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domenica 10 luglio 2022

Lettera da diffondere

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 495
Nelle settimane scorse avevo già scritto della vicenda di Gaia Nanni (vedi il post di una settimana fa). Cercando di dire la mia e cercando di fare arrivare alla stessa Gaia la mia indignazione per come questa vicenda l'avesse vista vittima due volte. In modo crudele dal punto di vista burocratico e personale la prima volta, dal punto di vista umano e sociale la seconda dopo la sua meritoria presa di posizione.
Come sempre "LE DONNE LO SANNO" meglio e quindi Marina Capponi e Daniela Morozzi sono riuscite nel mio intento in modo nettamente migliore. Hanno infatti pubblicato una lettera aperta a Gaia ed a tutte le Gaia del mondo. 
Una lettera di scuse, di indignata vicinanza e di impegno a lottare per quello che dovrebbe accadere e che invece non accade. Una presa di posizione ed un impegno vero e proprio. Che mi va di sottoscrivere e di rilanciare.
Le parole usate da Daniela e Marina sono perfette e centrate. Per questo le faccio mie e le riporto integralmente in questo post. Per Gaia e per tutte le Gaia. Perché su tali diritti dobbiamo costantemente ed attentamente vigilare. TUTTI.

Cara Gaia,

dolcissima, ironica, coraggiosa amica. Questa è una lettera di scuse.

 Certo, s’intende, è anche una presa di posizione forte, indignata, furiosa, veemente, accanto a te, al tuo fianco.

 Ed a sostegno di tutte le donne che, come te, hanno vissuto un’esperienza come quella che hai sentito la necessità di raccontare, della quale qualche idiota inqualificabile ha ritenuto non si dovesse avere rispetto.

 A tutte voi dobbiamo delle scuse. Noi, donne che ci riteniamo progressiste, abbiamo mancato. Eravamo convinte, ingenue! Che i diritti civili, frutto di tante battaglie nostre, delle nostre madri, delle nostre nonne, fossero intangibili e fluissero verso il sol dell’avvenire come un fiume inarrestabile. E tra questi, che l’autodeterminazione delle donne ed il loro diritto a disporre liberamente del proprio corpo splendessero fulgidi e duri come il diamante.

 Ci eravamo illuse che quella straordinaria stagione di riforme che negli anni 70 ha portato la legge n. 194 (del 1978), consentendo alla donna di scegliere, in sicurezza e riservatezza, di non portare avanti una gravidanza, ma anche il nuovo Diritto di Famiglia (del 1975), la legge sulla maternità nel lavoro (del 1971), la parità uomo-donna nel lavoro (del 1977), non potesse che continuare a fiorire. Che fosse ineluttabile andare sempre avanti. Che tutte quelle leggi di civiltà, con le quali si dava finalmente attuazione ai principi della Carta Costituzionale nata dalla Resistenza, fossero una conquista acquisita, intangibile, uno zoccolo duro su cui costruire un domani migliore per tutte e tutti.

 Ci ha pensato la Corte Suprema degli Stati Uniti a darci la dimensione plastica delle volatilità delle conquiste in materia di diritti civili e sociali. Mostrandoci come sia stato facile per 5 giudici conservatori con una sola sentenza, la Dobbs, demolire un caposaldo quale il diritto (federale) all’aborto, che resisteva dagli anni ’70 dopo la famosa pronuncia Roe vs. Wade. Facile, come entrare armati e incontrastati a Capitol Hill con un berretto di pelliccia in testa e devastare tutto.

 Che doccia fredda. Pare che non sia finita qui, in pericolo ci sono altre conquiste delle donne e degli uomini americani, come l’uso della contraccezione ed i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Da oltreoceano ci vengono segnali inquietanti e come in passato, nel bene e nel male, spesso sono anticipatori di quello che accadrà dopo poco anche in Europa. Le donne ucraine stuprate, rifugiate in Polonia, quando supplicano di poter abortire, sono già in difficoltà. Non è un caso. E’ lo spirito dei tempi? Francamente lo temiamo.

 E nel nostro Paese cosa sta succedendo? Non vi è dubbio che i diritti sanciti da leggi dello Stato devono essere rispettati e soprattutto resi effettivi. Un diritto se resta solo sulla carta, privo di applicazione concreta, è come se non esistesse.

 La legge n. 194/78 ha passato nel 1981 anche il vaglio di un insidioso referendum abrogativo. Pensavamo davvero che fosse una conquista intangibile, rafforzata dal consenso popolare. Eppure è stata erosa, svuotata dall’interno, depotenziata.

