domenica 9 luglio 2023

Sotto processo

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 547

Come nelle migliori rappresentazioni del potere che si può permettere tutto, questa settimana è arrivata la conferma del presidente del Senato. Non serviva eh, era già abbastanza evidente e chiara la deriva di questo tipo da tante prove inanellate ma sembra sempre che non sia sufficiente e che la prova ulteriore sia necessaria e dovuta.
E così nel pieno disprezzo del ruolo, il presidente del Senato è entrato a gamba tesa (oltre il braccio) sulla vicenda che in questi giorni sta mettendo in primo piano suo figlio. 
Leonardo Apache La Russa infatti è stato accusato ed adesso è indagato per violenza sessuale. Accusa da parte di una ragazza ventiduenne che come nella migliore trasposizione maschilista è diventata (lei) oggetto di accuse. Iter classico "LE DONNE LO SANNO". Perché avrebbe denunciato dopo troppi giorni, perché avrebbe accettato degli inviti ad andare a casa La Russa, perché avrebbe fatto uso di sostanze stupefacenti.
E di questa inversione ovviamente il primo firmatario è stato proprio la seconda carica dello Stato (seguito ovviamente dai soliti scribacchini di corte ed assimilati) che questa teoria l'ha arricchita dal "ho interrogato mio figlio, non c'è niente di penalmente rilevante". Ecco. Siamo a posto, inutile perdere tempo nelle indagini e nell'eventuale processo. Ce lo dice lui, quindi il caso è risolto, anzi non esiste.
Per carità l'innocenza di Apache  è tale fino all'eventuale giudizio di colpevolezza, ci mancherebbe. Però anche quella della ragazza che l'ha accusato che invece è già diventata provocatrice, mitomane, drogata. E l'accusa in questo caso è sostenuta da un'istituzione pubblica tra le più importanti. Che fino a pochi giorni si batteva il petto sui femminicidi ed il trattamento delle donne ed adesso non fa altro che mettere in un angolo mediatico - e non solo - chi denuncia. 
Mi viene da sorridere. Tutte le campagne con "denunciate per voi e per tutte" e quando qualcuna parla si processa e delibera prima ancora del termine delle indagini. Su di lei. Perché in fondo in fondo la regola è quella. E questa volta ad avallarla c'è anche la verità dei fatti già accertata da Ignazio dallo scranno (quasi) più alto della Repubblica. Che tra dieci giorni tornerà a lacrimare per qualche ragazza picchiata/violentata/uccisa chiedendo pene massime e denunce da chi è colpito. Fino poi a dire "si ma in fondo anche lei....".

martedì 4 luglio 2023

Auguri alla settima....


Ogni quattro luglio, guardando il calendario di lavoro o la data sul cellulare, è praticamente una sorta di riflesso automatico quello di pensare: "...bada....è passato un altro anno...". Ogni anno in questa giornata mi prende un pizzico di nostalgia e vado a ricercare l'etichetta "sogniditricolor" immergendomi nuovamente nelle vicende del mio Gianca contornato dal colore viola. 
Oggi compie sette anni "Sogni di Tricolor" . Da ottantaquattro mesi questa splendida copertina tiene compagnia a questo blog e più in generale a me ed alla mia voglia di scrivere.
Un sogno realizzato, un motivo di orgoglio, un piacere non svanito. Quello di vederlo far bella mostra di sé nella mia libreria e quello di leggere i pareri di chi l'ha letto ed ha voluto condividere la sua opinione (qui i contributi ricevuti per il primo compleanno del libro).

Per questo anche oggi ripeto i miei (auto)auguri....elevandoli alla settima..... 

Buon compleanno ai miei sogni racchiusi in quelle tre parole.


 "E GUAI A CHI CI SVEGLIA"

Per saperne di più:

domenica 2 luglio 2023

Paese curioso...

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 546
L'Italia è un curioso paese, lo sappiamo. E la sua bellezza è che tende a darne prove continue, come se ogni volta lo dovesse dimostrare di nuovo.
Così capita che un giornalista, un intellettuale ed un uomo che per fare il suo lavoro da decenni è sotto scorta perché ha raccontato qualcosa di marcio che il suo territorio nascondeva ma nemmeno troppo è sotto processo perché nell'ambito del suo lavoro ha contestato anche con parole importanti e dure un ministro.
Lo sta affrontando, il processo, a testa alta e presenziando alle udienze come un imputato che vuol far valere le proprie posizioni e non fugge da conseguenze possibili. Questo sta facendo Roberto Saviano dopo le denunce di Matteo Salvini, parte lesa. Che ovviamente invece a quel processo non partecipa. Non solo. In questi giorni lo stesso (di nuovo) ministro è stato oggetto di un simpatico regalo da parte dei suoi colleghi parlamentari. In modo trasversale infatti i suoi amici hanno definito insindacabili le sue affermazioni pesanti al limite dell'offensivo nei confronti della capitana della Sea Watch Carola Rackete ed hanno quindi impedito al Tribunale di Milano di giudicare. Il potente e ministro che non si può contraddire porta in giudizio chi lo critica (e dal processo fugge) mentre quando lui critica sprezzante ed offensivo i suoi giudizi sono insindacabili.
Ma ovviamente non è un caso. E' ormai un'abitudine quella che tutto viene capovolto in modo senza logica e soprattutto che fa perdere la fiducia in tutto quello che invece dovrebbe basarsi su fiducia e corretti esempi. 
L'altro giorno infatti durante un suo intervento in Parlamento, ripeto in parlamento ma forse meglio scriverlo con la p minuscola, Aboubakar Soumahoro è stato accolto da ululati di stampo razzista. Non di passanti o spettatori della seduta ma da colleghi parlamentari. Sembra impossibile, grottesco, fuori dal mondo ma è proprio così. E pare che non sia nemmeno la prima volta. Ma ovviamente per la maggioranza, dai cui banchi si è alzata la contestazione così elegante, un problema di razzismo non esiste e non è la causa di quello che è successo. Ululati come nelle peggiori curve dei peggiori stadi dove però spesso scatta la chiusura della parte di stadio incriminata. Secondo indicazioni magari del ministero degli interni, gestito da quella parte politica che in parlamento invece....
Ma tutto passa rapidamente dalla memoria ed ancora più velocemente dalle responsabilità che spesso nemmeno vengono attribuite. E rendono il nostro Paese ancora più curioso, se così si può dire.
E "BUONANOTTE ALL'ITALIA" ....

venerdì 30 giugno 2023

Un altro calcio, quello che appassiona...

