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sabato 17 gennaio 2026

Ciao Presidente

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 677
In questa stagione viola dove tutti quelli che parlano "SANNO LA LORO VERSIONE" su cause ed effetti di questa infinita sofferenza calcistica, è mancato quasi sempre all'appello il parere del più alto in grado. Comunicati stringati, apparizioni prima diradate poi del tutto evitate, piglio e grinta da sempre marchio di fabbrica presidenziale spariti. A Firenze (e non solo) circolava da tempo la notizia che le condizioni di Rocco Commisso non fossero affatto brillanti anche se non specificate mai nel dettaglio. La stagione (e non solo) è quella che è ed i motivi di recriminazioni e polemiche erano e sono sulla bocca di tutti i tifosi viola ma oggi devono essere messi da parte perché deve prevalere altro.
Non sono mai stato di quelli che cambia la propria opinione su una persona in base ad un evento luttuoso. Ma credo che ci siano dei momenti in cui deve prevalere il rispetto. Specie per una persona che comunque per la Fiorentina si è speso. Ognuno ha il proprio giudizio, io non cambio di una virgola il mio, ma è innegabile che Rocco per la società viola abbia oggettivamente fatto. Lascio agli altri i coccodrilli di facciata che sconfessano quanto affermato fino alla tarda serata di ieri e/o la mancanza di buon gusto anche in un momento del genere. Credo che in certi momenti, debba prevalere silenzio ed appunto rispetto.
Le critiche e/o le analisi fatte alla gestione dirigenziale/calcistica/imprenditoriale oggi non hanno proprio ragione di essere: né per ribadirle ed accentuarle né per ipocritamente cancellarle e trasformarle in esaltanti peana. Se ne va un uomo non ancora ottantenne che aveva riacceso i cuori di Firenze in quell'estate di sette anni fa. In che modo e con che risultati è trascorso questo settennato in questo momento non credo debba essere all'ordine del giorno. Sul suo "mandato" se n'è parlato fino ad ieri e probabilmente se ne parlerà domani. Adesso è giusto SOLTANTO salutarlo con rispetto e cordoglio e dargli l'oggettivo merito di averci provato.
CIAO PRESIDENTE

venerdì 21 novembre 2025

LA partita

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 669

Come già detto e manifestato in questo blog più volte, ci sono partite e poi c'è.....la #juvemerda. Ed anche se la passione (mia ma mi sa non soltanto mia) è diametralmente calata ed ha preso sfumature più tenui, quella di domani non sarà mai una partita come le altre o anche una partita importante, ma appunto LA partita.
Ed allora riprendo qualcosa che ho scritto un po' di tempo fa e lo ripropongo....vedi mai che possa "portare bene".....visto il periodo si provano un po' tutte.....
E di seguito il sunto di quel "vecchio" post.....
BUONA LETTURA e FORZA VIOLA SEMPRE, specie per domani.

Parte dal cuore, dalla passione, dai "SOGNI DI ROCK & ROLL" che ogni tifoso viola ha nel proprio DNA. Vive dell'indole da sempre polemica di Firenze e del suo giglio rosso e si alimenta con la "bruttura" di rivali odiosi e mai sopportati. 
E' parte di ogni frequentatore del Franchi, di ogni appassionato, di ogni interessato alle vicende viola, dal più affezionato tifoso a quello che ascolta solo i risultati la domenica sera. Si identifica in quel "siete più brutti della multipla" e si fotografa in milioni di episodi, di furti, di partite epiche, di gesti e scaramanzie che ognuno personalizza e rende propri a modo suo e con la propria memoria "ma quando ci rubarono quel rigore in coppa Uefa?" "ma quando segnò Tendi?" "ma quando si arrivò tre ore prima e si fece lo stesso la coda ai cancelli?" e milioni di altri episodi.
.....
Per definirla meglio cerco le parole in frasi o discorsi che ho già usato e gli episodi che in qualche modo ho già "selezionato". 
Parlo degli episodi raccontati, "fotografati" e ricordati con video nel mio "Una Passione da 10"

