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venerdì 12 dicembre 2025

Una notte da NON perdere

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 672

Da un po' di tempo con Bollins dicevamo "dobbiamo andare a vedere qualcosa di Gaia Nanni", poi non abbiamo trovato mai il momento giusto o banalmente ce lo siamo perso per strada. Quando ho visto che il suo regalo di compleanno era il biglietto per "La notte dei bambini" (GRAZIE ancora) la soddisfazione è stata doppia, trasformata in tripla ieri quando ho visto lo spettacolo.
Una piccola, GRANDE chicca. Piccola per la breve durata, GRANDE per la profondità e la bellezza. Gaia Nanni è semplicemente bravissima e rende lo spettacolo qualcosa che fa sorridere, ridere e commuovere.
Parte dalla notte in cui "l'ospedalino" Maier/Meyer fu trasferito nella sua nuova casa. Sette chilometri fatti di centinaia di operatori sanitari, volontari, cittadini incolonnati per spostare di casa oltre cinquanta bambini dell'ospedale, quelli che - dopo averne spostati altrettanti nei giorni precedenti - per condizioni di salute non potevano essere trasferiti se non all'ultimo istante. 
L'autrice/attrice/interprete si mette in prima persona nel raccontare il suo ricordo per poi lasciare spazio ed emozioni agli abitanti del suo quartiere ed agli ex/attuali lavoratori dell'ospedale appunto. Solo che le voci di tutti sono raggruppate in quella di Gaia Nanni, modulata per tonalità, intensità, dialetto, profondità ed accento in modo fantastico. Da sola sul palco per un'ora interpreta in modo davvero speciale una decina di personaggi che mettono la loro firma in un perfetto dialogo che solo a chi non lo vede può sembrare un monologo. Gaia li fa accomodare tutti sul palco, stringendo più o meno il suo vestito, tirando l'elastico delle sue calze, mettendosi o togliendosi una specie di camice bianco. Uno scrittore di grande qualità (lui - clicca qui) mi ha insegnato ad apprezzare chi mette al centro storie e personaggi e non la sua prima persona che le racconta. Ecco lei riesce nell'impresa di metterle al centro e dargli anche fisicamente la voce e l'interpretazione, facendo capire quanto li ha sentiti davvero importanti quei racconti raccolti e quelle emozioni vissute. 
Dall'originalità di Terrore all'accento veneto di Maria, dalla fiorentinità di Maurino alla malinconia con accento straniero di Ludmilla, dal cuore degli infermieri e dei dottori alle lezioni del professore "fiorentino d'adozione". La "CANZONE SENZA TEMPO" di Goldrake cui si ascolta il ritornello "distrugge il male e va" cantata da un coro di bambini ad ogni "cambio voce" è una perfetta colonna sonora, ma sono le parole dei protagonisti a risuonare nel modo migliore e più pieno. Sono la rivendicazione di importanza di Maurino "non sono venuto al mondo perché ne mancava uno" e/o la sua autoironia "mi sa che vi ho vendemmiato le palle", sono l'amarezza di Ludmilla nel raccontare le difficoltà di una sua collega badante e nella sua "per i bambini dareste un braccio ma per gli anziani vi girate dall'altra parte, purtroppo i bambini crescono....", sono le reali consapevolezze di medici ed infermieri che hanno sentito e sentono direttamente sul campo le emozioni di quel posto "abbiamo imparato a guadagnare tempo studiando e curando le malattia ma poi ci siamo dimenticati dell'empatia ed abbiamo fatto morire la razza umana" e di quelle dello stesso loro lavoro "i libri insegnano le malattie, gli ospedali insegnano i malati" . Ognuno con la profondità e/o ironia dovuta dal momento, ognuno con il suo tic riconoscibile, ognuno con il suo perfetto ruolo nel dialogo rappresentativo messo in scena. E poi la capacità clamorosamente di sostanza di reggere e definire momenti e scambi tra i protagonisti/se stessa/il pubblico, con gli occhi lucidi e con la voce che va su e giù per l'emozione. E con una cosa che da sempre mi entra dentro, adesso di più, che è quella di riuscire a parlare in modo chiaro e profondo con il "semplice" silenzio. 
Davvero uno spettacolo da NON perdere. Fino a domenica 14 dicembre (quando saranno diciotto anni da quella notte) lo spettacolo è a Fiesole poi continuerà a girare. Seguite il mio consiglio, andate a vederlo. Ne vale davvero la pena. Complimenti GAIA, davvero.

sabato 17 maggio 2025

Auguri Francesco

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 643

Avrebbe compiuto settant'anni oggi Francesco Nuti. E' stato probabilmente il primo attore che mi ha fatto ridere ed è stato sicuramente quello che più di tutti mi ha fatto conoscere il termine malinconia. Non c'è bisogno che racconti io chi sia stato Francesco e cosa abbia fatto nel suo percorso fatto di successi, cadute e poesia. Basta accedere a qualche suo film, qualche sua apparizione, qualche sua espressione per avere chiara la sua grandezza. Qualche anno fa nello spettacolo "FRANCESCO NUTI - andata, caduta e ritorno" (clicca qui per la pagina Facebook che pubblicizza gli eventi legati a questa rappresentazione teatrale che vi consiglio davvero) ho avuto modo di conoscere ancora meglio la sua storia personale. Nuti ha "AVUTO GIORNI STRANI E GIORNI MOLTO PIU' NORMALI" in numero decisamente più ridotto. "Una vita sempre a tutto gas, sempre con lo sguardo verso la cima, sempre alla ricerca di una vetta più alta per impegnarsi in un'ascesa costante fino ad una caduta ugualmente rumorosa" ho scritto dopo aver visto Nicola Pecci interpretare magistralmente Francesco al teatro Dante (clicca qui per rileggere le mie impressioni su quello spettacolo).
Quello che però arriva dentro, della sua storia e della sua cifra artistica, è la capacità di arrivare a toccare commedia, romanticismo e "drammatico" (tra molte virgolette) mescolando storie, personaggi e stile del racconto. A volte surreale, a volte profondo, a volte comico, a volte narratore. Nei suoi occhi la battuta arrivava prima di quanto non fosse poi detta a voce e colpiva chi lo guardava decisamente di più. In tutti i suoi film c'è il momento dissacratore (o più di uno) che probabilmente adesso verrebbe visto come eccessivo ma che in realtà dava sorriso pieno a tutto il resto della pellicola. Anche quando la strada si faceva più in salita verso la malinconia e ci si trovava a riflettere quasi commuovendosi. Da questo punto di vista "Tutta colpa del paradiso" (solo per fare un esempio) è davvero una piccola/grande opera d'arte con scene epiche di surrealismo e comicità ed una poesia meravigliosa di un amore totale e ritrovato. Nei suoi occhi di padre ritrovato ogni volta che mi capita di guardarlo rivedo il sorriso divertito e colpito della donna con gli occhiali che non riusciva a non commuoversi nel finale del film.
La sua storia ci ha tolto probabilmente l'opportunità di vederlo più a lungo farci ridere e commuovere ma quello che ci ha regalato è qualcosa di indelebile che oggi giustamente in molti si sono affrettati a ricordare ed incensare, per tanti/troppi con colpevole ritardo e non mettendosi in pari con quanto non fatto. A me piace immaginarlo guardarci da dove si trova e scuotendo la testa divertito ideare la rappresentazione di realtà già assurde ma che avrebbe letto e reso divertenti e profonde. 
Nonostante tu sia così tanto presente, ci manchi tanto Francesco. I tuoi movimenti, i tuoi tormentoni, il romanticismo dei tuoi occhi, la tua follia artistica, la tua normalità interpretativa. Sei stato e sei un poeta concreto, di quelli che lasciano un segno. Bello profondo. 
Auguri e GRAZIE Cecco. Di tutto.