#Klibro Giugno 2023 
qui il mio intero
Katalogo

BORJA VALERO 
con Benedetto Ferrara
"Un altro calcio"
Rizzoli

Il racconto della carriera e della vita dell'unico calciatore che negli ultimi anni ha fatto vacillare il mio "conta solo la maglia" unito alla regia del mio prof. preferito creavano un mix che non poteva non attrarmi. Con queste premesse mi sono avvicinato ad "Un altro calcio" con l'interesse ed il desiderio di scoprire i percorsi di Borja e quelli di Ben nell'indirizzare il suo racconto. 
La struttura scelta è quella classicamente utilizzata per le autobiografie: arrivo all'attualità dopo una partenza dagli esordi di carriera. In questo caso salto indietro nel tempo bello lungo visto che il libro parte da molto lontano e dalla passione di Borja per il pallone esplosa ben prima del suo affacciarsi al calcio giovanile. 
Il percorso era obbligatoriamente da iniziare da lì perché le basi delle scelte e delle direzioni date alla propria carriera dal Borja professionista sono da rintracciare sicuramente (anche) in quelle origini. Da bambino della periferia "lungo la carratera" a speranza calcistica della società più importante di Spagna. Da possibile sorpresa di realtà calcistiche importanti della Liga a faro della mia amata maglia viola. "SEMPRE LI' LI' NEL MEZZO" al campo dove il pallone gira di più e dove il bello sta nel controllarlo e provare a mandarlo nel migliore dei modi verso la destinazione più vantaggiosa per la squadra. 
Borja racconta le sue squadre ma anche la sua vita: parla degli allenatori e dei compagni ma anche dei periodi di difficoltà economiche (anche da calciatore) vissuti e dei rapporti familiari tra alti (mamma) e bassi (babbo) con i genitori. Parla soprattutto di Rocio (la moglie), Alvaro e Lucia (i figli). Rocio in particolare ha nel libro il ruolo molto importante e determinante che si percepisce avere nella vita: amica, consulente, fidanzata, compagna di avventure, moglie. Un mix bello e prezioso che Borja giustamente esalta ed a cui attribuisce una percentuale importante di merito per i propri successi.
Il libro sembra la "trascrizione" di un racconto della propria carriera fatto tra amici. Benedetto Ferrara, che in questo credo abbia indirizzato la scrittura, ha scelto lo stile più naturale e semplice evitando esagerazioni letterarie o filosofiche che poco sarebbero stati attinenti al percorso narrativo di un libro del genere e soprattutto al protagonista del racconto.
Il finale è dedicato alla scelta di Borja per la sua ultima pagina calcisticamente. Colpevolmente ignorato dalla Fiorentina per l'ultima stagione con la maglia di quella città di cui è diventato "sindaco ad honorem" (dopo essere stato trattato non esattamente bene anche a conclusione della sua prima parte di storia in viola) e per quel tributo che la sua Firenze gli voleva riconoscere nel giusto modo, ha deciso di accettare la "pazza idea" di giocare in una squadra di Promozione. Ma non una qualunque, quel Centro Storico Lebowski dalla storia tutta propria, gestita e finanziata dai propri tifosi e che gli ha aperto le porte per farsi conoscere un po' di più al mondo. "Sono uno di voi, trattatemi come tale" scrive Borja rispetto al trattamento preteso da lui stesso agli altri compagni. "Tu sei il mister io il calciatore" rispetto alle rassicurazioni date all'allenatore intimorito di impartire indicazioni non gradite. 
Nella sua ultima scelta si ritrova quindi il percorso iniziale. La passione per il gioco, per quelli che un tempo si sarebbero definiti "sani principi". Anche per questo Firenze gli ha riconosciuto quel titolo ad honorem e nel libro tutto questo emerge con perfetta chiarezza. In modo semplice e piacevole. 
Non poteva che essere un successo. Con le qualità di Borja e Benedetto non correvo rischi. Al termine della lettura ne ho avuto conferma. Bella coppia questa BB. Bravo Borja, Bravo Benedetto. 

CINQUE CITAZIONI

1 - "...a patto che non le tirassi il pallone in faccia, cosa che forse qualche volta feci senza volere. Non era divertente vederla piangere per colpa mia: era chiaro, per non farle male dovevo affinare la tecnica..."
2 - "...Borja ricordati che se rispetti gli altri, gli altri rispetteranno te...che poi è la prima cosa che io stesso ho detto ai miei figli..."
3 - "...voleva che imparassimo i nostri limiti, per trasformarli in qualcosa che ci avrebbe permesso di crescere..."
4 - "...a me piaceva la sua energia, a lei il mio umorismo inglese, quella battuta che arriva dopo un lungo silenzio e che ti sorprende proprio perchè non te l'aspetti..."
5 - "...grazie Firenze. Per noi il calcio è amore, è bellezza, è sentimento. Ed è per questo che ho scelto di restare con te..."

