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martedì 26 maggio 2026

2

 ...due...


"...QUI MANCHI TU..." mentre ascolto la tua canzone preferita che dice "te voglio bene assai, ma tanto tanto bene sai?". E mentre Lucio mi mette i brividi come fa sempre, un po' di più con questa canzone, penso che "più che mi manchi e più che sei qui".

Grazie di essere in tutte le cose che sono "donna con gli occhiali".

sabato 18 aprile 2026

Quaranta

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 689

Caro il mio uomo coi baffi che cosa dovrei dirti io oggi? 
Ogni diciottoquattro degli ultimi quarant'anni mi sono ritrovato - con strumenti e pensieri diversi - a ragionare su questa domanda. Ed ogni anno la risposta ovviamente non c'è. Perché le cose da dirti sarebbero e sono infinite ed allo stesso tempo probabilmente non ci sono perché già le sai tutte. Sono infatti convinto, pur non credendo in niente, che da quel diciottoquattroottantasei qualcuno si sta occupando di me da una posizione più elevata. Mi guarda e mi accompagna. 
Nonostante questo, quella domanda è stata la prima cosa che mi è venuta in mente stamani e quella che durante tutto il giorno mi è rimbalzata in testa più volte. 
Certamente la cosa che ogni volta mi viene da dirti quando arriva questo giorno è l'amara considerazione che più o meno recita come un pezzo del mio Poeta: "CHE FRETTA CHE HAI AVUTO" di andartene caro babbo. Tremenda, eccessiva. Così fuori logica che come tutte le cose senza senso ha maturato i suoi effetti ancora di più nel tempo. 
Ed in questo caso quell'ancora è all'ennesima potenza ed io ogni anno che passa mi trovo per paradosso a vedere questa cicatrice ingrossarsi invece che sparire.
Negli anni spesso ho fatto la conta delle cose che non ho potuto dirti o vivere con te. I consigli che non ho potuto chiederti o le persone che non ho potuto farti conoscere. Le serate di chiacchiere o silenzi e le giornate di stadio o di posti nuovi. Sono un po' un patito degli elenchi ma questi sono davvero troppo dolorosi perché tendono sempre più a non vedere la fine. 
Oggi sono venuto a trovarti e ti ho raccontato un po' di quelle cose, rigorosamente dopo che ho provato a sistemarti i fiori come ti piaceva tanto fare. Mentre ti "aggiornavo" sulle ultime cose/pensieri/emozioni mi è venuto in mente quante volte ho fantasticato su una cosa o meglio su un'immagine in cui mi rifugio spesso. 
Siamo io e te su un muretto e ci guardiamo. E' l'estate del 1985 e siamo fermi in una delle soste del giro estivo che quell'anno facemmo. Siamo appena arrivati in Calabria e ci siamo fermati ad una fontanella lungo strada. Il Landi ci vede su quel muretto e ci dice di guardarci, mentre lo facciamo ci scatta una di quelle foto che oltre che immortalare il momento lascia un segno indelebile. Perché quella foto è da subito diventata una delle preferite di mamma e da quando non ci sei fa bella mostra di sé nell'ingresso di casa, presenza fissa da quarant'anni.
Ecco, sul quel muretto non so quante volte ho sognato di tornarci. Di trovarti lì e raccontarti tutto quello che hai potuto osservare solo dall'alto. Per capire che ne pensi dei percorsi che ho seguito, per sentirti ridere sulle cose divertenti vissute, per farti serio nei ricordi delle vicende più profonde attraversate, per avere un tuo parere su cose/storie/persone che hai visto sfilare sulla mia strada. Mi rifugio spesso in quello sguardo della foto così come oggi ho ammirato quello che rivolgi a mamma nella foto che ho scelto per voi. Ed ogni volta che vedo noi due che ci guardiamo mi chiedo cosa in questi anni avrebbero detto i tuoi occhi. Ecco probabilmente la cosa che ti direi oggi è proprio quella, di farmi un sunto di tutti gli sguardi che non ci siamo dati. Aggiungendo un rimprovero: "hai avuto davvero maledettamente troppa fretta Susi". Ogni giorno me ne accorgo sempre di più.  

lunedì 26 maggio 2025

1

 ...uno...

"...chi se ne frega delle nuvole
mentre qui manchi tu...
...e adesso che sei dovunque sei
chissà se ti arriva il mio pensiero..."

Quanto manchi "donna con gli occhiali"....

venerdì 18 aprile 2025

Trentanove

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 639

Venerdì 18 come trentanove anni fa. Lontano ormai a livello di calendario ma clamorosamente attuale in una dicotomia che tende ad ampliarsi ogni anno in modo non arrestabile.
Che "il tempo passa" è un discorso ovvio ed un po' da anziano, ma allo stesso momento anche tremendamente vero. E più va avanti più "ruzzola via veloce" e ci sono momenti in cui te ne accorgi di più. Questo periodo è uno di quelli, oggi in particolare. Giorno che ha segnato tanti anni fa tutti gli altri che sono venuti. Da allora ad adesso. Pieraccioni ne "I laureati" dice che "i giorni indimenticabili nella vita di un uomo sono cinque o sei in tutto, il resto....fa volume". Il suo riferimento era ai giorni dalle belle sfumature ma il senso vale anche per quelli negativi, e che in tal modo ti segnano. Quel venerdì di trentanove anni fa è stato uno di questi.
Da allora non ne è passato uno di diciottoaprile che non sia stato marcato e legato a doppio nodo stretto a quel giorno. In modo più evidente rispetto agli altri 364 giorni dell'anno che comunque non sono "indifferenti" alla cosa. Ogni volta ripetendosi ed ogni volta diversificandosi per qualche aspetto o sensazione.
Oggi è stato uno di quelli. Con il solito "rito", con il solito "saluto", con il solito "ricordo più vivo". Ma anche con una sensazione nuova. Per il primo anno dopo trentanove infatti, il diciotto aprile mi faceva vedere una foto diversa. Quella determinata da quella cornice cambiata e diventata doppia. Un'immagine che qualche mese fa ho dovuto scegliere e che da quando l'ho fatto mi sembra ogni giorno più bella. Ed un po' come nei film, in una mattinata che sembrava avvolta dal grigio di una sorta di ritorno sgradito dell'inverno fatto di nuvole, aria fredda e pioggia non forte ma insistente, è come se fosse arrivato "UN ISTANTE CHE RIMANE LI' PIANTATO ETERNAMENTE" a stravolgere il tutto. L'acqua ha smesso di venire giù e qualcosa ha come fatto filtrare un'improvvisa e quindi ancora più apprezzata luce tra le nubi addensate. Di fatto cambiando la fotografia della giornata, un po' come è accaduto con quella modificata la scorsa primavera ed allo stesso modo facendomi sentire in qualche modo abbracciato in quel saluto. In quel ricordo. In quel rito. Solito ma diverso. Una foto nella foto. Così, mi son ritrovato a guardarla fissa ed ascoltarmi dire "è davvero una bella foto, sembrano davvero naturali e felici in quell'abbraccio ad incastro". E quella voce, prodotta da quella luce diversa o viceversa, è rimasta lì a scaldarmi.  Anche quando è ricominciato a piovere. Anche per tutta la passeggiata di ritorno, quando la pioggia è tornata protagonista ma non era più così grigia. Trasformandosi anche in questo caso quasi come d'incanto. 
E' un po' il tuo giorno di dolore uomo coi baffi, ma per la prima volta oggi a consolarti c'è la donna con gli occhiali. Il significato di quel trentanove non cambia, per te e per me, ma voglio credere che forse quell'abbraccio oggi la fotografia della tua giornata l'ha un po' migliorata.

