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sabato 20 gennaio 2024

Il totale nulla

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 575

Seguo il calcio e tifo Viola da quando avevo sei anni, non ancora compiuti. Sono quindi oltre 40 anni che vedo rotolare palloni e sento forte la voglia di gridare "gol" quando in campo scende la mia maglia del cuore, colorata dello stesso colore di questo blog.
Da qualche anno però la passione sta vertiginosamente calando. Un po' per personale "anzianitudine" probabilmente, un po' per altri interessi, un po' per vicende viola ed un po' per un calcio che in senso generale ormai sempre di più lascia perplessi.
Continuo a seguire la Fiorentina con interesse e puntualità (ed a rompere le scatole con i miei post) ma qualcosa si è annacquato. Servirebbe un post dedicato allo scolorire di quel viola, ma non è questo il momento. 
Mi è venuta invece voglia di scrivere oggi di quello che attraversa il calcio italiano: il totale nulla. Per farlo parto dall'esperimento della supercoppa a 4 in Arabia di questi giorni: perfetto esempio di cosa produce chi gestisce "questo giochino"
Interrompere l'inizio del nuovo anno per fare a gennaio in terra araba un mini torneo dal sapore estivo è un colpo di genio che supera "QUEL TANTO CHE BASTA" tutte le possibili idee deliranti. La vincitrice del campionato, la seconda, la vincitrice della Coppa Italia e la finalista della scorsa stagione che si ritrovano più di sei mesi dopo a giocarsi la "supercoppa della stagione prima" , lontano dai propri tifosi ed in un posto totalmente irraggiungibile per il cuore di ogni squadra. Stadi semideserti ad ospitare le semifinali, organizzatori scontenti che speravano di vedere altre squadre partecipanti, calendari rivisti all'occorrenza ed a poche settimane dalle gare, squadre scontente di sobbarcarsi questo impegno proprio all'inizio del tour de force dettato da calendari fitti tra campionati e coppe abituali. Qualcosa di vergognosamente incomprensibile da studiare attentamente come flop dalle dimensioni clamorose.
Questa brillantissima idea arriva dopo la riformulazione della Coppa Italia che vede un scarsissimo interesse da parte dei partecipanti per "cultura" e che non viene per nulla aiutata dalla programmazione del torneo. Il calendario è sostanzialmente impossibile per le piccole squadre e/o quelle di serie minori e clamorosamente agevolato per le prime otto classificate che non solo entrano in campo direttamente agli ottavi ma hanno i primi due turni in gara singola in casa, per poi affrontare semifinali con andata e ritorno prima dalla sfida unica finale a Roma. Altra organizzazione filiniana a dir poco.
In tutto questo, le alte sfere e la politica continuano a tentare di finanziare le società prevedendo e/o provando a farlo leggi/leggine/leggiucce: ora chiamandoli decreti crescita, ora abbattimento costi per rientro di cervelli, ora proroghe, ora sgravi, ora pampurio. Interesse dato soprattutto dal tentativo di non dover registrare quello che sembra sotto gli occhi di tutti: i conti sono sballati ed il banco è saltato. Per praticamente la maggioranza delle società e per il giocattolo nella sua interezza. 
La lungimiranza gestionale del suddetto giochino, pensa che la crisi generale attorno ad un pallone che appare sempre più sgonfio si possa risolvere incassando X milioni da una trasferta da armata brancaleone nella terra dei dollari mischiati al petrolio (e non solo). Senza preoccuparsi nell'ordine di: curare la composizione dei vivai, sostenere la passione del tifo, monitorare la mappa degli stadi, preoccuparsi della regolarità delle stagioni, verificare i servizi offerti da chi si aggiudica i diritti televisivi, analizzare seriamente la sostenibilità di bilanci societari, razionalizzare ed umanizzare calendari folli e privi di rispetto per gli utenti.
Il niente che per anni ha dominato la gestione del calcio italiano sta continuando ad imperare ed avanzare. Avanti così, facciamoci del male. Anzi, continuiamo a farcelo.

sabato 6 maggio 2023

Canta Napoli

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 538

Alla fine è stata Udine la piazza che ha regalato a Napoli l'urlo più grande, trentatré anni dopo l'ultima volta. Era ormai nell'aria da tempo, nelle possibilità "matematiche" da quindici giorni e proprio lo stadio Friuli ha tolto l'ultimo 0,001% di dubbio.
E' arrivato il tricolore per la squadra napoletana, alla fine di un campionato dominato da agosto scorso, senza praticamente mai cali di attenzione o forma. Un successo sulla carta "strano" visto che la squadra il campionato scorso aveva ben fatto ma non impressionato in modo clamoroso. Oltre a questo nell'ultimo calciomercato erano stati molti i movimenti che in qualche modo avevano lasciato dubbi. La vecchia guardia infatti per vari motivi è stata vista "ANDARE E FARE POSTO" a nuovi arrivi che sembravano più che altro scommesse in certi casi pericolose. A questo si aggiungeva inoltre un ambiente mugugnante e per niente soddisfatto di proprietà e della svolta data alla squadra.
Ed invece la macchina è partita subito forte, quasi come se giocasse insieme da sempre, non sbagliando praticamente mai se non alcuni singoli match: in coppa Italia, contro il Milan in campionato ed in Champions. Proprio nella competizione europea più importante, la squadra ha dato dimostrazione di crescita esponenziale nei gironi ed agli ottavi, avendo un pizzico di sfortuna in Champions nei quarti. In campionato invece ha mantenuto un distacco medio di una decina di punti indipendentemente dal nome della rivale del momento (Inter, lo stesso Milan e Lazio nel finale) a conferma della costanza e della superiorità generale nei confronti di tutti i rivali. Tale e tanta da arrivare a festeggiare con ben cinque giornate di anticipo. Grande stagione, niente da dire
Al timone di questa squadra, quel Luciano Spalletti che finalmente arriva al primo tricolore nel campionato italiano, giusto premio per una carriera importante. Con alti e bassi, con polemiche, con scontri ma con la costante dimostrazione di essere un tecnico capace di dare gioco ed identità alle società in cui ha lavorato. 
Ma quello che apre il cuore anche a chi non ha quei colori nel sangue non è tanto il successo sportivo ed il terzo tricolore nella bacheca azzurra bensì quello che significa il movimento che questo ha scaturito. Al netto ovviamente delle derive violente ed idiote, presenti nel tifo napoletano come in tutte le altre con percentuali variabili in base a momenti e circostanze, sapere che una piazza così innamorata del pallone e della propria squadra è riuscita finalmente a festeggiare non può che colpire. Poi ovviamente ci sono le rivalità, le simpatie personali e "di tifo" ma è innegabile che vedere una città in festa e persa per un successo sportivo atteso oltre tre decenni è qualcosa di speciale. Piazze piene, caroselli, lacrime, fuochi d'artificio, balli, canti, cortei. "Esagerato ed illogico" viene da molti detto, probabilmente a ragione. Ma la passione, il cuore ed il senso di appartenenza che genera quella cosa tonda che rotola sul campo non ha logica. Non ha spiegazioni comprensibili a tavolino. E' tale e ti entra dentro. Totalmente.
Per questo vedere, dopo anni amari e per una parte ingiusti, vincere e festeggiare una tifoseria così "totale" a me non può che far aprire un sorriso. Indipendentemente dai colori e le rivalità, che restano e non mi permettono certo di essere "contento". Ma sorridente sì. Ed un filo invidioso.
Intanto domani saremo invitati alla loro festa dopo che trentasei anni fa siamo stati proprio noi a far da testimoni al loro primo tricolore. E' destino evidentemente quello di doverci complimentare con loro per primi. 
Complimenti Napoli, "canta" come si dice, che ne hai davvero motivo e te lo sei proprio meritato.