Mia personale VALUTAZIONE: ***** - cinque stelle su cinque

sabato 24 giugno 2023

Viva Fiorenza

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 545
Qualche tempo fa racchiudevo in cinque foto (da un'idea del Galga) il senso di un viaggio o di un posto visitato. 
Oggi mi è tornato in mente questo tipo di post ammirando la mia "PICCOLA CITTA' ETERNA". Il punto di osservazione era unico e quindi permetteva di ammirare un solo "profilo" della sua bellezza, ma è bastato per trovarmi ad osservarla di nuovo tra il perso e l'ammirato.
Ogni volta è così. Ogni volta quest'effetto. Ogni volta questa magia.
La semplicità di un panorama unico al mondo nel suo perfetto equilibrio di colori e dimensioni. La magica atmosfera creata dalla meraviglia che contorna Duomo, Battistero, Palazzo della Signoria. Tetti rossi e colline alle spalle. Precisione, dettagli, splendore.
Il tutto per generare occhi a cuore e totale orgoglio di sentire mia una tale bellezza. Oggi ancora di più, visto che è la sua festa. Splendida città del giglio, tanti auguri.
VIVA FIORENZA




mercoledì 21 giugno 2023

Auguri Balordo

#SdT - Sogni in Norvegia
"...viaggio, lungo soprattutto per il Rigio che di strada dalla maremma ne farà di più, quel balordo della palude conosciuto di “rimbalzo” dopo Fabry ed ora diventato uno di quelli di cui non faresti più a meno..."

Qualche anno fa, nei miei Sogni di Tricolor , provavo a delineare i connotati di una figura, a me molto nota e molto cara. Sono poche righe ma dentro c'è tanta roba. La conoscenza di rimbalzo, la "presentazione" da parte di uno sponsor (in realtà più di uno) dall'attendibilità totale, il diventare insostituibile. La verità e che molta altra "roba" è rimasta e rimane tra quelle righe. Tante cose di vario tipo e varia natura con alla base un rapporto nato, cresciuto e consolidato sulla scia di un'unica parola: amicizia.
Gli abbracci, i brindisi, le trasferte, i concerti, i messaggi, la distanza mai in termini di sensazioni ma solo di km, tenute, materassi, le tecniche per le migliori telefonate, ghiaccio nel whisky, carbonare nelle tasche delle felpe, ugolone il boia e vittime improvvisate, conti non saldati, libri in trasferta (vedi foto), portabirre artigianali, saluta i'Galga, maglie termiche e carta blu, tratti Ghigio, lacrime "a modo tuo", occhiali scuri di fronte ad un bar..co, birre al pepe, Carat e dintorni, bagno in "CAMERA CON VISTA SUL" cupolone. 
Oggi quell'insieme di cose "balorde" tutte mescolate arriva ad una cifra tondatonda e mi andava di lasciare anche qui la traccia dei miei Auguri. Di quelle tracce piacevoli, da continuare a ripercorrere a lungo.

Buon compleanno Balordo, sei DAVVERO uno di cui non poter fare più a meno.

AUGURI BALORDO !!!

mercoledì 14 giugno 2023

Lutto nazionale NON in mio nome

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 544
Quello dalla ricchezza la cui origine non è mai stata né chiara né chiarita.
Quello dei rapporti né chiari e né chiariti delle sue aziende, i suoi collaboratori e i rispettivi conti correnti con le organizzazioni malavitose.
Quello con il braccio destro condannato in via definitiva per mafia.
Quello con lo stalliere condannato per omidicio/mafia nella sua villa di Arcore.
Quello iscritto alla P2.
Quello con le tv gentilmente concesse da decreti fuori logica e considerati illegittimi dalla corte di giustizia europea.
Quello dai rapporti sotto inchiesta rispetto alle decisioni giudiziarie nei suoi confronti.
Quello sceso in campo per salvare i propri averi.
Quello per il quale Eluana andava tenuta in vita perché poteva generare un figlio.
Quello per il quale Gino Strada era un uomo confuso.
Quello che propose il proprio avvocato, condannato in via definitiva radiato dall'albo e dai pubblici uffici, come Ministro della Giustizia.
Quello per il quale il primo ministro tedesco era una cu**na inchi***bile.
Quello che ha fatto ministro della Repubblica Italiana nei suoi governi chi baciava l'ampolla del Po, portava il fazzoletto verde e si proclamava padano e non italiano.

Quello che ha scelto come amministratori della "cosa pubblica" Bossi, Carfagna, Minetti, Schifani, Previti, Alfano, Brunetta, Tremonti, Sgarbi, Tajani, Calderoli, La Russa, Miccichè, Fitto, Formigoni, Moratti, Bernini, Gelmini, Santanchè, Gasparri, La Loggia, Biondi, Scajola, Mattioli, Pera, Urbani, Bondi, Verdini, Capezzone, Cicchitto, Quagliariello, Ghedini, Stefania Craxi, Giovanardi, Prestigiacomo, Lunardi, Storace.
Quello che ha gestito il governo che ha sospeso la democrazia nei giorni di Genova, la Diaz e Carlo Giuliani.
Quello che ha fatto uscire dalla comune considerazione di impresentabilità tutta l'area politica che deriva orgogliosamente dal fascismo.
Quello condannato in via definitiva per frode fiscale.
Quello prescritto otto volte.
Quello amnistiato due volte.
Quello assolto due volte perché i suoi governi hanno modificato le leggi annullando il reato in questione.
Quello indagato per stragi.
Quello delle risorse pubbliche destinate agli interessi personali.
Quello della visione delle donne come ancelle dalle belle forme.
Quello del Bunga Bunga.
Quello i cui collaboratori elargivano rette mensile a persone coinvolte nelle serate eleganti.
Quello della barzelletta con la mela che sa di f**a a convegni pubblici.
Quello dell'edito bulgaro.
Quello che gli altri hanno fatto uso criminoso della televisione pubblica.
Quello della proposta per il ruolo di Kapo ad un rivale politico.
Quello definito da tutti grande imprenditore/gestore/amministratore che ha portato l'Italia ad un passo dal baratro finanziario scappando nottetempo.
Quello che voleva incontrare il papà dei fratelli Cervi trent'anni dopo la sua morte.
Quello della grande amicizia con Gheddafi.
Quello che simulava "ironicamente" un mitra di fronte a giornalisti russi.
Quello che definiva Putin un immenso statista nonché un amico.
Quello che si è costruito un partito personale ed ha zittito, cacciando, ogni voce diversa dalla sua.
Quello del conflitto d'interesse infinito.
Quello delle leggi ad personam.

