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domenica 24 maggio 2026

Tour noto

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 694
Comincia ad essere un po' asfissiante il caldo attorno all'ora di pranzo e partire un po' prima non risolve del tutto la situazione ma l'alleggerisce un po'. Così parto tagliando tramvia ed un paio di strade non troppo indicate per correre ma sono tranquillo perché sono consapevole che "LA TUA PROSSIMA FERMATA" è quello che rappresenta il polmone verde fiorentino. 
Tanta gente sul ponticino del Barco che porta alle Cascine: a camminare veloce e qualcuno che come me non si rassegna e nonostante un passo non da podista tiene il ritmo corsa. Cercando di tenere la destra "o i ciclisti e gli altri corridori si infastidiscono da buoni fissati" giro attorno al Parco delle Cornacchie facendo tornare alla memoria concerti del tempo che furono e ricordi più recenti di strade chiuse e traffici impazziti. Come se fosse il là per programmare la mia corsa, abbinando strade e tappe a ricordi e sorrisi.
Alterno il viale interno a quello più esterno vicino all'Arno che porta fino al Ponte alla Vittoria , strade tante volte viste di corsa e qualche volta di passo più lento ma sempre fonti di buoni respiri. A diventare prossima tappa è la Fortezza attraverso quella Porta a Prato che rappresenta ricordi universitari e più recenti, con sorrisi su bar che hanno visto oltre che pomeriggi di caffè non banali anche tentativi (falliti) di diventare milionari. Passato sotto la ferrovia in viale fratelli Rosselli , facendo venire alla mente un trenino di turisti con le braccia dietro in quel di Roma imitati da un gruppo ben noto, imbocco la strada che costeggia i giardini della stessa Fortezza e mi viene alla mente la rivisitazione di una citazione de "I Laureati" chiedendomi "ma chissà dove vanno a finire ruota, pista da pattinaggio e pattinatori improvvisati durante l'estate"
Di nuovo tratto a tagliare la tramvia, questa volta la T1, percorso in via Puccinotti fino al giardino dell'Orticoltura con folla di gente tra giochi ed improvvisati abbigliamenti e teli stile mare che nemmeno all'isola di Giannutri. Marce scalate per la salita che dalla serra porta al cucuzzolo costeggiando fiori, rose, gelsi e tappa agli scalini che possono anche essere luoghi di seduta e chiacchiere ma che in questo caso sono passi per arrivare alla parte alta dello stesso giardino che si apre con una vista meravigliosa ed una panchina che occupata da due signori in là con gli anni che si tengono la mano che aprono il cuore. Discesa con alcune strade intermedie prima di Piazza Leopoldo ed uno sguardo a cercare l'eventuale presenza dell'amico di tante lezioni e serate. Corsa verso Via Circondaria con stradine interne fino a quel che fu il Manzoni, sede di tanti film che aprono il cuore ed i ricordi e mettono un po' il nodo alla gola, con virata verso viale Redi. Passaggio di fronte a quello Strizzi Garden, sede di serate sorridenti e molisane, per poi attaccare il ponte della tramvia (in pratica ho fatto tutto il percorso di AT..). All'orizzonte le insegne di H&M, Coop, Virgin che annunciano il San Donato, passaggio interno tra bar universitari e toasterie ed allungo fino al giardino di fronte al Palazzo di Giustizia. Viale Guidoni nella parte del controviale con uno sguardo a Villa Pozzolini di là della strada e muretti tra benzinai e giardini condominiali interni e completamento del tour noto con alcuni alternativi giri per arrivare a toccare la giusta distanza, quel 14 che diventa la mia distanza dopo essere da sempre il mio (e non solo) numero.

domenica 22 febbraio 2026

La più bella del mondo

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 682
Stamani mi sono svegliato con un ricordo in testa ed una frase "vecchia" nelle orecchie: "dormi un altro po' che non c'è fretta e la domenica è lunga", che ha rappresentato un po' le domeniche di qualche anno fa e che nel tempo si è invertita.
Alla fine è arrivata la spinta giusta e con quell'idea e quella frase in testa ho deciso di fare un test. Ho provato a mettere alla prova le mie gambe per capire se potessi arrivare #Korrendo a dare un saluto a quel pensiero. E per darlo nel modo giusto sapevo bene dove dovevo arrivare. 
Ho messo gli auricolari ed ho provato a capire se le gambe avevano la stessa idea e soprattutto la stessa "forza". Ho sentito l'intensità giusta proprio mentre arrivavo alle Cascine perché come sempre quando mi serve, è arrivata la spinta giusta in più data da segnali ad aprire il sorriso. Un segnale dietro l'altro -un po' come le ciliegie - ed ho capito che era il caso di provarci. Senza pensare troppo alla lunghezza di quei viali alberati ed a quella calca di gente sui lungarni, ma prendendo energia dall'aria speciale che si respira "IN CENTRO A FIRENZE" e sospinto da quelle immagini. Ho tenuto botta, andando oltre la voglia di soffermarmi e mi sono concesso una sola fermata. Per una fontanella dai ricordi lontanissimi e per una foto. Questa.
Ho guardato attentamente quella piazza, quella chiesa, quel cielo ed ho sentito una voce "la mi' piazza resta la più bella di tutte". Ho sorriso un po' malinconico ed ho fatto ripartire la musica, un saluto e mi son rimesso in moto. Un giro largo per passare dall'altra punto di riferimento della zona e via a recuperare le idee di percorso e le forze per rientrare. Giro largo a scansare i viali, tentativo di passaggio dalla Fortezza e piano piano rientro verso casa. Con un "tempo" cronometrico che non aveva importanza ed un tempo dedicato che invece ne aveva davvero tanta. Rientrato in tempo per tutto il resto, perché appunto "la domenica è lunga".

sabato 15 novembre 2025

Correre per trovare il proprio posto

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 668
C'è un'abitudine a cui "VOLENTE O NOLENTE RISPONDERO' PRESENTE". E' quella che da un certo punto in poi del mio tempo libero ho cominciato a curare piano piano, con alti e bassi ma senza mai abbandonare. Consiste nello spogliarsi di fatiche e pensieri vari ed infilarsi pantaloncini e maglietta indicata per la stagione, allacciarsi i lacci di scarpe che si mettono solo in quelle occasioni e partire. Controllare marsupietto da anziani, verificare la batteria di telefono ed auricolari e "scendere in strada" preparandosi a faticare. Se questi sono i passaggi standard, da qui in poi cominciano quelli che differiscono da giornata a giornata. Appena fuori infatti iniziano le scelte di come accompagnare il percorso: la playlist, la direzione iniziale e più o meno il percorso che per mio gusto tenta sempre di essere diverso tra andata e ritorno. Decise anche queste, le gambe - vagamente attivate da due/tre movimenti di riscaldamento - provano a mettersi in moto insieme all'applicazione specifica per tenere traccia di quanto fatto e come.
Quello è più o meno il momento che preferisco. Quello in cui tutte le resistenze di fatiche fisiche e quelle a parole di "maccheseisicuro" detto interiormente, vengono spazzate via da una sorta di click che spegne il bagaglio di pesantezza ed accende davvero il motore. Parte la corsa e la testa continua a fare mille giri ma allo stesso tempo si libera. La musica la accompagna ed il percorso scelto fa da sfondo. Le strade piene di auto prima, i semafori poi ed infine le parti pedonali: tutto per arrivare in un po' di verde in un'area "diversa". Finalmente lo spazio migliore dove mettersi davvero in moto respirando aria pulita nel parco fiorentino più grande. 
Costeggiare i viali alberati delle Cascine tra un peso della valigia ed un filo rosso è trovare il ricercato respiro ed il battito giusto. Attraversare la passerella verso l'Isolotto facendosi accarezzare da Lucio Dalla e Rino Gaetano è il modo migliore per godersi l'Arno con i suoi calori autunnali e la giornata con le sue temperature primaverili. Arrivare attraverso il giro completo del parco a toccare le panchine dove Nuti raccontava di affettati e partiti politici strappa un sorriso e mette il buon umore. Concludere il percorso verde costeggiando i campi della Trave tra i complici di Nigiotti e gli atomi dei Negrita è davvero ritrovare il proprio posto. Di nuovo il passaggio attraverso un po' più di asfalto e mezzi in movimento ed il rientro. 
L'applicazione ti segnala km e passo e comunque, anche se non era l'obiettivo principale della corsa, uno sguardo è naturale e stimolante darglielo. Quello che invece resta più importante è l'aver assaporato anche questa volta l'aria buona di una corsa che sembra togliere fiato ma che in realtà lo consegna in grandi quantità. Due passi per defaticare ed uno sguardo a quel parchetto sotto casa che negli anni ha visto passare momenti e significati diversi. Punto perfetto dove lasciare l'ultimo sguardo e l'ultimo sorriso tra ricordi ed emozioni, facendoli incastrare stretti prima di rientrare.
Alla prossima corsa, alla prossima voglia di raccontarla di nuovo.