Il calcio, come gli altri sport ma forse ancora di più, vive di rivalità e di accesi duelli; per una parte delle squadre italiane, questa rivalità è identificata ed identificabile dal derby che mette di fronte le due squadre della stessa città. Per la Fiorentina la cosa non è mai stata possibile per assenza di una seconda squadra di Firenze e quindi la rivalità bisognava cercarla altrove. La rivale più naturale si è rivelata essere la Juventus, scelta comune anche ad altre per il fatto di essere la squadra più titolata del campionato italiano, dai metodi dirigenziali spesso arroganti e conseguentemente una delle meno simpatiche.
Come già visto anche per il calcio storico, è nello spirito fiorentino il senso di orgoglio e disprezzo della prepotenza dei cosiddetti potenti (la partita durante l’assedio di Carlo V ne è un valido esempio), ma in questo caso non è solo quello. La rivalità nasce da lontano, da epiche partite in cui la Fiorentina era una squadra nettamente inferiore e faceva dell’ardore agonistico l’unica arma a disposizione contro la maggiore classe dei rivali sorretti dalla superpotenza Fiat degli anni del boom economico. Quando i valori sono stati più vicini e quindi all’antagonismo si è aggiunto anche la concorrenza per lo stesso obiettivo, la rivalità ha toccato le maggiori vette fino ad arrivare al 1981/82. Quello infatti fu il campionato in cui arrivò l’evento scatenante che sancì e certificò quella che sarebbe diventata una rivalità storica. All’ultima giornata di campionato, con le due squadre a pari punti in testa alla classifica, due decisioni arbitrali discutibili portarono al pareggio la Fiorentina a Cagliari ed alla vittoria la Juventus a Catanzaro portando lo scudetto a Torino. Quella fu la classica goccia che faceva traboccare il vaso, molti tifosi viola delusi dal risultato videro nell’approssimarsi dei Mondiali, quindi nel pericolo di allungare i tempi del campionato con uno spareggio, il motivo che in qualche modo spinse ad una conclusione immediata favorendo la squadra più potente. A Firenze tutti si sentirono defraudati di un terzo scudetto meritato sul campo e da allora la sfida con la Juventus non fu più una partita ma LA partita.
..........
"Una passione da 10" di Enzo Susini - edizioni goWare 

domenica 20 giugno 2021

Solo qua

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 441
Per noi tifosi viola la sensazione è sempre la stessa. Magari un po' supponente e certamente esagerata ma è quella. "Certe cose succedono solo a noi". Un pensiero che spesso accompagna diverse tifoserie ma che a Firenze ormai da tempo è diventato quasi un inno.
Dopo due anni di "transizione" (che ne seguivano un'altra serie infinita sotto la vecchia gestione) la nuova stagione doveva/dovrà essere quella di una nuova programmazione e di una sorta di svolta per la gestione Commisso.
Il primo anno tutto era stato fatto di corsa (in parte vero in parte la cosa ha coperto vari errori) ed il tutto era stato comunque coperto dall'affascinante arrivo di Ribery. Il secondo era un anomalo campionato che partiva con tempi strettissimi rispetto al precedente che aveva avuto un epilogo solo ad agosto (vedi covid e prima ondata) e l'idea di dare di nuovo fiducia a Beppe pur non essendone completamente convinti tutti aveva minato il tutto sin dall'inizio.
Quest'anno sembrava quello giusto per ripartire. Nuovo allenatore, cambio di buona parte della squadra ed una sorta di taglio del nastro di un nuovo ciclo. I timori di tempi lunghi che da sempre ci accompagnano sul mercato ("ore decisive per Longo" docet) facevano ipotizzare una scelta per guida tecnica e dirigenziale non immediata. Se per la parte dirigenziale i timori si sono concretizzati (Burdisso è arrivato dopo la scelta dell'allenatore, Pradè non si capisce se è stato demansionato, Antognoni è vicino ad un nuovo addio) per quelli riguardanti l'allenatore siamo incredibilmente partiti in anticipo ed abbiamo trovato "la quadra" addirittura prima degli altri. 
Indipendentemente dai gusti personali la scelta era di quelle che dava speranze. Personalmente ritenevo (e ritengo) che la svolta vera e propria poteva arrivare solo con due nomi (Sarri e Spalletti) ma la scelta di un tecnico comunque di una certa esperienza e con un nome "ambizioso" come quello di Gattuso lasciava sperare bene, pur tra i pro ed i contro. Certamente tra i contro quelli di un carattere non facile che anche in altre esperienze lo avevano in qualche modo segnato. In aggiunta uno stretto rapporto con il proprio procuratore, talmente forte da far influenzare spesso le campagne acquisti. E proprio su questo, prima ancora di cominciare, si è arenato il rapporto ed adesso "NE PARLANO SOLO CON GLI AVVOCATI"
Venti giorni dopo la scelta effettuata e dieci giorni prima dell'ufficializzazione della nuova stagione tutto è finito. Contratto annullato e da quelli che avevano scelto per primi siamo diventati gli ultimi della serie A. Si deve ripartire. 
Colpe? Bah. Facile e difficile da individuare. Normale che farsi prendere per il collo da un'agente per scelte, importi e tempistiche non è accettabile. Altrettanto normale che era ovvio a tutto il mondo che facendo quella scelta veniva preso il pacchetto nella sua interezza e che negli anni scorsi non è che proprio si sia stati "esenti" da commissioni per procuratori/agenti.
Sorge spontanea la domanda: ma prima di firmare il contratto e nei venti giorni successivi "di'chehannoparlato" se si son ritrovati così sorpresi all'improvviso?
La risposta non ce l'avremo mai perché già trapela una clausola tra le parti impostata sul silenzio. Ce ne faremo una ragione, ovvio. Ma è l'ennesima che ci dobbiamo fare e come dicevo all'inizio cominciamo a farci l'abitudine, commentando "l'è nova....tutte a noi....". Adesso riparte la ricerca dell'allenatore. I nomi son tanti, alcuni anche accasati e vien da chiedersi (visto che si vuole fare i super ligi alle normative ed ai contratti) quanto sia "corretto" andare a cercarne uno che ha appena rinnovato il suo contratto. Ripartiranno le voci e piano piano copriranno il contratto più velocemente rescisso dalle parti della storia. Un nuovo capitolo del libro "Solo Qua" che certamente non ha messo benzina in un serbatoio di passione che comincia davvero a scarseggiare, tristemente vicino alla "riserva".  