"E TUTTI LA LA LA LA LA LA LA LA" ad insabbiare cosa è stato e cosa ha fatto. A smussare ed a riconoscergli "in fondo" qualcosa. Ed a richiedere umanità per il defunto. Ecco.
Ovvio, giusto ed assolutamente umano che sia pianto dai suoi familiari e dai suoi amici. Dovuto e doveroso che ci sia questo rispetto. Evidentemente corretto ed “automatico” - dal punto di vista normativo - anche il funerale di Stato (anche se la norma andrebbe “riletta bene” ma è il mio parere e quindi non conta…).
Poi però ci sono anche la verità, la storia, la logica, il buon gusto e i principi di base di etica morale. Anch'essi da rispettare. E che ci sia la santificazione di "cotanto personaggio", il lutto nazionale e sette giorni di chiusura del Parlamento è irrispettoso per tutti questi motivi. Sono semplicemente percorsi fuori senso e fuori dal mondo.
Quindi: LUTTO NAZIONALE NON IN MIO NOME. E NON nel nome di questi principi. 
Grazie.

domenica 11 giugno 2023

Carri da cui scendere

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 543

Giugno è il mese del pride. Lo è diventato prendendo spunto da un fatto accaduto a New York nel 1969 dove in un bar la polizia si rese protagonista di un'irruzione che travalicò nel razzismo nei confronti dei frequentatori gay del locale. Una delle tante. La cosiddetta goccia che fece traboccare il vaso e che innescò una serie di proteste e manifestazioni. Da allora, più o meno, questa storia viene ricordata ogni anno e la diffusione delle celebrazioni ha iniziato ad andare oltre le mura a stelle e strisce. 
Ieri a Roma è sfilato il pride delle associazioni LGBTQ+ e di molte, moltissime persone che hanno fatto sentire la propria voce per i diritti, personali e di tutti. Senza però il patrocinio della Regione Lazio, ritirato perché "gli organizzatori sostengono l'utero in affitto". Rimarcando anche "se chiedono scusa e non intaccano più la morale comune torneremo a dare il patrocinio". Della serie "POTRESTI FARE SOLO UN PO' PIU' PIANO" "o come diciamo noi" e tutto andrà bene. Chissà quando hanno dato il patrocinio se avevano vagamente idea di quelle che erano le idee di manifestanti ed organizzazioni. Fatto sta che ieri chi ha sfilato lo fatto senza il favore e l'ok della Regione. Una bella marea di dissidenti a vedere le immagini.
Di più. In questo periodo di governo insediato dopo le elezioni, la cosiddetta aria che tira, puzza di stantio e di battaglie di retroguardia che mettono in mostra cose ben poco piacevoli ed accentuano un clima che tutto è meno che divertente. La sfilata di persone che nel 2023 devono ancora far sentire la propria voce per veder riconosciuti diritti basilari e "semplici" come la libertà di amare e quella di essere considerati come chi è visto non come diverso, è già di per sé indice di una vergogna senza fine. Se poi quello di poterlo fare (cosa almeno per ora ancora concessa...) con il riconoscimento della Regione è vincolato al chiedere scusa rispetto alle proprie idee - da tempo note - e ritirarle a richiesta, capite bene che l'aria che tira viene confermata con un odore ben poco gradevole. 
Ovviamente c'è in tutto questo anche la battaglia politica e mi vien da ridere a scriverlo e pensarlo. Figuriamoci se poteva mancare una presa di posizione per il tentativo di accaparrarsi quello 0,qualcosa. Sì perché è innegabile che chi ieri era su quei carri (opposizioni stranamente e finalmente tutte unite) o a sostenere la manifestazione abbia cultura ed idee ben diverse da quelle adesso "di maggioranza". Ma altrettanto innegabile è che gli stessi che protestano adesso contro le iniziative governative, quando erano loro al Governo non hanno messo nelle condizioni certi diritti o certe tutele di non essere attaccati dal primo illuminato neofascista del caso. Anzi. Non hanno né allargato né minimamente "normato" valori e diritti che sventolano adesso da quei carri. Da dove, evidentemente, erano scesi. Adesso che ci sono risaliti quei carri sono più belli. Speriamo che sia mantenuto bene a memoria il tutto se/quando torneranno a sedere sopra le sedie decisionali.
Nel frattempo continuano le discriminazioni, le violenze, le evidenti mancanze di tutele e diritti. Ma come sempre ci diranno che ci sono altre priorità (come se quelle venissero affrontate tra l'altro), che in fondo alcuni diritti ci sono e quindi "che se li facessero bastare", che su certe cose esiste la morale comune contro cui non si può andare e se accade si deve chiedere scusa. Umilmente. Come sudditi al padrone. Perché in fondo questa è la loro visione, quella di una "gentile concessione" lasciata al cuore di chi ha dalla sua potere e/o status di non diversi. Ed invece si tratta di Diritti. Universali. 
Ma vai a farglielo capire.....

venerdì 9 giugno 2023

Due giorni dopo

#KappaDeca per il Doblete alla rovescia. A questo giro mi aiuto con le foto perché la fatica e la botta per il "SUDORE ED UN MINIMO DI CUORE" messo mercoledì sono ancora da digerire/smaltire.