domenica 22 maggio 2022

Domenica speciale

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 488

Dopo tre anni di assenza generale per motivi ovvi dettati dalla pandemia, oggi tornava a Firenze la DeejayTEN con la quale ci eravamo salutati una domenica di maggio di tre anni fa sotto la pioggia (clicca qui per leggere il post di quel giorno).
Tornava oggi e non me la sentivo proprio di mancare. "Alla faccia" delle edizioni saltate per il Covid. Ed a livello personale non solo per vedere se ancora "ero'bono" a "LAVORARE SUI POLMONI" e reggere i km della corsa più o meno con lo stesso passo.
Per questo, nonostante i vari incastri ed una serie di forfait fisici e da concomitanze stadiesche del gruppo ho deciso di puntare la sveglia presto per non mancare al via dei lungarni e per fare le cose con calma e godermi il clima della corsa. Ma soprattutto godermi l'abbraccione di chi è arrivato a farmi compagnia nonostante il jet-lag del luppolo e della serata di festeggiamenti (vedi post di ieri sera).
Usciti dal bar per la dose "di caffeina" per lo sprint necessario, ci siamo trovati abbracciati di nuovo. Da un gran numero di persone. Tutte vestite in modo speciale. Grazie alle tante presenze, grazie al colore scelto per le magliette di questa edizione, mai così belle.
Superato il "brividino" duplice da novità per affollamenti e grandi eventi e da ritorno invece alle "abitudini", ho cercato e trovato nel bis dell'abbraccione privato la giusta spinta per partenza e tenuta. Mancava certo quello collettivo, ma alla fine in quello che c'è stato si sono mescolati anche i ricordi delle edizioni precedenti. La risata provocata dalla compagnia di qualità, il conto alla rovescia collettivo, le prese in giro reciproche su gadget e similari, il "andate in c**o voi e la maglia nera sotto", gli sguardi complici. C'erano e sono comunque arrivati virtualmente ed anche quelli hanno dato carica, molta.
Dopo "lo sparo" invece a tenermi compagnia sono arrivati gli auricolari con la pre-impostata playlist da djten. A quel punto mancava soltanto di far partire rigorosamente Strava (o il Capitano mi avrebbe scomunicato) e mettere in moto le gambe. 
Partenza.
L'inizio è stato come mi ricordavo. L'adrenalina della partenza e la voglia di uscire dalla bolgia mi ha fatto allungare subito il passo per attraversare Ponte San Niccolò ed iniziare, attraverso Piazza Ferrucci, la salita verso il Piazzale Michelangelo. Come al solito, passo troppo sprint e la salita non impossibile ma costante ha dato subito cenni di cattiveria verso fiato e polpacci. Ma non poteva vincere, non oggi.
Così ho abbassato i giri del motore ed ho fatto passare l'attimo. Dice si faccia così. Ed infatti andando ad un passo diverso ho "scavallato" e mi son gustato il panorama del piazzale sorridendo da solo come un cretino ricordando lo scatto del Balordo diventato virale (vedi qui). Finita la solita salita ingannevole, che non termina esattamente con il panorama michelangelesco, è cominciata la discesa e si è aperto...un mondo nuovo. Finalmente l'oppressione alle gambe è scomparsa ed anche il respiro è tornato corretto, con l'aiuto anche del punto di ristoro. 
Così dopo poco, scendendo verso Porta Romana ho sentito la voglia di godermi il panorama in silenzio, staccando per un attimo la playlist. Cosa evidentemente già nota ai più, dato che il Balordo dalla palude mi ha scritto "ti immagino dopo il piazzale e dopo il rifornimento toglierti le cuffiette e ascoltare la musica di Firenze che oggi doveva essere bellissima....ponte vecchio, lungarni, il duomo e te che guardi estasiato come fosse la prima volta...e lo sprint finale al traguardo". Grazie Ghigio. Di cuore, perché non avrei saputo scriverlo meglio.
In realtà rientrato sui lungarni dopo ponte Santa Trinita, gli ultimi km sembravano allungarsi un po' troppo e quindi è tornata ad essere necessaria una spinta. Quella che mischiava l'immancabile spinta del Liga, il gusto personale e la spinta di altri pezzi che in qualche modo sono legati a questa deejay ten, per ricordi, per presenze, per chi in qualche modo c'era anche se non fisicamente. La Ten Playlist.
1 - "...qualcuno non scorda mai chi siete sempre stati e chi sarete poi..."
2 - "...ogni volta che mi sbaglio...ogni volta che mi viene in mente qualche cosa che non c'entra niente...e ogni volta che non è importante, ogni volta che qualcuno si preoccupa per me..."
3 - "...il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi, io e te....che ci abbracciamo forte..."
4 - "...nemmeno un trucco è cambiato che, che se il mondo cambia, qualche mondo non cambia mai..."
5 - "...con il cuore stretto in mano e con i tagli sulle pelle, ma i ragazzi sono in strada i ragazzi stanno bene..."
6 - "...sarà difficile ma sarà come dev'essere, metterò via i giochi, proverò a crescere..."
7 - "...una voce dentro dice niente da fare se ti fermi ad ogni passo non puoi arrivare..."
8 - "...camminavi con la nebbia nei risvolti come non ne ho visti più.."
9 - "...e la mia anima è sempre più liquida ad alta gradazione, è il trucco più vecchio del mondo per illudersi di dimenticare..."
10 - "...le liste del giudizio universale saranno trasmesse dai telegiornali a reti unificate e poi sulla pagina 666, primo però su canale 9 ci sarà il terzo festival del dolore con la finale dei casi umani meno meno umani che mai..."
E con questa spinta anche i lungarni sono stati affrontati con il passo giusto, così come la corsa verso il Duomo e l'ultimo pezzo di Via Roma che, seppure il più breve del percorso, sembrava non finire mai. Arrivo.
Sguardo al cellulare. Ri-sguardo. E poi ancora. Ed eccolo lì quel numerino tanto sperato ma per niente immaginato. 55. Come cinque anni fa. Come da tanto non capitava di vedere.
Un sorriso grande in attesa del Capitano che in realtà, nonostante il jetlag di cui sopra, ha praticamente fatto stesso tempo e stesso risultato. Ma se ha la fascia da Capitano, un motivo pur ci sarà.
Così si è chiusa questa domenica mattina. Speciale. Di più. Da brividi come quell'abbraccione con cui si era aperta.

sabato 23 aprile 2022

Tre Quarti...

