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domenica 26 luglio 2026

Sospensione dei diritti

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 703

Venticinque anni fa l'Italia si è resa protagonista di un'impresa che è passata (troppo) sotto silenzio. Nel luglio del 2001 infatti a Genova, il nostro bel paese si è macchiato di una vergogna indelebile che ancora oggi puzza di schifo. "La più grave sospensione dei diritti umani dal dopoguerra ad oggi in un paese occidentale". Bene usare il virgolettato di Amnesty International per rendere l'idea ma soprattutto per ricordare, perché evidentemente non siamo più in grado di farlo. 
In quei tristi giorni infatti, le forze dell'ordine e chi le dirigeva, si resero protagonisti e registi di veri e propri crimini. Abusi di potere e di forza, violenza fisica e psicologica, mancanza di riconoscimento dei diritti civili, violazione di regole e procedure, fabbricazione di prove a propria difesa, accuse ed arresti contro ogni regola, dignità e salute dei fermati calpestate nel peggiore dei modi. Tutto questo accertato ma mai ricordato a sufficienza. Mai evidenziato. Mai sostenuto con forza. E di conseguenza mai usato come base di cambiamento.
"GIA' PERCHE' C'E' SEMPRE UNA PARTE DA RECITARE" ed in Italia spesso è quella del "sì però" . Giochino che prova a riabilitare o trovare attenuanti a cose aberranti ma che sono faticose da gestire se ammesse. In questo caso, il gioco della parte in commedia ha comportato una continua giustificazione preventiva da parte delle istituzioni ("eh ma hanno dovuto subire provocazioni e violenze anche loro") ed un successivo disinteresse del guardarsi dentro per evitare il ripetersi di quegli atteggiamenti e quelle manifestazioni di scempio. Perché, come riportato anche da un interessante articolo su Domani di Riccardo Noury - portavoce di Amnesty International, se è vero che da allora non ci sono state uccisioni di manifestanti in piazza è altrettanto vero che più o meno è stato quasi esclusivamente "un caso" visti i lacrimogeni lanciati ad altezza uomo, i pestaggi, i fermi fuori dai canoni. Non solo. Sono purtroppo noti molti casi di vittime durante fermi/arresti/perquisizioni/ecc: Riccardo Magherini, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Riccardo Rasman ma non solo. Questi solo quelli che hanno "bucato" a livello comunicativo ma purtroppo il numero è molto più alto e l'elenco più lungo. Sempre da un articolo di Domani (di Luigi Mastrodonato) di qualche tempo fa emerge come siano quasi settanta le vittime di questo tipo in questo quarto di secolo. 70. Che dovrebbe - dopo la vergogna - provocare anche riflessione. Perché se è vero che non ci sono stati momenti di sospensione dei diritti umani collettiva come nei giorni tra il 19 ed il 22 luglio di venticinque anni fa è vero che siamo di fronte a sospensioni di diritti umani singole e personali ma ugualmente gravi e definitive. E questo fa capire come non siamo capaci di essere all'altezza mai, ma anche solo banalmente di "ricordare".
In questi giorni la comunicazione e la politica, che ormai sono un pacchetto unico senza capacità di distinzione di ruoli e questo è un dramma vero, sono tutte impegnate a dibattere sulla concessione della grazia o meno (e candidabilità alle elezioni.....sigh) a Mario Roggero, colpevole con sentenza passata in giudicato di aver ucciso due rapinatori (ferendone un terzo) sparandogli alla schiena in mezzo di strada. Particolare - oltre alla non esistenza della legge del taglione e della pena di morte ma queste "inezie" volutamente considerate come limiti superabili dai suddetti benpensanti - sottovalutato da tutti quelli che invocano i motivi dello stesso condannato. Chissà che pensiero avrebbero avuto se un colpo avesse ferito qualcuno di loro conoscenza, passante per caso in quella via. Ma son mie stupide elucubrazioni mentali. 
Un po' come quelle che mi vengono vedendo i video del fermo che ha portato alla morte di Abderrahim Fakir e leggendo la folle corsa a dichiarare innocenti i poliziotti cercando - come detto su - il "sì però del caso" che parte dal denigrare la vittima per precedenti/escandescenze (perché direttamente le origini non sta bene metterle sulla bilancia ma per molte sono il discrimine principale) per poi trovare ogni singolo frammento di video o altro per alleggerire. L'autopsia è in corso, la ricostruzione dei fatti anche, le analisi di circostanze e conseguenze pure. Ma è già in atto il "dimenticarsi" del fatto che un fermato è stato bloccato a terra, legato mani e piedi con il torace schiacciato al suolo. I poliziotti sono colpevoli in automatico? NO, lo stabiliranno risultanze delle autopsie, delle analisi dei fatti e (se del caso) dei processi. Quel che è certo è che in questo momento c'è una vittima sola che è appunto Fakir. E forse ogni tanto bisognerebbe ricordarlo o finisce come è finita con il G8 e con le vittime "in mano dello stato". Tra una richiesta di grazia per chi spara alla schiena in mezzo di strada ed una consueta dichiarazione "io sto con le forze dell'ordine senza se e senza ma" probabilmente ogni tanto bisognerebbe anche banalmente soltanto ricordare ed interrogarsi.
Ah già, ma sono attività che comportano fatica. Ed aprono ad azioni che alla pancia del (bel) paese proprio non vanno giù. Ed allora avanti così, fino alla prossima "sospensione dei diritti umani". Generale o personale che sia. 

sabato 25 aprile 2026

La storia non cambia se tu non la cambi

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 690
Il mio Poeta dice che "LA STORIA NON CAMBIA SE TU NON LA CAMBI" e credo che oggi non ci sia colonna sonora più adatta. In quello che secondo me resta il giorno più importante dell'anno percepire ogni volta con mano l'orrore di quello che è stato il ventennio di scempio e tragedia è sempre qualcosa che scava dentro. Allo stesso modo e con la stessa potenza percepire la forza e la vita dedicata alla propria libertà ed a quella del proprio paese da parte di donne ed uomini impegnati nel far sì che la storia cambiasse, arriva allo stomaco ed al cuore ogni anno in modo più forte. Come ogni anno il venticinque di aprile esplode qualcosa dentro. Di gratitudine, di orgoglio, di voglia di far sì che quell'esempio si tramandi così come quello spirito. 
Ho ascoltato oggi diverse persone parlare della necessità di non trascurare la memoria e di imparare a riconoscere l'importanza del racconto. E mai come oggi ho immaginato cosa potrebbe essere l'immagine di quegli anni o il nostro futuro se quel bagaglio di storia, di sangue e di impegno venisse cancellato da revisionismi, poca memoria o bieco opportunismo politico/sociale. 
Chi in quegli anni ha preferito rispettare il proprio diritto di espressione piuttosto che adeguarsi allo scempio, chi ha lottato per la tutela di tutti, chi ci ha rimesso solo per essere non allineato al concetto di "normale", chi ha deciso che non valeva la pena stare a guardare una storia ingiusta che doveva essere cambiata. TUTTE e TUTTI loro meritano il plauso, il ricordo ed il ruolo di esempio. Oggi e domani.
Le tappe di quei giorni sono diventate le tappe di questo venticinque aprile, sperando siano le tappe sempre presenti nella storia e nella memoria di tutti.