lunedì 24 maggio 2021

sabato 27 marzo 2021

Grazie Cesare

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 429
In una settimana calcisticamente inutile, come tutte quelle che prevedono la sosta per le nazionali, abbiamo visto bene di distinguerci rendendola "molto più che movimentata".
Da qualche settimana il nostro mister aveva lanciato segnali di cedimento. Il "sono molto stanco" dopo il match contro il Benevento (clicca qui). L'assenza nella conferenza stampa post-partita contro il Milan (clicca qui). Qualcuno cominciava a sospettare che il clima nello spogliatoio non fosse così armonioso e che il portare in salvo la barca viola non fosse quella passeggiata che probabilmente anche il Mister si augurava. Evidentemente quella sensazione di difficoltà esasperata anche da altro ha cominciato a scavare dentro. Aggiungendosi ad una situazione personale evidentemente non banale.
Quando è cominciato a circolare il suo nome come sostituto possibile di Iachini ho un po' storto il naso. Non volevo "cavalli di ritorno" e mi sembrava che Cesare fosse da un po' troppo fuori dal giro e da risultati di un certo tipo. Poi, altrettanto sinceramente, non ho mai troppo dimenticato il suo primo saluto a Firenze dove è stato sicuramente pesantemente aiutato ad aprire la porta ma dove altrettanto chiaramente (almeno per me) quella maniglia l'ha abbassata con una certa decisione. In aggiunta ci sono stati questi mesi di permanenza sulla panchina dove non ci sono stati stravolgenti passi avanti pur riconoscendo qualche timidissimo miglioramento di gioco in alcune (rare) occasioni ed una gran bella gestione di almeno un paio di giocatori cresciuti visibilmente (Martinez Quarta e Vlahovic). 
In mezzo a tutto questo la squadra ha confermato e manifestato con sempre maggiore costanza la difficoltà totale nel trovare passo e ritmo giusto per tirarsi fuori da una stagione tra l'anonimo ed il preoccupante.  "E CHISSA' COS'E' SUCCESSO" davvero, fake audio a parte, in quegli spogliatoi o comunque nei rapporti tra tecnico e giocatori.
Ma questa storia, che ha basi calcistiche evidenti, in realtà prende un'altra piega con la lettera di Prandelli. Il mister ha dichiarato di essere "stanco", di "sentirsi senza entusiasmo" e soprattutto totalmente fuori contesto rispetto ad un mondo che non sente più il suo. Per questo, invece che trascinarsi fino ad una salvezza probabile ed aspettare magari un incarico societario di tipo diverso per le prossime stagioni, ha preferito mettere tutto in primo piano e fare un passo indietro. Senza paura delle conseguenze, senza vergogna verso la definizione di "debole" che già sapeva gli sarebbe arrivata addosso. Per questo merita un applauso. Forte, sincero. Di quelli che si devono alle persone con spessore e di spessore. Indipendentemente dal 5-3-1-1, dagli screzi del passato, dalla scelta sballata della società di affidargli una squadra che aveva bisogno di tutto meno che di un tecnico lontano dal campo di battaglia e che doveva ritrovare abitudini e stimoli. Tutto maledettamente inutile rispetto all'umanità che trasuda dalla lettera firmata dal nostro ex allenatore. Parlo della professionalità dimostrata, dell'amore emerso e della correttezza su cui la sua decisione si basa. Per questo la parte calcistica viene accantonata e rimane sulla scena solo la questione umana. Anzi Umana con tanto di maiuscola. Per questo mi sento solo di salutare Prandelli ringraziandolo, accantonando motivi passati e presenti di disaccordo o di critica verso lui e/o la società. E per lo stesso motivo mi sento di aggiungere solo: in bocca al lupo per tutto Cesare e grazie per queste parole. Per quanto hai dato alla Fiorentina negli "anni d'oro" c'è stato e ci sarà modo di ringraziarti. Oggi è giusto farlo per altro. Per qualcosa di molto più importante.

