mercoledì 31 luglio 2024

Interrogazione superata a pieni voti

#Klibro Luglio 2024 
qui il mio intero
Katalogo
GAJA CENCIARELLI
"Domani interrogo"
Feltrinelli

La quinta superiore di una scuola romana di periferia è l'ambientazione del libro "Domani interrogo" dove la protagonista è la professoressa di Inglese che in realtà solo rarissimamente viene chiamata così. "Pressoré" è infatti il nome che riecheggia dai corridoi del liceo all'aula della quinta A. Il suo stile è quello che in passato è già emerso in altre opere, letterarie ma non solo. Non è infatti difficile individuare nel suo modo di affrontare il ruolo delle similitudini, ad esempio, con il professor Keating dell' "Attimo Fuggente" o con quello di professori più recenti di serie tv (Gasmann/Balestra in "Un professore") . 
Fa della condivisione e dell'empatia il suo marchio di fabbrica e non riesce a vedere la sua professione solo come lo spiegare ad una classe lezioni o concetti ma vuole vivere il percorso di crescita e di vita dei suoi alunni. Rapidamente riuscirà a vincere la diffidenza iniziale di quasi tutti i suoi alunni, anche di "GENTE CHE HA VOLUTO VEDERE" e sperimentare sul campo la nuova prof. abbastanza a lungo prima di "concedersi". Conosciuti soltanto nel loro ultimo anno di liceo diventeranno quindi ben presto così in simbiosi con lei da far diventare quasi secondari spiegazioni/interrogazioni/voti
La classe è un mix molto eterogeneo di caratteristiche, fisiche e non solo. Problemi, voglia e fatica di vivere, strade sbagliate, difficoltà ambientali e sentimentali, necessità di cercare divertimento e soldi. La scuola fa da costante sfondo alle pagine del libro anche se spesso è lasciata in secondo piano rispetto alle vicende degli alunni che vivono quei corridoi. Emergono tutte le caratteristiche del gruppo di studenti: belle ed urticanti, dolci ed aggressive. Protagoniste assolute insieme alla loro "pressorè" insostituibile compagna di viaggio del loro ultimo anno più che docente.
Lo stile accompagna perfettamente una trama ed un argomento generale non esattamente originalissimo. Il racconto però ha una chiave molto fedele all'obiettivo di fotografare la classe. Rarissime le incursioni fuori dalle mura scolastiche e limitate a descrivere con alcuni salti avanti nella storia (che di solito non apprezzo molto e che qui invece mi hanno colpito per il loro corretto inserimento nella storia) i percorsi di vita degli studenti. La "pressorè" è protagonista ma concede poco al lettore della sua vita, fatta eccezione per alcune foto ed aneddoti che aiutano a capire meglio il comportamento tenuto con i ragazzi ed il suo bagaglio umano ed empatico. Lo stile di scrittura perfettamente calato nell'ambiente (giovanile) e nel territorio (Roma) rendono il libro quasi "guardabile" oltre che molto piacevolmente leggibile. Le caratteristiche degli studenti sono tagliate su misura per affrontare vicende che, come detto, non arrivano ad essere inedite ma sono molto ben descritte e catturano occhio ed interesse.
Un libro che si legge molto bene, scorrevole ma non leggero, senza colpi di scena ma non banale. Piaciuto, ve lo consiglio.

CINQUE CITAZIONI

1 - "...nemmeno lei sa di avere la bellezza di una forza inquietante, non abbassa lo sguardo, tiene le braccia conserte, come se stesse aspettando di cogliere in fallo chiunque, come se pensasse: tu a me non puoi insegnare niente..."
2 - "...se non vi abituata ragionare, troverete sempre qualcuno che ve frega, là fuori. Più parole conoscete, più sarete voi a fregare gli altri..."
3 - "...la neve è un manto che copre i vivi e i morti: annulla ogni differenza, facendo strame dello spazio e del tempo che ci separano da chi non vive più. Ma chi sono i morti?..."
4 - "...una cosa la sapevo per certo, di me: non ero una che abbandona. No, io sono sempre stata una che resta, che se diceva "ti voglio bene" era per sempre. Sulle mie parole ci potevi costruire una città..."
5 - "...come se l'amore non fosse esponenziale. Come se a ciascuno spettasse una quantità limitata d'amore da spendere: se non ti fai due conti, vai in rosso..."

Mia personale VALUTAZIONE: ****° - quattro stelle e mezzo su cinque

sabato 27 luglio 2024

Flop olimpico

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 602
Magari ricordavo male ma mi sembrava che l'inaugurazione dell'Olimpiade dovesse rappresentare uno dei momenti di festeggiamento dello sport che in queste settimane verrà rappresentato ed esaltato nel modo più completo possibile. Con questa idea e con il ricordo di quelle delle passate edizioni mi sono messo ieri a guardare l'inaugurazione di Parigi 2024. E l'ho trovata semplicemente inguardabile. "LE REGOLE SONO SALTATE, LE FAVOLE SONO DIMENTICATE" ed è andata in onda un misto tra la festa paesana ed un inutile carrozzone di spettacoli musicali o di balletto che di solito facevano sfondo all'evento ed in questo caso sono diventati unici protagonisti. 
Un infinito percorso di accompagnamento degli ultimi passaggi della fiaccola olimpica nel suo viaggio con tedofori non riconosciuti nemmeno ai commentatori (ed anche qui stendiamo un velo più che pietoso) e non comprensibili nella loro presenza e nel loro significato. Discorsi di circostanza consueti e quelle che dovevano essere le protagoniste (le squadre olimpiche) fatte sfilare tra battelli, imbarcazioni e gommoni di fortuna. L'importanza dei portabandiera totalmente sparita data la loro presenza nel mucchio di un'imbarcazione affollata e sottoposta alle intemperie di una serata piena di pioggia.
In molti momenti le sfilate di moda, le coreografie e le azzardate scelte musicali (un luna park degli anni novanta in molti momenti sarebbe sembrato meno kitsch) hanno fatto totalmente dimenticare il motivo di quella diretta e della presenza di così tanta attenzione mediatica. Lo sport era sparito dai radar e la logica di rappresentazione dello spirito olimpico pure. Un flop dalle dimensioni raramente così plateali che infatti è piaciuto solo al funambolo della politica italiana che non ha perso un attimo per commentare sui social "che bellezza" solo per attaccare le scelte di altri partiti che non hanno voluto l'evento a Roma. 
Per fortuna l'inaugurazione ha rappresentato soltanto la giornata zero dell'evento. Da oggi sono partiti quindici giorni di gare, partite, sfide, emozioni e sicuramente anche lacrime: di commozione o di disperazione. Fatiche ed allenamenti di quattro anni e/o di una vita che hanno il premio di esibirsi davanti ai cinque cerchi olimpici. Qualcuno punterà al podio ed alle relative medaglie, qualcuno sarà anche solo contento di esser stato nel villaggio olimpico, qualcuno piangerà dalla delusione, qualcuno scolpirà nel cuore ogni singolo istante considerandolo una fortuna insperata. Tutti dimostreranno quanto conta esserci e cosa rappresenta. Insegnandolo anche agli organizzatori dell'evento di ieri che ne sono certamente all'oscuro visto quanto prodotto.
"Dichiaro aperti i Giochi di Parigi celebranti la trentatreesima Olimpiade dell'era moderna".