venerdì 23 dicembre 2022

Vittoria mondiale

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 519
Finalmente! Per l'Argentina. Per Messi. Ma anche per me. Era dal 1982 infatti che non assaporavo la vittoria di un mondiale e visto che anche la mia squadra di club non è così avvezza ad alzare trofei, direi che è una vita che non mi godevo la soddisfazione di urlare per un gol con relativo inserimento della squadra del cuore nell'albo d'oro.
Partito in sordina a livello di interesse (vedi post che ho scritto ad inizio manifestazione circa un mese fa), strada facendo, "VOLENTE O NOLENTE", il Mondiale è entrato di più nei miei radar, più o meno contemporaneamente alla speranza che l'albiceleste mi potesse regalare una gioia.
Non era iniziata benissimo da questo punto di vista. Proprio l'Argentina infatti aveva steccato completamente l'approccio al Mondiale, perdendo contro l'Arabia Saudita e regalando la sorpresa (negativa) più grande di questa edizione. Poi però la squadra si è affidata al suo capitano. E lo stesso, con un talento secondo solo a quello del D10S Diego, ha portato l'undici argentino in testa al girone. Una volta arrivati alla fase ad eliminazione diretta, scontro diretto dopo scontro diretto, la squadra è stata condotta alla vittoria finale passando da due sfide interminabili con Olanda e Francia in cui l'ultimo rigore ha premiato proprio Messi e compagni.
In particolare, la finale di domenica scorsa, è stata probabilmente la più bella partita della storia dei mondiali o almeno delle edizioni recenti. Settantacinque minuti di dominio assoluto per la nazionale argentina che, inaspettatamente per il divario in quel momento in campo, ha messo in un angolo la Francia. A quindici minuti dalla fine, un rigore di Mbappé, ha riaperto la gara e lo stesso campione francese l'ha pareggiata con un'altra magia; addirittura nei minuti finali proprio quello è stato il capocannoniere del Mondiale stava per portare la coppa a Parigi. Poi i tempi supplementari dove ci sono stati continui capovolgimenti di fronte con due squadre mosse dalla voglia di vincere e non con la paura di perdere, come quasi sempre accade in partite così importanti. 
Nel secondo tempo supplementare ancora Messi in gol ed ancora Mbappé a rispondergli fino alle occasioni finali. Clamorosa quella francese quando il portiere ha compiuto un vero miracolo. Sul successivo attacco argentino, nuova occasione per Lautaro Martinez, sprecata, poi il fischio finale. I rigori. E quella mano de D10S che questa volta non ha dato un pugnetto al pallone per fare un gol ma ha "annebbiato" la mira francese per la vittoria del suo erede. Per i festeggiamenti di un popolo. Per la realizzazione di una giustizia calcistica, quella di far vincere la coppa più importante al fenomeno "moderno" più grande e riportarla a Buenos Aires dopo 36 anni.
Così quello che è sicuramente stato il mondiale più sbagliato - per la modalità di assegnazione, per la scelta del Paese, per la rivoluzione delle stagioni dei campionati e dello spirito sportivo, per il non interessarsi della mancata presenza di diritti dei lavoratori e dei diritti civili nel paese ospitante, per la considerazione del pallone come solo macchina da soldi - ha avuto nel suo ultimo atto il risultato più giusto: far alzare all'erede di Diego quella coppa. Anche se si è tentato di macchiare pure questo unico bel risultato, con la "vestizione" dello stesso Messi con il bisht (la mantellina tipica del paese ospitante). 
L'esperienza quindi è da catalogare come una totale sconfitta della FIFA per tutta la parte organizzativa e realizzativa di un evento che è stato completamente svuotato del suo significato sportivo. Ma come grande vittoria del secondo giocatore (con distacco verso il primo - il suo padre calcistico - e con ancora più distacco verso il terzo) più forte della storia. Meritatissima ed attesissima. Quasi come la "mia" vittoria....mondiale. ;-)

sabato 3 dicembre 2022

Ma dai?!!?

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 516

E chi l'avrebbe mai detto?
Una vita di favori arbitrali fatti passare sempre come casualità che poi si compensano ma intanto partite e scudetti negli anni sono andati in un verso solo creando in tutta Italia lo stesso rammarico e la stessa sensazione di "sottrazione illecita". Da Graziani a Cagliari a Turone a Torino, da Ronaldo al Delle Alpi alla mancata espulsione di Pjanic nella partita decisiva che poteva lanciare il Napoli. E vado solo a memoria immediata.
Esempio di non sportività conclamata e fatta diventare motivo di orgoglio, dal "conta solo vincere" ai giri di campi e caroselli nella notte tragica dell'Heysel.
La protagonista principale del trasloco degli armadietti degli spogliatoi dai magazzini di abbigliamento sportivo a quelli farmaceutici.
Il coinvolgimento diretto a livello di organizzazione e coordinamento di un gruppo di potere e gestione di classe arbitrale e poteri decisionali, con relative conseguenze come dirigenti squalificati/radiati, penalizzazioni, scudetti revocati e retrocessioni.
Il riconoscimento delle scorrettezze realizzate con relativa accettazione con soddisfazione della condanna alla B con penalizzazione rispetto a sanzioni più pesanti.
La continua scorrettezza informale e formale di esporre nel proprio stadio due scudetti impropri perché revocati dalla giustizia sportiva per comportamenti riconosciuti come illeciti da tribunali e la stessa società.
Il tentativo di imbonire i giudici per far ottenere la cittadinanza italiana al possibile acquisto Suarez con il relativo percorso processuale successivo per frode.
L'attività come possibile fondatrice di una superlega di squadre europee dove il merito sportivo viene spazzato via e sostituito da parametri finanziari di riferimento. 
Continui scambi di mercato con alla base sopravvalutazioni di bilancio o favori societari e non interessi o meriti sportivi.
Ma nel "RECORD DI AUTOGOL" di sportività e decenza questi precedenti e questo CV evidentemente non erano sufficienti. E così di nuovo uno scandalo "inatteso" e di nuovo la stessa squadra protagonista. Intercettazioni che al solito fanno emergere il reale concetto di attività sportiva dei suoi dirigenti. Chat di gruppo che mettono per scritto accordi illeciti. Elenco infinito di operazioni di acquisto/cessione con alla base valutazioni di fantasia miranti solo a coprire buchi di bilancio creati da gestioni folli. 
Ed ovviamente già partito il distinguo "eh ma son operazioni che fanno tutti" "eh ma ci sono stati anni difficili" "eh ma punendo loro viene punito l'immagine del calcio italiano e ne risente il movimento". Anche questo molto nuovo, visto che è il solito ritornello ascoltato nel 2006. Sempre con loro nel mezzo. Sempre ad insegnarci la vita ed il mondo. Loro.
A sorpresa come allora. Curioso no?
ps. come avrete notato non ho citato la squadra nemmeno una volta perché anche solo scriverne il nome mi fa abbastanza orrore. #juvemerda

domenica 27 novembre 2022

Ah ci sono i mondiali?!?!

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 515
Ieri mi hanno chiesto se sto seguendo il mondiale (di calcio) e sono rimasto spiazzato. Si, perché oltre che non aver per niente seguito il pre (eccetto la FANTASMAGORICA bella figura della nazionale guidata da ciuffino) ed aver visto forse un mezzo tempo in una settimana, non ho proprio messo a fuoco che "ci sono i mondiali".
Eppure la sosta lunga ed inconsueta del campionato in qualche modo mi dovrebbe aiutare a tenere a memoria la cosa, ed invece.
"QUANTO SON DIVERSI I TEMPI" in cui l'attesa dell'evento era notevole e mettevo a memoria gironi, orari delle partite e classifiche.
Certo il tempo passa e forse anche la passione di un tempo tende a calare in modo inversamente proporzionale allo scorrere degli anni. Ma altrettanto con certezza questo mondiale non aiuta a tener vivo l'entusiasmo: periodo dell'anno certamente per nulla logico ed orari complicati per una visione con continuità delle partite.
Il tutto viene condito, e non è solo un condimento, da un'organizzazione folle della manifestazione da parte della FIFA. Partendo dalla scelta del Paese ospitante, frutto di una decisione su cui aleggia dal momento dell'ufficialità un'aurea fatta e fitta di corruzione. Passando per una preparazione del torneo con la costruzione degli stadi immersa nel sangue delle morti di un numero di lavoratori infiniti e sconvolgenti. Arrivando ad un mondiale dove le manifestazioni di vicinanza alle minoranze discriminate sono vietate per legge e per complicità della stessa vergognosa FIFA.
Ma il punto non è tristemente quello. Il nodo principale è quello di non aver minimamente considerato dove si andavano ad organizzare i mondiali. In quale paese privo di rispetto per i diritti civili, i diritti dei lavoratori e la tutela delle minoranze. Non solo. Si è chiuso la porta alla richiesta di prendere atto che il mondo è cosa diversa e quindi può manifestare il proprio dissenso. Infine, male minore rispetto ai precedenti punti, per rincorrere i soldi e gli introiti (legali e forse non solo quelli) si è buttato nel cesso il senso sportivo delle stagioni calcistiche, rovinando la stagione di club ed il senso stesso dei mondiali.
Ma come sempre accanto a chi si accorge solo ora di questo scempio c'è anche chi queste cose le denuncia dal momento della scelta e nonostante questo non ha nemmeno il record di essere stato il primo. Nel 1994 infatti qualcosa di simile accadde contro la scelta della FIFA di esportare il calcio ed i mondiali negli USA piegando la salute di giocatori, costretti a giocare ad orari e temperature assurde per tenere in piedi gli ascolti europei o richiamati di urgenza per dare lustro all'evento. All'epoca si alzò una voce in tal senso. Netta e chiara. E come spesso accade lasciata isolata. 
"Alla Fifa non hanno interesse né dei giocatori, né della loro salute, né del pallone in sé. Puntano ai soldi, costi quel che costi e questo è un pericoloso precedente" il succo di un discorso più articolato e complesso. Detto a petto in fuori, rischiando del proprio e diventando infatti vittima delle ritorsioni della stessa organizzazione. "Pagando di tasca" come si direbbe a Firenze. Uno che poteva tranquillamente accodarsi al silenzio accontentandosi della luce che a lui non sarebbe comunque mai mancata. Quella voce era quella di uno considerato "buono solo a giocare" e che invece aveva capito tutto. Come gli capitava in campo essendo stato il più grande di ogni tempo. Quanto ci manchi Diego. QUANTO.

