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martedì 25 novembre 2025

Una fitta allontanata

Intento a passeggiare per quel parco che non aveva mai preso troppo in considerazione, si trovò ad allargare il proprio giro mosso da un chissà quale istinto. Mentre ascoltava quel podcast satirico (a tratti sarcastico) che tanto sciacquava il suo cervello nei momenti in cui aveva bisogno di staccare da pensieri ingombranti, si trovò in un piccolo spazio chiamato "il cortile degli assenti". Il piccolo giardino nel giardino era delimitato da quattro panchine di colori diversi. I colori della pace, il bianco, i colori rainbow, il rosso. Ognuna identificata da una targa che spiegava che quella panchina era lì per far sedere il ricordo di vittime di atrocità avvenute per folli motivi diversi. Rimase colpito e rimase a guardarle. Tutte. Poi il suo sguardo venne catturato da quella rossa ed è lì che si accese il ricordo di Pamela e di quella lezione di vita. Gli sembrò di sentirla parlare adesso, con quella voce dolce ma tremendamente profonda ed  "UNA FITTA ALLONTANATA" per molto tempo tornò a fargli scomoda compagnia. Ci si avvicinava alla giornata internazionale contro la violenza delle donne allora come in quell'istante e mentre parlavano delle iniziative che si stavano organizzando lei gli disse: "vedi, fin quando il 25 novembre sarà UNA giornata in cui si considera le donne come si fa con le cose che meritano un briciolo di attenzione sporadico per poi riporre nell'angolo nel quale si pensa meritino di stare, sarà quasi peggio che meglio". Lui non riusciva a capire il perché e quella posizione gli risultò eccessiva ma conoscendo lo spessore di Pamela attese il resto della spiegazione. "vedi, fin quando a farci PAT PAT sulla testa una volta l'anno, facciamo due con l'otto marzo, saranno quelli che durante tutto il resto dei giorni ci considerano quelle che in fondo se la sono cercata per una gonna più corta o un rossetto più accesso questo giorno sarà la nostra sconfitta più che la nostra vittoria. Estremizzo. Ti ricordi Marina? La ragazza che lavorava nella ditta di fronte alla nostra? Non le ha creduto nessuno, nessuno ha fatto niente, nessuno le ha mostrato vera solidarietà, nessuno si è astenuto da mettere in giro voci sul suo presunto essere facile, nessuno l'ha considerata attendibile quando ha denunciato il compagno geloso. Poi il 13 ottobre in quella chiesa davanti a quella bara erano tutti travestiti da coccodrilli dalle lacrime facili". Fu lì che lui ebbe quella sensazione di mancanza d'aria che raramente avrebbe provato successivamente. Si sentì infilzato da quelle accuse perché quei commenti li aveva sentiti anche lui e pur non partecipando ai discorsi non aveva alzato la voce chiedendo il rispetto per Marina ed in fondo per tutte le donne. Guardando quella panchina quella fitta allontanata per tanto tempo si fece di nuovo sentire, forte come all'epoca. "vedi, lo so bene che mi date tutti della femminista polemica e che non andate troppo oltre prendendomi in giro anche sul mio aspetto fisico solo perché ho un bel culo, ma davvero fin quando non si capirà che ogni mancanza minima/media/grande verso una qualsiasi donna deve riguardare tutti - donne e uomini - e tutti i giorni, il 25 novembre sarà la festa internazionale dell'ipocrisia". Per poi concludere "vedi, il paradosso è che io mi devo sentire fortunata come donna perché in 40 anni ho "solo" guadagnato meno di quanto meritassi, fatto meno carriera di altri colleghi maschietti, aspettato l'ultima promozione due/tre anni in più di un percorso già ritardato perché "eh sai sei incinta...", sentito commenti più o meno sboccati su quanto e come fossero frequenti e lunghe le mie riunioni con il capo. E perché? Solo perché sono donna. E davvero sono fortunata in paragone a Marina o a molte altre anche "solo" importunate e/o molestate. E questa è la vera tragedia." Quei vedi li risente tutti davanti a quella panchina e gli scappa un sorriso malinconico. Pamela, che alla fine quei motivi di fortuna li aveva sbattuti in faccia al capo sbattendo anche la porta e provando a far valere i propri diritti denunciando quello che riteneva ingiusto. Il primo risultato? I commenti "da quando ha smesso di fare le 'riunioni' con il capo si è impermalita". L'ennesima conferma della correttezza della sua tesi. Il sorriso si fece amaro sul suo volto e quella fitta tornò prepotente. "più fortunata di Marina" ripensò a quelle quattro parole. E quella fitta picchiò più forte. Tanto. E quella panchina divenne più rossa, almeno ai suoi occhi.

sabato 5 luglio 2025

Un concerto di un po' di tempo fa....

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 650

In questo periodo di concerti, tra il mio Poeta (clicca qui) e Vasco (clicca qui) me n'è tornato in mente uno di un po' di tempo fa. Di quelli che "TRA PALCO E REALTA'" sono diventati epici. Chi c'era l'ha definito come unico e come un pezzo di storia del rock e della musica in generale. Chi non c'era si è un po' (tanto) mangiato le mani ed ha provato a (ri)viverlo in maniera diversa.
Questa doppia settimana fatta di note musicali, caldo e stadi/arene ha fatto infatti tornare alla memoria anche che un po' di tempo fa su quel concerto - di ancora più tempo fa - avevo provato a scrivere. Ascoltando quei pezzi, sentendo quella pioggia e mettendolo come sfondo ad una storia.
Così per la KIAVE di LETTURA di questa settimana ho tirato fuori dall'archivio questo racconto che Writin' pubblicò qualche anno fa facendomi molto felice.
Speriamo che proporvelo di nuovo renda "felici" anche voi....