 Ricordiamoci come è intitolata, la Legge del 22 maggio 1978, n. 194: Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. Al primo articolo si stabilisce che lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. Che l’interruzione volontaria della gravidanza, non è mezzo per il controllo delle nascite. Che lo Stato, le regioni e gli enti locali devono promuovere e sviluppare i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite. Che per la prevenzione e gli accertamenti vi deve essere un sistema di consultori sul territorio, capillare, facilmente raggiungibile.

 Ricordiamoci che prima del 1978 l’aborto volontario era un reato. Relegato nella clandestinità. Di aborto si moriva. La legge interviene per prevenire, ma quando la gravidanza è indesiderata e la donna riporti “circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito”, così recita il testo della legge (the black letter of the law, come dicono gli americani), vuole sottrarre la donna in difficoltà alle mammane, al rischio di perdere la propria salute o addirittura la vita. Abortire non è una passeggiata, mai. Ed ecco la costruzione di un sistema di interventi di prevenzione, incentrato sui consultori, sulla contraccezione e poi, se si arriva all’extrema ratio, sulla garanzia di un saccoglienza sanitaria rispettosa e gratuita, in sicurezza e riservatezza.

 E così per lungo tempo è stato, con un crollo verticale delle interruzioni di gravidanza clandestine ed una enorme diminuzione progressiva degli stessi aborti legali.

 Ma noi, che illuse eravamo! Pensavamo che, visti i risultati, l’impianto della legge fosse solido, duraturo, condiviso, che le risorse a lei destinate venissero nel tempo garantite.

 Eppure, oggi in Italia, ed anche nella nostra civilissima Toscana, non siamo riusciti a mantenere il livello di assistenza pensato dal nostro legislatore affinché la legge raggiungesse i suoi obiettivi.

 In certi territori i consultori non esistono e l’obiezione di coscienza, il cui diritto previsto dalla stessa legge 194 nessuno vuole contestare, impedisce di fatto lo svolgimento del servizio. Neanche un medico o un infermiere disponibile. Chi per spirito di servizio si impegna su tale fronte finisce relegato in un ghetto professionale dal quale non riesce ad uscire. Medico abortista! Uno stigma sociale, non solo per le donne, anche per i sanitari che svolgono la loro pubblica funzione. Inammissibile.

 Non puoi abolire l’aborto. Puoi solo abolire l’aborto sicuro. Questa è la verità. Le donne purtroppo si troveranno sempre dinanzi a questo dilemma. Per motivi privati, dolorosi, insondabili, insindacabili. Che hanno diritto di non rivelare, se non vogliono. Ma le donne hanno diritto, grazie ad una legge dello Stato, ad essere accolte in riservatezza in una struttura ospedaliera gratuita e sicura, dove ricevere assistenza secondo i migliori protocolli. E sì, se ve ne sono le condizioni sanitarie, anche dove poter ricevere un farmaco da assumere nella propria abitazione, con tutte le cautele del caso, evitando ricoveri e inutili medicalizzazioni. E senza subire atteggiamenti moralistici, senza essere interrogate, sondate, giudicate da chicchessia. Senza dover percorrere centinaia di chilometri per trovare una struttura ospedaliera accogliente. E senza che alcuno ostacoli, in fatto e diritto, la loro libertà di scelta. E dopo, hanno diritto al silenzio, all’oblio. Ad elaborare la loro esperienza dove e come vogliono, nel rispetto. Anche a parlarne, se ciò sembra loro necessario o opportuno, ma senza subire un pubblico linciaggio.

 “Non dimenticare mai che una crisi politica, economica o religiosa, sarà sufficiente per mettere in discussione i diritti delle donne. Questi diritti non saranno mai acquisiti. Dovrai rimanere vigile per tutta la vita ” diceva Simone De Beauvoir. Come è vero.

 Oggi, se parli di diritti civili da difendere, ti sentirai rispondere che “ben altri” e più importanti sono i bisogni delle persone, come le troppe tasse, l’inflazione o la bolletta del gas. Indubbiamente le criticità economiche ci sono, come negarlo?