domenica 29 maggio 2022

Bolliti vincenti

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 489
Dopo la conquista dell' Europa da parte della mia Viola, le ultime tappe della stagione calcistica si chiudono con le vittorie di Conference e Champions da parte di Roma e Real Madrid. Due coppe che vanno in direzioni opposte. Una verso una squadra all'esordio nell'iscrizione nell'albo d'oro come la squadra giallorossa, una verso la più titolata che conta con quella di ieri 14 Champions League
Il nostro ritorno dopo anni in Europa è stato seguito dalle immancabili polemiche di cui a Firenze non riusciamo evidentemente a star senza. Tra rinnovi, conferme, progetti che si sommano, cancellano e ripropongono abbiamo deciso di trascorrere la prima nostra settimana europea così, proprio mentre Roma e Real andavano ad alzare le loro coppe a Tirana e Parigi.
Nella loro totale diversità queste due vittorie hanno anche elementi in comune e di differenza con il nostro ritorno europeo. Noi infatti abbiamo fatto del gioco e della predisposizione "al bello" le caratteristiche della nostra stagione. I due successi europei fanno invece dell' impostazione della squadra alla vittoria il DNA principale dei club che hanno vinto. Il Real basandosi sui colpi dei singoli e sull'esperienza di grandi campioni, la Roma su un'identità di squadra modellata su caratteristiche di grinta e tenuta. 
Non solo, altro elemento comune la presenta di un allenatore altamente vincente che sembrava essere appannato. "Bollito" come definito dai super esperti. Anzi bolliti. E sono stati serviti, i super esperti non i bolliti. 
Ancelotti infatti al ritorno al Real quest'anno, ha messo la firma su titolo e sulla sua quarta Champions League. Mai al centro della scena comunicativa ma da sempre vincente con squadre diverse ed anche se sempre importanti, mai banale nell'ottenimento di successi entrati nella storia di quei club. 
Mourinho invece ha messo la firma sulla sua quinta coppa europea, aggiungendo a questa impresa un vanto maggiore, quello di averle conquistate con squadre non troppo abituate a vittorie in campo europeo (vedi Roma ma anche Porto ed anche Inter a livello di Champions). Per caratteristiche personali e gioco delle sue squadre, Mou è molto lontano dal prototipo del mio allenatore preferito. Eppure. E' stato "amore" sin da subito. Vederlo alzare quella coppa (anche se con una squadra non amata anzi...) è stata fonte di sorrisi. "LA VERITA' CHE SO LA SA DA SEMPRE ANCHE LUI" e cioè che se si mette in gioco lo Special One poi difficilmente non arriva al traguardo. Indisponente, gioco brutto, lamentele. Tutto quello che volete ma alla fine, i conti riportano il suo nome come vincente.
Così dopo il ritorno nell'habitat naturale della mia Viola, il ritorno alle naturali polemiche per noi fiorentini, anche le coppe europee ritornano ai loro legittimi proprietari. Bolliti per qualcuno, vincenti per la loro storia, unici per i loro numeri. Uno unico ad avere vinto i titoli nei cinque maggiori campionati europei, uno unico ad avere vinto tutti i titoli europei attualmente in palio. Il resto è chiacchiera

domenica 4 luglio 2021

Del perché non tifo Italia

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 443
Lo confesso, questo post sarà davvero poco interessante. E' uno di  quelli che ancora meno di altri possono catturare l'attenzione di chi per sbaglio o per volontà può passare di qui, ma mi andava di scriverlo. Mi è venuto spontaneo proprio in questi giorni di corsa all'inno di Mameli e di bandiere sui terrazzi
Ad i primi europei con sedi variabili l'Italia di Mancini sta dando grandi soddisfazioni ai propri tifosi, come poche volte era accaduto negli ultimi anni/decenni. Giocando un bel calcio e dando dimostrazione di essere squadra vera. Dall'inizio l'ho indicata come favorita, un po' per un cammino iniziale oggettivamente facile che poteva consolidare le proprie convinzioni un po' per l'oggettiva dimostrazione di quadratura. Con Turchia e Svizzera non c'è stata gara, con l'Austria ha oggettivamente sbandato nella ripresa e per pochi cm (quelli del gol annullato e del rigore non concesso per precedente fuorigioco sempre di spazi limitatissimi) non è andata sotto. Quelli che sanno di calcio dicono che è proprio quando potresti "cadere" e non lo fai che "VINCI CASOMAI I MONDIALI" o gli Europei. Ai quarti di finale dell'altra sera contro la prima avversaria "seria", la squadra di Donnarumma ed Insigne ha riacceso l'interruttore giusto ed ha dominato il Belgio e meritato la vittoria.
Entusiasmo, festeggiamenti, sogni, speranze, ambizioni. Ma su questo carro, mi spiace,  ma non riesco a salire. Ho letto nei giorni scorsi un articolo che ha suscitato molte polemiche. Massimo Fini ha infatti messo giù i motivi per i quali lui non tiferà per l'Italia agli Europei, principalmente riassumibili nella difficoltà di vedere Draghi ed il suo Governo prendersi il merito anche di questa eventuale vittoria. Ecco. Non c'entrano niente con i miei di motivi. 
Da sempre credo che la passione ed il tifo calcistico sia qualcosa che va oltre logica e/o razionalità. Mi sono innamorato del colore viola da piccolo e sono certo che è un amore che non potrà mai finire. Magari si attenuerà come ha fatto in alcuni momenti e come sta facendo adesso, ma non potrà mai sparire.
Sul fronte nazionale il percorso è stato ed è più complicato. Ho conosciuto il pallone per la prima volta durante i mondiali dell'82 con i gol di Paolo Rossi e con la classe di quell' "estemporaneo 9" (Antognoni) che chi mi stava "insegnando il calcio" mi continuava ad indicare come "quello più forte di tutti, il nostro grande Antonio". Ma negli anni in cui la passione si fortifica ed accende il gas (quattordici/sedici anni) a Firenze la nazionale è diventata qualcosa da guardare con occhio critico. Scorie dell'82 e dello scudetto rubato che ti sei sentito raccontare all'infinito che si sono sommate alla vicenda Baggio, alla partita in casa della finale Uefa giocata ad Avellino, Matarrese e le sue ritorsioni, la retrocessione in B con le spinte arbitrali, il fallimento e la C2, Tangentopoli, la qualificazione Champions svanita, la penalizzazione. Un mescolone riconosco. Roba forse "lontana" per molti, di "poco conto" per quasi tutti. Ma non per chi quelle cose le ha vissute sulla pelle negli anni in cui la passione ha deciso che strada prendere e quella somma di cose ha fatto sì che per la maglia azzurra non si accendesse. Anzi. In molti momenti, soprattutto durante gli anni della gestione di Marcello Lippi, il sentimento è stato esattamente l'opposto rispetto al tifo ed ai caroselli, tanto che nel 2006 credo di essere stato uno dei pochi a non essere uscito a clacsonare con la bandiera al finestrino, anche un po' incazzato che i francesi non avessero fatto il loro dovere come qualche anno prima a Mondiali ed Europei.
Il tempo è passato e la voglia di "tifare contro" è un po' scemata, annacquandosi un po' ma sicuramente non completando l' "inversione a U". Così in questi giorni di Europei guardo le partite, apprezzo la squadra e/o la  partita ma mi fermo lì. Come mi potrebbe piacere un'altra nazionale, come potrei guardare un campionato estero. Non riesco proprio a sentirla come "la mia squadra" e son sincero, nonostante la ritenga la migliore, tutto sommato se Spagna o Inghilterra/Danimarca facessero uno scherzetto a BobbyGol e soci non sarei così dispiaciuto, anzi. 
Fine del post poco interessante.

