lunedì 22 agosto 2022

Un po' sciattata...

Campionato - 2^
EMPOLI - FIORENTINA = 0 - 0
GOAL:  ---------

KAPPAPAGELLE
Gollini 6
Dodò 5,5
Milenkovic 6 
Quarta 6
Terzic 6
Bonaventura 6,5 
Mandragora 5,5
Maleh 5,5
Ikoné 5
Jovic 5
Saponara 5 
Sottil 6
Duncan 5,5
Gonzalez 5,5
Biraghi SV
Cabral SV

All. Italiano 5,5
IL MIGLIORE: BONAVENTURA
Il peggiore
: Ikonè

Derby. O almeno così pensano loro, perché a Firenze non c'è derby ma c'è solo la Fiorentina.
Il mister continua nella sua voglia di non cercare "LA VITA FACILE" nelle scelte e lancia Dodò, Terzic, Mandragora, Ikonè e Saponara dall'inizio. La squadra non parte male ma non ha la solita armonia, l'Empoli ci aspetta e ci aggredisce allo stesso tempo e ne viene fuori poco e niente fino al cosiddetto "cooling break" del primo tempo quando ci arriviamo senza tiri in porta. Subito dopo la partita sembra rianimarsi con il solito Jack (il migliore) che si crea un'occasione che poi però tira fuori e con una buona iniziativa di Terzic che libera Ikoné da solo davanti al portiere ma l'ala in giornata no, non concretizza. Prima dell'intervallo l'Empoli crea un'occasione d'oro con Destro che per un soffio, dopo aver sorpreso la nostra coppia centrale, non trova il gol del vantaggio.
Nella ripresa ci si aspetta grandi cose o almeno qualcosina in più del niente del primo tempo, ma in realtà la cosa più interessante fino a venti minuti dalla fine è l'infortunio dell'arbitro che viene sostituito dal quarto uomo. Poi Luperto sbaglia uno stop e lancia Jovic per poi stenderlo da ultimo uomo. Dopo il VAR il difensore empolese viene espulso, lasciando qualche dubbio. Con l'uomo in più ed i vari cambi ci proviamo, ma timidamente, tanto da non creare neanche un pericolo fino all'infortunio di Cambiaghi che crea la doppia superiorità numerica. Arriva un po' di pressione ed il tentativo di creare un assedio ma tranne un paio di tiri ribattuti ed un tentativo da fuori di Mandragora (ma non sempre abbiamo contro Radu) non creiamo le premesse per sbloccare la gara. Finisce quindi, giustamente, 0 - 0. 
La mia Viola
L'impressione che abbiamo destato è che non fosse giornata. Poco precisi, poco pimpanti, senza troppe idee. L'ennesima rivoluzione della formazione titolare non ha certamente aiutato così come la scelta di togliere dagli undici gli unici due esterni che puntano e saltano l'uomo con facilità e velocità. Centrocampo lineare dove solo Bonaventura ha dato segnali di vita. Peccato non aver sfruttato la superiorità numerica, per lunghi tratti anche doppia; cosa tra l'altro già successa domenica scorsa se si toglie la papera di Radu. Magari  è da capire se questi due "indizi" possono fare una prova della non semplicità del nostro gioco di trovare alternative. Peccato averla sciattata così questa occasione. Adesso testa a giovedì per la partita che può contare una stagione.
FORZA VIOLA...sempre...

"TAKKO AI' GIRO" - Spazio teNNico Bollins gestito
"...sarebbe meglio non vederla guarda...un'si corre, un'si fa nulla, solo errori....Ikonè incomincia ad essere in quella fascia di giocatori che andrebbero rincorsi per il viale dei mille...ma Destro che è sempre quel Destro....e me lo dici così? Marin invece unnè il nostro, quello ha smesso....iolaeeee gol mangiato da Ikonè e come ti sbagli....partita sottotono, l'anno scorso s'era più brillanti all'inizio del campionato....comunque con il cambio dell'arbitro si gioca fino alle 10....dai dai ora buttali tutti dentro visto il rosso.....no via....20 minuti quasi 11 contro 9 e zero tiri in porta, calma piatta agghiacciante..."

sabato 20 agosto 2022

Tra le liste, le tragedie

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 501

Mentre partiti (ahahah), coalizioni (AHAHAHAHA) e leader degli schieramenti (ahAHahAHahAHahAHahAH!!!!) si accapigliano su liste/listarelle/agende/agenducole per la prossima scadenza elettorale, nel Paese la vita reale va avanti.
Quanto accaduto negli ultimi giorni in varie regioni d'Italia lascia sbigottiti. Non per il classico temporale di Ferragosto, da sempre esistito più o meno a macchia di leopardo,  ma per un "VENTO PER VENTO A FAVORE OPPURE CONTRO" che ha scatenato temporali e bufere dai danni clamorosamente ingenti. Danni, sfollati, feriti, morti, distruzioni. Una serie di bollettini che invece che provenire da Toscana, Emilia, Liguria e Veneto sembrano arrivare da Russia e/o Ucraina.
Magicamente adesso il clima è diventato elemento importante, da seguire e di cui preoccuparsi. Anche chi ha sempre ironizzato/deriso movimenti che puntavano la loro attenzione su quanto il pianeta stesse soffrendo a livello di condizionamenti atmosferici, appena toccato sul vivo ha posto la propria attenzione su quanti danni un agosto impazzito riuscisse a provocare. Ovviamente adesso quella specie di accozzaglia politica di vario ed opposto colore si muove in tal senso e tutti si dicono colpiti ed interessati, poi come sempre partiranno i distinguo. "Eh ma l'economia non si può fermare" "abbiamo fatto tanto ma non possiamo stravolgere totalmente cicli e percorsi" e ricominceranno accordi al ribasso per ritrovarci tra pochi mesi a piangere altre vittime, altri danni, altre vite segnate. 
Ma non sono gli unici aspetti immutati. A Ferragosto, solo per fare un esempio di un triste elenco di fatti in tal senso, due ragazze sono state aggredite a Sperlonga per aver osato baciarsi. I diritti civili, già. Quelli che non è mai tempo di affrontare. Quelli che "è stato fatto tanto" "siamo contro ogni discriminazione" "nessuno vuole togliere diritti" ma poi magicamente ci si accorge che le leggi in tal senso si arenano perché ci sono altre urgenze o vengono svuotate di significato per non far torto o far arrabbiare l'alleato di turno che strizza l'occhio alla finta morale indirettamente ed oscenamente contraria a prese di posizioni forti e decise.
Per non parlare della mancanza di una normativa sul fine vita che viene resa evidente ad ogni notizia che buca l'oscurità comunicativa, vedi il caso di Elena (post di qualche settimana fa qui). Anche in questo caso vicende e situazioni che dovrebbero essere regolamentate secondo civiltà da una politica che da anni finge di interessarsene e poi fa marcia indietro per gli stessi motivi suddetti: insipienza ed incapacità di affrontare le critiche di ambienti vicini ad una chiesa che ho già definito antica e polverosa.
Sarebbe bello se finalmente qualcuno prendesse questi tre argomenti e li mettesse DAVVERO al centro dell'interesse del proprio futuro governo, delineando un programma finalmente di respiro vagamente illuminato o anche soltanto moderno e civile. Ma comprendo che sia chiedere troppo ed infatti.....
Tra le varie tragedie esistenti quindi il venticinque settembre si andrà a votare sapendo che temi del genere "non hanno attrattività" nei programmi di chi si presenta ed anche quando vengono citati è solo un aspetto opportunistico a cui (visti i loro CV) non crede nessuno, loro per primi.