Buona lettura


IL MIO RACCONTO "Un'occasione bagnata"
pubblicato dall'associazione culturale Writin'
Clicca qui per saperne di più

sabato 29 giugno 2024

Scatole piene di....

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 598
Nei giorni scorsi mi son trovato a dover sollevare un oggetto bello pesante, in vari sensi. Una piccola rappresentazione del "PESO DELLA VALIGIA" che spesso ci portiamo dietro, di vari tipi e diverse nature. In questo caso aveva preso le sembianze di una scatola di buone dimensioni che trasudava ricordi da ogni angolo. Sul coperchio faceva bella mostra di sé una sorta di etichetta scritta a penna da una calligrafia per me inconfondibile e che recitava semplicemente "Foto".  
L'avevo scansata nei giorni/settimane precedenti perché non ero poi così pronto, un po' come sto scansando qui un post vero e proprio che sento di aver dentro e voler scrivere ma allo stesso tempo percepisco di non essere pronto a farlo.
Alla fine, anche per motivi di altro tipo, sono stato costretto ad aprirla ed a controllare quanto pesasse quella valigia dalle sembianze di scatola. Il responso è stato "denso" di significati che anche a questo giro preferisco scansare o meglio raccontare attraverso qualcosa di già scritto su questo blog.
Oltre dodici anni fa scrivevo infatti questo (clicca qui) che mi pare particolarmente adatto al momento e che quindi mi va di riproporvi oggi promettendovi che prima o poi quel post "inedito" lo scrivo davvero. 
Intanto, buona lettura....anzi ri-lettura.

MALATTIA

Lo so benissimo che non dovrei farlo. Che in momenti come questo è l'ultima delle cose da fare, ma è quasi un riflesso automatico. Salto l'album dei ritagli con la scritta "l'anno della Coppa Italia" e tengo ben a distanza il libro che invece dovrei aver già aperto da ore sulla scrivania e con piglio sicuro prendo quel raccoglitore. Quello che in questi giorni conosco a memoria, quello delle foto al cui effetto calamita non so resistere.
Mi avvicino alla poltrona e mentre lo stereo fa il suo dovere amplificando le note dell'assolo di chitarra con cui si apre il cd io mi metto comodo. Apro il raccoglitore e lentamente scorro con lo sguardo le prime due foto presenti nella prima pagina. Sorrido. L'inizio è soft, foto divertenti e che non giocano sulla malinconia ma stimolano il ricordo divertito.
Ma è come se si mettesse in moto un ingranaggio. Un piccolo ricordo, un sorriso che da ampio e completo poi prende la rughetta del "pensieroso" e con lo sfogliare delle pagine ed il rincorrersi delle foto diventa malinconico. Anche la musica sembra intravedere il cambiamento e cambia registro per adagiarsi su ritmi più lenti dando risalto molto più alle parole che non alla musica, il tutto sembra seguire il "disegno" di portarmi su quella foto che prende un'intera pagina.
Misure più grandi, senza colori ma con il bianco e nero a far da cornice ad un'immagine da cui non mi riesco a staccare. La guardo ammirato e mi fisso su quella pagina del raccoglitore, lasciando correre i ricordi e soprattutto le fantasie più intime ed intense, magari anche strane analizzandole "da fuori".
E' come se fosse una specie di MALATTIA, non riesco a staccare gli occhi da quella pagina, immobilizzato in una sorta di catalessi, che alla fine, sarò sincero, "NON MI VA DI PERDERE" vista la piacevole malinconia in cui mi fa immergere. Il cd avanza nel suo percorso, io resto fermo sulla mia poltrona con i miei ricordi che sono anni luce lontani da qua. Ed anche per oggi il libro resta chiuso e lo studio dovrà aspettare domani.

sabato 12 novembre 2022

Emozione Pura

Post particolare. Di quelli difficili da mettere in fila per la non abitudine ad essere al centro dell'attenzione. "TOCCHERA' CANTARE L'EMOZIONE CHE NON SA NESSUNO" al momento. Un po' per i motivi che dicevo prima, un po' per scaramanzia. Ma ora si può, si deve e mi fa piacere farlo. Quindi dicevamo. Emozione. Vera. Pura. 
Provo a spiegarmi.
Quando mi è stato detto "sto preparando una raccolta di racconti e potresti provare a scrivere uno anche te" onestamente non avevo immaginato che poi quel tentativo si traducesse in qualcosa di così emozionante. Perché?
Perché quel testo alla fine sono riuscito a metterlo giù, andando anche lungo una strada totalmente diversa rispetto all'idea che avevo avuto inizialmente ed uscendo in qualche modo da quella che chiamano "comfort-zone". Perché il racconto alla fine è piaciuto. Perché adesso fa parte di una raccolta sulla mia Firenze. Perché quella raccolta è diventata un libro. Perché quel libro è stato pubblicato ed in questi giorni è nelle librerie e negli store online.
Ed è per questo che oggi nello scrivere questo post sono appunto emozionato. 
Quella frase che ho riportato sopra me l'ha scritta un po' di tempo fa Giacomo illustrandomi il suo progetto di raccogliere dei racconti che avessero due elementi comuni: Firenze e la prima volta. Poche regole da seguire su lunghezza e riferimenti e piena libertà di muoversi all'interno dello spazio creato da quei due punti cardinali. Sapendo che con quel soggetto non possono che venire brividi a ripetizione e battiti accelerati. Scommessa vinta in partenza. Così come quella sul nome che poteva prendere la raccolta, anzi il libro, che non poteva che essere "La prima volta a Firenze". 
La cosa che invece non era così automatica, anzi, era la presenza del mio nome tra gli autori dei racconti sul retro del libro. Ed invece scorrendo quell'elenco fino alla S si arriva anche a me.
Voglio ringraziare per questo la casa editrice - Edizioni della Sera - che ha portato avanti questa idea investendo in questo progetto ma soprattutto un ringraziamento davvero davvero davvero di cuore a Giacomo Cialdi, autore di uno dei racconti ma soprattutto curatore della raccolta e vero e proprio organizzatore dei testi presenti nel libro nonché colui che mi ha dato fiducia e proposto di provare ad unirmi al suo gruppo. 
"La prima volta a Firenze" è edito da Edizioni della Sera comprende tra gli altri anche il mio racconto ed è acquistabile in libreria ed on line, sul sito della stessa casa editrice (clicca qui per acquistare) su librerie online (clicca qui per acquistare ad esempio su Feltrinelli) e su Amazon (clicca qui per l'acquisto).
Adesso tocca a voi. Non siete curiosi? Si?! Allora acquistate il libro e poi fatemi sapere che ne pensate, di tutta la raccolta e del mio "La prima volta che Firenze si è presentata".
Conto sul vostro sostegno come sempre, grazie....
Buona lettura
La prima volta a Firenze