sabato 14 settembre 2024

Come tu fossi qui

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 608

"UN MINUTO FA ERAVAMO QUA ERA DIVERSO". Una busta piccola con sopra scritto il mio nome in stampatello. Dentro, delle banconote ed un bigliettino: "Per seguire la tua Fiorentina". Erano tanti quei soldi all'epoca e in quello spazio ristretto rimbombavano. Non avevo parole per ringraziarti se non un sorriso a tutti i denti possibili ed un abbraccio forte. Ero convinto che in quella busta ci fosse esattamente quello che volevo, adesso so che invece era quella stanza a contenere tutto quello che mi serviva. Da quella volta in poi ho fatto caso ancora più attentamente a quello che arrivava ogni 14 settembre. Ed ho sempre ritrovato quella calligrafia non troppo sicura accompagnata da quella scrittura in carattere stampatello. Qualsiasi cosa potesse annunciare, quel bigliettino c'è sempre stato: quattro lettere fuori e poche righe dentro. Magari nei primi anni l'ho un po' colpevolmente trascurata questa cosa ma con il passare del tempo ne ho apprezzato sempre più significato ed importanza sentendomi sempre più accontentato da quello che avevi "pensato" per me. Negli ultimi anni quel rito si è interrotto ma è stato sostituito da un scintillio particolare nel tuo tono dell'augurio o nel tuo sguardo emozionato. Oggi per la prima volta non ci poteva essere né il bigliettino né il suo surrogato. Per questo stamani sono venuto a cercare il tuo sguardo nella foto che ho scelto per te sperando di ritrovare quello scintillio. E stasera quando in Piazza del Duomo ho sentito intonare una delle tue canzoni preferite da un cantante di strada ho capito che in qualche modo era la tua calligrafia che si era di nuovo trasformata in qualcos'altro. Come sempre quindi non hai mancato l'appuntamento. Grazie, anche di questo. Come tu fossi qui.

domenica 14 luglio 2024

Quattordici

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 600

"E' il nostro numero, ricordalo sempre" dice l'uomo coi baffi al piccolo che annuisce dopo avergli fatto gli auguri. "Prima che arrivassi tu a rendere ancora più importante questo numero, quello di oggi era comunque un 14 importante" aggiunge catturando ancora di più la sua attenzione.
Sono seduti sul muretto dell'aia di fronte alla casa in campagna, rigorosamente all'ombra a cercare di sfruttare l'ultimo alito di vento della mattina che presto lascerà il passo al caldo asfissiante di quei giorni
"Perché quello di oggi è importante come quattordici?" chiede il piccolo con gli occhi che brillano di curiosità vista la premessa del babbo.
"Vedi oggi è una ricorrenza speciale" comincia il suo racconto l'uomo coi baffi. E gli descrive con parole semplici, per provare a tenere vivo il suo interesse, che cosa ha rappresentato per la storia la rivoluzione francese. Storia di quella nazione ma più in generale di tutti. La caduta della monarchia, la ribellione al potere, la voglia di uguaglianza. Tutto questo, con abile mossa narratoria, fatto magicamente coincidere con quel numero. "Vedi, ogni francese e non solo, associa a questa data ed a questo numero tutto questo" conclude con enfasi cogliendo lo sguardo del piccolo attento ad ognuna delle sue parole.
"Ma non sarà un po' presto per una lezione di storia?" chiede sorridendo la donna con gli occhiali che li ammira defilata mentre finisce di fare le sue cose.
"No no è bene che sappia che babbo importante ha, nato in un giorno storico a livello internazionale" ride e fa sorridere anche il piccolo che fino a quel momento era rimasto totalmente in silenzio rapito dal racconto ed adesso invece tra il divertito ed il dispiaciuto chiede "Ed il mio giorno non ha nessuna ricorrenza importante?" 
"Il tuo 14 lo hai reso importante te, ti pare poco?" gli risponde la mamma accarezzandolo.
"Più importante di qualsiasi rivoluzione....altro che Bastiglia...." chiude il festeggiato coi baffi baciandolo.
"Allora auguri babbo rivoluzionario" gli dice il piccolo mentre lo abbraccia. "Ora però, prima di festeggiare con gli altri, facciamo due tiri?!?" chiede mostrandogli il pallone che finora aveva tenuto nascosto - per modo di dire - dietro la schiena.
"Ah ecco a cosa puntava tutta questa dolcezza...." gli sorride alzandosi "ma due e basta che tra poco dobbiamo cominciare a preparare" anticipando di un attimo quello che avrebbe detto la donna con gli occhiali che appena lo sente annuisce e chiosa "due due eh...".
"UN ISTANTE CHE RIMANE LI' PIANTATO ETERNAMENTE" tanto che quel piccolo adesso molto cresciuto continua a rivederlo quasi come rito ogni quattordici luglio, sperando di dare a quell'uomo coi baffi il miglior compleanno possibile anche solo con un pensiero.

domenica 7 luglio 2024

...solo per sempre...