sabato 20 luglio 2024

Un ricordo macchiato

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 601

Lunedì scorso ero ad ascoltare Sigfrido Ranucci a "La Gaberiana" - festival estivo con la direzione artistica di Andrea Scanzi che si svolge in queste settimane all'Isolotto - clicca qui - e che vi consiglio - e nel suo intervento ha riportato vari particolari di alcune sue inchieste. Tra queste il racconto della ricerca dell'ultima intervista di Paolo Borsellino, la relativa "battaglia" per la sua messa in onda e le conseguenti polemiche e difficoltà successive. Osteggiata fino ad inventarsi la sua non originalità da una serie di esponenti politici messi a gestire la televisione di Stato, tra gli altri Maurizio Gasparri, tanto per dare un'idea. Di quella intervista, appena Ranucci l'ha citata nel suo racconto non chiarendo subito nel dettaglio quale fosse, ho subito trovato traccia nella memora. In particolare legata a quella intervista è l'ospitata che un giovanissimo, e quasi sconosciuto all'epoca, Marco Travaglio fece alla trasmissione di Daniele Luttazzi Satyricon nel 2001 (clicca qui). Partecipazione che partì dall'origine della fortuna (trattata nel libro "L'odore dei soldi" dello stesso Travaglio) di Silvio Berlusconi e che finì a parlare dell'intervista dello stesso Borsellino ad una coppia di giornalisti francesi. In questa, lo stesso giudice siciliano parla di indagini in corso sui rapporti tra Berlusconi/Dell'Utri/Mangano e che esistono delle intercettazioni tra Dell'Utri e Mangano su consegne di cavalli in alberghi con la spiegazione di cosa significasse la parola cavallo in certi codici utilizzati in quell'indagine. Intervista praticamente mai trasmessa ed in quella ospitata di Travaglio emersa pubblicamente per la prima volta. Quell'intervista era stata ritrovata e resa giornalisticamente presentabile dallo stesso Ranucci. E rappresentò, tra le altre cose, la motivazione per l'epurazione di Luttazzi e Travaglio (con Santoro e Biagi a rimorchio che anche loro ospitarono la notizia) attraverso l'editto bulgaro del fu Re Silvio. E una serie di infinite difficoltà per lo stesso Ranucci, raccontate proprio lunedì scorso.
Ieri si è celebrato l'anniversario della strage di Via d'Amelio dove lo stesso Borsellino fu vittima (insieme agli agenti della scorta) della mafia. Che da sempre combatteva ed alla quale non aveva concesso né sconti né vie d'uscita. Percorso raccontato benissimo in un film di diversi anni fa intitolato proprio "Paolo Borsellino" dove un gigantesco Giorgio Tirabassi interpreta perfettamente il giudice e ne rappresenta al meglio forza, determinazione e consapevolezze. In quel film il giudice va incontro al suo destino senza arretrare di un passo, senza cedere a patti, senza farsi intimidire dalla certezza di una condanna, senza dimenticare il sacrificio di colleghi e collaboratori che prima di lui avevano avuto lo stesso destino per mano mafiosa. Esempio artistico di una realtà storica imponente. Per questo ogni anno è giusto commemorarlo, sottolineando l'importanza dell'anniversario e di quello che rappresenta. 
Per farlo quest'anno è stato deciso......di intitolare a Silvio Berlusconi un aeroporto proprio nei giorni vicini all'anniversario. Per capirsi, allo stesso uomo politico/imprenditore (con il suo più ristretto gruppo di collaboratori) che nell'ultima intervista di Borsellino veniva citato in una precisa maniera. Quell'intervista che praticamente è stata fatta sparire e che quando è riemersa è costata posti di lavoro ed editti di epurazione, indovinate ordinati da chi?
Il ricordo di chi ha contribuito a rendere orgogliosi di questo Paese dovrebbe avvenire tutti i giorni ma a volte servono delle date precise per fare il punto della situazione e darci a tutti un promemoria. Quest'anno questa particolare coincidenza fa invece tristemente soltanto pensare ad un paese che non smette mai di autogenerarsi degli "SFREGI SUL CUORE".
Trentadue anni fa moriva un uomo di Stato ed un esempio per questo Paese. Forse ogni tanto invece che ricordarlo con lacrime fine di commozione, dovremmo esserne soltanto all'altezza.

domenica 14 luglio 2024

Quattordici

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 600

"E' il nostro numero, ricordalo sempre" dice l'uomo coi baffi al piccolo che annuisce dopo avergli fatto gli auguri. "Prima che arrivassi tu a rendere ancora più importante questo numero, quello di oggi era comunque un 14 importante" aggiunge catturando ancora di più la sua attenzione.
Sono seduti sul muretto dell'aia di fronte alla casa in campagna, rigorosamente all'ombra a cercare di sfruttare l'ultimo alito di vento della mattina che presto lascerà il passo al caldo asfissiante di quei giorni
"Perché quello di oggi è importante come quattordici?" chiede il piccolo con gli occhi che brillano di curiosità vista la premessa del babbo.
"Vedi oggi è una ricorrenza speciale" comincia il suo racconto l'uomo coi baffi. E gli descrive con parole semplici, per provare a tenere vivo il suo interesse, che cosa ha rappresentato per la storia la rivoluzione francese. Storia di quella nazione ma più in generale di tutti. La caduta della monarchia, la ribellione al potere, la voglia di uguaglianza. Tutto questo, con abile mossa narratoria, fatto magicamente coincidere con quel numero. "Vedi, ogni francese e non solo, associa a questa data ed a questo numero tutto questo" conclude con enfasi cogliendo lo sguardo del piccolo attento ad ognuna delle sue parole.
"Ma non sarà un po' presto per una lezione di storia?" chiede sorridendo la donna con gli occhiali che li ammira defilata mentre finisce di fare le sue cose.
"No no è bene che sappia che babbo importante ha, nato in un giorno storico a livello internazionale" ride e fa sorridere anche il piccolo che fino a quel momento era rimasto totalmente in silenzio rapito dal racconto ed adesso invece tra il divertito ed il dispiaciuto chiede "Ed il mio giorno non ha nessuna ricorrenza importante?" 
"Il tuo 14 lo hai reso importante te, ti pare poco?" gli risponde la mamma accarezzandolo.
"Più importante di qualsiasi rivoluzione....altro che Bastiglia...." chiude il festeggiato coi baffi baciandolo.
"Allora auguri babbo rivoluzionario" gli dice il piccolo mentre lo abbraccia. "Ora però, prima di festeggiare con gli altri, facciamo due tiri?!?" chiede mostrandogli il pallone che finora aveva tenuto nascosto - per modo di dire - dietro la schiena.
"Ah ecco a cosa puntava tutta questa dolcezza...." gli sorride alzandosi "ma due e basta che tra poco dobbiamo cominciare a preparare" anticipando di un attimo quello che avrebbe detto la donna con gli occhiali che appena lo sente annuisce e chiosa "due due eh...".
"UN ISTANTE CHE RIMANE LI' PIANTATO ETERNAMENTE" tanto che quel piccolo adesso molto cresciuto continua a rivederlo quasi come rito ogni quattordici luglio, sperando di dare a quell'uomo coi baffi il miglior compleanno possibile anche solo con un pensiero.