Via Quarto

Pietre d'inciampo via delle Panche

Circolo Tre Pietre

Istituto Chimico Farmaceutico Militare
Monumento per Mary Cox e Maria Penna Caraviello

sabato 7 marzo 2026

Guerre giuste ed indignazioni

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 684

Come più volte detto o meglio scritto in questi post un po' polverosi, quello che mi inquieta maggiormente guardandomi intorno in questo periodo lungo e triste, è che abbiamo perso la capacità di indignarci davvero. E' stato quasi un sentirmi parlare allo specchio quando nei giorni scorsi ho sentito la stessa frase ad un convegno a cui ho partecipato. Nell'ascoltarla ho sentito toccare dentro corde che mi sono accorto in questi giorni si erano sensibilizzate poco. Ammetto quindi che il primo a commettere l'errore capitale suddetto sono stato proprio io. 
Avevo ed ho infatti ascoltato con interesse e tristezza gli sviluppi tragici di quanto sta accadendo nel "nuovo ed ulteriore" scenario di guerra ma in effetti non era e forse non è scattata quella voglia di gridare che invece doveva e dovrebbe scattare SEMPRE di fronte a simili orrori.
Oltre che all'ennesimo conflitto, è in atto, senza se e senza ma, un tentativo neanche troppo velato di eleggere la cosiddetta "GUERRA GIUSTA" a motivo di vita e/o ragione d'impresa di molti/tanti/troppi/tutti? i paesi di questo sempre più triste mondo. Allo stesso convegno ho sentito una frase che mi è arrivata dentro come una spada "è in atto un colpo di stato contro lo stato di diritto internazionale, tentando di far prevalere la legge della forza sulla forza della legge" (cit. prof. Marco Mascia).
Evidentemente a volte bastano pochissime parole per far passare un messaggio, cosa che da sempre mi è ignota. Le cerco, le rincorro, le mescolo, le ingarbuglio. E poi eccole lì: semplici, complete e chiare. E magari anche capaci di rimanere e smuovere. Già. Perché la memoria, l'indignazione e l'impegno dovrebbero essere ben legati fra loro, soprattutto adesso. 
Quanto sta accadendo e si sta allargando ogni istante di più nel mondo che sempre più sembra il "piano di gioco" di un folle Risiko dovrebbe farci bollire il sangue oltre che farci scendere le lacrime di commozione una volta sì e dodici no. Ma non ci riesce più oltre l'estemporanea moda del momento. Come in un reel social anche la nostra indignazione vera ha quella durata, qualche frammento di tempo, diversi secondi, una manciata di nodi alla gola. Poi si passa alla notizia successiva che magari è un tale che indica la fede all'anulare a Sanremo e fa ballare una sala stampa intera, bloccando l'informazione e l'attenzione di un paese intero. Poi anche lui passa ed arriva la nuova moda. Nel frattempo quelli che hanno mantenuto costante l'attenzione proseguono il loro percorso e la ricerca di ottenere l'obiettivo prefissato: ridefinire confini e parole. Con la forza e la guerra giusta.

domenica 15 febbraio 2026

Censure pucci pucci

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 681

Proprio un gran bel paese quello che "PREPARA LA CENA CANTANDO SANREMO". Ormai sono già settimane che il bravo presentatore imperversa ovunque lanciando annunci riguardanti partecipanti, co-conduttori, ospiti. Carrozzone che ogni anno sembra più numeroso ed anche ingombrante. Ma non è questo il punto dato che in fondo basta non guardarlo o farlo con l'importanza che merita ed il gioco è fatto: non mi pare un gran problema.
La cosa "bella" è relativa a tutto il pandemonio che si è scatenato in merito alla partecipazione di un co-conduttore, Andrea Pucci, all'evento. Annunciato dal buon Conti, il suo nome ha innescato una polemica che ha visto toni da catastrofe nucleare. All'avvenuto conferimento di incarico, in diretta tv che nemmeno i nomi dei nuovi ministri di un nuovo governo, il comico ha festeggiato come normale fosse. Successivamente è partita una rumba che nemmeno in sala da ballo. Alcuni esponenti della commissione di vigilanza Rai ha stigmatizzato la cosa perché le sue apparizioni artistiche (ed alcune posizioni espresse) risulterebbero eccessive, sessiste ed omofobe. Sui social sono partite campagne numerose ed alcune pesanti contro la sua  partecipazione. A questo punto lui, autonomamente, ha deciso di non partecipare più perché non più tranquillo. Scelta legittima, come d'altronde le critiche alla sua qualità di artista. Molto discutibile la presa di posizione sulla possibilità di partecipare di cosiddetti esperti di vigilanza, inaccettabili le offese o simili schifezze emerse dal mondo social. Evento spiacevole ma limitato. Sarebbe sembrato così se non fosse sceso in campo il gotha dei cervelli per prendere una posizione netta ed univoca.
La presidente del Consiglio che così turbata non si è mai mostrata, né per i morti di Gaza né per la tragedia della frana a Niscemi tanto per portare due esempi, è intervenuta prontamente parlando di ingiusta censura operata dalla sinistra. La seconda carica dello Stato è scesa in campo per portare solidarietà a Pucci ingiustamente messo alla porta, invitando la Rai a chiedergli scusa e fargli cambiare idea. Tutta la maggioranza ed il governo lancia in resta con in prima fila il ministro delle infrastrutture ha parlato di un'ingiustizia perpetrata ai danni di una figura scomoda non allineata al mondo gestito dalla cultura di sinistra.
Ora, partendo dalla premessa che a me Pucci non fa né caldo né freddo come comico e che certesue  posizioni espresse sui social le ho trovate abbastanza orribili ma che non credo ci fosse questo infinito scandalo a vederlo partecipare, farei il punto della situazione. Le accuse "violente" a Pucci sono arrivate dai social che attaccano tutti e che sono violenti anche verso i martiri. E' giusto? Assolutamente no. Ma o si fa un discorso generale provando a capire come intervenire o attaccare una parte politica  per questo è ridicolo. Che poi la sinistra non esista più da ventenni e che meno che mai possa decidere qualcosa in questo Paese, questo sarebbe un altro discorso da fare, ma non vorrei deludere gli esponenti duri e puri che vedono in questo spauracchio l'unico punto del proprio programma. Andando oltre. Accusare la Rai di censura oltre che da sbellicarsi da ridere è proprio contrario alla verità. Pucci non sarà a Sanremo perché ha deciso liberamente così, non si sentiva voluto e tranquillo per pressioni di entità astratte (account e #) e per critiche forti di alcuni esponenti della commissione di vigilanza ma non per censura. Ed "infatti" le più alte cariche dello stato.....scendono in campo per tutelarlo da un'ingiusta opera censoria del servizio pubblico. Per ulteriore chiarezza. Quella che da ex militante missina era convinta che Mussolini fosse l'unico politico capace di operare per il bene dell'Italia nella seconda metà del ventesimo secolo e quello col busto di Mussolini in casa e dall'orgogliosa dichiarazione "io non sono antifascista" invocano la libertà di espressione e si fanno paladini della possibilità del diritto di dire la propria, travestendo da martire qualcuno (sostenitore ed amico di curva) che ha deciso liberamente di non partecipare ad un evento.
In Italia la censura è considerata questa. In Italia le cose che smuovono le istituzioni sono queste. In Italia i paladini del diritto di parola e della libertà di espressione sono questi. Non lo trovate magnifico? Ma che gran bel Paese.