 Ma nella scala delle priorità che lo Stato deve rispettare, cosa c’è di più importante della salute e dell’integrità fisica di cittadine e cittadini? E la legge 194 si prefigge proprio questo obiettivo, di impedire che le donne di aborto muoiano, come è sempre accaduto nei secoli dei secoli, come ancora oggi a volte accade, ma, per fortuna, in minore misura. Questa è, come dicono i giuristi, lasua ratio. E lo Stato democratico deve garantire che ad ogni donna siano offerte la stessa opportunità, a prescindere dal censo, dalla condizione economico-sociale in cui si trova. Perché al mercato dell’aborto clandestino si rivolgono le donne povere, le immigrate, le minori. A discriminazione si aggiunge discriminazione, anche sulla salute e sull’integrità fisiopsichica, sulla stessa vita.

 Già, le minori. I numeri dell’aborto minorile sono sconfortanti. Ci siamo illuse che la prevenzione arrivasse ai nostri giovani, che finalmente nelle scuole entrasse l’informazione sulla vita sessuale, la contraccezione, l’educazione all’affettività, finora delegati alle famiglie ed (ahinoi) ad internet. Nulla di tutto questo. La prevenzione è rimasta un tabù, una parola vuota. Dobbiamo scusarci anche con i nostri figli, maschi e femmine, per non aver fatto abbastanza, per averli lasciati soli in un frangente così delicato per la loro formazione.

 Scusaci Gaia, per non aver presidiato e sostenuto abbastanza il tuo diritto a scegliere, in quel particolare momento della tua vita, di non diventare madre. Di autodeterminarti, di disporre liberamente del tuo corpo. Di non doverti giustificare dinanzi a persone che ti definivano “quella”. Che ti giudicavano secondo la loro morale, invece di compiere il loro dovere, in una sanità laica, che ti lapidavano a parole, come si fa con le pietre verso le donne, ancora oggi, in certi paesi.

 E accanto a te scusa a tutte le “Gaia del mondo”, a Paola, Fatima, Leila, Claudia, Josephine, Silvia, Irina, Maria, Rosa, Brigitte, Jane e ancora nomi, e ancora donne , scusateci tutte ovunque voi siate, per non aver gridato più forte, nelle manifestazioni, nei cortei, nelle riunioni, nelle assemblee (perché ne abbiamo fatte tante, perbacco, s’intende) in difesa della legge 194, pretendendo, sì esatto, pretendendo che lo Stato, le Regioni e tutta la filiera dei presidi sanitari si assumessero ciascuno le loro responsabilità e garantissero l’effettività dei diritti che nella legge sono sanciti. Battendo i pugni sui tavoli. Chiedendo con veemenza più risorse, più attenzione, più controlli sull’efficacia dei servizi. Più fatti, meno parole.

 Intendiamoci, noi ai diritti civili ed alle garanzie abbiamo sempre creduto. Siamo convinte che quando in un Paese si rispettano i diritti delle donne, tutta la società progredisce, perché garantire i diritti delle donne fa avanzare i diritti di tutti. E di questo anche gli uomini devono essere consapevoli, di quanta strada ci sia ancora da fare, insieme, assumendosi ciascuno la propria responsabilità, con senso critico, senza sconti, facendosi carico, mettendoci la faccia.

 Oggi è evidente e necessario il fatto che dobbiamo tornare ancora nelle strade, nelle piazze, se occorre nelle aule giudiziarie, alzando la voce, per il diritto all’aborto, per la parità di trattamento nel lavoro, per la parità in famiglia, per la parità nella rappresentanza ecc. ecc.

 Come diceva Simone, vigiliamo, donne, vigiliamo, è necessario, per tutta la vita.

 Grazie Gaia e grazie a tutte le “Gaia” del mondo.

 Abbiamo molto da fare.

 Insieme.