domenica 7 luglio 2024

...solo per sempre...

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 599

Avevo qualcosa in sospeso, una bozza che non prendeva forma. Forse è arrivato il momento di provare a strutturarla. O forse no. Lo capirò nel percorso più o meno accidentato di queste righe.
Qualche settimana fa ho scritto una sorta di ode al mio essere molto fortunato nel poter contare su un gruppo di persone che mi ha dimostrato in vari modi quanto lo sono stato in questo periodo non troppo leggero.
In quel post ho fatto riferimento a come l'insegnamento che "quello che nella vita conta davvero più di tutto sono i rapporti", arriva da lontano nel tempo e da vicino nell'autrice di quel pensiero. Questa infatti era una delle tante cose che che la donna con gli occhiali mi ha insegnato, una di quelle che maggiormente mi sono rimaste dentro. 
Non la sola. Un'altra, che ho provato a far diventare principio cardine soprattutto nei momenti di difficoltà, è "si farà quello che si deve fare". Ed in questo caso, come in tutti gli insegnamenti ed i principi di vita, ho potuto assorbirlo al meglio vedendolo applicato ogni giorno proprio da chi provava a farmelo assimilare. Anzi, in questo caso lei è andata ben oltre. 
Non ha infatti soltanto fatto quello che doveva ma ha aggiunto molto di più. Ha semplicemente dimostrato al mondo intero che essere una donna con la schiena dritta e la testa alta è sinonimo di grandezza e che se abbinato a profondità e cuore diventa qualcosa di difficilmente raggiungibile. In tutti questi anni in cui mi ha fatto da esempio di vita non è mai venuta meno al suo modo di vedere le cose. Ha costruito qualcosa di difficilmente pensabile e comprensibile da chi non c'era dentro, ottenendo quello che si era prefissata solo ed esclusivamente con la forza del suo essere coerente a se stessa e con la resistenza del suo impegno. 
Coerenza. Dignità. Forza. Tutte caratteristiche usate per trasmettere il suo amore, più della dolcezza che comunque trasudava da ogni suo gesto. Zero richieste, zero invocazioni di aiuto, zero vittimismo. Una vita complicata, affrontata in prima persona senza richiedere sconti a nessuno. Sfide, rinunce, riprogrammazioni. Tutto per riuscire a portare avanti sorrisi e percorsi non accidentati a chi aveva la responsabilità di far crescere. Non l'ho mai vista arretrare senza però mai diventare né un'eroina né volersi trasformare in superdonna. Aveva i suoi lati facili e difficili e li ha sempre mostrati tutti facendo emergere evidente e senza difficoltà quanto i primi doppiassero i secondi. Sentirla descritta negli anni da chi la conosceva ha sempre fatto emergere soprattutto tre parole: "una gran donna". E vista da vicino per tutta la nostra vita insieme non ho potuto che confermare ed ampliare quella definizione.
Ha vinto partite di economia, di salute, di abbandoni, di lutti, di conflitti, di socialità, di sorrisi, di generosità e sicuramente dimentico mille altre categorie. Si è ritrovata esperta ed appassionata di calcio solo per evidenti necessità. Ha mascherato il peso che si è accollata fino a quando non mi ha reputato pronto a capirlo e poi me l'ha raccontato spiegandomi le ragioni di ogni scelta fatta. Mi ha rimproverato ogni volta che mi vedeva troppo attaccato a lei e/o non propositivo sui percorsi che dovevo intraprendere proprio perché aveva impostato la parte della sua vita dall'ottantasei in poi per rendermi autonomo e sicuro. Mi ha concesso l'onore di sentirla dire "beh in fondo siamo stati bravi" uscendo dal notaio che certificava l'acquisto della sua casa accomunando meriti che aveva in realtà solo lei. Ha costruito il suo castello centimetro dopo centimetro con risorse che sembrava impossibile potessero esistere. Mi ha semplicemente dato tutto anche rinunciando al suo, di tutto. Mi ha regalato l'opportunità di ammirarla da vicino cercando di non farmi mai diventare troppo dipendente da lei. Mi ha donato tutti gli insegnamenti ed i principi che ho dentro. Mi ha insegnato a ridere di gusto ed a riflettere a lungo. Mi ha tenuto per mano e mi ha lasciato andare quando era il momento. Ha costruito una ricchezza ed una profondità di ricordi comuni infinita pur non potendo spesso allargare troppo l'orizzonte. Si è costruita la sua autonomia rinuncia su rinuncia, risparmio su risparmio, scelta su scelta ed è arrivata ad essere indipendente anche quando non poteva fare a meno di un aiuto. Ha lottato contro isolamenti forzati e nature solitarie costringendosi e costringendomi a creare rapporti ed occasioni di conoscenze. E' andata oltre ogni esigenza economica di famiglia permettendo ed agevolando i miei percorsi di crescita senza assilli ma insegnandomi cosa vuol dire programmare e tenere i conti. Si è commossa alle mie dediche impegnandosi a non farlo vedere troppo ma facendomi capire in ogni istante che era fiera di me. Mi ha continuamente ricordato una massima di chi non c'era più "...ben vestito, schiena dritta e testa alta: poero e bischero 'un tu n'hai mai a farti vedere..." dimostrandomi ogni giorno come si fa. 
E proprio a tal proposito, tra i regali più grandi che mi ha fatto ce n'è uno che oggi mi permette di ricordare il mio primo decennio di vita come fosse il più vicino. Mi ha permesso infatti di far vivere costantemente dentro di me la presenza dell'uomo coi baffi, continuando a portare avanti il suo ricordo in ogni forma e declinazione dalla più romantica e dolce a quella più pratica e scanzonata. Adesso "quello che c'è da fare" è solo non scordare una virgola di tutto quello che mi ha impresso dentro e provare a sorridere malinconico nel sapere che la donna con gli occhiali è tornata accanto all'uomo coi baffi. Anche se in verità da lui non si era mai allontanata neanche di un centimetro. 

