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domenica 28 giugno 2026

Momento particolarmente corretto

#Klibro Giugno 2026 
qui il mio intero
Katalogo
PAOLO KESSISOGLU
"Ieri è il momento giusto"
Solferino

Dopo un libro bello tosto come quello di Carrère (leggi qui) mi serviva qualcosa di più leggero e passando in libreria mi è venuta in mente un'intervista che avevo ascoltato di Paolo Kessisoglu che brevemente descriveva l'idea del libro. Raccontava infatti che alla morte ravvicinata di entrambi i suoi genitori, si è ritrovato con la sorella a gestire la casa genitoriale ed i suoi "ritrovamenti" fra cui una raccolta di lettere reciprocamente scritte. Dalla lettura sono emerse due figure che nella righe di parole si sono trasformate dai severi mamma e babbo a due innamorati intenti a scambiarsi frasi e pensieri d'amore. Questa idea di non conoscere in tutti i loro aspetti i propri genitori è quella che lo ha ispirato nella definizione del racconto.
Federico, uno dei protagonisti del libro, vive una vita ben definita con magari pochi successi ma molte certezze "LI' NEL TEMPO" attuale. Queste vengono sconvolte dalla morte del padre e dalla successiva lettura del testamento che ipotizzata come banale formalità si rivelerà invece un importante mix di altro. Le disposizioni iniziano col "botto" di sorprese a ancora di più inaspettate avendo visto sempre suo padre come un uomo di certezze poco incrinabili. A queste novità, si affiancherà anche una richiesta: quella di affrontare un viaggio che, dopo varie tappe definite come una vera e propria "caccia al tesoro", ha come destinazione finale Lampedusa. Le disposizioni e la richiesta si mescoleranno e comporteranno per Federico un viaggio non in solitaria verso l'isola siciliana e non solo. Ovviamente nel percorso le sorprese aumenteranno e verranno gestite in vario modo e con diversi stati d'animo: prima i protagonisti del viaggio sembrano impauriti dalle scoperte possibili poi da quelle che non riusciranno a rintracciare e/o scoprire del tutto.
#KdL - KIAVE di LETTURA n° 699
La scrittura di Kessisoglu è davvero piacevole perché unisce alla leggerezza anche varie sfumature di profondità. Ironia e sarcasmo, che sono strumenti di lavoro quotidiani per lui, si ritrovano ovviamente anche nella scrittura e sono utilizzati con ottima modalità, riuscendo ad alleggerire le tracce più pesanti in termini emotivi. La storia scorre bene e riesce a tenersi viva praticamente in ogni punto del libro. Mi è piaciuto anche il fatto che non si ha mai la sensazione di ripetizione anche se in alcuni punti la trama in qualche modo si ripropone in alcuni punti come simile. I personaggi sono ben descritti e nelle loro differenze formano un bel "cast". Libro che consiglio e che per la lettura estiva mi sembra particolarmente indicato.
 
CINQUE CITAZIONI

1 - "...aveva capito che accogliere la sofferenza di sua figlia sarebbe stato molto più difficile che gestire la propria. E ora è uno di quei momenti. Sentirla piangere e non poter fare nulla, vicini ma ognuno per conto proprio..."
2 - "..però credo che ogni tanto ci si debba sforzare di darsi torto. Andare contro le proprie convinzioni..."
3 - "...lei è sicuro di poter stabilire ciò che è immorale e cosa non lo è? Certo, lo può fare, è un suo diritto, ma si chieda anche quale morale le consente di considerarsi dalla parte giusta e giudicare. Quanto siamo ridicoli quando pensiamo che se il mondo ci assomigliasse sarebbe un posto migliore.."
4 - "...il cinema non è fatto per chi lo guarda, è fatto per chi lo vive, come innamorarsi...."
5 - "...mi ha tolto la cosa più importante. Il tempo. Non mi ha dato tempo. Non gli ho potuto dire niente, e invece avrei voluto dirgli che io senza di lui non ci voglio stare. Questa stupidaggine che i genitori non dovrebbero sopravvivere ai figli è una stronzata...loro c'erano già prima, sono abituati a stare da soli, hanno scelto di averci.."

Mia personale VALUTAZIONE: **** - quattro stelle su cinque

domenica 31 maggio 2026

Un avversario che scava dentro

#Klibro Maggio 2026 
qui il mio intero
Katalogo
EMMANUEL CARRERE
"L'avversario"
Adelphi 

Non ancora del tutto ripreso dalla lettura di V13 (leggi qui la recensione) mi sono messo in moto per affrontare il secondo appuntamento con Emmanuel Carrere"A MIO MODO E COL MIO PASSO" lento di lettura e con lo stimolo della stessa mano che mi aveva regalato anche l'altro volume, sono andato incontro alle pagine dell'Avversario con il timore di trovarmi in mezzo di nuovo a qualcosa di impegnativo dal punto di vista emozionale. E così è stato.
Anche in questo caso, l'autore francese basa la storia su un fatto di cronaca raccontandolo attraverso le indagini, i processi ed il vissuto di Jean Claude Romand, protagonista del libro. Si parte dal 9 gennaio 1993 data in cui lo stesso uccide moglie, figli e genitori e tenta il suicidio (non riuscendoci). Da questo giorno nero l'autore torna indietro e prova a raccontare la vita dell'omicida, raccontando i suoi percorsi e portando alla luce quanto di falso era riuscito a costruire nel raccontare ed inventarsi una vita totalmente diversa. Fingeva di essere medico, di avere un buono stipendio, di riuscire ad investire con facilità e profitto. Approfittando della buona fede familiare e di amici sperpera soldi non suoi fino al momento della verità di dover affrontare le conseguenze e non regge il peso delle sue bugie e decide di ricorrere alla follia dei gesti suddetti.
#KdL - KIAVE di LETTURA n° 695
Non spoilero niente perché il libro da questo punto sostanzialmente parte, da un fatto noto e già raccontato per addentrarsi nell'animo umano dell'omicida e provare a fotografare le sue inquietudini ed i suoi criminosi piani e disegni. Non si cerca di dare risposte processuali già evidenziati ma, come per V13 si raccontano i fatti ed i percorsi che hanno portato  a quelli descrivendone emozioni e dolori.
Lo stile potrebbe essere immaginato come quello della fredda cronaca ma si allarga clamorosamente ad un'analisi emotiva ed introspettiva e quando si realizza in pieno colpisce dritto allo stomaco. Un pugno ben assestato che toglie un po' il fiato quando si entra nei dettagli e si fa capire le conseguenze, cazzotto ammorbidito (si fa per dire) solo dai piani assurdi e pittoreschi del protagonista per scappare dalle evidenze che piano piano spuntavano fuori prima della follia di quel nove gennaio. Diciotto anni di menzogne, partite in sordina da un esame universitario non dato ed a catena evolutiva diventate stipendi da ricercatori e risparmi trasformati in investimenti di successo. 
Il libro scorre bene in ogni punto e si adagia solo per il tempo giusto sui fatti di cronaca e le relative fotografie anche crude. Lo stile ed il tono mette il giusto grado di inquietudine e riesce nell'intento di tenere il focus sul percorso e gli stati d'animo e non (solo) sul lato noir della vicenda. Non è un libro facile e/o leggero ma ha una forza notevole. Come per V13, lo consiglio. E come allora consiglio anche di trovare il momento giusto per leggerlo, cioè arrivando preparati alla tipologia di lettura necessaria.