martedì 20 ottobre 2020

Abbi cura di me

Dopo la segnalazione dell'opportunità da parte di GoWare (e di uno dei miei preziosi sponsor Ciccio), qualche mese fa ho deciso di partecipare ad un particolare concorso lanciato da "La scuola di editoria" (clicca qui per leggere il bando di concorso). 
Veniva richiesto di raccontare, obbligatoriamente in 1800 battute, storie di cura donata/ricevuta/conosciuta/sognata nel difficile periodo di isolamento vissuto da tutti tra marzo e maggio. Sentendomi un po' Mario del bar omonimo che "IMPRECA E TIRA FUORI I CONTI" ho cercato di convogliare idee e spunti nel numero previsto di battute e mi sono accorto che non è per niente facile condensare un racconto o una storia in quel numero massimo. Ma c'ho provato.
E pare che ci sia in qualche modo anche riuscito visto che il libro che è stato pubblicato oggi, tra i vari autori che hanno partecipato al concorso, riporta anche il mio di nome. 
Non solo. Con grande orgoglio posso dire che il libro si apre con il mio racconto "L'ultimo sguardo". Ringraziando GoWare e Scuola di Editoria per idea e pubblicazione vi lascio di seguito il link dove scaricare gratuitamente la raccolta di racconti "Abbi cura di me".
Postilla finale. Nella partecipazione al concorso non mi era possibile, quindi una sorta di dedica la faccio qui. Il racconto è ispirato fortemente ad una storia condivisa da una volontaria che nel periodo in questione si è "bardata" ed è scesa in campo per dare la sua preziosa mano di aiuto. Ringraziando Raya per aver condiviso gli elementi di questo racconto ringrazio tutti quelli che come lei si sono impegnati (e si stanno impegnando) alla stessa maniera.
Buona lettura....spero....

sabato 15 agosto 2020

Il regalo di Ferragosto

Mi era già capitato di scrivere (clicca qui) di un posto speciale chiamato Writin'. Uno splendido luogo dove si scrive per comunicare, dove si viene stimolati ad uscire dalla propria zona di tranquillità ed a tentare di essere "LA SORPRESA DIETRO I VETRI SCURI". Ed un posto che riserva regali a chi lo frequenta, non solo quelli dati da una presenza costante e da preziosi consigli ma anche qualcosa di proprio non prevedibile, come un uovo di Pasqua a Ferragosto. Proveniente da questo mittente speciale, mi è arrivato tutto bello infiocchettato un uovo con una speciale sorpresa dentro. Un regalo che vorrei condividere con voi e che vi invito a guardare. O meglio leggere. E' un mio racconto dal titolo "Un'occasione bagnata" che Writin' ha deciso di pubblicare sul proprio sito. Per questa opportunità vorrei ringraziare Benedetto ed Elena, per la fiducia e e per la costante presenza. Un grazie di quelli doppi e soprattutto di quelli veri. Spero possa piacervi, buona lettura.