mercoledì 16 settembre 2020

Bentornato Sindaco

"...figuriamoci, Firenze resta "città d'arte e va in culo a chi arriva ed a chi parte". La Fiorentina è sopravvissuta agli addii di Antognoni, Baggio e San Gabriel tutti e tre nettamente più importanti/forti/campioni/leader del buon Valero Iglesias e per me da quel 14 maggio 2000 (ultima di Bati a Firenze) non sono più esistiti giocatori da poster in camera. Però Borja in qualche modo aveva riaccesso qualcosa e questo addio quindi non è banale. Fa male doppiamente.
Perchè la passione come ho scritto in questi anni è davvero flebile. L'attaccamento ed il riconoscimento nei colori anche. La voglia di inneggiare quasi del tutto sparita. Gente che si tatua Firenze addosso senza apparire ridicola merce introvabile. Borja era ed è tutto questo. 
Non sarà stato indispensabile a livello tecnico (e su questo mi piacerebbe parlarne...), non decisivo, non determinante (ed anche qui vorrei discuterne..) ma rappresentava il colore Viola, quello acceso. E' stato mandato via per una plusvalenza ed un contratto troppo oneroso. Onestamente questa cosa mi fa schifo. Al fatto che sia voluto andare via lui per il gusto di andare all'Inter può crederci solamente chi in questi cinque anni guardava il tennis o il pingpong..."

Tre anni fa scrivevo questo (clicca qui per leggere tutto il post). 
Oggi....nonostante sappia che probabilmente verrà a fare l'alternativa (io aggiungo di lusso), che son passati anni e per lui che non è esattamente un ragazzino sicuramente peseranno, che non sarà sicuramente l'acquisto "da salto di qualità"....sono DAVVERO contento di poter alzare un "BICCHIERE DI VIGNA" in suo onore e ricambiare il suo saluto (clicca qui) dicendo.....
BENTORNATO A CASA BORJA

giovedì 12 settembre 2019

...senza se e senza ma...

So bene e sono fermamente convinto che nella settimana dello #juvemerda (questo marchio di fabbrica è nel DNA viola e non si può pensare di modificarlo) qualcuno ha pompato a dismisura la cosa, che in molte altre occasioni quando le parole orribili arrivavano da altre parti la stessa sensibilità non c'è stata, che "HANNO FATTO PRESTO" a far diventare un coro ed alcune persone tutta una curva e tutta una tifoseria.
PERO'.
Sono altrettanto fermamente convinto che i cori, le canzoncine, le scritte sulla tragedia dell'Heysel (e su Gaetano Scirea) sono orribili, schifosi e da condannareSenza se e senza ma. Senza attenuanti, senza tentativi di paragoni con altre imbecillità, senza provare a farli passare come goliardia da stadio. Con decisione e forza da definire VERGOGNOSI. Punto.