sabato 10 gennaio 2026

Abituati a tutto

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 676

Parte il nuovo anno con una tragedia dalle dimensioni immani che probabilmente nemmeno riusciamo a quantificare "davvero". In un locale a Crans Montana in un solo istante 40 vite spazzate via, centodieci ferite gravemente e un numero non calcolabile di quelle direttamente ed indirettamente segnate, irrimediabilmente. Il tutto reso ancora più crudele (come se fosse possibile...) perché accaduto a giovani esistenze che volevano e stavano solo festeggiando l'arrivo del nuovo anno.
"ALTRO GIRONE, ALTRO REGALO" tragico di questo nuovo anno. A Minneapolis pochi giorni fa invece Renee Good (madre trentasettenne di tre figli) è stata uccisa da un poliziotto dell'ICE (agenzia statunitense contro l'immigrazione clandestina) sostanzialmente a sangue freddo.
Eventi clamorosamente tragici, che hanno sicuramente scatenato il cordoglio e l'indignazione ma come sempre durati tremendamente troppo poco rispetto all'esigenza di salire in cattedra nei commenti ed andare oltre il buon senso ed il buon gusto. A Crans Montana infatti si sono messi sotto esame i comportamenti dei ragazzi e quelli dei genitori, in alcuni casi mettendoli sullo stesso livello di organizzatori e gestori. A Minneapolis si è stravolta la realtà andando a cercare ricostruzioni prima fantasiose poi inventate per la ricerca ossessiva dell'alibi precostituito per chi indossa una qualsivoglia divisa.
Così, opinione dopo opinione e riga dopo riga, sono andate in secondo piano le vittime e si sono aperti i processi e/o i dibattiti che hanno visto non interessarsi più della tragedia ma solo ascoltare la futile profondità della propria voce da parte dei cosiddetti commentatori. E non solo. Sì perché poi alla fine in quel girone dantesco ci finiamo tutti (io per primo che sto scrivendo questo post) e confermiamo qualcosa di ugualmente tragico: che ci stiamo sostanzialmente abituando a tutto. 
Guardandoci intorno, a questa frase, potremmo abbinare infiniti argomenti ed aver costantemente la sensazione che alla fine, per davvero, non ci meraviglia o meglio scandalizza più niente. Ed allo stesso tempo fingiamo che accada e su tutto dobbiamo esprimere la nostra opinione. Che sarebbe bellissimo e confortante se nascesse da un vero credo o da un accurato sapere ma essendo determinato solo dalla moda generale e dal sostanziale menefreghismo concreto degli eventi, diventa davvero sconcertante.
In tutto questo prima un locale intero di giovani donne e giovani uomini ha visto la propria vita cambiata per sempre poi una giovane mamma e di riflesso i suoi tre figli l'ha vista cancellata da quelli che dovevano essere "le forze dell'ordine". Ma già oggi non sono più al centro dell'attenzione di tutti noi, abituati a voltare pagina rapidamente come si manda avanti un reel. Avanti la prossima tragedia, siamo pronti a dire la nostra.

sabato 20 dicembre 2025

Chissà...

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 673
Chissà che Natale staranno programmando a Gaza. Mi viene da chiedermelo mentre sono in coda per tornare a casa in una Firenze che sembra impazzita già a sei giorni dall'evento. Quello solito. Quello immancabile. Quello inderogabile.
Arriva ogni dodici mesi, preciso preciso, ed ogni dodici mesi si ripete la solita noiosissima tiritera. Quella che ci vede rincorrere non si sa bene cosa per non si sa bene quale motivo. E le strade si ingolfano, i negozi strabordano, i locali generano code, le ipocrisie non si contano. Ogni anno siamo tutti "VITTIME E COMPLICI" di questo massacro di sincerità e naturalezza cercando di andare sull'onda o quando ne rimaniamo scottati di non esserne troppo travolti.
Anche provando a rimanerne fuori alla fine ne rimaniamo invischiati tra un regalo che non vorremo fare e "ci tocca", un augurio che non sentiamo nostro ma ci ritroviamo "a pronunciare" e una serie di ipocriti sorrisi che ci vediamo recapitare da chi sostanzialmente ci considera solitamente il giusto e l'onesto. 
In tutto questo ci sarebbe la festività religiosa ma sfugge alla quasi totalità del mondo. Passi se ad avere questa dimenticanza è un posizionato su rive opposte all'evento come il sottoscritto, più curioso se lo spirito e la finalità del periodo sono ignorati da chi fa o dovrebbe fare di quel giorno qualcosa di unico. Ogni anno mi viene da riflettere al riguardo, ogni volta con sempre meno interesse per questo periodo ed ogni ripetitivo periodo dicembre emerge una considerazione piena di sarcasmo sempre più evidente e più accentuato del mio già presente quotidianamente. 
Sento parlare di periodo di riflessione e di periodo di "svolta dei cuori" ed il mio primo ed unico pensiero va proprio laggiù. A Gaza appunto. Dove morte e distruzione sono le uniche due festività riconosciute ed attuali. Dove i regali sono bombardamenti e condizioni invivibili. Dove speranza e vita hanno il significato dell'utopia irrealizzabile invece che del desiderio da far esaudire al Babbo Natale di turno. Laggiù dove (quasi) tutti siamo un po' colpevoli di quel che è successo e sta succedendo. Dove non siamo stati né bravi né interessati a mobilitarci e/o a tenere l'attenzione viva sulla strage avvenuta ed in corso. Nel posto dove sostanzialmente l'umanità è terminata e sta terminando ancora ogni giorno.
E di Gaza purtroppo ce ne sono/potrebbero essere tante. Troppe. Non a quei livelli, non con quella tragedia, non con quella "fine del mondo". Ma tante. Situazioni che, con impatto e sviluppo diverso, hanno dentro di sé la cartina tornasole di quanto questo periodo sia sostanzialmente una rincorsa unica all'ipocrisia generale. Chissà se questa evidenza saremo mai in grado di affrontarla. Non dico superarla eh ma banalmente solo di ammetterla. Nel frattempo mettiamoci in coda per gli imperdibili eventi.
E buone rincorse/ipocrisie/auguri/regali a tutti.