lunedì 15 agosto 2022

Gavettoni alla fine sorridenti


Campionato - 1^
FIORENTINA - CREMONESE = 3 - 2
GOAL: Bonaventura, Okereke, Jovic,
Bianchetti, Radu (A)

KAPPAPAGELLE
Gollini 5,5
Benassi 5,5
Milenkovic 6
Quarta 5
Biraghi 6
Bonaventura 7
Amrabat 6 -
Maleh 6 -
Kouamé 6,5
Jovic 7 -
Sottil 7 +
Dodò 6
Zurkowski 6
Mandragora 6 +
Saponara 6
Gonzalez SV

All. Italiano 6 +
IL MIGLIORE: SOTTIL
Il peggiore
: Quarta


Con un calciomercato ancora apertissimo ed una rosa ancora da capire come sarà, inizia un campionato che per la viola vuole essere quello della conferma ed un eventuale passettino avanti. Per far spazio ad un Mondiale a cui la super corrazzata di Mancini nemmeno parteciperà, la stagione parte infatti che ancora non sono andati in scena i gavettoni di Ferragosto. 
Il Mister Italiano, che in conferenza stampa ha precisato che la squadra non è migliorata ma si è modificata, decide di sparigliare subito le carte e fare lui il gavettone di Ferragosto sorprendendo tutti con le scelte iniziali. Benassi e Kouamé ai margini (per non dire di peggio) per tutto il ritiro si ritrovano subito titolari alla prima. Esordio per Gollini e Jovic, non per Mandragora e Dodò. "DA MEDIANO A RECUPERAR PALLONI" Amrabat con accanto Maleh e Bonaventura.
Inizio con pressing alto in pieno stile Italiano ma partita che resta in equilibrio senza troppe occasioni fino attorno al decimo quando Jovic guadagna una punizione pericolosa al limite che Bonaventura spreca. Sottil poco dopo spinge forte sulla sinistra e con un tiro a rientrare sfiora il palo. Sempre Jovic colpisce bene di testa ma non troppo forte mentre dall'altra parte Dessers parte bene in contropiede ma tira di poco fuori (con deviazione). Al sedicesimo la partita si sblocca, bell'affondo di Kouamé che  ne salta due ed appoggia a Bonaventura che piazza come sempre al meglio: 1-0. Nemmeno il tempo di gioire e di sentir dire "vedi Kouamé?" che la Cremonese risponde con un colpo di testa di Okereke lasciato colpevolmente solo da Quarta all'altezza del dischetto. Al ventesimo è quindi 1-1 e tutto da rifare. 
Subiamo il colpo e molliamo un po' la presa per affacciarci di nuovo attorno alla mezz'ora a provare a dare un dispiacere alla Cremonese con Sottil a cui Radu dice no. Poi una nuova buona giocata di Sottil, il più in forma con alcuni lampi di Kouamé, trova Jovic in area. Bel movimento ad evitare il contrasto, buona girata e gol importantissimo al 35' per il 2-1. Abbinata alla successiva espulsione di Escalante (entrataccia su Kouamé) sembra chiudere il match all'intervallo.
In realtà a chiudere il match ci prova varie volte Dazn con un altro gavettone, di quelli poco graditi. Connessione in continua difficoltà, singhiozzo per tutto il finale del primo tempo e poi linea piatta dal quarto d'ora della ripresa fino alla fine. Sorvolo sui moccoli e sulle considerazioni offensive, tornando al match (rivisto ad ore indegne). 
Nella ripresa la Cremonese, nonostante l'inferiorità numerica prova rimettere il match in parità e con Zanimacchia impegna Gollini due volte. Subito dopo è invece Jovic a mangiarsi il possibile bis personale mirando l'unico giocatore rimasto sulla linea di porta dopo una respinta del portiere. Ma è al 70' che accade il patatrac, da angolo riusciamo a far segnare praticamente direttamente da calcio d'angolo la Cremonese arrivando Gollini in ritardo sul tiro diretto e non riuscendo nel miracolo sul tap in di Bianchetti. 2 - 2 che gela un po' tutti. Il Mister ci prova inserendo Dodò, Saponara e Zurkowski e lasciando in campo uno stanco Jovic. Troviamo poca lucidità anche se proviamo l'assedio. Radu è fantastico su una bella punizione di CB3 e si ripeterà su un colpo di testa di Milenkovic. Nel mezzo un altro errore di Quarta aveva portato a calciarare Dessers a tu per tu con Gollini ma per fortuna alto.
A partita finita e nell'ultimo "in the box" di Mandragora, Radu ha sciupato la sua bella prestazione portandosi una palla alta ma lenta nella propria porta e regalandoci al minuto 96 i tre punti ed il 3 - 2 finale....con un gavettone che a Cremona dimenticheranno a fatica.
La mia Viola
Partita difficile da commentare per i singhiozzi del collegamento e per le normali difficoltà della prima gara a ferragosto. Primo tempo convincente, secondo molto meno. Meccanismi da rivedere e gioco apparso non troppo fluido ma fatto di strappi che oggi per fortuna sono arrivati da esterni in buona giornata. Gli azzardi del Mister hanno alla fine tenuto e portato il risultato anche se forse qualcosa hanno appesantito/complicato. La partenza con vittoria era fondamentale. Prendiamola col sorriso, ringraziamo Radu e gioiamo, sperando di patire meno giovedì.
FORZA VIOLA...sempre...
(foto post copyright Galga - Grazie ;-) )

"TAKKO AI' GIRO" - Spazio teNNico Bollins gestito
"...Venuti 'untulovoi gioca Benassi....Kouamè ora ti garba eh...iolaeeee nemmeno il tempo di infamarti che hanno bell'è pareggiato....riandiamo ora eh iolae....bah occhè si fa dazn.... : - ) ....ma precisamente un giocatore della nazionale argentina perchè si riduce così? Gol da calcio d'angolo....noi con dieci calci d'angolo unsen'è presa una di testa....e poi perchè unc'era nessuno sul palo? Ma Quarta icchè c'ha?!?!? Altra cazzata e manca poco si piglia gol....menomale c'è di peggio di Gollini....ce l'ha regalata....ma poi che è normale che una partita che doveva finire alle 20.15 son venti alle nove e giocano ancora....?!?!"

sabato 13 agosto 2022

KappaGiocatoreViola della scorsa stagione prima di iniziare la nuova...