https://www.writin.it/unoccasione-bagnata-enzo-susini/

clicca qui per leggere il racconto

sabato 9 febbraio 2019

Nebbia

Kiave di lettura n° 324
Come in un ritornello costante: "il fumo saliva lento, nel freddo giorno d'inverno". In fondo questo è l'effetto della nebbia: un fumo più o meno leggero che prima invade e poi piano piano sale. Avvolge persone, piloni, fili spinati ed ingressi. La nebbia. Sembra accompagnarti insieme al "solo grande silenzio" che resta il protagonista. Sale non soltanto nella definizione climatica, sale dentro. Parte dalla zona emozionale e la percorre tutta per arrivare dritta ad ogni singolo punto ricettivo che senti di avere. Il rumore intorno è così imponente da trasformarsi in silenzio, "tante persone ed un solo grande silenzio". Un rumore fatto di immagini, di racconti, di oggetti, di vite, di sofferenze. La sensazione di disagio avvolge ogni tuo pensiero come la nebbia. Senti l'inadeguatezza di ogni tuo pensiero rispetto a quello che hai intorno ed ormai dentro di te. "Occhi lucidi, gola strozzata, tempo fermo, silenzio assordante". Anche incrociare gli sguardi di chi è li con te è una fatica, è un qualcosa che paradossalmente senti come "di troppo". Le stanze si susseguono, la voce nelle cuffie racconta quello che sai, ti descrive quello che non puoi non immaginare già da te ma l'impatto dei racconti è di tale portata che produce lo stesso l'effetto di un evento a sorpresa. Il "TRAFFICO NELL'ANIMA" è sempre più intenso e si lascia trasportare da piccoli passi, rispettosi e ordinati. Lo sguardo spesso cerca le proprie scarpe per il motivo di prima. La testa rimugina, di nuovo, sempre più intensamente. La nebbia si trasforma in pioggia e cominci a sentirla solo quando si fa davvero invadente e costante. La senti scorrere sul giubbotto e sui jeans ma non ti fa spostare di un centimetro. Fa parte di tutto quello che ti sta entrando dentro. La camminata si allunga, gli spazi si aprono ma la stretta allo stomaco non si allenta, c'è solo un tempo diverso per assimilarla. Un paesaggio che adesso ha abbandonato stanze ed oggetti e lascia libero l'occhio nell'immensità di uno spazio aperto. Immenso, come l'orrore. Come i brividi, che "sono nel vento" che leggero si alza. Come le sensazioni di relatività e di totalità che si alternano fino a mescolarsi. Tutto è relativo e totale in quel momento. Tu sei relativo, quello che senti è totale. La nebbia continua a fare il suo lavoro. E ti avvolge. Stretta quanto serve.

sabato 16 dicembre 2017

Rileggendo...

Kiave di lettura n° 266
Quando mi capita di avere un po' la penna "scarica" mi viene abbastanza spontaneo ricercare e rileggere cose scritte un po' di tempo fa. Ed allora "spulcio" vecchi blocchetti, idee scritte in mesi/anni passati e post datati di questo blog, per tenere "VIVO ABBASTANZA" quell'inchiostro che in quella penna sembra essere poco intenso e non troppo fluente.
Tra le cose rilette con soddisfazione ci sono dei post scritti nell'ambito di un appuntamento fisso di ogni giovedì di qualche anno fa: il "Writing Tuesday".
Ne ho trovati alcuni che mi sono davvero piaciuti, ma soprattutto uno che mi ha fatto sorridere divertito e la cosa non fa mai male.
Ed allora per questa Kiave di lettura tiro fuori dalla naftalina di questo blog Gianni e la sua faccia tosta.
Buona (ri)lettura, sperando che strappi anche a voi quel sorriso....

SINGLE
La discoteca è come sempre molto affollata, forse ancora di più di come mi ricordavo. Sarà che era tanto che non ci mettevo piede o sarà che arrivando più tardi del solito abbiamo beccato l'ora di punta e di massima presenza. Mi guardo intorno, sperando di vedere qualche faccia nota che mi faccia sentire un pò meno sperso di come mi sento adesso ma non trovo nessuno tranne Marco che è venuto con me.
"Pienotta la situazione è?"
"Mai vista così fitta, guarda che coda per le bevute"
"Ecco...ed a me che serviva proprio quella per buttare giù la coda dell'ingresso..." dico mentre ripenso alla snervante attesa ed alla solita manfrina dei buttafuori che ti fanno penare per entrare perchè devono prima sistemare gli amici e gli amici degli amici ma che sicuramente io non conosco e quindi resto in coda.
"Vista la coda ci conviene intanto avvicinarci..."
E così andiamo verso la cassa per fare lo scontrino e ci incolonniamo dietro due belle ragazze, una delle quali con un vestito nero molto provocante, di quelli che scatenano automatici pensieri....diciamo di una luce rossa molto intensa.
"Certo ha un bel coraggio a farsi vedere di nuovo qui..." le sento dire con un tono alto quasi urlato come se volesse farsi sentire dal resto della discoteca più che dalla sua amica
Io guardo Marco come per dire "ce l'ha con te?" e lui sorride facendomi intendere che ha capito ma che non la conosce.
"E fa anche il finto tonto..." prosegue sulla stessa nota altissima aggiungendo anche uno sguardo che lascia pochi dubbi.
Allora capisco che evidentemente ce l'ha con me ed avvicinandomi le chiedo col sorriso:
"Scusa non riesco bene a "SENTIRE IN QUESTO RUMORE", dicevi a me?"
"Secondo te?"
"Beh secondo me no..."
"Gianni smettila..." dice quasi urlando, tanto che se non fosse per il fatto che so di non chiamarmi Gianni e per il fatto che oltre il vestito provocante la ragazza è tutta molto provocante le chiederei scusa scappando via.
"Guarda ci deve essere...." provo a dire sempre col sorriso.
"S M E T T I L A !" dice urlando e quasi piangendo si volta e smette di guardarmi.
"Via anche te però Gianni a venire qui" sento dire da quel bastardo di Marco che prima stava ridendo come un disperato ed ora fa il serio ed il dispiaciuto.
"No, no, ci manchi solo te" gli dico e non riesco a trattenere una risata.
"Allora, già sei indelicato da morire a venire qui con lei che soffre poi che tu debba anche fare il finto tonto proprio è intollerabile" mi dice l'amica mentre mi fulmina con uno sguardo mentre la ragazza provocante continua a darmi le spalle.
"Io mi vergogno per te" aggiunge l'amico del giaguaro che mi son portato dietro.
"Ecco, prendi esempio dal tuo amico che mi pare più sensibile" dice sempre l'amica.
"Scusalo tanto, a volte vorrei quasi non essere suo amico" dice Marco con aria da attore navigato.
"Scusate potrei dire qualcosa anche io?" dico tra il rassegnato ed il divertito.
"Te devi solo stare ZITTO! Hai capito?" mi urla la ragazza, che se non fosse totalmente pazza probabilmente avrei già invitato a ballare o a bere qualcosa.
Mentre quasi tutta quella parte di discoteca si sta interessando al nostro caso sento il mio carissimo amico dire:
"Su Gianni per favore stai zittino, non vedi che peggiori solo le cose" veramente serio, tanto che se non lo conoscessi come le mie tasche direi che davvero è in imbarazzo per me.
In quel momento vorrei esplodere in una risata totale o mandare davvero a quel paese Marco, ma mi trattengo. E come d'incanto ci guardiamo tutti e quattro negli occhi, tutti aspettano che dica qualcosa io, dopo l'ennesima sfuriata della ragazza e l'appassionata difesa di Marco. E così....
"Beh.....non so che dire. Hai ragione. Non ci sono giustificazioni per quello che ho fatto prima di stasera ed anche stasera. Quando ti ho vista, non riuscivo a trovare le parole per scusarmi, ed ho pensato che facendo lo spiritoso la situazione potesse in qualche modo alleggerirsi. Ti chiedo davvero scusa" le dico guardandola fissa negli occhi e vedendo pianopiano un briciolo della sua rabbia sciogliersi.
"Anche a lei devi chiedere scusa" mi fa Marco che ovviamente deve metterci il carico.
"Chiedo scusa anche a te" dico alla sua amica, cercando di imitare Marco nell'interpretazione.
Le due mi guardano quasi impietosite e ritirato lo scontrino per la bevuta se ne vanno senza aggiungere una parola, se non un "Ciao e grazie" per Marco che ovviamente una volta allontanate scoppia in una fragorosa risata e si becca dello "Stronzo con la S maiuscola" da me che glielo dico ridendo mentre guardo allontanarsi il bel vestito provocante che a differenza di quanto avevo pensato all'inizio mi fa fare altri pensieri del tipo "ripensandoci, non è mica così male essere  SINGLE ".