venerdì 5 dicembre 2025

Spenta la luce

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 671
"La guerra è finita" . Verrebbe da aggiungere "andate in pace" se non fosse a rischio la sensibilità di quell'istituzione che in questo mese ha il suo splendido evento principale. 
Purtroppo in quelle quattro parole ci sono due errori formali e sostanziali. Quello che definisce guerra uno sterminio/genocidio/qualsiasi modo si voglia chiamare e quello che definisce finito qualcosa che di terminato non ha niente. 
Dopo i proclami di successo trumpiano della pace con sfumature di tregua, in realtà quello che è successo è che il "TELESERVIZIO SU MISSILI BOMBE E COWBOY" ha tristemente smesso di andare in onda. Non solo. Tutti noi della cosiddetta opinione pubblica è come se ci fossimo dimenticati di quanto ci fosse stato a cuore nei mesi scorsi il livello di atrocità in atto a Gaza e dintorni. Ci siamo in pratica accodati alla rivendicazione di accordo sbandierata e siamo andati ad occuparci di altro. Più o meno tutti, io per primo.
Eppure basterebbe uscire da quelle tre notizie tre su cui si concentrano i soliti e consueti canali, lasciar stare il nuovo aggiornamento su Garlasco, ignorare le ennesime lucide analisi politiche ed economiche dei mirabolanti luminari che ci governano ed amministrano e cercare un po' di approfondimenti. Su come il termine pace usato non sia neanche vago parente né tantomeno sinonimo del significato da sempre conosciuto. Su come chi vive laggiù ed ancora non è morto, ha un destino pressoché segnato. Su come quella terra sostanzialmente non esista più, né geograficamente né economicamente né di vita vera e propria. Basterebbe cercare di tenerla accesa quella lampada di verità su quello che sta realmente accadendo e/o dare e fare sponda a chi lodevolmente se ne occupa senza aver smesso un solo istante. Il mensile di novembre del Fatto Quotidiano - MillenniuM - offre un'inchiesta completa su cosa sia quel territorio e su cosa sta accadendo. Le organizzazioni non governative impegnate sul campo continuano senza sosta a lanciare appelli all'attenzione cercando di sensibilizzare sui morti palestinesi che continuano nonostante la cosiddetta tregua (quasi quattrocento - di cui oltre centrotrenta minori - solo in questi due ultimi mesi), sull'insufficienza/inesistenza delle condizioni di vita vagamente decenti complicate dal clima avverso che non trova nessuna forma di struttura a bloccare i propri effetti, sulle condizioni drammatiche dei reduci.  L'ONU denuncia la mancanza degli aiuti alimentari previsti (più o meno un sesto di quegli annunciati) e la necessità immediata di tende e/o strutture idonee ad ospitare la popolazione vittima dei suddetti eventi climatici, ma l'accesso di tutto ciò nel territorio è impedito/complicato da Israele.
Con l'annunciata pace, la luce sulla situazione di Gaza si è spenta. E' calata nell'oblio della tragedia nota e di quella meno conosciuta di un territorio che oltre alla devastazione ed alla sparizione non merita neanche la decenza di un piano serio di aiuti e ricostruzione. Qui non si parla di giustizia o addirittura di adeguati provvedimenti per quanto accaduto, qui si parla di sopravvivenza e neanche dignitosa. Lo schifo a cui questa vicenda di tragedia mondiale ci ha di fatto abituati fa davvero impressione. E se ancora avessimo qualcosa di simile ad un cervello e/o un cuore per metterlo in atto, dovrebbe portarci tutti ad una vera e concreta analisi di fatti e responsabilità.

martedì 25 novembre 2025

Una fitta allontanata

Intento a passeggiare per quel parco che non aveva mai preso troppo in considerazione, si trovò ad allargare il proprio giro mosso da un chissà quale istinto. Mentre ascoltava quel podcast satirico (a tratti sarcastico) che tanto sciacquava il suo cervello nei momenti in cui aveva bisogno di staccare da pensieri ingombranti, si trovò in un piccolo spazio chiamato "il cortile degli assenti". Il piccolo giardino nel giardino era delimitato da quattro panchine di colori diversi. I colori della pace, il bianco, i colori rainbow, il rosso. Ognuna identificata da una targa che spiegava che quella panchina era lì per far sedere il ricordo di vittime di atrocità avvenute per folli motivi diversi. Rimase colpito e rimase a guardarle. Tutte. Poi il suo sguardo venne catturato da quella rossa ed è lì che si accese il ricordo di Pamela e di quella lezione di vita. Gli sembrò di sentirla parlare adesso, con quella voce dolce ma tremendamente profonda ed  "UNA FITTA ALLONTANATA" per molto tempo tornò a fargli scomoda compagnia. Ci si avvicinava alla giornata internazionale contro la violenza delle donne allora come in quell'istante e mentre parlavano delle iniziative che si stavano organizzando lei gli disse: "vedi, fin quando il 25 novembre sarà UNA giornata in cui si considera le donne come si fa con le cose che meritano un briciolo di attenzione sporadico per poi riporre nell'angolo nel quale si pensa meritino di stare, sarà quasi peggio che meglio". Lui non riusciva a capire il perché e quella posizione gli risultò eccessiva ma conoscendo lo spessore di Pamela attese il resto della spiegazione. "vedi, fin quando a farci PAT PAT sulla testa una volta l'anno, facciamo due con l'otto marzo, saranno quelli che durante tutto il resto dei giorni ci considerano quelle che in fondo se la sono cercata per una gonna più corta o un rossetto più accesso questo giorno sarà la nostra sconfitta più che la nostra vittoria. Estremizzo. Ti ricordi Marina? La ragazza che lavorava nella ditta di fronte alla nostra? Non le ha creduto nessuno, nessuno ha fatto niente, nessuno le ha mostrato vera solidarietà, nessuno si è astenuto da mettere in giro voci sul suo presunto essere facile, nessuno l'ha considerata attendibile quando ha denunciato il compagno geloso. Poi il 13 ottobre in quella chiesa davanti a quella bara erano tutti travestiti da coccodrilli dalle lacrime facili". Fu lì che lui ebbe quella sensazione di mancanza d'aria che raramente avrebbe provato successivamente. Si sentì infilzato da quelle accuse perché quei commenti li aveva sentiti anche lui e pur non partecipando ai discorsi non aveva alzato la voce chiedendo il rispetto per Marina ed in fondo per tutte le donne. Guardando quella panchina quella fitta allontanata per tanto tempo si fece di nuovo sentire, forte come all'epoca. "vedi, lo so bene che mi date tutti della femminista polemica e che non andate troppo oltre prendendomi in giro anche sul mio aspetto fisico solo perché ho un bel culo, ma davvero fin quando non si capirà che ogni mancanza minima/media/grande verso una qualsiasi donna deve riguardare tutti - donne e uomini - e tutti i giorni, il 25 novembre sarà la festa internazionale dell'ipocrisia". Per poi concludere "vedi, il paradosso è che io mi devo sentire fortunata come donna perché in 40 anni ho "solo" guadagnato meno di quanto meritassi, fatto meno carriera di altri colleghi maschietti, aspettato l'ultima promozione due/tre anni in più di un percorso già ritardato perché "eh sai sei incinta...", sentito commenti più o meno sboccati su quanto e come fossero frequenti e lunghe le mie riunioni con il capo. E perché? Solo perché sono donna. E davvero sono fortunata in paragone a Marina o a molte altre anche "solo" importunate e/o molestate. E questa è la vera tragedia." Quei vedi li risente tutti davanti a quella panchina e gli scappa un sorriso malinconico. Pamela, che alla fine quei motivi di fortuna li aveva sbattuti in faccia al capo sbattendo anche la porta e provando a far valere i propri diritti denunciando quello che riteneva ingiusto. Il primo risultato? I commenti "da quando ha smesso di fare le 'riunioni' con il capo si è impermalita". L'ennesima conferma della correttezza della sua tesi. Il sorriso si fece amaro sul suo volto e quella fitta tornò prepotente. "più fortunata di Marina" ripensò a quelle quattro parole. E quella fitta picchiò più forte. Tanto. E quella panchina divenne più rossa, almeno ai suoi occhi.