mercoledì 19 aprile 2017

#FreeGabriele

Ne avevo sentito parlare ed un po' mi ero informato su quella che è "LA SUA STORIA" o meglio quella che è la sua vera e propria (dis-)avventura. Dopo la segnalazione del mio inviato romano (che ringrazio come sempre), ho letto con più attenzione quello che Gabriele Del Grande ha realizzato, il suo impegno, il suo stile e soprattutto la vicenda che lo vede, purtroppo, protagonista-vittima in questi giorni.
Fermato dalla polizia turca al confine della Siria ormai una decina di giorni fa, solo ieri è riuscito a mettersi in contatto coi suoi parenti; purtroppo però il fermo non è dato sapere quando finirà avendo ottenuto solo la possibilità di telefonare dopo giorni di protesta. Per questo Gabriele ha iniziato ieri lo sciopero della fame chiedendo di dare visibilità al suo caso; per questo ma anche e soprattutto perchè i motivi del fermo sono oscuri a tutti, anche a lui. Forse il suo lavoro di inchiesta su migrazioni e non solo. Forse una generica "attenzione turca" ad un reporter che il mio inviatoromano ha definito "ma lui è uno vero non un cazzabubbolo".
E documentandomi un po' non posso che dargli ragione, basta vedere quanto da lui prodotto e quanto programmato. Uno di quelli con schiena dritta, voglia di conoscere e far conoscere, amante della verità e delle storie REALI, così come della voglia che esse siano diffuse. Magari i motivi del fermo sono proprio questi e questa voglia.
Anche per questo mi unisco al #freeGabriele ed al #iostoconGabriele sperando di avere presto buone notizie. So che è una goccia in mezzo al mare, ma mi va di versarla.

mercoledì 15 agosto 2012

Dalla parte dei magistrati

Ferragosto. La testa impegnata altrove rispetto ai vari problemi o le varie situazioni non piacevoli che circolano in giro. E chi ci "comanda" se ne approfitta e nel silenzio generale cerca di mascherare e nascondere gli scempi che compie. L'elenco è lungo e ce ne sarebbero tante di cose per cui protestare ed indignarsi, dai cosiddetti tagli obbligati alla spesa pubblica al prospettato autunno caldo, dalle manfrine per la legge elettorale al mese di ferie che si sono autoconcessi i nostri amati rappresentanti del Parlamento, dall'immancabile spread ai disarmanti dati economici della nostra penisola. Troppe cose da affrontare visto il caldo "CANE IN QUESTA PALUDE" estiva ed allora mi concentro su quella che mi sembra la più grave ed impellente e chiedo il vostro aiuto. 
Nel silenzio generale è in atto un vero e proprio accerchiamento dei pm di Palermo, rei di continuare ad indagare su quel "?" che ancora oggi sono le stragi del '92-'93 e quella che è stata la trattativa tra istituzioni e mafia. Procedimenti disciplinari per non si sa quali colpe di lesa maestà nei confronti del Presidente della Repubblica (i pm di Palermo) e provvedimenti per il procuratore generale di Caltanissetta reo di aver ricordato a tutti che tra le istituzioni attuali e le personalità note di ora si annidano molte persone il cui comportamento va esattamente nella direzione opposta rispetto ai principi che hanno mosso sempre lo stesso Borsellino.
A questi magistrati che dovrebbero essere l'orgoglio di tutti gli italiani, che dovrebbero essere portati ad esempio, che dovrebbero sentire l'appoggio di tutti, per primo quello scontato delle Istituzioni per cui lavorano, per le fondamentali indagini sui misteri di una delle più brutte pagine della nostra Repubblica, il FQ ha deciso di dedicare una raccolta firme di sostegno e di espressione di vicinanza, 
dimostrando a quei magistrati che non sono soli, ma che a loro fianco ci sono molti, moltissimi italiani che li reputano un vanto ed un orgoglio, convinti che proprio loro rappresentano la parte d'Italia da prendere e portare ad esempio.
BIGNAMI: le parole migliori per "sponsorizzare" questa raccolta firme le "rubo" a Daniele Silvestri...."in questa orrenda, colpevole, vergognosa ed arrogante contrapposizione tra pezzi dello Stato Italiano, non si può che stare dalla parte di chi cerca la verità. Il mio presidente della Repubblica dovrebbe aiutare ad accendere la luce, piuttosto che difendere il suo diritto a tenerla spenta".....