domenica 23 maggio 2021

Giuste deroghe

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 437
Scrivevo qualche settimana fa (clicca qui per leggere il post) che se c'è qualcosa che chi gestisce e dirige il calcio in Italia può sbagliare sicuramente riuscirà nell'intento di farlo anche in modo clamoroso. Una sorta di innata capacità di prendere la strada sbagliata, nel modo e nei tempi errati.
Così anche in questi giorni, la Lega Serie A non ha perso l'occasione e si è ben issata "SEMPRE LI' LI' NEL MEZZO" a quel percorso netto di decisioni senza senso. Anzi con il senso di far perdere quella passione e quell'interesse che è la benzina di un qualsiasi sport. A maggior ragione in un periodo di "distanze fisiche" obbligate.
Parlo della scelta o meglio della conferma del termine di una deroga. Detta così sembra anche una cosa che rispetta norme e regole, quindi da applaudire. Ogni deroga infatti va "oltre" quelle che sono previsioni e regolamenti, ed anche in questo caso lo era.
Da due anni infatti, la Fiorentina era in deroga per la regola della fascia del capitano. A molti nel pensare ad un regolamento per una cosa del genere sembrerà di leggere una barzelletta ma non è così. In uno sport allo sbando come il calcio italiano, la Lega Serie A ha avuto negli anni scorsi uno slancio di "ordine e disciplina" prevedendo una norma (già attiva in altri campionati) che impone la stessa fascia di capitano a tutte le squadre. Il senso? Evitare sponsorizzazione/scritte particolari/abusi di vario tipo. Si potrà obiettare che sarebbe bastato vietare quelle che vanno contro a queste indicazioni e che mentre si regola la fascia di capitano tutto il resto pare "un porto di mare" o "un circo" dove si vende sponsorizzazioni anche per le borracce o non si mantiene un'equità nemmeno nel prendere in considerazione tutti i partecipanti. Ma andiamo oltre.
In questo biennio alla squadra viola era stata concessa questa deroga per ricordare Davide Astori, capitano di trentuno anni che il 4 marzo di tre anni fa è morto nell'albergo del ritiro pre-gara la notte prima di una partita contro l'Udinese. Fascia raffigurante i quattro quartieri storici di Firenze che indossava lo stesso Davide e che è stata "integrata" dalla scritta "DA13" in memoria dello stesso capitano. La storia di Astori ha colpito una famiglia, una squadra, una città, un mondo (calcistico). Ed è stato naturale per tutti definirlo "capitano per sempre". Non per due anni.
La Lega Serie A aveva concesso la deroga affiancando alla stessa l'immutato cordoglio e ricordo per la vicenda di Davide. Ma evidentemente era a tempo. La deroga. Ma anche il cordoglio ed il ricordo. E così è stata già annunciatala rigida interpretazione del regolamento dal prossimo anno e l'imposizione della "fascia unica" anche per la Fiorentina.
Ed allora adesso la palla è in mano proprio alla società viola. A cui mi sento di fare due proposte. La prima, banale, pagare la multa che arriverà e prevedere la fascia anche il prossimo anno per il nuovo capitano. La seconda prevedere sulla prossima maglia viola una piccola toppa ben visibile sulla manica sinistra con la scritta "capitano per sempre - DA13". Entrambe per dimostrare alla Lega Serie A che a volte le deroghe sono giuste e che quando ricordi/vuoi ricordare qualcuno per sempre non ti basta un biennio. 

domenica 9 maggio 2021

Quanto manchi Robertino

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 435

Quando si dice la lungimiranza. Se c'era una cosa che la barzelletta della Super Lega aveva evidenziato era la sostanziale presa di posizione ad unanimità degli amanti del pallone. Le scelte di campionati a partecipazione limitata a "squadre elette" per un palmares particolare o un conto in banca ingente erano state talmente poco digerite dai tifosi da portare a mobilitazioni importanti.
E che decidono le alte sfere del calcio italiano? Pensano bene di prevedere una Coppa Italia che va esattamente nella direzione opposta del voler popolare e che, nel piccolo, imita la Super Lega. Accesso limitato alle sole squadre di serie A e di serie B. 
Ora, già la Coppa Italia è sostanzialmente schifata da quasi tutti i club ed in parte anche da una buona parte delle tifoserie. In particolare da quelle dei club più altolocati ma anche in generale di quelle che si vedono programmate partite alle 15 di giorni feriali. Per dargli un po' più d'interesse la rivisitazione della formula era anche auspicabile. E non si doveva guardare nemmeno troppo lontano per studiarne una attraente. In Inghilterra da sempre la formula della coppa nazionale funziona. La FA Cup da sempre si ammanta di un fascino speciale che mischia storie e romanticismo. Fonda questa specialità e questa attrattività sulla possibilità di partecipazione di squadre di varie categorie che si sfidano, programmando incontri che vedono le big della Premier League andare su campi di dilettanti o di squadre di serie improbabili rendendo la coppa attraente ed il successo obiettivo reale di club dalle ambizioni importanti. E che vedono bene di fare le nostre menti organizzatrici? Di riformulare una coppa già dall'appeal al minimo sindacale nella direzione esattamente opposta. Formula pensata da chi (giustamente) ha alzato la voce contro l'idea di fondo del campionato delle squadre più ricche e che ora.....fa la stessa cosa.
In questi giorni, accanto a questa speciale notizia, sui giornali sportivi e non solo si poteva trovare un'intervista a quello che è stato il miglior calciatore italiano dell'ultimo trentennio. Colui che "PER OGNI ORA PASSATA IN CAMPO" ha regalato poesia e fascino, il miglior dieci che abbia mai visto giocare in maglia viola: Roberto Baggio. Nelle sue parole semplici ma piene di significato sono emerse delle caratteristiche ed un amore speciale per quel pallone dal quale si è distaccato perché in quello attuale fondamentalmente non si riconosce. Nelle sue risposte ha spaziato dai suoi attuali interessi al momento in cui è stato costretto a ritirarsi, dalle vicende fiorentine ai suoi allenatori, dal calcio di oggi al fascino del pallone di ieri. Leggendo questa intervista ho riacceso ricordi di un calcio che fu e che proprio come lui non ritrovo più neanche minimamente.
A differenza sua continuo a seguirlo, a farmi il fegato amaro per le sconfitte (perché gioire per le vittorie son eventi che da molto rari stanno diventando sostanzialmente inesistenti) ma quel trasporto di allora non c'è più. Sicuramente l'età. Ma anche la mancanza di poesia pura che Baggino portava in quantità industriale e che adesso è sostituita da tentativi cervellotici di riorganizzazione di coppe e campionati e da un interesse quasi esclusivo su tutto meno che sul campo. Diritti televisivi, stadi di proprietà, centri sportivi. Ed intanto i tunnel/tocchi/gol/giocate di Roby restano solo ricordi e magie da rispolverare solo su youtubeQuanto manchi Robertino.