mercoledì 1 luglio 2015

Di nuovo un cronista....

Kiave di lettura n° 141

Ci sono dei momenti in cui ti trovi a dire "EPPURE CE LE AVEVO QUA UN ATTIMO FA" riferendoti alle parole ed alle idee per buttare giù un post o qualcosa di simile, ma nonostante tu sappia che sono "vicine" non le trovi proprio e/o non trovi il momento giusto di buttarle giù.
Così in aiuto della scrittura arriva la lettura ed in questo caso per meglio un aiuto incrociato della lettura....con la tua scrittura "di un tempo". Intrecciato lo so, ma se non mi incarto con i discorsi non sono io. Provo a chiarirlo.
Mi sono andato a riprendere vecchi post e vecchie abitudini del blog, per prendere spunto e per il fatto che ogni tanto mi piace anche "rileggermi", ed ho trovato la soluzione al ritardo della kiave di lettura di questa settimana, che da precisino mi infastidiva notevolmente.
Così, nello specifico, mi va di postare nuovamente, l'inizio di quelle scritture settimanali, non tanto per l'apprezzamento della mia scrittura ma soprattutto per l'argomento del post e la dedica relativa.
Buona lettura, anzi buona ri-lettura....

CRONISTA
dedicato al coraggio di Roberto Saviano
Il significato di quella frase "stai attento" sussurrata nel pieno della notte lasciava pochi dubbi, era ben chiaro l'intento intimidatorio della voce lontana ma decisa che passava attraverso il filo del telefono.
Altrettanto chiaro era a cosa quella minaccia facesse riferimento, il suo impegno ed i suoi articoli non erano andati per niente giù al clan della zona che non avevano tardato a farsi sentire.
Il buio della notte era ancora alto ma il sonno sembrava scomparso. Il suono metallico del vecchio telefono di casa che lo aveva svegliato e quelle due semplici parole lo avevano talmente scosso da non poter riuscire più a prendere sonno. Tanti pensieri si riunivano nella sua testa, tante immagini che facevano capolino: da Serena compagna di vita da sempre che era riuscito a tranquillizzare al momento della telefonata con un semplice "avevano sbagliato" ai suoi anziani genitori tanto orgogliosi di lui e del suo lavoro di CRONISTA nel giornale locale.
Inutile negarlo, l'obiettivo di spaventarlo era stato raggiunto. La paura era arrivata tutta insieme, paura per le  minacce che aveva già ricevuto al giornale ma soprattutto per il fatto che stavano aumentando di livello arrivando anche a svegliarlo in piena notte al telefono di casa, facendogli capire che anche il suo indirizzo non era così misterioso.
La voglia di mollare tutto ed occuparsi dal giorno dopo di sport o di gossip faceva da compagna di "pensiero" alla paura e riusciva in qualche modo ad offrire una via di fuga immediata portando con sé la solita mezz'ora di tranquillità apparente al pensiero di mollare il suo giornalismo di denuncia.
Ma era solo una fuga virtuale e di breve durata. Come sempre il suo cervello ben presto aveva smesso di pensare al lato personale della vicenda e si era indirizzato sul clan e sull'ultimo suo articolo. Su quella vita spezzata a 17 anni solo perchè fidanzata con il figlio del boss della famiglia "sbagliata". Quel lenzuolo bianco a coprire i suoi sogni e le sue speranze e "CON TUTTO IL SANGUE ANDATO A MALE" a fare da orribile contorno.
Ed ebbe l'ennesima conferma che anche per quei 17 anni rubati dalla stessa mano che aveva composto il suo numero di telefono, il gossip e lo sport avrebbero potuto attendere.

