sabato 25 aprile 2020

Liberazione

"HO FATTO UNA SCELTA IN LIBERA SCELTA NON CREDO CI FOSSE ALTRA SCELTA DA FARE, SCELTA MIGLIORE" credo sarebbe sufficiente questo per chiudere la bocca a chi in modo rozzo o più "sofisticato" tenta di cambiare senso o nome a questa giornata. Eppure non è complicato. LIBERAZIONE. Non libertà, non unità, non ricordo di tutti i morti di tutte le guerre (vere o chiamate così). LIBERAZIONE. E' facile.
Ci provano da tempo, da tutti i lati. Non ci sono riusciti fino ad oggi, non ci riusciranno domani. Ma solo se ovviamente continueremo a resistere. Come è stato fatto in passato. Osvaldo Soriano scrive che "la cosa dannosa del fascismo è che induce gli imbecilli a credersi molto furbi. Quanto più uno è idiota, tanto più il fascismo lo fa sentire orgoglioso di sé". Ecco. Dobbiamo come sempre imparare dal passato, da quelli realmente più bravi ed intelligenti di noi. Che ci insegneranno qualcosa che è difficile anche solo da immaginare. Qualcosa che Diego Bianchi ieri sera ha perfettamente sintetizzato così: "Questa giornata serve a ricordare che qualcuno ha lottato ed è morto anche per permettere ad altri di criticare questa giornata, pensa che cosa altissima che è il 25 Aprile". A tutti quelli che gli storpiano il nome, che la vogliono sostituire perché "divisiva", che cavalcano l'onda di una situazione attuale drammatica, ricordiamo sempre cos'è questa giornata. Come chi l'ha vissuta ce l'ha insegnata. E ricordiamo a tutti che resterà tale. Il 25 aprile. La festa della liberazione.

