente....a tutto quello a cui c'è da riferirsi) Matteo Salvini. Ritengo infatti che gridare al successo per una regolarizzazione, in tempi di pandemia mondiale, parziale nei tempi e nella tipologia/numero di lavoratori non possa essere considerato un successo in nessun territorio di una nazione civile. Ma capisco che rispetto al niente assoluto esistente, per una donna che ha fatto da sempre della lotta per la tutela di chi lavora il suo credo e che ha vissuto sulla propria pelle l'interpretazione della parola "diritti dei lavoratori", ottenere un riconoscimento del genere abbia portato emozione e commozione. Lo dico senza voler "tirare la volata" a Teresa Bellanova che non posso dire di conoscere così bene e soprattutto senza volermi schierare politicamente essendo distante anni luce dal suo attuale partito di riferimento (per non parlare del suo leader). Lo dico perchè nelle sue lacrime si è voluto vedere (specie da chi ha il quoziente intellettivo pari alle percentuali di realizzazioni del Tanque Silva in maglia viola) qualcosa legato all'evidenziare un successo politico (sigh...) oppure ad una debolezza femminile (RIsigh...) o al vedere solo l'interesse di stranieri irregolari a scapito degli italiani (STRAsigh...). Ed invece dovevano essere interpretate solo come un "finalmente qualcosa si muove" e la contestazione che semmai si poteva muovere era quella che ho sentito fare a Don Ciotti, fondatore di Libera "a furia di mediazioni politiche viene mortificato il diritto e la giustizia....quello realizzato è certamente un passo avanti...ma solo un passo...visto che la sanatoria esclude una buona parte di chi deve essere fatto emergere....questo percorso deve essere una conquista di civiltà per tutti....dobbiamo alzare la voce quando in molti scelgono prudenti silenzio...è nostro dovere e nostra precisa responsabilità..".
Fin quando non realizzeremo che i piccoli passi civili per i più deboli vanno nella direzione di una strada più accogliente per tutti non ci evolveremo mai davvero, restando recintati in piccoli orticelli che piano piano non saranno più così verdi. Ed evidentemente il Covid non è servito a farcelo capire.

sabato 16 maggio 2020

Onere della prova

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 388

In un periodo in cui trovare buone notizie è sempre più una caccia al tesoro con pochi indizi, sabato scorso ne era arrivata una (clicca qui per leggere). Sembrava potesse esserlo per tutti. Sembrava potesse esserlo davvero visto che si parlava della liberazione di una ragazza di ventiquattro anni, rilasciata dopo diciotto mesi di prigionia.
Occasione ovviamente persa. Stranezze. Ma neanche poi più di tanto.
E' bastata qualche voce di corridoio sull'ipotetica somma pagata dal Governo per il suo rilascio per far alzare le solite parole strabordanti vergogna. Poi l'attenzione si è spostata sul rientro di Silvia e la sua "VOGLIA DI CASA VOGLIA ORA" salutata da commossi abbracci di chi la inseguiva nei propri sogni da oltre cinquecento giorni. Ma ovviamente non ci potevamo limitare a quello. Anche questo momento romantico e pieno di sentimenti è stato affiancato da chi ha visto nel suo abbigliamento e nelle sue scelte personali motivi validi per definirla "nuova terrorista", "fiancheggiatrice", "venduta". E non solo dietro l'account anonimo di un social o dalla prima pagina dei soliti giornali "boni manco per incartarci il pesce guasto" ma da uno scranno del Parlamento italiano. Anche in questo caso "bono manco per buttarci il pesce guasto" lo scranno e chi lo occupava. Ennesima conferma che il tormentone "questo periodo permetterà a tutti di migliorare" verrà ricordato come una delle più grandi fake-news di questo periodo.  
Ma non solo. Questo splendido clima ha portato alla creazione artistica di altre illuminate teorie come la richiesta di arresto per la stessa Silvia Romano (per concorso esterno in associazione terroristica), prodotta da un signore di cui mi vergogno anche a fare il nome a differenza di chi da circa trent'anni ce lo propina in ogni salsa ed in tutte le trasmissioni con la motivazione "eh ma come spiega l'arte lui...". Per finire con tutti quelli che hanno visto bene di passare dai commenti alle minacce o peggio ancora ai cocci di vetro, rendendo necessaria la valutazione da parte di chi di dovere della necessità o meno di una protezione per la stessa ragazza. Salvata dai biechi ed incivili rapitori islamici per essere riportata nel suo democratico Paese......dove per tutelarla dai civili connazionali si valuta se sia il caso di metterla sotto scorta.
Ed è più o meno qui che si è fatto strada in me una piccola reminiscenza scolastica del tempo che fu. Ho sentito il mio piccolo neurone abbandonato che cercava tra i file di archivio giuridico il concetto di "inversione dell'onere della prova". Un po' come se a doversi scusare della prigionia fosse proprio Silvia Romano, così come delle sue scelte durante il rapimento. Di fondo infatti riecheggia quella frase non detta ma sottintesa "in fondo...se l'è un po' cercata...". Vergognosamente abusata per le donne con le gonne considerate troppo corte o per le scollature definite troppo provocanti. Oppure per quelle che denunciano ex e stalker per molestie.  Oppure per chi denuncia (più o meno formalmente) segnali di violenza di genere a vario livello.
Per tutte quelle donne che troppe volte vengono "accolte" da quel sorrisetto che dice "beh, se lui si comporta così...in fondo in fondo qualche ragione deve pur averla..." e che quasi sempre è sulla bocca di uomini che ritengono di essere illuminati e che invece danno vita al peggior qualunquismo sessista e violento.
Per Silvia la frase è stata declinata sulla scelta della sua attività in Kenya, per il suo vestito al ritorno, per le sue scelte personali. Scavando ed inventando particolari e segreti quando ancora era sulla scaletta di quell'aereo che la riportava finalmente ad abbracciare la sua famiglia. Pochi giorni fa ha scritto "vi chiedo di non arrabbiarvi per difendermi, il peggio per me è passato. Godiamoci questo momento insieme". Silvia continua a mantenere il suo stile ed a cullare i suoi sogni declinandoli anche in aspetti (il peggio che è passato) che dovrebbero essere "banali". Ma che tragicamente diventano, anche questi, tutti da conquistare. Ci proveremo Silvia a non arrabbiarci ma non so se sia la scelta giusta. "Ad uno stronzo devi dirgli stronzo, non puoi dirgli sciocchino o si monta la testa" (cit).

mercoledì 13 maggio 2020

Due possibili spiegazioni


Se per motivare una mancanza che qualcuno ti segnala dai la responsabilità prima alla sua troppa sensibilità e poi, nello stesso discorso qualche capoverso dopo, alla sua scarsa sensibilità....beh ci sono solo due possibili spiegazioni. Uno: "ce stai a provà". Oppure due: "ce stai a provà"
In entrambi i casi, se gli argomenti son questi, "nun ce provà" che fai più bella figura.