CINQUE CITAZIONI

1 - "...si chiedevano tutti la stessa cosa: come abbiamo fatto a vivere così a lungo accanto a quest'uomo senza sospettare nulla?..."
2 - "..perfino i non credenti credono in qualcosa di simile: che nel momento del trapasso si veda scorrere in un lampo la pellicola della propria vita, finalmente intelligibile..."
3 - "...fuori, era completamente nudo. Tornava all'assenza, al vuoto, al nulla che per lui non costituiva un incidente di percorso ma l'unica esperienza della sua vita. La sola che abbia mai conosciuto, credo, anche prima di ritrovarsi al buio..."
4 - "...perché il silenzio è il peggior nemico delle coppie mentre una crisi superata insieme può rivelarsi il loro migliore alleato...."
5 - "...sono sicuro che non stia recitando per ingannare gli altri, mi chiedo però se il bugiardo che c'è in lui non lo stia ingannando..."

Mia personale VALUTAZIONE: **** - quattro stelle su cinque

giovedì 30 aprile 2026

Canto piacevolmente malinconico

#Klibro Aprile 2026 
qui il mio intero catalogo
KENT HARUF
"Canto della pianura"
NN Editore

Nella "PICCOLA CITTA' TESTARDA" (ed immaginaria) di Holt in pieno Colorado, si intrecciano storie che partono dalla scuola cittadina ed arrivano nelle fattorie che corrono accanto al centro del paese. Tra i nodi degli intrecci due professori, una studentessa, due allevatori e due adolescenti. Sono questi i protagonisti di questo romanzo corale, che diventano struttura portante del libro attraverso l'uso dei propri nomi per definire, a turno, i capitoli del racconto.
Quello di Victoria che incontra le resistenze familiari (e non solo) nel momento in cui dichiara di essere incinta non ancora maggiorenne. Quello della sua insegnante Maggie che proverà a darle una mano destinandola ad una fattoria tenuta da due burberi di cuore. Quelli dei fratelli McPheron che oltre ad ospitare la giovane ragazza diventano formatori di due ragazzini alle prime esperienze lavorative. Quelli di Ike e Bobby che appunto stanno crescendo alle prese con scuola, lavoro e situazione familiare non facilissima. Quello di Tom Guthrie, padre dei due ragazzini e collega di Maggie con la quale prova ad instaurare un rapporto che va oltre quello di condivisione didattica. 
Cast più difficile da descrivere che da leggere, vista la capacità dell'autore di armonizzare al meglio le storie e farle assorbire in un fluire unico di racconto. Per ognuno dei protagonisti le vicende sono scandite dai ritmi lenti ed abitudinari di un piccolo centro  dalle convinzioni "antiche". Queste si confronteranno con il movimento veloce ed a tratti impetuoso della vita vera che come al solito non genera sconti ne si ferma ad aspettare.
#KdL - KIAVE di LETTURA n° 691
Non conoscevo l'autore ma sento di ringraziare chi mi ha regalato il libro. Lo stile di scrittura di Haruf è pieno, le descrizioni e l'ampio uso di dettagli rendono la lettura molto visiva. Ogni particolare viene raccontato al lettore nella sua più piccola sfumatura e si presenta come elemento centrale del libro insieme al tentativo di trasmettere il peso delle emozioni e delle relazioni dei protagonisti. E' affascinante la ragnatela di legami che si crea fra i vari capitoli/personaggi, così spessa da diventare la vera trama del libro. I tratti paesaggistici emergono evidenti nella loro malinconia, perfetto sfondo alle storie raccontate. Lo stile di scrittura a getto continuo - che non prevede né soste né "stacchi" neanche nei dialoghi - aiuta ad accelerare il ritmo di lettura, che con una trama non troppo avvincente potrebbe affievolirsi. La storia non ha clamorosi sviluppi o un "senso" evidente ma tiene perché ha alla base storie che sembra quasi di poter toccare.
Ho trovato il libro molto "denso", a tratti un po' cupo, ma di una malinconia quasi piacevole come compagna di lettura. Esordio positivo con Haruf, libro che consiglio e che non resterà l'ultimo letto di questo autore.   

CINQUE CITAZIONI

1 - "...è solo che non so che fare di tutte le cose che penso. Penso continuamente e a quanto pare non riesco a smettere, ma non so proprio che farci..."
2 - "...mia madre diceva sempre che c'è una lezione in ogni cosa che fai, basta avere gli occhi per vederla..."
3 - "...lui le prese la mano e la guidò sulla pista. Era un pezzo veloce, lui la spingeva lontano e lei tornava indietro, la faceva girare come una trottola e lei riprendeva a muoversi avanti e indietro e di nuovo lui la faceva volteggiare e ad un certo punto lei se lo ritrovò di fronte e gli disse, Accidenti a te, Tom, sto facendo tutto io..."
4 - "...perchè sei diversa da tutte le altre, disse lui Sembra che la vita non ti abbia mai sconfitta o impaurita. Sei sempre cristallina, qualunque cosa accada...."
5 - "...guardandosi allo specchio, disse ad alta voce, Non te lo meriti, non provare neppure a pensare di meritartelo.."

Mia personale VALUTAZIONE: **** - quattro stelle su cinque

domenica 29 marzo 2026

Una personale bella lettura

#Klibro Marzo 2026 
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GIULIO SOMAZZI
"La mia personale idea di inferno"
Accento

Incuriosito da aver trovato il fondatore della casa editrice (Alessandro Cattelan) che, tra gli altri libri "con lo stesso marchio", lo consigliava al suo stand di Testo poche settimane fa, ho letto con interesse ed abbastanza rapidamente "La mia personale idea di inferno" di Giulio Somazzi.
Si percepisce subito che "L'INFERNO E' SOLAMENTE UNA QUESTIONE" personale, basta vedere l'indice e la strutturazione del libro che si sviluppa su tre piani diversi che si intrecciano e che sono evidenziati da tre momenti abbastanza "particolari" per essere tre pilastri di una storia: un hotel, un funerale ed una festa. In queste tre dimensioni particolari si sviluppa una parte della vita del protagonista (Damiano) che troviamo in diversi suoi momenti e che in questi cerca un equilibrio che palesemente non ha per molti motivi ed aspetti. Nei diversi capitoli si sviluppano amori e storie del passato, lavoro ed ottenimento del successo. Ci sono ovviamente elementi di disturbo e salti temporali che innescano una trama che come in una sorta di piacevole singhiozzo si interrompe per poi riprendere. Gli altri personaggi che girano intorno al protagonista in alcune parti del libro diventano quasi tali ma non offuscano mai la centralità di Damiano anzi lo accompagnano. Dalla donna tormentata che lo illude più volte anche il giorno prima della sua scelta di vita all'amica di famiglia che ne ha segnato l'infanzia in modi che si scopriranno pagina dopo pagina. Dalla sorta di agente delle star che diventa quasi spalla all'incidenza della famiglia diretta e di quella acquisita. La trama non ha elementi di clamorosa suspence ma in alcuni punti desta attenzione e lascia sospesi ed incuriositi.
#KdL - KIAVE di LETTURA n° 687