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 484
Trovare il ritmo. Quello giusto o banalmente anche soltanto il tuo, perché se è vero che "CHI SI ACCONTENTA GODE COSI' COSI'" è altrettanto vero che resta pur sempre un inizio. L'obiettivo è quello di ritrovare passo e fiato dopo un inverno un po' troppo lungo. Recuperare gamba e ritmo partendo dalle basi, cercando di ampliare il giro classico e minimo che da qualche giorno hai in parte ritrovato. Allungando il tragitto, provando a spingere un po' senza soffermarsi troppo su fatiche possibili e doloretti che possono presentarsi. Ti prepari con la tuta che continua ad essere necessaria e le scarpe ben allacciate che sono l'ultimo atto prima di uscire.
Fuori qualche nuvola si fa minacciosa ma sembra poter aspettare nel suo intento temporalesco. Si parte perciò. Con la voglia di ritrovarsi a fine percorso ad esclamare "colpita ed affondata" riferendosi alla tappa odierna. Con l'idea di avvicinarsi a quel numero tondo che è lì a far da bersaglio più o meno mobile. Due allunghi e parte la app che verificherà di quanto il percorso che farai resterà più o meno lontano dalla meta. Ed a ruota a partire è la musica che sarà lì per farti la giusta compagnia e mettere il cervello in modalità ascolto e non pensiero. 
1. "...il buio all'alba che si fa d'argento alla finestra..."
2. "...quelle strane storie di delfini che vanno a riva a morir vicini e non si sa perché..."
3. "...se bastasse un concerto per far nascere un fiore tra i palazzi distrutti dalla bombe nemiche..."
4. "...ogni sogno ti porta più in là cavalcando aquiloni oltre muri e confini ho imparato a sognare da là..."
5. "...chi ha fatto la guerra, chi prende il sessanta, chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro..."
6. "...il passato non dimentica, il futuro fa ginnastica, si prepara tutti i giorni per te..."
7. "...a confondere quello che sei dentro quello che usi..."
7 ½. "...staccare tutti i fili delle tue decisioni, staccare tutti i fili con la tua benedizione..."
E come spesso accade il numero tondo non arriva e tu ti fermi a "tre quarti" per spazio e tempo. Che alla fine non è mica male. Ed anche se ti resta ancora un pezzetto, il più è fatto. Ti resta da completare l'opera e ti vien da pensare che poi neanche è così male averlo come obiettivo.
Fermi il random di quella strana playlist scovata chissà dove e sorridi pensando ai commenti sul tipo di musica che ti avrebbero fatto alcuni amici vicini e lontani se l'avessero ascoltata. Provi a fare qualche allungo finale giusto per "defaticare un po'" e sei pronto a slacciare le scarpe, togliere la tuta ed aprire l'acqua della doccia. Almeno per oggi e pensando alla prossima.

sabato 25 maggio 2019

Domenica sotto una splendida acqua

Kiave di lettura n° 339
La "comunità della meteorologia" tutta, aveva "messo acqua" per Domenica scorsa in modo unanime, come da anni non le capitava. Lo sapevamo quindi che l'avremmo sicuramente presa in dosi massicce e per tempi neanche così brevi. Eravamo infatti fuori forma e quindi il "10" della deejayten sarebbe stato particolarmente duraturo. Lo sapevamo bene e senza bisogno di alcuna "comunità" a fare previsioni in tal senso.
Ma c'eravamo. Tra arrivi a sorpresa, sveglie in ritardo ed arrivi in mobike, c'eravamo. Il solito caffè al solito bar che "non c'è più" "ah no eccolo qui...si comincia di nulla...", l'insolita attesa che almeno un po' rallentasse l'acqua che come da previsione era compagna ben presente e si poteva partire. 
Il lungarno era meno stipato e meno unico a livello cromatico (causa presenza di impermeabili/cappauei/gialloni e similari) ma manteneva immutato il suo fascino, il via come sempre invece ha mantenuto tutta la sua magia del suo implicito "e ora tocca correre". Come sempre il momento caotico della partenza stipata ed "incanalata" dalle transenne ha rimandato il momento di rilassatezza di muscoli e testa alla salita verso il Piazzale, dove "A MIO MODO E COL MIO PASSO" ho avviato musica ed i giusti giri del motore. Le gambe, ma soprattutto il fiato, si sono comportati bene per un po' e poi hanno tenuto a ricordare che qualche mese di stop forzato + qualche mese di stop "da svogliato" non potevano passare inosservati.
In aggiunta, poco prima della fine della salita, la musica (o meglio gli auricolari) facevano ancor peggio delle gambe mostrando proprio bandiera bianca su un Liga che provava a darmi spinta parlando di "miracoli". Come trama da romanzo non male: fuori allenamento, pioggia, senza musica, ancora un pezzo di salita e più di 6 km da fare. Ed allora mi son venute incontro le parole del Ghigio di un paio di anni fa "ho spento la musica perchè volevo godermi la corsa e Firenze". Ecco. Ho fatto lo stesso. Ho cercato di stringere i denti fino al "gran premio della montagna" ed ho puntato il rifornimento poco dopo non perdendo di vista la magnificenza della vista dal Piazzale. Come sempre non all'altezza del balordo che ha dato il meglio di se con il selfie immancabile che quest'anno ha catturato anche l'attenzione di radio deejay che gli ha riservato un posto nella galleria sul suo sito (vedi foto qui di fianco).
La discesa, Porta Romana e l'obiettivo dei Lungarni. In quei minuti le gambe sembravano non accusare fatica, la pioggia era meno inclemente, anzi sembrava darti una mano e davvero ho assaporato una corsa speciale "con l'acqua che ti lava tutto quello che butti fuori" ha trovato le parole perfette per descrivere la sensazione il Maso.
Ecco. Fatica, rabbia, stanchezza, pensieri. Tutti accompagnati all'uscita da una carovana di gente sotto l'acqua che arrancava insieme. E da quella sensazione di potercela davvero fare. Allora non ha vinto nemmeno la sensazione di "spostamento dell'arrivo" in avanti quando quel "girigogolo finale" sui lungarni che sembrava interminabile e soprattutto spostare costantemente più lontano il traguardo.
Ma l'attesa è stata ripagata quando sotto il Duomo il cronometro si è fermato: 59 e 23. Sotto l'ora come era l'obiettivo o meglio il sogno. Ma è stato solo l'aperitivo delle soddisfazioni. Perché poi sono arrivati i piatti forti: gli abbracci con chi ha condiviso questa domenica sotto una splendida acqua. Alla spicciolata ed ancora più graditi perché ripetuti. Con la stessa intensità, come quella che abbiamo messo tutti per arrivare a quella via Calzaioli transennata e piena di gente a fare il defaticamento. Tutti insieme abbiamo recuperato il sacchetto finale con la medaglia. Ma vedere arrivare i miei compagni di viaggio, abbracciarli forte sotto il Duomo era già stata la più grande vittoria possibile. Ed allora abbinare, dopo la prima e dopo la seconda, anche la terza "medaglia" è davvero un grande orgoglio, ma MAI come quello di averle "conquistate" con questa squadra, la stessa immancabile e confermatissima, e soprattutto vincente,  "gruppo a dopo - sezione djten". GRAZIE RAGAZZI.