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 599

Avevo qualcosa in sospeso, una bozza che non prendeva forma. Forse è arrivato il momento di provare a strutturarla. O forse no. Lo capirò nel percorso più o meno accidentato di queste righe.
Qualche settimana fa ho scritto una sorta di ode al mio essere molto fortunato nel poter contare su un gruppo di persone che mi ha dimostrato in vari modi quanto lo sono stato in questo periodo non troppo leggero.
In quel post ho fatto riferimento a come l'insegnamento che "quello che nella vita conta davvero più di tutto sono i rapporti", arriva da lontano nel tempo e da vicino nell'autrice di quel pensiero. Questa infatti era una delle tante cose che che la donna con gli occhiali mi ha insegnato, una di quelle che maggiormente mi sono rimaste dentro. 
Non la sola. Un'altra, che ho provato a far diventare principio cardine soprattutto nei momenti di difficoltà, è "si farà quello che si deve fare". Ed in questo caso, come in tutti gli insegnamenti ed i principi di vita, ho potuto assorbirlo al meglio vedendolo applicato ogni giorno proprio da chi provava a farmelo assimilare. Anzi, in questo caso lei è andata ben oltre. 
Non ha infatti soltanto fatto quello che doveva ma ha aggiunto molto di più. Ha semplicemente dimostrato al mondo intero che essere una donna con la schiena dritta e la testa alta è sinonimo di grandezza e che se abbinato a profondità e cuore diventa qualcosa di difficilmente raggiungibile. In tutti questi anni in cui mi ha fatto da esempio di vita non è mai venuta meno al suo modo di vedere le cose. Ha costruito qualcosa di difficilmente pensabile e comprensibile da chi non c'era dentro, ottenendo quello che si era prefissata solo ed esclusivamente con la forza del suo essere coerente a se stessa e con la resistenza del suo impegno. 
Coerenza. Dignità. Forza. Tutte caratteristiche usate per trasmettere il suo amore, più della dolcezza che comunque trasudava da ogni suo gesto. Zero richieste, zero invocazioni di aiuto, zero vittimismo. Una vita complicata, affrontata in prima persona senza richiedere sconti a nessuno. Sfide, rinunce, riprogrammazioni. Tutto per riuscire a portare avanti sorrisi e percorsi non accidentati a chi aveva la responsabilità di far crescere. Non l'ho mai vista arretrare senza però mai diventare né un'eroina né volersi trasformare in superdonna. Aveva i suoi lati facili e difficili e li ha sempre mostrati tutti facendo emergere evidente e senza difficoltà quanto i primi doppiassero i secondi. Sentirla descritta negli anni da chi la conosceva ha sempre fatto emergere soprattutto tre parole: "una gran donna". E vista da vicino per tutta la nostra vita insieme non ho potuto che confermare ed ampliare quella definizione.
Ha vinto partite di economia, di salute, di abbandoni, di lutti, di conflitti, di socialità, di sorrisi, di generosità e sicuramente dimentico mille altre categorie. Si è ritrovata esperta ed appassionata di calcio solo per evidenti necessità. Ha mascherato il peso che si è accollata fino a quando non mi ha reputato pronto a capirlo e poi me l'ha raccontato spiegandomi le ragioni di ogni scelta fatta. Mi ha rimproverato ogni volta che mi vedeva troppo attaccato a lei e/o non propositivo sui percorsi che dovevo intraprendere proprio perché aveva impostato la parte della sua vita dall'ottantasei in poi per rendermi autonomo e sicuro. Mi ha concesso l'onore di sentirla dire "beh in fondo siamo stati bravi" uscendo dal notaio che certificava l'acquisto della sua casa accomunando meriti che aveva in realtà solo lei. Ha costruito il suo castello centimetro dopo centimetro con risorse che sembrava impossibile potessero esistere. Mi ha semplicemente dato tutto anche rinunciando al suo, di tutto. Mi ha regalato l'opportunità di ammirarla da vicino cercando di non farmi mai diventare troppo dipendente da lei. Mi ha donato tutti gli insegnamenti ed i principi che ho dentro. Mi ha insegnato a ridere di gusto ed a riflettere a lungo. Mi ha tenuto per mano e mi ha lasciato andare quando era il momento. Ha costruito una ricchezza ed una profondità di ricordi comuni infinita pur non potendo spesso allargare troppo l'orizzonte. Si è costruita la sua autonomia rinuncia su rinuncia, risparmio su risparmio, scelta su scelta ed è arrivata ad essere indipendente anche quando non poteva fare a meno di un aiuto. Ha lottato contro isolamenti forzati e nature solitarie costringendosi e costringendomi a creare rapporti ed occasioni di conoscenze. E' andata oltre ogni esigenza economica di famiglia permettendo ed agevolando i miei percorsi di crescita senza assilli ma insegnandomi cosa vuol dire programmare e tenere i conti. Si è commossa alle mie dediche impegnandosi a non farlo vedere troppo ma facendomi capire in ogni istante che era fiera di me. Mi ha continuamente ricordato una massima di chi non c'era più "...ben vestito, schiena dritta e testa alta: poero e bischero 'un tu n'hai mai a farti vedere..." dimostrandomi ogni giorno come si fa. 
E proprio a tal proposito, tra i regali più grandi che mi ha fatto ce n'è uno che oggi mi permette di ricordare il mio primo decennio di vita come fosse il più vicino. Mi ha permesso infatti di far vivere costantemente dentro di me la presenza dell'uomo coi baffi, continuando a portare avanti il suo ricordo in ogni forma e declinazione dalla più romantica e dolce a quella più pratica e scanzonata. Adesso "quello che c'è da fare" è solo non scordare una virgola di tutto quello che mi ha impresso dentro e provare a sorridere malinconico nel sapere che la donna con gli occhiali è tornata accanto all'uomo coi baffi. Anche se in verità da lui non si era mai allontanata neanche di un centimetro. 

"...carezza la testa a mio padre, gli dice: "vedrai che ce la faremo"
per sempre, solo per sempre
cosa sarà mai portarvi dentro solo tutto il tempo?
per sempre, solo per sempre..."