La scrittura di Somazzi scorre bene anche in un'articolazione di libro che inizialmente fa chiedere "perchè?" e dove la stessa storia voglia andare a parare. Lo stile si abbina bene al percorso del protagonista e rende interessante le sfumature di racconto che emergono al meglio nel loro senso. Le tre parti così distinte sono interessanti come strutturazione ma un po' difficile da cogliere nel loro legame e soprattutto nel senso generale della storia ed il rischio è non rimanere troppo attaccati alla storia, cosa che l'autore prova a tener vivo come interesse creando punti di aggancio e di sospensione. Ci sono elementi a sorpresa ben riusciti, altri un po' meno e lì un po' il libro rallenta la sua corsa per poi però riprenderla. Consigliata comunque come lettura leggera che - nel suo complesso - scorre bene.

CINQUE CITAZIONI

1 - "...dove andasse la sua mente quando si astraeva nessuno lo aveva mai capito, ma la sua sagacia quando era presente era rassicurante e tutto sommato andava bene..."
2 - "...cosa era andato storto tra loro due? la risposta era semplice, pensò lui: si erano conosciuti..."
3 - "...la sua ricerca ossessiva di contenere i danni non aveva ottenuto altro risultato se non una catastrofe appresso all'altra..."
4 - "...aveva cercato il mare con lo sguardo, lo aveva trovato di striscio, in diagonale tra gli spigoli di due strade che si intersecavano alla sua sinistra. Giampiero invidiava molto il mare, perché al mare nessuno poteva mai rompere il cazzo in nessun modo.."
5 - "...chissà se quella non era una porta aperta sull'ennesima versione alternativa dell'inferno. Non vedeva l'ora di scoprirlo.."

Mia personale VALUTAZIONE: ***° - tre stelle e mezzo su cinque

sabato 28 febbraio 2026

Maestre davvero di categoria

#Klibro Febbraio 2026 
qui il mio intero catalogo
FABIO GENOVESI 
"Mie magnifiche maestre"
Mondadori

Avevo già letto qualcosa di questo autore (clicca qui) grazie ad un prezioso regalo di qualcuno molto importante. Allo stesso modo è arrivato il secondo appuntamento con Fabio Genovesi, una sorta di destino.
"NEL MEZZO DEL CAMMIN DI NOSTRA VITA" o quasi, il protagonista si trova a fare un percorso di avvicinamento ai suoi 50 anni che lo porta a ritrovare zie e nonne nei suoi sogni. Incontri che come nella sua infanzia sono pieni di significati e lezioni di vita. La ricorrenza del suo compleanno "tondo" e questi momenti di condivisione familiare lo metteranno nella condizione di analizzare a fondo il significato di ogni esperienza vissuta e di quelle che sono state le sue scelte ed il peso che su queste hanno avuto le sue radici. Tutte (o quasi) donne, tutte maestre, tutte capaci di suscitare in lui sentimenti forti, tutte in qualche modo fonti di ispirazione profonda
Per lui i sogni non sono quindi solo tali ma una concreta rivisitazione dei percorsi reali vissuti e di analisi di quanto questi gli hanno trasmesso. L'età incide sul tutto comportando anche una paura del tempo che passa e del sentirsi ogni giorno un po' più lontano da quel percorso alle spalle. Un bilancio vero e proprio cercando di tenere lontana "la crisi di mezz'età".
#KdL - KIAVE di LETTURA n° 683
Lo stile di Genovesi è pieno e ricco di continue immagini fatte di descrizioni che fotografano benissimo i concetti. Ha in questa caratteristica tantissimi pro e qualche contro determinato dal fatto che in alcuni casi la scrittura si fa un po' meno scorrevole e l'impegno per assorbire ogni significato delle parole e dei concetti usati un po' più intenso. Ma ne vale la pena. Come spesso ho scritto, sono abituato a fare un piccolo "orecchio" in alto alla pagina che contiene una frase che mi colpisce particolarmente (sì sì lo so che è uno scempio e non si fa....ammazzatemi :- ) ) e questo volume ne ha davvero tanti. Arriva spesso anche la verve ironica a riaccendere momenti di racconto che in alcuni sprazzi potrebbe farsi meno scorrevole vista la trama non troppo clamorosamente avvincente/da colpi di scena. Il libro si basa su ricordi/sensazioni/emozioni e l'autore è bravo a non farli mai diventare troppi pesanti nel leggerli. Quindi ringraziamento d'obbligo che si raddoppia perché è un libro che è "arrivato a bersaglio" e che consiglio davvero (e magari regalerò a mia volta).

CINQUE CITAZIONI

1 - "...quell'urgente necessario spreco di bellezza, che è l'unico modo per dare l'amore..."
2 - "...sapere che mi ami, oppure sentirtelo dire mentre mi baci con la voce impastata dalle nostre bocche che si strusciano: ecco la differenza che separa il sapere qualcosa dal viverla, un precipizio a cui basta affacciarti e cadi giù..."
3 - "...stanotte però quella bellezza è tornata da me, è la luce del suo sorriso, quando si è ricordata di voltarsi e mi ha salutato, una luce così vera e viva che splende ancora adesso sul letto con me..."
4 - "...l'odio è così, più è stupido e più dura, si stempera negli anni e si solidifica in un astio vago e sordo e quell'astio è rimasto in me come un fastidio eterno.."
5 - "...c'è un detto arabo "parla soltanto quando sei sicuro che quel che dirai sarà più bello del silenzio". Il silenzio della mia nonna, del suo sorriso.."