Detto questo con tutta la sincerità possibile, esattamente alla stessa maniera cioè senza se e senza ma, fieramente urlo (ed urlerò sabato ancora più forte): 
JUVE MERDA

venerdì 7 giugno 2019

Inevitabile

Kiave di lettura n° 341
"Commossi per Commisso".
foto tratta da violanews
In questo momento la Firenze viola "non ha occhi che" per il nuovo proprietario del giocattolino più amato dalla città.
"GLI OCCHI FANNO QUEL CHE DEVONO", visto che non poteva che essere così. Così come non poteva che terminare qui l'esperienza dei Della Valle (per molti anche troppo in ritardo).
Il buon Rocco Commisso, ben imbeccato, si è presentato ieri con la sciarpetta al collo, magnificando Firenze, sviolinando sui marchi indelebili della storia viola (Hamrin, Antognoni, Batistuta) e cercando un orgoglioso profilo ("non sono qui per svendere") senza voli pindarici ("promettere meno ma realizzare di più").
Certamente arriva al momento giusto. In un momento in cui per la Firenze calcistica era impensabile ripartire per la costruzione di una nuova stagione (o addirittura ciclo) con una società/proprietà con la quale esisteva ormai una frattura netta ed insanabile. Pur non essendo stato mai troppo antidellavalliano era ormai inevitabile la cessione. Difficile fare un bilancio di questi anni. I primi dieci anni di alti e bassi ho provati a descriverli con gli occhi del tifoso in "Una passione da dieci"Storia che più o meno cominciava così.
Dopo aver trattenuto il fiato a lungo temendo il peggio, cioè scomparire per
sempre dalla “mappa calcistica”, Firenze cominciò a respirare di nuovo. La felicità
per il possibile rilancio e la possibile ricostruzione di quello splendido
giocattolo viola era innegabile e condivisa da tutti gli amanti della Fiorentina,
ma come sempre accade nella città dove ci si divide su tutto, non erano tutte
rose e fiori. Nonostante il “buon nome” della famiglia i dubbi che accompagnavano l’operazione esistevano ed erano legati al fatto che diventavano proprietari della
squadra due fratelli che con Firenze non avevano niente a che fare. Questo,
se da un lato veniva visto come una svolta positiva rispetto alla precedente
proprietà che aveva visto un tifoso rovinarsi anche per colpa della Fiorentina,
dall’altro lasciava alcuni dubbi per il reale interesse della famiglia nel rilevare
la società. A questo si aggiungeva anche il fatto che il nome dei Della Valle non
era mai stato avvicinato alla squadra quando si poteva tentare di salvarla dal
crac di Cecchi Gori, ma soltanto dopo il fallimento i due fratelli erano usciti allo
scoperto, rilevando e ottenendo una società praticamente a zero euro. Certo,
l’impegno finanziario in prospettiva era importante e sostanzioso, ma al momento
iniziale l’esborso era pari a zero e il timore era quello che l’investimento
finanziario fosse l’unico reale interesse della famiglia.
I timori erano incentrati sulle sole motivazioni “economiche” dell’operazione:
rilevare una squadra dalla storia importante come la Fiorentina, che anche in
serie minori avrebbe avuto le luci puntate addosso per la sua vicenda e per il
suo passato, per farsi ulteriore pubblicità; creare buoni rapporti con le istituzioni
fiorentine per eventuali futuri affari; farsi conoscere sui palcoscenici
mondani che comunque il calcio italiano poteva garantire essendo lo sport
più seguito e una delle industrie più redditizie del panorama italiano. I timori
c’erano ed erano acuiti e rafforzati dalla recentissima ferita ancora viva e dolorosa
del fallimento e da quello spirito fiorentino di orgoglio e fierezza che
comunque era messo in difficoltà dal fatto che per salvare un “bene di famiglia”
come da tutti era ed è considerato la Fiorentina, arrivassero degli industriali
marchigiani che fino ad allora mai erano stati visti a Firenze.
Alla felicità di poter di nuovo veder giocare la Fiorentina si affiancavano questi
dubbi e questi timori che accompagnavano buona parte dei fiorentini, alcuni
più manifestamente altri un po’ meno. Ma in quel momento il bene primario
da tutelare era la “rinascita” della squadra, lo spirito comune di tutti per cercare
di lasciarsi alle spalle quella brutta esperienza del fallimento e risalire alla
svelta. Il tempo avrebbe detto se i timori verso i Della Valle si sarebbero rivelati
corretti oppure no. In quel momento però c’era una cosa più importante da
realizzare tutti insieme: una lunga marcia.
Il romanzo della risalita dalla C2 fino alla Champions ha "tenuto" fin quando interesse, voglia ed investimenti sono stati percepiti come evidenti. Fin quando cioè quella lunga marcia è stata vista come "comune". Poi piano piano il rapporto è andato sfilacciandosi, prima lentamente e poi inesorabilmente. La famiglia Della Valle si è allontanata quasi abbandonando il terreno e squadra/società/tifoseria hanno accusato il colpo. Sono cominciate le frizioni prima e le contestazioni poi che hanno inesorabilmente portato ad una lunga discesa, alla fine della quale (e di un triennio fatto di zero programmazione, mercato, idee) si è arrivati anche a rischiare la Serie B. Da parte della proprietà si è mantenuto sempre e soltanto viva l'attenzione a non mettere a rischio il bilancio.
Ecco, questo onestamente dobbiamo riconoscerlo ai Della Valle. All'atto del precedente cambio di proprietà mancavano anche i palloni e la squadra non si sapeva dove avrebbe giocato: fra Dilettanti e C2 ma sicuramente lontano dai campi che le competevano da sempre. Adesso la squadra è svuotata sì di molte cose, ma con "i conti in ordine", in Serie A e con una squadra "media" che vanta un possibile futuro campione.
Ed allora, con il rammarico di essere arrivati solo vicino a qualcosa di importante (due semifinali di Europa League, ottavi di finale di Champions, due finali di Coppa Italia perse, alcune singole partite che passeranno alla storia come il 4-2 alla #juvemerda o la vittoria di Anfield) salutiamo i Della Valle e diamo il benvenuto a Commisso, senza esaltazioni e senza proclami (seguendo il suo motto) ma contenti perché era davvero diventato inevitabile e necessario. Grazie per l'aria fresca e il piccolo/grande entusiasmo che ha (ri)portato; si ricomincia finalmente a programmare stagioni calcistiche invece che pensare a comunicati e contestazioni. Vedremo ovviamente quale sarà la qualità, ma senza contestazioni e fratture....almeno per un po'..... ; - )

