domenica 28 giugno 2020

Una luce nella ribongia poi il buio

Campionato - 28^
LAZIO - FIORENTINA = 2 - 1
GOAL: RIBERY - Immobile (R) - Luis Alberto
LA PARTITA
In questo fantasmagorico semi-campionato ripartito con un calendario comprensibile come una conferenza stampa di un ex direttore sportivo a caso, ci giochiamo la seconda partita post sospensione all'Olimpico contro la Lazio reduce da una discreta scoppola a Bergamo. Non tanto per il risultato ma per il morale visto il modo in cui il risultato è maturato ed il fatto di aver lasciato per strada punti e possibilità di raggiungere i gobbi. 
Ci presentiamo con un 5-3-2 bello chiuso e per mezz'ora riusciamo nel nostro intento cioè addormentare partita ed avversario. Sculo se anche chi la guarda da casa rischia la cascaggine. Per quelli che resistono arriva il premio. "NON HO DORMITO MA HO VISTO L'ALBA" possono dire vedendo Ribery seminare avversari come birilli e trovare un gol bellissimo. Dal niente siamo in vantaggio. "A questi ritmi fa quello che vuole" ed in effetti, la luce di FranckFranck è l'unica che si accende in una serata di noia totale. La Lazio risponde con due colpi di testa, uno pericoloso di Parolo ben respinto e uno alto di Caicedo. La vera svolta arriverebbe a fine primo tempo quando Bastos commette un fallaccio su Ghezzal e meriterebbe qualcosa di più del giallo che gli arriva. All'intervallo comunque siamo avanti.
Nella ripresa decidiamo di chiuderci un altro po' rinunciando alla spinta (si vabbe si fa per dire) di Dalbert per mettere la fisicità di Igor (eh vabbè). In ripartenza continuiamo ad essere più pericolosi, soprattutto quando è l'unico giocatore di calcio in campo a portare la palla. Siamo pericolosi con Castrovilli che costringe Strakosha ad una bella parata mentre poi un positivo Ghezzal coglie la traversa da fuori. La Lazio sembra sempre più cotta e con meno fiato, per dargli una mano l'arbitro trasforma un semituffo di Caicedo in rigore. Partita riaperta dopo che Immobile spiazza Dragowski. I cambi per darci quello sprint che potrebbero "finire" gli avversari tardano ad arrivare e quando arrivano cambiano poco, così da un errore di Igor, Luis Alberto ci punisce. Era strettino il pari, figuriamoci perdere. Nel finale Vlahovic decide anche di farsi buttare fuori, così tanto per gradire. Finisce 2-1.
"Comunque io ho visto un solo giocatore in campo. Il resto tutta ribongia". Ecco, questa perfetta sintesi del Maso è quella che meglio secondo me fotografa questa partita. Non avremmo meritato di perdere, forse nemmeno di pareggiare. Abbiamo avuto (tolte le occasioni da gol) più occasioni e più nitide. Due decisioni arbitrali almeno hanno inciso in senso negativo sul risultato. Siamo stati ordinati per una settantina di minuti ripartendo decentemente. Forse da questa squadra e da questo allenatore non possiamo aspettarci di più. Però onestamente mi sembra davvero poco accontentarsi di quanto ottenuto. Giocando una partita da superprovinciale copertissima pronta a ripartire in contropiede in casa di un avversario più accreditato ma apparso cotto al 36esimo secondo. La classifica resta sostanzialmente la stessa. Dietro son fermi ma noi non ci muoviamo, passano le giornate nel grigiore generale e pensare che il telecronista una volta in vantaggio commentava "con questi eventuali tre punti la Fiorentina comincia a rivedere speranze europee". Già.
FORZA VIOLA...sempre...
LE PAGELLE
Dragowski 6
Lirola 5,5
Milenkovic 6
Pezzella 6
Ceccherini 6
Dalbert 6
Ghezzal 6,5
Badelj 5
Castrovilli 5,5
Ribery 7+
Cutrone 5
Igor 5
Vlahovic 4
Venuti 5,5
Sottil SV
Pulgar SV
All. Iachini 5,5
IL MIGLIORE: RIBERY
Il peggiore: Vlahovic
"TAKKO AI' GIRO" - Spazio tecnico Bollins gestito
"....il commentatore gufa...se la fiorentina sbancasse l'Olimpico, la maialaditomae sbancasse...rigiallo, ma quanti ne ammonisce? Comunque Cutrone si sente in mezzo all'area eh...ma noi si regge tutti dietro fino al novantesimo? Comunque si compiccia poco...o altra perla di Ribery o nulla....accidentalsaledicervia e lo spot nell'intervallo, c'ha distratto..."

sabato 27 giugno 2020

Colpa sua...

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 394

E' arrivata l'estate, esplosa nelle temperature che accompagnano queste ultime giornate di giugno. Con la stessa costanza, ma con un po' più di fatica, anche tutto il resto prova a dipingere il paesaggio da fotografia estiva. Le attività lavorative di ristorazione ed accoglienza cercano singhiozzando di non accusare troppo lo stop forzato e le successive limitazioni. I possibili utenti e clienti che sono stati per "TUTTO IL TEMPO LI A TENERE IL TEMPO" dell'isolamento adesso vedono all'orizzonte la possibilità (in tempi e forme diverse) di rialzare la voglia di socialità e svago da sotto i tacchi dove era finita. 
In modi diversi ma tutti impegnati nel tentativo di far coincidere il costante avvicinarsi al cuore della stagione estiva con una situazione piano piano meno "drammatica". E' dura. E' genericamente riconosciuto che sia così. Ma provarci resta l'unica soluzione possibile. 
Affiancato a tutto questo, tranne che nelle illuminate tesi di Pappalardo ed i suoi amabili scienziati/seguaci,  il COVID non è andato in vacanza. E purtroppo neanche la limitatezza culturale di una parte di questo Paese (e non solo). Tra le tante cose dette e rimaste nella categoria "diciamole ora che essendo tutto fermo non costa niente, poi ovviamente torneremo a fare come prima" c'è sicuramente la considerazione e la condizione generale di certe categorie di lavoratori. Il "questo periodo deve farci riflettere" suonava sin dall'inizio vuoto, visto che si parla di argomenti che da sempre hanno ispirato interesse e riflessione di pochissimi. Nell'opinione pubblica, ma soprattutto e molto più pericolosamente, nella cosiddetta classe dirigente. 
Questa settimana è arrivata l'ennesima conferma. Il focolaio di nuovi contagi che nei giorni scorsi è emerso a Mondragone è stato accompagnato da una vera e propria caccia ai responsabili. Caccia che si è trasformata in una sorta di guerriglia urbana nel paese ed in un processo al colpevole sui media in generale. Sul banco degli imputati la comunità di lavoratori bulgari che occupa alcune palazzine della cittadina. Colpevoli di essersi ammalati e di non rispettare le consegne di isolamento. Oggi. Di aver rubato il lavoro agli italiani. Ieri. Di aver invaso il nostro Paese. Ieri l'altro. Domani chissà. 
Non era impossibile da prevedere che ci saremmo arrivati.  Il COVID in questo caso non è il problema ma il moltiplicatore di qualcosa di diverso. A Mondragone come da altri parti. Lavoratori sfruttati senza nessuna tutela, costretti a vivere in condizioni in cui il distanziamento sociale fa sorridere ironicamente anche solo a pensarlo e con un futuro segnato solo dal dogma "non perdere questo lavoro o sei finito/a". Accanto a loro, negli stessi palazzi o in quelli vicini, altri lavoratori o senza lavoro con le stesse condizioni o le stesse preoccupazioni. Chi vede in questa situazione un problema statistico di cittadinanza e/o nazionalità, vede una piccola infiltrazione durante un'alluvione. Oppure ha un piano molto semplice: sviare dal problema reale e cercare consenso.  
"....arrivano i bulgari a infettarci, arrivano i bulgari a non rispettare le ordinanze....la parola bulgari la potete tranquillamente sostituire con una nazionalità qualsiasi, l'importante è che siano altro rispetto a noi così il giochino fila liscio liscio..." ha scritto ieri Giulio Cavalli su tpi.it (clicca qui per leggere l'articolo). Nel giochino dal titolo "è colpa sua" è stata e sarà come sempre accantonata l'analisi della situazione reale e con essa anche i veri punti da affrontare. Lo sfruttamento del lavoro nero e non, la clandestinità necessaria come arma di ricatto, la giusta attenzione alle denunce già note, l'invivibilità di molte situazioni lavorative ed abitative, il mescolarsi di varie illegalità ed il conseguente loro rafforzamento, l'assenza di tutele lavorative e di vita.
Punti che non hanno una nazionalità o un colore della pelle e che dovrebbero essere analizzati con un unico obiettivo: non rendere schiavi degli esseri umani
Ma tranquilli. Per chiudere con ottimismo sulla possibilità che questi argomenti siano trattati nella maniera più completa e oggettiva c'è una novità. Lunedì a Mondragone arriverà Salvini ed il suo codazzo di sostenitori e mezzi di comunicazione/informazione (...). Allegri. Basta aspettare pochi giorni. 

lunedì 22 giugno 2020

Ritorno con pareggio...