sabato 9 maggio 2020

Congiunti

KdL - KIAVE di LETTURA n° 387

Situazione di stallo. I numeri brutti del contagio continuano lentamente a diminuire ma sono ancora molto lontani dallo zero sognato, nonostante un marzo ed un aprile serrati. Le situazioni altalenanti di molte regioni non permettono ancora una visione rosea a breve. I discorsi si attorcigliano su loro stessi e tra limitazioni e provvedimenti siamo "TUTTI  SEMPRE PIU' IMPUTATI TUTTI SEMPRE PIU' GIURIA".  Ma da lunedì un po' lo scenario è cambiato. Comunicativamente parlando è partita la "fase due". Più oggettivamente la fase si sarebbe dovuta chiamare uno virgola qualcosa visto che alla fine dei conti la situazione non si è modificata più di tanto. Ma tant'è.
Quella che invece si è modificata di molto è stata la possibilità per molti di riabbracciare qualcuno che da un paio di mesi era diventato soltanto una voce telefonica o un'immagine virtuale. I famosi e tanto ironizzati "congiunti".
Chi non ha fatto una battuta o non ha girato un meme/video sulla definizione prevista dal DPCM ultimo alzi la mano. Ecco, bene, ora che siamo tutti a mani basse pensiamo per un attimo a qualcosa di buono rispetto al termine. Nonostante l'ironia (meritata) sulla definizione e le successive specifiche ed interpretazioni (....meglio sorvolare ogni commento....), questa settimana di fase...nuova...ha portato dei raggi di sole. Non tanto per la primavera simil estate esplosa ma proprio per qualcosa legato a quel termine tanto discusso. Per quella nuova tipologia di abbracci che si sono visti in giro. Dai tocchi con i gomiti ai baci lanciati da un metro e ottantasei (almeno in Toscana). Rigorosamente (almeno per la maggior parte degli italiani che seguono le regole) alla dovuta distanza, senza capannelli o "mucchi selvaggi" (cit Sandro Piccinini). Ma soprattutto con le dovute mascherine sotto le quali, e sotto quel triplo strato di sicurezza con elastici, finalmente si sono anche aperti dei sorrisi. Nonni impazienti di rivedere i propri nipoti, fratelli e sorelle finalmente nella stessa stanza, genitori che avevano impostato da giorni il conto alla rovescia per rivedere i propri figli. Non tutti purtroppo sono riusciti a farlo con tutti gli affetti, per le distanze elevate, per le interpretazioni e le definizioni del termine congiunto, per motivi logistici. E certamente sono conquiste "relative" rispetto a molto altro che ancora manca. Finalmente però lo squarcio di umanità è emerso evidente e ha fatto da brillante sfondo ad una settimana nuova. Allontanando per un attimo polemiche su assembramenti e ritardi nelle procedure di aiuto ed aprendo inoltre la strada ad una meravigliosa notizia che è arrivata proprio oggi. "Commozione! #SilviaRomano è libera". Voglio scriverlo con le parole di Pippo Civati perchè è stato uno dei pochi che ha mantenuto costante il riflettore acceso sulla vicenda della cooperante italiana rapita in Kenya un anno e mezzo fa. Lo immagino senza troppe parole (ne ha spese tante in questi mesi per la vicenda) ma solo realmente commosso dalla splendida notizia che finalmente è arrivata. Mai come oggi quel "restiamo Umani" di Vittorio Arrigoni, che tanto rincorro in queste settimane, è perfetto per salutare il ritorno di SilviaUna congiunta speciale che finalmente potremo riabbracciareBentornata Silvia. 

venerdì 1 maggio 2020

Primo maggio

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 386

Da quando è cominciato questo assurdo periodo ho trovato le cosiddette "balconate" ed il vario rimbalzare di #andràtuttobene vagamente retorico inizialmente e clamorosamente sbagliato successivamente. Ne capivo il senso di fondo ma non riuscivo a farlo mio, specie quando numeri relativi al contagio e corrispondenti a persone (banale dirlo ma sembra spesso sfuggire...) indicavano il contrario di festeggiamenti ed un situazione diretta dalla parte opposta al "bene".  Certo, capisco che non ci si possa abbattere e dire "va tutto male è finita" ma cantare a squarciagola "siam pronti alla morte, l'Italia chiamò" l'ho trovato fuori luogo dal primo minuto. 
Accanto alla preoccupazione ed al dolore per la situazione clinica del Paese (che per me resta la priorità assoluta) si è affiancata quella ugualmente nota e preoccupante della situazione economica. Da qualche settimana, come scrivevo venerdì scorso, c'è la rincorsa a voler riaprire tutto ed a "ripartire". Termine sostanzialmente scorretto a mio avviso dato che non potremo ripartire: la situazione non potrà essere come prima. Almeno al momento. Per questo dovrebbe essere prioritario definire il "come" perché è più che logico ed urgente permettere ad imprese e negozi di aprire ma se non sai per chi potrai lavorare e come tutelarti (lavoratori e possibili clienti) ha davvero senso? Alla stessa maniera servirebbero fossero chiari, oltreché essere in clamoroso ritardo, il come arriveranno quegli aiuti per chi ha dovuto chiudere tutto e da due mesi si chiede appunto come ma anche quando potrà ricevere quanto promesso come contributo. In tutto questo, il calendario ci mette il suo zampino ed arriva il primo maggio. La festa dei lavoratori. Sembra uno scherzo crudele, festeggiare oggi quello che è uno dei problemi principali (ripeto dopo la salute) se non IL problema. Perché sono già tremendamente tanti quelli a cui "HANNO DETTO AVETE PERSO IL POSTO" e tanti rischiano di sentirselo dire a breve. A questi deve andare il primo pensiero e la prima azione ("siamo in attesa, tre le mille difficoltà ma non ci si abbatte"). Insieme a tutti quelli che stanno continuando a lavorare stringendo i denti ed andando oltre i propri compiti e obblighi ("quando entro la mattina mi sveglio alle quattro e mezzo, se faccio la sera non stacco mai prima delle undici"). Insieme a chi non ha smesso un minuto perché certi settori non hanno mai mollato la presa, anzi hanno provato a tenere su salute e vita di tutti noi ("lavorare otto ore...quando bastano...con le mascherine, per dirne una, te lo raccomando"). A quelli che cercano di capire quando potranno alzare di nuovo la saracinesca e quello che troveranno buttandosi in una nuova avventura ("forse il diciotto, forse più avanti...intanto i giorni passano..."). A quanti da lunedì riattivandosi riusciranno in qualche modo a "credere di vivere un po' più normalmente" ed a quelli che "come ormai da mesi anche per il primo maggio si lavora". A chi travestendosi da viaggiatore dello spazio con scafandri e similari ogni giorno cerca di mettere un cerotto a questa bruttissima ferita ("è quello che siamo e che facciamo, non molliamo certo adesso"). Sarebbe bello pensare che i tanti casi degni del "restiamo umani" che tanto cito in questo periodo, potessero far cambiare qualcosa in quelli che dovrebbero decidere come tutelare forza lavoro ed imprenditoria. In quelli che devono decidere se e come mettere risorse per sostenere la necessaria fase di aiuto che stiamo vivendo/vivremo. In quelli che da sempre preferiscono forzare scelte per la rincorsa di un misero zerovirgolaqualcosa in più di ritorno. In quelli che si troveranno a proporre attività/condizioni e stipendi per le persone alla ricerca di un impiego. "Primo maggio, su coraggio" crediamoci, direbbe Umberto Tozzi. Poi mi guardo intorno. Ascolto chi decide e osservo chi prende decisioni. E mi viene spontaneo allinearmi ad un concetto letto ieri da un amico che abbraccio (qui si può...) "quando sento che...questo periodo ci migliorerà come persone...mi scappa da ridere".