1. La maglia scelta per il doppio significato
2. La "compagnia" giusta per gestire il pre-gara
3. La partita che non c'è
4. La passione che invece c'è
5. Conference League - Finale
West Ham - Fiorentina 2 - 1
Benrahma(R) - Bonaventura - Bowen
Giusto per la cronaca
6. Spettacolo di luci per ingannare il tempo
7. Si comincia e nel primo tempo rischiamo/produciamo il giusto/quasi nulla. Rischia solo la testa di Biraghi ed abbiamo invece l'occasione giusta sul finire di tempo ma Kouamè ci va solo vicino e Jovic è di poco in fuorigioco
8. Intervallo
9. La paura per essere andati sotto a causa di un rigore da polli preso sparisce con la magia di Jack che ci regala abbracci e la riattivazione di un sogno. Il gol di nuovo da polli preso ad un minuto dalla fine è esattamente la fotografia del DNA del tifoso viola. I fumogeni svaniscono coi sogni.
10. Invece che i caroselli, mesto rientro a casa (dopo aver provato a sbollirla per un bel po'....)

ps. il megaschermo di mega aveva solo il nome; quindi il riconoscimento (grazie anche alla giusta compagnia prepartita...) di giocatori....e pallone....non è stato così facile di conseguenza evito le pagelle. Il commento "teNNico" di Bollins invece è "NON riportabile" per questione di spazi.....quello che vorrei continuare ad avere qui.... :-)

domenica 4 giugno 2023

Per Giulia

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 542

Non si possono trovare parole adeguate per descrivere o raccontare il dramma della vicenda di Giulia Tramontano. Non credo che ne esistano talmente forti ed esplicative. E non c'è, a dire il vero, neanche questo clamoroso bisogno di cercarne. Sarebbero ripetute considerazioni che poi sarebbero da buttare via perché inutili e come in milioni di altro casi avrebbero una temporaneità minima, pari più o meno ai momenti di interesse generale. Perché ogni volta è così e quelle che sembrano e sono tragedie, in un alito di vento vengono accantonate.
La storia drammatica di Giulia è la consueta vicenda che purtroppo ormai è nota in ogni dettaglio. Con il carnefice che, come spesso accade, ha provato ad allestire un programma per diventare vittima in lacrime per l'abbandono di chi lui stesso aveva già purtroppo condannato alla morte. La storia ovviamente "FA DIFETTO COME IL RUBINETTO" sin da subito e chi ha vissuto un po' i percorsi delle altre storie purtroppo già accadute non ha avuto dubbi. Questa volta come mille altre prima. #losapevamotutte è un hashtag che è circolato immediatamente dopo il momento in cui la verità è emersa nei suoi dettagli. Nessuno aveva creduto nemmeno per un attimo alla versione del fidanzato ed alla sparizione volontaria di Giulia. E purtroppo l'evidenza di tutti è diventata anche triste e dolorosa realtà "ufficiale".
Non ci sono parole. Lo dicevo prima. Non possono esserci. Come ogni volta. Come in modo costante tutto l’anno. Questa storia sembra aver colpito più di altre. Forse perché Giulia aspettava un figlio ed era al settimo mese, forse per la messa in scena dell'assassino, forse per l'attesa dopo la scomparsa.  La domanda è per quanto rimarrà così impressa prima di diventare "semplicemente" una dei 46 nomi (ad oggi) delle donne uccise da inizio anno. O delle 38 vittime (sempre ad oggi) in ambito familiare o comunque affettivo. Ripeto, aggiornato ai primi cinque mesi del 2023. Praticamente una ogni tre giorni.
Numeri che altro non fanno che aumentare il senso di impotenza e di mancanza di parole a disposizione. E quelle che continuano a circolare non fanno che farti scuotere amaramente la testa. Perché sai che resteranno tali e che in molte occasioni punteranno (in modo indiretto) il dito su Giulia: doveva denunciare, doveva non accettare, doveva capirlo, doveva parlarne, doveva lasciarlo, dovevamo insegnarle a difendersi. Mai che si parta da un principio abbastanza facile: se tutti sapevano e sapevamo che quando è sparita dietro ci potevano essere solo cose tragiche, cosa vorrà mai dire?  Mai che si parta dando in modo diretto ed indiretto le responsabilità a chi è il colpevole senza cominciare con i "doveva" nei confronti della vittima. Mai che si parta dall'impegno di cominciare a modificare la cultura e la testa degli uomini in generale perché, ci piaccia o meno, da questi continuano a scaturire le vittime. 
Giulia, incinta al settimo mese, è stata uccisa dal compagno. Di nuovo lasciando senza parole. Quando invece dovremmo usarne e molte. E bene. E passare finalmente ai fatti. Senza aspettare la prossima Giulia, di nuovo. Senza muovere un dito e poi piangerla fintamente e mettendola nell'elenco numerato di cui sopra.
Per Giulia. Proviamo a far qualcosa per diventare umani.

venerdì 2 giugno 2023

Vittoria finale con complimenti

Grazie per la foto Matte trasfertista

Campionato - 38^
SASSUOLO - FIORENTINA = 1 - 3
GOAL: CABRAL, Berardi (R),
SAPONARA, GONZALEZ


KAPPAPAGELLE

Cerofolini 6 +
Dodò 5,5
Quarta 6,5
Ranieri 6,5
Terzic 6 
Duncan 6 +
Amrabat 6
Ikonè 5,5
Castrovilli 6
Kouamè 5,5
Cabral 7 
Gonzalez 7
Bonaventura 6
Venuti 6
Saponara 7,5
Bianco SV