Gli abbracci ricevuti: qui e qui

sabato 23 dicembre 2023

Le scelte di Babbo Natale

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 571

Inizio anni ottanta, un  ingresso di un appartamento anni sessanta, un bambino nato attorno alla metà degli anni settanta.
Finalmente sotto l'albero di Natale, comprato al Superal sotto casa dopo una lunga scelta nel pomeriggio di due giovedì prima, il piccolo può vedere vari pacchetti incartati, fino a quel momento nascosti nel sacco di Babbo Natale o chissà dov'altro. Quasi tutti per lui. Piccole cose o un po' più "sostanziose" ma tutte rigorosamente impacchettate per avere la soddisfazione di aprire più cose.
L'albero fa bella mostra di sé tutto vestito di oro e rosso e le palline ormai datate ma ben tenute formano lo sfondo perfetto per le luci intermittenti ricomprate per l'occasione ed attaccate alla presa vicino al telefono.
Il tappeto è pronto ad ospitare l'apertura dei regali e soprattutto l'entusiasmo di chi da giorni aspetta questo momento. Contento della macchinina, sorpreso per quella maglietta dal colore giusto, sorridente per i nuovi colori per scuola. Poi da dietro il mobile d'angolo fa capolino un pacchetto più grande. La busta di cartone del negozio di giocattoli vicino alla bottega dove lavorano babbo e mamma è fonte di speranze ed elemento di garanzia. Ogni volta è la tappa che il piccolo vorrebbe fare e che spesso riesce a strappare. Adesso vedere quel marchio accanto all'albero di Natale lo fa ben sperare. Così come le dimensioni, troppo grandi per un qualunque giocattolo "ordinario" .
"Dai, aprilo! Vediamo se Babbo Natale ha scelto bene" gli viene detto da chi lo guarda dall'alto appoggiato alla porta. Non se lo fa dire due volte. Piano senza sciupare la carta, e forse anche per far durare di più il gusto del regalo da scoprire, fa uscire la scatola da un lato e riconosce anche dal lato corto di cosa si tratta. Gli si illuminano gli occhi, cerca con lo sguardo conferme e l'attenzione sulla carta va a farsi benedire. Apre con decisione ed arriva la risposta che cercava: in quel pacco grande c'è davvero quello che voleva ma forse nemmeno sperava. L'aveva visto varie volte in vetrina facendoci sopra gli occhi a cuore, ma in quel momento non ci pensava neanche più. Dall'emozione, quasi lo abbraccia quel campo da calcio in miniatura dalla scritta "Super Cup Football". 
"Allora c'ha azzeccato" dicono mamma e babbo sorridendogli dall'alto. Lui annuisce emozionato ed aggiunge "Ora però babbo lo proviamo subito eh...".
"Certo, altrimenti che te l'ha portato a fare Babbo Natale!!?!?" gli risponde mettendosi a sedere in terra ed aiutandolo ad aprire il pacchetto, mettere le pile nel verso giusto e controllare se i comandi siano tutti funzionanti.
"Facciamo subito una partita? Dai!!?!? Io prendo i rossi..." dice il piccolo mentre si sistema pronto a sfidare l'uomo coi baffi.
"Veramente io prenderei almeno un caffè..." gli dice sorridendo il babbo.
"E' già sul fuoco, gioca pure che te lo porto appena esce" dice la donna con gli occhiali baciando entrambi con gli occhi.
"Grazie mamma! Allora accendo eh babbo!?!?!" urla felice il piccolo. L'uomo coi baffi annuisce e restituisce il bacio con gli occhi alla mamma, preparandosi alla partita, rigorosamente coi blu, visto che i rossi sono già stati scelti. 
Tappeto anni ottanta, due appassionati di calcio seduti sopra che ancora in pigiama si danno "battaglia" ridendo, un minicampo da gioco con miniature che si muovono avanti ed indietro, un tabellone con il risultato ed una spettatrice d'eccezione in attesa che "salga il caffè". Migliore inizio di venticinque dicembre non poteva esserci. "COSA RIMANE DI NOI E' UN NATALE" di questo tipo.

Che siano per tutti dei buoni giorni di festa. 

lunedì 18 aprile 2022

...trentasei...

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 483
E' praticamente quasi un rito. Una sorta di abitudine che sfocia in rituali. Ore libere, macchina, curve, salite e discese, aria pulita, panorama, silenzio, fiori. Nonostante quindi sia una strada nota, la fatica arriva lo stesso. Tutta insieme. Perché "FARSI UNA RAGIONE" è un percorso molto più lungo, ad ostacoli e tortuoso di quello che ti porta ogni anno a realizzare quel rituale. 
E mentre sei in questo interminabile viaggio, specialmente quando arriva questo giorno, il tuo animo da bastian contrario ti porta a mettere in fila l'esatto opposto di quello che è il tuo obiettivo. E pur sapendo che non è la prima volta e non sarà l'ultima, da precisino quale sei prendi un elenco puntato e cominci a metter giù tutte quelle cose per le quali invece "non riesci proprio a fartene una ragione".

  1. le partite del mondiale in Messico registrate e viste da solo
  2. l'abbandono della piscina che aveva senso solo con Qualcuno
  3. il primo allenamento di calcio
  4. il non aver visto insieme Roberto Baggio in maglia viola
  5. la prima volta in autobus da solo
  6. il primo "ulteriore" abbandono
  7. le scuole medie
  8. il primo gol al campo dell'Isolotto
  9. la tua bottega con dentro qualcun altro
  10. i tentativi di andare in bicicletta
  11. il gol di Borgonovo all'ultimo minuto in Fiorentina - Juventus 2-1
  12. il primo bacio
  13. il primo sciopero
  14. il primo concerto
  15. la prima "ciucca"
  16. la prima guida
  17. il primo voto
  18. non averti presentato il mio migliore Amico
  19. il diploma
  20. la scelta dell'Università
  21. il primo lavoretto
  22. la coppa Italia alzata dal Bati
  23. i dieci mesi di obiezione di coscienza
  24. la laurea
  25. le scelte di campo e di vita
  26. l'ingresso nel mondo del lavoro
  27. le ferie all'estero
  28. gli incontri che restano negli anni
  29. i lutti che segnano
  30. casa nuova ed il suo significato
  31. gli occhi al cielo in Fiorentina - Juventus 4-2
  32. i problemi di mamma
  33. le porte aperte
  34. il mio libro
  35. le scelte dolorose e complicate
  36. parcheggiare in Via Bolognese ogni diciotto aprile 
E casualmente l'elenco puntato si ferma a trentasei. Almeno oggi.
Ciao Uomo coi Baffi. Sapessi quanto cazzo manchi e quanto cazzo sei mancato. QUANTO.

sabato 18 aprile 2020

...diciottoquattro...