Mia personale VALUTAZIONE: **** - quattro stelle su cinque

venerdì 30 gennaio 2026

Libera tutti

#Klibro Gennaio 2026 
qui il mio intero catalogo
MARCO MALVALDI
"Piomba libera tutti"
Sellerio

Dopo un po' di tempo e con un po' di salti delle "puntate pubblicate" torno a confrontarmi con i vecchietti del BarLume e le loro vicende. Per merito di un azzeccato regalo (GRAZIE) ho ripreso questa piacevole abitudine cercando di non mischiare/farmi influenzare dalle trame/sviluppi dell' "ULTIMO SPETTACOLO" della serie TV.
Ritrovo Massimo - protagonista dei racconti e titolare del Bar - con diverse novità: alcune determinate dalla mia assenza nelle puntate precedenti, alcune arrivate con questo nuovo libro. Come sempre a far da co-protagonisti ci sono gli anziani avventori dello stesso locale e la (ex) commissario che è stata promossa sia a livello di rapporti con lo stesso protagonista sia nella carriera lavorativa. Nella ormai nota Pineta - territorio immaginario ma concretamente posizionato sulla costa toscana nella zona pisana/livornese - il consueto movimentarsi di turisti estivi è ulteriormente agitato dall'ennesimo omicidio. Massimo ed i suoi amati/odiati soci di investigazione vengono impegnati da un omicidio avvenuto in un garage condominiale. La vittima rende il tutto più complicato perché a detta di chi la conosceva "è strano non l'abbiano uccisa prima" : liti condominiali, carattere irascibile, attività poco piacevoli verso alcuni destinatari del suo lavoro di impiegata alle poste. Questo ovviamente rende molto elevato il numero dei possibili sospettati, tutto grasso che cola per i provetti Sherlock Holmes con accento pisano. Oltre al giallo dell'omicidio, alla storia si intreccia, come sempre in modo perfettamente costruito, anche una vicenda (che sembra) parallela fatta di malinconie ed eredità che non passerà per niente inosservata agli occhi del protagonista e dei lettori. Senza tralasciare la presenza dei vincoli di parentela (reale ed acquisita) tra i personaggi del Bar che oltre a dare lezioni di briscola forniscono sempre lezioni di dissacrante quotidianità. Il tutto come sempre per un finale che non è mai banale.
Lo stile di Malvaldi nel raccontare le vicende del BarLume sembra non invecchiare con il passare del tempo. Averlo lasciato - da parte mia - per qualche tempo mi ha fatto apprezzare ancora di più lo stile una volta ripreso a leggerlo. I personaggi ed i loro "tic" sono noti e continuano a far simpatia, le trame possono anche sembrare "viste" ma non appaiono mai banali, il sarcasmo e l'ironia restano le armi vincenti più apprezzate. Superfluo ribadirlo ma lo consiglio davvero.

CINQUE CITAZIONI

1 - "...dire a uno come suo nonno che vincere a briscola era questione di fortuna era come chiedere al mullah che tipo di vino preferiva abbinare al filetto di maiale..."
2 - "....se non riesci a risolvere un problema, non c'è problema: comincia a pensare a un altro problema....."
3 - "...tra persone che si conoscono non c'è bisogno di parlare, quasi sempre basta uno sguardo..."
4 - "...chi vince esulta, chi perde spiega..."
5 - "...la verità è che ognuno di noi vive una vita degna di essere chiamata tale solo grazie ad altre persone..."

Mia personale VALUTAZIONE: ****° - quattro stelle e mezzo su cinque

martedì 30 dicembre 2025

La capacità della nostalgia

S
#Klibro Dicembre 2025 
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EBASTIANO MONDADORI
"Di cosa siamo capaci"
La nave di Teseo

Il romanzo di Sebastiano Mondadori è un percorso di vita, anzi più di una, che l'autore compie con il lettore. Nella trama e nel suo sviluppo il libro attraversa incontri e sentimenti di vari personaggi che circondano le vite di Adele e Nina, le due vere protagoniste della storia. Il racconto attraversa epoche diverse anche perché proprio le due "attrici principali" vivono i loro periodi giovanili (al centro del libro) a generazioni di distanza, essendo madre e figlia. In questi distanti momenti ci sono elementi comuni: gli amori, la politica, le società in ebollizione, i compagni di strada e di percorso, gli amici. E' una vera e propria "saga familiare" anche se da questa definizione comunemente intesa, il tutto è lontanissimo. Le due protagoniste sembrano diametralmente opposte ad un primo sguardo: una super intraprendente e libertina (Adele) ed una più riservata ed a suo agio solo in una cerchia ristretta di persone (Nina). "UNA VITA CHE POTEVA ANDARE MA NON SI SAPEVA DOVE" sembra però il ritornello comune che entrambe cercano di sviare ma in cui tutte e due si trovano immerse.
"La nostalgia è il passato delle nostre speranze" è una delle fotografie del racconto, nonché la dedica dell'autore e ringrazio chi l'ha fatta mettere sul mio libro (GRAZIE!!), ed è una sintesi direi molto azzeccata. E' un libro che racconta in qualche modo anche le evoluzioni - e le involuzioni - della società che fa da panorama alle vite delle due protagoniste: dal 68 agli anni novanta, dai desideri di cambiare il mondo a quelli di visitarlo e scoprirlo. Nei loro amori sbagliati e nelle rincorse a successi ora vicini ora lontani tutto il desiderio di emergere dalle loro condizioni "date".
La scrittura di Mondadori è bella piena e densa e se da un lato avvolge con la giusta fotografia, dall'altro rischia in qualche punto di appesantirsi. Ho trovato il libro molto molto interessante ed accattivante nella parte iniziale, un po' più fermo in quella dello sviluppo centrale e del cambio di protagonista del momento (da Adele a Nina) per poi recuperare un po' nel finale. Ha spunti davvero riusciti che però in alcuni frangenti si appesantiscono per immagini che sembrano essere inserite più per calamitare l'attenzione che per reale esigenza narrativa. E' davvero importante l'uso dei personaggi e la capacità di mescolarli e renderli a turno dei veri e propri protagonisti. Importanti e numerose anche le immagini e le riflessioni che, vissute nei sentimenti dei protagonisti, restano nel lettore. Un libro che consiglio suggerendo però di leggerlo in un periodo di lettura "non stanca o lenta" per il rischio di perdere un po' il filo e/o di impantanarsi nelle pagine meno veloci.

CINQUE CITAZIONI

1 - "...la notte porta scompiglio. Ma non per via dei sogni che chiami traumi della fantasia. E' la trama rimasta impressa del giorno prima che stai prendendo in esame..."
2 - "....chissà se nella vita saranno più innamorati di adesso, in questo preciso istante....."
3 - "...se fosse possibile io scriverei camminando, ancora meglio ballando. Da ferma le idee mi scappano..."
4 - "...è difficile parlare degli amici senza parlare di se stessi..."
5 - "...non condivide nulla di quello che ha scritto da felice perché la felicità la vive come una delle tante variabili accidentali nel suo sistema di valori dominato dal gioco..."