All. Italiano 6,5
IL MIGLIORE: SAPONARA
Il peggiore: Dodò

La mia Viola

Rapido #KappaDeca sull'ultima di campionato.
  1. Primo tempo vicino al niente assoluto se non per un colpo di testa di Cabral che bacia il palo.
  2. Ripresa che comincia con un assist del loro terzo portiere a Cabral che non sbaglia.
  3. Sempre Cabral si fa beccare ad alzare il gomito. In area non al pub. Rigore col Var e curiosamente Berardi ci fa gol, non capita mai.
  4. Entra in campo Saponara e regala calcio con un tiro spettacolare mandato "A GALLEGGIARE A DUE DITA SOLTANTO" dall' incrocio. Poco dopo si ripete mettendo un cross perfetto per Nico che chiude il match sul 1-3.
  5. Nico si becca anche un calcione ed un frontale col palo tanto per metterci un po' d'ansia in vista di Praga, da soli non bastava.
  6. Se domani il Toro non vince arriviamo ottavi. Realizzato questo se, se la Juve la fanno fuori dall'Europa, abbiamo il pass per la Conference. Lo dicono tutti, son forse da meno? 
  7. Complimenti per la vittoria finale a pochi giorni da una partita decisamente più importante.
  8. Segni di vita di Cabral dopo un periodo molto grigio.
  9. Cinque giorni a Praga.
  10. Complimenti a Matte per la trasferta e la foto....le foto.
"TAKKO AI' GIRO" - Spazio teNNico Bollins gestito

"...menomale l'è l'ultima, l'unica cosa interessante è stato il battibecco Ranieri-Berardi....comunque come ti dico sempre i 6 punti col Bologna..."

mercoledì 31 maggio 2023

Attese ripagate

#Klibro Maggio 2023 
qui il mio intero
Katalogo
SILVIA MAZZOCCHI
"Aspettami con uno spritz"
LIBRIDA - Edizioni Il Foglio

Attendevo l'uscita di questo libro da un po', tanto che appena è stato possibile acquistarlo e leggerlo ho interrotto quello che stavo ultimando e mi ci sono buttato. Cosa rarissima, per non dire mai successa, per me "precisino di me**a" anche nella lettura. Ma non era solo l'attesa. Anche le aspettative erano molto alte, per tanti motivi: l'autrice, la sua penna, l'argomento del racconto ed i relativi percorsi emozionali. La trama? Difficile riportarla senza entrare nel dettaglio e/o rischiare di dire troppo. Sintetizzo con la fotografia dell'autrice che rende benissimo l'idea di quello che per 226 pagine poi viene descritto, raccontato e vissuto: "...lei sarà per sempre la mia migliore amica, anche se in modo diverso da quello che avevo immaginato. La persona a cui avrei affidato la mia stessa vita...".
Quasi come se volessi "seguire" la copertina ed il titolo ho cominciato a leggerlo con accanto un bel bicchiere capiente (di americano perché lo spritz mi sentivo di doverlo lasciare a Silvia e Tania). Credetemi è stato d'aiuto. Silvia parte subito forte e mette a dura prova il lettore o meglio la sua tenuta emotiva. Lo sapevo che non tutte le pagine sarebbero state facili da quel punto di vista e da subito il libro non mi ha smentito. Mi era più misterioso come la storia potesse "tenere" per un libro intero. Immaginavo racconti, supponevo emozioni, intravedevo risate e lacrime ma temevo la "serie di racconti". L'autrice si è superata. Amore (tale in molti punti appare), complicità, profonda amicizia e reciproca considerazione e desiderio di essere un punto di riferimento per l'altra. Il libro è una grande dichiarazione di tutto questo sentimento che racchiudere in un'unica parola o definizione è davvero complicato. Ci sono i ricordi, c'è il percorso del loro vissuto, ci sono le emozioni delle storie che hanno segnato i loro sentimenti e la loro vita. Tanti ricordi da salvare in memoria come attestano "gli orecchi" fatti alla mia copia. 
Anche quando gli aneddoti sembrano ripetersi o il passo rallenta un po', i percorsi descritti o ripresi servono a chiarire meglio aspetti e vicende importanti per la fotografia generale. Per renderla ancora più chiara, per ogni capitolo c'è inoltre un QR code che accompagna la lettura con una playlist dal significato speciale e su "LETTERA A G" vacillare è stato automatico. E non solo lì.
Il percorso del libro segue la via di quello difficile che Tania affronta e che non può che vedere Silvia al suo fianco. Con i suoi mille pregi e con i suoi tanti difetti (a detta sua...) ma soprattutto con la clamorosa intensità e totalità di quel legame che traspare da mille piccoli elementi. Più leggeri come uno shopping (anche se so che lei non sarebbe d'accordo con la definizione di cosa leggera), più intensi come la condivisione di sentimenti profondi e personali. Lo smarrimento di Silvia nel chiedersi se il suo esserci poteva o meno arrivare al risultato di farsi sentire in qualche modo d'aiuto, è quello di una vera amica che vorrebbe far di tutto per aiutare chi vede soffrire e sa che invece in alcuni momenti può solo alzare le mani. La sua penna ironica/sarcastica/a tratti corrosiva riesce ad accompagnare perfettamente i momenti più leggeri ed a smorzare quelli meno, non andando mai però a coprire il vero oggetto della fotografia: loro. Insieme ma non solo. Divertenti ma non solo. Profonde ma non solo. 
Si sorride, divertiti ed in modo amaro. Si fa la lacrimina, anche più di una. Si percepisce un'amicizia che per la sua profondità non si può che ammirare nel modo più bello e sincero. E' il suo primo libro, sono i suoi primi meritati applausi. Che lei ovviamente dedicherà a quella "persona a cui avrebbe affidato la sua vita". Per questo vanno raddoppiati. 
Ogni alta aspettativa è stata ben riposta. Un libro che proprio proprio proprio non potete perdere. 