sabato 31 ottobre 2020

60 anni di magie, grazie Diego

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 409

La ripetitività di questo periodo porta in qualche modo a rendere piatto tutto il resto. Le preoccupazioni e le situazioni di varia natura conducono riflessioni e pensieri sempre nella stessa direzione. Insieme alle preoccupazioni sanitarie e di cura, manifestazioni di categorie di lavoratori di vario tipo e vari settori che fanno sentire le proprie voci in modo civile ed evidenziando ragioni e motivi di preoccupazione e terrore per la "sopravvivenza" economica e non solo. Purtroppo accanto a questo tipo proteste ce ne sono altre che fanno paura e rabbia. Quelle di cui parlavo una settimana fa (leggi cliccando qui il post) che si stanno moltiplicando e purtroppo vedono pericolose radici comune violente. Non torno su quell'argomento, né ripeto quanto scritto una settimana fa. Sono solo felice di aver visto il centro di Firenze in ordine dopo poche ore e pronto a dare il benvenuto alla mattina del sabato nel suo miglior vestito. Spero ovviamente che chi ha subito i danni sia in qualche modo "ripagato" e chi li ha commessi sia punito come merita. Ma intanto vedere che dopo poche ore era tutto in ordine ha dato una bella risposta ai responsabili di quei danni: "non siete boni nemmeno a farci perdere mezza giornata". In tutto questo la voglia di cercare qualcosa di diverso da raccontare scarseggia. Ed invece sarebbe anche opportuno farlo. Mettersi a pensare, almeno per una parte della giornata, ad altro. 
Il calendario in questo caso mi è venuto incontro, il trenta ottobre nello specifico, segnalandomi il compleanno "DEL DIECI CHE" rappresenta il calcio. Diego Armando Maradona ed i suoi 60 anni. In questi giorni ho rivisto video di partite e di giocate che mi hanno lasciato a bocca aperto. Inutile che sia io qui a dire quanto e cosa Maradona sia stato: semplicemente il più grande. Quello che mi ha emozionato è che molti di quei video hanno riaperto ricordi che non sapevo di avere. 
Le gare del mondiale in Messico dell'86 hanno riacceso le emozioni che avevo nel vedere il giorno dopo le partite registrate su VHS. I gol all'Inghilterra, quelli al Belgio, il passaggio decisivo per Burruchaga in finale. Un mondiale vinto praticamente da solo. Lo scudetto l'anno successivo festeggiato proprio contro la Fiorentina al San Paolo, giorno in cui Baggino segnava il suo primo gol in A, giorno in cui a Firenze con quel punto si festeggiava la salvezza. I gol da centrocampo, quelli su punizione, quelli dopo dribbling pensabili e realizzabili solo da lui. 
Diego è stato banalmente la più grande rappresentazione di cosa vuol dire fare arte giocando a pallone. Magie ed emozioni. Brividi ed invenzioni. Un calcio che ha rappresentato sogni e bellezza. Di questo tutti gli amanti di questo sport lo devono e lo dovranno ringraziare sempre. In questo caso facendogli gli auguri più speciali possibili. Auguri D10S.

domenica 14 giugno 2020

Ripartenze e nostalgie

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 392

E' ricominciato il calcio. Alè. Pre-partite, formazioni, dibattiti. Tutto cerca la sua naturale ricollocazione partendo da un fine-settimana dedicato al ritorno delle semifinali della sempre avvincentissima Coppa Italia. Programmone proprio. Una due giorni dove vanno in scena o meglio in campo la favorita solita e le (solite) squadre che rincorrono e sognano. E da appassionato quale sono.....quasi nemmeno me ne sono accorto. Sarà che di quattro squadre "non se ne fa nemmeno mezza" per la simpatia o la possibile vicinanza di tifo. Sarà che "la mia di simpatia" anche per quest'anno ha deciso di regalarci un'annata mediocre senza obiettivi e quindi, al solito, non rientrava nel lotto delle semifinaliste e delle sognatrici. Mix di motivi che hanno fatto sì che delle due partite dei giorni scorsi abbia seguito con un "PASSO STRISCIATO STANCO" più o meno una ventina di minuti: una decina di minuti del match di venerdì giusto come intrattenimento rispetto all'appuntamento fisso con Propaganda. Ed un'altra decina di minuti ieri sera prima di preferire un vecchio film di Hitchcock. Sicuramente lunedì prossimo alle 19.30, tipico orario per il campionato di serie A, non mancherò all'appuntamento in viola. Portandomi dentro la giusta dose di nostalgia e tristezza per quel Franchi e quella Fiesole desolatamente vuoti e soprattutto per quel pre-partita che ancor più del match mi mancherà. 
In generale però questo balletto infinito di posizioni, tra l'altro inutili e con poco senso, tra algoritmi, quarantene e sospensioni hanno raso al suolo quel minimo di entusiasmo che, come già detto ma tocca ripetere l'ammissione, l'ennesima stagione viola senza obiettivi aveva già minato. Un campionato che forse era giusto riprendere ma che senza pubblico, con un calendario ancora più incomprensibile del solito e con regole modificate, allontana ancora di più i nostalgici come me. Niente tifo, partite spalmate su sette giorni senza interruzioni tra una giornata ed un'altra, cinque sostituzioni che significano cambiare metà squadra e quindi cambiare anche il senso di partite e significato proprio dello sport. Non è roba da poco quella che tutta insieme arriva come una novità. Per molti versi necessaria visto il momento, per altri molto discutibile.  A tutto questo si è affiancato il tira e molla solito delle varie fazioni su quando ricominciare e come che hanno fatto riflettere su quanto sembrasse tutto anacronistico rispetto a quello che il Paese stava passando per altro. Direte, proprio tu che da sempre segui il calcio non te n'eri mai accorto che vive in una bolla fatta di regole proprie? No, no per sapere l'ho sempre saputo. E quando ragionavo senza la testa del tifoso e dell'appassionato l'ho anche sempre riconosciuto, di essere complice di qualcosa che faceva abbastanza ridere. Ma in questo periodo mi è banalmente parso più evidente. "A volte basta distaccarsi un po' dalle cose per vederle meglio" (cit.). Forse è stato questo. O forse quel volersi attaccare a qualcosa di bello per pensare ad altro nel periodo di quarantena e non averlo trovato nella vecchia passione che da sempre mi accompagna. Perché magari sarà anche solo un momento ma di bello in questo pallone non ci vedo nulla o davvero pochissimo.  Pensare ai soliti noti che litigano sul coefficiente dell'algoritmo che assegnerà o meno lo scudetto in caso di chiusura anticipata che verrà stabilita in base a non si sa ancora quale numero/percentuale di contagiati e/o di squadre in quarantena mi fa davvero tristezza. Ed è solo un esempio di una serie di motivi che potrebbe essere lunghissima e che riflettendoci accentua ancora di più quello stato d'animo pieno appunto di tristezza. Per quanto questa parola possa essere abbinata ad un argomento del genere. 
Detto questo, la macchina è ripartita. E magari il mio sarà solo un momento passeggero, derivante dalla lontananza da quei pre-partita, dallo stadio dipinto del giusto colore, dal mio fedele "gruppo a dopo - sezione Fiesole", da quel "garrisca al vento". La nostalgia per certe domeniche resta, magari è  un segno buono per volerle ritrovare.

mercoledì 7 novembre 2018

Immenso




E quando a quattro minuti dalla fine già parlavano di qualificazione matematica come primi in classifica....arriva la zampata del maestro...e l'1-0 diventa magicamente 1-2...

Ooopppssss....
...’bona MERDE...

