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| #KdL - KIAVE di LETTURA n° 703 |
Venticinque anni fa l'Italia si è resa protagonista di un'impresa che è passata (troppo) sotto silenzio. Nel luglio del 2001 infatti a Genova, il nostro bel paese si è macchiato di una vergogna indelebile che ancora oggi puzza di schifo. "La più grave sospensione dei diritti umani dal dopoguerra ad oggi in un paese occidentale". Bene usare il virgolettato di Amnesty International per rendere l'idea ma soprattutto per ricordare, perché evidentemente non siamo più in grado di farlo.
In quei tristi giorni infatti, le forze dell'ordine e chi le dirigeva, si resero protagonisti e registi di veri e propri crimini. Abusi di potere e di forza, violenza fisica e psicologica, mancanza di riconoscimento dei diritti civili, violazione di regole e procedure, fabbricazione di prove a propria difesa, accuse ed arresti contro ogni regola, dignità e salute dei fermati calpestate nel peggiore dei modi. Tutto questo accertato ma mai ricordato a sufficienza. Mai evidenziato. Mai sostenuto con forza. E di conseguenza mai usato come base di cambiamento.
"GIA' PERCHE' C'E' SEMPRE UNA PARTE DA RECITARE" ed in Italia spesso è quella del "sì però" . Giochino che prova a riabilitare o trovare attenuanti a cose aberranti ma che sono faticose da gestire se ammesse. In questo caso, il gioco della parte in commedia ha comportato una continua giustificazione preventiva da parte delle istituzioni ("eh ma hanno dovuto subire provocazioni e violenze anche loro") ed un successivo disinteresse del guardarsi dentro per evitare il ripetersi di quegli atteggiamenti e quelle manifestazioni di scempio. Perché, come riportato anche da un interessante articolo su Domani di Riccardo Noury - portavoce di Amnesty International, se è vero che da allora non ci sono state uccisioni di manifestanti in piazza è altrettanto vero che più o meno è stato quasi esclusivamente "un caso" visti i lacrimogeni lanciati ad altezza uomo, i pestaggi, i fermi fuori dai canoni. Non solo. Sono purtroppo noti molti casi di vittime durante fermi/arresti/perquisizioni/ecc: Riccardo Magherini, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Riccardo Rasman ma non solo. Questi solo quelli che hanno "bucato" a livello comunicativo ma purtroppo il numero è molto più alto e l'elenco più lungo. Sempre da un articolo di Domani (di Luigi Mastrodonato) di qualche tempo fa emerge come siano quasi settanta le vittime di questo tipo in questo quarto di secolo. 70. Che dovrebbe - dopo la vergogna - provocare anche riflessione. Perché se è vero che non ci sono stati momenti di sospensione dei diritti umani collettiva come nei giorni tra il 19 ed il 22 luglio di venticinque anni fa è vero che siamo di fronte a sospensioni di diritti umani singole e personali ma ugualmente gravi e definitive. E questo fa capire come non siamo capaci di essere all'altezza mai, ma anche solo banalmente di "ricordare".
In questi giorni la comunicazione e la politica, che ormai sono un pacchetto unico senza capacità di distinzione di ruoli e questo è un dramma vero, sono tutte impegnate a dibattere sulla concessione della grazia o meno (e candidabilità alle elezioni.....sigh) a Mario Roggero, colpevole con sentenza passata in giudicato di aver ucciso due rapinatori (ferendone un terzo) sparandogli alla schiena in mezzo di strada. Particolare - oltre alla non esistenza della legge del taglione e della pena di morte ma queste "inezie" volutamente considerate come limiti superabili dai suddetti benpensanti - sottovalutato da tutti quelli che invocano i motivi dello stesso condannato. Chissà che pensiero avrebbero avuto se un colpo avesse ferito qualcuno di loro conoscenza, passante per caso in quella via. Ma son mie stupide elucubrazioni mentali.
Un po' come quelle che mi vengono vedendo i video del fermo che ha portato alla morte di Abderrahim Fakir e leggendo la folle corsa a dichiarare innocenti i poliziotti cercando - come detto su - il "sì però del caso" che parte dal denigrare la vittima per precedenti/escandescenze (perché direttamente le origini non sta bene metterle sulla bilancia ma per molte sono il discrimine principale) per poi trovare ogni singolo frammento di video o altro per alleggerire. L'autopsia è in corso, la ricostruzione dei fatti anche, le analisi di circostanze e conseguenze pure. Ma è già in atto il "dimenticarsi" del fatto che un fermato è stato bloccato a terra, legato mani e piedi con il torace schiacciato al suolo. I poliziotti sono colpevoli in automatico? NO, lo stabiliranno risultanze delle autopsie, delle analisi dei fatti e (se del caso) dei processi. Quel che è certo è che in questo momento c'è una vittima sola che è appunto Fakir. E forse ogni tanto bisognerebbe ricordarlo o finisce come è finita con il G8 e con le vittime "in mano dello stato". Tra una richiesta di grazia per chi spara alla schiena in mezzo di strada ed una consueta dichiarazione "io sto con le forze dell'ordine senza se e senza ma" probabilmente ogni tanto bisognerebbe anche banalmente soltanto ricordare ed interrogarsi.
Ah già, ma sono attività che comportano fatica. Ed aprono ad azioni che alla pancia del (bel) paese proprio non vanno giù. Ed allora avanti così, fino alla prossima "sospensione dei diritti umani". Generale o personale che sia.




