venerdì 11 aprile 2014

Gesti ed istinti

Kiave di lettura n° 78

Come mi era già accaduto e come sicuramente accadrà di nuovo, a volte mi capita di avere un pò "la penna scarica" ed essere più fermo e meno produttivo nello scrivere. Il blocco dello scrittore si direbbe....se solo fossi uno scrittore. 
In questi momenti allora mi capita di "frugare" tra le cose scritte con più o meno razionalità e con più o meno senso ed a volte reagisco come "MARIO IMPRECA E TIRA FUORI I CONTI DEL BAR" per le cose che leggo e non mi piacciono, altre invece in quello che ho scritto mi ci ritrovo e mi scappa anche un mezzo "autocomplimento".
Leggendo e rileggendo, ho trovato anche un pezzo buono da pubblicare oggi, adatto perchè mi ha colpito ricordandomi esattamente quando e come l'ho scritto, adatto perchè mi ha strappato un autocomplimento ed un sorriso. Così oggi la kiave di lettura si trasforma in una Kiave di Scrittura, che già conoscete, e che spero potrete apprezzare.
Buono "stralcio".....

.....
Fuori splende il sole dopo una settimana di continua pioggia. Ormai l’inverno sembra alle spalle. Finalmente. Finalmente lasciare giacche e giubbotto in qualche stanza ed uscire in maglia o felpa non comporta automaticamente l’assideramento ma anzi provoca un sorriso spontaneo che ti mette di quel buon umore che solo il sole che non brucia ma riscalda può portare, un buon umore senza “costi” e naturale nel senso più completo del termine.
Vedi quel buon umore come un segnale di qualcosa di positivo che quella giornata può produrre. Qualcosa che chiude ovviamente il cerchio con il tuo fissare il display. Giocherelli col bicchiere che hai di fronte a te ma la voglia di bere non è molta, lo fai in maniera distratta quasi meccanica per “smorzare” quei momenti di attesa che da solo ti sei imposto e da solo stai celebrando. Provi ad alzarti, guardi fuori e qualcosa ti attrae quasi in maniera automatica e stupida: il movimento della gente.
Fa da controaltare al tuo immalinconirti immobile e non può che saltarti agli occhi. Così paghi, finisce la tua bevuta, non ricordi bene in che ordine saluti e prendi le tue cose ed esci fuori a cercare la direzione del moviemnto della gente. Ognuno è concentrato sulla sua andatura, passo spedito e sguardo concentrato su quella che sembra essere una meta comune: la meta obbligata. Che sia il lavoro, la famiglia, il dentista con il suo appuntamento fissato dalla segretaria, il commercialista che ti aspetta per darti brutte notizie. Mete diverse ma tutte che provocano una naturale corsa in chi percorre il tragitto. E mentre pensi questo ti accorgi anche te di avere un passo in una direzione nota. Quasi spontaneamente le gambe ti portano verso quella piazza, verso quella panchina. Ora te ne stai rendendo conto come colpito da una notizia inattesa. Rallenti un po’ pensandoci ma non fermi il tuo passo, hai capito che stai andando proprio lì ed anche se meravigliato continui a camminare e quasi sorridendo scuoti la testa e dici tra te e te “non sono per niente normale”, facendo attenzione che il pensiero resti tale e non si trasformi in una frase vera e propria. 
.....

BIGNAMI: tratto da un racconto dal titolo "l'istinto comune di un gesto"....

domenica 28 luglio 2013

Qualcosa di Grande

Kiave di lettura n° 41

E' stata una settimana complicata, di quelle da "testa bassa e pedalare", di quella in cui "CI VUOL SUDORE ED UN MINIMO DI CUORE" se vuoi resistere ed arrivare alla meta.
E così venerdì mattina scegliendo la maglia per andare a lavoro mi è venuto in mente quanto avevo scritto qualche settimana fa ed il fatto che spesso ci facciamo travolgere dagli eventi e dalla loro importanza relativa facendola diventare assoluta. Mi sono messo quella maglietta tra il sonno della mattina e la voglia di mettermi qualcosa di diverso, pensiero un pò stupido ma quella maglia mi ha fatto sorridere convinto. Gli impegni di cui sopra mi hanno fatto perdere il tempo giusto per scriverlo ed ho quindi ritardato la pubblicazione della kiave di lettura, ma mi è venuto in mente una cosa scritta un pò di tempo fa. Una cosa relativa proprio a chi si impegna con sudore e cuore per qualcosa di davvero importante. Torno su Emergency ed il suo impegno nel mondo ed il tentativo di dedicargli qualcosa di scritto (che trovate qui), che mi aiuta anche a coprire "il buco editoriale" preso questa settimana con la kiave di lettura, che prometto tornerà puntuale la prossima settimana. Un piccolo pensiero a chi compie qualcosa di davvero Grande.