sabato 25 aprile 2020

Liberazione

"HO FATTO UNA SCELTA IN LIBERA SCELTA NON CREDO CI FOSSE ALTRA SCELTA DA FARE, SCELTA MIGLIORE" credo sarebbe sufficiente questo per chiudere la bocca a chi in modo rozzo o più "sofisticato" tenta di cambiare senso o nome a questa giornata. Eppure non è complicato. LIBERAZIONE. Non libertà, non unità, non ricordo di tutti i morti di tutte le guerre (vere o chiamate così). LIBERAZIONE. E' facile.
Ci provano da tempo, da tutti i lati. Non ci sono riusciti fino ad oggi, non ci riusciranno domani. Ma solo se ovviamente continueremo a resistere. Come è stato fatto in passato. Osvaldo Soriano scrive che "la cosa dannosa del fascismo è che induce gli imbecilli a credersi molto furbi. Quanto più uno è idiota, tanto più il fascismo lo fa sentire orgoglioso di sé". Ecco. Dobbiamo come sempre imparare dal passato, da quelli realmente più bravi ed intelligenti di noi. Che ci insegneranno qualcosa che è difficile anche solo da immaginare. Qualcosa che Diego Bianchi ieri sera ha perfettamente sintetizzato così: "Questa giornata serve a ricordare che qualcuno ha lottato ed è morto anche per permettere ad altri di criticare questa giornata, pensa che cosa altissima che è il 25 Aprile". A tutti quelli che gli storpiano il nome, che la vogliono sostituire perché "divisiva", che cavalcano l'onda di una situazione attuale drammatica, ricordiamo sempre cos'è questa giornata. Come chi l'ha vissuta ce l'ha insegnata. E ricordiamo a tutti che resterà tale. Il 25 aprile. La festa della liberazione.

venerdì 24 aprile 2020

Categorie, tempi, tracce

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 385

Categorie e tempi. Sembra che ogni discorso di questi giorni non possa prescindere da due parole d'ordine: categorie e tempi. Della riapertura. Della ripartenza. Della santificata fase due. E tutti si sono messi in coda per sapere o per chiedere di farne parte. Un interminabile serpentone per (ri)entrare nei provvedimenti del prossimo DPCM o quello che sarà. Un po' come alla Coop in questo periodo e senza saltafila.
"Io non posso restare fuori" "non possiamo sopportare ancora chiusure" "ma è proprio necessario aspettare il quattro? Non si può riaprire proprioproprio lunedì?" "io riapro a me m'importa una ...". Ipotetiche conversazioni nell'ipotetica coda. "Rigorosamente" con la distanza di un metromegliounmetroemezzofacciamodue ed una mascherina diventata obbligatoria e fondamentale un mese e mezzo dopo l'arrivo del virus. 
I contagi? Si ci sono ma dice "in calo". Non si capisce in base a cosa visto che i dati di oggi indicano lo stesso aumento giornaliero di una settimana fa (ma anche di alcuni dati di qualche settimana precedente). Non sono forse sostanzialmente stabili da una decina di giorni? I numeri dicono questo ma comunque sia, sono in calo, a prescindere. Ora bisogna ripartire. 
Figuriamoci è totalmente comprensibile. Legittimo, anzi...legittimissimo. E' chiaro a tutti che le conseguenze di questa situazione sono e saranno lunghe e dolorose a livello economico. Per molti di più, per alcuni forse un pochino meno ma arriveranno a toccare tutti. "LE CASSE SONO ZEPPE" sarà una frase che sentiremo ormai dire soltanto da Liga
Chiaramente è interesse di tutti iniziare la fase due. Mi pare solo che manchi totalmente dalla discussione un termine: come. Con numeri che sembrano calare drasticamente solo nei buoni auspici e con i mille "?" che accompagnano ogni raccomandazione sanitaria, non sentir mettere al centro dell'attenzione il termine come mi lascia perplesso. Della serie, intanto si (ri)parte poi si guarda. Lasciando aperta la porta alla ricaduta/ondata di ritorno, che a parole fa paura a tutti ma che nei fatti evidentemente diventa fattore secondario. La ditta/società/associazione/negozio "X" della categoria "Y" si batte per riaprire prima di subito. Giusto. Comprensibile. Da sostenere. Ma chi ha fatto/farà mezza verifica che qualcosa rispetto alla sicurezza/programmazione sia stato messo in campo e non sia solo una corsa alla paura di non riaprire più ed un incredibile boomerang per la stessa ditta/società/negozio? Anche perché non avendo ancora chiaro quali siano davvero gli strumenti efficaci di sicurezza/programmazione vedo la considerazione di essere pronti a ripartire più come auto-proclamazione che non come un'attenta analisi. 
"Ne va della tenuta della nostra economia". Per carità, verissimo. Fino a pochi giorni fa ci avevano però assicurato che aprire con il contagio voleva dire raderla al suolo l'economia....e non solo purtroppo. Ora mi chiedo, il contagio è davvero così tanto in calo e/o sono stati fatti i passaggi necessari per fronteggiarlo, tanto da permettere la riapertura, anzi richiederne una anticipata con tanto di coda per volerci essere inseriti? E' una domanda a cui non ho risposta e non è una polemica. Come detto le settimane scorse, mi riesce poco anche quella in questo periodo. E' un pensiero a voce alta. Magari con tracce critiche, ma il DNA d'altra parte resta; anche se annacquato, di certo non scompare.
Da quando è iniziata questa inimmaginabile situazione infatti, a differenza di tanti che leggo, non sono migliorato. Per niente. Ho letto da qualche parte qualcuno che sostanzialmente diceva "chi era stronzo prima rimarrà stronzo, chi era bravo resterà tale, la maggior parte resteranno un po' stronzi e un po' bravi". Concetto che ha sostanzialmente ripreso Francesco Guccini declinandolo alla sua maniera in "non saremo migliori quando si tornerà alla normalità. Gli uomini non imparano, dimenticano". 
Ecco per evitare di essere io il primo a dimenticare, quello che ho tentato di fare in questo periodo è stato provare ad osservare di più. Ad ascoltare meglio. Ed a "tenere traccia" restando umani. Così quando stamani la farmacista (dopo aver preso la seconda sgarbata lamentela dai primi due clienti della giornata) ha provato a sfogarsi io banalmente ho provato ad ascoltarla. "Siamo aperti 24h da giorni, turni continui e poi veniamo considerati furbi o disorganizzati se non abbiamo le mascherine gratuite". Le ho sorriso con gli occhi. "Come se fosse causa nostra che ne arrivano col contagocce e nei giorni scorsi c'era la ressa fuori". Ha continuato dietro la sua mascherina, la visiera stile saldatore, i guanti chirurgici e il plexiglass di nuova installazione. "Scusami lo sfogo" mi ha anche detto. Io, che in teoria le dovevo chiedere anche delle mascherine, ho bofonchiato invece qualcosa di diverso. Poco utile e poco originale che però l'ha fatta in qualche modo sorridere o almeno così mi è parso di intravedere dietro le varie coperture. Ecco, questa signora gentile non ha bisogno di mettersi nell'ipotetica coda per chiedere di riaprire. Rientra tra quelli che nel frattempo non si sono mai fermati. Magari verrà anche considerata "fortunata" per questo. Chissà. Mi sono solo immaginato le sue possibili paure di queste lunghe settimane, il dover lottare con nuove disposizioni e nuovi dispositivi, il dover sopportare sfuriate gratuite. E la parola fortunata non mi è proprio passata per la testa. Per questo "regalargli" un'espressione simile al sorriso mi ha fatto pensare di aver fatto un piccolo passo. Nella direzione chiamata "per non dimenticare".