#Kdl - KIAVE di LETTURA n° 500

Come da abitudine consolidata di questo blog, prima dell'inizio della nuova stagione calcistica, viene assegnato il premio al miglior giocatore viole dalla passata stagione. Premio che arriva all'undicesima edizione (vedi albo d'oro in questa pagina) che riguarda una stagione Viola sorprendentemente positiva che ci ha riportato in Europa con il piazzamento valido per la Conference League. Quella "piccola" rispetto a "LE ALTRE STELLE" che brillano nelle principali competizioni ma pur sempre Europa.
L'annata è stata quindi finalmente ricca di soddisfazioni, cosa che non accadeva da vari anni ed ha portato inoltre alla prima assegnazione del premio con asterisco. Sì, perché in base alle medie dei voti ricevuti il migliore sarebbe stato quel cosino che ora fa il centravanti in una squadra non citabile per decoro. Ovviamente avendo abbandonato la nave in corsa, resta fuori dall'assegnazione del possibile premio.
Di conseguenza, il successore di Dragowski nell'albo d'oro del KappaGiocatoreViola è.......rullo di tamburi....Lucas Torreira. Anche lui (purtroppo aggiungo io) non fa più parte della viola attuale ma il premio è ampiamente legittimato da una stagione stra-positiva e conclusa con il traguardo europeo raggiunto da protagonista principale. Sul podio anche Nico Gonzalez ed il duo dei portieri praticamente appaiati. Da sottolineare anche la buona media del mister Italiano, finalmente unico e non alternato con altri sostituti.
Medie voto stagione viola 2021-2022

Come sempre accanto alle medie anche il resoconto delle partite in cui i giocatori sono stati i migliori in campo ed i peggiori. Tra i migliori Gonzalez questa volta sopravanza Torreira ed un sorprendente Sottil, mentre tra i peggiori Callejon, Venuti e Castrovilli staccano tutti gli altri.
I migliori e peggiori dell'annata 2021-2022

Stagione che si conclude quindi finalmente tra gli applausi, sperando che sia di buon auspicio per una nuova stagione ancora migliore. Intanto complimenti di nuovo al KappaGiocatoreViola del 2021-2022, complimenti Lucas Torreira. Adesso può cominciare la nuova stagione......e come da prassi....
FORZA VIOLA....sempre...

domenica 7 agosto 2022

Straziante necessità di civiltà

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 499

E' straziante.
Non saprei come cominciare in modo diverso questo post se non così.
E non è un'esagerazione o un termine usato per "attirare" l'attenzione.
Dal momento in cui ho visto il video dell'ultimo messaggio di Elena non riesco a "togliermi di dosso" il senso di strazio interiore. 
Elena è una donna colpita da un tumore polmonare a cui è stato annunciato che la malattia le lasciava prima poche speranze e poi pochi mesi. Ha lottato finché la parola possibilità era presente nelle frasi dei dottori, anche se ben nascosta da altre parole ben più oscure e pericolose. Quando anche quella minima luce è venuta meno, Elena ha deciso che non voleva aspettare l'arrivo della fine certa e soprattutto la relativa sofferenza fisica e non solo.
Purtroppo però Elena vive in un paese fintamente bigotto, realmente incivile e follemente legato ai diktat di una chiesa antica e polverosa e quindi non ha potuto liberamente scegliere della sua vita e della fine della stessa. Si è dovuta arrangiare ed affidarsi al senso civico di qualcuno disposto a mettersi nei guai per aiutarla e sostenere contemporaneamente la sua causa e quella di altre numerose persone.
"Davanti al bivio tra percorrere una strada più lunga che portava all'inferno o una strada più breve verso Basilea ho scelto la seconda ed ho chiesto aiuto a Marco Cappato per evitare eventuali problemi legali alla mia famiglia". Queste le sue parole sulla scelta fatta. Dobbiamo quindi ringraziare di nuovo Marco Cappato se uno spiraglio di civiltà è arrivato a soffiare sulla vita di Elena, proprio come era successo per Fabo (clicca qui per rileggere la sua storia). 
Dalla storia di Eluana Englaro (tredici anni fa - vedi post) non è stato fatto sostanzialmente niente da quelli che oggi sono impegnati ad accozzarsi in patetiche alleanze e/o a propagandare la totale vastità del vuoto del loro agire politico. "NELLA GARA COL DESTINO ESSERE PER IL MOMENTO ESSERE UMANO" è prerogativa sostanziale di poche, pochissime persone che provano ad andare oltre l'ostacolo del niente suddetto.
Come ho già avuto modo di dire per la scorsa vicenda di Fabo, non ho mai avuto un debole per il partito politico dei radicali. Ma onestamente non riesco ad individuare nessun politico che in questi anni abbia compiuti gesti di impegno istituzionale e civico vagamente assimilabili a quelli di Cappato, che nei radicali è nato e si è "formato". 
Che ovviamente va ringraziato, elogiato e preso ad esempio ma resta un singolo esponente di un'associazione (Luca Coscioni) che mettendo a rischio "il proprio" si impegna a puntare i riflettori sulla vicenda e garantire quello spiraglio di civiltà a chi lo invoca come Elena ed in generale a tutelare sacrosanti diritti di TUTTI.
Perché se ancora oggi dobbiamo sentire qualcuno come lei dire con un nodo alla gola "credo che ogni persona debba sempre decidere sulla propria vita e sulla propria fine senza costrizioni...avrei preferito finire la mia vita nel mio letto, nella mia casa tenendo la mano di mio marito e di mia figlia, purtroppo questo non è stato possibile quindi ho dovuto venire qui da sola" vuol dire che in questo paese quello spiraglio è lontano da essere considerato raggiunto o raggiungibile e la sua necessità diventa sempre più straziante, ogni giorno di più.

ps. non è per niente facile, non è per niente "estivo/allegro", non è per niente "bello"....ma consiglio davvero a tutti di vedere ed ascoltare attentamente le parole di Elena....perché straziano ma insegnano....

domenica 31 luglio 2022

Tra gli avvincenti il più avvincente

#Klibro Luglio 2022
qui il mio intero
Katalogo
JO NESBO
"Il coltello"
Einaudi Super ET

Estate ed arriva Jo Nesbo. Per me appuntamento fisso da ormai diversi anni. E come tutte le cose si arriva anche all'ultima puntata. Almeno così sembra. 
Con la lettura infatti di "Il coltello" ho terminato gli appuntamenti con Harry Hole. E sono rimasto davvero colpito in modo speciale. Come sempre e più di sempre. Non so se Nesbo avrà intenzione di riaprire in qualche modo la serie, so però che la conclusione data con questo libro è sicuramente all'altezza del percorso. 
La storia parte con un Harry di nuovo in condizioni "disperate" a causa del suo dover e voler rovinare sempre quello che negli attimi di positività riesce invece a costruire. Rispetto alle altre trame, oltre al crollo, arriva subito anche il colpo che sembra da k.o. per il poliziotto dal bicchiere, anzi dalla bottiglia, facile. Il peggiore degli scenari possibili si materializza davanti ai suoi occhi increduli. Immagini offuscate da ricordi nebbiosi che si mescolano con prove evidenti e tangibili. Coscienza sporca da colpevolezza o rimorsi che prendono il sopravvento amplificando a dismisura la realtà? L'indagine stavolta è davvero dura, perché più delle altre volte parte da dentro. Le prove si materializzano un po' alla volta ma esplodono come clamorosamente evidenti. Agli occhi di tutti e stavolta anche dei suoi che di solito riescono ad andare anche oltre. Per questo, ancora di più, serve lo sguardo della "leggenda dell'investigazione".
Colpi a sorpresa che come al solito non mancano e non si trovano mai dove anche un lettore affezionato si può aspettare. La bellezza dello stile di Nesbo è quella: la capacità di rendere sorprendente anche quello che in qualche modo immagini. Quando "LE LUCI SONO QUASI TUTTE SPENTE" o almeno credi, si accendono i fari di uno stadio, tutti contemporaneamente. Quando il sole è splendente da spaccare le pietre, nuvole temporalesche lo coprono portando acqua e vento.
Anche se sai dove vuol portarti, il romanzo ti ci porta lo stesso quasi a sorpresa. Alcool, amore, indagini, lacrime, sorprese. Tutto mescolato perfettamente con un ritmo che non scende mai sotto un elevato livello di attenzione ed interesse. Applausi veri. Il più avvincente degli avvincenti casi di Harry Hole. Consigliatissimo.