CINQUE CITAZIONI

1 - "...ho bisogno di fermare i ricordi e non dimenticare niente, devo farlo in fretta perché ho paura che qualcosa fugga via, i ricordi lo fanno, scappano, si nascondono e riacciuffarli è difficile..."
2 - "...le fotografie sono così: potenti e capaci di risvegliare immagini e aneddoti sepolti in chissà quali angoli della memoria, in uno strano miscuglio di ricordi..."
3 - "...le ho detto che sono tranquilla e che so che andrà tutto bene. Sono così tranquilla che per calmarmi dovrebbero mettermi una camicia di forza. Nella mia testa tutto urla ed allora io alzo la musica a tutto volume ma non serve, non esiste volume abbastanza alto per coprire i miei pensieri, loro urlano sempre più forte..."
4 - "...il vero caos non fa rumore, quello che mette in discussione tutta la tua vita arriva silenzioso, quasi in punta di piedi. Ha voce bassa, quasi impercettibile e movenze lente. Eppure distrugge tutto perché sa come farlo senza farsi vedere..."
5 - "...all'inizio questi ricordi faranno tanto male, il dolore mi arriverà a ondate immense, mi lascerà incredula e senza fiato, mi sembrerà di annegare ma non durerà per sempre, piano piano le onde si faranno più piccole e mi bagneranno solo fino alla vita e riuscirò a fare dei respiri meno mozzati. Smetterò di credere di annegare ed allora il mare si farà meno minaccioso..."

Mia personale VALUTAZIONE: ***** - cinque stelle su cinque

sabato 27 maggio 2023

La forza autorizzata

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 541

"Lo Stato è l'unico che può usare la forza e quindi è normale che la usi". 
L'altra sera ho ascoltato questa frase durante una trasmissione televisiva che si stava occupando del trattamento riservato a migranti in alcuni CPR. La frase è arrivata dopo alcuni servizi (sono a disposizione sul sito di la 7) che mettevano in mostra quello che è accaduto ed accade ad uno di questi centri, quello di Gradisca d'Isonzo. Un gruppo di agenti in assetto da sommossa (manganelli, caschi, scudi) entra in una stanza dove a terra c'è un migrante con due solchi evidenti sulla schiena. Un altro gruppo di "ospiti" del centro raccontano e mostrano come sono costantemente sedati con medicinali in ampie dosi non descritte né comunicate agli stessi. Condizioni igieniche e strutturali aberranti in cui i migranti sono costretti a vivere. O meglio a stare sul letto, alzarsi prendere le pasticche e tornare sul letto. In queste condizioni non umane ci sono persone che hanno commesso reati ma anche richiedenti asilo e persone colpevoli di reati amministrativi. E comunque anche fossero tutti colpevoli di spaccio o furti le condizioni di detenzione dovrebbero rispettare l'articolo 27 della costituzione che dice "..le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.." . E queste, ripeto, non sono nemmeno (per la maggioranza) persone colpevoli di reato penale.
Di fronte ad un servizio straziante fatto di lacrime, vite che non si possono nemmeno considerare tali, abusi e drammi sociali questo eccelso commentatore ha deciso di mettere in campo tutta la sua empatia con la frase che riportavo all'inizio. 
In quella frase c'è la fotografia della sua storia e purtroppo non solo della sua, e questo obiettivamente preoccupa molto di più. Perché la sua è abbastanza chiara, tra militanze nel partito che si richiamava al fascismo e percorsi politici tutti connotati da quell'origine ma è personale, quella generale invece non riguarda solo lui. Nel dibattito successivo, che sono riuscito a seguire per una ventina di minuti scarsi poi onestamente non ho più resistito, è riuscito anche ad inanellare una serie di sfondoni (in fiorentino) / fake news (in linguaggio moderno) che la metà sarebbero bastati per abbandonare lo studio con il viso rosso. E' riuscito ad imputare ad un ragazzo della parte politica a lui opposta la responsabilità della creazione dei CPR, questo si è visto costretto a ricordargli che quel provvedimento è arrivato quando lui aveva 3 anni e da quando fa politica ha combattuto quella classe dirigente che lo aveva partorito. E' riuscito a negare la presenza nei CPR di casi solo per reati amministrativi ed invece i dati ufficiali, quindi numeri e non opinioni, dicono che sono il 60% del totale. A chi gliel'ha fatto notare, dopo aver negato l'evidenza ha poi rimproverato il "eh ma il tempo medio di soggiorno è di molto inferiore ai 90 giorni massimi previsti" della serie "poche storie se anche per qualche giorno hanno questi trattamenti, tanto ci devono star poco". Ha rimproverato tutti di analizzare solo quel video e quei dati e non quello che poteva esserci prima, aggiungendo qua e là espressioni con alla base un sottointeso "sappiamo bene come vanno certe cose e se anche qualcuno viene maltrattato, in fondo....". Per poi concludere con quella frase finale che introduce questa mia riflessione.
Nell'impostazione di quella frase viene totalmente invertito il senso della esclusività dello Stato nell'uso della forza. Questa esclusività dell'utilizzo della forza non è stata prevista per usarla "a prescindere". Non per dare una sorta di passe-partout allo stesso Stato ma per tutelare la società dall'uso di altri. Non è un "via libera" a far sostanzialmente quello che aggrada, cosa che invece in questo periodo non pare essere solo della mente illuminata di cui sopra. Basta pensare all'aggressione alla donna trans a Milano da parte di vigili urbani o dal trattamento riservato da carabinieri ad un ragazzo fermato a Livorno. Piccoli ma enormi episodi di storture che tristemente mandano a memoria le vicende tristemente passate alla storia come quelle di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Riccardo Magherini tanto per citarne tre.
Lo Stato è l'unico che può usare la forza perché si pensa che sia il punto più alto del ragionamento e della cultura. Se però di fronte ad evidenti e manifestati soprusi della stessa forza a disposizione il ragionamento è "in fondo lo Stato è autorizzato a farlo" cade tutto e si mette lo stesso Stato un gradino sotto quei colpevoli di reato che usano la forza in modo da condannare. Perché chi la forza può usarla deve dare l'esempio a chi non può e non deve usarla ed invece ne fa uso. O almeno dovrebbe se svolgesse in modo corretto il suo ruolo.