sabato 18 aprile 2020

...diciottoquattro...

Per la prima volta da quando è iniziato questo periodo di "reclusione" più che la mancanza di un contatto con chi non posso incontrare, di un abbraccio che non posso dare o di un un incontro che non posso fare, ho sentito forte la mancanza di "un posto". Di non poter essere lì. Come d'abitudine. Come in tutti gli ultimi trentaquattro diciottoquattro. "...ogni volta, ogni aprile, ogni anniversario, questa data sembra diventare più grande, più incisiva nei miei pensieri..."
Fortissima la mancanza di non poter sentire sulla mia pelle quel silenzio, quell'orizzonte, quella camminata, quella voglia di staccare da tutto. Di fare quel saluto strano, quel gesto su quella foto, quell'aggiustatina a quel vaso. Una mancanza strana, fatta di silenzi e occhiali scuri proprio "QUANDO LA FERITA BRUCIA"  un po' di più. Di giorni di ferie presi o ritagli di tempo nei fine settimana per non mancare all'appuntamento fisso. Banale e un po' stupidotto, ma automatico. Abitudine fatta di pensieri di tutto l'anno che si materializzano in quella discesa, in quegli alberi a far da "passerella", in quell'aria ancora pungente anche col sole che finalmente sta arrivando primaverile. 
Da stamani sento addosso questo clamoroso senso di "assenza". Il dover saltare questo mio appuntamento. Rimandato, certo. Ma non consola per nulla oggi. Ma proprio per niente. Ed all'assenza infinita che col tempo aumenta invece che diminuire si somma l'assenza anche di questo “strano” rituale. In quel posto che oggi è davvero mancato clamorosamente.
Quel gesto sulla foto, imparato da te. Quell'accomodare il vaso prima di andare via, imparato da te. Quel sorriso che dice altro, imparato da te. Quest'anno ti saluto da qui, uomo coi baffi.

venerdì 17 aprile 2020

Libro sospeso

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 384

Una delle attività che nonostante il passare delle settimane di isolamento resta intatta, è quella che punta al tentativo di individuare uno spiraglio di luce, un "ANGELO NELLA NEBBIA" o qualcosa di simile. Una notizia, un evento, un numero. Qualcosa che possa essere catalogato con l'etichetta "buona notizia". Spesso sperando in un'inversione di tendenza nei numeri della Protezione Civile delle diciotto più difficilmente nelle varie notizie di questo clamoroso periodo, che purtroppo hanno sempre il sapore o almeno il retrogusto acre.
La condivisione virtuale di chat, skype, zoom e similari porta quasi sempre (GIUSTAMENTE) al tentativo di staccare la spina e mettere la testa da un'altra parte. Aggiornandoci con le "novità" delle persone che ci mancano e cercando di strapparci un sorriso, pur sapendo tutti che magari è un po' forzato o anche solo temporaneo. E se anche è vero che questi sorrisi finiscono certamente nella categoria buone notizie, ti manca sempre qualcosa di più concretamente positivo. Quello che cerco in queste settimane per inserire nella mia #KdL lo spazio "restiamo umani".
A volte in questa ricerca "tornano buoni" anche i social, proprio come in questo il caso. Tra le tante notizie inutili, le gif che spopolano o i trattati di medicina ed economia di improbabili luminari, ho riconosciuto qualcosa di familiare. Qualcosa che anche solo all'impatto profumava di buona notizia. Più precisamente questa:
E così, sfruttando questo imprevisto assist ed un canale preferenziale con il contatto diretto ho deciso di approfondire la cosa. "E' bello pensare che nel viaggiare anche solo per fare la spesa qualcuno possa sorprendersi o scoprire un gesto inaspettato che in un attimo possa far sentire tutto più normale" mi ha detto "comunque ti faccio parlare con Tam che ha tutto il merito della cosa".
Me la immagino con il suo sorriso coinvolgente mentre mi "risponde". "L’idea nasce dal pensiero che ci sentiamo molto fortunati, viviamo energia positiva in famiglia e la vogliamo mettere in circolo. Tanta fortuna non può essere sottovalutata di questi tempi. Così abbiamo aperto la nostra cassetta di libri con questo pensiero. L’auspicio è di meravigliare per un qualcosa di inaspettato o forse più semplicemente di fare una cortesia." 
L'emozione di Martina
L'emozione di Clara
"Meravigliare" come obiettivo quindi, seguito in pieno anche dalle giovanissime "socie" di Tamara. "La prima volta che qualcuno ha preso un libro ero molto contenta" scrive Clara (i bellissimi occhi dolci con gli occhiali da sole sulla testa nella foto) mentre per Martina (i bellissimi occhi dolci con la bella montatura nera nella foto) la meraviglia più grande è stata il ringraziamento di "un signore che ci ha detto che stavamo facendo una cosa giusta".
Sorpresa e meraviglia che la stessa Tamara conferma Pochi libri, poche favole, piccoli gesti che quotidianamente si ripetono: al mattino …fuori i libri! Sistemati nella siepe tra le rose bianche…e poi l’attesa di sapere se qualche libro è stato preso. La sera anche noi facciamo la conta, numeri piccoli, piccole gioie."
Alla base di questa idea c'è qualcosa che ho sentito vicinissimo al mio (o meglio di Vittorio Arrigoni) "Restiamo Umani" e Tamara lo spiega benissimo qui: "siamo sollecitati quotidianamente da parole forti e dati importanti, si parla impropriamente di “guerra” numeri indicibili di vite perse…noi nel nostro piccolo vogliamo spostare l’ago della bilancia e porre l’attenzione sul “prendersi cura” e raccontare storie di piccoli piccoli numeri".
Questo l'invito che in qualche modo la foto pubblicata voleva far circolare. "Noi abbiamo taggato le parole #librosospeso #benecomune #crescita #amantidellalettura #ungestodigentilezza tanto per rendere in qualche modo virale l'idea della cassetta del libro sospeso" e per concludere un buon auspicio misto a speranza"pensa che bello sarebbe, oggi come domani, poter passeggiare e soffermarsi a curiosare  in tante piccoli angoli tra le varie cassette ed i vari libri, contribuendo ad incuriosire e diffondere la bellezza del dono e della lettura".
Alla fine di "questa chiacchierata" ho avuto la conferma, scontata devo ammetterlo, di quel profumo di buono che si percepiva dalla foto. Profumo che si è clamorosamente moltiplicato d'intensità ascoltando e leggendo le parole di Stefano, Tamara, Clara e Martina. Che ringrazio. Di cuore. E che spero possano essere seguiti in questa "meravigliosa" idea.

sabato 11 aprile 2020

Nemmeno capaci di far polemica...