"...carezza la testa a mio padre, gli dice: "vedrai che ce la faremo"
per sempre, solo per sempre
cosa sarà mai portarvi dentro solo tutto il tempo?
per sempre, solo per sempre..."

Gli abbracci ricevuti: qui e qui

domenica 30 giugno 2024

Tutto quello che non potete perdere

#Klibro Giugno 2024 
qui il mio intero
Katalogo
ANDREA CARDONI 
"Tutto quello che non doveva succedere"
Fandango

Da dove partire per raccontare qualcosa di speciale? Forse dal titolo. "Tutto quello che non doveva succedere" è un libro dedicato a quattordici giorni. Non di successi o di gloria ma caratterizzati da due eventi entrambi accaduti nella capitale ed entrambi drammatici. A livello sportivo ed a livello di vita: la finale di Coppa Campioni persa dalla Roma in casa ai calci di rigore ed i funerali di Enrico Berlinguer. 30 maggio - 13 giugno. Periodo in cui ha prevalso il silenzio.
"IL DESTINO HA LA SUA PUNTUALITA'" ed in quei giorni si è dato appuntamento tra l'Olimpico e le strade verso Piazza San Giovanni. Nelle pagine del libro che scorrono veloci vengono raccolte le voci di chi quei giorni li ha vissuti e da quel 1984 li ha tatuati dentro più che sulla pelle. 
Nel racconto, a parlare sono gli intervistati e la loro visione dei due eventi. Il loro sentirsi di fronte alla più grande occasione (sprecata) della loro storia di innamorati del pallone ed al cospetto della più grande perdita umana, sociale e politica della sinistra italiana e non solo. Le voci rotte, le lacrime, i nodi allo stomaco, la disperazione. In ogni racconto emergono prepotenti e dolci allo stesso tempo.
Merito della scelta di lasciare il palcoscenico del libro a tutti quelli che (anonimamente) hanno portato la propria visione di quei quattordici giorni. Capacità innata dell'autore che nel concedere spazio ai racconti raccolti permette la fotografia più ampia dei due eventi, compiendo un lavoro di "assemblaggio" accurato e perfetto per armonia. Senza mai mettersi in primo piano, ma lasciando sotto i riflettori i testimoni diretti di "tutto quello che non doveva succedere". O meglio la trama di quei quattordici giorni.
Come spesso accade, perlustrando la passione, ad emergere non sono solo i fatti ma anche mille altre strade che dall'argomento principale partono. Aneddoti, ricordi, emozioni  che viaggiano veloci regalando letture divertenti e/o intense.
La Roma e la passione calcistica. Berlinguer e la politica di un tempo. Mischiati in giorni indimenticabili. Il cuore che batte per la possibilità di andare sul tetto d'Europa e l'ammirazione per un uomo che tutto il mondo ammirava e modellava ad esempio di una società migliore. Il destino li ha mescolati in due settimane di quarant'anni fa. Andrea Cardoni gli ha dato luce, risalto e con il suo studio e lavoro ha fatto raccontare a chi in quei giorni ha "ascoltato quel silenzio" facendolo proprio, tutti i colori ed i profumi di Roma. Un lavoro davvero speciale, dalla cura allo stile, dal modo di far passare ogni singola voce con lo stile dell'intervistato alla trama non rigida ma che fluttua in base ai toni del percorso.
Un libro da leggere. Non solo. Dalle ricerche e le interviste per scrivere il libro sono nati così tanti spunti e contenuti da far venire all'autore la voglia di non perdere il materiale che per motivi di spazio editoriale non sarebbe rientrato nel libro. Per questo l'idea di creare un ulteriore modo per immergersi in quei giorni, il prodotto finale è una chicca che trovate qui. Un podcast da ascoltare.
Fidatevi. Ne vale davvero la pena.

CINQUE CITAZIONI

1 - "...se fosse un saggio, e non lo è, quello che segue potrebbe essere lo studio dell'acustica di un silenzio che segue tre lutti collettivi..."
2 - "...oggi un romanista comunista è un deficiente come Rambo che torna dal Vietnam che innanzitutto non je devi cacà er cazzo e poi è uno che ha visto la morte, uno che è connesso a una storia molto più grande..."
3 - "...Romaliverpul è la giornata più brutta della vita mia. Dice Ma tu non ciai avuto la morte dei parenti, la morte dei tuoi genitori? Certo! Ma quella sta in classifica oh porca miseria! Capito? Quella va in Champions. E' una cosa che non puoi descrivere..."
4 - "...un lutto pubblico che però continua nel privato in quei silenzi delle mamme e dei papà che in quegli anni hanno sperato per noi che quel signore rimanesse a sorvegliare sulle nostre vite..."
5 - "...il partito era crescita civica. Il partito ce diceva che quando montavamo sull'autobus che stavamo seduti dovevamo alzarci per far mettere sedute le donne, gli anziani, i bambini. Te rendi conto de che livelli stavamo? Non è che il partito te imponeva. Il partito te suggeriva. Se vuoi stare nel partito queste sò le cose che suggeriva. Se vuoi stare nel partito queste sò le cose che chiediamo..."

Mia personale VALUTAZIONE: ***** - cinque stelle su cinque

sabato 29 giugno 2024

Scatole piene di....

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 598
Nei giorni scorsi mi son trovato a dover sollevare un oggetto bello pesante, in vari sensi. Una piccola rappresentazione del "PESO DELLA VALIGIA" che spesso ci portiamo dietro, di vari tipi e diverse nature. In questo caso aveva preso le sembianze di una scatola di buone dimensioni che trasudava ricordi da ogni angolo. Sul coperchio faceva bella mostra di sé una sorta di etichetta scritta a penna da una calligrafia per me inconfondibile e che recitava semplicemente "Foto".  
L'avevo scansata nei giorni/settimane precedenti perché non ero poi così pronto, un po' come sto scansando qui un post vero e proprio che sento di aver dentro e voler scrivere ma allo stesso tempo percepisco di non essere pronto a farlo.
Alla fine, anche per motivi di altro tipo, sono stato costretto ad aprirla ed a controllare quanto pesasse quella valigia dalle sembianze di scatola. Il responso è stato "denso" di significati che anche a questo giro preferisco scansare o meglio raccontare attraverso qualcosa di già scritto su questo blog.
Oltre dodici anni fa scrivevo infatti questo (clicca qui) che mi pare particolarmente adatto al momento e che quindi mi va di riproporvi oggi promettendovi che prima o poi quel post "inedito" lo scrivo davvero. 
Intanto, buona lettura....anzi ri-lettura.