sabato 18 ottobre 2025

Forza Sigfrido

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 664
Tempi sempre bui. Forse solo all'inizio.
Un chilo di esplosivo con un ordigno rudimentale ma con una dinamica che lascia intendere che chi ha agito volesse esattamente provocare quella situazione in quel momento. Un segnale chiaro quello diretto all'interessato dell'attentato: "conosciamo i tuoi spostamenti e sappiamo quando e dove trovarti".
Nel mirino c'è Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report. Già vittima in passato di minacce e di qualcosa di poco chiaro e riconducibile ad un vero e proprio avvertimento a "base" di pallottole ritrovate in un cespuglio dove a "VEDERE LA PISTOLA AFFONDARE" non c'era nulla di poetico o giornalistico ma un vero atto di intimidazione che adesso ha avuto un passaggio di livello. 
Purtroppo quando il percorso è iniziato nessuno ha dato peso alla cosa. Ranucci non ha mai fatto mistero di quello che ha passato e delle minacce/avvertimenti ricevuti. Lasciando i dettagli e la gravità alla magistratura ed all’autorità competenti anche per non allarmare le persone vicine ma sottolineando sempre il clima che respirava sulle situazioni a cui era sottoposto, come sempre fatto anche coi fatti delle sue inchieste. Li ha messi in piazza denunciandoli, per informare e per fare il suo mestiere. Ma ha ricevuto come risposta, più o meno diretta, continue delegittimazioni, offese, denigrazioni e le cosiddette querele temerarie. Anche e soprattutto da molti che oggi si dicono costernati dell'attentato e ne condannano la violenza e il significato e che invece nel significato puro della parola "delegittimazione della persona" ci hanno sguazzato.
Già, perché gli attacchi allo stesso Sigfrido ed alla sua trasmissione sono stati continui e con un significato molto più potente ed importante della critica e/o della non condivisione del lavoro svolto. Da ruoli istiruzionali e di potere. Sono state fatte accuse personali dirette. Messi in piazza dubbi e mosse critiche/accuse che tutto erano meno che lontane da violenze verbali. Che non possono ne potranno mai essere considerate pari o causa o vicine ad un ordigno che esplode al rientro a casa dopo dieci giorni e dopo mezz'ora dal rientro della figlia in casa ma che non possono ora essere cancellate da una costernazione plastificata. Chi ha messo quegli ordigni è un attentatore e come tale deve essere considerato e giudicato e niente può ridurre la sua "condanna" in tal senso. Chi da sempre usa la denigrazione e la violenza verbale nei confronti di chi fa inchiesta non può essere messo al pari di né essere considerato la base su cui si costruiscono questi atti, altrimenti si sbaglierebbe due volte. 
Resta però un'abitudine pericolosa quella di delegittimare con metodi furbi (querele temerarie) violenti verbalmente e denigratori della persona. Lo stile d'inchiesta di Report sarebbe/sarà necessario per far luce su questa schifosa vicenda. Su un attentato che riaccende ricordi vecchi e tanto dolorosi e che deve fare interrogare davvero tutti. O almeno quelli che capiscono il significato profondo della parola. E purtroppo non sono molti.
Solidarietà totale a Sigfrido Ranucci ed idealmente a cantare con il presidio di quelle persone che hanno provato a sostenerlo emotivamente oggi pomeriggio sotto la redazione di Report intonando "siamo scorta".
FORZA SIGFRIDO

sabato 4 ottobre 2025

Un meraviglioso viaggio

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 662

Oggi mi va di utilizzare una categoria di questo blog (clicca qui) per raccontare qualcosa di diverso.
Ieri infatti ho fatto un viaggio in un percorso di speranza, coscienza e presa di posizione. Una lunga camminata in un fiume colorato che rivendicava qualcosa di profondo ed umano. Per questo la categoria viaggi secondo me è perfetta per descrivere la giornata di ieri. Perché il panorama era mozzafiato e l'aria era di quelle buone che fanno bene, elementi ricorrenti durante i giusti viaggi. Quelle giornate che ti riassestano e ti riequilibrano. Di quelle che riescono a farti dire "VEDO LONTANO IL TEMPO CHE HO PERSO". Perché su questo argomento siamo stati tutti troppo in silenzio. Abbiamo considerato tragicamente normale un numero di obbrobri e morti che fa orrore a rifletterci su. E di questo dobbiamo sentirci tutti colpevoli. 
Partecipare allo sciopero ed alla manifestazione di ieri non ci riabilita ma ci fa respirare un'aria diversa. Triste, rammaricata, ferita. Ma anche piena di coscienza profonda, di un sapore bello di cittadinanza attiva. Non mi va nemmeno di soffermarmi sui poveretti che non sapendo di cosa si parla hanno ironizzato, polemizzato, denigrato. Povera gente che non è solo colpevole ma anche complice. E come tale non poteva che atteggiarsi così.
E' stato bellissimo respirare il clima, percorrere quei chilometri, sentire quella partecipazione, vedere quel fiume di persone, condividere quelle parole, sentirsi dalla parte giusta o meglio l'unica possibile. Davvero un viaggio speciale, e come tale merita il mio modo di raccontarli: cinque foto e brevi didascalie.

IN DIFESA DI FLOTILLA PER GAZA

Uno - Per il popolo palestinese

Due - Per Gaza

Tre - Per il diritto alla vita

Quattro - Al fianco della Flotilla

Cinque - Dalla parte giusta

giovedì 25 settembre 2025

Irresponsabili

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 661

C'è una presidentessa del consiglio a cui evidentemente sfugge il senso della realtà. La stessa che si era definita "donna madre e cristiana" ha fatto in questa settimana di tutto per smentire anche se stessa. 
E' notizia di questi giorni infatti che le imbarcazioni della Flotilla in viaggio per portare aiuti e cibo a Gaza sono state attaccate da sofisticati droni che hanno "bombardato" le stesse con bombe sonore capaci di stordire ed infiammare. Ne hanno fatto le spese alcune vele e certamente i componenti della spedizione che si sono visti attaccare per l'ardire di portare aiuti. Era purtroppo prevedibile, perché hanno a che fare con uno stato stragista e terrorista ma è proprio per questo che queste imbarcazioni stanno facendo questo viaggio. Perché a Gaza, per mano israeliana, sta morendo una popolazione. Non per dire ma proprio nei fatti. Bombe, violenze e di fatto "chiusura" degli aiuti per chi sta morendo di fame. Per dirla "PANE AL PANE" manca proprio quello: il pane. I generi alimentari. I farmaci. Gli aiuti richiesti, invocati e disperatamente ricercati dalla popolazione palestinese non ci sono e quando sono apparsi o appaiono sono solo ed esclusivamente delle esche per sterminare ancora di più le persone in coda per accaparrarsi qualche boccata di ossigeno. In questo clima, una cinquantina di imbarcazioni di oltre quaranta nazioni diverse hanno provato a mettere mano all'assoluta complicità colpevole delle nazioni e dei governi che non stanno facendo NIENTE per aiutare chi sta morendo di bombe e di fame. Mondo tutto che è complice di questa strage. Flotilla prova a mettere una pezza a questa assenza e viene, quasi ovviamente e senza troppa meraviglia e/o preoccupazione, bombardata. Per ora solo in modo sonoro. 
Non solo. Perché la suddetta presidentessa del consiglio li ha definiti anche irresponsabili e mossi da un unico fine, non umanitario ma politico: attaccare lei ed il suo governo. Attenzione, ripeto. Secondo la suddetta, una cinquantina di imbarcazioni di quaranta nazioni diverse si sono mosse in direzione Gaza con tonnellate di aiuti sapendo di andare incontro a ritorsioni politiche e fisiche solo ed esclusivamente per criticare ed attaccare il governo meloni. Che da buona madre, donna e cristiana è preoccupata delle critiche al suo esecutivo e non dei bambini morti sotto le bombe, negli ospedali pediatrici abbattuti o di fame, ferite e stenti. E' inquieta per la richiesta di interventi del suo governo e non per le donne che perdono familiari e figli e che non hanno la possibilità di portare avanti i loro stati di gravidanza (argomento a cui di solito è così tanto interessato questo governo) a causa della strage israeliana continua. 
"E' da irresponsabili. Non c'è bisogno di mettere a rischio la propria incolumità per consegnare degli aiuti che sarebbero potuti essere consegnati in poche ore dal governo" tesi confermata anche da quel signore che trent'anni fa inciuciava a telecamere spente con Buttiglione e che ora pare faccia il ministro degli esteri. Anzi, lo stesso responsabile della Farnesina è addirittura andato oltre dichiarando che sono già arrivati gli aiuti italiani. Probabilmente l'indirizzo era sbagliato, dato che secondo tutti i testimoni sul campo (cooperanti, attivisti, volontari sul posto, fatti) questi aiuti non sono mai arrivati.
Intanto il numero di morti cresce. Cresce. CRESCE. Forse anche loro perché vogliono "solo" criticare il governo meloni. Quello della donna. Madre. E cristiana. Accerchiata da tutti.