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 383

Di nuovo fine settimana. "IL VUOTO DA RIEMPIRE" causato dalla mancata possibilità di uscire o vedere altri è sempre maledettamente ingombrante, ma la sensazione che queste settimane siano più veloci del temuto c'è. Ne sono già passate cinque dalla definizione più o meno generale delle cosiddette zone rosse e nonostante le preoccupazioni, le ansie e tutto quello che ognuno di noi conosce purtroppo bene, il tempo scorre. Paradossalmente il tempo in certi momenti sembra accelerare nonostante le limitazioni che restano. Magari non esattamente in ogni istante, ma in generale lo fa con una rapidità non prevista. Ognuno nel suo piccolo ha il proprio "programma" per rendere l'isolamento meno traumatizzante ed aver un minimo di produttività, sulla quale si potrebbe scrivere un altro capitolo. La sensazione personale è quella di aver più o meno l’efficacia di un cross di Alessandro Turchetta per Felice Evacuo ma quello è un altro discorso.
Quella che invece non accenna minimamente a diminuire è la produttività delle cose inutili. Perché definire polemica quella, ad esempio, che in questi momenti gira da parte di una buona parte di politici italiani è sbagliato. La polemica è roba seria. Importante. Ha spessore e soprattutto ha un'elevata dignità. I nostri suddetti (a braccetto con giornalisti che ci insegnano a corrente alternata opportunità politica e contraddittorio) invece da qualche ora si accapigliano su chi ha approvato/firmato/ratificato/attuato il MES. Per poi mixare con chi e come è più o meno un politico non democratico. Ognuno dice la sua ed indica nell'altro il colpevole. Le risposte alle domande su chi ha approvato il MES inizialmente, chi lo ha ratificato e chi lo userà o meno sono semplici da trovare. Basta cercarle. Ma figuriamoci se chi fa chiacchiericcio solo per uno 0,qualcosa percentuale di "possibile elettorato" o peggio ancora per qualche manciata di "mi piace" più o meno reali, ha intenzione di farlo e far passare il giusto messaggio. Credo che la vergogna più grande sia che tutto questo accade fingendo interesse per una cosa importantissima e vitale come la ripartenza economica ma che nella pratica è solo un puerile attacco all'avversario. Tralasciando ancora più vergognosamente che avviene mentre la situazione attuale propone ogni giorno un numero di morti a tre cifre, contagiati a quattro e difficoltà reali lavorative/finanziarie a non si sa quante cifre e imprecazioni per affrontare il nuovo mese appena iniziato.
Sarebbe bello se davvero la riapertura delle librerie annunciata da Conte ieri portasse qualche libro a qualche persona, giusto per un po' di basi di studio: politica, dignità, statura ed opportunità. Impossibile già lo so. Perché "leggere accende cervelli e cuori" ma per farlo serve avere entrambi. Ed allora, per certe figure basterebbe provare ad imparare guardandosi intorno, che leggere è già un passo oltre. Per aiutarli posso indicare un forno di periferia (ed immagino sia solo uno di mille altri esempi) dove chi serve non tralascia mai un sorriso, una domanda su come va per far sentire coccolato il cliente ed un consiglio per chi ha qualche dubbio. Ma anche altro. In questi giorni si è organizzato nonostante le dimensioni ridotte per venire incontro anche alle esigenze delle fasce più deboli consegnando a domicilio per anziani, aprendo una sorta di credito per chi ha difficoltà dovute al blocco delle attività lavorative. Non solo. Ieri ero in coda fuori dal negozio in attesa del mio turno e dentro c'era una signora abbastanza avanti con l'età che sembrava uscita dal post di Benedetto Ferrara (clicca qui per leggere a cosa mi riferisco). Dopo un'interminabile spesa le è caduto l'occhio sulle due mascherine che la "fornaia" aveva vicino alla cassa. Appena comprate. FPP2 oggetto introvabile, quasi come.....un gol di Evacuo su cross di Turchetta appunto. Mentre le preparava il conto, la stessa fornaia ha dolcemente risposto a tutte le sue ulteriori domande: come mai erano diverse, in che cosa, quando dovevano essere utilizzate, quanto duravano, dove le aveva comprate e come mai non si trovavano in giro. "Eh ma questa farmacia è troppo lontana per me a piedi e mio marito ormai fa fatica anche a scendere". Io fuori ho trattenuto a stento le lacrime. "Gira una brutta allergia" avrebbe commentato il mio migliore Amico. Ed evidentemente quell'allergia deve essere arrivata anche alla cassa ed insieme al resto la signora dalle mille domande ha ricevuto una delle due mascherine. "Tenga Marisa, io le ricompro appena stacco tanto ci passo davanti per tornare a casa". La signora non la smetteva di ringraziare, volendo a tutti i costi pagare la mascherina ed ovviamente ha ricevuto un "non importa Marisa si figuri" facendole la più grande sorpresa che potesse trovare nell'uovo di una Pasqua davvero particolare.
Ecco, in quel forno dovrebbero davvero passare in diversi. Guardare, ascoltare, imparare. A restare umani.