sabato 23 febbraio 2019

Ostacoli da corsa

Kiave di lettura n° 326
Riprendere scarpette e "tuta preistorica" per provare a fare fiato non è mai banale. Da un po' di tempo ci sto provando, cercando di superare le scuse che spesso metto nel mezzo e mi fermano prima di mettermi appunto le scarpe, che concordo con quanto letto un po' di tempo fa (cit. Paolo Nori):  è l'ostacolo più grande da superare per chi vuol andare a correre. Scavallato quell'ostacolo, "tirate le stringhe e presa la porta" il resto vien da sé. Anzi. Una volta uscito, inseriti gli auricolari e fatta partire un po' di musica, la parte difficile svanisce e comincia quella positiva. Parlo di quella sensazione legata al saper tenere un buon passo, quella che ti arriva vedendo scorrere piano il paesaggio intorno, quella che senti partire da dentro quando ascolti un pezzo che riesci a canticchiare anche correndo. Tutte sensazioni che  mescolandosi riescono a darti una scossa positiva, quella che spesso ti serve per "scaricare". Pensieri, giornate, noie
A volte quella scossa particolare la cerchi così tanto che lo scarico non è l'effetto della corsa, ma la vera e propria causa di essere lì in una tuta dagli anni innumerevoli a sudare. Quella che ti ha portato a vestirti da corsa e di corsa appena tornato a casa ed attaccare Runtastic sperando di non doverlo staccare troppo presto. Il percorso è sempre il solito ed il random musicale è più o meno la giusta compagnia per te che "TIENI GIU' LA TESTA" e spingi nei momenti di piccola salita e/o ti godi la testa alta dei momenti in cui serve respirare un po' di più. E' quando arriva "la verità" nel random che ti accorgi che quella esigenza che ti ha spinto ad andare a correre per smaltire la giornata è esattamente come la consapevolezza che senti, quella racchiusa in "la verità che arriva silenziosa e disturba sempre un po' qualcosa" che racconta il buon Vasco. E sai che la giornata con i suoi pesi non si volatizzerà certo del tutto ma almeno quella morsa che non sai "quanto costa, che cos'è, che faccia ha" si allenterà un po' ed anche se magari tornerà a stringere domani (perchè alla fine a quelle domande sai rispondere eccome), mentre senti i muscoli faticare sei certo che l'obiettivo è centrato. O meglio l'ostacolo di riuscire a mettersi le scarpe ed andare a correre non è mai stato così agevole da superare. Quell'esigenza di scaricare, magari anche solo temporaneamente, è soddisfatta ed anche la verifica del tempo/percorso su Runtastic a sessione terminata è sì un gesto che compi in maniera istintiva, ma non essendo più così importante passa in secondo piano e "si imbosca tra le nuvole".

sabato 17 febbraio 2018

Prima tappa

Kiave di lettura n° 275
Tirare fuori la vecchia tuta che ormai dovrebbe invece essere solo buttata via, ma da cui non riesci a staccarti perché paradossalmente rappresenta qualcosa e ti ci sei affezionato. Allacciarsi le scarpe, regolare gli auricolari e scendere le scale. Salutare con odio il tombino che è sempre stato lì, più basso del livello stradale, imperturbabile al tempo che passa ed alle maledizioni ricevute. Infine far partire la app che ormai da mesi era in naftalina. Attaccare la corsa, fare pochi metri e sentire che qualche goccia comincia a scendere. Il dubbio che "non sia aria" viene, accompagnato anche dal grigio che circonda tutto intorno. Ma il cappuccio della vecchia felpa viene in aiuto, sembra fatto apposta "DICI E SE VUOI VAI" sembra dirti per motivarti, quindi si parte davvero. Sensazione strana quella di ripartire, fiato corto ben presto e qualche dolorino da tener sotto controllo che piano piano si manifesta. Ma anche il ritrovare vecchi amici che ti accompagnano negli auricolari mentre corri, come il colpo all'anima del tuo Poeta, l'immancabile Freddy e Daniele e le sue navi. Ti mettono sul ritmo giusto, con il passo non eccessivamente svelto che la condizione da ritrovare ti permette e ti fanno riassaporare lo sforzo e la soddisfazione della corsa. Accanto a loro arrivano le canzoni poco intelligenti ma contro la paura di Brunori, Mirko ed il suo cane ed un Renga d'annata che non ricordavi nemmeno di avere. Tanto per dirti che alla fine, ogni corsa è diversa e ti regala qualcosa di nuovo ogni volta. Il tempo ed il risultato contano relativamente ed anche se sono da "piccola tappa" ti fanno sorridere perché sono numeri che rappresentano un interruttore che si è di nuovo acceso, ovviamente sempre aspettando il responso di "muscoli e giunture" che stasera e domani daranno il loro verdetto e confermeranno quel sorriso o lo ridurranno di un po'. Nel frattempo la tuta resiste ed invece che nel cassonetto è appesa ad asciugare, nella speranza e nella voglia che torni a fare il suo "lavoro" molto presto. 

domenica 14 maggio 2017

"Nettamente meglio"