martedì 17 luglio 2012

Federico25

I poliziotti condannati per aver picchiato e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. C'è un solo modo per evitare ad altre madri quello che ho dovuto soffrire io: adottare in Italia una legge contro la tortura. La morte di mio figlio non è un'eccezione: diversi abusi e omicidi commessi dalle forze dell'ordine rimangono impuniti. Ma finalmente possiamo fare qualcosa: alcuni parlamentari si sono uniti al mio appello disperato e hanno chiesto di adottare subito una legge contro la tortura che punirebbe i poliziotti che si macchiano di questi crimini. Per portare a casa il risultato però hanno bisogno di tutti noi. Oggi è il compleanno di mio figlio e vorrei onorare la sua memoria con il vostro aiuto: insieme possiamo superare le vergognose resistenze ai vertici delle forze dell'ordine e battere gli oppositori che faranno di tutto per affossare la proposta. Ma dobbiamo farlo prima che il Parlamento vada in ferie! Vi chiedo di firmare la petizione per una legge forte che spazzi via l'impunità di stato in Italia e di dirlo a tutti - la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro dell'Interno non appena avremo raggiunto le 100.000 firme.
* Appello della mamma di Federico Patrizia Moretti su avaaz
Oggi Federico avrebbe festeggiato 25 anni. 
Non riesco a non pensare al "GIORNO DI DOLORE" che può essere per sua madre e non riesco a non ammirarla in modo smisurato per la voglia di lottare che continua ad avere. Un impegno continuo per la speranza di una VERA Giustizia per suo figlio e la speranza di uno stato migliore per le altre eventuali vittime della stessa tragedia e dello stesso orrore di cui Federico è stato vittima.
Oggi ho sentito un brivido lungo la schiena quando su twitter ho visto #federico25, ho pensato a tante cose ed ho pensato che non si può nè perdonare nè dimenticare nè abbassare la guardia finchè Federico non potrà essere ricordato come l'ultima vittima di questi orribili episodi.
Come dice sua mamma, il giusto modo per ricordarlo è onorare la sua memoria e far sì che si arrivi ad una legge finalmente giusta.....PER ALDRO.....
e

BIGNAMI: ....GIUSTIZIA PER ALDRO....

giovedì 5 luglio 2012

Giustizia per Aldro

Come ho già scritto, in un paese civile e normale non ci sarebbe bisogno di questo tipo di mobilitazione con relativi post/petizioni/raccolte firme/blog/ecc.; non ce ne sarebbe bisogno perchè la giustizia e la civiltà dovrebbero essere le basi su cui costruire un Paese ed i rapporti tra gli abitanti dello stesso. 
Ma evidentemente questo non è il parere di tutti, o almeno non lo è di quelle persone che per Federico non vorrebbero Giustizia, quelle che usano ancora il condizionale per fatti accertati da sentenze definitivi, quelli che in questa storia hanno visto bene di irridere con parole e fatti la famiglia Aldrovandi invece di tendergli una mano per scusarsi e dargli sostegno visto lo scempio effettuato nei confronti del figlio.
Allora, per sostenere questi genitori che "STANNO INSEGNANDO" a tutti noi cosa significano le parole forza, dignità e coraggio vi invito
e sottoscrivere l'appello che riguarda Federico, ma non solo. Perchè questa famiglia ci insegna anche a guardare oltre....non deludiamola ulteriormente, firmiamo numerosi.
BIGNAMI: come dice il sito dell'appello....GIUSTIZIA PER ALDRO....

mercoledì 29 febbraio 2012

#freerossella

(banner realizzato dai volontari di Tulime onlus)
Ci sono situazioni in cui ogni tua parola è di troppo, o almeno la senti tale vista la gravità e la serietà della stessa situazione, ma ti "senti" la voglia di fare qualcosa per dare una mano.
Così quando il "valente inviato romano" mi ha segnalato questa mobilitazione dei blogger non ho esitato un attimo, come non avevo esitato neanche lui anticipandomi con questo splendido banner che ripropongo in questo post e che trovate sul blog della sua associazione. 
Avevo già pensato a come scrivere di Rossella, dopo la liberazione di Azzarà e dopo aver visto passare su Twitter la mobilitazione per l'8 marzo (che chiede ai sindaci di appendere uno striscione per la festa della donna con la richiesta "Rossella Urru Free" ed a cui molte città hanno già aderito tra cui la mia Firenze).
Altre iniziative stanno partendo e si stanno diffondendo, ne trovate alcune qui.
La sua attività, come quella di tutti i cooperanti in paesi "difficili" è come "UNA STELLA FA LUCE SENZA TROPPI PERCHE' TI COSTRINGE A VEDERE TUTTO QUELLO CHE C'E'" e prova a portare quel raggio di positività e di aiuto dove si ha bisogno di viveri per la sopravvivenza. E' partita dall'Italia per portare aiuto, sostegno e viveri in un campo profughi dell'Algeria e lì è stata rapita quattro mesi fa e da allora troppo silenzio è caduto su questa storia. Ed è il caso di romperlo questo silenzio. Sono forse tutte cose piccolissime cosa rispetto alla drammatica situazione di Rossella, ma credo anche che se ognuno nel suo piccolo si "muove" per far accendere i riflettori sul caso forse anche l'informazione finora sorda magari comincia a sentirci davvero. 
BIGNAMI: #freerossella e #freeRossellaUrru sono gli hashtag per twitter, la condivisione del sito creato per raccogliere le testimonianze per la sua liberazione su Facebook, l'adesione al blogging day, mail con questa mobilitazione, il banner che riporto anche io su questo post. Piccoli strumenti ma per provare a rompere il silenzio.

