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"Alle radici del male"
Feltrinelli
Dopo due anni (clicca qui) torno a "passeggiare" con il commissario Mike Balistreri nella seconda puntata della trilogia che Roberto Costantini gli ha dedicato. Il libro si sviluppa in due parti, una ambientata nella Tripoli degli anni sessanta ed una nella Roma di inizio anni ottanta riprendendo il testimone dal libro precedente. L'evocazione del passato del commissario, molto frequente nella prima puntata della trilogia ed elemento dominante della chiusura di quel libro, diventa base di racconto di questo romanzo. "Le radici" appunto. Troviamo un Michele bambino in una terra diversa da Roma e con una posizione ancora più differente: da commissario negli anni ottanta, si torna indietro alla sua adolescenza ed alla sua crescita in un paese dove il potere del cognome di suo padre gli faceva avere tutte le porte aperte e tutte le strade libere. Questa situazione di benessere ed agio "MALE NON FARA'" , ma lo porta a percorrere altre vie ed a trovarsi un gruppo di amici che presto lo affiancheranno in imprese ai limiti ed oltre la legalità. I
fattori personali e le vicende nere e misteriose che si sviluppano molto vicine a lui, aumenteranno le sue inquietudini. Gli obiettivi dei suoi tormenti sono quelle persone che dalla loro posizione privilegiata traggono vantaggi sulla pelle di persone che lui sente e considera "famiglia". Il suo diventare giovane uomo è raccontato attraverso i suoi principali fattori di successo e crisi con sullo sfondo la situazione politica e sociale dei rapporti tra Italia e Libia e l'ascesa al potere di un giovanissimo Gheddafi. Lo sviluppo della storia e la chiusura di una parte di essa porta ad uno stacco ed al riaprire una finestra sulla Roma del 1982, ambientazione da cui il primo capitolo partiva e la fine di questo libro si conclude vedendo il congiungersi di vicende apparentemente impossibili da considerare legate l'una all'altra. Ovviamente con uno spiraglio aperto per il terzo e conclusivo atto della trilogia.
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| #KdL - KIAVE di LETTURA n° 710 |
Ho trovato questo libro avvincente nonostante l'impegnativo numero di pagine (quasi 700) ed il percorso non sempre lineare della storia. L'autore è davvero molto bravo a tenere alto l'interesse anche nei momenti in cui la storia sembra un po' più arrancare ed a libro concluso si capisce che ogni particolare ed ogni sfumatura contribuisce a rendere il quadro generale interessante e vivo. Molto apprezzata, e non banale, la strutturazione delle storie ed il loro aprirsi e chiudersi in spazi temporali non "automatici" né banali. Del protagonista si fa fatica ad innamorarsi completamente come persona ma diventa calamita delle attenzioni del lettore interessato allo sviluppo della vicenda. L'unione di storie lontane ed il trovare collegamenti tra persone, nazioni e percorsi è un perfetto quadro narrativo che riesce molto bene a Costantini. Dopo questa seconda puntata, prendo appuntamento (magari in un periodo di lettura intensiva) con Balistreri per la conclusione della vicenda e vi consiglio davvero la lettura di questo "romanzo unico" in tre atti.
CINQUE CITAZIONI
1 - "...è distratta, segue una farfalla. O i suoi pensieri, che sono un po' strani. Una volta ha detto che non ama né il sole né il buio. Che a lei il tempo piace veloce ma fermo...."
2 - "...il metodo doveva essere diverso. Un livido invisibile e non denunciabile. Il terrore..."
3 - "...in quella trentina di minuti in mezzo alla campagna non incontrammo nessuno. Non parlavamo, ma era proprio quel silenzio che invece di dividerci di rendeva complici..."
4 - "...era il prototipo perfetto dell'Italia che era nata da quel grande tradimento. Furbo, senza ideali, pronto a qualunque compromesso..."
5 - "...che quelli che rubano e ammazzano con le pistole sono i figli meno capaci di quelli che rubano e ammazzano con il cervello..."
Mia personale VALUTAZIONE: ****° - quattro stelle e mezzo su cinque



