Immenso MOU

sabato 8 settembre 2018

Il problema del calcio italiano

Kiave di lettura n° 302
Il calcio italiano questa settimana si è fermato ed interrogato sul grande problema che lo affliggeva. Chi "CERCA NEL CUORE" e trova comunque uno spicchio di pallone non può che essere contento del fatto che (finalmente) si sia arrivato a questa analisi. Un calcio ridicolo, gestito in maniera oscena finalmente si interroga e pone al centro dell'interesse generale un elemento fondamentale: la fascia da capitano. Avete letto bene. Per chi ancora non ci crede ripeto: la fascia da capitano. 
Quindi non il fatto che la serie A ha definito il numero dei suoi componenti solo all'ultimo minuto con due squadre salvate dalla retrocessione solo per cavilli burocratici e rivisitazione di norme anticombine, non il fatto che sono emerse in maniera chiara responsabilità amministrative con squadre partecipanti al campionato di A non sanzionate solo per motivi di tempo, non il fatto che la continuità e la logica del campionato di A possa essere inquinata nel corso dell'anno dai suddetti motivi e da possibili sanzioni, non il fatto che in serie B ci siano stati tre fallimenti, non il fatto che inizialmente sempre in serie B erano stati effettuati tre ripescaggi poi spariti nel niente, non il fatto che è stato deciso di far partire un campionato in numero dispari perchè non in grado di gestire la cosa, non il fatto che ancora oggi a campionato di B iniziato si ha la certezza che lo stesso campionato continui con lo stesso numero di squadre, non il fatto che il punto di riferimento del calcio italiano invocato da tutti a restare in Nazionale si sia reso ridicolo ed abbia dato dimostrazione del suo piccinume nell'ultima (speriamo) sua apparizione in Champions League, non dal fatto che il nuovo capitano della Nazionale è quello che ha dato splendida immagine del suo più alto eloquio gridando e mimando un "iupai" (lo stile è quello quindi la pronuncia ne risente) clamorosamente vergognoso da meritarsi il ruolo di grande saggio della Nazionale a cui si chiede di formare i giovani, non dalle mille squadre satelliti presenti nei diversi campionati che tra campo e bilanci aggiustano quello che non dovrebbero aggiustare.
Ecco il problema affrontato con dibattiti e prese di posizioni da ligi al dovere è la fascia da capitano unica e l'ardire di tre capitani (Gomez, De Rossi, Pezzella) di andare contro il diktat.
Partiamo dalla cosa meno importante, il mio parere. Tre punti semplici.
1 - è una regola stupida e che punta a togliere "colore", un po' come se si decidesse per legge che le squadre in casa giocano di rosso e quelle in trasferta di blu
2 - il significato della fascia da capitano della Fiorentina è talmente alto ed ovvio, che altrettanto ovviamente non può essere capito da chi dirige questo calcio
3 - del parere della Lega fondamentalmente penso quello che pensa Biraghi: "noi giochiamo con quella fascia, loro facciano quello che gli pare"
Nel frattempo noti scienziati hanno deciso di intervenire nel dibattito con una posizione da rigidi difensori delle regole. Tal Costacurta e tal Marotta. Il primo noto per aver abbandonato il campo nei quarti di finale di Coppa Campioni perchè si era abbassata la luce, tipico atteggiamento da ligio alle regole ed al fairplay; il secondo per dirigere una squadra di prescritti e per attribuirsi un numero di scudetti di fantasia. Il primo (non si sa per quali meriti) è dirigente della Federazione che tanto ordine vuol portare e chiude gli occhi sullo stadio del secondo che sfotte Federazione, sentenze e buon senso esponendo scudetti mai vinti.
Pare che la Lega oggi si mostri "disponibile" al dialogo per verificare l'applicabilità delle sanzioni a chi va contro questa regola. Accidenti che bontà, sarà troppo? Il mio interesse rispetto a questa disponibilità è lo stesso nel sentire dirigenti del genere parlare di rispetto delle regole. Se cambieranno la loro posizione non faranno un favore ad una tifoseria o un gesto di intelligenza. Metteranno solo fine ad una delle tante figure di merda del calcio italiano, figura che comunque resterà tale visto che negli annali le diffide per le fasce indossate sono agli atti e ci resteranno e quelle per gli scudetti di fantasia esposti (solo per fare un esempio) non ci saranno mai.
Non so se ci sono regole per l'esposizione di fasce da capitano nei blog. Nel caso, faccio mia la risposta di Biraghi, "se arriveranno multe le pagheremo".

mercoledì 25 aprile 2018

La vittoria di Sarri

Kiave di lettura n° 284
Sorvolando sul ritorno alla mediocrità viola per mancata visione del match contro il Sassuolo, vorrei puntare l'attenzione della kiave di lettura di questa settimana sul primo verdetto del campionato. Non parlo della retrocessione imprevista del Benevento (abbondantemente in B già a novembre) ma del successo di Mister Sarri. Non parlo della vittoria a Torino come trofeo né tanto meno della vittoria dello scudetto, ma di qualcosa di meno concreto ma più significativo, di una frase che ora si può dire: "lui ha già vinto". Sicuramente poco da bacheca ma tanto da meriti ed applausi. Spesso bistrattato per i modi poco istituzionali, spesso ripreso e criticato (giustamente) per le uscite fuori luogo, spesso oggetto di ironia, sarcasmo od offese per le sue analisi viste come scusanti continue o alibi cercati. Sta di fatto che "QUANDO TUTTE LE PAROLE" restano tali e lasciano il campo ai fatti, quelli sono lì ad inchiodarti. Ed allora il suo Napoli ha dieci punti più di anno scorso quando già aveva fatto mezzi miracoli ovviando alla cessione di un bomber da 36 reti ed all'infortunio del suo sostituto creando un gruppo capace di giocare il miglior calcio d'Italia ed arrivando in Champions. Quest'anno ha fatto meglio. E' stato scherzato quando è stato eliminato dalla Champions e dalla Coppa Italia non prendendo in considerazione un dato banale: le risorse. Con quelle a disposizione, Sarri ha vinto. A quattro giornate della fine sta tenendo testa ad una corazzata nettamente più forte, con investimenti nemmeno paragonabili, con più aiuti e con un'abitudine a vincere storica. Non contento è andato a batterli a casa loro e si è portato ad un punto, con un calendario che può anche far sognare. Da pronostico e da inizio anno dico e penso che sarà di nuovo la #juvemerda a vincerlo questo scudetto e resto di questo avviso. Ma nonostante questo credo che Sarri abbia davvero già vinto. Ha portato la sua squadra a combattere per un sogno lottando con mezzi a disposizione che a confronto dell'armata juventina son da considerarsi più che scarsi.
Provate a leggere i ventidue juventini
Buffon Szczesny; Howedes Lichsteiner, Benatia Rugani, Chiellini Barzagli, Alex Sandro De Sciglio, Matuidi Sturaro, Khedira Marchisio, Pjanic Betancur, Douglas Costa Cuadrado, Higuain Mandzukic, Dybala Bernardeschi
e poi paragonateli con i ventidue napoletani
Reina Rafael, Hysay Maggio, Albiol Chiriches, Koulibaly Tonelli, Ghoulam Mario Rui, Allan Rog, Jorginho Diawara, Hamsik Zielinski, Callejon Ounas, Mertens Milik, Insigne Machach
Ecco ora ditemi se paragonando i giocatori della Juve e quelli del Napoli, a parità di ruolo, su 22, ce n'è più di un paio dove preferireste giocatori del Napoli. Sinceramente. Forse Zielinski e Koulibaly. Stop. A questo aggiungete che oltre le scelte c'è anche il peso dei ricambi e dei reparti. Onestamente imbarazzante la differenza dei componenti dei due attacchi, che nella realtà si è trasformata invece nell'arma in più dei napoletani. Tralascio, e non è fattore tralasciabile invece, le spinte extra campo che come sempre hanno influenzato e fatto segnare diversi punti sempre nello stesso verso. In tutto questo Sarri è andato a Torino, ha vinto e non ha concesso neanche un tiro alla Juve. Per questo vada come vada, lui ha vinto. Con la sua tuta, i suoi blocchetti, le sue uscite eccessive ed i suoi errori. Ma ha stravinto.
Ah. A Firenze da qualche giorno si commenta e ci si schiera sulla buffonata detta da un tizio che lavora a Sky ed ogni tanto si diverte a chiamare "Pezzeia" il nostro difensore centrale. La suddetta buffonata sarebbe quella che tra i tifosi viola è partito il tamtam "scansiamoci col Napoli". Ora, non so quali sono le fonti del signor Parodi, ma onestamente non mi risulta proprio e magari visto che lo chiamano giornalista (ahahahha si lo so fa ridere) sarebbe utile verificare l'attendibilità di quel che si dice. Firenze è nota per non scansarsi, caro signor telecronista, lo dice la storia e lo dice la nostra natura, di cui lei evidentemente non conosce neanche la premessa. Detto questo e detto che il suddetto tizio dovrebbe essere banalmente ignorato, Firenze ha abboccato e come sempre abbiamo cominciato a fare quello che ci riesce meglio: si fa "polemiha" e ci si divide (anche se onestamente le parti in causa non mi sembrano così divise a metà). E da buon fiorentino io dico la mia. Per mia natura ammetterei di "tifare contro" la mia Viola solo all'ultima di campionato con nostra posizione ormai definita e solo nel caso che la nostra sconfitta regalasse la matematica certezza della B alla #juvemerda. Quindi il problema non si pone. Detto questo chi dice che non si può tifare contro perché anche il Napoli c'ha rubato qualcosa mi fa venire le bolle. Sicuramente ognuno può avere le sue simpatie. Sicuramente il ricordo fresco della Coppa Italia di pochi anni fa è ancora ferita bella fresca e dolorosa. Ma non scherziamo. Quello che rappresenta per Firenze la #JuveMerda non è paragonabile a niente e chi si lancia in paragoni non sa di che parla. L'82, il '90, Baggio, Berbatov, Avellino, Agnelli, Buffon, Conte, Pogba, Tevez, i mille rigori e le mille espulsioni, la Coppa Uefa, Casiraghi, Aladren, le sciarpe delle avversarie, calciopoli, Moggi, Bettega. Via ragazzi non scherziamo. E se siete così sensibili che nemmeno si può dire "in fondo se lo scudetto lo vincesse il Napoli..." fate una bella cosa, studiate un po' di storia viola. E magari domenica alzate il culo e venite al Franchi che c'è bisogno anche di voi visto che tra chiacchierare e fare c'è di mezzo il mare e si corre il rischio di essere invasi e sovrastati dai tifosi azzurri. E quello che ragiona a Sky, lasciatelo "cocere nì sù brodo".....ed asciugare i mestoli alla moglie.