Mia personale VALUTAZIONE: ***° - tre stelle e mezzo su cinque

sabato 29 novembre 2025

I migliori applausi

#Klibro Novembre 2025 
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ANDREA CARDONI
"La parte migliore del paese"
Fandango libri

Cambiano i soggetti, cambiano gli argomenti, cambiano gli stili, cambiano gli scenari ma c'è una costante: gli applausi. Quando Andrea Cardoni prende la penna e "lascia andare" seguirlo è davvero un gran privilegio. In questo "La parte migliore del paese" alla sua grande capacità di raccogliere la voce degli altri ha finalmente aggiunto la propria di voce ed è uscito un perfetto coro intonatissimo. E' un libro a cui non può non essere legato visto l'argomento e visto l'esordio da romanziere oltre che da autore ed è un libro a cui non si può non legarsi. 
E' originale nella visione paradossale e fantasiosa che come sempre accade poi viene poco a poco superata dalla realtà. Mattia Taidelli, il protagonista, si trova immerso in una realtà che non conosce e ne viene travolto per mille aspetti di origine e tipologia diversa. Per sua natura è uno che ha sempre "preso atto di tutto" e si troverà a far prendere nota agli altri di tanto. La storia inizia e finisce con due diversi lampeggianti e due diversi significati della parola "riconoscimento" ed ha nel mezzo un percorso personale immerso in un paesaggio collettivo: il mondo del volontariato. Ma non solo. I mondi comunicativi ed i loro percorsi, il mondo del lavoro e le sue strade, i rapporti di varia natura e varia costruzione. Tutti pressano attorno a Mattia e gli creano una sorta di tappeto di sabbie mobili dove lui deve essere bravo a rimanere in equilibrio. Un lavoro complicato nelle modalità e nel riconoscimento, rapporti che ondeggiano tra opportunismo e prevaricazione, un filino di fato contro e poi una "porta tagliafuoco" a mostrargli una sorta di strada nuova. La sua idea di far parlare gli altri ha finalmente il giusto riconoscimento ed il suo podcast "Mamaiut" diventa un caso di studio: dal niente al virale fino ad arrivare addirittura oltre. E da lì quello che era un mondo fino ad allora sconosciuto a tutti diventa protagonista mostrando altre debolezze oltre a quelle già note della difficoltà di apparire. La voglia di farlo a tutti i costi e la "moda" che girando si accorge del volontariato facendolo diventare oggetto e soggetto di tutte le attenzioni.
Andrea trova nell'ironia, nel paradosso e nel sarcasmo tre sentieri che conducono ad un solo punto di arrivo: un gran bello stile di scrittura. Fotografa una storia di fantasia basandosi su racconti veri e scrive di realtà concrete partendo da una trama romanzata. Il suo stile di scrittura è un flusso continuo che non concede troppe soste anche quando la trama rallenta. Il suo uso della punteggiatura fatto di parole continue intervallate solo da alcuni alternativi usi delle maiuscole e dall'abolizione dei segni dei dialoghi, per me ostico e non per niente nelle mie corde, in realtà rende il racconto un fiume in piena. In tutto questo c'è poesia e sguardo puri, e l'avvicinarsi al dolore senza lucrarci su, mostra come si fa ai protagonisti del libro che invece ne sfruttano la scia mediatica. Non molla la sua capacità di rendere protagoniste le storie e le voci degli altri ma vengono mescolate con la sua di capacità di raccontare ed è speciale come quella di raccogliere. Ci sono tanti personaggi e nessuno è fuori luogo all'interno del racconto del libro, ognuno di essi ha un perché ed un ruolo e tutti sono funzionali al percorso della storia. Nessuno è banale e per tutti c'è un tratto descrittivo che "te lo fa vedere". E poi c'è la grande intuizione di unire qualcosa che fatica ad essere comunicato da sempre con qualcosa che da sempre - da quando sono nati - sfonda la comunicazione: volontariato e mondo dei social (e non solo)
Tutto questo senza dimenticare mai i toni adeguati al racconto ed ogni sua piccola virata. Se vi state chiedendo "boia ma è davvero così bello questo libro?" la risposta è "assolutamente si". Applausi davvero, quelli migliori e più forti. 

CINQUE CITAZIONI

1 - "...poi gli dice, Si sistema. Anche sua madre gli diceva sempre Si sistema. E lui si incazzava. E' per aver creduto al si impersonale di Si sistema che non si è sistemato..."
2 - "....la Busta delle Buste è prima e ultima, il contenitore dei contenitori, il tutto che contiente la comma delle parti. La Busta delle Buste è la figura retorica del mondo, l'allegoria dell'universo....."
3 - "...la voce è un posto. La voce è un gesto d'aria fatto di pensiero. Ma quando lavori alla voce degli altri non ne hai più una tua..."
4 - "...mio padre diceva, fà del bene e scordate, fà del male e pentete..."
5 - "...il rancore è lungo e largo. L'odio finisce subito. Il rancore non finisce mai..."

Mia personale VALUTAZIONE: ***** - cinque stelle su cinque

venerdì 31 ottobre 2025

Canzoni consigliate

#Klibro Ottobre 2025 
qui il mio intero catalogo
ALESSANDRO ROBECCHI 
"Questa non è una canzone d'amore"
Sellerio 

Un po' in ritardo nella conclusione del libro attualmente in corso ma con la voglia di rispettare il mio appuntamento fisso con la rubrica mensile del #Klibro ho deciso di recuperare qualcosa letto un po' di tempo fa e di cui avevo già parlato qui. 
L'impatto con la penna di Robecchi non è arrivato con questo suo volume; lo stile infatti mi era noto grazie alla lettura dei suoi articoli sul Fatto Quotidiano, da sempre considerati particolari e pungenti. Qualità da me sempre apprezzate tanto da ritenermi "PRONTO PER IL PROSSIMO" passo, quello di leggere un suo libro. Ho iniziato dal "primo episodio" della serie di Carlo Monterossi...da buon precisino...e devo dire che sono davvero contento di aver fatto quello scalino (ho fatto anche la rima).
Nel libro di Robecchi si mescolano stili e vicende. All'interno delle varie pagine si passa dal giallo al poliziesco passando per la commedia mentre il protagonista (il Carlo di cui sopra) viene di volta in volta affiancato da vari personaggi e varie vicende che vanno da killer professionisti a nostalgici di epoche passate, da giornalisti ed agenti alla ricerca di scoop e notorietà a collaboratori che non mollano mai il punto (a lavoro ed a casa). Monterossi è un autore tv di successo che cerca in parte di rinnegare la fonte della sua popolarità, allontanandosi e prendendo le distanze da un programma che sembra la copia sputata di quelli in onda nella tv reale: un cocktail che parte da Barbara d'Urso prima maniera ed arriva a Maria de Filippi attuale passando per la versione moderna dello Stranamore dell' epoca. Dalla prima puntata della seconda serie del suo ex programma ad un tentativo di omicidio il passo è composto solo di qualche ora ed uno squillo di campanello.
Da lì il racconto prende due binari paralleli e Carlo entra in un vortice di storie ed indagini di cui ora è vittima quasi fantozziana ora è assoluto protagonista di spessore e con elevato spirito investigativo. Indagini ed inseguimenti fanno a gara a rincorrersi nelle varie vicende che accompagnano Carlo ed il suo gruppo e li fanno trovare pronti ad incrociarsi con i vari percorsi del romanzo, sempre con fatti nuovi, sempre con nuove "porte aperte". Quel che non cambia è lo stile di scrittura, che in ogni declinazione resta sarcastico ma con venature romantiche, perfetto per la fotografia del protagonista e dei cambi di scenari e di tipologia del racconto.
Ha tutte le caratteristiche del giallo certo ma Robecchi ci mescola sapientemente la sua ironia ed il suo tono, che rende il lettore ancora più interessato allo svilupparsi della storia. Le pagine lasciano sempre il sorriso e la voglia di andare alla successiva anche grazie ai personaggi che hanno caratteristiche che catturano simpatie o antipatie ma non lasciano mai indifferenti. E' davvero piacevole sorridere con il sarcasmo di Monterossi e trovarsi catapultati nelle sue vicende. Come si è intuito, libro che consiglio davvero.