mercoledì 12 febbraio 2025

Perchè Sanremo è Sanremo

Dopo la visione della prima serata ho deciso di buttarmi in un #KappaDeca di Sanremo tra fiori, artisti (più o meno compresi) e canzoni..
  1. Cristicchi. Ho cominciato ad infamarlo appena le prime anticipazioni hanno fatto filtrare l'argomento del suo testo, ho proseguito quando ho visto che non era in fondo in scaletta e quindi non evitabile, ho quasi urlato offese ascoltando il suo brano "Quando sarai piccola". "SEI BELLA CHE FAI MALE" direbbe Liga. Una poesia profonda e da far versare ogni lacrima immaginabile ed alcune anche non immaginabili.
  2. Coma Cose. Il nuovo brano ha dato il via ad una serie di rime (inutile dire con quale altro genio del male): saccottini, tegolini, bastoncini, sofficini, tortellini, nipotini, caccolini, quadratini, cappuccini, Gamberini, Brancolini, Cerofolini. Tutte più a tema del testo della canzone.
  3. Speedy Conti. A memoria mai visto nessuno essere in anticipo sulla scaletta più o meno a metà festival, quasi come se la maggior parte delle canzoni gli provocasse il desiderio di ricorrere alla tecnica Scala "quando 'unva nè sù nè giù....accelera e.....tutto d'unchiocchio....".
  4. Giorgia. Regina, elegante, unica, perfetta, intonatissima, artistica, speciale, fuori concorso. Eccezionale come le capita praticamente da sempre. Rende memorabile anche un brano tutto sommato normale. Fuori concorso.
  5. Irreprensibili. Serena Brancale, Gaia, Clara, Shablo, Olly, Bresh, Joshua, Sarah Toscano, Joan Thiele. Come direbbe Aldo (in "chiedimi se sono felice") "gli irreprensibili......non sapevo che cantassero....".
  6. Bellezza calabrese. La semplicità e la naturalezza con cui Brunori Sas sale per la prima volta su un palco così "main stream" ed incanta con la sua speciale poetica è identica all'unicità della sua intervista a Tintoria dove tiene una "lectio magistralis" su blasfemia toscana e similitudini tra Seattle e Camigliatello. Artista a tutto tondo. 
  7. Genio della moda. Sarebbe bello avere il nome di quel genio che è riuscito a far fare alla "bravissima Elodie" una figura normale con un vestito di carta argentata rigido: uno spot malriuscito del Domopak del discount. Normalizzare la sua bellezza era davvero impresa proibitiva, riuscita.
  8. Cloni malriusciti. Achille Lauro che diventa Antonello Venditti. La lei dei ComaCose che si trasforma in Jean Claude di Mai dire gol. Willie Peyote che canta nella stessa aria dell'Y10 bordeaux di Silvestri. Irama che viene assunto come portiere di un albergo di lusso. 
  9. Idee chiare. Il sorprendentemente bravo Lucio Corsi si presenta con la chitarra ed ad un secondo dall'inizio del brano si mette a sedere al piano, non trova l'equilibrio tra auricolari e microfono, si toglie la chitarra, a metà brano si alza e riprende la chitarra che però non suona, si defila e costringe il "corista" ad inseguirlo. La programmazione prima di tutto. 
  10. Capire il significato. Spettacolare l'idea di far lanciare "Imagine" ed il suo testo "and no religion too" dall'amministratore delegato (e lenzuolato) di una religione. Quando si dice "fare proprio il testo".