Campionato - 27^
FIORENTINA - BRESCIA = 1 - 1
GOAL: Donnarumma (R) - PEZZELLA
LA PARTITA
Si ricomincia. Con mille "mah" ed un centinaio di "boh" riparte questa stagione che già sembrava poco interessante e che dopo questa sosta di oltre tre mesi sembra aver smarrito anche quel...."poco". Si riparte con un Franchi desolatamente a porte chiuse e con un americano sbagliato sul tavolino di casa al posto della pinta al Moonshine prima e la pinta in bicchiere di plastica sui gradoni delle Fiesole poi. La lunga pausa ha portato in dono il recupero di FranckFranck che Beppe decide di schierare dal primo minuto in un modulo che "bascula" (cit.) tra un 4-3-3 (raramente) ed un 3-5-2 (molto più spesso). I primi quindici minuti sono praticamente una prosecuzione della prolungata sosta. Il niente si manifesta e si spera solo che "CON IL TEMPO LI' DAVANTI" la cosa possa migliorare. Caceres ha evidentemente un concetto particolare del miglioramento e stende Dessena lanciato a rete. Rigore e nonostante che Dragowski ci vada vicinissimo (spiazzato e nemmen poco) siamo sotto. "Donnarumma non segnava da settembre". E infatti: tac. 0-1.
Chiesa prova a riprendere subito il match con un tiro al volo bellissimo ma impreciso e subito dopo con un sinistro forte che però è troppo centrale. Poco altro fino a quando Pulgar dà il primo segnale di vita battendo bene un calcio d'angolo ed apparecchiando un bel cross per Pezzella che stacca e porta la partita in parità. Mentre Ribery sembra trovare finalmente la confidenza giusta col campo (sua l'azione da cui nasce il calcio d'angolo del gol viola), Dalbert si fa prima ammonire e poi rischia su altri due interventi. Sul primo soprattutto viene letteralmente graziato da un rosso che avrebbe meritato. Finisce il primo tempo sull' 1-1
Nella ripresa la partita sembra giocata da altre squadre. Il Brescia comincia aggressivo e con Skrabb impegna il nostro Drago. Poi si accende Franck e Castrovilli diventa un trascinatore. Assediamo il Brescia, due gol annullati (giustamente), un paio di buoni interventi di Joronen ("echiccazz'è?") ed un salvataggio sulla linea di Papetti ("chi!!?!?!?"). Chiesa insiste ma trova solo i centimetri vicino al palo, Vlahovic i piedi del portiere bresciano e Lirola in superiorità numerica in contropiede si mangia l'occasione giusta. Quando ormai vien da dire "l'è maturo", Caceres decide di farsi buttare fuori e il povero Ghezzal appena entrato (a sorpresa) esce dopo pochi minuti (altrettanto a sorpresa) e probabilmente " 'unfanemmen la doccia ". Sembra comunque che si possa continuare a tenere alto il nostro ritmo e Pezzella colpisce la traversa sfiorando la doppietta. Comincia a prevalere la stanchezza e mentre i cambi a disposizioni ce li spendiamo al 93' (sigh) andiamo avanti più con i nervi che non con la testa o il gioco. Chiesa e Castrovilli ci provano ancora ma alla fine è Dessena a farci sudare freddo al 95', bravo e "scenico" il nostro portiere barbuto. Finisce così in parità.
Un primo tempo da calcio con le ciabatte ed un secondo più o meno all'arrembaggio. L'impressione è stata quella di una squadra orgogliosa e con elementi di qualità che nella ripresa hanno cominciato a giocare "divertendosi". Secondo tempo spaziale del Castro che continua la sua crescita esponenziale ed un FranckFranck che (anche se con poca costanza) ha fatto stropicciare gli occhi per un paio di giocate. Continua a mancare sostanzialmente il centrocampo e la capacità di concretizzare le occasioni create.  Sembra sempre che si vada avanti più per individualità e nervi che non per gioco ed organizzazione. Ma avremmo comunque meritato i tre punti per le tante occasioni del secondo tempo. Peccato perchè l'avversario era onestamente quello più facile per ripartire (ultimi in classifica, decimati e con uno spirito non proprio da coltello tra i denti). Si poteva ripartire con tre punti importantissimi per chiudere a chiave i brutti pensieri e cominciare a programmare qualcosa di diverso. Peccato davvero.
FORZA VIOLA...sempre...
LE PAGELLE
Dragowski 6+
Caceres 4
Pezzella 6,5
Ceccherini 6 -
Chiesa 6 +
Duncan 5 -
Pulgar 5
Castrovilli 7
Dalbert 4,5
Ribery 6,5
Vlahovic 6
Lirola 5,5
Ghezzal SV
Milenkovic SV
Sottil SV
Cutrone SV
All. Iachini 5 +
IL MIGLIORE: CASTROVILLI
Il peggiore: Caceres
 "TAKKO AI' GIRO" - Spazio tecnico Bollins gestito
"...comunque vada l'è calcio d'estate...la prossima è col Piancastagnaio per trovare la condizione...l'importante è non essere in forma subito sennò a novembre siamo già scoppiati....son quelle amichevoli che partono male ma poi tu dilaghi, tipo Fiorentina - Santa Fiora 13-1....le indicazioni di Iachini sono gioca gioca gioca gioca gioca gioca a volte giocala...fine....la flemma di pulgar invece è imbarazzante...ma semprini chi l'è? Ma Ghezzal che pole rientrare? ...due punti buttati....e ora a lazio, muah...."

Dicesi voucher



"....per gli abbonati ai servizi di impianti sportivi è previsto il rilascio di un voucher...." 
Appena ho letto questa parte dell'articolo 216 del decreto-legge 19/05/2020 ho cercato con molta attenzione il significato della parola voucher.
Visto che oggi il comma suddetto è "presente" in vari comunicati, vi "allego" la definizione corretta del termine, scovata dopo un'attenta ricerca. Dicesi...

sabato 20 giugno 2020

Una scorta necessaria

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 393

Oltre quattro anni fa veniva prima rapito e poi ucciso Giulio Regeni. Sono oltre cinquanta mesi che i genitori cercano di non far abbassare la luce e l'attenzione sulla drammatica vicenda di loro figlio. Aiutati da una parte di opinione pubblica o meglio da una serie di persone che hanno dato il loro contributo in vari modi affinché sulla storia di Giulio non cadesse il silenzio. In Italia nel frattempo, si sono avvicendati vari Governi, ma i risultati son sembrati abbastanza simili tra di loro. Il denominatore comune dei quali è la tristezza più assoluta. A cui però i genitori ed i promotori delle varie campagne o delle varie iniziative non si sono mai rassegnati. Non ottenendo finora quanto sperato, ma riuscendo almeno a far emergere alcune cose.
Ad esempio un coinvolgimento che non deve essere così a basso livello, visti gli interventi che si sono succeduti. Ad esempio che il primo tentativo di indagine era in realtà un vero e proprio depistaggio o tentativo di. E' una vicenda molto complessa. Dai mille aspetti e dai mille risvolti. Che negli anni abbiamo imparato non riguardano fattori di poco conto. Ma che hanno tutti alla base una cosa disarmante nella sua semplicità. La verità sulla morte di un ragazzo non ancora trentenne. Che continua ad essere richiesta ma che allo stesso tempo continua ad essere in qualche modo nascosta ed ostacolata. Per questo i genitori di Giulio pochi giorni fa hanno invocato una sorta di "scorta mediatica" per questa vicenda. Che li possa accompagnare e possa dar forza alle loro richieste. Evidentemente quello che percepiscono, anzi sanno, è che senza la presenza accanto di fari e luci sul caso, l'interesse per la verità resterebbe solo il loro. Sentirli, con la signorilità e lo spessore che non può che essere portato ad esempio, chiedere una scorta mediatica per Giulio sancisce due cose. La loro statura morale e la loro forza. E la sconfitta totale di chi fino ad oggi li ha costretti a non avere risposte ed a preoccuparsi di avere una scorta al loro fianco. 
Un altro caso dove "LA VERITA' E' UN'IMPRESA". O meglio un caso dove per riuscire ad ottenere chiarezza serve l'impegno stoico di parenti e la loro costanza di non mollare mai la presa. Vengono in mente, con le differenze evidenti, i casi di Stefano Cucchi e di Federico Aldrovandi. Dove solo grazie all'impegno di sorelle e genitori che non hanno mai mollato la presa si è potuto ottenere qualche cosa di simile alla verità, abilmente occultata al momento iniziale. Lo stesso impegno che è ancora necessario ai parenti di Riccardo Magherini che nei giorni scorsi hanno tentato di nuovo di portare alla ribalta la vicenda di Riky, proprio nel giorno del suo compleanno, con una manifestazione nella piazza del fermo che ha portato alla morte del ragazzo fiorentino. 
Queste situazioni che costringono chi ha subito degli atroci dolori ad ulteriori sforzi per ottenere la dovuta verità mi lasciano addosso un senso di rabbia e di smarrimento davvero unici. A chi ha dovuto piangere un figlio, un fratello, un fidanzato in circostanze violente non solo si chiede di non abbandonarsi al dolore ma gli si impone anche di impegnarsi in ricerche, in manifestazioni comunicative ed in una sorta di scudo naturale rispetto alle voci critiche o accusatorie così come alla voglia di far passare in secondo piano la cosa. 
"Giustizia ritardata è giustizia negata" (cit.). A queste vite non solo la giustizia è stata negata più volte ma la negazione è tutt'ora in corso, violentemente occultata. Per questo non dobbiamo mai far sì che la famiglia di Giulio (così come le altre) si possa sentire senza una scorta.  