Per la prima volta da quando è iniziato questo periodo di "reclusione" più che la mancanza di un contatto con chi non posso incontrare, di un abbraccio che non posso dare o di un un incontro che non posso fare, ho sentito forte la mancanza di "un posto". Di non poter essere lì. Come d'abitudine. Come in tutti gli ultimi trentaquattro diciottoquattro. "...ogni volta, ogni aprile, ogni anniversario, questa data sembra diventare più grande, più incisiva nei miei pensieri...". 
Fortissima la mancanza di non poter sentire sulla mia pelle quel silenzio, quell'orizzonte, quella camminata, quella voglia di staccare da tutto. Di fare quel saluto strano, quel gesto su quella foto, quell'aggiustatina a quel vaso. Una mancanza strana, fatta di silenzi e occhiali scuri proprio "QUANDO LA FERITA BRUCIA"  un po' di più. Di giorni di ferie presi o ritagli di tempo nei fine settimana per non mancare all'appuntamento fisso. Banale e un po' stupidotto, ma automatico. Abitudine fatta di pensieri di tutto l'anno che si materializzano in quella discesa, in quegli alberi a far da "passerella", in quell'aria ancora pungente anche col sole che finalmente sta arrivando primaverile. 
Da stamani sento addosso questo clamoroso senso di "assenza". Il dover saltare questo mio appuntamento. Rimandato, certo. Ma non consola per nulla oggi. Ma proprio per niente. Ed all'assenza infinita che col tempo aumenta invece che diminuire si somma l'assenza anche di questo “strano” rituale. In quel posto che oggi è davvero mancato clamorosamente.
Quel gesto sulla foto, imparato da te. Quell'accomodare il vaso prima di andare via, imparato da te. Quel sorriso che dice altro, imparato da te. Quest'anno ti saluto da qui, uomo coi baffi.

domenica 14 luglio 2019

Corse e numeri

Kiave di lettura n° 346
Qualche giorno fa, qualcuno ha "ri-tirato fuori" dalla soffitta dei ricordi qualcosa di ben nascosto.
E magicamente, non appena è venuto fuori quello strano barattolo, si sono rincorsi ricordi di varia natura. Il primo più banale è quello che mi ha riportato a ricercare nella mia mente alcune frasi di Sogni di Tricolor:
"...pallone di spugna, terrazza stretta come un campo di serie A e io che gioco fingendomi Daniel Bertoni. La testa fa davvero strani giri, molte volte incomprensibili, e così rivedo mamma che mi dice di stare attento a giocare sul terrazzo e io che continuo a fantasticare su una corsa sulla fascia infinita, più o meno come la fantasia, viste le dimensione super ridotte della terrazza a tetto di quel palazzone dove ho trascorso la maggior parte degli anni della mia infanzia..."
Perchè proprio quel pezzo? Perchè in quelle corse in terrazza in realtà ci sono tante altre e diverse corse. Di un piccolo "lele" che inseguiva un pallone di spugna in un ingresso che adesso mi sembra stretto anche solo per camminare. Ci sono telecronache improvvisate a raccontare le azioni e le partite immaginarie. Ci sono giornate guidate prima da più vicino....poi un più dall'alto...da qualcuno che a quel "lele" quella passione per la palla, di spugna e non solo, gliel'ha trasmessa così tanto da fantasticare di alzare insieme ipotetiche coppe fatte con la sagoma di quello Sprint magicamente riemerso dalla soffitta dei ricordi. Corse vincenti, palloni sostitutivi, coppe improvvisate. E quel sorriso di quell'uomo coi baffi in ginocchio per parare i potenti tiri del piccolo lele prima di condividere la coppa ambita.
Oggi il ricordo è fortemente più presente (ma è davvero possibile?), poiché proprio oggi il calendario segna quel numero così importante da finire nella copertina dei miei Sogni ....e non poteva essere diversamente:
"...a tirare fuori "IL CONIGLIO VECCHIO COME IL TRUCCO CHE FA" stavolta non è lui ma appunto il mio personale angelo custode che dall’alto non perde un colpo. E, quasi per ringraziarlo, quando c’è stato da scegliere il numero di maglia, non potevo che puntare sul suo numero preferito, quel 14 pieno di significato che da oggi diventa il mio compagno di viaggio in questa avventura, un modo per sentirlo ancora più vicino..."
Dal basso verso l'alto, AUGURI uomo coi baffi.

giovedì 18 aprile 2019

Silenzio

...a volte il silenzio accompagna nel migliore dei modi pensieri ed emozioni. Ti permette di far da sfondo ai raggi di sole che riscaldano la giornata che ormai da anni non riesci a far scivolare via come le altre 364 ed in fondo nemmeno vuoi che possa essere così. Uno strano silenzio quello che circonda quel panorama da sempre pieno di significato, di quelli che ti lasciano tutto il tempo di far tornare alla mente percorsi e ricordi ma è come se permettesse anche a loro di farsi strada soltanto in modalità "mute". Arrivano le immagini ma sono prive di sonoro, così come i tuoi pensieri sono privi di voce. Il sole fa il suo dovere, gli occhiali da sole anche ed il tuo ricordo della prima spiegazione del perché e come sistemare un mazzo di fiori dentro un vaso è senza parole. Ma è talmente dentro, che adesso sei proprio te a ripetere quei gesti in maniera naturale. Rivedi quella promessa delle colazioni al bar vicino al parcheggio dopo aver sistemato i fiori, pulito la cornice e salutata con una piccola carezza. Ed alloro ripeti lo stesso percorso, ma il saluto non ti esce proprio e ti fermi a guardare quella foto. Con un piccolo sorriso malinconico, con qualche piccolo brivido più o meno nascosto. Resti fermo lì in quella posizione "...FIN QUANDO FA MALE FIN QUANDO CE N'E'..." a guardare la sistemazione dei fiori, la foto, il panorama. Ed a sentire il sole accompagnare quel silenzio. Senza muoverti ma correndo con le immagini nella tua testa. Con quella sequenza che ormai è diventata tua, una di mille che tornano in circolo a darti un saluto. Proprio oggi, che non riesci in nessuno modo a far scivolare via. Che non vuoi far diventare come gli altri 364. A volte il silenzio è amico. E sa esattamente quello di cui hai bisogno... 

