sabato 7 marzo 2026

Guerre giuste ed indignazioni

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 683

Come più volte detto o meglio scritto in questi post un po' polverosi, quello che mi inquieta maggiormente guardandomi intorno in questo periodo lungo e triste, è che abbiamo perso la capacità di indignarci davvero. E' stato quasi un sentirmi parlare allo specchio quando nei giorni scorsi ho sentito la stessa frase ad un convegno a cui ho partecipato. Nell'ascoltarla ho sentito toccare dentro corde che mi sono accorto in questi giorni si erano sensibilizzate poco. Ammetto quindi che il primo a commettere l'errore capitale suddetto sono stato proprio io. 
Avevo ed ho infatti ascoltato con interesse e tristezza gli sviluppi tragici di quanto sta accadendo nel "nuovo ed ulteriore" scenario di guerra ma in effetti non era e forse non è scattata quella voglia di gridare che invece doveva e dovrebbe scattare SEMPRE di fronte a simili orrori.
Oltre che all'ennesimo conflitto, è in atto, senza se e senza ma, un tentativo neanche troppo velato di eleggere la cosiddetta "GUERRA GIUSTA" a motivo di vita e/o ragione d'impresa di molti/tanti/troppi/tutti? i paesi di questo sempre più triste mondo. Allo stesso convegno ho sentito una frase che mi è arrivata dentro come una spada "è in atto un colpo di stato contro lo stato di diritto internazionale, tentando di far prevalere la legge della forza sulla forza della legge" (cit. prof. Marco Mascia).
Evidentemente a volte bastano pochissime parole per far passare un messaggio, cosa che da sempre mi è ignota. Le cerco, le rincorro, le mescolo, le ingarbuglio. E poi eccole lì: semplici, complete e chiare. E magari anche capaci di rimanere e smuovere. Già. Perché la memoria, l'indignazione e l'impegno dovrebbero essere ben legati fra loro, soprattutto adesso. 
Quanto sta accadendo e si sta allargando ogni istante di più nel mondo che sempre più sembra il "piano di gioco" di un folle Risiko dovrebbe farci bollire il sangue oltre che farci scendere le lacrime di commozione una volta sì e dodici no. Ma non ci riesce più oltre l'estemporanea moda del momento. Come in un reel social anche la nostra indignazione vera ha quella durata, qualche frammento di tempo, diversi secondi, una manciata di nodi alla gola. Poi si passa alla notizia successiva che magari è un tale che indica la fede all'anulare a Sanremo e fa ballare una sala stampa intera, bloccando l'informazione e l'attenzione di un paese intero. Poi anche lui passa ed arriva la nuova moda. Nel frattempo quelli che hanno mantenuto costante l'attenzione proseguono il loro percorso e la ricerca di ottenere l'obiettivo prefissato: ridefinire confini e parole. Con la forza e la guerra giusta.

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