venerdì 9 febbraio 2018

Sarà per te

Kiave di lettura n° 274
"Son sempre stato uno che la vita l'ha voluta mangiare a morsi. Di quelli grandi." Potrebbe essere il sottotitolo dello spettacolo, nonché della vita di Francesco. Già, Francesco, in tono confidenziale, "PERCHE' ALLA FINE E' UN" amico (o sembra tale) che ti sembra di aver sempre frequentato da sempre e con il quale è come se tu avessi condiviso battute e risate.
I suoi silenzi, le sue "uscite", i suoi sguardi, le sue facce, sono un piacevole bagaglio che chi come me è cresciuto coi suoi film è orgoglioso di avere tra i propri "oggetti cari".
Anche per questo, era difficile affrontare uno spettacolo su un attore, un'artista ed un personaggio come Francesco. Non tanto per gli spettatori, ma per il regista e per chi doveva recitare il suo ruolo o comunque provare a dargli voce, essendo lo spettacolo in pratica il percorso della sua vita. Una vita sempre a tutto gas, sempre con lo sguardo verso la cima, sempre alla ricerca di una vetta più alta per impegnarsi in un'ascesa costante fino ad una caduta ugualmente rumorosa. Ed invece Valerio Groppa prima (regista) e Nicola Pecci poi (protagonista unico accompagnato da un'orchestra davvero da applausi) riescono nell'intento di non finire nel patetico omaggio all'artista sfortunato o nell'esaltazione fuori luogo del suo genio artistico oscurando il resto.
L'interpretazione di Pecci è perfetta per quello che deve essere un omaggio, una commedia e la rappresentazione di una storia amara ma con una base dolce fatta di sorrisi ed ironia. Lo spettacolo parte dalle prime apparizioni di Cecco di Narnali che diventa presto il biondino dei Giancattivi per poi "mettersi in proprio" come l'astro nascente della commedia di quel periodo. Da lì il salto verso gloria, fama, successo e soldi che lo stesso Pecci distribuisce sul palco non metaforicamente ma realmente in banconote rappresentanti l'incasso dei successi di Nuti: Tutta colpa del paradiso, Caruso, Willy, Donne con le gonne. A brevi omaggi video seguono interpretazioni canore sorprendenti di Pecci che diventando cantante prende esattamente note e voce di Francesco in una somiglianza di tonalità quasi perfetta, andando anche oltre ai ripetuti intoppi tecnici dei microfoni. E' uno spettacolo godibilissimo ed è un omaggio riuscito. Totalmente. Alle storie divertenti di un "collezionista" di avventure si alternano momenti grigi dati dalla depressione e momenti romantici dai colori pastello. Quando le note di "Giulia" arrivano, la risata del monologo appena finito si ferma e l'ascolta rapita:
"...Giulia non lo sa, ma dentro al cuore mio c'è l'ombra dei suoi brividi, e l'alba della sua mano. E quando il nostro abbraccio sfiorirà oltre il tempo che non ride mai conserverò il silenzio del suo sguardo, ogni voce sua. E questa è Giulia che vive fra le pieghe del mio cuore da sempre bella e nuda come un fiore che non passa mai E questa è Giulia che ride oltre il ritmo del mio cuore..." 
per poi commuoversi quando la voce diventa ancora più dolce in un "Sarà per te" :
"...E se il tempo passa, sarà per te e se non è mai presto, sarà per te. Se ho sbagliato e ho riprovato sarà per te... Se quando sono solo ho paura, ho paura a stare con te... E se qualcosa resta, sarà per te e se un sogno resta, sarà per te. Se adesso sto cercando di capirti fino in fondo.. E non mi accorgo che rimango troppo solo in mezzo al mondo, ma quando son sereno io non posso fare a meno di pensare 'mamma mia, che fortuna che ci sia'..." 
che mette a dura prova la commozione di tutti quando ad affiancare quella di Pecci è la voce di Ginevra Nuti, la figlia da poco maggiorenne di Nuti a cui la canzone era stata dedicata da un "veggente Francesco", che l'aveva scritta e portata a Sanremo molti anni prima della sua nascita. 
Anche la presenza di Ginevra non è la banale apparizione o il tentativo di strappare un pietismo fuoriluogo per la situazione attuale di Francesco, di cui Ginevra è da poco diventata tutrice legale. Ma è un romantico omaggio, come le sue commedie ironiche e sarcastiche, che merita un sentito e lungolungolungo applauso come quello che ha accompagnato autore ed attore alla fine di una serata dove davvero "la prosa è andata di sfriso alla poesia".
Francesco Nuti - andata, caduta e ritorno

sabato 11 aprile 2015

Viola Pop da applausi...lunghi convinti e viola...