giovedì 14 luglio 2016

Quattordici

Insieme di "RICORDI CHE HANNO PRESO" campo importante in questa particolare giornata di metà luglio. Corrono via lungo strani percorsi e verso strane coincidenze.
Una giornata dal sapore particolare per molti, per qualcuno in particolare, per me sicuramente. Così guardo quella copertina e mi viene naturale pensarci di più oggi.
Al fatto che "molto probabilmente" saresti stato orgoglioso di essere protagonista della copertina del romanzo del tuo "lele" e di quella dedica numerica tutta per te.
Auguri uomo coi baffi.

giovedì 16 giugno 2016

Partendo da un poster

Leggendo violanews i giorni scorsi, clamorosamente mi si sono aperti vecchi files. Già condivisi, in maniera diretta ed espressa o in maniera indiretta facente parte di altre storie, ma che avevano una comune etichetta, quella dell' amarcord. Così mi è venuto spontaneo vedere cosa offriva la rete legato a quel ricordo e diverse immagini, "LEGGERE COME LE CANZONI" , mi sono passate sotto gli occhi fino ad una su cui non ho potuto non soffermarmi. Apro l'immagine e la riconosco, non senza un piccolo grande brivido. 
Guardo il poster qui accanto e lo rivedo attaccato nel mio "abbozzo" di cameretta e il mio sguardo orgoglioso per quei tre dieci nella sua pagella. Ma soprattutto rivedo la gioia nel momento in cui mi è stato recapitato insieme a quella foto, tipica da autografo, tanto in vigore negli anni 80.
Ma senza dubbio quello che rivedo è la faccia dell' uomo coi baffi che sorridente me la consegna. A noi che non avevamo telefonini, internet, computer o altro, poster e foto dei nostri idoli erano regali da far brillare gli occhi. Ricordo lo stupore e l'abbraccio successivo per chi, non abituato a comprare settimanali sportivi o chiedere foto, si era preoccupato di cercarli e....cosa infinitamente più grande...di farli autografare da quello che era l'idolo indiscusso. Quel "graffio" di pennarello nero sulla foto e sul poster, a ripensarci, ancora lascia il segno. "A Enzo con simpatia".
E quella frase di accompagnamento dell'uomo coi baffi "hai visto, c'è anche la dedica? Tutta per te". Ed io che non sapevo come ringraziarlo, per quelle due righe e quella firma che per me erano e valevano qualcosa di inestimabile. E quella frase "Goditi il tuo idolo, resterà sempre tale....è il tuo "primo amore"...ma non ti dimenticare che la bandiera resta Antonio" tanto per sottolineare categorie, livelli e soprattutto insegnarmi il concetto di riconoscenza. Ogni volta che rivedo o sento parlare di Passarella scatta qualcosa che mi collega a quel poster, quella foto, quel doppio autografo, quel paragone sotto la neve, ma soprattutto quell'aprile con quel quel gol alla Juventus e quel vaffanculo, quella partita (la prima "da solo") con l'Udinese e quella doppietta al Pisa all'ultima giornata per poi partire per Milano per un'altra maglia nello stesso mese in cui qualcun altro faceva un viaggio ben più lungo andando molto....più su. Ogni volta inconsciamente, quasi stupidamente, Passarella richiama ricordi che sembrano lontani e nascosti e che invece sono compagni continui di viaggio e così vivi da essere tangibili. Semplicemente partendo da un poster dell'Intrepido, che penso di non aver mai comprato in vita mia, ma che rappresenta un ricordo così unico da riconoscerlo come uno "di famiglia".

lunedì 18 aprile 2016

Trenta motivi

Ci sono strade che affronti quasi inconsapevolmente ogni giorno e che la quotidianità ti fa dimenticare essere così "in salita". Le affronti con la sicurezza mista ai dubbi che il tuo passo ed il tuo piglio riescono a regalarti, ma la salita rimane anche se l' "abitudine" spesso fa sembra quella percentuale di pendenza come "normale".  
Non sempre però è così ed oggi quella salita fa venire un po' il fiato corto, non è sufficiente l'allenamento e ci sono trenta motivi che si sono piano piano accumulati e che ti tolgono un po' quel passo e quel piglio abituale. 
"TUTTO IL TEMPO LI' A TENERE IL TEMPO" giusto e poi basta un diciotto sul calendario e lo stesso tempo va fuori ritmo e ti presenta un po' il conto. Son solo ricorrenze, son solo giorni e come tali passano, ma a volte banalmente e semplicemente fanno più fatica a scivolare con la stessa rapidità. Così rivedi quei trenta motivi, quei trent'anni in cui quell'uomo coi baffi è mancato così tanto a quel piccolo che da lui ha imparato a giocare a pallone e tifare Viola, ma anche che "poeri e bischeri uncisideve mai far vedere" così come che "una parola data è una parola data e non va mai rimangiata".
Sono trenta oggi quei motivi ed oggi pesano un po' di più. Uno per il videoregistratore, uno per quel pallone di spugna, uno per i Mondiali in Messico, uno per quel gol di Baggio, uno per il primo allenamento di calcio, uno per la forza con cui mamma è riuscita a "far tutto", uno per le scuole medie, uno per il primo gol fatto, uno per la bottega ed il suo significato, uno per i mondiali in Italia, uno per la scelta delle superiori, uno per la prima cotta, uno per il primo bacio, uno per le vacanze da solo, uno per le delusioni, uno per il Bati, uno per la patente, uno per la uno, uno per la prima ciucca, uno per l'Università, uno per l'obiezione al militare, uno per mamma commossa alla laurea, uno per lo scoprire il gusto nel mangiare la buona carne, uno per il primo lavoro, uno per la soddisfazione del lavoro "mio", uno per gli amici e gli amori con la A maiuscola, uno per la presentazione del "motivo" per cui cambiavo casa, uno per la soddisfazione per una passione da dieci, uno per farti leggere quella dedica, uno per quei baffi. Son trenta e sembrano solo l'inizio di molti molti molti molti più motivi che oggi arrivano e si sommano tutti insieme. Solo un giorno di calendario, per la trentesima volta, ma oggi quella salita lascia davvero col fiato corto. Un saluto particolare oggi, uomo coi baffi. 