Kiave di lettura n° 235

Non era facile. Dopo una "prima" come quella di anno scorso, tentare il bis era roba da ottimisti. Tenere il passo di quei 57 minuti targati DJ10-2016 non era né facile né scontato, ma sopratutto cercare di ripetere quella domenica da 10 e lode
Armati di pazienza e con il tentativo, non sempre possibile e facile, di un allenamento saltuario a causa dei mille impegni di ognuno, abbiamo deciso di sfidare il rischio flop da bis non all'altezza e ci siamo lanciati di nuovo nell'avventura da maglia gialla e pantaloncini corti.
"I RAGAZZI SONO IN GIRO" anche in questa domenica di maggio, dove il tempo è sembrato voler concedere esattamente un bis a livello di meteo. Caldo, con nuvole amiche a coprire il sole in certi momenti, rimandando grigio e tempo brutto al post corsa. La solita organizzazione, il Capitano come sempre con i preziosi consigli da "dieta pre-gara" e con la dritta del "maglia doppia NON meglio" a rovesciare il consiglio di anno scorso ed ovviamente da bravi gregari abbiamo seguito il consiglio, ed a posteriori menomale. Infatti il caldo e la corsa avrebbe avuto un ostacolo con la doppia maglia e soprattutto il simpatico profumo postgara sarebbe stato nettamente ampliato. Invece così....per usare le parole del capitano "nettamente meglio"
Dopo il solito caffè pre-partenza (sei caffè e due bottigliette d'acqua che son diventati una trentina a forza di chiederli), ed il solito regalino alla struttura, ci siamo avviati in quella che sembrava "una manifestazione della Stabilo Boss" . Incolonnati cercando la logistica giusta per la corsa, tra cuffie/controcuffie/diretteFB improvvisate/foto ed un'attesa che sembrava non terminare mai nonostante il Trio Medusa ogni tre per due ci regalasse il conto alla rovescia che nemmeno al Veglione dell'Ultimo dell'Anno. Poi è toccato anche a noi partire, con il sole che sembrava non mollarci e con la coda davanti a noi che piano piano prendeva movimento e si allentava. Il patto, come anno scorso, era quello di andare ognuno con il proprio passo con appuntamento fissato "sotto il cavallo accanto all'ambulanza di Gabry" a corsa finita.
Appena il tempo di prendere di nuovo confidenza con la "magliettata gialla avanzata dall’anno scorso" che il percorso prevede l’immediata salita verso il Piazzale. Ci sgraniamo sin da subito e quindi a farmi compagnia verso la salita è solo la playlist creata per l’occasione. Parte a mille all’ora con un "Urlando contro il cielo" live che fa allungare subito passo e gambe e quasi come se vedesse il mio passo spedito, il random a ruota propone Vasco che mette in guardia con i suoi "Guai". Sembra vederla lunga visto il dolorino che sembra non abbandonarmi dietro la coscia. Contrariamente ai timori, piano piano si scioglie così come l’andatura che prende spunto dalla splendida sensazione di salire circondati solo da una corsa comune in un magico susseguirsi di curve e tornanti e l’umore piano piano prende la giusta piega. "Gino e l’Alfetta" è la giusta traccia per prendere ritmo e continuare l’ascesa cosa ancora più facile con la "bonjovata" versione "Livin’ on prayer" che non può che far pensare al significato forte ed originale (targato ovviamente capitano) del termine e mi apre un sorriso. Dopo una breve sosta "stile Ghigio" si incomincia ad intravedere lo spettacolo più bello. La terrazza di Firenze, la magia incontrastata del Piazzale. Penso che il random sarebbe perfetto con Liga, ma invece mi propone "Friends will be friends" e mi viene da sorridere soddisfatto. L’ascolto attentamente mentre non riesco a togliere gli occhi di dosso a quella magnificenza alla mia destra. Mi accorgo di riuscire a godermi molto di più il panorama e tutto quel che mi circonda rispetto all'anno scorso. Molto di più a testa alta e quando Freddie lascia il posto a Il Cile si avvicina il punto ristoro, come l’anno scorso fondamentale per recuperare energie e ricaricare le pile. La discesa verso Porta Romana è uno spettacolo. Sento le gambe andare perfettamente ed il Fano con il suo "Booster" mi accompagna nel modo migliore, fiorentinità, rock e un sorriso soddisfatto.
Il tratto per arrivare ai ponti tanto temuti è più lungo di quanto ricordassi e pensassi ma ho ancora la spinta della discesa a darmi benzina. Sembra molto più affollata la corsa, vedo anche i palloncini che segnalano un buon passo. Sarà per questo che i ponti non lasciano grande tracce sui polpacci e nel fiato, grazie anche a Liga ed i Rio. Ormai manca l’ultimo tratto, quello che porta in piazza della Repubblica e poi al Duomo. E’ quest’ultimo a "mettere i brividi"; correrci intorno, ammirandolo ad un passo mette orgoglio, forza e l’onore di essere lì da fiorentino ad ammirare il simbolo principale della città del giglio. La bellezza di Firenze in dieci km, la fortuna di averla come città natale, la splendida fotografia di una via Calzaiuoli che vede prima di Piazza della Signoria il tanto sospirato traguardo. Lorenzo con "ti porto via con me" mi accompagna al traguardo con ancora la forza di spingere per il finale. Sono davvero soddisfatto e quel "nettamente meglio" del Capitano come sempre si accompagna perfettamente alla giornata, anche se nato per ben altri “sapori” che non quelli della soddisfazione all’arrivo. 
Il tempo si ferma qualche secondo sopra i 55. Una gran soddisfazione. Una splendida medaglia da mettere accanto a quella altrettanto splendida di anno scorso. 
Ma il meglio deve ancora arrivare. Parlo  di veder arrivare il resto del gruppo e con ognuno scambiare un lungo abbraccio e vedere stanchezza, sorrisi e soddisfazione di tutti unirsi e contaminarsi. 
Dal capitano che finalmente se l’è goduta fino alla fine alla faccia di caviglie stronze e che vedo raggiante tanto da farmi aprire un sorriso sincero ed unico ad un brillantissimo secondo arrivato che mi lancia la sfida per l’anno prossimo suggellata da un grandissimo abbraccio e da un sincero "sarebbe un onore" come risposta al suo "il prossimo anno ti batto", dalla spalla sicura che magari sperava in qualcosa di meglio ma che dopo un attimo di recupero si scioglie nel solito immenso essere grande ed unico come solo lui sa essere al balordo DOC che tra selfie, fermate e shopping in via Calzaiuoli rende come sempre tutto più speciale, proprio come lui ed il suo "mi raccomando" finale ed all'esordiente che è uno spettacolo vedere finalmente rilassato, contento e soddisfatto di una 10km che come novità assoluta gli metteva il giusto “?”. Mentre recuperiamo la preziosa supporter/tifosa/fotografa che come sempre colora al meglio il nostro gruppo e ci avviamo verso la meritata dose “di malto” mi guardo intorno. Per un attimo la straordinaria bellezza di Firenze viene affiancata da una bellezza ugualmente importante. E ricordando quel “Friends will be friends” ascoltata e canticchiata al Piazzale, sorrido e come su quella terrazza splendida sulla città più bella del mondo e come sotto il Duomo, mi sento davvero fortunato. E stavolta Firenze fa solo da cornice, la fortuna è ben altra ed ha un color "giallo stabilo boss"Alla prossima, sicuro che ci sarà.

lunedì 13 giugno 2016

Tra il Principe e Danielino

Kiave di lettura n° 187
Dopo la splendida domenica di qualche settimana fa, e dopo il periodo di allenamento che l'aveva preceduta per poter dire ed essere più o meno certi che "PRENDE QUOTA IL RITMO" giusto delle gambe, la costanza della corsa mi aveva un po' abbandonato. Così, recuperare passo ed andamento giusto, ha la sua difficoltà, accentuata da allergia e da un clima umido che cambia costantemente in un giugno più matto di un marzo pazzo.
Trovare il ritmo non è facile e il random aiuta un po' presentando Bon Jovi e la sua botta di adrenalina con "Livin on a prayer" che riesce a farmi attaccare nel modo giusto e mi accompagna nel tratto di rottura del fiato che è sempre uno di quelli più importanti. Affronto al meglio l'impatto e per un po' i pezzi scelti dal random mi sono amici e motivo di accompagnamento nel ritmo pur passando e scegliendo pezzi "strani" che faticavo a ricordare di avere nella musica nel cellulare (tra le quali si passa dal Bobo dagli sfondi amaranto di Madame Sitrì ai Sette sono i Re della Bandabardò).
Ne passano alcuni di pezzi, quasi inosservati forse perchè la corsa è fluida. Quando invece il momento peggiore  si avvicina, cioè quello di tenere il buon passo di partenza, arriva il Principe De Gregori con la sua Titanic che dai ritmi allegri accompagna al meglio il momento di calo di ritmo "e giragiragira l'elica e gira gira che piove e nevica" fa continuare a far girare le gambe nel modo giusto anche se rallentate.
De Gregori è uno di quei cantanti di cui ammiro testi, musica e soprattutto la capacità di essersi costruito un repertorio infinito di pezzi apprezzati, ascoltabili e che lasciano il segno, proprio come quello di cui in passato ho scritto qui. Ho il rammarico di non averlo mai visto in concerto, credo che il suo stile ed i suoi pezzi mi regalerebbero grandi emozioni e sicuramente sarebbe uno di quei concerti da conservare impressi nella memoria. La poesia che regala nei suoi pezzi, declinata ogni volta diversamente ma ogni volta nel modo giusto, è un piacere per gli orecchi e per la sensazione di coinvolgimento che trasmette, dalla compostezza quasi istituzionale di certi pezzi ai ritmi più "divertiti" come quello in questione (accentuato nella versione live che ho scelto) in base agli argomenti dei suoi pezzi, 
E come in un naturale passaggio di testimone arriva un altro pezzo da novanta, di quelli molto presenti nel mio Katalogo reparto cd e di quelli che a proposito di pezzi da applausi e di pezzi che lasciano il segno è secondo solo al mio Poeta. Parte uno dei pezzi più apprezzati, di quelli che lasciano il segno per bellezza e per intensità e di cui ho già scritto. Daniele in questo pezzo ha la potenza e la grazia di chi riesce a dipingere nel migliore dei modi una stella nella sua lucentezza, un quadro nella sua bellezza, un sogno nelle sue sfumature.
A differenza di De Gregori, Danielino ho avuto modo di vederlo spesso dal vivo, come testimonia il katalogo sezione biglietti d'ingresso, compreso puntate indimenticabili anche fuori confine che sono state il prosieguo di un percorso iniziato molti anni fa, come testimonia la memoria preblog (a cui ho attinto per cercare il pezzo live) che corre da una serie di grandi concerti nelle varie province toscane a quelli inaspettati e unicamente speciali fuori regione. Questo pezzo proprio durante il tratto più duro da affrontare lascia un po' il fiato corto, non essendo la migliore canzone possibile per tenere o aumentare il ritmo, ma per una canzone del genere si fa un'eccezione ben gradita. 
Il ritmo diminuisce come lo stile dei pezzi che dopo aver toccato vette altissime tornano su standard più "normali" (tra gli altri si passa dal Sabato di Lorenzo al negozio di antiquariato di Fabi) ed accompagnano gli ultimi sforzi e gli ultimi km, l'arrivo del Poeta con "certe notti" non è tempestivo per l'ultimo sforzo, ormai il fiato è finito e le gambe reclamano lo stop. Fermo il compagno di viaggio che di nome fa random e salvo la sessione di oggi. Il tempo non è da Deejayten, i 10 km infatti sono solo avvicinati ma non realizzati, ma per riprendere passo e ritmo ci si può stare. In qualche modo le gambe sono ripartite, adesso basta non fermarle di nuovo. Alla prossima, scarpe da corsa. Alla prossima, random.