CINQUE CITAZIONI

1 - "...avevano trovato il tesoro l'uno nell'altra. L'amore. Quello con la a maiuscola, quello che è così esclusivo che devi essere strafelice se ti capita di provarlo - ed esserne ricambiato - una sola volta nella vita..."
2 - "...se fai un patto col diavolo dovresti chiederti perché secondo il diavolo è uno scambio conveniente..."
3 - "...i tatuaggi ti definiscono, ti costringono a mantenere le vecchie convinzioni..."
4 - "...aveva cercato di evitare la musica, non aveva acceso la radio neppure una volta, nè lì in casa, nè a bordo della Escort, aveva preferito il silenzio. Il silenzio per pensare. Il silenzio mentre si sforzava di intendere le parole della voce là fuori, oltre il buio.."
5 - "...se lui era Messi, Hole era stato Maradona. Un imbroglione ispirato da Dio. E per quanto brillasse, Messi non sarebbe mai diventato una leggenda della grandezza di Maradona..."

Mia personale VALUTAZIONE: ***** - cinque stelle su cinque

sabato 30 luglio 2022

Succede agli ultimi

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 498

Nel 2022 a trentanove anni si può morire soffocati e con la testa schiacciata in terra. In pieno pomeriggio. Lungo una delle strade principali di una città di medie dimensioni del centro Italia .
"TUTTA QUESTA MERDA" non basta.
Può capitare anche che questo ti succeda se non fai sostanzialmente niente per provocare la reazione inusitata e che la cosa ti accada nonostante tu abbia anche bisogno di una stampella per camminare.
Non basta ancora.
Addirittura ti può succedere che con quella stessa stampella tu venga colpito, prima di essere tenuto in terra nel modo brutale già detto.
Non è ancora sufficiente.
Per aggravare la situazione ulteriormente accade anche che la scena avvenga in mezzo a molte persone ma nessuna si muova per aiutarti o per provare a dividerti dal folle aggressore.
Ma non è il punto più basso.
Come colmo finale chi potrebbe darti un aiuto o intervenire per evitarti colpi, ferite e morte preferisce filmare il tutto sul suo telefonino, scattare foto o dire "basta" a debita distanza ma ben attento a tutta la scena.
Ecco, nel 2022 ti può capitare tutto questo schifo ben mescolato insieme. 
Ti può succedere più facilmente se appartieni alla categoria dei così definiti ultimi. Alika Ogorchukwu era un ambulante nigeriano con difficoltà motorie. E di elementi per essere così tristemente catalogato evidentemente ne aveva diversi. Sono stati i motivi per cui è stato aggredito? Indagini e riscontri daranno le loro versioni e le condanne saranno relative in tal senso.
Quel che è certo è che il clima generale di comunicazione folle e delinquente nei confronti dei cosiddetti diversi un peso deve pur averlo. Altrettanto innegabile è che la considerazione follemente portata ai limiti tollerabili del "è giusto farsi giustizia da soli" incide e non poco. Sicuramente l'ulteriore carico è quello che fondamentalmente certe persone sono in fondo considerate....meno. Meno importanti, meno bisognose di un gesto civile, meno umani. Ultimi appunto ed anche oltre.
Ed evidentemente a questi può succedere più facilmente quello che è successo ad Alika. Subendo l'odio di chi ti considera niente, con la violenza assurda di una morte per soffocamento e percosse, senza l'aiuto di nessun essere umano che preferisce immortalare il momento che salvarti la vita.
Ecco. Può succedere. Che a forza di fomentare odio e invocare violenza e giustizia sommaria poi arrivi davvero tutto insieme e si porti via qualcuno come Alika.

martedì 26 luglio 2022

Tranquilla

Il lato acido di questo blog

Brunetta, Carfagna, Gelmini. Questi i primi acquisti dello squadrone unico che punta a battere il centro-destra. Per la serie "Giorgia dormi tranquilla".

venerdì 22 luglio 2022

Trent'anni e tre giorni

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 497
Trent'anni e tre giorni. Tanto è passato da quel 19 luglio 1992. Quel giorno in Via d'Amelio a Palermo alle 16.58 si è interrotta la vita di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta quel giorno in servizio. In quell'esplosione è (purtroppo di nuovo) venuta meno la credibilità dello stato italico, che da allora ad oggi non è stata minimamente recuperata.
Avevo poco meno di sedici anni allora e ricordo esattamente dove mi trovavo ma soprattutto ho nella testa il commento che fece la persona che me ne parlò. "E' successo quello che da maggio stava raccontando a tutti". Allora non avevo le conoscenze e non potevo sapere se quella frase fosse vera o meno.  Ricordo solo che pensai con tristezza a quel giudice dallo sguardo fiero che avevo sentito commentare l'omicidio di Falcone con un tale trasporto e commozione da rimanermi addosso come una delle cose più vere ed intense che avevo ascoltato.
Dopo qualche anno capii che quel commento relativo alla previsione di Borsellino, era l'analisi perfetta di quello che era successo e soprattutto doveva essere la base su cui poggiare la partenza e l'attenzione delle indagini. Cosa che ovviamente ha preso invece percorsi diversi e paralleli, provocando depistaggi e processi poi finiti in annullamenti o in sentenze sempre e comunque parziali.
Negli anni, a parole, la vicenda dell'omicidio di Borsellino è stata tra quelle che hanno visto la maggiore attenzione dei media e delle dichiarazioni di facciata. Ma solo in un periodo specifico dell'anno, quello che va da maggio a luglio per poi svanire nei restanti mesi.
Anche per questo la figlia, Fiammetta, ha deciso di non partecipare alle commemorazioni dei giorni scorsi. "Uno Stato che non riesce a fare luce su questo delitto non ha possibilità di futuro. Dopo trent'anni di depistaggi e di tradimenti noi non ci rassegniamo e continueremo a batterci perché sia fatta verità sull'uccisione di nostro padre. Per questo motivo la mia famiglia ha deciso di disertare le cerimonie ufficiali sulle stragi del '92, non a caso mia madre non volle funerali di Stato, proprio perché aveva capito...". 
Queste le sue parole in un'intervista a "L'Espresso" ed a margine della presentazione del libro "Paolo Borsellino - per amore della verità" di Piero Melati. Mettono i brividi queste e quelle con cui ha descritto come la sua famiglia fu oggetto di un vero e proprio "assalto alla diligenza" da parte di uomini dello Stato. La descrive come "una sorta di vigilanza nei nostro confronti, di tenerci buoni, di controllarci", racconto che altro non è che una fotografia allucinante della gestione del cosiddetto stato di quell'attacco subito dalla mafia. Evento che lo stesso Paolo Borsellino aveva perfettamente descritto e fotografato prima che avvenisse: “La mafia mi ucciderà quando i miei colleghi glielo permetteranno, quando cosa nostra avrà la certezza che sono rimasto davvero solo”.
Per questo ancora oggi rimane evidente che resta "BORSELLINO LI' NEL TEMPO" e null'altro. Perché sono trent'anni di schifo e vergogna istituzionale. Tali da portare la figlia (e non solo) a disertare le commemorazioni della morte del padre. Tali da far risuonare le parole dello stesso Paolo come delle accuse da cui è impossibile difendersi per tutti, ripeto TUTTI, quelli che da allora ad oggi non si sono spesi per cercare la verità, accantonandone la ricerca per una tesi di facciata che non contaminasse i poteri sensibili. Quelli che lui stesso così lucidamente individuava in quei giorni che corrono dal 23 maggio (l'omicidio di Falcone a Capaci) al 19 luglio (via d'Amelio appunto).
Per questo non solo il 19 luglio dobbiamo portare avanti la parola e l'insegnamento di Borsellino. Per questo dobbiamo far sentire a Fiammetta e non solo la nostra vicinanza. Per questo dobbiamo vergognarci di questo cosiddetto stato finché non ci dirà la verità.
tratto da "La repubblica delle stragi"
a cura di Salvatore Borsellino - ed. Paper First

