domenica 12 aprile 2026

Maestro e Mostro

#KFilm Aprile 2026
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Qualche mese fa ho avuto la fortuna di vedere un gran bel film con una prestazione attoriale davvero di grandissimo livello di Pierfrancesco Favino. Parlo di "Il maestro" di Andrea De Stefano, storia di un giovanissimo aspirante tennista che viene affidato dal padre ad un ex giocatore che in passato ha avuto qualche successo e un po' di fama. Le doti del ragazzino sono probabilmente molto legate alla caparbietà con cui viene allenato dallo stesso padre che si illude, dopo una vittoria di un torneo, che possa essere pronto per il passaggio di livello da regionale a nazionale.  La scelta dell'istruttore ed accompagnatore per il tour dei tornei ricade su Raul Gatti (Favino) che dopo qualche risultato di prestigio in carriera, attraversa un periodo lavorativo e personale tutt'altro che facile. Su questo incontro e su questo viaggio - ambientato nelle diverse province italiane di fine anni ottanta - si concentra il film ed una storia che mischia speranze, percorsi e sentimenti di vario tipo. 
#KdL - KIAVE di LETTURA n° 686
I protagonisti sono quindi il giovane aspirante tennista ed il maestro, traccia facilmente leggibile ed intuibile ma che viene raccontata in modo molto particolare. Ad emergere soprattutto è un tema non sempre presente, anzi raro, nei racconti cinematografici di questo tipo: la fragilità ed il fallimento, o meglio la classica definizione denigratoria di "perdente". Il punto di vista e le emozioni degli ultimi diventano centrali e sono raccontati senza sconti ma anche senza quella troppo presente compassione insopportabile. 
Questo è un focus di gran parte del film e viene raccontato con forza e dolcezza dal regista e da un Favino davvero straordinario, un mostro di bravura. Vale per lui quello che scrivevo (qui) per la maestosa prova di Servillo in "La Grazia" : non lo scopro certo io ed in generale non si scopre certo la sua bravura solo in questo film. Ma il livello è davvero stellare. Ho ascoltato però in una sua intervista promozionale del film una cosa che ho notato davvero evidente: "Ho sempre fatto personaggi o vincenti o comunque importanti e potenti, interpretare uno degli ultimi ha avuto un fascino particolare". Ecco questa cura e questa specialità interpretativa io ce l'ho vista tutta e l'ho davvero apprezzata. Allo stesso modo mi è piaciuta molto la scelta delle canzoni, che vanno da Battiato a Drupi passando da Zero e Cochi e Renato e che si "sposano" perfettamente con ambiente e racconto.
La storia del film è sviluppata quindi in modo tutt'altro che banale, anche se la trama generale potrebbe farlo credere. Sono le emozioni, le sconfitte, le paure, i sorrisi non attesi a determinare un percorso del film davvero piacevole e che lascia forte un senso di riflessione addosso accentuato con la chiusura e l'ultima schermata nera prima dei titoli di coda.
Film davvero molto consigliato, da ricercare e vedere per chi non è riuscito al cinema. 

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