lunedì 16 maggio 2016

Domenica da TEN

Più o meno dall'anno scorso, con la mia spalla di una vita, ci eravamo dati appuntamento lungo le sponde dell'Arno per metterci alla prova con qualcosa di nuovo. All'inizio era solo un "si potrebbe" ma poi piano è diventata un obiettivo vero e proprio, tanto da tirare dentro anche altri malcapitati. Doveva essere pioggia e quindi addirittura corsa bagnata, ma è rimasto un doveva. Così la mattinata si è presentata luminosa e limpida, tanto che la magliettata doppia "fidati fa uscire il sudore" (io onestamente il sudore che rimane dentro devo ancora vederlo...) ha messo a rischio la sopportazione da rischio caldo. Eravamo lì e quasi sembrava non toccasse a noi, prima al bar a prendere il caffè ed a dire le solite scemenze, poi nelle foto contro/a favore vista/non vista Santa Croce, poi negli abbracci prepartenze e nell'apprezzare l'unica maglia senza la scritta perchè coperta dal pettorale, ed infine nella "regolazione" degli strumenti teNNologici mentre il giovincello della Palude era nel secondo blocco e ci regalava dieci minuti di vantaggio a noi vecchietti, annunciando "tanto vi ripiglio".
Sembrava non toccasse a noi, in quella fiumana gialla sui lungarni in attesa del via. Quando la marea si è mossa, la partenza è stata lenta, bloccata dai tanti che dovevano mettersi in moto, poi magicamente anche quelli davanti a noi si sono incamminati e solo in quel momento è stato chiaro che toccava davvero anche a noi. Dopo aver scansato il "fotografo suicida" e schivato "la variante coriandolo" ci siamo messi in moto, con il fantasista dei lungarni che più del caldo metteva a rischio il nostro fiato facendoci ridere proprio mentre il primo ponte era sotto i nostri piedi. Da lì il capitano con le lacrime agli occhi, ha richiamato all'ordine ed alla concentrazione e davvero la corsa è cominciata. Abbiamo affrontato l'inizio della salita per il Piazzale ognuno con il suo passo come ci eravamo detti prima della partenza. Per un po' ho visto il capitano ed il fantasista lì accanto e sentivo la presenza della spalla di una vita forte e sicura come sempre a coprirmi le spalle come accadeva a calcetto e come tutt'oggi sempre per ogni cosa, poi dall'altezza del semaforo per il Surf Ventura è cominciata davvero la mia DeejayTen.
Ho cercato nel cellulare una playlist adatta per il momento e solo lì mi sono accorto che non ne avevo fatta una per l'occasione, allora sono andato sul sicuro selezionando artista, scegliendo Liga e lasciando fare al random. Avevo bisogno di sicurezze, visto che il percorso era totalmente nuovo e mi sentivo di non essere così certo nel mio passo. Piano piano mi sono sciolto, ho trovato cadenza e ritmo giusto che ho cominciato passo dopo passo a riconoscere come il mio, con l'aggiunta della mia Firenze che mentre salivo verso il Piazzale ogni tanto faceva capolino alla mia destra. Il random ha iniziato con c'è sempre una canzone e mi pareva adatta per farmi capire che anche per quella giornata il ritmo giusto me lo poteva dare la musica;  "per caso o per fortuna" il passo si è disteso ed è diventato quello utile per farmi salire senza troppi affanni in mezzo a quel grande mare giallo che stava sudando come me, chissà se anche loro imprecando come il giovincello grossetano "vai in culo te e la magliettina sotto, tra un po' collasso dal cardo" in una sorta di zoo unico, lo stesso che Liga mandava a memoria nelle mie orecchie aprendo poi la strada a buonanotte all'italia, splendida canzone ma che non era esattamente quella che serviva per forzare il passo ma quella giusta per lodare "la bellezza senza navigatore" che piano piano stavo raggiungendo. Arrivati infatti alla vetta si è aperto il mondo, la più bella di tutte era lì e si mostrava nella sua splendida immagine da cartolina, immobile mentre intorno correvano quindicimila magliette. Sarebbe stata da foto e il giovincello quel selfie giustamente se l'è regalato, prima di continuare il percorso, che proseguiva comunque in salita anche dopo il piazzale, come annunciato dal fantasista che aveva provato il tracciato. Dopo poco però la strada comincia a scendere e quasi magicamente appaiono i sogni di r&r nel random proprio mentre si passa nel punto che ho già definito come uno dei miei scorci preferitiun sogno la visuale, un sogno poterla ammirare in quel modo.
"Guai a chi ci sveglia" ma per fortuna a risvegliarmi è l'area ristoro attorno ai 5km che con doppia razione di sali e acqua in aggiunta mi dà il nuovo sprint per ripartire di slancio e questa volta il cellulare mi aiuta facendo partire i ragazzi sono in giro e il suo ritmo mi porta di slancio ad affrontare la discesa ed a ritrovarmi a Porta Romana prima di quanto immagini, mentalmente penso che ci sono ancora i ponti da fare e non devo darla per finita. Intatti via Romana sembra più lunga del solito e i sali cominciano a finire i loro effetti anche se la gente accanto al percorso che ogni tanto applaude e sorride dà una carica diversa ma comunque importante. Scorre via Piazza Pitti ed arriva il primo del tris di ponti, IL ponte magico più che vecchio, impossibile da calcare in una corsa, visto il livello abituale di presenze turistiche. Il Bar Mario e "rombo che domani ripasserà" mi accompagnano nell'affrontarlo mentre la preziosa tifosa/reporter ci immortala nelle nostre prime (...o quasi...) espressioni di fatica, regalandoci i primi souvenir fotografici preziosi che poi ripeterà all'arrivo. Saltato il Ponte Vecchio ne arrivano altre due con in mezzo i lungarni a regalare un serpentone unico da brividi, che arriva alle stelle quando il random bastardo propone "per sempre" che non riesco a saltare ma chiaramente affatica la corsa o almeno la rende ancora più emozionante. Firenze è lì, magica più del solito, meno caotica dell'abituale anche se con tutta quella gente di corsa e meravigliosa da osservare, ferma da ammirare con gli occhi a cuoricino. Sembra impossibile, quei minuti di quella canzone sono e restano ancora oggi infiniti nella mente, la fatica aumenta e si mescolano con la bellezza della città del giglio, la potenza di questi km già macinati e l'emozione che quel "ce la faremo" finale della canzone spinge ai massimi. L'ultimo ponte apre l'obiettivo di piazza Repubblica che erroneamente battezzo come l'ultimo scalino prima dell'arrivo visto che non immagino, sbagliando, la passerella intorno al Duomo. Certamente un tocco finale di classe che però aumenta le sofferenze. Il muro del suono accompagna gli ultimi sforzi, gli applausi e le foto di giapponesi incuriositi e fiorentini divertiti fa da lancio all'ultimo sprint. Via Calzaioli è sì l'ultimo strappo "potrebbe fare selezione" "che selezione vuoi che faccia l'è a dù metri dalla fine" e gli ultimi sforzi hanno ormai l'arrivo a portata di gamba, il passo si allunga e si può cominciare a sorridere. I dubbi sul farcela che si erano manifestati prima del ristoro e appena visto l'obbligo del giro attorno al Duomo scompaiono, mi lancio con Liga che attacca il centro del mondo, passo sotto il traguardo e guardo il tempo.
57 e 12. Mi apro in un sorriso, non era la cosa principale il tempo ma vederlo sotto l'ora di ben tre minuti mi fa davvero contento e sentire tutti i muscoli ancora vivi ancora di più. Il sacchetto del ristoro è l'ultima tappa prima del ritrovo con il gruppo e lì, tra odori di soffritto misto, stanchezze infinite, arriva probabilmente il momento più bello. Quello che in un abbraccio infinito, in un ideale random accompagnato da sarà un bel souvenir, lanciato dalla spalla sicura di una vita e immortalato dalla sempre più preziosa tifosa/reporterevidenzia il senso infinito della giornata: "LA FORZA DELLA BANDA". Ci sono caviglie gonfie, ghiacci da mettere, macchine da recuperare, medaglie da apprezzare, "paradeejay" da ideare, tempi da guardare, battute da fare e continuare a proporre, temporali che sembrano in arrivo, birre da bere e panini da mangiare o meno, ma quello che resta come cosa principale è esattamente quella forza, quella banda e quel magico sfondo e scenario che ha fatto da panorama e protagonista di un corsa lunga 10 km e 57 minuti.
Permettetemi un PS. Quelli che vincono le medaglie che contano di solito le dedicano, ecco non mi sono così bevuto i'capo da pensare di essere in condizione di poter far dediche di quel tipo, ma io lo voglio fare ugualmente e la dedica va ai protagonisti di questa domenica da TEN, quei protagonisti che ho provato a descrivere in questo post proprio con un grassetto, un corsivo ed il colore viola. Nessuno me ne vorrà se una dedica ancora più speciale va a chi quel tagliando me l'ha fatto trovare in una busta e come spalla sicura di una vita non poteva certo mancare in una domenica del genere, come del resto, da sempre, non manca mai.