dedicato ad i volontari di Emergency

E' sera e cala il buio velocemente quasi come al mattino si è alzato il sole. Le "STRADE VUOTE NON C'E' NEANCHE IL CLASSICO CANE" e il paesaggio mette i brividi. Case distrutte, ponti che non uniscono più le due rive del fiume e stracci di quello che doveva essere un negozio di abiti che svolazzano portati dal vento che comincia ad essere aggressivo. Quel che resta di una famiglia piange chiusa in una specie di bunker, consapevole che quello dove si sono riparati a ben poche caratteristiche di un vero bunker e che se dovesse arrivare un nuovo attacco, sarà solo la fortuna a  proteggerli tutti. Il RINTOCCO lontano dell'unica chiesa cattolica della zona fa sorridere amaramente. In molti pensavano che quella zona presidiata da quella caratteristica più occidentale fosse più al sicuro del resto del territorio. "Non bombarderanno zone di civili, meno che mai bombarderanno attorno alla chiesa" questo si dicevano gli abitanti della zona. 
Pensiero che per paradosso li avvicinava al ragionamento del "nemico", visti i proclami all'inizio dell'intervento da parte dei sostenitori delle bombe intelligenti "attaccheremo solo basi e punti strategici delle forze armate nemiche".  Ma purtroppo, le bombe saranno anche intelligenti ma la guerra è IDIOTA per definizione. Ed in più l'errore umano c'è in questo campo come in tutti i campi della vita, solo che quando sbagli gli ingredienti di una torta al limite la puoi buttare via, quando sbagli la misura di un attacco aereo muoiono dei civili innocenti (...come se ci fosse una categoria di persone meritevoli di morire sotto una bomba). E così purtroppo è andata.  L'area attorno alla Chiesa si è praticamente dissolta subito dopo il passaggio di quell'attacco aereo evidentemente fuori zona. Non si sa cosa cercasse ed a quale pericoloso "punto strategico nemico" avesse mirato, fatto sta che il risultato ottenuto è stato devastante. Una scuola, un mercato, diverse abitazioni, un numero non certo di persone di ogni età. Questo l'elenco di quello che non c'è più. Tutto ciò che resta è solo nella memoria e nei ricordi di chi è stato aiutato dalla fortuna ed è sopravvissuto a quel passaggio. Al passaggio di chi stava esportando la democrazia.

venerdì 3 maggio 2013

Cuffie e musica

Kiave di lettura n° 29

Più che una Kiave di lettura è una Kiave di scrittura questa settimana. Con gli auricolari nelle orecchie l'altro giorno mi è venuto in mente di aver scritto un pò di tempo fa qualcosa che è tornato ai miei occhi quando ho sentito quell'attacco del Poeta così noto.
Buona lettura....
.....
“PRENDE QUOTA IL RITMO DELLA NOTTE” chissà com’è, ma questo pezzo, così ignoto ai più, mi porta sempre a tamburellare le dita ed a vedermi un Liga scatenato nei suoi primissimi concerti, quando le canzoni nel suo repertorio erano poche e quando capitava di vedere i suoi concerti anche alla Festa dell’Unità. 
Mentre le “anime in plexiglass” continuano a farmi compagnia in cuffia salgono sul treno due ragazzi, ad occhi sui sedici anni forse qualcosa in meno magari qualcosa in più, che si tengono la mano e si vanno a mettere esattamente dall'altro lato del corridoio nella poltrona di fronte alla mia. Dopo poco però si accorgono che la signora che occupava il posto alle mie spalle si alza e se ne va ed allora prendono il suo posto per restare “nascosti” ai miei occhi e non solo dato che essendo l’ultimo scompartimento non avranno verosimilmente compagni di viaggio vicini.
"Siamo più tranquilli qui" mi sembra di sentir dire a lui mentre la musica stacca tra un brano e l’latro del Liga. Un po’ sorrido per la dolcezza di quei ragazzi e poi mi perdo nei miei pensieri, nel motivo per cui sono su quel treno e sul fatto che all'arrivo ancora manda un po’. Il bello della compilation da “playlist” è che non ricordandoti l’ordine di “troppi pezzi” non puoi anticipare l’attacco del pezzo successivo e resti col dubbio di cosa ci sarà dopo quando un pezzo finisce. Il soggetto è noto ma le possibili soluzioni talmente tante che un po’ di suspance è d’obbligo.
E mentre con un salto triplo il Liga è passato dalle “anime” prima maniera ad un “centro del mondo” ben più recente i due ragazzi dietro di me continuano a parlottare fitto fitto, perlomeno così mi sembra.
E’ strano, il rock del Liga invade le orecchie, ma quel gesto che ha fatto lui prima mi è rimasto così impresso che sembra quasi che le orecchie cerchino con ogni mezzo di carpire qualcosa dei loro discorsi.
Quel prenderle la mano così dolce e quel “siamo più tranquilli qui” così pieno di protezione verso di lei mi hanno, chissà perché, colpito.
Sorrido della mia banalità e della mia curiosità sui loro discorsi ed alzo il volume per togliermi ogni residua curiosità e per non percepire nemmeno un brusio oltre l’assolo di Luciano.
Chiudo gli occhi come per assecondare il ritmo e lascio andare i pensieri. Tutto scompare e mi rilasso completamente per qualche istante fino a quando non mi sento toccare la gamba, apro gli occhi e d’istinto tolgo gli auricolari.
"Biglietti prego" mi dice con poco garbo il controllore.
Recupero un po’ di lucidità, cerco e trovo il biglietto e glielo consegno.
"Grazie" risponde meccanicamente lui dopo averlo forato.
Mi schiarisco le idee dopo aver recuperato il biglietto e guardandomi intorno vedo che son rimasto solo nello scompartimento, devono essersi spostati gli altri che erano poco avanti a me, magari un bagno o magari ho dormito per una fermata. Per fortuna devo scendere a fine corsa quindi non c’è pericolo.
"Eccoli" sento fare dietro di me
E penso che i ragazzi sono ancora al loro posto mentre il solito grazie accompagna il controllore verso l’uscita.
"Ti dicevo che se mia mamma sapesse che sono qui con te succederebbe l’inferno" sento dire a lei mentre ho solo un auricolare all’orecchio.
"Lo immagino, effettivamente siamo un po’ pazzi" sento rispondere lui in maniera dolce ma con un accenno di sorriso.
Rimetto anche l’altro auricolare ma volutamente abbasso il volume, ormai sono incuriosito.
"Quando fai così mi fai …" non riesco a capire cosa gli dice perché la sua voce si fa più bassa.
Silenzio carico di significato e poi sempre lei che gli dice:
"Dai, fermo che c’è gente"
"Ma che ci devo fare se sono perso quando mi guardi così?"
.....
Il racconto continua per poi concludersi con una testa scossa ed una calligrafia sul foglio bianco.....vi ho incuriosito abbastanza? Chissà magari completo il racconto in una prossima kiave di lettura sempre se questa vi è piaciuta....