sabato 4 aprile 2020

Connotati

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 382

Accanto al quotidiano aggiornamento della situazione, tra tabelle e picchi, l'attualità non produce molto altro. Sembra tutto, anche giustamente, scomparso dentro questa clamorosa emergenza. "Nemmeno il migliore e più fantasioso scrittore poteva sceneggiare una realtà del genere" diceva ieri Benedetto Ferrara. Ed in effetti in questo periodo è tutto  "DURO COME IL FERRO" talmente enorme e fuori da ogni possibile "sceneggiatura" che la situazione si mangia qualsiasi altra situazione, notizia o ricerca di approfondimento. Ed anche evadere è impossibile (anche questo giustamente).
Pensare che in una settimana l'unico momento di condivisione "non virtuale" con il mondo esterno sono le due ore (tra coda e tentativo di riempire al massimo il carrello per non dovere pensarci più almeno per sette giorni) di spesa settimanale è qualcosa di fuori dal mondo.  Mentre rigorosamente ti devi tenere lontano da chi vorresti abbracciare e vedere, le uniche persone che in una settimana ognuno di noi incontra, altrettanto rigorosamente e giustamente a distanza e con tanto di mascherine e guanti, sono persone che non conosci. Persone che come te cercano di scansarti e che come te ti guardano torvo quando ti avvicini. Ma che sono le uniche con cui scambi due parole dal vivo. "Questa situazione ci sta cambiando i connotati" tanto per citare sempre Benedetto. Dai capelli (per chi ce l'ha...) che ormai fanno cambiare i profili a tutti (dal Presidente della Repubblica con il ciuffo ribelle alla signora che non può più fermare la ricrescita) a qualcosa di ben più importante. Ed intimo. I momenti di pensieri pesanti si moltiplicano, la noia sfiora sempre la tua spalla, la concentrazione è più intermittente di una freccia di un motorino. Ed i tuoi connotati magicamente si trasformano, facendoti sentire davvero diverso senza conoscere nemmeno di preciso in cosa.
C'è chi invece tiene duro. Ed i suoi connotati non li cambia. E non parlo di chi fa polemica anche "sull'acqua" cercando una visibilità che pare essere l'unico suo interesse o di chi sempre conosce esattamente cosa andava fatto o cosa dovrà essere programmato sia che si parli di sanità, di economia, di provvedimenti legge o di lievito e farina. L'angolo della polemica (come scrivevo qui) lo lascio ad altri. Cerco la coerenza dai contorni diversi, quella che possa essere spunto dell'obiettivo di queste settimane, quello di perseguire due parole: "restiamo umani".
Parlo di chi per anni è stato bistrattato come un "signore con difficoltà" con "idee fuori dalla realtà" o considerato con sufficienza e sarcasmo tipo "perchè con la sua Emergency non si impegna in Italia invece che in giro per il mondo?". Ecco. Nel mantenimento orgoglioso dei suoi connotati, l'altra sera Gino Strada intervistato a Piazza Pulita li ha fatti risplendere. Coerenti e certi. Dopo che Emergency è stata protagonista in prima linea, a Bergamo come a Milano, di attività che da sempre realizza (clicca qui per vedere cosa nel dettaglio), il suo fondatore ha sintetizzato in tre concetti il suo pensiero.  "Si ragiona in commissioni parlamentari di fare commesse per due sottomarini: è follia, un crimine sociale investire soldi pubblici così in questo momento...così come, in un momento di chiusura totale, è follia permettere alle fabbriche di armi di rimanere aperte considerandole indispensabili e strategiche" "medici e soprattutto infermieri stanno dando l'esempio, un esempio di professionalità e senso di responsabilità eccellendo nonostante la politica, che in sanità non ha mai investito e che questo esempio di responsabilità non riesce a darlo nemmeno in un momento del genere" "è inconcepibile che i medici e gli infermieri non abbiano gli strumenti per lavorare e proteggersi, le risposte all'emergenza non si programmano in emergenza" cioè quello che dice da anni. Incurante degli sberleffi dei soloni che lo deridevano, mosca bianca in salotti che lo guardavano dall'alto verso il basso. Nella certezza dei suoi connotati ho finalmente ritrovato qualcosa di conosciuto, "umano" da sempre e che questo periodo non ha minimamente intaccato. Qualcosa a cui appigliarsi. 

sabato 28 marzo 2020

Torneremo...

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 381

Nei giorni scorsi ho sentito dire "la forza di scrivere è scivolata via, come se questo vuoto non solo non si riuscisse a riempire ma non riuscisse nemmeno a parlare, è un vuoto muto" ed ho ripensato a quanto scritto la scorsa settimana (clicca qui).
Mi riferisco a quella scarsa voglia di leggere e scrivere che in questo periodo accompagna le mie giornate. "UN BICCHIERE DI VIGNA" o di birra è l'unica cosa vagamente artisticoculturale che mi stimola un po' d'interesse. Una persona che se ne intende e che sbaglia di rado ha detto che in questo periodo la sua priorità (ovviamente parlando di vita in versione #tuttiacasa) è quella di "tenere alta la concentrazione e l'attenzione in quello che c'è da fare". Ed è lì il bello. 
La concentrazione magari è più facile continuare a tenerla sul lavoro (per chi ha la fortuna di essere in telelavoro o similare) poi però c'è il resto della giornata. In particolare l'orario del tramonto che combacia con quello della conferenza stampa delle 18 ed entrambe le cose portano ad abbassare un po' le luci, le voglie e quei sorrisi che con fatica avevi provato a metterti addosso durante la giornata. Il segreto dovrebbe essere quello di cercare spunti, puntare il proprio sguardo su qualcosa che catturi l'attenzione. Cercare lo spirito di quel "restiamo umani" (cit. Vittorio Arrigoni fatta mia nei post di questo periodo) anche per quanto riguarda la propria "testa". Cercare un qualcosa che catturi l'interesse e che magari tenga impegnato cervello e non solo. Ed a tal proposito......
La persona che se ne intende di cui sopra, detto anche il "mio inviato romano", si è impegnato in tal senso. Per se stesso ma non solo, come sempre gli accade. Ha lanciato infatti una cosa che stimola tutti a pensare a qualcosa di diverso: positivo, liberatorio, ironico, romantico, commovente, malinconico. Qualsiasi sia la declinazione personale, comunque qualcosa lontano da questi giorni. Il progetto si chiama "appena torno" ed in pratica raccoglie i propositi di chiunque abbia voglia di mandare un messaggio vocale pensando al momento in cui questo periodo sarà alle nostre spalle. Semplice ma efficace. Ascoltare pensieri e desideri di ogni tipo di varie persone mette un sorriso, magari amaro, ed aiuta a tirare fuori. Ecco, forse l'esigenza è anche quella. Di riuscire a riempire quel vuoto muto della citazione iniziale di questo post (che trovate tra gli audio raccolti). Potete ascoltare "appena torno" cliccando qui . Ve lo consiglio davvero. Per chi vuol dare poi il suo contributo è possibile mandare un file audio ad appenatornoprimaopoi@gmail.com ; mentre per chi vuol prendere per il culo il sottoscritto, mi tocca confessare che l' inviato romano ha incastrato anche me (della categoria "io ve lo dico vi sciupo i rullini").  Un coro della Fiesole recita più o meno "torneremo torneremo torneremo grandi ancor". In attesa, proviamo a tenere botta restando umani. Anche nei propositi.

mercoledì 25 marzo 2020

Mercoledì...ore 18...