Kiave di lettura n° 130

Della passione che lega una tifoseria ad una squadra ed in particolare la squadra viola col giglio alla sua Firenze, chi frequenta questo blog ha già sentito parlare spesso e chi ha avuto il buon cuore di acquistare anche "Una Passione da 10" ancora di più.
Nell' ebooK dal cuore viola la passione e la "follia" per la squadra venivano raccontati prendendo spunto dai dieci anni di Della Valle, il maestro Benedetto Ferrara ha deciso invece di farlo con la sua chiave: l'enorme ironia mista a romanticismo, con un sottofondo di buona musica dal vivo.
Da un regalo azzeccatissimo (grazie Ila!!!) infatti ieri sera mi sono gustato il buon Ben intrattenerci per circa due ore con il suo ViolaPop. Insieme a Leonardo Venturi, una piacevole scoperta per me, Benedetto parte da un pezzo di telecronaca di Guetta ad Wembley pochi istanti prima che il Bati ci desse una delle più grandi soddisfazioni da tifosi viola. Il racconto parte da lì e dalla diversa posizione in cui i due si trovano, uno in piazza Pitti con gli amici l'altro in tribuna a scansare le occhiate degli altri giornalisti britannicamente spocchiosi "e c'era da capirli loro avevano tutti giocatori mondiali anche coi nomi belli noi eravamo alla prima grande volta...e poi vuoi mettere Winterburn, Petit...senti come suonano bene mica come Rossitto, Firicano.....ma noi avevamo il Bati....loro no". Da lì parte un racconto della serata, poi succeduto dal racconto della rivalità con i Gobbi, allo stile comunicativo dei giornalisti e dei tifosi, ad un salto nel futuro ideale per tornare ad abbracciarsi sul divano alla fine dell'azione di inizio spettacolo.
E' uno spettacolo perfetto per tutti i tifosi viola, a partire dal palco con scenografia solo viola ("Onora il padre", "ore decisive per Longo" "ìBati", ecc) si passa dai momenti di esaltazione del 4-2 della partita assoluta alla depressione del recente sgambetto subito "dall'Ascoli in amichevole" il tutto intervallato con musica di livello suonata dal vivo da Nutini e Orlandini della Bandabardò.
Venturi parte piano, inizialmente sembra impacciato, Benedetto è subito perfetto col suo stile ormai noto per chi lo segue sia come giornalista che come blogger che come "inventore" di ironia. Sarebbero infinite le citazioni e nemmeno corrette per chi lo spettacolo vorrà andare a vederlo stasera e nelle repliche che si spera arriveranno. Passano in rassegna Cois, Giani, Bucaro, AntonioUnico10, Rui, Bati, Baggio, Borja, Zagano, Vittorio, Guetta, Isler ed un'infinità di personaggi che chi è viola riconosce prima che Ferrara finisca il loro nome "PERCHE' SANNO TUTTO DI" quella magia chiamata Fiorentina.
Non c'è un momento di pausa, forse l'unica involontaria quando ai due mattatori viene annunciato la presenza di Borja a teatro cui Benedetto stava facendo una vera e propria ode, autoflagellandosi per avergli dato una volta 5,5 e esaltandolo per la sua classe in campo e naturalezza fuori tanto da sentir dire come disco rotto a tutti "sai chi ho visto aì coppe a fare la spesa? Borja". Immancabile la discesa tra il pubblico per l'inchino al cuore di questa Viola e la richiesta di autografo.
Il resto di ViolaPop colpisce per la capacità di mischiare ironia e romanticismo di questa enorme passione, per la bravura dei due (più due) sul palco e delle altre spalle che intervengono in "audio": dal fantomatico DorianGray Isler a i tifosi guelfi e ghibellini costante di firenze, da un Borja finto ascoltato da quello vero a un Abete ancora in Brasile. I monologhi non rischiano di annoiare, oltre che per l'argomento che appassiona un cuore Viola come il mio, per la varietà....da il suv della Fiat venduto solo a Nardella ai cori dello stadio recitati da Venturi in modo spaziale e poi cantati a tutto volume da tutto il Puccini, dall'inno di Narciso Parigi suonato dal violino a un video in cui passano in rassegna pezzi di cuore viola, sia come personaggi che come eventi. Nella parte finale, e non solo ma lì soprattutto, ironia e romanticismo diventano anche vere e proprie dichiarazioni d'amore come quando Ben ascolta uno dei suoi pezzi tutto mano sul cuore dopo aver parlato di un novembre freddo in cui fuori da una chiesa qualcosa d'importante s'è allontanato per sempre o come quando son citate pezzi di famiglia che hanno dovuto sopportare ed amare queste passioni o altro, donando il loro amore. "E' amore" si potrebbe chiamare quella parte di spettacolo ed è la giusta ciliegina su una torta ricca e gustosa. Di quelle che vorresti non finissero perchè ti hanno trasmesso tante risate, tanti "brividi" da momenti belli passati vissuti dalla Fiesole o in compagnia, tanti ricordi dei momenti diversi del percorso dello spettacolo, relativi anche a chi questa passione te l'ha passata attraverso il DNA. Applausi a scena aperta alla chiusura, non solo per l'inno usato come sigla finale per i titoli di coda, ma per uno spettacolo DA NON PERDERE assolutamente. 
Ancora grazie a chi ha pensato a questo regalo ed applausi convinti e meritatissimi a tutti, da autori ad interpreti più o meno principali. Ed uno speciale un po' più lungo a quel cuore viola commosso e ironico che ieri sera ha davvero dato il meglio di sè. Complimenti Benedetto, davvero di cuore e non per le tue bacche di Gogi o per il Seitan, ma per un sapore vero, puro e fiorentino che hai messo in questo spettacolo. Secondo me anche quel cameriere in camicia bianca e pantaloni neri di diversi anni fa in ritiro ti stringerebbe la mano convinto e ti porterebbe "un coca ghiaccio e limone....". Applausi Ben.

domenica 18 gennaio 2015

Incontrada....ma non solo....

Kiave di lettura n° 118

Non mi capita tanto spesso di andare a teatro, ed onestamente tutte le volte che succede mi chiedo perchè, visto che quando esco, un po' meno o un po' di più in base allo spettacolo, ma sono sempre comunque contento della serata. Grazie ad un regalo molto azzeccato, mi sono trovato quindi l'altra sera a vedere lo spettacolo "Mi piaci perchè sei così" al teatro Dante-Carlo Monni.
La scelta è caduta su questo spettacolo, essendo molto noto a chi mi ha fatto il regalo il mio debole per Vanessa Incontrada, ma si è rivelata scelta vincente anche per lo spettacolo.
La Incontrada ha confermato a distanza di tempo la stessa sensazione di vera e pura Bellezza che aveva dato a me e Bollins per le strade di Follonica qualche....decennio fa....ed ha aggiunto anche una notevole capacità scenica, anche se superata ed in qualche modo un po' oscurata dalla capacità degli altri tre protagonisti dello spettacolo.
La trama non è troppo complessa e neanche poi troppo innovativa ma ha spunti molto divertenti e le capacità degli attori di interpretarla fanno scorrere velocemente lo spettacolo e la serata.
Storia incentrata su Marco e Monica (Vanessa Incontrada e Gabriele Pignotta anche autore e regista dello spettacolo) marito e moglie che attraversano i vari periodi dei rapporti di coppia, affiancati egregiamente da Stefano e Francesca (Fabio Avaro e Siddharta Prestinari) nuovi vicini di casa che, "NON DOVETE BADARE AL" primo impatto ed alla prima impressione, dai vicini antipatici e da scansare diventeranno presto protagonisti di intrecci e condivisioni. I due attori di questi due personaggi sono una forza della natura e riescono a interpretare al meglio il ruolo di scombinapiani eccessivi e di vicini sopra le righe, portando risate e divertimento. I due protagonisti si ritrovano ad incrociare le loro vite in tutti i sensi e ne esce fuori un'ora e mezzo di divertimento e sorrisi. Regia semplice giustamente abbinata alla storia dove il regista/attore e gli altri tre protagonisti  meritano i giusti applausi finali di un "Dante" pieno, contento e divertito.
Oltre ad una bellissima Vanessa Incontrada quindi spettacolo consigliato e regalo molto molto azzeccato (GRAZIE!)....