CINQUE CITAZIONI

1 - "...ha perso il controllo. L'odio fa di questi scherzi. L'odio ti fotte..."
2 - "....Carlo sa che se suona il citofono non c'è dubbio: è un rompicoglioni. I citofoni li usano i testimoni di Geova, quelli che vendono Lotta Comunista, la polizia e ora non gli viene in mente nessun altro....."
3 - "..."...non so se avete mai diviso lo stesso spazio con una tigre selvatica, molto affamata, incazzata, nervosa, che vi odia, che non si fida di voi, che si sente minacciata e che sta pensando di sbranarvi. Ecco, immaginate Carlo in cucina con Nadia. Uguale..."
4 - ""...ha un sorriso che annuncia a tutti: da ora in poi ci sarà il sole sempre. Vabbè un po' di pioggia per l'agricoltura ma solo in campagna..."
5 - "..ma ci sono delle albe, ma neanche troppo raramente, in cui un azzurro cilestrino che toglie il fiato si litiga l'orizzonte con un  rosa che non vuole andarsene, ed è una danza che vale la pena vedere.."

Mia personale VALUTAZIONE: ****° - quattro stelle e mezzo su cinque

martedì 30 settembre 2025

Qualche ombra dal passato

#Klibro Settembre 2025 
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Katalogo
JO NESBO
"Scarafaggi"
Einaudi

Come ho scritto l'anno scorso (clicca qui) ho iniziato la mia personale "saga Hole" con il terzo volume, scoprendo solo in un secondo momento che i primi due (credo anche per problemi legati alla pubblicazione in Italia in tempi diversi) li avevo saltati. Un annetto fa (essendo Nesbo la mia lettura estiva fissa) avevo recuperato "Il Pipistrello", quest'anno ho chiuso il cerchio con "Scarafaggi" ed adesso posso dire di aver letto "VITA MORTE E MIRACOLI" di Hole
Parto dal fondo: ho avuto la sensazione di avere a che fare con un altro protagonista proprio come l'anno scorso. E' difficile da spiegare in termini specifici o tecnici, soprattutto perché non sono troppo competente letterariamente, ma la sensazione che prevale è proprio questa mista a quella di avere a che fare con un Jo Nesbo un po' con il freno a mano tirato. 
Anche in questo libro Harry si trova a partire dalla sua amata/odiata Oslo per atterrare lontano, questa volta  a Bangkok. Come nell' esperienza australiana della prima tappa, l'ispettore prova a dipanare una matassa riguardante un suo connazionale ucciso oltre confine. Questa volta si tratta di un ambasciatore norvegese ucciso in uno degli alberghi noti in Thailandia non per i soggiorni. Hole - istruito subito sulla delicatezza dell'immagine norvegese rispetto agli sviluppi del caso - capirà ben presto di avere a che fare con una situazione che va oltre il personale vissuto dello stesso ambasciatore. Nel caldo tailandese cercherà di non cedere alle tentazioni della bottiglia "amica/nemica" e proverà a non farsi battere dall'afa e dai diversi tentativi di depistaggio che troverà sulla sua strada. Non sarà facile per lui capire che la scelta che hanno fatto i suoi capi di mandarlo dall'altro capo del mondo è l'esatto contrario di quello che gli hanno venduto: non per la sua fama di "risolvicasi" ma per la sua attendibilità relativa rispetto al mantenimento di obblighi e sobrietà. Ben presto si capirà che tutto l'interesse per la risoluzione del caso è abbastanza un misto tra facciata e timori delle "alte sfere".
Nesbo dipinge molto bene come sempre il contesto e lo descrive nell'evoluzione della storia in modo molto particolareggiato tanto quasi da respirare l'afa tailandese. Non appare, forse per la prima volta ma vado a memoria, un vero e proprio stato sentimentale del protagonista se non per i ricordi dolorosi di qualcosa che ha lasciato dentro una cicatrice importante. Il "giallo" che dà forma al libro è, come nel DNA del suo autore, sempre avvincente ma ha provocato un po' meno effetto sorpresa rispetto a precedenti puntate, lasciando la sensazione generale di una minore efficacia. Mi spiace aver chiuso le letture di Hole in calando con questo episodio. Quindi, caro Nesbo , vista la lunghissima serie di successi attendo una nuova puntata per chiudere (o riaprire) in bellezza ed al meglio.

CINQUE CITAZIONI

1 - "...non è necessario fare grandi errori per finire col culo per terra. E in questo caso può succedere che nella caduta ti segua anche il tuo compagno ed allora scoprirai che i cosiddetti amici di colpo si sono dileguati tutti. Quindi anche se non avanzi in fretta, cerca almeno di mantenere l'equilibrio e di rimanere in piedi..."
2 - "...perlomeno i mostri se ne stanno sotto il letto. Credevo che sarebbe stato peggio. Hai appena iniziato, ricordati che ci saranno giorni molto difficili. Perchè esiste altro?..."
3 - "...meglio la sfortuna che non avere fortuna..."
4 - "...l'ultima cosa che ricordò d'aver cominciato a pensare era che ogni redenzione ha i suoi postumi come una sbornia. E viceversa..."
5 - "...ha qualcosa che non ho mai trovato in nessuna. E ho cercato, credimi. Temo di non saper spiegare cos'è ma non riesco a rinunciarci perché so che sarebbe difficile ritrovarlo..."