domenica 14 giugno 2020

Ripartenze e nostalgie

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 392

E' ricominciato il calcio. Alè. Pre-partite, formazioni, dibattiti. Tutto cerca la sua naturale ricollocazione partendo da un fine-settimana dedicato al ritorno delle semifinali della sempre avvincentissima Coppa Italia. Programmone proprio. Una due giorni dove vanno in scena o meglio in campo la favorita solita e le (solite) squadre che rincorrono e sognano. E da appassionato quale sono.....quasi nemmeno me ne sono accorto. Sarà che di quattro squadre "non se ne fa nemmeno mezza" per la simpatia o la possibile vicinanza di tifo. Sarà che "la mia di simpatia" anche per quest'anno ha deciso di regalarci un'annata mediocre senza obiettivi e quindi, al solito, non rientrava nel lotto delle semifinaliste e delle sognatrici. Mix di motivi che hanno fatto sì che delle due partite dei giorni scorsi abbia seguito con un "PASSO STRISCIATO STANCO" più o meno una ventina di minuti: una decina di minuti del match di venerdì giusto come intrattenimento rispetto all'appuntamento fisso con Propaganda. Ed un'altra decina di minuti ieri sera prima di preferire un vecchio film di Hitchcock. Sicuramente lunedì prossimo alle 19.30, tipico orario per il campionato di serie A, non mancherò all'appuntamento in viola. Portandomi dentro la giusta dose di nostalgia e tristezza per quel Franchi e quella Fiesole desolatamente vuoti e soprattutto per quel pre-partita che ancor più del match mi mancherà. 
In generale però questo balletto infinito di posizioni, tra l'altro inutili e con poco senso, tra algoritmi, quarantene e sospensioni hanno raso al suolo quel minimo di entusiasmo che, come già detto ma tocca ripetere l'ammissione, l'ennesima stagione viola senza obiettivi aveva già minato. Un campionato che forse era giusto riprendere ma che senza pubblico, con un calendario ancora più incomprensibile del solito e con regole modificate, allontana ancora di più i nostalgici come me. Niente tifo, partite spalmate su sette giorni senza interruzioni tra una giornata ed un'altra, cinque sostituzioni che significano cambiare metà squadra e quindi cambiare anche il senso di partite e significato proprio dello sport. Non è roba da poco quella che tutta insieme arriva come una novità. Per molti versi necessaria visto il momento, per altri molto discutibile.  A tutto questo si è affiancato il tira e molla solito delle varie fazioni su quando ricominciare e come che hanno fatto riflettere su quanto sembrasse tutto anacronistico rispetto a quello che il Paese stava passando per altro. Direte, proprio tu che da sempre segui il calcio non te n'eri mai accorto che vive in una bolla fatta di regole proprie? No, no per sapere l'ho sempre saputo. E quando ragionavo senza la testa del tifoso e dell'appassionato l'ho anche sempre riconosciuto, di essere complice di qualcosa che faceva abbastanza ridere. Ma in questo periodo mi è banalmente parso più evidente. "A volte basta distaccarsi un po' dalle cose per vederle meglio" (cit.). Forse è stato questo. O forse quel volersi attaccare a qualcosa di bello per pensare ad altro nel periodo di quarantena e non averlo trovato nella vecchia passione che da sempre mi accompagna. Perché magari sarà anche solo un momento ma di bello in questo pallone non ci vedo nulla o davvero pochissimo.  Pensare ai soliti noti che litigano sul coefficiente dell'algoritmo che assegnerà o meno lo scudetto in caso di chiusura anticipata che verrà stabilita in base a non si sa ancora quale numero/percentuale di contagiati e/o di squadre in quarantena mi fa davvero tristezza. Ed è solo un esempio di una serie di motivi che potrebbe essere lunghissima e che riflettendoci accentua ancora di più quello stato d'animo pieno appunto di tristezza. Per quanto questa parola possa essere abbinata ad un argomento del genere. 
Detto questo, la macchina è ripartita. E magari il mio sarà solo un momento passeggero, derivante dalla lontananza da quei pre-partita, dallo stadio dipinto del giusto colore, dal mio fedele "gruppo a dopo - sezione Fiesole", da quel "garrisca al vento". La nostalgia per certe domeniche resta, magari è  un segno buono per volerle ritrovare.

martedì 9 giugno 2020

A volte ritornano...



Quando il DNA è comune lo si nota anche dalle piccole cose. I fratelli Bollusini non fanno eccezione a questa regola.
Appare questa notizia su violanews:
quasi in contemporanea la condividiamo l'uno con l'altro e quasi in contemporanea scriviamo i due commenti:
K: finalmente l'è guarito....si mette accanto a Badelj..
Bollins: ma che tornerà anche la sua pubalgia?