venerdì 7 febbraio 2014

La conferma di Simone

Kiave di lettura n° 69

Ormai comincia ad essere un "cavallo sicuro" quello di Simone Cristicchi. Non è il primo spettacolo, neanche il secondo, anzi cominciano ad essere diversi gli appuntamenti con Simone ed anche questa volta l'uscita dal teatro è di quelle che ti lascia qualcosa di positivo, uno spettacolo da ricordare. L'inizio sembra "TRA PALCO E REALTA'" vista l'improvvisata di un gruppo di contestatori (e relativo striscione polemico) che han deciso di criticare lo spettacolo a prescindere e senza vederlo dato che non hanno accettato l'invitato di vedere prima di giudicare; contestare e criticare solo perchè riguardante un argomento a loro dire "pericolosamente equivocabile" è parso il miglior modo per fare la figura ridicola che hanno fatto. Sembrava talmente stupida e senza senso come contestazione che per diversi momenti sia io che i "colleghi di spettacolo" dell'Aurora abbiamo pensato ad una cosa organizzata dagli organizzatori dello spettacolo per ironizzare sulle critiche ricevute. 
Sulla modalità dei contestatori, la loro completa irrazionalità ed il successivo irreale dibattito polemicopseudopolitico ritengo perfetto quanto scritto dall' Ila, anche lei sorpresa e convinta in un primo momento che l'arrivo di quel gruppo di persone con striscione "fosse tutto all'interno della sceneggiatura" e poi rammaricata per tutto il resto  "...leggo in tutto questo per l'ennesima volta la sola voglia di politicizzare un evento che invece dovrebbe essere portato alla luce molto più per l'importanza che merita. Io e ad esempio le 2 persone che erano sedute accanto a me, direi che abbiamo poco a che fare con le frange del fascismo o dell'estrema destra, anzi, ma eravamo lì giovedì sera per goderci un signor Spettacolo, una pagina di Storia d'Italia magistralmente raccontata da Cristicchi, con massimo rispetto e da tutti i punti di vista, Spettacolo che consiglio a tutti di vedere il 10 Febbraio su Rai1. Per tutto il resto, con rammarico, noto che ancora il nostro Paese ha, ahimè, ancora tanta strada da fare verso la maturità politica che meriteremmo tutti quanti..." 
Chiusa la parentesi polemica ed andando sullo spettacolo, è davvero tanta roba quella che si è perso, chi si è perso (scusate il gioco di parole) in inutile polemiche preventive e fuori luogo, invece che guardare e poi valutare. Cristicchi prova a raccontare con il suo stile e le sue caratteristiche una storia molto "oscura" e che è rimasta molto in disparte nel percorso storico del nostro paese. Ammetto di essere rimasto sorpreso non poche volte durante la serata, per i fatti citati e per le conseguenze drammatiche che gli stessi fatti hanno avuto su una vera e propria parte del Paese. 
Al porto vecchio di Trieste arriva uno spaesato archivista con il compito di catalogare ed "archiviare" appunto un magazzino (18) di roba accatastata lasciata dagli esuli in cerca di una nuova dimora. Pensa di trovare oggetti freddi e pieni di polvere ed invece trova ricordi vivi, storie intense e piene di significato tanto da rianimarsi e dare modo a Simone stesso di trasformarsi, oltre che nell'archivista romano capitato per sbaglio nel magazzino, anche l'anima di uno/due/diversi esuli proprietari degli oggetti immagazzinati. Una serie di racconti, intervallati da pezzi musicali che condivido con il Ciccio e Bollins potevano anche essere più limitati, che mettono i brividi per il ricordo e l'emozione ad essi legati; tutte  storie che Cristicchi riesce a "rappresentare da dentro, vivendole in prima persona e non come narratore" (cit. Ciccio) diventando esule in questo caso, come era stato "romano in russia" o "minatore di Santa Fiora" o "sopravvissuto della guerra". Come sempre Simone riesce nell'impresa artistica di calarsi nel personaggio fino a trasmetterlo allo stomaco ed al cuore di chi lo osserva e non può non ascoltarlo anche quando dice cose non facili o difficilmente digeribili. Le foibe e quelle sedie vuote in fila alla fine dello spettacolo mettono i brividi ed aprono la mente. Per poi riunirsi in un lungo spontaneo applauso, sincero ed un filo commosso. Non fa sconti, come non devono essere fatti, ma racconta e fa luce mettendo in scena i fatti, non trascurando parti e non prendendo posizioni ma analizzando gli eventi ed i loro percorsi ma anche le vicende ed i loro relativi sentimenti e le loro emozioni. Chi ha contestato senza conoscere ed è andato via dopo l'invito a rimanere e valutare ha perso due volte, forse di più. Peccato, per loro. 
BIGNAMI: applausi sinceri a Cristicchi che riesce a raccontare storie non facili e non banali con la passione ed il trasporto di chi le sente davvero sulla pelle. Voto di nuovo altissimo per un artista con cui si va davvero "ad occhi chiusi".