Mia personale VALUTAZIONE: ***° - tre stelle e mezzo su cinque

sabato 30 agosto 2025

Una bella amicizia

#Klibro Agosto 2025 
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Katalogo
SILVIA AVALLONE
"Un'amicizia"
Rizzoli

Ero da un bel po' curioso di leggere qualcosa di Silvia Avallone e quando in libreria ho trovato il libro con questo titolo ed ho letto la sinossi della storia ho capito che dovevo cominciare da qui. Non è un libro sulla "FORZA DELLA BANDA" ma su una vera e propria "storia d'amicizia". Di quelle che partono lontane e dopo strade tortuose affrontate (insieme e non) arriva lontano. Elisa e Beatrice sono le due protagoniste anche se la prima è anche voce narrante ma lascia spesso spazio e palcoscenico all'amica che poi se lo prenderà in altro senso. Si fonda su un legame che appare inizialmente impossibile da instaurarsi (estrazione sociale, origine, caratteri) ma che poi invece non solo nasce ma si consolida e cresce con il passare del tempo. Le vicende - belle e brutte - fanno da collante per il rapporto che vive tutte le fasi di una storia d'amore: passione, crisi, recuperi, purezza del sentimento, tradimento. Quasi tutte o tutte vissute in modo alternato dalle due amiche sia nel ruolo attivo che in quello passivo. La più sentimentale e meno appariscente (Elisa) resta abbagliata dalla bellezza e la sfrontatezza dell'amica (Beatrice) ma i ruoli in qualche modo si ribaltano negli anni, alternando posizioni e pensieri.
La capacità dell'autrice è proprio quella di non far apparire nulla scontato e di non far sentire la "lunghezza" del racconto nelle sue pagine. Il libro infatti, oltre che sfiorare le 450 pagine è infatti lungo nel tempo del racconto perché attraversa i tanti anni delle vite o meglio dell'amicizia delle protagoniste. Quasi vent'anni di un rapporto così importante sono raccontati con dettagli e descrizioni che entrano perfettamente nel ritmo del libro. Non sono così clamorosi i colpi di scena della storia ma ci sono e danno quel qualcosa in più che serve al lettore per sentirsi ancora più preso dal libro. L'amicizia viene raccontata non come una favola tutta e sola bellezza ma viene mostrato ogni aspetto, descrivendolo mai eccessivamente ma provando a fotografarne i dettagli per meglio far comprendere al lettore il senso del rapporto ed il suo sviluppo. Solo in alcune parti le pagine sembrano ripetersi, un paio di "ritorni" ad argomenti già trattati rallentano solo temporaneamente la fluidità della lettura che poi si sviluppa e corre bene soprattutto nel finale.
Contento del mio esordio con l'autrice. Libro che consiglio, soprattutto a chi dell'argomento fa "motivo di vita".

CINQUE CITAZIONI

1 - "...non sapevamo quasi niente l'una dell'altra, io non conoscevo il suo dolore e lei non conosceva il mio, ma qualcosa dovevamo aver intuito perchè le sue dita scivolarono nelle mie, le accarezzarono, io accarezzai le sue. E forse fu per questo, o per il freddo, che di nascosto i miei occhi cominciarono a lacrimare..."
2 - "...arrivava sempre la necessità fisica di farti abbracciare e accettare. Tu irrisoria e lei gigantesca, una disparità incolmabile che in certi casi ti compromette la vita..."
3 - "...a questo pensiero impazzivo. Non io, ma il mio cuore, la mia pancia, le mie gambe, venivano attraversati da un'impazienza, da una necessità assoluta di vederlo..."
4 - "...avremmo potuto rimanere così, chiuse l'una sull'altra a proteggerci dalla brutalità del mondo per ore. Era la nostra casa "in via dei matti numero zero". Tutto lì era giusto..."
5 - "...pubblicarlo? far sapere a tutti di me e Beatrice? Rischiare che la nostra storia passi di mano in mano e venga giudicata, magari travisata, che corra dei pericoli? Oppure mantenere il segreto? La vita ha davvero bisogno di essere raccontata, per esistere?.."

Mia personale VALUTAZIONE: **** - quattro stelle su cinque

giovedì 31 luglio 2025

Direttamente dalla zona anni 90: Nedo Ludi

#Klibro Luglio 2025 
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Katalogo
PIPPO RUSSO
"Il mio nome è Nedo Ludi"
Baldini Castoldi Dalai

Quasi per caso l'altro giorno ho buttato lo sguardo su un libro che mi strizzava l'occhio dalla mia libreria ed in automatico mi son ritrovato a sfogliare qualche pagina un po' ingiallita dal tempo. E' un libro che ha infatti quasi venti anni di età e che penso di aver letto pochissimo tempo dopo la sua uscita. E' stato sin da subito un testo che ha stimolato il mio interesse e che ha rappresentato un modo particolare di raccontare un periodo calcistico particolare, quello a cavallo tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta. Quello in cui il calcio di casa nostra era tutto impegnato nell'organizzazione dei mondiali di casa, che poi sfuggirono dalle mani italiane per una zuccata argentina ("quando c'è Zenga tra i pali come è successo ai mondiali Caniggia gol di testa tutta Firenze in festa"). Quello in cui non solo a Firenze - dove siamo abituati a dividerci in opposte fazioni da sempre e su tutto - gli appassionati del pallone si dividevano in due "curve ideologiche". Una sfida a colpi di convinzioni e "prove a carico" tra gli amanti della tradizione e quindi del calcio all'italiana e quelli affascinati dalla nuova moda ed il nuovo Vangelo calcistico: la zona. Per questi ultimi il profeta era quell' Arrigo Sacchi che con il suo credo rivoluzionario aveva portato precisi dogmi e lezioni da seguire e tutte in direzione opposta rispetto all'antica teoria che faceva del "SUDORE E MINIMO DI CUORE" il mantra. La sua visione razionale e schematica cambiò il modo di vedere il calcio e questo libro prova a raccontare come.
Il protagonista, che dà il nome al libro, è uno stopper che gioca nell'Empoli la parte finale della sua carriera. Vive la rivoluzione in atto sulla propria pelle passando dall'obbligo nei propri compiti di annullare l'attaccante e poco altro a quello di cominciare a seguire diagonali, linee difensive e tattica del fuorigioco. Non è certo una star, deve da sempre lottare per sopravvivere nella serie più importante e questa svolta ideologica gli complica molto la vita soprattutto dovendo rivedere il suo stile nel periodo discendente della carriera. Così, prendendo spunto dal suo cognome e dal relativo movimento luddista, prova a sabotare la nuova filosofia zonista come in passato provarono a bloccare lo sviluppo macchinista. Su questa "folle idea" si basa il percorso di Ludi e della stagione della sua squadra, sabotata (o almeno così pare) proprio dall'interno. 
Pippo Russo cala perfettamente il lettore nell'ambiente calcistico di quegli anni, riportando alla mente calciatori famosi e meno. Profumi del calcio di un tempo e filosofie contrastanti ma ben radicate. La sua scrittura è avvolgente e spazia dalle descrizioni delle partite ai riflessi di lotta sindacale di un tempo ri-adeguata all'epoca degli anni novanta. A distanza di anni il libro è ancora ben presente nel mio ricordo e lascia addosso la sensazione di avere a che fare con uno dei migliori romanzi di e sul calcio....e non solo. So che è un po' complicato trovarlo in giro, ma se vi capita provate a cercarlo, non rimarrete delusi, anzi. Consigliatissimo

MODIFICA SU SEGNALAZIONE DELL'AUTORE
Il libro è stato ripubblicato a settembre 2024 da Edizioni Garrincha. 
Via Amazon si trova facilmente.