venerdì 19 settembre 2025

Il conto

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 660

Nel video che circola in modo virale (pare si dica così) in questi giorni con protagonista Enzo Iacchetti c'è tutto il disagio e lo stato di disperazione del livello (anche) comunicativo della vicenda che riguarda la strage senza sosta che avviene a Gaza. Ovviamente non è tra gli argomenti di disperazione principali che altrettanto ovviamente restano i morti, i feriti, le devastazioni e la pulizia etnica. Ma anche la comunicazione e la visione della cosa hanno un peso importante. Perché fondamentalmente si è ormai trovato il modo di abbinare automaticamente le denunce allo stato stragista di Israele all'antisemitismo, perché senza analisi si declina con la parola guerra un attacco sanguinario dove esiste un solo esercito, perché in automatico serve un contraddittorio anche dove fatti ed eventi indicano inconfutabili verità, perché ci si concentra sull'opportunità o meno del termine genocidio accapigliandosi per un vocabolo e perdendo il senso del significato di quello che sta accadendo. Esattamente quello che provava a dire Iacchetti l'altra sera a "E' sempre Cartabianca". La regola del "se in trasmissione c'è qualcuno che dice che la terra è tonda serve anche qualcuno che contrasti questa tesi" ha fatto però sì che ci fosse come ospite anche Eyal Mizrahi, presidente della federazione Amici d’Israele. Tenendo fede al suo ruolo e non rispettando la verità ed i fatti il presidente ha iniziato a recitare la sua parte: ha contestato numeri di morti e feriti rilevati da fonti internazionali, ha sostenuto che gli eserciti in campo sono due, ha sostenuto che la percentuale di morti di Hamas era superiore a quella dei civili lasciando intendere che quindi sostanzialmente ci poteva stare, ha provocato chiedendo "definisci bambino" a chi gli chiedeva conto della strage di minori in corso, ha apostrofato con "fascista" chi faceva il conto delle nefandezze dello stato israeliano e delle sue bufale. "CHE POI ALLA FINE IL SENSO E' TUTTO QUA" come dicevo (sopra ed in un post di qualche settimana fa qui): chi tocca/denuncia con fermezza le responsabilità di Israele elencando fatti evidenti ed inconfutabili è alla stregua degli antisemiti, fascisti o nazisti. Non contano foto, video, numeri, atrocità. Ospedali pediatrici che vengono giù, bombardamenti su gente affamata ed in coda per gli aiuti alimentari e sanitari, distruzioni infinite strutturali e generazionali, ferite ad anime e corpi senza più nessuna cura possibile per l'annientamento delle strutture di una società civile. E senza contare le conseguenze "a lungo termine", solo prendendo atto della fotografia di "oggi". Tutto è contestato e contestabile con (oltretutto) l'arroganza dei potenti a cui non si può sbattere in faccia la realtà perché hanno la prerogativa di potersela costruire a piacimento e quindi su misura.
Ho sentito il sempre brillantissimo Luttwak dire testuale "se bombardano bambini e neonati è perché quei bambini e neonati hanno lanciato razzi" oppure appunto il suddetto amico d'Israele sfidare Iacchetti con un tronfio "definisci bambino" e sembra tutto normale. Ed è anche quasi "vergognoso" che ci si debba attaccare continuamente ai bambini per provare a catturare l'attenzione. Ovvio che siano gli elementi più deboli ed innocenti da far emergere come vittime ma qui c'è una strage continuativa di TUTTO. Persone, società, vite, generazioni. Il tutto nel totale menefreghismo generale identificato perfettamente dalla frase che arriva soltanto adesso dalla nostra "ineffabile" presidentessa del consiglio che si erge a statista definendo addirittura "reazione spropositata". Decine di migliaia di morti, centinaia di migliaia di feriti, annullamento della vita della popolazione palestinese = reazione spropositata. "Ah, birichini questi permalosi israeliani..." sembrava essere il sottotitolo.
Ma quand'è che verrà presentato il conto a chi sta portando avanti questa strage ed a chi si permette questo scempio comunicativo e non solo? Quando verrà ripristinata la regola del "i fatti sono tali, sulle opinioni si discute"? Quando finalmente si capirà che chi viene mutilato, ucciso, reso orfano, annullato nella propria dignità e vita a Gaza ora ha avuto solo la sfortuna di essere nato a qualche migliaia di chilometri di distanza dal "nostro" punto fortunato? Quando si capirà che una strage continuativa di innocenti ed anche terroristi è tale chiunque la metta in atto e che questo chiunque deve essere chiamato stato omicida e stragista?
Purtroppo questo CONTO lo stiamo pagando tutti e purtroppo nemmeno ce ne rendiamo conto davvero fino in fondo.

sabato 2 agosto 2025

Quarantacinque anni fa, adesso

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 654

Ci sono date, come quella di qualche settimana fa relativa all'anniversario della strage di Via d'Amelio (clicca qui), che a distanza di anni fanno ancora più rumore.
Una di queste è l'anniversario di oggi, che ricorda come "BOLOGNA HA NEL CUORE UNA VECCHIA STAZIONE E CANZONI D'AMORE DEL DOPO".
Quell'orologio fermo che oggi gira come immagine un po' ovunque ha da sempre una potenza particolare, accentuata con il trascorrere del tempo dalla rabbia sorda per qualcosa di davvero inspiegabile, triste e tanto tanto tanto doloroso.
Mamma mi raccontava sempre che quando è successo e lei avevamo sentito la notizia alla piccola tv della casa di campagna le se era gelato il sangue immaginando tutte quelle persone che cominciavano ad essere annunciate come vittime. Quando è capitato di sentire i nomi delle vittime nei giorni della commemorazione sono venuti alla mente i loro percorsi, immaginate le loro storie, rivissuto il gelo di un Paese sconvolto da quella strage.
45 anni - 85 morti - 200 feriti. Ogni numero oggi pesa un po' di più. Ogni numero oggi ferisce molto di più. Ogni ricordo non deve scolorire. Ogni responsabile (diretto e meno) deve essere ben ricordato come la sua origine. Ogni vittima ed ogni familiare deve essere rispettato nel ricordo e nel percorso dello stesso. Ogni due agosto ed ogni giorno.
Oggi di più.