sabato 6 giugno 2020

Dall'isolamento alle manifestazioni

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 391

L'allentamento prima e l'annullamento poi del lockdown hanno lati positivi innumerevoli. Inutile elencarli. Pur con le attenzioni relative al distanziamento ed al mantenimento di precauzioni da vicinanze "obbligate", la vita ha ripreso alcune abitudini che erano diventate impossibili da marzo. Certamente secondarie (specie in certi momenti leggendo di situazioni e zone colpite massicciamente dal virus nella forma peggiore) ma che a lungo andare erano diventate vere e proprie mancanze. Il parrucchiere, il caffè al bar, un acquisto in un negozio, il saluto agli amici davanti ad un bel boccale di birra. Con uno spirito diverso, certo. Con un'attenzione al rispetto di certi aspetti che comunque fanno riflettere, ovviamente. Ma riprendere in mano anche un aspetto "LEGGERO NEL VESTITO MIGLIORE" come quello di ordinare una bella Harp media ed un panino in buona compagnia, mette sulla strada più indicata per raggiungere un posto tranquillo chiamato "leggerezza". Finalmente.
Ovviamente ogni aspetto ha il suo rovescio della medaglia. La possibilità di "tornare in piazza" ha permesso anche di rivedere scene che purtroppo questo periodo di quarantena ha solo sospeso e non annullato. E neanche ha modificato nelle modalità o nelle distanze. Sono di qualche giorno fa infatti le immagini della doppia "sfilata" delle piazze di destra che con magliette arancioni e tricolori srotolati hanno colorato (sigh) le strade di Milano prima e Roma poi. La prima guidata da un generale. E questo metterebbe anche qualche brivido e qualche pensiero se non il generale non si chiamasse Pappalardo ed esprimesse le idee che, purtroppo, tutto il mondo ha ascoltato. Dal "virus non esiste" al "la mascherina non mi permette di vedere quanto è bella una donna". Tanto per citarne due. Zero distanziamento e pochissime mascherine orgogliosamente rifiutate perché....chi segue il generale evidentemente sa cose che noi umani non possiamo capire.
Seconda manifestazione quella del nuovo patriota Salvini (si si quello di "Roma Ladrona" "senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani" "Padania is not Italy" e leader del partito che prima si chiamava lega lombarda e poi Nord e che da sempre ha usato il tricolore come strofinaccio) e della madrina del motto "ordine e disciplina" Meloni (basta leggere le cronache locali per giudicare la coerenza con cui vengono scelti i candidati rispetto a questa fierezza) . Come dite? C'era anche l'ex monarchico Tajani a festeggiare la giornata della Repubblica? Ah già avevo omesso...ed in una manifestazione del genere è tutto dire.
Anche in questo caso assembramenti, distanze minime che da un metro si riducono ad un centimetro e mascherina diventata un optional in base alle esigenze primarie, quelle cioè di selfie abbracci e strette di mano con i passanti. Inoltre, già in queste due manifestazioni erano emerse (come se non bastasse il resto) espressioni ed atteggiamenti di ostilità (più o meno indiretta) verso la stampa. Ma oggi nella terza manifestazione di quell'area politica si è raggiunto la vetta. 
Oggi toccava a Casapound, Forza Nuova ed una non ben nota frangia di tifo organizzato scendere in piazza. Si, avete letto bene. Manifestazione fascista. Evidentemente autorizzata. Dove l'assembramento e le mascherine sono passate tristemente in secondo, ma anche terzo piano visto gli incidenti, gli scontri e la caccia all'uomo inscenata verso i giornalisti. E continuo a chiedermi quello che da sempre resta un mio punto interrogativo. Ma davvero è giusto dare risalto mediatico, luci della ribalta e attenzioni a simili figuri? Cioè "ma davvero pensate ci possa essere qualcosa d'interessante in quello che dice o manifesta un fascista?".
Per fortuna, per chiudere con il dolce e non con l'amaro, in giro ci sono anche "riunioni di persone" che fanno del colore nero qualcosa di lucente. Di solare. Che apre il cuore. Continuano infatti le manifestazioni di solidarietà, ricordo e vicinanza a George Floyd, l'uomo di colore ucciso a Minneapolis (di cui ho provato a scrivere la scorsa settimana qui). Tra le tante, bellissima quella di Piazza Castello a Torino dove i manifestanti (a distanza...o almeno nel tentativo di mantenerla...evidentemente si può..) per otto minuti (gli stessi in cui Floyd è stato riverso a terra con il ginocchio del poliziotto sul collo) si sono seduti ed hanno mantenuto il silenzio per ricordare che certe cose non possono passare.....appunto sotto silenzio. Dimostrando che tornare a manifestare dopo un isolamento come quello che abbiamo vissuto può essere una cosa bellissima. 
A differenza degli esempi precedenti dove la clausura era stata nettamente rivalutata, quasi rimpianta.

giovedì 4 giugno 2020

...'nonno...

Stretta di mano. Sorriso di chi conosce "il fatto suo". Sciarpa bianca e viola d'ordinanza. 
Le tre S sono assicurate e le frasi da copione pure. Un cliché a cui ormai chi segue il calcio è assuefatto.
"Il comunicato dell'acquisto è figlio dell'intervista rilasciata dal presidente del Porto... 'nonno ci siamo lasciati ingannare dal primo comunicato di smentita e ne abbiamo fatto uno specifico che ricordava il nostro stile e le nostre condizioni" . Mi guardo intorno e mi sento catapultato in un mondo parallelo che in realtà corre lungo una strada già percorsa. Dalla maglia viola già vista (qualcuno direbbe "vista e rivista") alla sensazione stranamente familiare dell'intercalare del bravo presentatore che di fiorentino ha solo l'adozione.....tremendamente temporanea.
"Era il centrocampista che inseguivamo da tempo, le voci su altre trattative sono state costruite ad arte da chi 'nonno vuole il bene della Fiorentina". Appunto. Sento il brusio di chi come me si trova ad assistere alla presentazione del nuovo faro del centrocampo. Quello che rincorriamo per sostituire un Badelj dalle pile scariche ed un Pulgar che a Firenze ha fatto intravedere solo molto raramente doti da condottiero e regista.
Arriva questo ragazzone dall'occhio lungo ed azzurro alla Paul Newman che fa ben sperare. Almeno le ragazzine innamorate del format "altobiondoecongliocchiazzurri"
"Se 'nonno conoscete la carriera del Gringo è un problema vostro" sento tuonare il signore paffuto dai capelli brizzolati e la cravatta viola che sta presentando il nuovo arrivato. Signore che ovviamente ho riconosciuto ma che non capisco cosa ci faccia qui....di nuovo "SEMPRE LI' LI' NEL MEZZO".  E' vero che non c'è due senza tre ma qui mi pare davvero si esageri. Fuori luogo mi viene da dire. Proprio come me che sono catapultato per la prima volta in una conferenza stampa. 
Nella sala il colore viola fa bella mostra di sé sui muri, le cartelline d'ordinanza e le sciarpe. Ma non c'è solo quello. C'è anche molta gente attorno a me che si muove e cerca di farsi notare. Un assembramento si direbbe in questi giorni.
Ci sono Romizi e Di Tacchio rimasti in prima fila dopo essere stati presentati come acquisti per la squadra primavera anche se già pronti per il grande salto. "Nuove pianticelle da coltivare, 'nonno escludo siano già....rigogliose" il commento a margine della loro presentazione. Indovinate testo e musica ad opera di chi? Esatto, dell'immancabile ds. 
Poco più indietro riconosco Kharja con la pettorina di Italo che in realtà è qui per vendere promozioni per la tratta CampoDiMarte-RhoFiera. 
Non lontano da lui c'è Kubik in versione molto appesantita, presente come inviato di una televisione ceca; "seguirà le mie orme" gli sento dire....come se conoscessi il ceco. 
Più impegnato nei selfie che nelle domande c'è anche Luis Helguera che fa il social media manager del fratello famoso ed è qui per far partecipare il nuovo acquisto ad una diretta Instagram con appunto il fratello Ivan. 
Infine ai margini della sala c'è Salifu che sta rilasciando un'intervista a Tele Granducato sul suo nuovo-rinnovo di contratto fino al 2042 con opzione fino al 2045. Ed accanto Gaetano Fontana che lo intervista per l'emittente regionale. 
Comincio ad impaurirmi, mi sembra di essere finito nel cerchio dell'inferno dei centrocampisti viola accidiosi.
"Bolatti 'nonno sarà velocissimo ma è centrocampista di qualità indubbia" ....passo lento....mezzo tempo...
Mi sveglio. Ed intorno non c'è traccia né del mago di Vernole né della pletora di centrocampisti dalla gamba svelta. Vicino a me c'è solo il comodino, immobile proprio come i protagonisti del mio sogno. O dovrei dire incubo? Sorrido ripensando alla frase di Benedetto "una giocata di stile di un Bolatti versione lenta". E mi viene da (semi)citare Verdone alle prese con la Buy "e sia maledetto il momento in cui me l'hai rammentato".