giovedì 12 aprile 2018

Rigori e Figure

Kiave di lettura n° 283
Premessa: da sempre sostengo che ci sono partite e partite, situazioni e situazioni, squadre e squadre. Da frequentatore costante degli stadi italiani e da sporadico osservatore (ahimè) delle competizioni europee ormai "RINUNCIO A UNA CERTA ILLUSIONE" del "in quanto sport con delle regole si parte tutti alla pari". Mi è chiaro infatti che lo stesso fallo, la stessa situazione, le stesse proteste in base alla competizione in cui stai giocando, la maglia che indossi e lo stadio dove giochi non pesano alla stessa maniera né tanto meno vengono giudicate alla stessa maniera. Brutto da dirlo in modo così netto, ma è così. Altrettanto nettamente dirò che sull'episodio finale di Real-JuveMerda di ieri non ho le idee chiarissime e definitive. A pochi istanti dalla fine del recupero c'è un attaccante in area piccola davanti al difensore palla praticamente in possesso che viene sicuramente toccato da un difensore che ha braccia larghe "a spingere" e gamba molto alta a tentare un anticipo. La sensazione è che possa anche toccare la palla, che l'attaccante del Real aspetti il contatto per accentuare la caduta ma che l'intervento sia davvero in ritardo e scomposto. Quindi? Diciamo che da arbitro son quegli episodi che come fischi, fischi male; da tifoso del Real se non ti danno rigore protesti; da tifoso dell'altra squadra se te lo danno contro imprechi/protesti contro la decisione e bestemmi contro il tuo difensore che al 94' in vantaggio 0-3 fuori casa ed ad un cm dai supplementari insperati è in ritardo su un azione del genere e rovina sull'attaccante. A sensazione è rigore, in base a quello detto ad inizio post, ci sta che venga dato come no ed a Madrid ed in quell'area lì è più facile che venga dato. Fine premessa.
Da ieri sera invece è in onda uno show clamoroso. Divertentissimo. Per chi ha il cuore viola già vedere uscire i gobbi nuovamente nella Coppa che sta diventando un incubo per loro, con un rigore contro al 94' dopo una rincorsa di tre gol, è una vera GIOIA. Se si aggiunge il post-gara più comico, ridicolo e divertente che io ricordi, la gioia diventa CLAMOROSA. Un pianto continuo ed ininterrotto per un episodio da loro stessi definito "dubbio" ed in quanto tale quindi aperto alle interpretazioni. Ma niente. 
Agnelli chiede ufficialmente la testa di Collina come designatore arbitrale perché con il suo modo di fare indirettamente provoca ritorsione contro le squadre italiane in coppa. Vi ricordate cosa diceva la JuveMerda fino ad ieri sera di chi si permetteva/permette di esprimere dubbi su designatori o sistema arbitrale? "complottisti, perdenti che cercano scuse"
Lo stesso Agnelli chiede a gran voce l'utilizzo della/del VAR nelle coppe europee. Vi ricordate cosa diceva la JuveMerda fino ad ieri sera (anzi fino a quando è stata usata nei loro confronti) dell'utilizzo del VAR? "sperimentazione azzardata, snatura il gioco, fa diventare il calcio come il baseball".
Allegri dice che la sfida era condizionata dall'errore arbitrale nella partita di andata. Vi ricordate cosa diceva la JuveMerda fino ad ieri sera di chi legava le partite ad episodi arbitrali o solo li commentava? "parliamo degli arbitri, bisogna guardare alla propria prestazione per migliorarsi".
Lo stesso Allegri dice che c'era il rigore come c'era il rigore su Cuadrado nella partita di andata. Vi ricordate cosa diceva la JuveMerda fino ad ieri sera a chi metteva a paragone partite diverse o episodi simili? "non sono paragonabili gli episodi, sono cose diverse valutate da persone diverse, la diversa interpretazione è umana".
Chiellini mima e dice che il Real ha pagato. Vi ricordate cosa diceva la JuveMerda di chi osava/osa insinuare influenze/sudditanze a favore dei gobbi? "come si può pensare a compravendita di partite da parte nostra e degli arbitri? E' da querela".
Buffon inventa l'arbitraggio col cuore e non con il "bidone dell'immondizia", invoca la personalità dei direttori di gara "altrimenti te ne stai in tribuna con le patatine e la sprite", insegna che "l'arbitro deve studiarsi i percorsi delle squadre, della gara d'andata e dell'impresa che una squadra sta facendo" prima di fischiare un rigore, istituisce il minutaggio in cui si può dare o meno un calcio di rigore perché "al 94' un rigore si dà proprio solo se è nettissimo", e per chiudere in bruttezza definisce l'arbitro "non all'altezza, una sensibilità degna di un bidone dell'immondizia, un animale, un incapace". Vi ricordate cosa diceva la JuveMerda ed il buon GigiConLaCremeria di chi si lamentava degli arbitri o della sua/loro mancata sportività? "le lamentele sono le scuse dei perdenti, se avessi anche visto la palla dentro non avrei detto niente all'arbitro, gli arbitri sono uomini e come i giocatori possono sbagliare specialmente su decisioni dubbie"
Su quest'ultimo figuro (il sorBuffon) invito tutti a cercare l'intervista di ieri sera dell'uomo immagine della nazionale italiana. Una cosa clamorosa. Divertentissima se vista come sketch comico. Desolante ed avvilente se vista come intervista del capitano della squadra che dà anni fa la morale a tutti su fair play, accettazione della sconfitta come spunto di crescita e soprattutto rispetto delle decisioni arbitrali. Sconvolgente se vista come intervista del capitano della nazionale a cui tutto il mondo calcistico si rivolge come faro, chiedendogli di non abbandonare il calcio e prefigurandogli ruoli dirigenziali immediati. O ancor meglio di "uomo immagine". Proprio una grande immagine sì. Direi più che immagine, una gran figura. Figura di.... Come dice il Cioppi "immagina, puoi".

lunedì 13 novembre 2017

A come Apocalisse e come Accenti

Kiave di lettura n° 261

...
"Apocalisse"
"Catastrofe"
"Dramma"
"Macchia indelebile sulla carriera"
"Impossibile pensare altro, ci qualificheremo"
"L'ultimo mondiale e mi ritiro"
"Col cuore e con la tecnica"
"Morire sul campo"
"Andremo ai mondiali"
"Rispetto per gli avversari ma siamo più forti della Svezia"
"San Siro ci prenderà per mano"
"Impossibile un mondiale senza Italia"
...
E poi alla fine 
E "TUTTI LA LA LA LA LA LA LA ...LA LA LA LA LA LA LA...." ma soprattutto...
foto di Passione Fiorentina

lunedì 10 aprile 2017

Forza Pepito


Sarà dura. Molto. Perché sembra a volte che il Destino sia davvero perfido nei suoi giri, nel suo ripetersi "cattivo", facendo dire che "LA GIUSTIZIA NON SI SPIEGA" molto, anzi.
Sarà come pensare di rimontare da 0-2 la #JuveMerda con solo un tempo a disposizione.
Ma come allora, tutti noi a cui hai regalato quella splendida magia durante LA PARTITA ASSOLUTA, siamo qui a tifare per te ed a credere nella tua magia e nel tuo sorriso, compagni di viaggio fedeli per affrontare questa tua ennesima e durissima sfida.
Era dura, quasi impensabile, ipotizzare una rimonta quel giorno, ma è finita con te occhi al cielo e braccia alte, tutto il Franchi festante anche se in lacrime ed il portiere più forte del mondo ai tuoi piedi, vinto ed a testa bassa.
Vincerai anche questa volta. FORZA PEPITO