lunedì 12 dicembre 2011

Le sue parole, le mie emozioni

Influenzato dal random dell'ultimo album presente in macchina e vivendo davvero intensamente tutte le parole che "DENTRO LE CANZONI" dal marchio LL stanno, mi è venuto in mente qualcosa che ho scritto un pò di tempo fa.
......
" Le cercavi da tanto
ed appaiono in tre strofe,
le parole nascoste
esplodono in musica.
Ogni canzone fa centro.
Al cuore, al cervello,
allo stomaco ed al fegato.
Ti senti letto dentro
quando ascolti le parole
di una, due, tre
tutte le sue canzoni.
Una magia. Un brivido.
Le parole che hai perso,
le rimette in circolo
come quell’amore che conta,
come quell’urlo blasfemo,
come quel dolore “giornaliero”,
come quel che senti,
come quel tempo sbagliato,
come quel bar mai chiuso. "
.....
TRATTO DA: pensiero numero 14...

venerdì 27 maggio 2011

Un piacere...moltiplicato per due...

"SCELTI DA CHISSA' CHE MANO"

" ...gli sguardi si incrociano
e mi sembra di cogliere
la mia stessa luce curiosa.
Ti conosco solo da oggi
e nemmeno sono certo del tuo nome
eppure m’interesso del tuo stile.
Cerco di attirare la tua attenzione
portando l’argomento verso di te
e tu sembri cogliere l’invito.
Ti guardo e dentro sorrido
come quando curioso apri un regalo
che qualcosa ti dice ti piacerà.
Ripensi alle parole scambiate
ed a quell’inizio: “Piacere”,
e pensi che tutto sembra dire
che DAVVERO UN BEL PIACERE sarà... "

e dopo 24 ventisette....fa davvero uno strano effetto rileggere quanto sia attuale questa "traccia" e soprattutto avere la certezza di aver azzeccato quel pensiero... "che tutto sembra dire che DAVVERO UN BEL piacere sarà" ...
TRATTO DA: un pensiero di due anni fa ma "specialmente" attuale...

lunedì 18 aprile 2011

Un mese diverso

Arrivati a questo punto, mi coglie sempre "UN PO' DI TRAFFICO NELL'ANIMA" ed allora....

"...e così senza troppo sfarzo
arriva come al solito dopo Marzo,
è il mese dei pensieri
più profondi, più tuoi e magari anche più seri.
Pensi ed immagini luoghi lontani
quelli più puri, immensi e sani,
ma come d’un tratto passi dai sogni e le speranze
al buio che cala improvviso nelle stanze,
pensieri puri spazzati via tutti di un botto
come il dissolversi di un numero tondo dai contorni di un otto.
Confidi nel sole di maggio
perché ti sorrida almeno con un raggio,
in fondo bastan trenta giorni per farlo finire
ma il suo significato non riesce a svanire.
Mese pesante tra emozioni e ricordi
come un percorso tra le stelle e i suoi bordi,
corre lontano il pensiero stasera
alla parte del cuore più vera.
Pensieri, ricordi, emozioni
in questo mese respiri a pieni polmoni,
lontano nel tempo passato
presenza costante di sentimento immutato..."


TRATTO DA: tante piccole-grandi tracce...

lunedì 14 febbraio 2011

"Roba" speciale...

"...IL GIORNO DEI GIORNI..." ?!?
"...Eh sì, serve proprio che un giorno dei tanti
diventi il giorno speciale,
se in tutti i giorni dell'anno
quel qualcosa di speciale non è "roba normale".
Ed allora
il rispetto delle donne a marzo,
quello per la mamma a maggio,
tutti innamorati a febbraio,
e tutti buoni a dicembre.
Bel quadretto no? Ed il resto?
Il resto è "roba da forti",
la coerenza costante
che supera i giorni speciali.
Più SPECIALE di così..."
TRATTO: pensiero n° 42...

venerdì 28 gennaio 2011

Riflessi perfetti

..."NE SANNO UNA LORO VERSIONE"...
Chissà...
"...darà più soddisfazioni
ammirarsi in una foto perfetta
stampata su uno specchio di cartone
oppure
rischiare l'imperfezione
guardandosi attraverso gli spigoli
di un tagliente specchio cristallino?..."
TRATTO DA: pensiero n° 39...

giovedì 11 novembre 2010

Dolce rosso

..."SARA' UN BEL SOUVENIR"...
...mi sento un idiota ad averla buttata sul ridere e per rimediare non trovo di meglio che sfiorarti una mano e sorriderti. Per fortuna ricambi il tocco e mi sorridi. In quel momento guardo fuori e vedo lo splendido "fondale" di prima, che ha accentuato i suoi colori. Il rosso del tramonto è esploso ed è solo in alcuni punti "venato" da piccole nubi dalla strana forma. Strette e lunghe come dei nastri. Dopo guardo te ed il tuo vestito che sei stata così attenta a non macchiare e vedo che non è solo il tuo tocco ad essere estremamente dolce...
TRATTO DA: racconto n. 3