domenica 17 luglio 2022

Ultimatum fino al prossimo

#KdL -KIAVE di LETTURA n° 496
Leggendo quella che prima era chiamata la "pagina politica" dei quotidiani, mi è venuto da riflettere che è praticamente la prima volta che in un momento così particolare delle vicende governative, io sono in pratica all'oscuro di tutto. Non ho infatti seguito per niente quello che sta accadendo in questi giorni nella politica italiana o in quella che si ostinano a chiamarla così, non si sa bene perché.
Non è certo un vanto eh. Anzi me ne sento anche in parte "colpevole". Ma proprio non riesco ad immedesimarmi nell'attuale situazione. E la conseguenza automatica è quella di prenderne le distanze.
L'ultimo schieramento governativo in ordine di tempo, quello attuale del "(quasi) tutti dentro", era fortemente indiziato, sin dall'inizio, di mostrare le crepe e le distanze di posizioni politiche neanche vagamente (in teoria) vicine da parte dei partiti che lo compongono. Qualche scricchiolio c'è stato in effetti, ma sempre rientrato nell'ottica della continuità di un esecutivo guidato da un presidente del consiglio da tutti invocato come l'unico in grado di portare la barca in porto: San Draghi dalla banca d'Italia e non solo. Per questo, soprattutto dopo la conferma di Mattarella al Quirinale, la strada verso la fine della legislatura sembrava libera da intoppi ed abbastanza dritta da percorrere.
Ed invece.
Invece, come ormai è cosa straordinaria solo nella ripetizione degli eventi, ecco la crisi. "UN ALTRO GIRO DI RUOTA" dopo quelli già vissuti due volte in questa legislatura, per di più iniziata con consultazioni infinite per trovare una maggioranza. La stessa è poi andata in crisi ed è stata sostituita da una che si è formata, ha governato ed è anch'essa andata in crisi per venire rimpiazzata da quella dell'illuminato di cui sopra. Che come nelle esperienze precedenti ha fatto il suo compitino e come le altre, ha rassegnato le dimissioni post ennesima crisi. Tutto questo balletto in meno di quattro anni di legislatura. 
Il dramma è che non è niente di nuovo. Basta pensare alle precedenti legislature. Un simpatico vezzo della cosiddetta politica italiana, quello in cui nella maggioranza governativa a turno qualcuno si impunta, spesso su provvedimenti che appaiono non così vitali rispetto ad altri voti dati anche contro i propri principi politici, e punta ad un nuovo Governo dove spera di aver un ruolo di maggiore peso. O anche no, basta evidentemente dare quel segno di "vita", agli ipotetici propri elettori che nel frattempo invece spariscono. 
Adesso quindi ripartono colloqui più o meno formali, ipotesi più o meno reali, alchimie più o meno incomprensibili. Chi prima era per "se cade il Governo è giusto tornare alle elezioni" adesso è per il "rimpasto", chi nei precedenti casi era possibilista sul "trovare un altro Governo per il bene del Paese" a questo giro è duro e puro sul "dobbiamo per forza sentire il parere degli elettori". Ovviamente con dichiarazioni e prese di posizioni intransigenti e coerenti come un camaleonte di fronte alle prede....o ai predatori.
Tutti pronti a guardare il proprio ritorno elettorale, spesso da prefisso telefonico, facendo passare il proprio percorso come quello illuminato di un gruppo politico con a cuore il bene del Paese. Che adesso è raggiungibile con una posizione esattamente opposta alla precedente linea che veniva venduta come l'unica possibile giusto una crisi fa. E per ottenere quanto professato come scelta salvifica sono pronti a lanciare i loro ultimatum. Definitivi e finali. Fino ai prossimi.
Nel frattempo la gente non li segue più. Non capisce i perché. Non comprende le posizioni. Non si fida più. Sostanzialmente di nessuno. Ma quelli di cui ormai non si fida più nessuno non hanno capito. E continuano, scambiandosi i ruoli e le dichiarazioni, come in un copione unico di varie commedie....anzi tragedie.....dalle porte girevoli.

domenica 10 luglio 2022

Lettera da diffondere

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 495
Nelle settimane scorse avevo già scritto della vicenda di Gaia Nanni (vedi il post di una settimana fa). Cercando di dire la mia e cercando di fare arrivare alla stessa Gaia la mia indignazione per come questa vicenda l'avesse vista vittima due volte. In modo crudele dal punto di vista burocratico e personale la prima volta, dal punto di vista umano e sociale la seconda dopo la sua meritoria presa di posizione.
Come sempre "LE DONNE LO SANNO" meglio e quindi Marina Capponi e Daniela Morozzi sono riuscite nel mio intento in modo nettamente migliore. Hanno infatti pubblicato una lettera aperta a Gaia ed a tutte le Gaia del mondo. 
Una lettera di scuse, di indignata vicinanza e di impegno a lottare per quello che dovrebbe accadere e che invece non accade. Una presa di posizione ed un impegno vero e proprio. Che mi va di sottoscrivere e di rilanciare.
Le parole usate da Daniela e Marina sono perfette e centrate. Per questo le faccio mie e le riporto integralmente in questo post. Per Gaia e per tutte le Gaia. Perché su tali diritti dobbiamo costantemente ed attentamente vigilare. TUTTI.

Cara Gaia,

dolcissima, ironica, coraggiosa amica. Questa è una lettera di scuse.

 Certo, s’intende, è anche una presa di posizione forte, indignata, furiosa, veemente, accanto a te, al tuo fianco.

 Ed a sostegno di tutte le donne che, come te, hanno vissuto un’esperienza come quella che hai sentito la necessità di raccontare, della quale qualche idiota inqualificabile ha ritenuto non si dovesse avere rispetto.

 A tutte voi dobbiamo delle scuse. Noi, donne che ci riteniamo progressiste, abbiamo mancato. Eravamo convinte, ingenue! Che i diritti civili, frutto di tante battaglie nostre, delle nostre madri, delle nostre nonne, fossero intangibili e fluissero verso il sol dell’avvenire come un fiume inarrestabile. E tra questi, che l’autodeterminazione delle donne ed il loro diritto a disporre liberamente del proprio corpo splendessero fulgidi e duri come il diamante.