venerdì 31 maggio 2013

Il vestito migliore

Kiave di lettura n° 33

Settimane intense non c'è che dire, settimane evidenziate dalle scariche di adrenalina di una passione da 10 , dalle scariche di raffreddamento e tosse di un fine maggio quasi febbraiato, dalle scariche di stanchezza e di emozione intensa che può dare un meeting in un territorio che ricorda e commemora un anno dal terremoto e dalle  scariche molto "così" per notizie che non possono essere piacevoli.
Così alla fine di una giornata...un pò così appunto...ti ritrovi a sfogliare il libro (che è sempre in giro per casa) "tra palco e realtà" del Poeta e ti imbatti in...
"STRADE TROPPO STRETTE E DIRITTE PER CHI VUOL CAMBIAR ROTTA OPPURE SDRAIARSI UN PO', CHE ANDARE VA BENE PERO' A VOLTE SERVE UN MOTIVO"
e per uno strano percorso mentale questo ti spinge a guardare fuori e vedere un pò di tregua a livello climatico che ti porta a pensare ad una corsa, sentendo come il bisogno di scaricare "a terra" un pò delle emozioni e delle tensioni condensate. E così fai.
Cerchi la traccia Non è tempo per noi, perchè a questo punto puoi cominciare solo da quella, e ti avvii. E' qualche settimana che, tempo permettendo, cerchi di andare a correre e l'inizio quindi non è tra i più traumatici e ti ritrovi anche a canticchiare le parole del Poeta senza accusare troppo fatica.
Passi agevolmente il pezzo che ormai da sempre per te è diventato "e la risposta è sempre...Simi"  e ascolti le parole del Liga che in questa canzone racchiude tanto e fa tornare vivi ricordi e pensieri per quel trio Pi/Longhe/Simi che da sempre rappresenta questa canzone, tanto da fartela dedicare tante volte e tanto da farteli rivedere sempre davanti agli occhi quando il Poeta ti racconta quel tempo poco indicato per alcuni. Vedi il loro modo di prendersi in giro, la capacità di esserci sempre, la profondità di un'amicizia che il sentirsi poco o niente non può toccare ed intaccare ma anche un rapporto che non vedi l'ora di riaccendere rivedendoti perchè quella mancanza a volte un pò si fa sentire.
Mentre ci pensi le tonalità si modificano e con A che ora è la fine del mondo il ritmo si fa più forte e ti porta a spingere un pò di più, verso quella pagina 666 e quel canale 9 che racconterà quella giornata di fine del mondo che ogni tanto le tue situazioni ti fanno apparire paradossalmente come vicina ma che in realtà quando ci rifletti un attimo capisci di far tua in maniera impropria perchè i problemi veri sono altrove e ti rendi conto che spesso lamentarsi è un pò uno scivolo su cui si appoggiano un pò tutti.
Il ritmo sfuma ed il random va a pescare Ultimo tango a Memphis che resta uno dei pezzi meno conosciuti ma che ti continua a fare simpatia, lo ascolti mentre le gambe continuano a girare tranquille senza grandi problemi e per un attimo la testa si libera seguendo solo le note della canzone, il sole riscalda di più (o almeno sembra) e oltre che ascoltare scappa anche l'accompagnamento ed un bel sorriso. Il cambio di tono però è dietro l'angolo e dalla simpatia si passa alla riflessione quasi acida di Caro il mio Francesco. Il pezzo è bello, tra quelli rimasti un pò più in disparte uno dei preferiti; si rivedono tratti dell'Avvelenata espressamente manifestati e si picchia via tutto il veleno che si può aver accumulato. E' un buono sfogo, ed allora vengono alla mente tutti gli impicci, gli intoppi, le "palle" o gli stress di vario genere. Quelli noiosi, magari non fondamentali o vitali, ma che di importante hanno il fatto che ti succhiano tempo ed energia. Con questa canzone riesci a tirarli fuori e in qualche modo liberartene, un pò proprio come una corsa liberatoria.
Il pezzo successivo non è però così liberatorio, il destino presenta Il giorno di dolore che uno ha e su questa i pensieri non possono non arrivare. Fa venire alla mente giorni non felici che purtroppo questo 2013 ha presentato in buon numero e che hanno acceso la malinconia per persone che comunque un segno in te l'hanno lasciato (più o meno leggero, più o meno da vicino). Piano piano poi i diversi pensieri legati a questa canzone magicamente (o meno) si riuniscono e finiscono per far capo ad un pensiero solo, a quello che è sempre il primo e spontaneo. Pensiero unico che ha le sembianze di quell'uomo coi baffi e che nello specifico fa riflettere su quanto di suo ci sia sempre e comunque anche in una cosa "minima" come "una passione da 10"Pensare a quei "cromosomi ereditari", alla dedica spontanea del liibro ed a quel "chissà se gli sarebbe piaciuto" che non può non venire alla mente. Cerchi di tenere il passo, di non rallentare la corsa, ma non è facile; la respirazione è più difficile ed il raffreddore e l'allergia contano poco questa volta mentre ormai è sempre più evidente che questa canzone non ti permette di NON concentrare il pensiero lì.
Per fortuna il pezzo non è interminabile e si passa oltre, si passa ad una doppia scelta tratta da buon compleanno elvis con  Il cielo è vuoto o il cielo è pieno e Leggero. Il dubbio se il cielo è vuoto o è pieno è un dubbio costante, di quelli che ti fanno domandare se le tue azioni e quello che realizzi sia davvero la cosa migliore che puoi fare, se qualcosa può essere migliorato e come, se il tuo voto può arrivare alla sufficienza e/o superarla.
A questo si affiancano i vari amici Cico e Remo che cotti o meno cotti nei loro modi di essere ti hanno accompagnato od hanno attraversato il tuo percorso, quelli/e con cui sei uscito, hai condiviso una birra, una serata, una domenica allo stadio o una pizza ma che non sono andati molto oltre; ma anche quelli/e che invece molto oltre sono andati e si sono trasformati in "quel vestito migliore"leggero ma profondo. 
Ti viene naturale quindi pensare e immediatamente capire che questo è il tuo vestito migliore, quello fatto di quei volti che questo pensiero di porta agli occhi. Ti basta pensare a quei rapporti che sei riuscito a costruire fino ad oggi e che puoi considerare certi ed affidabili, quelli su cui mettere la mano sul fuoco e che ti fanno sembrare e sentire davvero migliore perchè prodotto certo di qualcosa che hai fatto di concreto, molto più sostanzioso di qualsiasi ebook pur pieno di importanza e così orgogliosamente tuo.
Quello è certamente il vestito migliore da indossare. Mentre leggero si allontana negli auricolari mi accorgo di aver corso un bel pò accompagnato da diversi pensieri malinconici e il random la fa di nuovo da protagonista facendo la scelta giusta e proponendo Taca banda ed il suo ritmo scanzonato, anche se poi il testo così superficiale non è. L'effetto è però quello giusto: quello di aprire il sorriso, di godersi la bella cosa realizzata con una passione da 10 che dal cassetto è uscito ed è "sul mercato", di godersi gli attestati di affetto (piccoli, grandi, enormi) avuti dal giorno della pubblicazione in poi e non solo, di godersi questo sole che, nonostante sembra abbia poca voglia di apparire con costanza in questa primavera, fa capolino e ha riscaldato questa corsa. Così come gli ultimi concerti del Poeta si chiudono proprio con questa canzone, anche il "fiato" comincia a far vedere la sua spia della riserva ed a segnare rosso fisso. Così al termine del pezzo cominci a rallentare e piano piano a fermarti.
Ti accorgi che sono poco più di 7 i km di corsa che hanno accompagnato questi pensieri...un buon risultato a livello sportivo (ovviamente tutto è relativo)....e forse anche a livello riflessivo....