venerdì 1 marzo 2013

E' stato Marchino

Kiave di lettura n° 20

Come se il finesettimana fosse stato leggero, martedì il calendario proponeva anche il nuovo spettacolo di Marco Travaglio "E' stato la mafia" ed ovviamente non si poteva farlo passare senza andare ad applaudirlo. 
Ormai conosco lo stile del buon Marchino, grazie ad una ormai lunga frequentazione dei suoi spettacoli per non dire della fedeltà a livello televisivo che mi fa perdere pochissimi suoi interventi e del quotidiano appuntamento con i suoi editoriali giornalieri, ma ogni volta non posso mancare. E così con il solito compagno di avventura e con un'esordiente della comitiva travagliata ci siamo presentati martedì in quel dell'Obihall con una difficile domenica elettorale sulle spalle ed in contemporanea con una Viola in quel di Bologna. 
Sorvolerò su quest'ultima (anche perchè gli inviati mi hanno puntualmente aggiornato, grazie a tutti i collegati ed i messaggiatori, ma non hanno risposto positivamente all'invito di fare loro da pagellatori e commentatori) mentre sulle elezioni credo (e temo per voi) che ci tornerò sopra in qualche altro post.
Ma torniamo a Travaglio. Spettacolo nuovo che, come è facile intuire dal titolo, analizza il rapporto Stato-Mafia partendo da lontano per arrivare ad oggi. La serata viene aperta da un "consigli per il voto", che visto lo spettacolo successivo alle votazioni è diventato "ecco cosa avete votato". Vengono elencati i cosiddetti incandidabili, i loro relativi partiti e le loro condanne/situazioni giudiziarie. 
Ovviamente, visto il nuovo spirito di pulizia che aleggia, il numero sarà stato praticamente pari a zero e l'introduzione durerà pochi secondi, penserà un abitante del Paese papalla che magicamente ha ascoltato solo alcuni leader politici in fase prelettorale. 
Chi invece segue le inchieste del FQ e di altri (non troppi) giornalisti d'inchiesta sa bene cosa si deve aspettare e già si mette le mani nei capelli. Elenco che sembra infinito, con il PDL che ovviamente la fa da padrone ma anche gli altri dicono la loro con condannati/indagati/alleati e sostenitori dei suddetti. 
L'elenco è letto con lo stile travagliesco ormai noto che sottolinea i procedimenti più particolari o più importanti e colora con espressioni e commenti quelli più singolari. Solo due partiti vengono saltati dall'elenco per mancanza di persone in questa lista e mi riempie di orgoglio sapere che sono i due su cui ho messo la "X" (e ne avevo bisogno perchè, confermando quanto già scritto, non sono per niente convinto/soddisfatto del voto che ho dato). Dopo questo prologo comincia lo spettacolo vero e proprio che ha come "trama" la storia italiana dal '91 ad oggi per quanto riguarda tutto quello che è relativo alla mafia ed alle sue implicazioni. 
E non sono solo gli scenari dei cattivi dell'immaginario collettivo ma sono soprattutto i coinvolgimenti di quelli che "tutti gli anni tra maggio e luglio vanno a piangere a Palermo le morti di Falcone e Borsellino invocando giustizia e poi quella giustizia fanno di tutto per oscurarla".
Il racconto è intervallato da alcuni brani scelti in maniera perfetta per l'evoluzione dello spettacolo ed interpretati ancora meglio da Isabella Ferrari. Gaber, Flaiano, Pasolini, Calamandrei ed uno spettacoloso e sempre troppo poco rimpianto Pertini che fa commentare Travaglio al rientro in scena "ah, allora un tempo ce l'avevamo un presidente della Repubblica....".
Questo commento apre la parte più viva ed intensa dello spettacolo, che, dopo un inizio un pò complicato da seguire in alcuni punti per i molti nomi ed i molti protagonisti un pò lontani raccontati, poi  prende intensità ed esplode in un continuo racconti di fatti e vicende che fanno cadere le braccia (a dir poco). Chi ha seguito le vicende di questa estate e dell'inchiesta di Palermo sulla trattativa Stato-Mafia e le implicazioni di certe intercettazioni ai danni di Mancino capisce il riferimento al presidente Pertini. 
Come in ogni suo spettacolo, fa male sentire certe cose, molto male; il modo di elencarle di Travaglio fa sorridere sul momento ma l'attimo dopo apre crepe importanti dentro tanto da mettere in dubbio la volontà di continuare a sentirsele dire. Poi però prevale la voglia di dire "PICCHIA QUEI TASTI LI', FORZA COLPISCILI CHE SONO PRONTO" e non puoi che andare avanti ad ascoltarlo e provare di nuovo un forte orgoglio nel sentire confermato che gli unici due partiti che da quest'estate difendono l'attività dei magistrati palermitani e chiedono spiegazioni al Presidente della Repubblica per la voglia di bruciare le intercettazioni sono quelli su cui sono finite le mie "X". 
Lo spettacolo dura circa tre ore e venti e va in crescendo come intensità, come interesse e come forza. Travaglio riesce nella sua solita impresa di rendere alla portata di tutti storie intrecciate e complicate e di tenerti attaccato al racconto, anche quando conosci buona parte delle cose che dice o quando l'intreccio delle storie è tale da rischiare il mal di testa.
Non era certamente la serata più indicata per staccare un pò dallo shock elettorale ma nonostante questo   Travaglio ed il suo spettacolo hanno confermato a pieno la fiducia concessa e come spesso gli accade accende la luce su qualcosa che troppi, quasi tutti vogliono spegnere.  
Tutti quei legami che sono rimasti nell'ombra per tanti, troppi anni e che in tanti, troppi politici si sono impegnati a tenere ben nascosti perchè dalle conseguenze molto molto pericolose. "E' stato la mafia" è uno spettacolo che vale la pena vedere anche a costo di rodersi un pò il fegato, perchè riesce a far accendere il cervello e riempirlo di informazioni, notizie e soprattutto consapevolezza. Quello che servirebbe più spesso.......

sabato 23 giugno 2012

L'accensione del cervello

Ci voleva proprio una carica speciale. Ci voleva qualcuno che rinfrescasse la memoria sul fatto che la storia ed il passato sono fondamentali per capire il futuro. Tra spread, tecnici,  caste e presudopolitici l'aria in giro puzza di vecchio e stantio. "IN QUESTO VECCHIO GIROTONDO C'E' QUALCUNO" che la cambia aprendo una finestra e facendo passare un pò d'aria fresca e cercando di aprire anche la testa di molti che pensano che il passato e la storia siano "robe d'anticaglia". Testi conosciuti e già apprezzati ma che con la capacità interpretativa prendono tutto un altro aspetto. Ed allora quei racconti già reali nella tua testa per la lettura del libro prendono le sembianze vere dei protagonisti con Simone (dopo aver omaggiato con "termina il ricreativo principia il cuRturale" lo spettatore d'eccezione Monni...Bollins vedi a darmi bidone...) che dà voce ad un nonno reduce come ad una giovane studentessa dell'epoca in maniera ugualmente credibile. Ed allora non è più una presentazione di un libro ma un vero e proprio spettacolo teatrale in cui l'one-man show riesce alla perfezione. Fa riflettere, fa emozionare, coltiva cultura e soprattutto "lascia traccia di ricordi e vite che altrimenti l'oblio avrebbe portato via con sè". Ed allora ci voleva proprio una serata che accendesse il cervello. Una serata in cui la Costituzione diventa protagonista con gli splendidi auspici di Calamandrei e quell'articolo 11 così sbertucciato e così invece VERO e SPLENDIDO in quelle cinque parole "l'italia ripudia la guerra" (chissà se a qualcuno al Quirinale gli hanno fischiato le orecchie). Una serata dove una lettera del disertore interpretata magistralmente diventa una di quelle canzoni che appena hai finito di ascoltare vorresti ricominciare dall'inizio per apprezzare meglio sfumature e passaggi e che ti fa dare dello stupido perchè troppo spesso "te la scordi" tra le canzoni da ascoltare spesso. Una serata che sfocia in "la storia siamo noi" prima quasi sussurrata poi affermata con l'orgoglio di chi ci crede davvero, degna conclusione per un'artista che non riesce a non farti alzare in piedi, applaudire compostamente come nel suo stile, lasciandoti con un pò di brividi e con quella sana considerazione che davvero quei racconti sono parte di tutti noi anche se troppo spesso li consideriamo inutili o ammuffiti perchè troppo presi a rincorrere l'oscillazione di un titolo di Stato che non sappiamo nemmeno di preciso cosa sia.
Grazie Simone, ancora una volta.
BIGNAMI: sentire leggere direttamente da lui alcuni dei brani di un libro così apprezzato ha davvero qualcosa di speciale, esattamente come la serata...

sabato 10 marzo 2012

Li romani a Rifredi....