 Ci eravamo illuse che quella straordinaria stagione di riforme che negli anni 70 ha portato la legge n. 194 (del 1978), consentendo alla donna di scegliere, in sicurezza e riservatezza, di non portare avanti una gravidanza, ma anche il nuovo Diritto di Famiglia (del 1975), la legge sulla maternità nel lavoro (del 1971), la parità uomo-donna nel lavoro (del 1977), non potesse che continuare a fiorire. Che fosse ineluttabile andare sempre avanti. Che tutte quelle leggi di civiltà, con le quali si dava finalmente attuazione ai principi della Carta Costituzionale nata dalla Resistenza, fossero una conquista acquisita, intangibile, uno zoccolo duro su cui costruire un domani migliore per tutte e tutti.

 Ci ha pensato la Corte Suprema degli Stati Uniti a darci la dimensione plastica delle volatilità delle conquiste in materia di diritti civili e sociali. Mostrandoci come sia stato facile per 5 giudici conservatori con una sola sentenza, la Dobbs, demolire un caposaldo quale il diritto (federale) all’aborto, che resisteva dagli anni ’70 dopo la famosa pronuncia Roe vs. Wade. Facile, come entrare armati e incontrastati a Capitol Hill con un berretto di pelliccia in testa e devastare tutto.

 Che doccia fredda. Pare che non sia finita qui, in pericolo ci sono altre conquiste delle donne e degli uomini americani, come l’uso della contraccezione ed i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Da oltreoceano ci vengono segnali inquietanti e come in passato, nel bene e nel male, spesso sono anticipatori di quello che accadrà dopo poco anche in Europa. Le donne ucraine stuprate, rifugiate in Polonia, quando supplicano di poter abortire, sono già in difficoltà. Non è un caso. E’ lo spirito dei tempi? Francamente lo temiamo.

 E nel nostro Paese cosa sta succedendo? Non vi è dubbio che i diritti sanciti da leggi dello Stato devono essere rispettati e soprattutto resi effettivi. Un diritto se resta solo sulla carta, privo di applicazione concreta, è come se non esistesse.

 La legge n. 194/78 ha passato nel 1981 anche il vaglio di un insidioso referendum abrogativo. Pensavamo davvero che fosse una conquista intangibile, rafforzata dal consenso popolare. Eppure è stata erosa, svuotata dall’interno, depotenziata.

 Ricordiamoci come è intitolata, la Legge del 22 maggio 1978, n. 194: Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. Al primo articolo si stabilisce che lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. Che l’interruzione volontaria della gravidanza, non è mezzo per il controllo delle nascite. Che lo Stato, le regioni e gli enti locali devono promuovere e sviluppare i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite. Che per la prevenzione e gli accertamenti vi deve essere un sistema di consultori sul territorio, capillare, facilmente raggiungibile.

 Ricordiamoci che prima del 1978 l’aborto volontario era un reato. Relegato nella clandestinità. Di aborto si moriva. La legge interviene per prevenire, ma quando la gravidanza è indesiderata e la donna riporti “circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito”, così recita il testo della legge (the black letter of the law, come dicono gli americani), vuole sottrarre la donna in difficoltà alle mammane, al rischio di perdere la propria salute o addirittura la vita. Abortire non è una passeggiata, mai. Ed ecco la costruzione di un sistema di interventi di prevenzione, incentrato sui consultori, sulla contraccezione e poi, se si arriva all’extrema ratio, sulla garanzia di un saccoglienza sanitaria rispettosa e gratuita, in sicurezza e riservatezza.

 E così per lungo tempo è stato, con un crollo verticale delle interruzioni di gravidanza clandestine ed una enorme diminuzione progressiva degli stessi aborti legali.

 Ma noi, che illuse eravamo! Pensavamo che, visti i risultati, l’impianto della legge fosse solido, duraturo, condiviso, che le risorse a lei destinate venissero nel tempo garantite.

 Eppure, oggi in Italia, ed anche nella nostra civilissima Toscana, non siamo riusciti a mantenere il livello di assistenza pensato dal nostro legislatore affinché la legge raggiungesse i suoi obiettivi.

 In certi territori i consultori non esistono e l’obiezione di coscienza, il cui diritto previsto dalla stessa legge 194 nessuno vuole contestare, impedisce di fatto lo svolgimento del servizio. Neanche un medico o un infermiere disponibile. Chi per spirito di servizio si impegna su tale fronte finisce relegato in un ghetto professionale dal quale non riesce ad uscire. Medico abortista! Uno stigma sociale, non solo per le donne, anche per i sanitari che svolgono la loro pubblica funzione. Inammissibile.

 Non puoi abolire l’aborto. Puoi solo abolire l’aborto sicuro. Questa è la verità. Le donne purtroppo si troveranno sempre dinanzi a questo dilemma. Per motivi privati, dolorosi, insondabili, insindacabili. Che hanno diritto di non rivelare, se non vogliono. Ma le donne hanno diritto, grazie ad una legge dello Stato, ad essere accolte in riservatezza in una struttura ospedaliera gratuita e sicura, dove ricevere assistenza secondo i migliori protocolli. E sì, se ve ne sono le condizioni sanitarie, anche dove poter ricevere un farmaco da assumere nella propria abitazione, con tutte le cautele del caso, evitando ricoveri e inutili medicalizzazioni. E senza subire atteggiamenti moralistici, senza essere interrogate, sondate, giudicate da chicchessia. Senza dover percorrere centinaia di chilometri per trovare una struttura ospedaliera accogliente. E senza che alcuno ostacoli, in fatto e diritto, la loro libertà di scelta. E dopo, hanno diritto al silenzio, all’oblio. Ad elaborare la loro esperienza dove e come vogliono, nel rispetto. Anche a parlarne, se ciò sembra loro necessario o opportuno, ma senza subire un pubblico linciaggio.

 “Non dimenticare mai che una crisi politica, economica o religiosa, sarà sufficiente per mettere in discussione i diritti delle donne. Questi diritti non saranno mai acquisiti. Dovrai rimanere vigile per tutta la vita ” diceva Simone De Beauvoir. Come è vero.

 Oggi, se parli di diritti civili da difendere, ti sentirai rispondere che “ben altri” e più importanti sono i bisogni delle persone, come le troppe tasse, l’inflazione o la bolletta del gas. Indubbiamente le criticità economiche ci sono, come negarlo?

 Ma nella scala delle priorità che lo Stato deve rispettare, cosa c’è di più importante della salute e dell’integrità fisica di cittadine e cittadini? E la legge 194 si prefigge proprio questo obiettivo, di impedire che le donne di aborto muoiano, come è sempre accaduto nei secoli dei secoli, come ancora oggi a volte accade, ma, per fortuna, in minore misura. Questa è, come dicono i giuristi, lasua ratio. E lo Stato democratico deve garantire che ad ogni donna siano offerte la stessa opportunità, a prescindere dal censo, dalla condizione economico-sociale in cui si trova. Perché al mercato dell’aborto clandestino si rivolgono le donne povere, le immigrate, le minori. A discriminazione si aggiunge discriminazione, anche sulla salute e sull’integrità fisiopsichica, sulla stessa vita.