lunedì 16 luglio 2012

Numero speciale

E' ripartita la stagione della corsetta... oddio al dire il vero è un mesetto che è ripartita, ma la ruggine accumulata nell'inverno di letargo c'ha messo un pò a togliersi di dosso ed a farmi apprezzare davvero gli effetti salutari di mettersi un po' di note negli orecchi e staccare dai pensieri mettendo in moto le gambe ed usando il fiato a disposizione per cercare di mettere insieme il percorso maggiore possibile. 
Capita però a volte che i pensieri non ti si staccano di dosso così  velocemente e così "semplicemente" ma restano attaccati nonostante la "folle velocità di corsa" dovrebbe farli volare via. Ed allora non riesco a trovare compagno di corsa migliore del Poeta, randomando i suoi pezzi e le sue poesie, ben sapendo che riusciranno a darmi il giusto accompagnamento ai pensieri che svolazzano tra un raggio di sole caldo ed una nuvola improvvisa che lo copre. Oltre ai pensieri, ai muscoli che provano a togliersi di dosso un pò di ruggine ed al Liga, c'è anche un numero a farmi compagnia
Capita infatti che un numero, o meglio una data ti faccia più compagnia di un'altra. Ed il 14 è da sempre un numero speciale, tanto da metterlo anche su questi pantaloncini che mi spingono verso il primo km. Un numero che condivido con il mio angelo custode coi baffi, che vede in questo 14 il SUO numero. Da sempre, ricorrenze/date/numeri hanno avuto su di me un fascino speciale. Come il destino che lega gli eventi ed il loro incanalarsi in un percorso particolare. 
Mentre io comincio ad arrancare nel punto peggiore (quello non troppo lontano dall'inizio corsa...detto della rottura del fiato..), Liga mi canta negli auricolari che  "IL DESTINO AVRA' LA SUA PUNTUALITA'"  ed è esattamente quello che ho pensato quando poche ore prima una nuova angela ci ha salutato per andarsene a fare da angelo custode agli amati figli e nipoti in un posto che chi la conosceva molto Meglio Di Me le ha augurato di trovare "con le candeline dei compleanni dei nipoti, le spezie dell'orto, le piante che guarivano con il suo tocco e tanto gelato all'amarena" che mi sembra il migliore saluto possibile ed a cui non posso che unirmi. 
Continuando a far andare le gambe, forse superando il momento peggiore, "la porta dei sogni" fa capolino e con le sue sonorità melodiche e poetiche mi fa riflettere sul fatto che ci sono mille motivi per ricordare un numero, ancora di più una data, quelli più forti sono quelli che generano sorrisi od emozioni vere e forte tanto da vedere quel ricordo diventare quel numero ed annullare i contorni tondi o spigolosi di una cifra piuttosto che di un'altra. Altre volte invece quella data è talmente forte che tutto quello che ti è successo o ti succede in quel giorno, rimane impresso come memorizzato su un'agenda elettronica. 
Certo, cose già importanti di loro, ma che tieni a memoria ed abbini perfettamente con quel collante del SUO numero che in parte è anche il tuo. "In quattro stanno sfasciano il bigliardino" mi catapulta all'indietro ad una zingarata di diversi anni fa dove il calcino assolato e dalle stecche praticamente immobilizzate ci faceva fare i muscoli ai bracci cercando di vincere l'ambita coppa del campeggio e nonostante che i minuti di corsa aumentino un sorriso mi viene naturale, che si accentua con quel "e ci siamo scambiati la pelle le anime e le ossa" che mi sbalza a calde giornate altrettanto lontane dove le abbronzature appena conquistate venivano messe a dura prova da pomeriggi chiusi in albergo. 
Il random fa il suo dovere anche quando nel momento in cui sembra davvero difficile continuare piazza "i ragazzi sono in giro" che mi rimandano al "ragazzo piccino piccino" ma dal pogo imponente che si è visto conquistare la sua Bastiglia in epoca più recente rispetto agli altri ricordi. 
Ma non fa il suo dovere invece, quando rimandando il pensiero a note meno dolci attacca con un "se ti scrivo proprio adesso, un motivo ci sarà" e la mente non può fare a meno di pensare al tenutario di questo numero, del suo orgoglio di abbinare la sua data a quella della presa della Bastiglia e di quella sua passione per il 14 che l'ha spinto anche a trasmettermela in eredità. Quel 14 che proprio oggi ha visto segnare un'altra data da ricordare, con un pò di tristezza e di malinconia ma anche con la speranza che quel bel saluto Mitighi Di Molto un pò di quel dolore. 
Ed a proposito di dolore...temendo che possa arrivare la mia "canzone apridiga" (cit. Maso), con un pò di groppo già presente e con la riserva che segna rosso fisso facendo scarseggiare il poco fiato...diminuisco andatura e passo con l'avvicinarsi della sagoma amica della casa....rallento e mentre sfuma la "lettera a G" mi fermo....guardo il tempo ed il risultato ottenuto...31 minuti e spiccioli e 5,21 km...il miglior risultato da quando ho ri-cominciato a correre...lo sapevo che il 14 avrebbe portato ad un altro risultato da ricordare....
BIGNAMI: data speciale....correndo con Liga, ricordi, emozioni e pensieri mescolati in unica grande sudata da metà luglio....da 14 luglio per la precisione...