MALATTIA

Lo so benissimo che non dovrei farlo. Che in momenti come questo è l'ultima delle cose da fare, ma è quasi un riflesso automatico. Salto l'album dei ritagli con la scritta "l'anno della Coppa Italia" e tengo ben a distanza il libro che invece dovrei aver già aperto da ore sulla scrivania e con piglio sicuro prendo quel raccoglitore. Quello che in questi giorni conosco a memoria, quello delle foto al cui effetto calamita non so resistere.
Mi avvicino alla poltrona e mentre lo stereo fa il suo dovere amplificando le note dell'assolo di chitarra con cui si apre il cd io mi metto comodo. Apro il raccoglitore e lentamente scorro con lo sguardo le prime due foto presenti nella prima pagina. Sorrido. L'inizio è soft, foto divertenti e che non giocano sulla malinconia ma stimolano il ricordo divertito.
Ma è come se si mettesse in moto un ingranaggio. Un piccolo ricordo, un sorriso che da ampio e completo poi prende la rughetta del "pensieroso" e con lo sfogliare delle pagine ed il rincorrersi delle foto diventa malinconico. Anche la musica sembra intravedere il cambiamento e cambia registro per adagiarsi su ritmi più lenti dando risalto molto più alle parole che non alla musica, il tutto sembra seguire il "disegno" di portarmi su quella foto che prende un'intera pagina.
Misure più grandi, senza colori ma con il bianco e nero a far da cornice ad un'immagine da cui non mi riesco a staccare. La guardo ammirato e mi fisso su quella pagina del raccoglitore, lasciando correre i ricordi e soprattutto le fantasie più intime ed intense, magari anche strane analizzandole "da fuori".
E' come se fosse una specie di MALATTIA, non riesco a staccare gli occhi da quella pagina, immobilizzato in una sorta di catalessi, che alla fine, sarò sincero, "NON MI VA DI PERDERE" vista la piacevole malinconia in cui mi fa immergere. Il cd avanza nel suo percorso, io resto fermo sulla mia poltrona con i miei ricordi che sono anni luce lontani da qua. Ed anche per oggi il libro resta chiuso e lo studio dovrà aspettare domani.

lunedì 24 giugno 2024

Quella piazza

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 597

E niente, ancora la penna non si è caricata. 
Ci giro intorno ma non emergono parole che abbiano un percorso logico e/o un filo così solido da poter diventare qualcosa di "pubblicabile". Poco male eh.
Però il piacevole impegno settimanale e l'appuntamento con la mia #KiaveDiLettura che per 596 volte prima di oggi ho rispettato, vorrei non perderlo. Quindi torno indietro nel tempo in questo blog e ripesco qualcosa di "già scritto" ma ancora adatto. Per la passione immutata verso una piazza e non solo ma soprattutto per la dedica a quella donna con gli occhiali. Incidentalmente perfetto anche per la giornata odierna, San Giovanni e la festa di Fiorenza
"ERA SEMPRE TEMPO" - e continua ad esserlo ancora di più oggi - di accarezzare con gli occhi il fascino di quella donna e delle sue origini, mantenendo lo sfondo fiorentino.
Così, ecco quello che ho scritto oltre sette anni fa (clicca qui). Buona lettura.

E ti capita di percorrere via Verdi verso i lungarni ed improvvisamente trovarsi con sulla sinistra una magia. Nel percorso del cuore della "più bella del mondo" ti imbatti nella più bella delle più belle.
Una di quelle piazze, o meglio LA piazza, che ti permette di rimanere coi "SOGNI MEZZI APERTI" e di incrementare ammirato gli altri mezzi che ti restano.
Sarà il DNA che mi è stato passato ma quando arrivo di fronte a quella Piazza mi si illuminano gli occhi e mi si apre un sorriso beato e da persona fortunata nel poterla ammirare.
E' quella che definisco la più bella nella città più bella. Ha il fascino di Firenze, la poesia di Dante ed i colori meno confusi di una piazza che si allarga e si apre alla gente che passeggia senza la calca delle zone più centrali. Passandoci rivedo me da piccolo che esco dal bar della mia infanzia mentre corro via dalla mano che mi accompagna fino alla piazza, vedo le immagini in bianco e nero dei racconti di infanzie di altri, vedo i miei occhi spalancati al primo corteo del calcio storico, alla prima partita degli Azzurri ed al primo concerto oltre transenna.
E' "la mì piazza" direbbe la donna con gli occhiali, ed è un po' anche la mia aggiungo io. E' Piazza Santa Croce. Una vera e propria magia, la più bella nella città più bella. Proprio come lei.


sabato 15 giugno 2024

San Giovanni anticipato

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 596

Una sorta di San Giovanni anticipato....e manco ho capito perché...e come da tradizione oggi FIORENZA era vestita a festa. Bellissima, come sempre, nel suo accogliere i quartieri del suo calcio storico. 
Mi sono messo a guardarla, tornando un po' indietro negli anni quando qualcuno mi ha insegnato cosa significasse quel corteo. Quella tradizione. Quella sfilata. Così, "COME SE GLI ANGELI FOSSERO LI'" , mi ci sono immerso dentro con gli occhi romantici ed un po' di magone ed ho "tirato fuori" le mie cinque foto.
Viva Fiorenza, convinto che dall'alto sia stata ammirata ancora di più e meglio.

1 - Corteo

2 - Pallaio della finale

3 - Sbandieratori

4 - Il simbolo di Firenze ovunque

5 - Il quartiere del cuore di chi osserva dall'alto

domenica 9 giugno 2024

Souvenir e pensieri

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 595
In attesa di ricaricare la penna (clicca qui) e di trovare il momento giusto per parlare della fonte della citazione della scorsa settimana (clicca qui) mi affido a qualcosa che ho scritto un po' di tempo fa, chiedendomi se "SARA' UN BEL SOUVENIR".
Tre pezzi tratti da "Sogni di Tricolor" , tre pezzi con un minimo comun denominatore che di minimo non ha proprio niente.
Buona lettura.

…pallone di spugna, terrazza stretta come un campo di serie A ed io che gioco fingendomi Daniel Bertoni. La testa fa davvero strani giri, molte volte incomprensibili, e così mi rivedo mamma che mi dice di stare attento a giocare sul terrazzo ed io che continuo a fantasticare su una corsa sulla fascia infinita, più o meno come la fantasia viste le dimensione super ridotte della terrazza a tetto di quel palazzone dove ho trascorso la maggior parte degli anni della mia infanzia. In ognuna di quelle partite fantasticate, l’avversaria era sempre una soltanto: la Juventus…

…dopo qualche settimana un po’ grigia ho finalmente sentito mamma serena e senza acciacchi, ed è inutile che mi atteggi a duro o “campioncino maledetto” (tanto per citare Piero), il mio umore è fortemente influenzato dal modo in cui riesco a sentirla, se la sento serena e tranquilla come in questi giorni tutto fila liscio quasi magicamente, non c’è niente da fare sono il classico mammone italiano...