giovedì 13 dicembre 2018

Venti e lacrimine

Kiave di lettura n° 316
Proprio oggi. Venti anni fa. Quello stacco. (per rivederlo clicca qui). Parte la lacrimina sul "PESO DEI RICORDI" di una giornata da brividi, trascorsa "al sicuro" tra il Cioppino ed il Simi. In totale adorazione di una squadra che ci stava regalando l'impressione di vivere un vero e proprio unico sogno. In trepidazione per quello che quel campionato ci stava regalando e prometteva di donarci.
Sono passati tanti anni ma ancora sento addosso quell'ansia pre-gara, ri-vedo il nervosismo comprensivo di nicotina di chi avevo intorno, ri-sgrano gli occhi rispetto al volo d'angelo del Cioppi, ri-sento ancora la gola bruciare per i cori per quella maglia e quel NOVE da venerare e santificare. Eravamo carichi di qualcosa mai provato prima in quell'Artemio Franchi, la sensazione di volare altialtialti verso quella "parolina ancora impronunciabile" ma che cominciavamo sentire "piano piano rimbalzare negli angoli della città"
Proprio oggi, che nei sogni colorati di viola tutto questo si è clamorosamente trasformato (direi annullato), sono vent'anni. E parte di nuovo la lacrimina.

"...il nostro volo a saltare diverse file di scalini di una Fiesole ebbra di gioia e di brividi...alla fine ci sciogliamo in un abbraccio ai limiti delle lacrime...ci incanteremo mentre scoppi in volo..."