 Già, le minori. I numeri dell’aborto minorile sono sconfortanti. Ci siamo illuse che la prevenzione arrivasse ai nostri giovani, che finalmente nelle scuole entrasse l’informazione sulla vita sessuale, la contraccezione, l’educazione all’affettività, finora delegati alle famiglie ed (ahinoi) ad internet. Nulla di tutto questo. La prevenzione è rimasta un tabù, una parola vuota. Dobbiamo scusarci anche con i nostri figli, maschi e femmine, per non aver fatto abbastanza, per averli lasciati soli in un frangente così delicato per la loro formazione.

 Scusaci Gaia, per non aver presidiato e sostenuto abbastanza il tuo diritto a scegliere, in quel particolare momento della tua vita, di non diventare madre. Di autodeterminarti, di disporre liberamente del tuo corpo. Di non doverti giustificare dinanzi a persone che ti definivano “quella”. Che ti giudicavano secondo la loro morale, invece di compiere il loro dovere, in una sanità laica, che ti lapidavano a parole, come si fa con le pietre verso le donne, ancora oggi, in certi paesi.

 E accanto a te scusa a tutte le “Gaia del mondo”, a Paola, Fatima, Leila, Claudia, Josephine, Silvia, Irina, Maria, Rosa, Brigitte, Jane e ancora nomi, e ancora donne , scusateci tutte ovunque voi siate, per non aver gridato più forte, nelle manifestazioni, nei cortei, nelle riunioni, nelle assemblee (perché ne abbiamo fatte tante, perbacco, s’intende) in difesa della legge 194, pretendendo, sì esatto, pretendendo che lo Stato, le Regioni e tutta la filiera dei presidi sanitari si assumessero ciascuno le loro responsabilità e garantissero l’effettività dei diritti che nella legge sono sanciti. Battendo i pugni sui tavoli. Chiedendo con veemenza più risorse, più attenzione, più controlli sull’efficacia dei servizi. Più fatti, meno parole.

 Intendiamoci, noi ai diritti civili ed alle garanzie abbiamo sempre creduto. Siamo convinte che quando in un Paese si rispettano i diritti delle donne, tutta la società progredisce, perché garantire i diritti delle donne fa avanzare i diritti di tutti. E di questo anche gli uomini devono essere consapevoli, di quanta strada ci sia ancora da fare, insieme, assumendosi ciascuno la propria responsabilità, con senso critico, senza sconti, facendosi carico, mettendoci la faccia.

 Oggi è evidente e necessario il fatto che dobbiamo tornare ancora nelle strade, nelle piazze, se occorre nelle aule giudiziarie, alzando la voce, per il diritto all’aborto, per la parità di trattamento nel lavoro, per la parità in famiglia, per la parità nella rappresentanza ecc. ecc.

 Come diceva Simone, vigiliamo, donne, vigiliamo, è necessario, per tutta la vita.

 Grazie Gaia e grazie a tutte le “Gaia” del mondo.

 Abbiamo molto da fare.

 Insieme.

lunedì 4 luglio 2022

Nato il quattro luglio

Esattamente sei anni fa, faceva capolino per la prima volta questa splendida copertina qua.
Un anno dopo in molti hanno lasciato il loro ricordo/la loro recensione, nell'ambito di una sorta di ritrovo virtuale tra lettori dal titolo "Nato il quattro Luglio" che ha portato a 38 contributi diversi e tutti clamorosamente apprezzati.
Oggi, abbassando lo sguardo sul monitor e vedendo la data mi sono tornati in mente i giorni della pubblicazione e la relativa enorme soddisfazione e l'attesa dei contributi.
Così mi è venuta voglia di riprenderli e leggerli nuovamente e mi si è aperto un gran sorriso, in modo spontaneo.
Per questo oggi mi va di fargli auguri e pubblicare questo post stile Facebook "accadde oggi" sperando che anche chi passerà di qui sorriderà nel rileggerli.

Buon sesto compleanno Sogni di Tricolor ... "E GUAI A CHI CI SVEGLIA".
Per saperne di più:

domenica 3 luglio 2022

Non solidarietà

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 494
A seguito della preistorica e vergognosa sentenza della Corte Suprema americana, si è aperto un minimo spiraglio di dibattito sul livello dell'applicazione del diritto di aborto in Italia.
Purtroppo (come sottolineavo nel post della scorsa settimana) sempre troppo poco e poco incisivo rispetto a quello che l'importanza dell'argomento meriterebbe.
Ma in qualche modo una piccola luce ad illuminare l'argomento è stata accesa. Tra chi ha avuto il coraggio di fare click su quell'interruttore, Gaia Nanni attrice fiorentina. 
Gaia ha preso "carta e penna" ed ha scritto una sorta di denuncia partendo dalla sua esperienza diretta. Ha raccontato delle sue difficoltà nel portare avanti una scelta personale, nel calvario di intoppi burocratici e psicologici passati per realizzare attivamente la sua scelta. Per di più nella mia Firenze e nella Toscana che non è mai stata "zona troppo a rischio difficoltà" su questo argomento. Questo almeno secondo le considerazioni generali, evidentemente sbagliate. L'ha fatto per sensibilizzare sul tema anche qui da noi dopo che "le difficoltà" e lo scempio sembrava albergasse solo negli Stati Uniti. Ha detto "attenti che qui da noi le cose non vanno così tanto meglio, ve lo dico io che l'ho provato sulla mia pelle".  
Per "CERTE DONNE BASTANO" evidentemente le prese di posizioni per essere prese di mira. In modo ignobile. Vergognoso. Squadrista. E così purtroppo è stato per lei. Ricoperta di insulti prima, ricoperta di vandalismi la sua macchina poi. A certificare che il livello di arretratezza sull'argomento non è solo a livello burocratico, ma anche e TANTO a livello culturale e sociale.
La denuncia di Gaia è stata coraggiosa e forte perché ci ha messo la faccia e la sua storia personale. Ha reso pubblico un fatto privato per illuminare la realtà che devono affrontare donne nella sua stessa situazione. Un vero e proprio percorso ad ostacoli che sfiora il calvario a volte "solo" psicologico, a volte non solo di quel tipo. Sequenza che ha dovuto di nuovo rivivere lei per aver "osato" parlarne. 
Per fortuna sono arrivate anche risposte e testimonianze di donne che hanno vissuto lo stesso dolore e lo stesso percorso e che da quel post hanno tratto energia e forza. Ma non sono sufficienti.
No. Perché credo che mai come in questa occasione ad ogni Gaia esistente non serva solidarietà. Le parole in tal senso sono arrivate ma finiscono in un angolo dimenticato al primo alito di vento chiamato burocrazia o becera ignoranza o idiozia o vergogna.
Ad ogni Gaia servono tutele, facile applicabilità dei propri diritti, dignità, umanità e tanto e giusto rispetto. TANTO e GIUSTO. Una volta che avremo fatto i passi reali e concreti per darglieli, potremo anche aggiungere la solidarietà per eventuali gesti e situazioni non piacevoli. Fino ad allora però l'impegno deve essere quello di creare concretamente strumenti operativi affinché queste esperienze svaniscano nel dimenticatoio delle cose brutte. Fino ad allora questo spicchio di mondo farà decisamente schifo.

giovedì 30 giugno 2022

Passione e gioia

 #Klibro Giugno 2022
qui il mio intero
Katalogo
SANDRO BONVISSUTO
"La gioia fa parecchio rumore"
Einaudi