CINQUE CITAZIONI

1 - "...la storia sta passando adesso in questo Paese. E loro ne rimarranno fuori. Abbiamo distribuito denari, lavoro, ricchezza, per fare di questo mondiale l'occasione storica. Adesso che è tutto pronto, e un attimo prima che la festa cominci, lasciateci ammirare per un momento ciò che è stato realizzato..."
2 - "...abbiamo vissuto un primo boom economico negli anni Sessanta, quando avemmo la forza di risollevarci dalle condizioni di Paese contadino e sconfitto in guerra. Abbiamo saputo uscire indenni dalla crisi economica e sociale degli anni Settanta. Abbiamo sconfitto il terrorismo. Abbiamo solidi rapporti con tutti in politica estera, compresi gli stati sospettati di finanziare il terrorismo internazionale: è anche grazie a noi se con essi viene mantenuta una finestra di dialogo..."
3 - "...all'improvviso avvertì tutto il peso della sconfitta, come un fardello che si era caricato in spalla già nei giorni di ritiro a Bormio. Aveva provato a liberarsene, o a ingannare se stesso fingendo che il peso non fosse così schiacciante per le sue povere capacità di sorreggerlo..."
4 - "...hai scambiato l'esigenza di salvare te stesso come individuo per una sollecitazione all'azione diretta e individuale, e invece non è così, ritroverai la tua realizzazione individuale soltanto quando altro nella tua stessa condizione si uniranno alla tua battaglia, perché se combatti da solo sei schiacciato..."
5 - "...il momento richiede uno sforzo a tutti e questo sforzo sta soprattutto nell'aprire gli occhi e cominciare a confrontarsi duramente con la realtà.."

Mia personale VALUTAZIONE: ***** - cinque stelle su cinque

lunedì 30 giugno 2025

Silvia ha gli occhi di Vasco

#Klibro Giugno 2025 
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Katalogo
SILVIA MAZZOCCHI
"Vasco ha gli occhi azzurri"
Librida

Ho un'amica che ama scrivere e sa farlo. Farlo bene. Ed ha una passione, forte, intensa, profonda, tanto da sembrare irrazionale. In questo libro emergono entrambe le cose: la scrittura rotonda che scorre e la sua devozione assoluta al suo personale Dio. Silvia parte ed arriva al suo punto di riferimento in modo travolgente come la sua penna, provando a mettere nelle pagine del suo libro tutta la venerazione per il suo Vasco
Cercare di raccontare un proprio mito non è affatto facile. Per triplici motivi. Perché come dice (più o meno) anche lei "scontenti sempre qualcuno....quelli che ti diranno che lo esalti troppo e/o quelli che ti diranno che lo esalti troppo poco....". Perché i rischi del "pulpito con predica" e/o del "santino intoccabile" non sono sempre facile da evitare. Perché non è facile far passare il messaggio di cosa possa essere una passione così forte, serve "SUDORE E UN MINIMO DI CUORE" e serve saperli raccontare bene. Ma lei schiva i pericoli e realizza un bel diario romanzato della sua storia con il Kom.
In ogni pagina si percepisce quanto sia intenso questo trasporto, quanto significhi per l'autrice e quanto ci sia dietro un "banale" concerto che tutto è meno che qualcosa di appunto banale. I racconti dell'avvicinamento alla combriccola del suo Vasco sono pieni di un sentimento puro e si leggono con il sorriso perché lo stile di Silvia quello provoca ed emerge in ogni riga. Si passa dai ricordi dei primi concerti con relative fotografie del "panorama" dell'epoca alle scalette più o meno perfette ascoltate dalla sua transenna e relativa prima fila. Nelle descrizioni delle corse per raggiungerla (replicate poche settimane fa per il concerto al Firenze Rock) ci sono i mondi di trasporto assoluto che sfiora (per occhi esterni) anche la "non normalità". Per altri versi quello che mi son sentito spesso dire io per il numero di concerti del mio Poeta a cui ho partecipato. A quelli che con aria sostenuta obiettano così non si può che rispondere (semicit dal suo libro): ma avete mai sentito parlare di passioni vere e reali che siano razionali ed in schemi ordinati? 
Ecco, Silvia ci racconta che non è possibile. E lo fa molto bene. Mettendosi in primo piano con le sue manie e le sue fissazioni da spettatrice ed ascoltatrice, ma sapendo lasciare il palco quando è il momento di farlo prendere a Vasco con i suoi album, i suoi pezzi immortali ma anche con quelli da amatori. Tutto è raccontato senza voler passare da esperta di musica (che non è e non lo vuol far credere come tiene a sottolineare) ma da clamorosa esperta vaschiana. Ci sono le citazioni, i testi, l'ordine degli album ed un test/questionario per i super fan. C'è un racconto che dura tutta una vita, da superfan che non perde una canzone ed un attimo del suo idolo, punto di riferimento assoluto.
C'è molto Vasco quindi ma nei racconti di "cosa si fa per" c'è molta Silvia, che osserva gli occhi del suo rocker  con il suo stile ironico/sarcastico e con la capacità di arrivare mettendo un sorriso a chi legge. A volte malinconico, in passato amaro, qui molto spesso divertente e divertito. Chi ama Vasco non può non leggerlo; ma lo consiglio comunque a tutti davvero.

CINQUE CITAZIONI

1 - "...cercavo un amore diverso, un amore italiano. E l'ho trovato. Eccome se l'ho trovato! A 13 anni mi sono innamorata di lui e ancora oggi che di anni ne ho quasi cinquanta gli sono fedele. Lui che tanto detestavo si è piazzato al primo posto nel mio cuore ed è diventato la colonna sonora di tutta la mia vita..."
2 - "...non disegnavo quasi più, non scrivevo mai, studiavo informatica e cercavo di imparare un lavoro che non mi apparteneva, ma che per la mia incapacità di ammettere il fallimento mi rifiutavo di lasciare..."
3 - "...quello che mi disturba davvero sono quelle persone che dall'alto della loro immensa cultura musicale si permettono pure di giudicare il suo stile e, credendo di essere simpatici fanno anche battute..."
4 - "...per essere felice mancavo io ma non sapevo proprio dove diavolo mi fossi nascosta. Non mi riconoscevo e non sapevo come ritrovarmi, stavo una merda ma non lo davo a vedere, in apparenza ero sempre la stessa nervosa e acida di sempre ma dentro sognavo solo di farmi male per poter stare un po' a casa e ritrovarmi..."
5 - "...quando scrivo vado di pancia, quando rileggo taglio parole, frasi, sforbicio paragrafi interi con il machete. Mi è costata una gran fatica imparare a lavorare per sottrazione, tagliare, limare fino ad arrivare alla frase giusta che non deve annodarsi su se stessa (come questa per esempio)..."

Mia personale VALUTAZIONE: **** - quattro stelle su cinque