giovedì 25 maggio 2023

Firenze vince sempre

La mia Viola

Coppa Italia - Finale

INTER - FIORENTINA = 2 - 1
GOAL: GONZALEZ, Lautaro Martinez,
Lautaro Martinez

KAPPAPAGELLE

Terracciano 5,5    
Dodò 5,5
Milenkovic 5
Quarta 5
Biraghi 6,5
Amrabat 6 -
Castrovilli 6,5
Ikonè 5,5
Bonaventura 6,5
Gonzalez 7 
Cabral 5
Sottil 5
Mandragora 5,5
Ranieri 6
Jovic 5,5
Terzic SV

All. Italiano 6
IL MIGLIORE: GONZALEZ
Il peggiore: Quarta

Dall'Olimpico per un sogno chiamato Coppa Italia. Ecco il mio #KappaDeca.
  1. "Come Fiorentina vinciamo di rado, come Firenze vinciamo sempre e comunque". L'ho scritto ieri sera dopo la partita mentre l'autista del pullman decideva "di andare a sinistra/sinistra e di farci infognare per ore". Lo confermo oggi ancora più convinto.
  2. Molto lungo il viaggio di andata, infinito quello di ritorno ed una partita che pareva essere "lunga un'infinità" per il vantaggio immediato ed invece è volata vai, purtroppo come la coppa.
  3. Era iniziata benissimo. Due minuti: prima palla in verticale, cross a tagliare l'area e gol del nostro uomo più forte. A tutti è venuto in mente il gol di Fantini a Perugia, non per la qualità della rete o della partita ma per i minuti che mancavano alla fine. Purtroppo però poi l'Inter è scesa in campo.
  4. Attorno al quindicesimo infatti la partita è cambiata e la sensazione è stata che l'Inter abbia aperto il gas e che avrebbe tenuto il piede sull'acceleratore fino a ribaltamento gara avvenuto. Ed infatti. Un paio di imbucate troppo lunghe di niente, Dzeko che calcia alle stelle quando è lanciato solo davanti a Terracciano. Poi ci ha pensato, due volte, Lautaro: rimonta completata bevendosi senza troppa fatica la nostra coppia centrale non in serata.
  5. "CHI PRENDE L'INTER" nel suo momento migliore non può che faticare ad uscirne indenne, la nostra bravura è stata quella di non crollare del tutto e di riprendere il bandolo della matassa nella seconda parte della ripresa dove abbiamo creato pericoli e.......tirato fuori un vecchio nostro ritornello "ah! se questa squadra avesse anche un centravanti...".
  6. Se nel primo tempo infatti il centravanti non era tra gli undici nelle nostre note, l'ultimo quarto d'ora  della gara - quello entrato in aiuto - ha creato qualcosa ma ha sbagliato tutto quello che nel proprio ruolo invece dovrebbe essere alla base.
  7. Il gran "che peccato" di questa partita è stato proprio che la gara si era messa esattamente come nei sogni. Loro non presenti, schiacciati in campo e sugli spalti (prima e dopo la loro decisione di scioperare/non scioperare) ma soprattutto gol di vantaggio e ritmo della gara nelle nostre mani. Non abbiamo saputo affrontare la crescita ovvia dell'Inter e tra le linee di centrocampo e difesa abbiamo ballato tutto il resto del tempo. Nella ripresa ci siamo appunti "ripresi" il giusto piglio, anche perché loro hanno abbassato i giri del motore, ma non siamo riusciti ad essere incisivi.
  8. Dobbiamo crescere quindi, certo. Ma abbiamo delle basi importanti su cui prospettare e programmare il miglioramento necessario.
  9. La Fiesole (e non solo) - allocata straordinariamente nella curva del mio inviato romano - non ha smesso un secondo di cantare, battere le mani ed incitare. Da un'ora prima della gara durante il riscaldamento fino ai momenti dopo il fischio finale con coro incessante di sostegno alla squadra venuta sotto la curva a sconfitta ufficializzata. Era tanto che non vivevo una gara del genere così intensa e coinvolgente a livello di passione, con una curva/tifoseria davvero meravigliosa.
  10. Tra quindici giorni abbiamo una seconda opportunità di vittoria ed anche se non sarà la stessa cosa, potrebbe essere però un'occasione importante per prenderci una grande soddisfazione e goderci una gioia notevole.
In attesa a questo punto di Praga con ancora il sale sulla ferita Roma.... FORZA VIOLA...sempre...

"TAKKO AI' GIRO" - Spazio teNNico Bollins gestito

"...ce l'hai già in valigia?!?!?...difficile praticamente impossibile, troppo più forti....in campionato ci può stare ma in una finale no....sottil inutile come sempre iolaeeeeeee.....soliti difetti anche in una partita così...dall'allenatore in giù....classico nostro se n'è belle viste due di coppe italia, bisogna accontentarsi..."