sabato 30 maggio 2020

Mancanze d'aria

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 390

Spesso in questo periodo surreale mi è capitato di arrivare ad un certo punto della giornata e trovarmi col fiato un po' corto, a causa di questa maledettamente benedetta mascherina. L'allergia "di stagione" sicuramente non ha semplificato le cose in questi giorni, anzi ne ha accentuato gli effetti, complicando la gestione dello starnuto cadenzato allo sfilare dell'oggetto di moda per centrare il gomito.
Anche in giro mi è capitato spesso di sentire frasi più o meno comuni sulla traccia del "ohiohi con questa mascherina 'unrespiro". Date dalla novità e dalla voglia di condividere, in una sorta di frase tormentone stile "'uncisonpiùlemezzestagioni", di quello che sostanzialmente resta l'argomento "di moda".
Il pensiero di quella frase in questi giorni è andato di pari-passo con una frase molto simile ma per niente di moda o conviviale. "Non riesco a respirare" è la frase che ha urlato più volte un uomo americano del Minnesota, George Floyd, mentre un poliziotto lo teneva faccia a terra con un ginocchio ben piantato sul collo. L'uomo, fermato per un controllo dopo una segnalazione ed accusato di non sa ancora bene quali tremendi reati, ha più volte chiesto di essere liberato perché non respirava. Il poliziotto ha continuato nella sua dimostrazione di "potenza". Il risultato è purtroppo noto a tutti. Negli Stati Uniti,  soprattutto a Minneapolis dove il caso è avvenuto, si è scatenata una vera e propria manifestazione ininterrotta di protesta per il fatto, per i metodi usati da una parte delle forze dell'ordine e per la costante "casuale" presenza di persone di colore tra le vittime di queste situazioni. Un fiume continuo di manifestanti e di dimostrazioni di indignazione che si sono anche trasformate in violenza e gesti di vera e propria guerriglia, con minacce da parte del sempre inquadrato Trump "la polizia comincerà a sparare sulla folla" oppure "libereremo i cani feroci contro i manifestanti". Tanto che le violenze sono aumentate, sono arrivati anche gli arresti di giornalisti manifestanti (anche qui casualmente di colore) e spari sui manifestanti da parte di macchine non troppo identificate. 
Ho visto i video dell'arresto come quasi tutti e come quasi tutti non posso ovviamente sapere cosa è accaduto quando la ripresa non c'era o aver capito tutte le sfumature dell'arresto e delle diverse conseguenze. Nella ripresa video però evidente c'è un poliziotto che tiene il proprio ginocchio sul collo di una persona inerme e non si preoccupa minimamente delle lamentele e delle richieste del fermato. Ne' di quelle dei passanti che attirati dalle urla di George Floyd chiedono al poliziotto stesso di allentare la presa. Credo sia sufficiente. Serviranno autopsie, processi, sentenze. Ma quelle immagini hanno già fatto il giro del mondo e del mondo intero hanno percorso la rabbia. Per la sensazione assoluta di sopruso e violenza che hanno dentro. Per la vergogna che fanno provare. Per la rabbia che scatenano. Per la totale e completa ingiustizia che quelle immagini mettono a fuoco ed evidenziano clamorosamente.
"QUANDO QUESTA MERDA INTORNO SEMPRE MERDA RESTERA' RICONOSCERAI L'ODORE PERCHE' QUESTA E' LA REALTA'". E la mia memoria ha continuato la sua corsa arrivando a Patrizia Moretti ed alla sua famiglia. Che anni fa hanno pianto il loro Federico Aldrovandi per un fermo di polizia. Per una gestione folle del fermato. Per una violenza che ha portato alla morte di un innocente che ha avuto solo la sfortuna di essere fermato da poliziotti sbagliati. Memoria che corre ancora e si ferma alla famiglia di Riccardo Magherini che ancora sta lottando per avere giustizia ed una risposta sul perchè il loro Riky non c'è più, dopo un fermo in Piazza Santo Spirito a Firenze. Entrambi come George Floyd, messi proni per terra con poliziotti sopra a tenere bloccati i "pericolosi fermati" ed a dimostrare il loro "peso e la loro forza". Entrambi, come George Floyd, oggi non ci sono più. E qualcuno dovrebbe spiegarci oltre che il perché cosa si sta facendo affinché non accada ancora. Per questo la mobilitazione generale è da applaudire (ovviamente quella che non si scatena in violenza e razzie). Per questo alzare la voce è d'obbligo. Per questo andare oltre la mancanza d'aria nel vedere quel video è fondamentale. Per far sì che queste storie non finiscano in piccole o grandi sentenze ed in brevi o lunghe condanne. C'è molto altro dietro e non può essere nascosto. Non ancora, non più.

sabato 23 maggio 2020

Piccoli passi...subito contestati...

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 389

Si comincia la settimana del "riapriamo tutto" con una notizia che trasuda ottimismo per questo nuovo modo di lavorare che l'emergenza Covid ha imposto un po' a tutti. 
Nell'ottica del "questo periodo deve essere un modo per farci capire qualcosa e per farci migliorare" la notizia che meglio rappresenta questo nuovo stile arriva da Terracina. Protagonista un operaio indiano. La sua vicenda parte dalla richiesta al proprio datore di lavoro di una mascherina per svolgere il proprio lavoro. Ed arriva come prima risposta un licenziamento per un'evidente incompatibilità ed insensibilità rispetto al momento di difficoltà della sua azienda nel periodo di emergenza e come conclusione un'aggressione avendo "osato" chiedere il saldo del suo stipendio arretrato. 
Scenario della storia un'azienda agricola dove è stato accertato poi che le condizioni di lavoro fossero molto più pericolose del virus del Covid. Dodici ore al giorno di turno, quattro euro l'ora la paga, nessuna previsione di tutele contrattuali e pagamenti "a gusto" del datore di lavoro.  In una situazione del genere, la richiesta della mascherina per svolgere al meglio il proprio lavoro e rispettare la salute di tutti deve essere stata considerata proprio come un privilegio "ESAGERATO PROPRIO IMPOSSIBILE". Comprensibilmente
Mentre leggevo questa notizia ho ripensato alla presentazione delle novità introdotte dal DPCM in tema di lavoro e regolarizzazione. Mi sono venute in mente le parole della ministra Bellanova che annunciava il successo della sanatoria (...parziale...) di lavoratori sommersi e/o irregolari. Un provvedimento contestato da molti e che anche per me non corrisponde ad un qualcosa di cui andare totalmente fieri e per il quale festeggiare. Ma per motivi opposti rispetto a quelli gridati ed urlati dalla sempre elegantissima (mi riferisco esclusivamente ai modi ed alle espressioni) Giorgia Meloni ed al sempre efficace (mi riferisco esclusivamente....a tutto quello a cui c'è da riferirsi) Matteo Salvini. Ritengo infatti che gridare al successo per una regolarizzazione, in tempi di pandemia mondiale, parziale nei tempi e nella tipologia/numero di lavoratori non possa essere considerato un successo in nessun territorio di una nazione civile. Ma capisco che rispetto al niente assoluto esistente, per una donna che ha fatto da sempre della lotta per la tutela di chi lavora il suo credo e che ha vissuto sulla propria pelle l'interpretazione della parola "diritti dei lavoratori", ottenere un riconoscimento del genere abbia portato emozione e commozione. Lo dico senza voler "tirare la volata" a Teresa Bellanova che non posso dire di conoscere così bene e soprattutto senza volermi schierare politicamente essendo distante anni luce dal suo attuale partito di riferimento (per non parlare del suo leader). Lo dico perchè nelle sue lacrime si è voluto vedere (specie da chi ha il quoziente intellettivo pari alle percentuali di realizzazioni del Tanque Silva in maglia viola) qualcosa legato all'evidenziare un successo politico (sigh...) oppure ad una debolezza femminile (RIsigh...) o al vedere solo l'interesse di stranieri irregolari a scapito degli italiani (STRAsigh...). Ed invece dovevano essere interpretate solo come un "finalmente qualcosa si muove" e la contestazione che semmai si poteva muovere era quella che ho sentito fare a Don Ciotti, fondatore di Libera "a furia di mediazioni politiche viene mortificato il diritto e la giustizia....quello realizzato è certamente un passo avanti...ma solo un passo...visto che la sanatoria esclude una buona parte di chi deve essere fatto emergere....questo percorso deve essere una conquista di civiltà per tutti....dobbiamo alzare la voce quando in molti scelgono prudenti silenzio...è nostro dovere e nostra precisa responsabilità..".
Fin quando non realizzeremo che i piccoli passi civili per i più deboli vanno nella direzione di una strada più accogliente per tutti non ci evolveremo mai davvero, restando recintati in piccoli orticelli che piano piano non saranno più così verdi. Ed evidentemente il Covid non è servito a farcelo capire.