La vocina della tramvia mi avvisa che siamo a "Strozzi-Fallaci", scendo e mi incammino verso lo Student Hotel che poco tempo fa nemmeno sapevo esistesse ed adesso ogni mercoledì mi accoglie per due ore. Le mie due ore.
Mentre mi avvicino all'ingresso con le altalene, ripenso al primo nostro incontro. "Mi sono fatto un regalo" ho risposto a chi mi ha chiesto come mai fossi lì. Ne ero già consapevole il primo giorno, adesso quella risposta la correggerei solo un po'. "Mi sono fatto un GRANDISSIMO regalo, ora posso dire azzeccatissimo". Consapevole fin dall'inizio che lo scontrino per il cambio non avrei potuto averlo, adesso posso aggiungere che anche avendolo avuto l'avrei comunque stracciato dopo quel primo incontro. 
Mi aspettavo stimoli. Ne ho ricevuto tantissimi. Mi aspettavo di ascoltare persone competenti. Ho ascoltato persone molto più che competenti. Mi aspettavo di ampliare conoscenze, di scrittura ed umane. Ho conosciuto molto di più. Mi aspettavo di prendere molti appunti. Ho appuntato pagine e pagine (trovate cliccando qui un brevissimo bignami).
Ho avuto modo di sentir parlare "prof" di alto livello, direttori di giornali, inviate di guerra, telecronisti sportivi, vincitori di premi giornalistici, responsabili di siti d'informazione, editori. Ed era scritto....nel menù. Quello che non era scritto invece erano altri elementi. Ad esempio, la passione e l'innamoramento del proprio lavoro di chi ho avuto la fortuna di avere davanti. Così come la totale disponibilità a metterlo "in comune". "OGNUNO A SUO MODO" , sono stati davvero tanti i "segnalibri" sulle cose importanti da portare con sè che ho ricevuto in regalo. 
Ma come spesso accade è l'aspetto umano quello che è arrivato più "dentro". Due prof. di alto livello che hanno fatto diventare gli incontri come un vero e proprio scambio, mettendo con disponibilità e generosità a disposizione di tutti le loro competenze e le loro qualità per la condivisione di tutti e di ogni spunto comune. Spesso nella vita incontri persone che dall'alto del loro niente si sentono in diritto/dovere di farti pesare un ruolo/etichetta che hanno non si sa bene come ricevuto o si sono autoappiccicati addosso. Ecco, trovare invece due persone che avrebbero anche qualcosa di cui "fregiarsi" e/o avrebbero potuto limitarsi al realizzare il programma ed invece sono andati ben oltre per il gusto di trasmettere e creare davvero un gruppo, non era affatto banale e quindi ancora di più è stato apprezzato.
Insieme a loro una regia organizzativa e logistica che non ha mai fatto mancare la sua presenza, il suo continuo esserci con gentilezza e disponibilità. E poi un gruppo di "partecipanti" variegato, con CV totalmente diversi, aspettative disparate e interessi ancora più distanti. Ma tutti pronti a trasformare quelle due ore in qualcosa di speciale.
Sono arrivato all'ingresso. Alessandra è già lì fuori, la intravedo a prepararsi una sigaretta mentre vedo attraversare la strada a passo svelto Arianna, che ci sorride da lontano. Guido ha appena scritto che arriverà con qualche minuto di ritardo mentre l'altra Alessandra proverà a raggiungerci dall'Osmannoro, coda e lavoro permettendo. Elena sarà sicuramente già dentro ad allestire la stanza, probabilmente con Edo che sicuramente avrà la testa ancora immersa nelle ultime pagine della tesi. Due chiacchiere rapide prima di entrare mentre mi compiaccio ancora una volta della scelta fatta. Sono le 18, la nostra ora nel nostro giorno, dobbiamo entrare o i prof. Benedetto e Francesco, rigorosamente vestiti uguali, ci richiameranno all'ordine. 
Devo ricordarmi di ringraziarli tutti....per questo "corso base". Magari nel nostro finesettimana letterario. Metto un segnalibro....da portare con me:
"Grazie Alessandra
Grazie Alessandra Due
Grazie Arianna
Grazie Edoardo
Grazie Guido
Grazie Benedetto
Grazie Elena
Grazie Francesco"

domenica 22 marzo 2020

Cose semplici

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 380

Sono giorni in cui il maggior tempo a disposizione tra le mura di casa dovrebbe portarti a poter fare tante cose in più. Per alcune cose in effetti è così ma per altre paradossalmente la produzione è diminuita drasticamente. L'inchiostro nella penna e la giusta testa per scrivere qualcosa con un minimo di senso e di qualità infatti scarseggiano.
C'è una grossa cappa su tutto e purtroppo non parlo di una fantasiosa kappaviola ma di un reale tappo sulle nostre teste. Un'unica notizia che, in modi e con importanze diverse, ha portato a stravolgere la vita di tutti. Non solo. E' diventata logicamente l'unica notizia dell'opinione pubblica, della comunicazione e delle nostre ore.
"COSI' PERSI O NO" dietro questa notizia ci trasciniamo nelle nostre giornate, ovattati dal silenzio di strade (purtroppo solo quasi....) vuote e da rapporti che vengono mantenuti solo attraverso una mai così fondamentale "rete". In molti riescono ancora a fare polemiche su un po' tutto: sulle modalità comunicative del Governo, le modalità operative delle decisioni, le scelte sbagliate, la reale entità del virus, le tempistiche, l'intensità dei decreti.....ed anche l'opportunità o meno di abbinamenti cromatici nei vestiti (o quasi). Il "non è tempo delle polemiche" è quasi sempre fatto seguire dal "ma...." che apre l'esatto opposto della premessa.
Sinceramente, da polemico nemmeno troppo nascosto, ho perso anche quello spirito. In questo momento mi sembra totalmente fuori luogo e inopportuno. E quando lo spunto di discutere arriva, scompare quasi subito. Come in una sorta di rispetto per la situazione.
Rispetto che provo a portare avanti nel mio angolo di ricerca dei fatti catalogabili con un "Restiamo Umani" (cit. Vittorio Arrigoni) che da qualche post affiancano la mia KIAVE di LETTURA settimanale. Rispetto ed umanità visti ad esempio in un gesto ed un sorriso per niente dovuto dei giorni scorsi. Di un addetto a rifornire gli scaffali della Coop presa d'assalto nonostante l'ingresso contingentato. Una signora avanti con l'età cercava tra gli spazi vuoti qualcosa che evidentemente non trovava. L'addetto, anche se impegnato in altro "reparto" e  con un diverso  "scaffale" da riempire, ha notato lo smarrimento della signora e dovutamente a distanza e con la mascherina, ha chiesto notizie di quello che stesse cercando. "Vado a vedere se c'è qualcosa in magazzino" le ha detto "finisca la spesa e ripassi tra cinque minuti". Incuriosito, son tornato nei pressi poco dopo ed ho visto la signora che non smetteva di ringraziarlo e mi son sentito di farlo sentitamente anche io appena la signora commossa si avviava alla cassa. Lui, sopreso, ha ricambiato i ringraziamenti a sua volta e quasi meravigliato ha sorriso con gli occhi, visto che la bocca era coperta. Nel suo interessarsi a quella signora ha fatto qualcosa "in più" del suo "dovuto". Qualcosa magari banale ma in un momento come questo, dove ogni giorno per fare il suo lavoro è a "rischio contatto" con centinaia di persone, il giusto senso di contatto ha prevalso e la banalità del gesto si è dissolta.
Fatto magari microscopico, infinitesamente piccolo per lo stato del mondo attuale ma probabilmente grande come il mondo stesso per quella signora a cui si è illuminato il volto quando lo ha visto arrivare con la confezione tanto sospirata. In questo periodo di privazioni per lei, che in questo momento è vista come una dei soggetti più a rischio, ha voluto dire non dover preoccuparsi di tornare a prendere quell'oggetto nei prossimi giorni. "La verità sta nelle cose semplici" scrive Benedetto Ferrara. Non solo la verità mi sento di aggiungere.