…<< Lo so lo so, non avresti potuto mai dimenticartene…..non preoccuparti…tanto da lassù lo sanno che ce l’hai sempre in testa … >> mi ha detto rassicurandomi e facendomi davvero capire che alla fine è solo davvero un pallone che rotola….e so che anche per quell’angelo lassù, anche se tanto interessato a quel pallone che rotola, qualcosa di più importante c’è, come farmi trovare sempre una via di uscita pronta ai casini che combino o come darmi la giusta mano nei momenti in cui serve...

domenica 2 giugno 2024

Tanto fortunato

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 594
"Lo studio è importante, come lo sarà il lavoro e come sicuramente lo saranno anche i soldi, ma ricordati sempre che le vere cose fondamentali sono gli affetti, i rapporti ed i legami. Solo con quelli uno può non sentirsi solo".
Questa citazione di una fonte di cui ancora non sono pronto a parlare è stata da sempre uno dei principi/insegnamenti da provare a portare avanti ed utilizzare come obiettivo da realizzare.
Affetti. Rapporti. Legami. "CI VOGLIONO BUONI COMPAGNI DI VIAGGIO" se proprio vogliamo riportarla in musica.
Ecco.
Nella vita si passano periodi di varia natura e varia lunghezza. E' il suo ciclico andamento: momenti belli, meno belli, brevi, lunghi. Ci sono quelli che regalano sorrisi  e belle sensazioni che hanno durata sempre troppo limitata visto che vorresti durassero costantemente. Ed altrettanto "naturalmente" nell'incastrarsi delle cose, capita di incappare in momenti non sempre proprio divertenti che magari non ti abbandonano subito ma ti accompagnano per un po'. 
Mentre nel primo caso viene quasi spontaneo e/o facile condividere "una risata" e trovare chi è disposto a raddoppiarla con te, nel secondo caso non sempre il primo istinto è quello di condividere "un problema" e/o trovare chi è disposto ad ascoltarti/sostenerti.
Ri-ecco.
Se ho cercato sempre di seguire la citazione di cui sopra a cui facevo riferimento prima, ho per natura trovato sempre qualche difficoltà  in più nell'aprirmi o cercare appoggi. Ma evidentemente i buoni compagni di viaggio non hanno bisogno di troppe richieste esplicite ed a prescindere da queste ci sono.
E lì sicuramente entra in ballo anche la buona sorte. Quel pizzico di fortuna che ti permette di trovare sulla tua strada certe persone.
Ecco finale.
Non sono stati giorni facili ed il periodo non propriamente agevole è durato un po'. Non ho visto allontanare nessuna persona che contava di quei compagni ed ogni giorno ho sentito arrivare qualcosa in più. Che fosse un pensiero, un aiuto, un sondaggio, una serata. Negli ultimi giorni queste conferme sono "esplose" a causa degli eventi ed hanno evidenziato tutto il loro valore. Sarebbe complicato scrivere come e chi, certamente dimenticherei qualcuno e sarebbe davvero ingiusto. Provo allora a fare solo un piccolo sunto ed una serie di dediche.
A chi non ha perso neanche un passaggio, a chi ha fatto (tanti) chilometri solo per un abbraccio stretto, a chi ha preso ferie solo per essere a disposizione, a chi ha confermato ogni istante di essere un "fratellone acquisito", a chi era preoccupato che il suo abbraccio non arrivasse quando invece aveva scaldato come pochi, a chi si è organizzato per esserci nel momento più pesante e non è arretrato di un passo, a chi affranto per non poterci essere fisicamente ha messo in frigo l'abbraccio per consegnarmelo alla prima occasione, a chi nonostante acciacchi ed impegni per niente facili non è mancato, a chi per tutto il periodo mi ha accompagnato comprendendo ed allargando la propria disponibilità, a chi ha lasciato il suo ruolo di spigoloso per sciogliersi in un abbraccio, a chi è andato oltre il proprio momento non facile per assecondare il mio, a chi partendo da un ruolo diverso si è dimostrato compagno di viaggio ed amico, a chi da sempre non manca mai, a chi si è fatto trovare presente nel posto più duro da affrontare nel giorno più complicato, a chi non c'era fisicamente ma era pronto ad accorrere con semplicemente un fischio, a chi è corso subito per arrivare prima di subito, a chi aspettava la mia telefonata per calmare la sua preoccupazione di sapermi in difficoltà, a chi origliava solo per tranquillizzarsi che non avessi bisogno e me lo tenessi per me, a chi ha superato le sue difficoltà per alleggerire le mie, a chi con un abbraccio interminabile mi ha stappato, a chi ha strappato un sorriso anche nei giorni un po' più duri, a chi ha permesso la soluzione di altri pensieri affiancando senza mollare un centimetro anche quelli principali, a chi commosso non è riuscito a trattenere la propria commozione condividendo la mia, a chi mi ha stritolato stringendomi o fatto un buono per una stritolata appena possibile, a chi ha scritto parole indelebili, a chi ha detto parole non dimenticabili, a chi c'era anche senza riflettori e si è defilato in file più lontane quando questi si sono accessi ma non ha fatto mai mancare la sua presenza, a chi mi ha fatto capire tutto con uno sguardo, a chi mi ha stretto forte le mani, a chi ha rilanciato ogni volta.
A tutti loro - ovviamente tutti e tutte - voglio dire che sono davvero fortunato. Tanto. Ad averli trovati sulla mia strada, a camminarci insieme, a sentirli ogni volta come compagni di viaggio. Preziosi. Ne sarebbe fiera soprattutto l'autrice della frase da cui questo post è partito. E questa è davvero l'ennesima sua vittoria. E la mia fortuna appunto.