venerdì 14 luglio 2017

Borja sempre il mio sindaco

Kiave di lettura n° 244
Non sono un accanito contestatore della famiglia Della Valle, così come non riesco a non vedere l'infinita sequenza di errori strategici/operativi/comunicativi che purtroppo hanno messo in fila, soprattutto nell'ultimo periodo, lungo un bel po'.
Non mi metto "A CAMBIARE FACCIA" adesso ma è innegabile che dalla fine campionato ad oggi sono arrivate solo botte serie alla poca credibilità e fiducia rimasta ma soprattutto alla passione ormai veramente flebile.
In particolare c'è l'addio al nostro sindaco, quello vero. Al giocatore che più di tutti in questi anni ha rappresentato orgoglio e speranza viola. Non il migliore forse, non ai livelli dei grandissimi di Firenze, non il più decisivo. Ma il più viola.
Quello che aveva legato la sua vita professionale a Firenze, sposando il giglio e piazza del Duomo, la "c aspirata" e la Curva Fiesole, il viola ed i suoi derivati.
A pensar male viene quasi il sospetto che l'abbia sposata troppo Firenze e che questa abbia infastidito invece che inorgoglito nella stanza dei bottoni.
Figuriamoci, Firenze resta "città d'arte e va in culo a chi arriva ed a chi parte". La Fiorentina è sopravvissuta agli addii di Antognoni, Baggio e San Gabriel tutti e tre nettamente più importanti/forti/campioni/leader del buon Valero Iglesias e per me da quel 14 maggio 2000 (ultima di Bati a Firenze) non sono più esistiti giocatori da poster in camera. Però Borja in qualche modo aveva riaccesso qualcosa e questo addio quindi non è banale. Fa male doppiamente.
Perchè la passione come ho scritto in questi anni è davvero flebile. L'attaccamento ed i riconoscimento nei colori anche. La voglia di inneggiare quasi del tutto sparita. Gente che si tatua Firenze addosso senza apparire ridicola merce introvabile. Borja era ed è tutto questo. 
Non sarà stato indispensabile a livello tecnico (e su questo mi piacerebbe parlarne...), non decisivo, non determinante (ed anche qui vorrei discuterne..) ma rappresentava il colore Viola, quello acceso. E' stato mandato via per una plusvalenza ed un contratto troppo oneroso. Onestamente questa cosa mi fa schifo. Al fatto che sia voluto andare via lui per il gusto di andare all'Inter può crederci solamente chi in questi cinque anni guardava il tennis o il pingpong. Per questo lascio la mia Kiave di Lettura di oggi al suo saluto, alle sue parole, alla sua dimostrazione di grandezza, di affetto, di non banalità.
Ciao Borja, mio sindaco.

È stato molto complicato scrivere queste righe, tramutare i miei sentimenti in parole scritte, l’ho fatto con il groppo in gola, ma dopo tutti questi bellissimi anni a Firenze è il minimo che io possa fare.Devo ringraziare tantissime persone e volevo cominciare ringraziando tutti i miei compagni di questi anni: abbiamo lottato, sofferto, riso e pianto...sempre uniti. Un ringraziamento particolare lo devo ad un compagno per me molto speciale: Gonzalo. Siamo arrivati insieme amico, a fari spenti e piano piano ci siamo guadagnati la stima e l’affetto di tanti. Abbiamo vissuto tante bellissime cose insieme, dentro e fuori dal campo. Ti ricorderò sempre....Grazie di cuore Capitano.
Vorrei continuare ringraziando tutti i dipendenti dell' ACF Fiorentina ed, anche in questo caso, un saluto speciale va ai magazzinieri Leo, Romeo, Dudu e Hamid, a Maria e Manuela della lavanderia: tutti loro sono una parte fondamentale della squadra, lavorano nell'ombra per noi, rendendoci le cose più semplici. Ringrazio i fisioterapisti, i dottori, Daniela Aprile, Gigi e Giancarlo.
Ringrazio Mister Montella e tutto il suo Staff per avermi reso partecipe di una Fiorentina bella, vivace, divertente per noi e per tutte le persone che ci guardavano.
Ringrazio Paulo Sousa e il suo Staff per aver creduto in me e per averci regalato qualche mese di sogni e grandi soddisfazioni quando eravamo primi in classifica. Non posso dimenticare Pradè e Macía, che mi hanno portato a Firenze e sono sempre stati disponibili e pronti ad aiutare noi giocatori e tutte le persone che avevano bisogno di un supporto.
Ringrazio di cuore tante persone fuori dal contesto calcistico che sono state punti di riferimento importanti per me e la mia famiglia: Papero e Susi, i nostri amici della Settignanese, quelli di via Marconi, i Banderai degli Uffizi, il Comune, il Sindaco (quello vero), le famiglie Badalassi, Bicci, Mugnaini, Ciani, Miniati, Principe Mignardi,gli insegnanti e il personale delle scuole dove andavano i miei figli, i ristoranti, le caffetterie e i negozi che mi hanno sempre accolto come a un Fiorentino doc ed uno di famiglia.
Un ultimo abbraccio simbolico a tutti i Fiorentini...con il loro senso dell'umorismo, il loro accento e la "C" aspirata, il loro senso d’appartenenza unico al mondo che mi "è garbato sempre un monte"....siete unici.
Grazie di cuore a tutti i tifosi Viola per essermi sempre stati accanto, anche nei momenti più difficili; non dimenticherò mai le emozioni che mi avete fatto sentire. E che dire della Curva Fiesole...grazie per il vostro immancabile e costante sostegno alla squadra e a me personalmente: non mi avete mai abbandonato e non potrò mai ripagarvi di tutto l'affetto che mi avete dato. Grazie di cuore. Voi tifosi siete e sarete sempre la Fiorentina.
Ringrazio i fratelli Della Valle con cui ho sempre avuto un ottimo rapporto.In questi 5 anni anni ho sempre lavorato con la voglia di un bambino, dando l'anima per questa maglia...dall'esordio in Coppa Italia contro il Novara fino alla mia ultima, al Franchi, contro il Pescara. Non ho mai creato un problema o detto una parola fuori posto, ma la relazione con la nuova Direzione Sportiva ha spezzato tutto;
 non mi restava altro da fare che andarmene per il bene di tutti. Sono andato via con la coscienza tranquilla e a testa alta, con tanta voglia di cominciare questa nuova
esperienza e godermi al 100% questa nuova avventura. Chi mi conosce, e a Firenze sono in tanti, sa come realmente sono andate le cose.
Mi auguro di non mancarvi come calciatore, ma, almeno un po’, come persona.
Vi voglio un bene infinito, grazie mille di tutto e viva Fiorenza sempre!