Immaginate. Spedizione in Russia durante la seconda guerra mondiale, luci basse, nessuna scenografia se non una sedia ed una divisa militare, un unico attore in scena. Penserete: "dopo dieci minuti mi addormenterei". 
Sinceramente il dubbio mi è venuto anche a me, ed ho avuto un po' di dubbi leggendo il tipo di spettacolo che sarei andato a vedere, ma ho voluto dare fiducia a Simone Cristicchi ed il suo "Li romani in Russia", ed ho fatto bene, direi benissimo.
Il cantautore, che già avevo apprezzato molto in uno spettacolo/concerto di qualche anno fa successivo al "ti regalerò una rosa" di Sanremese memoria e vittoria, è semplicemente fenomenale nella rappresentazione teatrale della spedizione di una truppa romana a "millanta mila miglia" nel freddo russo.
Per 70 minuti Simone è solo sul palco ed alterna frasi e strofe di una vera e propria poesia in versi e rime. 70 minuti in cui l'attenzione non cala di un millimetro ed in cui vorresti applaudire più di quello che riesci. 
Io non conosco nei dettagli la spedizione in Russia del secondo dopoguerra "QUELLO CHE SO E' CHE NON E' FANTASIA" quello che racconta, ma si ispira a fatti accaduti ed ad un racconto reale diventato poesia e racconto. Lui la porta egregiamente sul palco del teatro di Rifredi con la leggerezza e la capacità invidiabile di far arrivare agli spettatori emozioni e sensazioni di quella atroce spedizione. 
Un racconto che fa riflettere e che dovrebbe essere meta di insegnamento per gruppi di studenti che affrontano nel percorso di studio quel periodo, un racconto che lascia il segno ed apre la memoria per evitare che succeda come recita perfettamente nello spettacolo:
La verità, purtroppo, è come er vetro
ch’è trasparente si nun è appannato,
pe’ nascónne  quello che c’è dietro
basta ch’uno apre bocca e je dà fiato!
BIGNAMI: spettacolo assolutamente da non perdere, COMPLIMENTI veri a Cristicchi per i 70 minuti di vero e proprio spettacolo....e per essere riuscito a far dire a Bollins "spettacolo da 9....quasi 9,5".....e lo sapete che a Bollins di solito "unglivàmaibenenulla"..... :-)

mercoledì 17 novembre 2010

Volgare qualunquismo

"Ovviamente Beppe Grillo ha sempre torto perchè come ci è stato autorevolmente spiegato in questi anni dai mejo politici e commentatori di destra e di centro e di sinistra è qualunquista, giustizialista, antipolitico, terrorista, golpista, fascista, comunista e soprattutto volgare (dice addirittura vaffanculo). Poi però è interessante notare che quasi tute le sue proposte vengono saccheggiate dai mejo politici e commentatori di destra, centro e sinistra". Questo era l’inizio del fondo di Travaglio di ieri sul “Fatto Quotidiano” che poi elencava gli argomenti dei tanto criticati “Vday”: preferenze, non eleggibilità condannati, massimo due mandati, abolizione ordine giornalisti, abolizione finanziamenti pubblici, abolizione legge Gasparri. Vday criticatissimi ma poi gli argomenti son diventati oggetti di molte linee politiche con anni di ritardo. Questo ovviamente è il qualunquista ed antipolitico. Poi l’acqua pubblica, trasporto, energia. Questo invece per la parte “non realista” e non realizzabile. Poi però in molti lo hanno seguito su questo campo e sulla stessa linea. Il fondo di Travaglio mi ha fatto tornare in mente lo spettacolo della scorsa settimana, che come sempre ha illuminato nel suo modo la serata. I temi di Grillo ormai mi sono noti ma ogni volta c’è un passaggio in più. Uno che assiste ad un suo spettacolo fa una cosa che ormai in pochi ti fanno fare: “ragionare”. Non dico che “HA SEMPRE RAGIONE” dato che non su tutte le parole dette ed i concetti espressi mi posso dire d’accordo, ma lo spessore si percepisce a pieno dal fatto che per oltre tre ore parla di concetti difficili da digerire, quasi odiosi da ascoltare e la gente non si muove di un cm nè fisicamente nè con l'attenzione. Ascolta e ragiona. Questo è quello che preoccupa. Qualcuno che faccia accendere il cervello, qualcuno che studiando le cose ed informandosi per primo aveva scoperto/denunciato Parmalat e Cirio, qualcuno che con la forza delle sue proposte ha raccolto 350.000 firme, qualcuno che vede la politica come “fare” e non dire. Ovviamente non può andar bene. Perché è volgare, lui. Mentre i nostri politici tra bestemmie, inviti a farsi fottere ai giornalisti, offese razziste, discriminazioni in leggi e fatti, tangenti e leggi ad personam non sono volgari. Lui è qualunquista, ovvio. Però il suo programma è chiaro e prevede punti certi e modi di realizzarli, per quanti altri partiti politici si può dire lo stesso? Lui è giustizialista, chiaramente. Poi però perché in Parlamento possono sedere condannati con sentenza passata in giudicato e per fare che ne so, il bidello, si deve avere la fedina penale pulita? E’ antipolitico poi si presenta alle elezioni. Sicuro, è antiQUESTApolitica e candida chi presenta programmi in linea con i suoi punti/stelle. Detto tutto questo non so se alle prossime elezioni voterò per le cinque stelle di Grillo, solo che ritengo che i benpensanti, gli intellettualoidi ed i politici che continuano a identificare Grillo come chi distrugge e non costruisce e chi furbamente spara su tutti solo per fare “cassa” non analizzino quello che Beppe dice in tutti i suoi spettacoli. E’ colpa sua se abbiamo questa classe dirigente? Lui propone una sua “via d’uscita”, criticabile o no, condivisibile o no ma una sua idea. Ecco cominciamo a ragionare sulle idee e sui fatti non su definizioni “a prescindere” perché il modo di fare piace o no. Beh onestamente forse ho preteso troppo…..