domenica 15 marzo 2020

Per una volta


#KdL - KIAVE di LETTURA n° 379

Queste settimane irreali mi stanno spingendo a cercare quei gesti che nel delirio collettivo, identificano qualcosa di diverso. Quelli che per me rappresentano la migliore modalità di seguire il principio di Vittorio Arrigoni che recita "Restiamo Umani". Qualche post fa ho eletto questo splendido augurio come bussola che possa indicare un preciso nord: quello composto da boccate di aria fresca da respirare in un periodo dove ansie e paure rischiano di prendere il sopravvento e "TUTTO IL VUOTO TROPPO VUOTO DA RIEMPIRE". Due settimane fa (vedi post) la disponibilità spontanea di mamme costrette a casa a fare da babysitter condominiali (quando l'emergenza era appena iniziata). La settimana scorsa (vedi post) le stesse disponibilità di tanti "privati cittadini" per far la spesa ad anziani, tante persone pronte ad impegnarsi per dare una mano a chi è stato individuato come più fragile rispetto a questo virus. Piccoli esempi, ce n'erano e ce ne sono tanti altri per fortuna, lo so. Magari anche più clamorosi, magari anche più importanti. Ma sottolineare quelli che magari ad una lettura sommaria possono sembrare banali me li fa sembrare ancora più importanti. 
Continuando su questa linea, questa settimana guardo vicino. Mi capita molto di rado, quasi mai devo dire, di scrivere qui del mio "mondo lavorativo". Per ragioni di naturale e personale riservatezza e per alcuni altri adesso poco interessanti. Faccio un'eccezione, per una volta. Il mondo delle pubbliche assistenze in questo periodo, come tutti gli altri mondi del resto, è particolarmente interessato da questo stato emergenziale. Non è l'unico ma è in prima linea. Da prima che l'emergenza toccasse direttamente tutti noi con un impegno sempre più necessario ed urgente. Centomila volontari che in modi e forme diverse ci sono ogni giorno: dalle attività sociali di affiancamento alle persone più deboli all'emergenza per situazioni urgenti, covid comprese; dalle attività di coordinamento a quelle di gestione delle turnazioni necessarie. Accanto a questo movimento, uno di affiancamento composto da volontari in Servizio Civile. Giovani tra i 18 ed i 28 anni che hanno fatto domanda per impegnarsi per tutto il 2020 in progetti di pubblica assistenza. Mai si sarebbero immaginati (loro come tutti) che il loro anno di Servizio Civile potesse essere segnato da un'emergenza così. Dopo l'ultimo Decreto dell'11 marzo è stata data a loro la possibilità di prendersi un periodo di licenza straordinaria fino al tre di aprile o di chiedere di poter continuare la loro attività (con le dovute condizioni di sicurezza) vista l'importanza del momento. Bene. Da un'analisi delle prime mille risposte dei volontari in servizio civile di ANPAS, quasi settecento hanno deciso di continuare la propria attività. Ragazzi tra i 18 ed i 28 anni che in molti casi hanno scoperto solo da Gennaio la realtà delle associazioni di pubblica assistenza e che potendo scegliere hanno deciso di impegnarsi in questa attività piuttosto che rimanere a casa. Credo che sia un segnale importante, una scelta in linea con il comandamento ultra centenario delle pubbliche assistenze, quello che recita  "siamo qui per ingentilire i cuori". Ed allora per una volta vado oltre la mia naturale voglia di non mescolare questo blog con le mie "otto ore di lavoro" e di inserire il movimento ANPAS e quello parallelo dei suoi volontari in servizio civile nella ricerca dei modi giusti per "restare umani".

domenica 8 marzo 2020

Facciamo gli straordinari

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 378

C'è bisogno di tenere i nervi saldi e di rispettare le indicazioni. "Le catene di comando non si contestano in emergenza" è uno dei principali avvertimenti che chi ha frequentato realtà attive in settori emergenziali impara a conoscere. E senza dubbio questi giorni sono di emergenza.
Il senso è semplice: in periodi come questi non serve aggiungere altre complicazioni con comportamenti fuori controllo o che aumentino la difficoltà di gestione, già complicata per altri motivi.
Così credo che in questo momento il compito di tutti debba essere seguire quello che viene richiesto e "QUELLO CHE MANCA DEVI METTERCELO TU". Senza contrastare le indicazioni che vengono date da chi in quel momento di emergenza ha l'obbligo e l'onere di prendere decisioni, ma aggiungendo solo qualcosa che possa aiutare ed integrare.
La scorsa settimana ho chiuso il mio post (clicca qui) con "Restiamo Umani". Ecco. In questo momento non credo ci sia indicazione migliore. E questo vuol dire cercare di capire che le indicazioni che vengono date sono quelle che sono ritenute le più utili nell'interesse generale e per il bene di tutti devono essere seguite collettivamente o sono inutili. Ieri sera, la corsa al treno per lasciare le zone che sarebbero diventate rosse nel giro di poco secondo la bozza del decreto che girava, inanella una serie di follie inaudite. Dal far filtrare "la bozza" di comunicato e trovarsi impreparati alla reazione della cittadinanza, dal pubblicarlo prima che divenisse ufficiale ma soprattutto da inscenare la corsa al treno per lasciare Milano. Sarebbe bello che, ognuno per la propria responsabilità, potessero essere presi i dovuti provvedimenti per gli artefici ed i protagonisti della suddetta follia collettiva ma già sappiamo che non sarà così.
Alla stessa maniera è ormai riconosciuto e continuamente ripetuto che in questo momento è fondamentale evitare i contatti, la socialità, la possibilità di diffondere ulteriormente un virus che già da sé se la cava benissimo. Chi ritiene che chi è alla catena di comando stia sbagliando in organizzazione e/o comunicazione è più che legittimato a pensarlo (e ne ha purtroppo prove quotidiane...) ma non si può permettere di mettere ora i bastoni tra le ruote o di non fare tutto il possibile per assecondare le norme di contenimento del problema. Passata l'emergenza ci sarà tempo di valutare e far valere le proprie tesi. NON ORA però e soprattutto non mettendo a rischio l'incolumità di tutti. Se qualcuno ha voglia di far sentire la propria prenda esempio da chi si sta offrendo volontario, tanto per citare un caso, per fare la spesa per le persone anziane del proprio palazzo ed evitargli quindi di uscire come da disposizioni. "Senso civico, rispetto, umanità. Tre concetti che dovrebbero essere ordinari diventano fondamentalmente straordinari". Ecco, vediamo di fare gli straordinari nel verso giusto.