venerdì 24 febbraio 2012

Mobilitazione CONTRO gli F35

Non mi capita spesso di chiedere di aderire a campagne o raccolte firme, ma questa volta lo faccio DAVVERO sentitamente.
Come già espresso in altri post la mia posizione sulle spese e gli investimenti militari in aerei/caccia da guerra come gli F35 è netta (come spesso mi succede) ed incazzata (come altrettanto mi succede): E' semplicemente SCANDALOSO l'investimento che si sta portando avanti. Per i due semplici motivi già elencati:
- è contro l'articolo 11 della Costituzione (che ripudia la guerra e gli F35 sono caccia da guerra, che è sempre sbagliata dato che la "GUERRA GIUSTA" è solo la scusa puerile che si dà chiunque voglia lavarsi la coscienza in maniera ipocrita)
- è vergognoso chiedere sacrifici a tutta Italia ed impegnarsi invece ad investire 10 miliardi per l'acquisto di questi "oggetti" (ed altrettanti o forse di più per la loro manutenzione) per poi tagliare su ricerca, sanità, impegno civile, volontariato, istruzione, ecc. ecc.
Su questo tasto non ci sente nessuno. Governo Prodi, governo Berlusconi, governo Monti. Rossi, neri, tecnici tutti impegnati a non inimicarsi le potenti lobby degli armamenti e dei vari comandanti/ammiragli che hanno diversi ruoli nell'Italietta di oggi ma che continuano a dettare le loro regole in campo di "difesa".
Ed allora, nel mio piccolo, mi piace segnalarvi e chiedere di aderire a questa giornata di mobilitazione anche solo firmando ed aderendo alla campagna e/o facendo passare la comunicazione (twitter, blog, facebook, passaparola, email, ecc. ecc.) e sponsorizzando la cosa perchè ovviamente la cosa nei mezzi di comunicazione "normale" non passerà o avrà un piccolo spazio in tredicesima pagina dopo le dichiarazioni del Giovanardi/Ciarrapico/Scilipoti di turno.
Perchè l' "ITALIA RIPUDIA LA GUERRA" e perchè 10 miliardi metterebbero a posto molte scuole e molti asili, danno futuro al servizio civile nazionale, aiutano la ricerca a continuare ad investire e fanno stare in piedi quel sistema sociale che invece un F35 ed il suo armamento inginocchia pesantemente anche da "fermo", figuriamoci se un domani dovesse anche "mettersi in moto".
BIGNAMI: ADERITE , ne vale davvero la pena !!!

martedì 14 febbraio 2012

Un libro liberato

la preparazione
Qualche giorno fa, nei vari mezzi virtuali che frequento (frase che dà sempre un certo tono...) mi sono imbattuto (grazie anche alla segnalazione di Silvietta) in un'iniziativa che ha subito attirato la mia attenzione, lo ZeBuk Day (per chi fosse interessato, la giornata è ancora lunga.....).  
In pratica la liberazione di un libro in un luogo pubblico per festeggiare i due anni del blog ZeBuk....ed una sorta di festeggiamento di San Valentino con la lettura. A questo punto però veniva il meglio....scegliere il libro e scegliere il posto. 
il libro
Mica facile, perchè "SERVE COMUNQUE UN MOTIVO" mi sono detto, non potevo liberare un libro a caso e nel primo marciapiede che incontravo. 
E così, riflettendo ho scelto di "liberare" uno dei primi libri di Montalbano letti. Perchè? Perchè è stato uno di quelli che mi ha affascinato di più e fatto innamorare di Camilleri e della sua penna, perchè il titolo mi piace e mi ricorda belle cose ed infine perchè quel libro regala ironia e stile. 
Deciso il libro, serviva il posto. 
E qui si sono mescolate un pò di cose. La prima, lo ammetto, un pò di pigrizia che mi ha fatto restringere il campo ad un posto non "fuori strada" rispetto al percorso abituale mattutino, la seconda un misto di ricordi e speranze. 
il posto
Ho infatti pensato ad un piccolo giardinetto con alcune panchine dove spesso ho visto a parlare e passare dei bei pomeriggi di sole un gruppo di signori e signore dai capelli grigi e bianchi che "a pelle" mi hanno fatto subito simpatia. 
Lo so, la scelta di una panchina non era il massimo dell'originalità, ma mi sembrava comunque carina.
E così, visto che la giornata prometteva il ritorno di un clima quasi accettabile, mi è sembrato che il sole indicasse il posto giusto.....sperando che il mio libro "liberato" possa finire davvero in mano ad uno dei componenti quel gruppetto....
BIGNAMI: sperando che chi lo troverà saprà apprezzarlo quanto l'ho apprezzato io!!!