sabato 19 luglio 2025

Trent'anni più tre

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 652
Trent'anni più tre. 
Nel trentennale scrivevo, dopo pochi giorni, questo (clicca qui). Oggi a quell'anniversario si sono sommati altri tre anni ma è sempre "BORSELLINO LI' NEL TEMPO" fermo e dal ricordo indelebile. Sono passati tanti eventi, giorni e decenni ma quello strazio è ancora ben solcato nella pelle di tutti quelli che davvero capiscono cosa hanno significato quei giorni. Per le persone che se ne sono andate (Borsellino ma immancabilmente anche Falcone neanche due mesi prima ed ovviamente le loro scorte), per le loro famiglie, per il significato profondo degli eventi e per un paese intero.
Di Paolo Borsellino, oltre che della sua grandezza istituzionale e personale, a me ha sempre tremendamente colpito e lasciato addosso un segno di clamorosa ammirazione e malinconia il suo senso di appartenenza istituzionale e dovere morale che lo hanno contraddistinto in quei cinquantasette giorni che hanno separato il diciannove luglio dal ventitré maggio. Da quel "e adesso tocca a me" detto dallo stesso Paolo con le lacrime agli occhi il giorno del funerale dell'amico Giovanni. Nel film "Paolo Borsellino" con un magnifico Giorgio Tirabassi che interpreta proprio il giudice, emerge la sua forza in modo cinematografico, ancora più carica di significato sapendo cosa ha voluto dire la sua "opera" e quel periodo nella sua vita reale. Evento che aveva perfettamente anticipato e fotografato prima che avvenisse: “La mafia mi ucciderà quando i miei colleghi glielo permetteranno, quando cosa nostra avrà la certezza che sono rimasto davvero solo”. Solo, conscio della sua condanna eppure non indietreggiando neanche di un mezzo passo. Per un Paese che lo aveva abbandonato e gli aveva messo addosso un timer. E che dopo quello che gli è successo, tranne le commemorazioni di facciata, si è sostanzialmente dimenticato di lui, lasciandolo ancora e di nuovo più solo. Tre anni fa, la figlia Fiammetta ha deciso di non partecipare alle commemorazioni di suo padre ed ha poi motivato il tutto con un messaggio tanto chiaro quanto straziante. 
"Uno Stato che non riesce a fare luce su questo delitto non ha possibilità di futuro. Dopo trent'anni di depistaggi e di tradimenti noi non ci rassegniamo e continueremo a batterci perché sia fatta verità sull'uccisione di nostro padre. Per questo motivo la mia famiglia ha deciso di disertare le cerimonie ufficiali sulle stragi del '92, non a caso mia madre non volle funerali di Stato, proprio perché aveva capito...". 
Da quel giorno, un pezzetto di più di me ha un brivido di commozione ogni volta che ripensa alla sua storia. Al suo essere stato eroe senza volerlo essere. Al suo lasciare ricordo indelebile mettendo a disposizione della sua missione la sua stessa vita. All'assenza di giustizia e rispetto che ha ricevuto prima e dopo quel diciannove luglio. 
Trentatré anni dopo, nel suo ricordo, la rabbia e lo schifo non si sono attenuati di una virgola. Anzi. Quell'assenza di risposte continua ad accentuarle entrambe. Sempre di più.

sabato 12 luglio 2025

Guai a chi non sta in silenzio

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 651

E' in atto un corto circuito mondiale su quello che sta succedendo a Gaza ed in Cisgiordania. Non serve lo dica io ma servirebbe che emergesse finalmente una costante e comune voce su quanto sta accadendo: un genocidio ed un crimine di guerra unico senza soluzioni di continuità. Chi prova a dirlo nei cosiddetti confronti televisivi o di altro si sente accusato di non essere equo o "DOVE SI SMETTE QUALSIASI PUDORE" addirittura di essere antisemita. Il paradosso. Perché c'è una nazione che da mesi sta annientando un popolo, affamando donne e bambini, colpendo le file dei centri di distribuzione alimentari, chiudendo con forza e violenza l'accesso agli aiuti. Ma l'accusa è verso chi semplicemente le racconta chiamando con il loro nome gli aggressori, gli assassini ed i criminali di guerra.
Il numero di morti, feriti, affamati e colpiti non interessa sostanzialmente a nessuno. Anzi, come detto prima interessa, che questa realtà non emerga. Per nulla. Ed in questo è colpevole lo stato criminale che realizza lo scempio ma anche tutti quelli che non lo fermano né si impegnano a provarci. Non solo. Perché gli step già esistenti sembra non siano sufficienti quindi se ne attua altri. Gli USA infatti hanno visto bene di prendersela con chi questa tragedia ha provato a raccontarla. Non solo fotografandola, e già sarebbe tanto ed importante visto la situazione generale suddetta, ma provando anche a capirla nelle modalità, nelle origini e nei coinvolgimenti. Una vera e propria inchiesta. E chi prova a capire quasi sempre non è ben visto. Anzi. Deve essere isolato. Ed infatti così è andata. Francesca Albanese è una giurista e docente ed è la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati e come persona con queste conoscenze dei fatti non può che esprimere posizioni critiche nei confronti delle strategie israeliani e del supporto americano. E questo non è andato bene alla prima potenza mondiale che per lei ha previsto non ben identificate ma molto gridate sanzioni.
Le Nazioni Unite hanno subito criticato la presa di pozione violenta nei confronti di chi sta svolgendo il proprio lavoro provando a portare luce in qualcosa di orribilmente buio e doloroso, definendo la stessa Francesca Albanese come esperta indipendente nominata dal Consiglio proprio per questo motivo. La stessa giurista ha parlato apertamente di metodi intimidatori e di radice mafiosa che però, sottolinea, non riusciranno a fermare la sua azione chiedendo il coinvolgimento della Corte Penale internazionale per il premier israeliano.
Ovviamente il tutto è passato sotto silenzio. Come sostanzialmente l'oggetto della relativa inchiesta. Come appunto tutto quello che riguarda lo scempio in atto. Nel colpevole silenzio, anche violento ed obbligato, di tutti. Questo è il livello del tutto. Un livello che fa ancora più orrore pensando all'argomento di riferimento.

ps. qualcuno ha avuto la fortuna di ascoltare le prese di posizioni delle istituzioni italiane - quelle per intendersi che si riempiono la bocca dell'orgoglio italico e via cianciando - contro le sanzioni annunciate dagli Stati Uniti contro una cittadina italiana colpevole solo di fare il proprio lavoro? 