venerdì 31 maggio 2024

Disperata ricerca ma piacevole

#Klibro Maggio 2024 
qui il mio intero
Katalogo

PIF
"La disperata ricerca d'amore di un povero idiota"
Feltrinelli

La ricerca (termine perfetto visto il titolo del libro) di una lettura un po' meno "tosta" rispetto a V13 appena terminato (clicca qui per la recensione) mi ha fatto imbattere in un libro non recentissimo ma che non conoscevo. L'autore è Pif e dal titolo si capisce che le sue storie relative a vicende di mafia o collaterali ad esse che hanno caratterizzato altre sue opere non sono argomento del libro, anche se il personaggio principale ha lo stesso nome di quei protagonisti (Arturo Giammarresi). La storia è semplice: Arturo è alle prese con l'organizzazione della festa per il suo quarantesimo compleanno e si accorge che la vera necessità che gli emerge spontanea è un'altra. Si rende conto di aver bisogno di fare una sorta di bilancio della sua vita e fondamentalmente la trova fallimentare in un aspetto: l'anima gemella non incontrata. Rincorsa per certi aspetti, probabilmente vicina per alcune sensazioni, ma mai davvero individuata e "centrata". Per un caso del destino a proporgli una soluzione è proprio un ex compagno di scuola che gli ha soffiato un vecchio amore: testare una app che scova le anime gemelle di ognuno. Lo stesso strumento gli dice che le sue possibili "metà" sono sette e sparse per il mondo, mettendogli la classica pulce nell'orecchio. "CERTE DONNE BRILLANO" , chissà se tra queste sette qualcuna brillerà tanto da accendersi? Partono quindi dubbi sulla convenienza o meno di buttarsi in questo inseguimento pilotato da una app oppure continuare ad aspettare un incontro o un segnale "convenzionale". O magari cercare di mixare il tutto.
Il libro scorre bene lungo i percorsi seguiti dal protagonista, nonostante che lo schema della trama sia facilmente individuabile sin dall'inizio. Lo stile di Pif è riconoscibilmente leggero ma non vuoto, ed in molti dei microracconti delle diverse storie che compongono questo libro si rivedono cadenze e sceneggiature delle sue trasmissioni ("il testimone" o "caro marziano"). Il romanticismo si alterna alla praticità ed il desiderio di amore alla voglia di "sistemarsi". Nei suoi percorsi emergono i tratti della commedia che non sfociano mai nella banalità ed anche se il percorso non è clamorosamente avvincente o misterioso il tutto resta sempre molto piacevole.
Lettura leggera doveva essere e lettura piacevolmente non impegnativa è stata. Per questa tipologia lo consiglio.

CINQUE CITAZIONI

1 - "...cominciai a svegliarmi nel cuore della notte con il pensiero fisso a quanto fosse stata inutile la mia vita fino a quel momento. Ed all'imbarazzo di aver messo tanto impegno per organizzare una festa simil adolescenziale. Perché noi uomini, superati i quaranta, regrediamo..."
2 - "...più passa il tempo e più la capacità di apprezzare la vita, ogni singola giornata, svanisce. Aumenta l'ansia di aver perso tempo. E non ti consola nemmeno Dostoevskji quando diceva che l'uomo ama la vita che è dolore e angoscia, perché ama l'angoscia ed il dolore..."
3 - "...Einstein, per spiegare in maniera semplice la relatività del tempo, faceva questo esempio "quando un uomo siede un'ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto, ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora"..."
4 - "...come diceva lo scrittore britannico "l'amore vero, essendo infinito ed eterno, non può essere consumato che nell'eternità" ragionamento che in una citazione non faceva una piega, ma che nella vita continuava a fare di me un povero idiota..."
5 - "...ci sono troppe variabili nell'essere umano che rendono inutile cercare una definizione di amore. Non ci sarà mai una regola universale, uno schema. In amore bisogna agire e pensare poco. Se hai bisogno di pensare troppo non è amore..."

Mia personale VALUTAZIONE: ***° - tre stelle e mezzo su cinque

sabato 25 maggio 2024

L'attualità di dodici anni fa

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 593
Quando ho un po' la penna scarica "MI ATTACCO ALLE" 
più disparate notizie e/o fonti di eventi da commentare. Se l'ispirazione per scrivere qualcosa per il mio piacevole impegno settimanale con la Kiave di lettura non arriva comunque, allora provo a sfogliare qualcosa che ho scritto in passato per vedere se riesco a trovare lo spunto giusto. Ecco, in questo caso la penna non si è ricaricata per scrivere qualcosa di nuova ma mi è venuta la voglia di "condividere" nuovamente qualcosa di già scritto.
E' un post di dodici anni fa che, rileggendolo, mi ha fatto molto riflettere. Per il numero di anni che vi tormento con quello che scrivo e per il fatto che leggendolo è praticamente quello che avrei potuto scrivere oggi se solo avessi avuto un po' di inchiostro nella suddetta bic. E non per una mia particolare lungimiranza ma per un'immobilità assoluta di questo "splendido paese".
Così, quello che faccio è riportare qui quello che ho già scritto esattamente il 03/04/2012 , periodo in cui ogni giovedì - su una parola casualmente definita dagli organizzatori del "WritingTuesday" - provavo a scrivere qualcosa. Quando la bic era particolarmente piena d'inchiostro.
Buona lettura, e buon sangue amaro.

IGNOBILE

Apro il giornale e dopo aver letto della solita inchiesta di corruzione dei politici di vari "colori", mi colpiscono le dichiarazioni del nuovo sottosegretario ed una specie di articolo riassunto che mette in fila le puntate precedenti del nuovo Governo. Queste infatti sono solo le ultime in ordine di tempo, ma seguono da vicino lo stile del ministro, che è allineato e coperto con il senso delle frasi del presidente del consiglio. E mi viene da riflettere.
In fondo c'è uniformità, d'intenti e di azioni, una vera e propria linea comune. Dallo "sfigato" per chi si laurea in ritardo, alla "noiosità" del posto fisso, all'articolo 18 da demolire "tanto abolirlo non comporta danni ma solo vantaggi", alle odiosi frasi sugli esodati che "in fondo non si sono pagati gli anni di pensione e qualche sacrificio bisogna pur farlo tutti". La linea comune è quella che in fondo il capitolo lavoro è solo un numero che deve inquadrarsi in un bilancio, e come tale deve quadrare con tutte le altre voci di costo/ricavo, perciò chi protesta è solo qualcuno che produce e mette in mostra "RUMORI E CORPI ATTUTITI" dalla prioritaria esigenza tecnica.
Fanculo alle vite che ci sono dietro, ai drammi sociali di chi aveva raggiunto un accordo con un'impresa pubblica per lasciare il suo posto ed andare in pensione domani ed invece ci andrà tra due anni senza nessun compenso, agli studenti fuorisede che per campare devono abbinare allo studio un lavoro (dato che alloggi universitari e borse di studio sono chimere) e quindi obbligatoriamente rallentano il loro percorso, a chi cerca un lavoro ed è sballottato tra co.pro., periodi di prove eterni, costrizioni a prendere la partita IVA per far risparmiare l'azienda, contratti a tempo determinato ed apprendistati eterni. Fanculo a tutti. I conti devono quadrare. In realtà non devono solo "quadrare", devono infatti portare qualcosa in più.
Eh già, perchè ci sono da sistemare e da tutelare gli amici delle banche, i super-ricchi, i politici da cui bisogna distinguersi ma poi non si può colpire più di tanto e soprattutto i famosi investitori stranieri. Per questo l'articolo 18 è da modificare e colpire, per fare arrivare gli investitori stranieri, che tutti sanno che non investono in Italia per la presenza dell'articolo 18 e non per la presenza della mafia, per la burocrazia che fa perdere anni, per la magistratura che senza strumenti diventa lentissima, per il fatto che enti locali e Stato fanno aspettare anche anni i propri fornitori prima di pagarli.
Fanculo se si apre un dramma sociale per i lavoratori italiani, "non siamo qui a distribuire caramelle" dice LA MINISTRA. Peccato che per i soliti oltre alle caramelle, restano nel piatto cioccolate varie e dolciumi di tutti i tipi. Dagli investimenti militari a cui è stato tolto poco o niente, ai benefit di parlamentari e politici che riguardano sempre l'eventuale futuro, dai redditi e patrimoni con tanti zeri alle potenti lobby manageriali ed imprenditoriali a cui i sacrifici non si chiedono mai. Così una classe tecnica che voleva salire agli onori della storia come "padri nobili" della salvezza del Paese si copre di IGNOBILE vergogna colpendo i soliti e con l'aria presuntuosamente saccente di farlo non per ideologie politiche o scelte strategiche di una visione economica ma proteggendosi dietro delle necessità a cui solo loro, portatori di scienza, possono porre rimedio.
Mentre sfoglio la pagina del giornale penso ad una frase di Maurizio Landini che racchiude perfettamente il tutto:
"è difficile far capire ad un operaio che Monti è meglio di Berlusconi se veniva licenziato prima e viene licenziato adesso, se andava in pensione più tardi del previsto prima e va in pensione più tardi adesso, se pagava più tasse anche per mantenere i benefici della casta prima e continua a farlo adesso".
Mi viene da sorridere, un sorriso di rabbia per il fatto che in questo paese la parola tecnico non si distingue troppo dalla peggiore declinazione della parola politico e pensare che, visto il livello rasoterra della nostra classe politica, non era per niente difficile riuscire a distinguersi.....