mercoledì 22 giugno 2011

Anche io sono Natale

Se "SUL MONDO SAI SI SCIVOLA" per il viscidume che circola in giro, a volte ci sono delle eccezioni che valgono da sole "il prezzo del biglietto". Della storia di Renato Natale avevo già scritto pochi giorni fa, vi aggiorno dicendovi che lunedì si è svolta la manifestazione a sostegno dell'ex sindaco di Casal di Principe, presidente della Pubblica Assistenza dello stesso paese. Alle minacce della camorra, in molti hanno risposto schierandosi dalla sua parte durante un incontro proprio con Renato Natale e un centinaio di persone hanno voluto far sentire la propria voce perchè stanchi di “abbassare lo sguardo dinanzi al linguaggio della violenza e del sopruso”. 
Non è brevissimo ma le parole di Renato riempiono il cuore e danno quella giusta carica di cui si ha sempre bisogno. "Ciascuno di voi non sta qui per me, sta qui per se stesso" beh mi piace ricambiare questa sua splendida frase con un "Anche io sono Natale". Orgoglioso di esserlo.
BIGNAMI: certe persone facendo solo il loro "normale" dovere danno il segnale di qualcosa di tremendamente speciale, Renato Natale è uno di queste....

giovedì 9 giugno 2011

Quattro SI'

.... Il referendum tradotto per noi comuni mortali:
- Vuoi che un ladro vada in galera anche se è il Presidente del Consiglio? (SI)
- Vuoi che l'unico posto dove stipare una barra di uranio impoverito sia il culo di chi vuole il nucleare? (SI)
- Vuoi continuare a farti il bidet senza dover usare il Telepass? (SI)
- Vuoi innaffiare le tue piante senza usare Uliveto e Rocchetta? (SI) ....
Questo "stato" di Facebook mi ha spinto a scrivere che E' IMPORTANTISSIMO che domenica e lunedì sia raggiunto il quorum di 25.332.487 votanti ed invito tutti a non restarsene "NEL MONDO DEI PIU' FURBI" ma ad andare a votare (possibilmente già domenica mattina per innescare l'effetto traino) e votare quattro volte SI; un SI perchè l'acqua è un bene comune, un SI perchè l'acqua non può essere nè di proprietà nè di gestione privata, un SI perchè il nucleare non è la modernità ma la pericolosità unita al pensiero retrogrado ed un SI perchè la legge non può che essere uguale per tutti (con buona pace del nostro Re). E' fondamentale arrivare a quel famoso 51% per far sentire bella chiara la nostra voce a chi ha boicottato questo referendum mettendolo a metà giugno, ricorrendo a leggi improprie e poi alla Cassazione per non farlo fare e per togliergli il significato e l'interesse e lasciando libertà di scelta ai propri elettori dopo essere stati i promotori delle legge in questione.
Per concludere mi affido ad un grande "filosofo" toscano che chiosa perfettamente l'importanza di andare a votare così:
" Qui si tratta di decidere del nostro futuro e non vorrei che un cretino, imbecille, testa di cazzo, che quella domenica preferisce andare al mare a pagare 15Euro un ombrellone, debba decidere anche per me. Sia chiaro che chi non va a votare domenica c'ha la mamma buhaiola " (Fabio Chiari)
BIGNAMI: mi raccomando a tutti......domenica SI - SI - SI - SI......e poi ognuno libero di andare al mare o dove preferisce....

lunedì 14 marzo 2011

Ferrara? No, grazie preferisco Imola!

