sabato 17 ottobre 2026

Poltrone informate e competenti

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 713
E' opinione comune che in Italia ormai si sia in preda ad un assoluto disinteresse verso la politica. Affermazione che ha certamente una (forte) base di verità e che, come ho scritto più volte in questo blog, mi vede anche coinvolto direttamente. Il concetto però cozza con alcune esperienze e realtà emerse negli ultimi anni, che vedono ad esempio la presenza di alcuni "rigurgiti" di vita ed interesse sociale nella collettività. Penso alle manifestazioni a sostegno del popolo palestinese di qualche mese fa che purtroppo hanno visto un fuoco molto alto e (paradossalmente) improvviso per poi spegnersi e lasciare la situazione (non del massacro ovviamente ma della mobilitazione) aperta ed apparentemente dimenticata. Altro esempio i movimenti studenteschi - al netto delle esasperazioni violente da condannare - che hanno dato immagine positiva e viva di qualcosa da troppo tempo trascurato da tutti. Quella attuale che vede proprio in questi giorni in piazza studenti di tutta Italia vedremo come andrà a finire, ma il timore di una "bolla" anche in questo caso è elevata.
E qui secondo me si passa al secondo step dell'impegno sociale e civico. Dalla "cosiddetta" protesta al mantenimento delle istanze e la loro messa in pratica. Lì arriva il crollo. Per difficoltà congenita e generale del verbo costruire rispetto a quello distruggere ma anche per una situazione specifica della realtà in cui viviamo. L'ho pensato proprio l'altra sera quando ho visto andare in onda un servizio sull' "ITALIA CHE C'HA IL SUO BEL DA FARE": il Parlamento.
Il ministro dell'economia Giorgetti relazionava sullo stato dei conti pubblici e sui motivi della richiesta del governo di uno scostamento di bilancio. La situazione è stata definita dallo stesso ministro "con nuvoloni all'orizzonte" e questo lascia in generale perplessi. Perché gli stessi agenti atmosferici pericolosi non sono stati né definiti, né spiegati, né circoscritti ed essendo lui il tenutario del portafoglio del Paese, annunciare e poi non spiegare, incute timori o perlomeno accentua quei tanti già esistenti nel ricordare il ruolo che lui ricopre. Ma non divaghiamo oltre. Di fronte a Giorgetti ed alla sua richiesta c'era.....IL VUOTO. Il Parlamento che sostanzialmente gli diceva "te chiacchiera pure che il nostro interesse è farti parlare di fronte alle poltrone vuote". 
Non solo. In molti sono rimasti stupiti delle assenze dei parlamentari quasi esclusivamente perché il voto è avvenuto di martedì. Sì. Perché orami è dato per assodato che i giorni di reale lavoro in quelle aule siano tre: da martedì a giovedì. Il Parlamento sarebbe aperto da lunedì a venerdì ma è ormai prassi consueta che il primo e l'ultimo giorno della settimana lavorativa siano sostanzialmente due jolly con ingresso più che facoltativo proprio "vietato". Il tutto senza produrre scandali ma diventando quasi legge non scritta. Così il calendario dei lavori, poveri cucciolotti, cerca sempre di essere incentrato nei tre giorni centrali per non impegnarli troppo e farli sudare vista anche la stagione fresca in arrivo. Nonostante questo, nonostante l'argomento, nonostante la votazione, Giorgetti ha parlato al vuoto. E magari con quello è riuscito anche a farsi capire, chi lo sa. 
Ed anche qui fioccano i commenti del tipo "eh vabbè ma è abbastanza normale". In una sorta di misto tra rassegnazione, disinteresse o altro. Provate solo un attimo a pensare al vostro luogo di lavoro ed immaginatevi la prassi non scritta di due giorni su cinque di calendario vuoto perché ad inizio e fine settimana e la possibilità di non partecipare, senza giustificazione, ad un momento determinate del vostro impiego in uno dei restanti giorni. Il tutto senza avere né un richiamo o peggio. Immaginato? Ecco questo è la prassi abitudinaria del luogo "più alto" della politica italiana. Quelli che poi hanno il coraggio di lamentarsi dell'astensionismo alle urne (che non condivido e continuo a reputare sbagliatissimo) e che poi si astengo dal lavoro.
In tutto questo, la votazione (perché poi magicamente gli stakanovisti - anche detti parlamentari - sono più o meno apparsi) ha fatto sì che lo scostamento fosse accettato e quindi siano state impegnate le risorse di tutti noi per maggiori investimenti in termini di armi e difesa. Il tutto votato da chi manco era ad ascoltare su cosa votavano. La scuola, appunto in piazza, può aspettare. 
Ed allora credo che oltre alla scuola possa anche aspettare, un bel po' direi, il riavvicinarsi di tutti alla passione politica, se questa deve essere riattivata o declinata in un lungo (folle) importante (per le conseguenza) discorso a tante poltrone vuote che poi magicamente votano a favore di un argomento da nulla tipo andare in deficit per comprare nuove armi. 
Ma possiamo stare tranquilli, abbiamo delle poltrone evidentemente competenti in materia e non solo.

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