Il mio personale inviato romano spesso si trasforma anche in "procacciatore" di letture. La cosa bella ed interessante è che avendo gusti molti diversi ed una sconfinata conoscenza (lui) di autori e testi, molto spesso riesce a farmi uscire dalla mia cosiddetta "comfort-zone" di lettura. 
In questo caso, anche se può sembrare paradossale, diciamo che è andato più sul sicuro. Per lui e per me. In modo personale consigliandomi una lettura che dalla copertina si intuiva essere nelle sue corde e nel suo DNA. Verso di me perché il racconto di una passione non poteva che colpirmi, a maggior ragione se calcistica. Certo i colori non sono quelli "miei" ma lo stile ed il cuore descritto hanno infatti in molti punti delle analogie con quello che ho provato a raccontare in "Una passione da 10". 
Bonvissuto racconta la sua storia, legando la sua biografia agli eventi e le vicende calcistiche che negli anni la sua Roma ha vissuto. Vittorie, sconfitte, gioie, acquisti, pianti, idoli. Una "GABBIA DI NERVI E GUSTO E BUON ODORE" che viene abbinato a percorsi familiari e di amicizie. La capacità più evidente del libro è quella di far immedesimare nell'autore/protagonista chi sta leggendo. Magari in quella maglia numero 5 di Falcao così appassionatamente raccontata da Bonvissuto io ho rivisto il 9 di Bati (o altri ci rivedrebbero il 10 di Antonio) ma quello che la maglia trasmette è identico.  Certo ci deve essere alla base la "conoscenza" di cosa significa quella passione (forse l'unico "limite" del libro per una diffusione ancora più generale) ma per chi ce l'ha, i racconti e le vicende diventano subito praticamente personali. 
La capacità dell'autore è quello di raccontare il tutto in modo coinvolgente e completo. Dettagli, sfumature, ironia. Ingredienti mai usati in modo eccessivo ma dosati perfettamente. Così come è azzeccata la scelta di "calare" questa passione nella propria vita in modo da abbinare i due percorsi (personali e calcistici) in un mix riuscito. La trama infatti permette di affezionarsi agli amici/parenti del protagonista (il mio preferito il papà che "era un produttore di silenzi, incamerava parole e restituiva silenzi") come in un romanzo ed allo stesso tempo leggere i racconti della storia calcistica, in questo caso giallorossa. Vivere nei racconti dei protagonisti, le loro vite da tifosi rende la lettura più interessante e permette di far cogliere il giusto significato degli eventi raccontati in modo più passionale: dalla realizzazione della bandiera come cimelio e motivo di vanto al rito della visione delle partite come spirito di unione e condivisione. E' un libro che si legge quindi con il sorriso e con il trasporto. Direi che di più Bonvissuto non poteva ottenere. 
Consigliatissimo per ogni tifoso, anche dai colori diversi da quelli dell'autore.

CINQUE CITAZIONI

1 - "...la vita non inizia quando uno nasce, la vita inizia nel momento in cui si comincia ad amare....tutto il tempo precedente al giorno in cui si comincia ad amare, dunque, non si può calcolare come vita vera..."
2 - "...avere un figlio di un'altra squadra per un padre dei nostri sarebbe stato davvero troppo..."
3 - "...i tifosi tiepidi erano gli stagionali o peggio ancora gli occasionali. Quelli che avevano scelto un'altra squadra più vincente erano i trenta denari d'argento. Gli agnostici invece li chiamavamo disertori o fuggiaschi..."
4 - "...la domenica pomeriggio senza la Roma mostrava appieno la sua inutilità: un giorno passato nell'attesa di qualcosa che non sarebbe arrivato..."
5 - "...il dolore per le sorti della squadra del cuore è come le pene d'amore, qualcosa che nasce proprio dall'amore stesso e che quindi è perpetuamente rigenerato dall'amore..."

Mia personale valutazione: ****° - quattro stelle e mezzo su cinque

domenica 26 giugno 2022

Sentenze catapultate indietro

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 493

Così, in una sorta di indifferenza velata da indignazione q.b. come nelle ricette, dagli USA arriva una sentenza che dovrebbe invece sconvolgere in modo clamoroso e totalizzante.
La Corte Suprema ha di fatto abolito la legge che fino ad oggi rendeva legale l'aborto in America, rendendo i singoli Stati liberi di decidere. Anche di cancellare un diritto riconosciuto da quasi cinquant'anni dalla stessa Corte.
Così Missouri e Texas, in tempo zero, hanno dichiarato illegale l'aborto nei loro stati e Louisana, Idaho e Michigan sono pronti a far diventare legge bozze e proposte in tal senso.
Ci sono state reazioni di vari Paesi ed anche di una parte di Stati Uniti, ma la decisione non ha visto una vera sollevazione popolare rispetto alla scelta fatta. Da giudici indicati e scelti dalla precedente amministrazione Trump. Scelta dei componenti che al momento della decisione stessa non ha mosso alcuna reazione da parte di nessuno (magari perché impegnati a pensare e parlare alle leggi sulle armi ed alla possibilità di acquistarle nel supermercato sotto casa) e che adesso si trova a diventare fondamentale per la "rivoluzione" attuata. 
Ovviamente il precedente presidente adesso si vanta della scelta fatta rispetto ai giudici e della loro decisione, invocando anche l'aiuto di Dio nella strada intrapresa. A Trump si è subito accodato il Vaticano sfruttando la scia e chiedendo una riapertura del dibattito indicando questa come "l'ora giusta per riflettere insieme". Questo perché la visione della chiesa sotto Papa Francesco è moderna ed aperta, tu pensa se era antica e chiusa.
La decisione presa apre quindi un pericolosissimo spiraglio e scenario su un argomento che dovrebbe essere tra quelli intoccabili e riconosciuti come grande e legittima conquista civile. Invece evidentemente l'abbiamo colpevolmente dato per scontato questo diritto. Un po' tutti ed in generale nel mondo. Negli Stati Uniti ma anche qui da noi.
In Italia stiamo pericolosamente imboccando la stessa strada, quella del dare per assimilato ed intoccabile qualcosa che nella realtà si sta piano piano (e nemmeno così lentamente) sgretolando. Un pezzetto alla volta e con un'inapplicabilità della legge 194 sempre più evidente tra i silenzi colpevoli di chi la dovrebbe garantire o vigilare sulla stessa. "LE DONNE LO SANNO" quanto il cammino per loro possa essere impervio o addirittura impossibile in molte zone d'Italia. E leggere quella richiesta di "apertura di riflessione" da parte del Vaticano non credo che porterà a miglioramenti a breve, anzi.
Per questo, ogni giorno dobbiamo ricordarci tutti di quanto certi diritti siano importanti e fondamentali. Di quanto debbano essere messi sotto protezione da attacchi più o meno improvvisi. Di come siano da considerare la base su cui costruire qualcosa in più e non il terreno per scavare le fondamenta e creare crateri. Perché la sentenza americana ci ha catapultato all'indietro di molto più dei cinquant'anni di riferimento della precedente sentenza Roe vs Wade proprio sull'aborto. Adesso sta a tutti noi cercare di muoverci da lì. Andando oltre ed impostando la marcia verso la parte opposta rispetto alla direzione data dalla Corte americana ed auspicata dal Vaticano.