martedì 15 luglio 2014

Borja a vita

Borja Valero "E' giusto dire legato a vita a Firenze. Ho rinnovato fino al 2019, sono onorato".
Caro Borja, sapessi noi!!
UBRIACO DI BORJA VALERO, IL MIO CAPITANO

mercoledì 21 gennaio 2009

...osvaldo "arrovesciato"..

..dopo il "pazzo" anche Osvaldo (che anche lui si potrebbe chiamar pazzo ma per il cervello e non come soprannome) è stato ceduto al Bologna intascando una buona cifra.....Firenze come al solito si divide fra quelli che "l'avrebbero tenuto", quelli che "s'è preso poco", quelli che "vedrai ci si pente", quelli che "l'era l'ora si cedesse"....io non lo sò, mi sembra che con gli ultimi atteggiamente e le poche prospettive di giocare avesse un pò fatto il suo tempo e quindi in fondo bene così, sulla cifra credo che solo il tempo ci dirà se s'è fatto bene o no, io credo che i numeri questo "cavallopazzo" ce li abbia, che poteva essere sfruttato un pò meglio e che se troverà il giusto ambiente potrà farsi rimpiangere. Ma ora intanto và ed avanti quindi con chi rimane....però un saluto a questo Matto argentino lo voglio fare....e non è per la nazionalità o per il numero di maglia (numero "9" che per me andava ritirata nel 2.000 con la cessione di San Gabriel da Reconquista) ma per le due emozioni uniche che ci ha dato (tanto che per me per una settimana è stato il Sindaco di Firenze!!!)....certamente non solo lui.....ma due delle più belle pagine di anno scorso portano la sua firma....entrambe a Torino.....due pagine che ti immergono in "sogni di rock'n'roll e guai a chi ci sveglia" ....con due gol entrambi belli e decisivi: uno per battere i gobbi dopo una vita e nella maniera sognata da tutti noi amanti della Viola cioè col gol al 92' e la smitragliata sotto il curvino in delirio......una per portarci quella Champions che da tre anni sembrava maledetta......ed io con quei due gol ho fatto tremare prima i muri di casa Maso e poi un piazzale deserto di Teramo rischiando la vita all'abbraccio del Ciampone e facendola rischiare al cellulare del Maso che mi chiamava per urlarmi la gioia da Montagnana.....per questi due motivi "torinesi" un saluto ed un "in bocca al lupo" OSVI.....