sabato 16 maggio 2020

Onere della prova

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 388

In un periodo in cui trovare buone notizie è sempre più una caccia al tesoro con pochi indizi, sabato scorso ne era arrivata una (clicca qui per leggere). Sembrava potesse esserlo per tutti. Sembrava potesse esserlo davvero visto che si parlava della liberazione di una ragazza di ventiquattro anni, rilasciata dopo diciotto mesi di prigionia.
Occasione ovviamente persa. Stranezze. Ma neanche poi più di tanto.
E' bastata qualche voce di corridoio sull'ipotetica somma pagata dal Governo per il suo rilascio per far alzare le solite parole strabordanti vergogna. Poi l'attenzione si è spostata sul rientro di Silvia e la sua "VOGLIA DI CASA VOGLIA ORA" salutata da commossi abbracci di chi la inseguiva nei propri sogni da oltre cinquecento giorni. Ma ovviamente non ci potevamo limitare a quello. Anche questo momento romantico e pieno di sentimenti è stato affiancato da chi ha visto nel suo abbigliamento e nelle sue scelte personali motivi validi per definirla "nuova terrorista", "fiancheggiatrice", "venduta". E non solo dietro l'account anonimo di un social o dalla prima pagina dei soliti giornali "boni manco per incartarci il pesce guasto" ma da uno scranno del Parlamento italiano. Anche in questo caso "bono manco per buttarci il pesce guasto" lo scranno e chi lo occupava. Ennesima conferma che il tormentone "questo periodo permetterà a tutti di migliorare" verrà ricordato come una delle più grandi fake-news di questo periodo.  
Ma non solo. Questo splendido clima ha portato alla creazione artistica di altre illuminate teorie come la richiesta di arresto per la stessa Silvia Romano (per concorso esterno in associazione terroristica), prodotta da un signore di cui mi vergogno anche a fare il nome a differenza di chi da circa trent'anni ce lo propina in ogni salsa ed in tutte le trasmissioni con la motivazione "eh ma come spiega l'arte lui...". Per finire con tutti quelli che hanno visto bene di passare dai commenti alle minacce o peggio ancora ai cocci di vetro, rendendo necessaria la valutazione da parte di chi di dovere della necessità o meno di una protezione per la stessa ragazza. Salvata dai biechi ed incivili rapitori islamici per essere riportata nel suo democratico Paese......dove per tutelarla dai civili connazionali si valuta se sia il caso di metterla sotto scorta.
Ed è più o meno qui che si è fatto strada in me una piccola reminiscenza scolastica del tempo che fu. Ho sentito il mio piccolo neurone abbandonato che cercava tra i file di archivio giuridico il concetto di "inversione dell'onere della prova". Un po' come se a doversi scusare della prigionia fosse proprio Silvia Romano, così come delle sue scelte durante il rapimento. Di fondo infatti riecheggia quella frase non detta ma sottintesa "in fondo...se l'è un po' cercata...". Vergognosamente abusata per le donne con le gonne considerate troppo corte o per le scollature definite troppo provocanti. Oppure per quelle che denunciano ex e stalker per molestie.  Oppure per chi denuncia (più o meno formalmente) segnali di violenza di genere a vario livello.
Per tutte quelle donne che troppe volte vengono "accolte" da quel sorrisetto che dice "beh, se lui si comporta così...in fondo in fondo qualche ragione deve pur averla..." e che quasi sempre è sulla bocca di uomini che ritengono di essere illuminati e che invece danno vita al peggior qualunquismo sessista e violento.
Per Silvia la frase è stata declinata sulla scelta della sua attività in Kenya, per il suo vestito al ritorno, per le sue scelte personali. Scavando ed inventando particolari e segreti quando ancora era sulla scaletta di quell'aereo che la riportava finalmente ad abbracciare la sua famiglia. Pochi giorni fa ha scritto "vi chiedo di non arrabbiarvi per difendermi, il peggio per me è passato. Godiamoci questo momento insieme". Silvia continua a mantenere il suo stile ed a cullare i suoi sogni declinandoli anche in aspetti (il peggio che è passato) che dovrebbero essere "banali". Ma che tragicamente diventano, anche questi, tutti da conquistare. Ci proveremo Silvia a non arrabbiarci ma non so se sia la scelta giusta. "Ad uno stronzo devi dirgli stronzo, non puoi dirgli sciocchino o si monta la testa" (cit).

mercoledì 13 maggio 2020

Due possibili spiegazioni


Se per motivare una mancanza che qualcuno ti segnala dai la responsabilità prima alla sua troppa sensibilità e poi, nello stesso discorso qualche capoverso dopo, alla sua scarsa sensibilità....beh ci sono solo due possibili spiegazioni. Uno: "ce stai a provà". Oppure due: "ce stai a provà"
In entrambi i casi, se gli argomenti son questi, "nun ce provà" che fai più bella figura.

sabato 9 maggio 2020

Congiunti

KdL - KIAVE di LETTURA n° 387

Situazione di stallo. I numeri brutti del contagio continuano lentamente a diminuire ma sono ancora molto lontani dallo zero sognato, nonostante un marzo ed un aprile serrati. Le situazioni altalenanti di molte regioni non permettono ancora una visione rosea a breve. I discorsi si attorcigliano su loro stessi e tra limitazioni e provvedimenti siamo "TUTTI  SEMPRE PIU' IMPUTATI TUTTI SEMPRE PIU' GIURIA".  Ma da lunedì un po' lo scenario è cambiato. Comunicativamente parlando è partita la "fase due". Più oggettivamente la fase si sarebbe dovuta chiamare uno virgola qualcosa visto che alla fine dei conti la situazione non si è modificata più di tanto. Ma tant'è.
Quella che invece si è modificata di molto è stata la possibilità per molti di riabbracciare qualcuno che da un paio di mesi era diventato soltanto una voce telefonica o un'immagine virtuale. I famosi e tanto ironizzati "congiunti".
Chi non ha fatto una battuta o non ha girato un meme/video sulla definizione prevista dal DPCM ultimo alzi la mano. Ecco, bene, ora che siamo tutti a mani basse pensiamo per un attimo a qualcosa di buono rispetto al termine. Nonostante l'ironia (meritata) sulla definizione e le successive specifiche ed interpretazioni (....meglio sorvolare ogni commento....), questa settimana di fase...nuova...ha portato dei raggi di sole. Non tanto per la primavera simil estate esplosa ma proprio per qualcosa legato a quel termine tanto discusso. Per quella nuova tipologia di abbracci che si sono visti in giro. Dai tocchi con i gomiti ai baci lanciati da un metro e ottantasei (almeno in Toscana). Rigorosamente (almeno per la maggior parte degli italiani che seguono le regole) alla dovuta distanza, senza capannelli o "mucchi selvaggi" (cit Sandro Piccinini). Ma soprattutto con le dovute mascherine sotto le quali, e sotto quel triplo strato di sicurezza con elastici, finalmente si sono anche aperti dei sorrisi. Nonni impazienti di rivedere i propri nipoti, fratelli e sorelle finalmente nella stessa stanza, genitori che avevano impostato da giorni il conto alla rovescia per rivedere i propri figli. Non tutti purtroppo sono riusciti a farlo con tutti gli affetti, per le distanze elevate, per le interpretazioni e le definizioni del termine congiunto, per motivi logistici. E certamente sono conquiste "relative" rispetto a molto altro che ancora manca. Finalmente però lo squarcio di umanità è emerso evidente e ha fatto da brillante sfondo ad una settimana nuova. Allontanando per un attimo polemiche su assembramenti e ritardi nelle procedure di aiuto ed aprendo inoltre la strada ad una meravigliosa notizia che è arrivata proprio oggi. "Commozione! #SilviaRomano è libera". Voglio scriverlo con le parole di Pippo Civati perchè è stato uno dei pochi che ha mantenuto costante il riflettore acceso sulla vicenda della cooperante italiana rapita in Kenya un anno e mezzo fa. Lo immagino senza troppe parole (ne ha spese tante in questi mesi per la vicenda) ma solo realmente commosso dalla splendida notizia che finalmente è arrivata. Mai come oggi quel "restiamo Umani" di Vittorio Arrigoni, che tanto rincorro in queste settimane, è perfetto per salutare il ritorno di SilviaUna congiunta speciale che finalmente potremo riabbracciareBentornata Silvia. 

