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| #KdL - KIAVE di LETTURA n° 687 |
Caro il mio uomo coi baffi che cosa dovrei dirti io oggi?
Ogni diciottoquattro degli ultimi quarant'anni mi sono ritrovato - con strumenti e pensieri diversi - a ragionare su questa domanda. Ed ogni anno la risposta ovviamente non c'è. Perché le cose da dirti sarebbero e sono infinite ed allo stesso tempo probabilmente non ci sono perché già le sai tutte. Sono infatti convinto, pur non credendo in niente, che da quel diciottoquattroottantasei qualcuno si sta occupando di me da una posizione più elevata. Mi guarda e mi accompagna.
Nonostante questo, quella domanda è stata la prima cosa che mi è venuta in mente stamani e quella che durante tutto il giorno mi è rimbalzata in testa più volte.
Certamente la cosa che ogni volta mi viene da dirti quando arriva questo giorno è l'amara considerazione che più o meno recita come un pezzo del mio Poeta: "CHE FRETTA CHE HAI AVUTO" di andartene caro babbo. Tremenda, eccessiva. Così fuori logica che come tutte le cose senza senso ha maturato i suoi effetti ancora di più nel tempo.
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Negli anni spesso ho fatto la conta delle cose che non ho potuto dirti o vivere con te. I consigli che non ho potuto chiederti o le persone che non ho potuto farti conoscere. Le serate di chiacchiere o silenzi e le giornate di stadio o di posti nuovi. Sono un po' un patito degli elenchi ma questi sono davvero troppo dolorosi perché tendono sempre più a non vedere la fine.
Oggi sono venuto a trovarti e ti ho raccontate un po' di quelle cose, rigorosamente dopo che ho provato a sistemarti i fiori come ti piaceva tanto fare. Mentre ti "aggiornavo" sulle ultime cose/pensieri/emozioni mi è venuto in mente quante volte ho fantasticato su una cosa o meglio su un'immagine in cui mi rifugio spesso.
Siamo io e te su un muretto e ci guardiamo. E' l'estate del 1985 e siamo fermi in una delle soste del giro estivo che quell'anno facemmo. Siamo appena arrivati in Calabria e ci siamo fermati ad una fontanella lungo strada. Il Landi ci vede su quel muretto e ci dice di guardarci, mentre lo facciamo ci scatta una di quelle foto che oltre che immortalare il momento lascia un segno indelebile. Perché quella foto è da subito diventata una delle preferite di mamma e da quando non ci sei fa bella mostra di sé nell'ingresso di casa, presenza fissa da quarant'anni.
Ecco, sul quel muretto non so quante volte ho sognato di tornarci. Di trovarti lì e raccontarti tutto quello che hai potuto osservare solo dall'alto. Per capire che ne pensi dei percorsi che ho seguito, per sentirti ridere sulle cose divertenti vissute, per farti serio nei ricordi delle vicende più profonde attraversate, per avere un tuo parere su cose/storie/persone che hai visto sfilare sulla mia strada. Mi rifugio spesso in quello sguardo della foto così come oggi ho ammirato quello che rivolgi a mamma nella foto che ho scelto per voi. Ed ogni volta che vedo noi due che ci guardiamo mi chiedo cosa in questi anni avrebbero detto i tuoi occhi. Ecco probabilmente la cosa che ti direi oggi è proprio quella, di farmi un sunto di tutti gli sguardi che non ci siamo dati. Aggiungendo un rimprovero: "hai avuto davvero maledettamente troppa fretta Susi". Ogni giorno me ne accorgo sempre di più.



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