domenica 15 giugno 2025

Guerra

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 647
Senza giri di parole: guerra. Senza troppe speranze di uscire dalla stessa definizione. Senza voglia di chiudere ancora gli occhi di fronte all'evidenza dell'orrore. 
Ucraina, Gaza, Iran. Per tacere di quelle che non fanno notizia ma che continuano senza riflettori ma con le stesse atrocità. Si allargano i campi di azione e diventano ulteriori i territori mutilati ed esplodono vittime e carnefici. 
"LA STORIA NON CAMBIA SE NON LA CAMBI" anzi peggiora. Così chi si è ritenuto autorizzato ad iniziare e portare avanti un concreto genocidio adesso ha allargato il proprio raggio d'azione. E nessuno è innocente o ha una visione diversa quindi le cose non potranno ovviamente migliorare ma prenderanno un pericoloso e continuo declino anzi una crescita esponenziale.
Da Gaza purtroppo sono evidenti gli esempi di come ormai tutto "non fa più notizia". Le immagini, i racconti, i numeri. Niente smuove davvero animi di chi anima non ha. Anzi ha solo una continua voglia di imporsi e di non smuoversi dal concetto "la risposta e la nostra forza sarà di un impatto mai visto". 
E' comune a tutti e sta ormai diventando naturale anche per chi prova a guardare come vanno le cose per farsi un'idea. Abbiamo movimenti e moti di umanità che poi però confluiscono in manifestazioni "divise" o in dichiarazioni "dovremmo valutare le reali colpe di Israele in modo oggettivo". Come se tutto quello che sta accadendo non fosse sufficiente per prendere una posizione unica. Perché, nel piccolo come nel grande, conta solo il proprio tornaconto personale. 
Già, perché se il nostro orticello non viene toccato, in fondo il massacro non è davvero "reale". Perché se il nostro interesse diretto non ne risente, in fondo non è ancora tempo di preoccuparsi. Perché se i bambini/le donne/i civili che muoiono non sono nostri conoscenti o connazionali, alla fine pesano un po' meno come importanza. E questo ragionamento, CHE FACCIAMO TUTTI più o meno esplicitamente ed inconsciamente, porta - amplificandosi - alle politiche che stanno distruggendo questo mondo. Quando "non ci riguarda" in fondo la cosa è come se non esistesse, in uno slancio di operatività si può fare un comunicato o una manifestazione dove però deve risaltare il proprio volto impegnato. Quando invece la cosa "ci riguarda" la reazione allora sarà di "una fermezza (e violenza) mai vista prima". Perché la guerra non piace a nessuno a parole ma poi la fanno tutti. E fin quando non ci arriva in casa, in fondo è solo un argomento di conversazione come un altro.
Intanto i bambini muoiono, le mamme pure ed i civili sono "danni relativi". Ma pensare che non si possa fare la guerra è da sognatori utopisti. 

"...oggi non siamo ancora riusciti a debellare il cancro, ma questo non ci porta a sostenere l’inutilità della ricerca, degli investimenti in questo campo. E nessuno liquida la lotta contro il cancro come una “utopia” da abbandonare. Questo, per me, vale anche per la guerra, che è il cancro dell’umanità. La guerra, come il cancro, continua ancora a esistere, e dovrebbe essere un impegno condiviso, a tutti i livelli. Ognuno, per quel che può, deve cercare la soluzione, l’ “antidoto” per debellarla. La violenza non è la medicina giusta: non cura la malattia, ma uccide il paziente..."

Quanto cazzo ci manchi Gino.

domenica 11 maggio 2025

Ad ogni mamma

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 642
Ci sono feste che dovrebbero ricordare quanto siano fondamentali i riconoscimenti generali di qualcosa che va oltre il "personalismo" e che hanno un unico elemento comune: l'assoluta e generale importanza.
Siano gli anniversari di date fondamentali (venticinque aprile e la liberazione), siano i riconoscimenti di diritti e di istituti fondamentali (primo maggio e lavoro) o siano persone ed il loro ruolo.
Oggi è questo ultimo caso. Oggi si festeggia la mamma. Elemento comune a tutti gli abitanti di questo mondo, persona a cui tutti noi dobbiamo l'opportunità di esserci, "IN QUESTO MONDO".
Con tutte le premesse che sottolineano come ogni situazione è diversa e come in ogni vita ci siano considerazioni differenti, la figura della mamma è quella che istantaneamente provoca gli occhi a cuore ed un generale moto di dolcezza ed amore. Globalmente ed a tutte le latitudini. E da tutti dovrebbe essere rispettata, riconoscendole importanza e bellezza.
Purtroppo non è così. Perché ovviamente ci sono situazioni "specifiche" al limite su cui difficilmente si potrà avere la totalità. Ma quello che fa esclamare un "purtroppo" schifato non sono queste ma quelle che in alcune parti del mondo sono sotto gli occhi di tutti e non vengono in nessun modo affrontate.
Stiamo assistendo da giorni ad una mobilitazione di massa ed un delirio di popoli e di comunicazione per un comignolo che fuma o meno in modo colorato e per il nome d'arte e l'abbigliamento più o meno kitsch di qualcuno che si sarebbe dovuto affacciare ad una finestra. Per carità, ognuno ha le sue passioni. Peccato che i "tifosi" di questo spettacolo da cabaret ce la vogliono far passare come l'unica meritevole di attenzione ma soprattutto che dovrebbero avere alla base dei propri principi ispiratori una serie di concetti come  umanità, diritti, uguaglianza, bontà e pace. Ecco, mentre tutti avevano quelle fondamentali priorità viste sopra, nel mondo si sono amplificate le situazioni di molti territori in cui si continua a bombardare e la gente muore di armi ma non solo. 
Le condizioni sono infatti ormai tali che le cause dei decessi sono anche la fame, la sete e la totale assenza di ogni sostentamento medico e fisico. E' il risultato del continuo e costante tentativo di Israele di polverizzare tutto: mezzi di soccorso, scuole, ospedali, centri di accoglienza così come sfollati, volontari, giornalisti, medici. Al popolo palestinese (e non solo) è stato tolo tutto, a partire dalla dignità che dovrebbe essere riconosciuta a tutti come base minima e che invece è talmente ignota che è toccato ad Elio Germano ai David di Donatello (da applausi il suo discorso che vi invito a riascoltare qui) ribadirla, mentre tutta l'attenzione era su leoni o altri nomignoli alternativi.
Ogni malattia equivale a morte in quel territorio, per la precarietà delle condizioni in cui si vive e per la totale assenza appunto di aiuti. Sostegni, cure, cibo sono veri e propri miraggi per un popolo ormai diventato target da colpire senza alcun tipo di remora e senza spazi per eccezioni. Le donne in gravidanza di Gaza ad esempio hanno sostanzialmente l'impossibilità di accedere alle visite di controllo e/o di assistenza. Ogni piccola/media/grande difficoltà che si origina nel periodo di gestazione o durante il parto o subito dopo è assistito nel modo suddetto, cioè non è contemplato per mancanza di materia prima che siano strumenti, locali, personale, medicinali. Di fatto lo stato di gravidanza è un pericolo in più per tutte le donne di quel territorio ed una "roulette russa" per tutti i possibili nascituri. 
Oggi nel giorno della festa della mamma, è importante ribadirlo e sottolinearlo. E far sentire la propria voce affinché questo ignobile mondo cominci a ricordarsi le priorità. Come sempre si parte dai piccoli gesti ed allora ve ne segnalo uno: QUESTO - clicca qui. Quello che permette ad Emergency di continuare a garantire cure per la tutela della salute di mamme e nascituri offrendo loro assistenza e terapie. Perché di quello si parla, curare donne incinte e bambini che stanno per nascere o appena nati. O meglio se ne dovrebbe parlare, se interessasse ancora a qualcuno.
Ad ogni mamma, ovunque sia nel mondo o un po' più in alto, BUONA FESTA.