venerdì 1 maggio 2020

Primo maggio

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 386

Da quando è cominciato questo assurdo periodo ho trovato le cosiddette "balconate" ed il vario rimbalzare di #andràtuttobene vagamente retorico inizialmente e clamorosamente sbagliato successivamente. Ne capivo il senso di fondo ma non riuscivo a farlo mio, specie quando numeri relativi al contagio e corrispondenti a persone (banale dirlo ma sembra spesso sfuggire...) indicavano il contrario di festeggiamenti ed un situazione diretta dalla parte opposta al "bene".  Certo, capisco che non ci si possa abbattere e dire "va tutto male è finita" ma cantare a squarciagola "siam pronti alla morte, l'Italia chiamò" l'ho trovato fuori luogo dal primo minuto. 
Accanto alla preoccupazione ed al dolore per la situazione clinica del Paese (che per me resta la priorità assoluta) si è affiancata quella ugualmente nota e preoccupante della situazione economica. Da qualche settimana, come scrivevo venerdì scorso, c'è la rincorsa a voler riaprire tutto ed a "ripartire". Termine sostanzialmente scorretto a mio avviso dato che non potremo ripartire: la situazione non potrà essere come prima. Almeno al momento. Per questo dovrebbe essere prioritario definire il "come" perché è più che logico ed urgente permettere ad imprese e negozi di aprire ma se non sai per chi potrai lavorare e come tutelarti (lavoratori e possibili clienti) ha davvero senso? Alla stessa maniera servirebbero fossero chiari, oltreché essere in clamoroso ritardo, il come arriveranno quegli aiuti per chi ha dovuto chiudere tutto e da due mesi si chiede appunto come ma anche quando potrà ricevere quanto promesso come contributo. In tutto questo, il calendario ci mette il suo zampino ed arriva il primo maggio. La festa dei lavoratori. Sembra uno scherzo crudele, festeggiare oggi quello che è uno dei problemi principali (ripeto dopo la salute) se non IL problema. Perché sono già tremendamente tanti quelli a cui "HANNO DETTO AVETE PERSO IL POSTO" e tanti rischiano di sentirselo dire a breve. A questi deve andare il primo pensiero e la prima azione ("siamo in attesa, tre le mille difficoltà ma non ci si abbatte"). Insieme a tutti quelli che stanno continuando a lavorare stringendo i denti ed andando oltre i propri compiti e obblighi ("quando entro la mattina mi sveglio alle quattro e mezzo, se faccio la sera non stacco mai prima delle undici"). Insieme a chi non ha smesso un minuto perché certi settori non hanno mai mollato la presa, anzi hanno provato a tenere su salute e vita di tutti noi ("lavorare otto ore...quando bastano...con le mascherine, per dirne una, te lo raccomando"). A quelli che cercano di capire quando potranno alzare di nuovo la saracinesca e quello che troveranno buttandosi in una nuova avventura ("forse il diciotto, forse più avanti...intanto i giorni passano..."). A quanti da lunedì riattivandosi riusciranno in qualche modo a "credere di vivere un po' più normalmente" ed a quelli che "come ormai da mesi anche per il primo maggio si lavora". A chi travestendosi da viaggiatore dello spazio con scafandri e similari ogni giorno cerca di mettere un cerotto a questa bruttissima ferita ("è quello che siamo e che facciamo, non molliamo certo adesso"). Sarebbe bello pensare che i tanti casi degni del "restiamo umani" che tanto cito in questo periodo, potessero far cambiare qualcosa in quelli che dovrebbero decidere come tutelare forza lavoro ed imprenditoria. In quelli che devono decidere se e come mettere risorse per sostenere la necessaria fase di aiuto che stiamo vivendo/vivremo. In quelli che da sempre preferiscono forzare scelte per la rincorsa di un misero zerovirgolaqualcosa in più di ritorno. In quelli che si troveranno a proporre attività/condizioni e stipendi per le persone alla ricerca di un impiego. "Primo maggio, su coraggio" crediamoci, direbbe Umberto Tozzi. Poi mi guardo intorno. Ascolto chi decide e osservo chi prende decisioni. E mi viene spontaneo allinearmi ad un concetto letto ieri da un amico che abbraccio (qui si può...) "quando sento che...questo periodo ci migliorerà come persone...mi scappa da ridere".

sabato 25 aprile 2020

Liberazione

"HO FATTO UNA SCELTA IN LIBERA SCELTA NON CREDO CI FOSSE ALTRA SCELTA DA FARE, SCELTA MIGLIORE" credo sarebbe sufficiente questo per chiudere la bocca a chi in modo rozzo o più "sofisticato" tenta di cambiare senso o nome a questa giornata. Eppure non è complicato. LIBERAZIONE. Non libertà, non unità, non ricordo di tutti i morti di tutte le guerre (vere o chiamate così). LIBERAZIONE. E' facile.
Ci provano da tempo, da tutti i lati. Non ci sono riusciti fino ad oggi, non ci riusciranno domani. Ma solo se ovviamente continueremo a resistere. Come è stato fatto in passato. Osvaldo Soriano scrive che "la cosa dannosa del fascismo è che induce gli imbecilli a credersi molto furbi. Quanto più uno è idiota, tanto più il fascismo lo fa sentire orgoglioso di sé". Ecco. Dobbiamo come sempre imparare dal passato, da quelli realmente più bravi ed intelligenti di noi. Che ci insegneranno qualcosa che è difficile anche solo da immaginare. Qualcosa che Diego Bianchi ieri sera ha perfettamente sintetizzato così: "Questa giornata serve a ricordare che qualcuno ha lottato ed è morto anche per permettere ad altri di criticare questa giornata, pensa che cosa altissima che è il 25 Aprile". A tutti quelli che gli storpiano il nome, che la vogliono sostituire perché "divisiva", che cavalcano l'onda di una situazione attuale drammatica, ricordiamo sempre cos'è questa giornata. Come chi l'ha vissuta ce l'ha insegnata. E ricordiamo a tutti che resterà tale. Il 25 aprile. La festa della liberazione.

venerdì 24 aprile 2020

Categorie, tempi, tracce

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 385

Categorie e tempi. Sembra che ogni discorso di questi giorni non possa prescindere da due parole d'ordine: categorie e tempi. Della riapertura. Della ripartenza. Della santificata fase due. E tutti si sono messi in coda per sapere o per chiedere di farne parte. Un interminabile serpentone per (ri)entrare nei provvedimenti del prossimo DPCM o quello che sarà. Un po' come alla Coop in questo periodo e senza saltafila.
"Io non posso restare fuori" "non possiamo sopportare ancora chiusure" "ma è proprio necessario aspettare il quattro? Non si può riaprire proprioproprio lunedì?" "io riapro a me m'importa una ...". Ipotetiche conversazioni nell'ipotetica coda. "Rigorosamente" con la distanza di un metromegliounmetroemezzofacciamodue ed una mascherina diventata obbligatoria e fondamentale un mese e mezzo dopo l'arrivo del virus. 
I contagi? Si ci sono ma dice "in calo". Non si capisce in base a cosa visto che i dati di oggi indicano lo stesso aumento giornaliero di una settimana fa (ma anche di alcuni dati di qualche settimana precedente). Non sono forse sostanzialmente stabili da una decina di giorni? I numeri dicono questo ma comunque sia, sono in calo, a prescindere. Ora bisogna ripartire. 
Figuriamoci è totalmente comprensibile. Legittimo, anzi...legittimissimo. E' chiaro a tutti che le conseguenze di questa situazione sono e saranno lunghe e dolorose a livello economico. Per molti di più, per alcuni forse un pochino meno ma arriveranno a toccare tutti. "LE CASSE SONO ZEPPE" sarà una frase che sentiremo ormai dire soltanto da Liga
Chiaramente è interesse di tutti iniziare la fase due. Mi pare solo che manchi totalmente dalla discussione un termine: come. Con numeri che sembrano calare drasticamente solo nei buoni auspici e con i mille "?" che accompagnano ogni raccomandazione sanitaria, non sentir mettere al centro dell'attenzione il termine come mi lascia perplesso. Della serie, intanto si (ri)parte poi si guarda. Lasciando aperta la porta alla ricaduta/ondata di ritorno, che a parole fa paura a tutti ma che nei fatti evidentemente diventa fattore secondario. La ditta/società/associazione/negozio "X" della categoria "Y" si batte per riaprire prima di subito. Giusto. Comprensibile. Da sostenere. Ma chi ha fatto/farà mezza verifica che qualcosa rispetto alla sicurezza/programmazione sia stato messo in campo e non sia solo una corsa alla paura di non riaprire più ed un incredibile boomerang per la stessa ditta/società/negozio? Anche perché non avendo ancora chiaro quali siano davvero gli strumenti efficaci di sicurezza/programmazione vedo la considerazione di essere pronti a ripartire più come auto-proclamazione che non come un'attenta analisi. 
"Ne va della tenuta della nostra economia". Per carità, verissimo. Fino a pochi giorni fa ci avevano però assicurato che aprire con il contagio voleva dire raderla al suolo l'economia....e non solo purtroppo. Ora mi chiedo, il contagio è davvero così tanto in calo e/o sono stati fatti i passaggi necessari per fronteggiarlo, tanto da permettere la riapertura, anzi richiederne una anticipata con tanto di coda per volerci essere inseriti? E' una domanda a cui non ho risposta e non è una polemica. Come detto le settimane scorse, mi riesce poco anche quella in questo periodo. E' un pensiero a voce alta. Magari con tracce critiche, ma il DNA d'altra parte resta; anche se annacquato, di certo non scompare.
Da quando è iniziata questa inimmaginabile situazione infatti, a differenza di tanti che leggo, non sono migliorato. Per niente. Ho letto da qualche parte qualcuno che sostanzialmente diceva "chi era stronzo prima rimarrà stronzo, chi era bravo resterà tale, la maggior parte resteranno un po' stronzi e un po' bravi". Concetto che ha sostanzialmente ripreso Francesco Guccini declinandolo alla sua maniera in "non saremo migliori quando si tornerà alla normalità. Gli uomini non imparano, dimenticano". 
Ecco per evitare di essere io il primo a dimenticare, quello che ho tentato di fare in questo periodo è stato provare ad osservare di più. Ad ascoltare meglio. Ed a "tenere traccia" restando umani. Così quando stamani la farmacista (dopo aver preso la seconda sgarbata lamentela dai primi due clienti della giornata) ha provato a sfogarsi io banalmente ho provato ad ascoltarla. "Siamo aperti 24h da giorni, turni continui e poi veniamo considerati furbi o disorganizzati se non abbiamo le mascherine gratuite". Le ho sorriso con gli occhi. "Come se fosse causa nostra che ne arrivano col contagocce e nei giorni scorsi c'era la ressa fuori". Ha continuato dietro la sua mascherina, la visiera stile saldatore, i guanti chirurgici e il plexiglass di nuova installazione. "Scusami lo sfogo" mi ha anche detto. Io, che in teoria le dovevo chiedere anche delle mascherine, ho bofonchiato invece qualcosa di diverso. Poco utile e poco originale che però l'ha fatta in qualche modo sorridere o almeno così mi è parso di intravedere dietro le varie coperture. Ecco, questa signora gentile non ha bisogno di mettersi nell'ipotetica coda per chiedere di riaprire. Rientra tra quelli che nel frattempo non si sono mai fermati. Magari verrà anche considerata "fortunata" per questo. Chissà. Mi sono solo immaginato le sue possibili paure di queste lunghe settimane, il dover lottare con nuove disposizioni e nuovi dispositivi, il dover sopportare sfuriate gratuite. E la parola fortunata non mi è proprio passata per la testa. Per questo "regalargli" un'espressione simile al sorriso mi ha fatto pensare di aver fatto un piccolo passo. Nella direzione chiamata "per non dimenticare".