Ore 20.30 rai uno. Ecco cosa vi chiedo di NON FARE stasera. In due giorni seconda campagna di boicottaggio. Prometto che poi non disturbo più ma mi sembra doveroso segnalare questa campagna. Stasera comincia la nuova trasmissione di Giuliano Ferrara e "TENENDOCI STRETTI TENENDOCI DRITTI" a qualche principio basilare ed ovvio mi sembra il minimo stasera boicottare l'arrogante direttore del Foglio.
Credo che il fatto che un (pluri)stipendiato del Presidente del Consiglio e della sua famiglia (come direttore del Foglio, ma anche come editorialista di Panorama e del Giornale) possa avere il palcoscenico migliore per difendere (come ha candidamente ammesso) il proprio principale nonchè leader di riferimento sia possibile solo nel paese delle banane. Ed allora almeno che succeda "non nel mio nome". Auguro al sempre simpatico Giuliano lo stesso successo che ha avuto in una delle sue precedenti esperienze da "politico/giornalista/pensatore":
- da ministro dei rapporti col Parlamento il primo governo Berlusconi è caduto per colpa del ribaltone di Bossi
- da autore televisivo i suoi programmi vengono ricordati solo per la puntata dello schiaffo di D'Agostino a Sgarbi
- da candidato nel Mugello contro Di Pietro ha preso la % di minimo storico in quel collegio del centrodestra
- da giornalista di "otto e mezzo" è stato surclassato nei risultati e negli ascolti da Lilli Gruber
- da interventista giudicava obbligatoria e ovvia la guerra in Iraq
- da nuovo moralista clericale ha ottenuto risultati imbarazzanti con la sua lista "NO ABORTO"
- da libero pensatore ha preso una tremenda cantonata tifando Sarah Palin contro Obama
Ma si può ad uno che ancora idolatra Craxi, che ha preso ad uova marce il televisore che trasmetteva Benigni, che ha pubblicamente dato fuoco al bollettino Rai (che ora gli passa un lauto compenso per il nuovo programma), che non ha mai smentito completamente di aver preso soldi dalla CIA per non si sa bene quale motivo, che è passato dal moralismo del no-aborto e family day al libertinismo del mutanda-day, dare questo palcoscenico (cinque minuti sulla rete principale nell'orario di "picco" degli ascolti)? Io penso di no, anzi ne sono convinto.
Ed allora stasera e le altre sere, se mi dovesse venire la curiosità di sentire quali fantastiche teorie politico e culturali può tirare fuori questo signore, guarderò questo pezzo di blob ed almeno mi farò due risate.
BIGNAMI: per favore facciamo sì che a vederlo siano in tre....sua moglie, ReSilvio e Masi.....

domenica 13 marzo 2011

Veri Amici Miei...

Leggo il FQ e verso le ultime pagine mi soffermo sui programmi di stasera e leggo che a "che tempo che fa" ci saranno De Sica e Panariello a sponsorizzare l'uscita del cosidetto prequel di Amici Miei e mi viene in mente subito cosa ha postato Bollins ieri.  ...non è mai cazzeggio: è un cocktail unico di riso amaro, cattiveria allo stato puro, complicità velenosa, satira, invettiva, cinismo, moccolo, invenzione, genialità, godimento, carnalità, spensieratezza, popolo. In una parola: poesia... tratto dall' articolo di Travaglio sullo stesso FQ. Trovo totalmente condivisibili le parole di Marchino il Grande (strano...) ed altrettanto ugualmente trovo vergognoso il tentativo di riprodurre Amici Miei. Un'opera d'arte non è ripetibile, tantomeno se nel cast c'è Christian De Sica. Perchè cercare di riprodurre una storia che è irripetibile?
Amici Miei è Monicelli e la sua capacità di essere corrosivo e dolce. Amici Miei è la zingarata che quando gira gira. Amici Miei è Amici Miei. I prequel furbi chiamiamoli con un altro nome, per favore. Anche "SE SEMBRA RIDICOLO" questo "accanimento" nei confronti di un film mi sembra totalmente dovuto. Forse difficile da spiegare ma per un fiorentino toccare un pilastro della formazione ironica e pungente è quasi un atto di vilipendio. Ed allora ho capito che per una sera Fazio avrebbe potuto fare a meno di me. Ho inziato così la mia adesione alla campagna "Boicottiamo Amici Miei: così tutto ebbe inizio", perchè a pensare che Michele Placido possa essere l'avo del Necchi o Chrstian De Sica il trisavolo del Mascetti mi vengono semplicemente "i Bordoni"....
BIGNAMI: ho aderito alla campagna su Facebook ed invito tutti quelli che mi leggono a fare altrettanto....