domenica 31 luglio 2016

Gli undici di sempre

Kiave di lettura n° 194

Da qualche giorno la Fiorentina ha lanciato un po' di iniziative/programmi per i festeggiamenti dei primi 90 anni che la squadra viola con giglio rosso compirà alla fine del prossimo mese di agosto.
Tra quelle magari più ovvie, ma più di impatto e più carina c'è quella della formazione "migliore di sempre" da votare sul sito.
Potevo non partecipare? 
Ed allora ho aperto la maschera d'inserimento sapendo che "LO SPUNTO DELLA PUNTA" e soprattutto il suo nome era il punto di partenza.
Così partendo dal facile dell'assegnazione del numero 9 ovviamente al Santo di Reconquista, sono andato "a ritroso" a cercare gli altri elementi certi della formazione, così cabina di regia ovvia con Antonio e difesa guidata dal caudillo Passarella.
Ovviamente anche Baggino non può mancare e per gli altri si va soprattutto a fascino recente e di giocatori visti personalmente. Così alcuni grandi del passato restano fuori ma a qualcuno doveva toccare. Così in porta la scelta cade sul portierone padovano Toldo e per affiancare il caudillo la scelta cade sul duo "ceco" Ufo/Repka. In un centrocampo molto offensivo dopo il duo di numeri dieci la scelta cade su un duo di giocatori che aprono a ricordi ed è come se fossero scelti da altri al posto mio, da chi questa passione me l'ha trasmessa, ed allora "Bertoncino" e "Lele" non potevano proprio mancare. Davanti a far compagnia a Bati, ecco due sicurezze Edo ("perchè uno così forte tranne Baggino untul'hai mai visto" cit Bollins....e non solo) e Diaz "dai Ramon tira la bomba".
Mister Prandelli in panchina, che adesso sopporto poco ma che a Firenze ha fatto vedere davvero qualcosa di speciale. Restano fuori e sarebbe i "primi cambi" Frey, Gonzalo, Borja, Dunga e Mutu in un'ipotetica panchina dai "numeri vecchi". Per ricordo e simpatia mi sarebbe piaciuto inserire anche altri (Contratto, Vierchowood, Rui, Ciccio Graziani, Socrates, Toni) ma il bello del gioco sta proprio nel dover scegliere.
Che ne dite della mia Fiorentina Best 11? E la vostra quale sarebbe?

mercoledì 20 gennaio 2016

Peccato non saper chi scegliere

Se, "NEL NOME DI" una scelta ipotetica in un qualsiasi campo, mi avessero detto qualche giorno fa che avrei dovuto scegliere tra Sarri e Mancini, mai mi sarei immaginato che sarei stato in qualche modo dubbioso. Avrei risposto che "non c'era gara" tra il ciuffino piangina che a Firenze nell'anno ultimo di Cecchi Gori ne fece più di Carlo in Francia (non ho mai capito esattamente cosa volesse dire ma mi pareva rendesse bene l'idea) e che negli anni successivi si è sempre distinto per arroganza, vittimismo e superbia spesso totalmente immotivata ed il toscanaccio in tuta che a 57anni si sta prendendo la ribalta per le sue capacità tecniche, per la sua schiettezza e la sua non banalità precotta da mister costruito in batteria ed un po' plastificato. Invece ieri il campo è stato trovato ed oggi il dubbio c'è.
Pur con queste premesse di spiccata parte sarriana, è impossibile negare che Sarri ha fatto un clamoroso scivolone, una madornale mancanza di rispetto ed una dimostrazione di maleducazione/ignoranza nei confronti non solo di Mancini ma anche di un argomento che in troppi continuano a vedere come "secondario" o non pericoloso. 
Tutti noi che "frequentiamo" gli stadi e che abbiamo frequentato i campi di calcio, anche e solo a livelli amatoriali o giù di lì, sappiamo che molto spesso i luoghi non sono da educande da convento e chi scrive, tanto per non tirarmi fuori e fare lo splendido, molto spesso ha detto cose mai ripetute poi fuori da lì e neanche troppo pensate davvero, pur avendo sempre attenzioni su certi argomenti.
Resta il fatto che il comportamento di una persona con un ruolo come Sarri non può essere paragonato/paragonabile a quello di un tifoso o simile, la responsabilità ed il peso delle sue azioni è diverso, è uno degli oneri legati agli onori. Ed onestamente al toscanaccio gl'è partita un po' la brocca, tanto che alle spiegazioni post gara era visibilmente impacciato e con una linea difensive tra le più deboli mai viste, pari forse solo alla coppia Verga/Luppi contro il Milan di Van Basten e Gullit
Che Mancini possa "tirartele fuori dalla bocca" può essere vero e comprensibile; non lo sono però certe parole, che sembrano per alcuni aspetti non essere lontane da altre già dette in tempi lontani e non proprio graziose nei confronti della considerazione degli omosessuali. Perchè Mister Maurizio sa bene che se si fosse limitato ad usare uno "stronzo" o similare sarebbe stato altro affare, magari maleducato ma ben altro affare forse davvero catalogabile con "cose di campo" dettate dal furore del momento che invece ora e con anche un noioso (per lui ma soprattutto per il suo modo di parlare e pensare e per certe latenti considerazioni) precedente è ben più difficile. Da un "innovatore" e "rivoluzionario" ci si aspettava qualcosina di meglio, Mister Sarri, per dire....un "ciuffino rifatti lo shampoo invece di protestare" o un "se son troppi cinque minuti, pensa io che ti reggo da novanta" oppure un "chiagni e fotti come i democristiani" (quasicit) adatto all'area partenopea.
Tutto questo nonostante a definire cose di campo che devono restare in campo in passato sia stato lo stesso "ciuffino" , chissà che ne pensa ora Mancini delle sue stesse parole, quando diceva che in campo ci può stare dare di negro di merda o di zingaro di merda come, sembra, fecero Vieira e Mihajlovic all'epoca avversari in un Lazio-Arsenal che vennero definiti come "screzi di campo che lì devono restare" o quando definiva "semplici sfottò" gli striscioni del tipo "partenopei tubercolosi" esposti a San Siro e come tali non dovevano essere amplificati. Verrebbe da chiedere allo stesso Mancini "nel calcio non deve starci chi grida frocio ma chi grida negro di merda sì?" ed anche "le storie/offese di campo devono essere o meno riportate fuori?". Io credo che ieri il Mancio fosse davvero amareggiato e toccato dallo scontro/scazzo avuto con Sarri e non ci fosse una pilotata delegittimazione a tavolino di un mister che sta andando alla grande, credo anche però che così schifo adesso non gli faccia e che insistere sul "mai scuse da lui" vada in quel senso, che non si può fare il "buonista" a corrente alternata e che dire "se essere uomo è essere come te meglio gay" è un po' come dire "ho molti amici gay...sottotitolo possibile/probabile...li tratto come se fossero normali come me". L'episodio da allenatore della Fiorentina di diversi anni fa che pubblica violanews conferma il buonismo a corrente alternata del mister ciuffino.
Questo non giustifica Sarri o non diminuisce la gravità delle sue parole, che probabilmente(?)/sicuramente(?) sono date da una vena tappata e da un'eccessiva e sboccata toscanità ma allo stesso tempo non possono essere allineate alle offese reciproche che ragazzini si fanno in campetti con le porte fatte coi giubbotti. Un vero peccato perchè è stata davvero una pagina brutta, per Sarri, per Mancini, per il calcio italiano in generale. In molti lo definiscono uno scazzo da campo e di non esagerare, forse però a forza di "non esagerare" in questo calcio è passato davvero di tutto ed a giudicare su potenziali frasi omofobe è la federazione guidata da un presidente dalle ripetute frasi razziste ed omofobe. Sarri si è scusato, ma secondo me poteva farlo meglio senza quel "son cose di campo" e chiedere scusa comunque al mondo omosessuale per la (seconda) scivolata grave. Mancini dovrebbe oggi non fare il duro e puro senza averne il pedigree e dire "all'epoca sbagliavo son maturato e dire negro o tubercolosi non è accettabile". Non l'hanno fatto, non lo faranno, per questo non saprei da che parte "stare". Un vero peccato.