sabato 18 aprile 2020

...diciottoquattro...

Per la prima volta da quando è iniziato questo periodo di "reclusione" più che la mancanza di un contatto con chi non posso incontrare, di un abbraccio che non posso dare o di un un incontro che non posso fare, ho sentito forte la mancanza di "un posto". Di non poter essere lì. Come d'abitudine. Come in tutti gli ultimi trentaquattro diciottoquattro. "...ogni volta, ogni aprile, ogni anniversario, questa data sembra diventare più grande, più incisiva nei miei pensieri..."
Fortissima la mancanza di non poter sentire sulla mia pelle quel silenzio, quell'orizzonte, quella camminata, quella voglia di staccare da tutto. Di fare quel saluto strano, quel gesto su quella foto, quell'aggiustatina a quel vaso. Una mancanza strana, fatta di silenzi e occhiali scuri proprio "QUANDO LA FERITA BRUCIA"  un po' di più. Di giorni di ferie presi o ritagli di tempo nei fine settimana per non mancare all'appuntamento fisso. Banale e un po' stupidotto, ma automatico. Abitudine fatta di pensieri di tutto l'anno che si materializzano in quella discesa, in quegli alberi a far da "passerella", in quell'aria ancora pungente anche col sole che finalmente sta arrivando primaverile. 
Da stamani sento addosso questo clamoroso senso di "assenza". Il dover saltare questo mio appuntamento. Rimandato, certo. Ma non consola per nulla oggi. Ma proprio per niente. Ed all'assenza infinita che col tempo aumenta invece che diminuire si somma l'assenza anche di questo “strano” rituale. In quel posto che oggi è davvero mancato clamorosamente.
Quel gesto sulla foto, imparato da te. Quell'accomodare il vaso prima di andare via, imparato da te. Quel sorriso che dice altro, imparato da te. Quest'anno ti saluto da qui, uomo coi baffi.

venerdì 17 aprile 2020

Libro sospeso

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 384

Una delle attività che nonostante il passare delle settimane di isolamento resta intatta, è quella che punta al tentativo di individuare uno spiraglio di luce, un "ANGELO NELLA NEBBIA" o qualcosa di simile. Una notizia, un evento, un numero. Qualcosa che possa essere catalogato con l'etichetta "buona notizia". Spesso sperando in un'inversione di tendenza nei numeri della Protezione Civile delle diciotto più difficilmente nelle varie notizie di questo clamoroso periodo, che purtroppo hanno sempre il sapore o almeno il retrogusto acre.
La condivisione virtuale di chat, skype, zoom e similari porta quasi sempre (GIUSTAMENTE) al tentativo di staccare la spina e mettere la testa da un'altra parte. Aggiornandoci con le "novità" delle persone che ci mancano e cercando di strapparci un sorriso, pur sapendo tutti che magari è un po' forzato o anche solo temporaneo. E se anche è vero che questi sorrisi finiscono certamente nella categoria buone notizie, ti manca sempre qualcosa di più concretamente positivo. Quello che cerco in queste settimane per inserire nella mia #KdL lo spazio "restiamo umani".
A volte in questa ricerca "tornano buoni" anche i social, proprio come in questo il caso. Tra le tante notizie inutili, le gif che spopolano o i trattati di medicina ed economia di improbabili luminari, ho riconosciuto qualcosa di familiare. Qualcosa che anche solo all'impatto profumava di buona notizia. Più precisamente questa:
E così, sfruttando questo imprevisto assist ed un canale preferenziale con il contatto diretto ho deciso di approfondire la cosa. "E' bello pensare che nel viaggiare anche solo per fare la spesa qualcuno possa sorprendersi o scoprire un gesto inaspettato che in un attimo possa far sentire tutto più normale" mi ha detto "comunque ti faccio parlare con Tam che ha tutto il merito della cosa".
Me la immagino con il suo sorriso coinvolgente mentre mi "risponde". "L’idea nasce dal pensiero che ci sentiamo molto fortunati, viviamo energia positiva in famiglia e la vogliamo mettere in circolo. Tanta fortuna non può essere sottovalutata di questi tempi. Così abbiamo aperto la nostra cassetta di libri con questo pensiero. L’auspicio è di meravigliare per un qualcosa di inaspettato o forse più semplicemente di fare una cortesia." 
L'emozione di Martina
L'emozione di Clara
"Meravigliare" come obiettivo quindi, seguito in pieno anche dalle giovanissime "socie" di Tamara. "La prima volta che qualcuno ha preso un libro ero molto contenta" scrive Clara (i bellissimi occhi dolci con gli occhiali da sole sulla testa nella foto) mentre per Martina (i bellissimi occhi dolci con la bella montatura nera nella foto) la meraviglia più grande è stata il ringraziamento di "un signore che ci ha detto che stavamo facendo una cosa giusta".
Sorpresa e meraviglia che la stessa Tamara conferma Pochi libri, poche favole, piccoli gesti che quotidianamente si ripetono: al mattino …fuori i libri! Sistemati nella siepe tra le rose bianche…e poi l’attesa di sapere se qualche libro è stato preso. La sera anche noi facciamo la conta, numeri piccoli, piccole gioie."
Alla base di questa idea c'è qualcosa che ho sentito vicinissimo al mio (o meglio di Vittorio Arrigoni) "Restiamo Umani" e Tamara lo spiega benissimo qui: "siamo sollecitati quotidianamente da parole forti e dati importanti, si parla impropriamente di “guerra” numeri indicibili di vite perse…noi nel nostro piccolo vogliamo spostare l’ago della bilancia e porre l’attenzione sul “prendersi cura” e raccontare storie di piccoli piccoli numeri".
Questo l'invito che in qualche modo la foto pubblicata voleva far circolare. "Noi abbiamo taggato le parole #librosospeso #benecomune #crescita #amantidellalettura #ungestodigentilezza tanto per rendere in qualche modo virale l'idea della cassetta del libro sospeso" e per concludere un buon auspicio misto a speranza"pensa che bello sarebbe, oggi come domani, poter passeggiare e soffermarsi a curiosare  in tante piccoli angoli tra le varie cassette ed i vari libri, contribuendo ad incuriosire e diffondere la bellezza del dono e della lettura".
Alla fine di "questa chiacchierata" ho avuto la conferma, scontata devo ammetterlo, di quel profumo di buono che si percepiva dalla foto. Profumo che si è clamorosamente moltiplicato d'intensità ascoltando e leggendo le parole di Stefano, Tamara, Clara e Martina. Che ringrazio. Di cuore. E che spero possano essere seguiti in questa "meravigliosa" idea.