venerdì 18 aprile 2014

Foto e suoni

Kiave di lettura n° 79

Come ventotto anni fa, di nuovo venerdì diciotto. Come ce ne sono stati altri, come ce ne saranno ancora nel corso degli anni futuri. 
Non "M'ABITUERO'" mai totalmente all'arrivo di questo periodo dell'anno; di riflessioni, di pensieri, di ricordi e perchè no di malinconia....e forse alla fine va bene così.
Lo sguardo è un pò più pensieroso, il sorriso che esce ovviamente ha dentro qualcosa di un pò diverso, qualche nervosismo oltre misura è poco spiegabile ma paradossalmente motivabile, qualche foto che ti fa compagnia in qualche momento meno brillante è compagna nota, preziosa e un pò invadente. Già, perchè ci sono foto e foto. Quelle che ricordano da vicino quei momenti che ancora rivedi negli occhi di chi come te non può scordare nemmeno un attimo di quel giorno, quelle che arrivano a ricordarti qualcosa che comunque riesce a strapparti un piccolo sorriso, quelle che ti fanno un pò rallentare il percorso normale del respiro. Sono immagini che fanno parte di te, che non riesci nemmeno ad avere totalmente presente fin quando non arrivano da sole senza troppo preavviso....come quelle mani che ti accarezzano all'alba o come quei baffi che vedi sopra un sorriso dolce ed una bocca che ti dice "dormi che è presto". Foto che hai dentro anche se non sono solo tue, ma che fanno parte di te nella parte più profonda. E poi insieme a quella foto fatta di diversi fotogrammi colorati e grigi c'è il suono di quel telefono, dalla suoneria vecchia come l'apparecchio. Quel suono così sgraziato che offusca per un attimo le foto e le vela di quella malinconia immancabile. Un suono lontano anche se accanto. A svegliarti o a ricordarti come un promemoria quel venerdì targato diciotto e datato ventotto. Passano i numeri come in un cronometro che corre, ma quando arrivano a certi "giri" rallentano o almeno sembrano farlo. Per dare il tempo di immalinconirsi ma anche di pensare e riguardare alcune foto, ricordo e presente. Fino a quando un rumore metallico non dice altro. Ben altro.
Non solo oggi, ma soprattutto oggi. Quei baffi, quelle mani, quel sorriso. A.S.

giovedì 18 aprile 2013

ancora diciotto

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....ci provo a far finta che sia un 2 marzo o un 7 ottobre qualsiasi ma è innegabile che non è così. Quella data è "SEMPRE LI' LI' NEL MEZZO" a farsi notare evidenziando una giornata che di comune non può avere granchè. Quella dove il Poeta sembra aver una sola versione del suo repertorio e sembra conoscere solo l'uso di poche parole, dove Passarella svetta di testa e ci fa vincere contro i gobbi, dove i tuoi "sforzi letterari" ti si ripresentano davanti agli occhi con frequenza inaudita ma soprattutto quella dove appare indelebile e dai contorni netti quasi reali un uomo coi baffi.
E' anche quella che cerchi di camuffare con un atteggiamento da tutti i giorni, acido al punto giusto ma che presenta sempre un velo di opacità. Ma nonostante gli sforzi il pensiero corre....va ai ricordi come in mille altri momenti, ma quelli di oggi non possono avere lo stesso sorriso finale della piacevolezza di una foto in un album o di un volto in memoria. Oggi qualcosa punta verso il lato malinconico del ricordo, verso il significato nascosto dietro e dentro quel diciotto che sembra apparirti ovunque. Il lato più "pratico" e reale che ti presenta il conto, che provi a scacciare ma che non puoi far sparire se continui a leggere quello che hai scritto e gli abbracci commentati che ti sono arrivati. Un pensiero che parte luminoso come quel sorriso coi baffi ma che tende a diventare più grigio perchè quella data quel sole non può portarlo dentro di sè, anzi ne mette all'ordine del giorno un altro aspetto. Un lato un pò più triste in cui crogiolarsi un pò, solo un pò, come quando dovresti alzarti dal letto che è già tardi ma proprio non ti va e continui a far suonare la sveglia. Un grigio che provi a dipingere pensando ad altro e facendo cose diverse avendo la fortuna di poter contare su molte spalle a cui appoggiarsi e che ti aiutano tanto (ma TANTO) a mettere la testa altrove ed a sorridere non più in maniera impostata ma in maniera spontanea. Il grigio sai che si ripresenta, specie negli spazi vuoti e in questa giornata sembra farlo in maniera costante, col suo conto che segna 27 e 18 ed allora un pò forse è giusto davvero abbandonarsi all'idea ed al velo di malinconia. Solo un attimo, prometto....poi arriverà il 19 portandoselo via, basta aspettare il suo arrivo....
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martedì 19 marzo 2013

...con lo sguardo un pò all'insù...

Aprendo twitter, quella piccola peste del mio primo nipotino Manuel ci mette lo zampino e leggendo il commento orgoglioso del bibabbo Baso la mente va.....
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nonostante ritenga il mio grado artistico molto vicino allo zero, quella specie di ritratto piace. Mette un sorriso in chi lo guarda e lo spinge a ringraziarmi quasi commosso. "E' bellissimo" mi viene detto, sicuramente esagerando ed anche per questo facendomi un pò arrossire dall'imbarazzo. 
"Ora lo mettiamo subito appoggiato sul mobile così tutte le volte che torno a casa lo posso vedere" mi dice il soggetto del ritratto e non riesco a non sentirmi fiero ed orgoglioso di quell'insieme di colori partoriti dalle matite del mio astuccio. Penso che domani dovrò ringraziare la maestra Anna per i consigli che mi ha dato per realizzare quel disegno ma soprattutto perchè ci ha fatto fare questo "lavoro". Una stupenda cosa che mi ha permesso di fare un regalo così apprezzato proprio "IL GIORNO DEI GIORNI" per chi a volte viene messo un pò in secondo piano rispetto al naturale e spontaneo istinto di corsa "alla mamma". 
E così vedere quella gioia stasera nonostante la sua giornata di lavoro sia stata pesante e lunga mi dà la sensazione di avergli alleggerito la serata, sensazione confermata quando lo vedo sorridere e mi sento abbracciare forte forte. E' bello, penso, avere a disposizione un giorno così speciale che mi permette di festeggiarlo e di farlo sorridere; sono sicuro che il prossimo anno riuscirò a fargli un disegno ancora più bello, magari organizzandomi prima. Sì, voglio proprio prepararlo con il dovuto anticipo, lo voglio dire alla mamma ed alla maestra Anna....
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E mentre rivedo l'uomo coi baffi che orgoglioso appoggia il disegno in bella vista sul mobile, penso a quanto da allora è cambiato: il mio grado artistico che si è perso per la strada, le matite che da allora penso di aver utilizzato solo uno o due altre volte e il mio istinto al festeggiamento nei "giorni dedicati" che si è totalmente dissolto. Una cosa invece è rimasta immutata ed intatta anche nella sua intensità, il desiderio di mandargli un augurio GRANDE...come quell'abbraccio.
Auguri speciali ...con lo sguardo un pò all'insù....uomo coi baffi....