BIGNAMI: Beppe Grillo ed il suo modo di fare spettacolo e di fare “politica” è intelligenza, ironia, capacità dissacratoria, eccessività, arroganza ma soprattutto capacità di far ragionare e di comunicare qualcosa….chi ha paura di questo?

sabato 4 luglio 2009

Promemoria...fondamentale...

Questo continuo susseguirsi di “belle” notizie riguardanti il nostro governo (dal nostro presidente del Consiglio sempre più Re Silvio, alle nuove leggi su immigrazione ed intercettazioni, alle attività in Abruzzo più interessate all’imminente G8 che alla vera e propria ricostruzione delle zone terremotate, a tutte le altre perle inanellate da questo brillante “esecutivo”) mi fa venire in mente lo spettacolo di Travaglio che ho visto ormai quasi cinque mesi fa…..il suo stile mi è sempre piaciuto, da quando frequenta le tv nazionali e/o scrive su Repubblica o sugli altri giornali che a lui affidano i racconti della realtà italiana, ma onestamente ero un po’ dubbioso sul fatto che potesse reggere una serata intera….un vero e proprio “spettacolo”….sia per i tempi che per la capacità di “reggere la scena” di un palco tutto da solo…..tanto è vero che mi ricordo con il Bollins prima di andare al Puccini a vederlo s’era detto “comincia alle 21, si mangia un boccone quando finisce, tanto quanto vuoi che duri……” infatti…..previsione azzeccatissima dato che a 24.30 il buon Marco era ancora lì a ricordarci fatti che magari avevamo rimosso o di cui non ricordavamo esattamente la collocazione e le relative conseguenze….il suo spettacolo non è altro che un lungo “racconto” del nostro bel paese dall’epoca di tangentopoli ad oggi passando attraverso le varie evoluzioni….o involuzioni sarebbe più corretto….che ha avuto la politica e la classe dirigente italiana. E' CLAMOROSO come con un semplice taccuino, uno sgabello per appoggiarsi ed un sottofondo musicale che interviene solo per delimitare i vari periodi “storici”, lo spettacolo ti tenga interessato per circa quattro ore….i fatti che racconta sono descritti nei minimi particolari come in tutti i suoi pezzi ad “Anno Zero” con la differenza che lì interviene per pochi minuti….e diventa spontaneo domandarsi quanto possa essere capiente quel blocchetto per “reggere” tutto lo spettacolo….ovviamente non risparmia colpi a nessuno…ma senza cadere mai nelle banalità ma solo affidandosi a eventi, sentenze, fatti……uno spettacolo che ti fa capire quanto di questa “Italia con gli sfregi nel cuore” se ne siano approfittati in tanti….TROPPI….ed allora come ognuno dovrebbe fare con sé stesso e la propria vita forse sarebbe proprio il caso che anche col proprio Paese si seguisse l’indicazione che “la propria storia non và attraversata giustificandola ma analizzata”….forse solo allora l’analisi ci porterebbe ad un diverso risultato….nel frattempo…..con qualche mese di ritardo, ma con invariata convinzione, faccio i complimenti a Travaglio, uno dei pochi giornalisti che non “tiene nascoste le verità scomode”, che non fa distinzioni tra “parti politiche” se deve bacchettare e che si basa non su voci e ipotesi….ma cita fonti e racconta fatti accaduti…..insomma purtroppo un caso da studiare in laboratorio visto lo stato del giornalismo italiano…..
BIGNAMI: non è colpa di chi dice che le cose fanno schifo, ma di chi le rendono un tale schifo.....se Berlusconi (e non solo lui purtroppo...) avesse una statura (e non si parla di cm e di altezza) da politico "vero", Travaglio non avrebbe tutto il successo che ha...

sabato 31 gennaio 2009

Grilli per la testa...

L'impatto con lo spettacolo di Beppe Grillo è sempre lo stesso...ormai noto per chi lo segue da qualche anno...un bello spettacolo con molte risate.....ma risate "amare"...di quelle che fanno riflettere....da due anni a questa parte il repertorio, purtroppo, si è quasi arricchito per il Beppe Nazionale....da un governo di sinistra debole ed in molti aspetti comico (Mastella alla Giustizia, le continue lotte interne, l'indulto....) ad un governo di centrodestra francamente impresentabile con Psiconani, nani, Tremorti, Ministre Gerini.....da una situazione economica vacillante ad una che mette i brividi (cosa ampiamente prevista ed annunciata dall'uomo dei V-day in tutti i suoi spettacoli)....da amministrazioni locali sorde rispetto ai suoi richiami "ecologisti e di sviluppo sostenibile" ad amministrazioni ancor più sorde ed anche fallite....
E' clamoroso sentir dire certe cose e capire quanto siano vere, quanto ad esempio siamo indietro rispetto a mondi che si stanno sviluppando e ci lasciano ad anniluce di distanza.....sentir dire che il nostro presidente si occupa delle sue televisioni mentre Obama come primo provvedimento parla di energie alternative, base a Guantanamo e rapporti con l'Islam.....beh....quando senti certe cose...."pane al pane e l'orecchio capì anche se al prezzo di sanguinare" non sai se ridere, piangere, alzarti ed andar via o cosa'altro.....serve davvero che la gente si svegli, DAVVERO....apra gli occhi sul governo, sui propri sindaci, sui giornali che passano solo alcune notizie per trascurare altre in maniera vergognosa (l'esempio dello scioglimento dei ghiacciai presentato è da brividi) sui magnifici economisti che guidono questa Italia nonostante i principali ed i più importanti siano condannati per reati finanziari o abbiano inanellato insuccessi cosmici uno dietro l'altro che in qualunque altro lavoro o paese sarebbero o in galera o a raccogliere funghi (vedi Geronzi, Tronchetti Provera, Ligresti, Colannino)....sul grado di libertà dei nostri giornalisti (85imo paese al mondo).....come direbbe Gabry....che TRISCCCHTEZZA!!!
Per chiudere con un piccolo sorriso.....una delle battute migliori del Beppe Nazionale....."per prevenire le violenze lo psiconano vuol mettere un militare per ogni belladonna.....giusta pausa e giusto silenzio di incredulità e vergogna....beh io propongo di mettere una prostituta per ogni Presidente del Consiglio"...