giovedì 23 maggio 2024

Di nuovo Europa....ma la testa è a mercoledì....

38^ - Campionato
CAGLIARI - FIORENTINA = 2 - 3
GOAL: BONAVENTURA,
Deiola,
Mutandwa, GONZALEZ, ARTHUR (R)

KAPPAPAGELLE
Terracciano 6,5
Dodò 5,5
Milenkovic 6
Ranieri 5
Biraghi 6 +
Bonaventura 6,5
Mandragora 5
Ikonè 4,5
Barak 5
Castrovilli 6 
Belotti 6 -
Arthur 6,5
Gonzalez 6,5
Quarta 6
Beltran 6
Nzola 6

All. Italiano 6,5
IL MIGLIORE:  TERRACCIANO
Il peggiore: Ikonè


 

Ultima ma non ultima. Trentottesima giornata di campionato ma con il recupero con l'Atalanta ancora da giocare la stagione viola di Serie A è solo alla "quasi" partita finale. Trasferta a Cagliari per salutare l'ultima della carriera di Claudio Ranieri. #KappaDeca per un insolito giovedì.
  1. In vista della partita più importante della stagione di mercoledì, turnover ma non totale. Difesa titolare, centrocampo al cinquanta per cento ed attacco dove dietro alla punta giocano le riserve. La punta titolare credo non sia nota nemmeno al Mister.
  2. Soffriamo tutto il primo tempo con Terracciano che ci salva più volte, anche con interventi super. Poi il nostro uomo sopra-livello in campo, Jack , trova il vantaggio non proprio meritatissimo ma importante.
  3. "Occhè siamo sicuri di fare anche il secondo tempo?" visto com'è andato il primo.
  4. Riparte la gara e resta il Cagliari a fare la gara mancando in varie occasioni il pareggio e poi trovandolo con Deiola che era da aprile 2022 non segnava. Sembra finita qui, un pari di fine stagione. Poi a pochi minuti dalla fine trova il primo gol in A Mutandwa (eh già...) che innesca la nostra reazione che dal novantesimo al centesimo ribalta la gara. L'altro nostro giocatore sopra-livello, entrato nella ripresa, Nico, trova lo spunto sotto porta ed il gol del pari. Nel finale il VAR pesca un fallo su Beltran ed Arthur trova dal dischetto la vittoria che certifica l'Europa anche per il prossimo anno. 
  5. Partita di fine stagione ma con un importante responso finale. Giocheremo in Europa anche nella prossima stagione, poi capiremo quale competizione in base alle finali ed ai regolamenti interpretabili ed ideati da sciamani ubriachi. Gara giocata malino e vittoria non troppo meritata, anzi anche il pari sarebbe stato larghino. Bella reazione finale e vittoria che pesa. Ma molto meno del match di mercoledì.
  6. Jack e Nico. Nico e Jack. Si passa da lì. Sempre e solo da lì.
  7. Cinque mesi due gol. Gallo mercoledì tocca per forza a te. Animo.
  8. "UNO PRIMA O POI CI PRENDE SEMPRE" e noi invece con quelli che non segnano da una vita o non hanno mai segnato ci prendiamo sempre.
  9. Un grande applauso a Mister Ranieri. Grande uomo e bell'allenatore. Sono sincero, quando allenava la Viola non mi ha mai entusiasmato troppo, ma riconosco che oltre che a Firenze, in giro ha fatto davvero grandi cose mantenendo signorilità e stile. Meritato il saluto commosso e caloroso che tutti gli hanno tributato. Complimenti.
  10. Davvero c'è da dire qualcosa su mercoledì, finale, Atene, coppa? No. Solo un enorme FORZA VIOLA.
ps. FORZA VIOLA...sempre...

domenica 19 maggio 2024

Una raccolta di colpi da dieci

"IN UNA QUESTIONE DI PRENDERE O LASCIARE" il numero dieci è sempre stato quello che in qualche modo accendeva ed accende la luce. Quello su cui riporre le speranze di un successo, di una stagione o di una grande giocata.
Firenze e la Fiorentina ne sono state spesso patria e residenza. Di talenti, di fuoriclasse, di promesse mantenute e non. Ma anche di improbabili oggetti di studio e/o di amatori.
In "FANTASIA VIOLA", un libro fatto di racconti curati da Giacomo Cialdi ed edito da Edizioni della Sera, se ne mettono in fila diversi provando a raccontarli calcisticamente e passionalmente.
Tra le prefazione dell' unico 10 e tante "penne" di livello c'è anche il mio contributo su un dieci dal sinistro velenoso ma anche dall'andamento oscillante in maglia viola"Il piccolo Maradona: il talento a maniche corte". Un grande onore ed una bellissima soddisfazione vedere il mio nome nell'elenco degli autori dei racconti.
Un libro da leggere e tenere a portata di mano per rileggere o sfogliare in alcuni momenti di desiderio di ricordi viola dal buon sapore del successo o da quello malinconico della promessa non sempre mantenuta.
Io ve lo consiglio, voi mi dite che ne pensate?


Il mio racconto "Il piccolo Maradona: talento a maniche corte"
è contenuto nel libro "Fantasia Viola"