giovedì 29 dicembre 2011

Festa speciale

La cena è in quella situazione che non sai se definire in "altomare" o vicina alla definizione. L'agitazione ed il lavoro di chi sta portando avanti i preparativi sono quelli tipici di una festa.......creata giusto per stare insieme. Sono più i momenti passati a chiacchierare e sorridere che non quelli veramente operativi e di preparazione della cena. 
L'uomo coi baffi prepara l'aperitivo ed il piccolo non lo molla nemmeno per un momento. "Passami le bottigliette rosse" gli chiede e lui subito esegue chiedendogli "Quante ne metti?" "Siamo sette, ne metto una a testa" "Sette? Posso berlo anche io?" gli chiede il piccolo emozionato "Certo, stasera è festa!" gli risponde facendogli l'occhiolino. Ed il piccolo segue incuriosito ogni passo, ogni mix di liquidi ed il cocktail che cambia colore ad ogni passaggio. 
"L'aperitivo è pronto" dicono quasi in coro. Il resto piano piano viene da sè. Gli antipasti, i primi e tutto il resto. Poi le chiacchiere e le carte, che escono dal cassetto per il sette e mezzo di rito, scandiscono l'avvicinarsi della mezzanotte e quando il momento si avvicina davvero, il piccolo guarda l'uomo coi baffi che conta alla rovescia in attesa del momento, facendogli l'occhiolino di nuovo per fargli capire che farà partire il tappo come piace tanto a lui. 
BUON ANNO, i baci e gli abbracci, i brindisi e le foto, tra cui una particolarmente riuscita che resterà per anni nel salotto di casa e che vede l'uomo coi baffi guardare sorridente la donna con gli occhiali. Dopo di nuovo le carte, ma stavolta per il gioco dei grandi. Quel poker che tanto incuriosisce il piccolo e che lo vede posizionarsi  al suo posto preferito ovviamente al fianco dell'uomo coi baffi, posto che gli permette di spiare le sue mosse e che "DA QUEL MOMENTO IN POI" non lascerà più per tutta la serata.
"Ma non sei stanco?" gli chiedono preoccupati gli altri ogni tanto al passare dei giri di carte "No, no, anzi mi diverto" risponde il piccolo che con tutta quella considerazione e da quella posizione tutto si sente meno che piccolo.
Diverse ore sono passate dall'ingresso in quella casa per i preparativi della festa, ma nessuno ha voglia di salutarsi nè di smettere ora di giocare ora di chiacchierare, primo fra tutti il piccolo che ricorderà quella semplice cena ed quel semplice mazzo di carte come  una festa davvero speciale.
BIGNAMI: ci sono periodi dell'anno che suscitano più pensieri e in quei periodi capitano i giorni in cui rifletti di più, quelli che metti in moto maggiormente pensieri e ricordi ed allora bastano pochi appigli per vedersi scorrere sotto gli occhi immagini nitide di momenti passati. 

lunedì 19 aprile 2010

Un pallone, una radio e un vaffanculo

Prima domenica di aprile. L’avvento della primavera porta finalmente un po’ di bel tempo ed invoglia alla classica uscita domenicale. La meta è quella vicina che permette di godersi il pomeriggio di festa e magari di far merenda all’aperto su un prato dando anche due calci ad un pallone, cosa che il piccolo aspetta da tutta una settimana. “ IN MEZZO AI GIOCHI DI TUTTI ” i ragazzini della sua età, il piccolo non ha dubbi sul preferito. Il pallone. Sarà questione di “geni” trasmessi da chi ora glielo passa e lo guarda sorridente e soddisfatto. In quel prato però non c’è solo il gioco preferito dal "piccolo", c’è anche una piccola radio. Posata in terra che fa sentire bene gli sviluppi della domenica di campionato. E mentre il piccolo è distratto dalla sua passione, il suo compagno di giochi ha un orecchio impegnato ad ascoltare gli sviluppi di quello che succede al comunale. E’ la partita dell’anno. Al Comunale di Firenze c’è la Juventus e la Fiorentina stà compiendo l’impresa. Al piccolo ancora non è chiara la reale entità di quella domenica, gioca tranquillo più interessato ai suoi tiri piuttosto che a quelli di Passerella. Ed all’improvviso… “scusa, scusa….intervengo da Firenze, la Fiorentina ha raddoppiato. Dopo un gran contropiede Nicola Berti ha portato la Fiorentina sul due a zero chiudendo di fatto la partita…”. In un solo istante il piccolo ritorna con la testa anche alla partita di campionato, oltre che alla sua personale, e gioisce guardando chi è accanto a lui. E lì rimane sorpreso. Lo vede ridere, esultare ma soprattutto lo vede fare qualcosa che non gli aveva mai visto fare. Urla prima un “ SI’ ” e poi lo accompagna con un gesto evidente dell’ombrello ed un “vaffanculo vai” detto con un sorriso enorme. Mai prima il piccolo lo aveva sentito dire una parolaccia e mai avrebbe pensato di sentirgliela dire con quello slancio e con quella felicità. E quella giornata di aprile si marchia così indelebilmente, per quella vittoria viola, per quella espressione, per quel sorriso e quella partita improvvisata a pallone, che resterà LA partita a pallone. Dolce giornata di primavera per un dolce ricordo.
BIGNAMI: in un periodo "particolare"...una fotografia con colori forti di un sorriso coi baffi….