venerdì 24 aprile 2020

Categorie, tempi, tracce

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 385

Categorie e tempi. Sembra che ogni discorso di questi giorni non possa prescindere da due parole d'ordine: categorie e tempi. Della riapertura. Della ripartenza. Della santificata fase due. E tutti si sono messi in coda per sapere o per chiedere di farne parte. Un interminabile serpentone per (ri)entrare nei provvedimenti del prossimo DPCM o quello che sarà. Un po' come alla Coop in questo periodo e senza saltafila.
"Io non posso restare fuori" "non possiamo sopportare ancora chiusure" "ma è proprio necessario aspettare il quattro? Non si può riaprire proprioproprio lunedì?" "io riapro a me m'importa una ...". Ipotetiche conversazioni nell'ipotetica coda. "Rigorosamente" con la distanza di un metromegliounmetroemezzofacciamodue ed una mascherina diventata obbligatoria e fondamentale un mese e mezzo dopo l'arrivo del virus. 
I contagi? Si ci sono ma dice "in calo". Non si capisce in base a cosa visto che i dati di oggi indicano lo stesso aumento giornaliero di una settimana fa (ma anche di alcuni dati di qualche settimana precedente). Non sono forse sostanzialmente stabili da una decina di giorni? I numeri dicono questo ma comunque sia, sono in calo, a prescindere. Ora bisogna ripartire. 
Figuriamoci è totalmente comprensibile. Legittimo, anzi...legittimissimo. E' chiaro a tutti che le conseguenze di questa situazione sono e saranno lunghe e dolorose a livello economico. Per molti di più, per alcuni forse un pochino meno ma arriveranno a toccare tutti. "LE CASSE SONO ZEPPE" sarà una frase che sentiremo ormai dire soltanto da Liga
Chiaramente è interesse di tutti iniziare la fase due. Mi pare solo che manchi totalmente dalla discussione un termine: come. Con numeri che sembrano calare drasticamente solo nei buoni auspici e con i mille "?" che accompagnano ogni raccomandazione sanitaria, non sentir mettere al centro dell'attenzione il termine come mi lascia perplesso. Della serie, intanto si (ri)parte poi si guarda. Lasciando aperta la porta alla ricaduta/ondata di ritorno, che a parole fa paura a tutti ma che nei fatti evidentemente diventa fattore secondario. La ditta/società/associazione/negozio "X" della categoria "Y" si batte per riaprire prima di subito. Giusto. Comprensibile. Da sostenere. Ma chi ha fatto/farà mezza verifica che qualcosa rispetto alla sicurezza/programmazione sia stato messo in campo e non sia solo una corsa alla paura di non riaprire più ed un incredibile boomerang per la stessa ditta/società/negozio? Anche perché non avendo ancora chiaro quali siano davvero gli strumenti efficaci di sicurezza/programmazione vedo la considerazione di essere pronti a ripartire più come auto-proclamazione che non come un'attenta analisi. 
"Ne va della tenuta della nostra economia". Per carità, verissimo. Fino a pochi giorni fa ci avevano però assicurato che aprire con il contagio voleva dire raderla al suolo l'economia....e non solo purtroppo. Ora mi chiedo, il contagio è davvero così tanto in calo e/o sono stati fatti i passaggi necessari per fronteggiarlo, tanto da permettere la riapertura, anzi richiederne una anticipata con tanto di coda per volerci essere inseriti? E' una domanda a cui non ho risposta e non è una polemica. Come detto le settimane scorse, mi riesce poco anche quella in questo periodo. E' un pensiero a voce alta. Magari con tracce critiche, ma il DNA d'altra parte resta; anche se annacquato, di certo non scompare.
Da quando è iniziata questa inimmaginabile situazione infatti, a differenza di tanti che leggo, non sono migliorato. Per niente. Ho letto da qualche parte qualcuno che sostanzialmente diceva "chi era stronzo prima rimarrà stronzo, chi era bravo resterà tale, la maggior parte resteranno un po' stronzi e un po' bravi". Concetto che ha sostanzialmente ripreso Francesco Guccini declinandolo alla sua maniera in "non saremo migliori quando si tornerà alla normalità. Gli uomini non imparano, dimenticano". 
Ecco per evitare di essere io il primo a dimenticare, quello che ho tentato di fare in questo periodo è stato provare ad osservare di più. Ad ascoltare meglio. Ed a "tenere traccia" restando umani. Così quando stamani la farmacista (dopo aver preso la seconda sgarbata lamentela dai primi due clienti della giornata) ha provato a sfogarsi io banalmente ho provato ad ascoltarla. "Siamo aperti 24h da giorni, turni continui e poi veniamo considerati furbi o disorganizzati se non abbiamo le mascherine gratuite". Le ho sorriso con gli occhi. "Come se fosse causa nostra che ne arrivano col contagocce e nei giorni scorsi c'era la ressa fuori". Ha continuato dietro la sua mascherina, la visiera stile saldatore, i guanti chirurgici e il plexiglass di nuova installazione. "Scusami lo sfogo" mi ha anche detto. Io, che in teoria le dovevo chiedere anche delle mascherine, ho bofonchiato invece qualcosa di diverso. Poco utile e poco originale che però l'ha fatta in qualche modo sorridere o almeno così mi è parso di intravedere dietro le varie coperture. Ecco, questa signora gentile non ha bisogno di mettersi nell'ipotetica coda per chiedere di riaprire. Rientra tra quelli che nel frattempo non si sono mai fermati. Magari verrà anche considerata "fortunata" per questo. Chissà. Mi sono solo immaginato le sue possibili paure di queste lunghe settimane, il dover lottare con nuove disposizioni e nuovi dispositivi, il dover sopportare sfuriate gratuite. E la parola fortunata non mi è proprio passata per la testa. Per questo "regalargli" un'espressione simile al sorriso mi ha fatto pensare di aver fatto un piccolo passo. Nella direzione chiamata "per non dimenticare".

sabato 18 aprile 2020

...diciottoquattro...

Per la prima volta da quando è iniziato questo periodo di "reclusione" più che la mancanza di un contatto con chi non posso incontrare, di un abbraccio che non posso dare o di un un incontro che non posso fare, ho sentito forte la mancanza di "un posto". Di non poter essere lì. Come d'abitudine. Come in tutti gli ultimi trentaquattro diciottoquattro. "...ogni volta, ogni aprile, ogni anniversario, questa data sembra diventare più grande, più incisiva nei miei pensieri..."
Fortissima la mancanza di non poter sentire sulla mia pelle quel silenzio, quell'orizzonte, quella camminata, quella voglia di staccare da tutto. Di fare quel saluto strano, quel gesto su quella foto, quell'aggiustatina a quel vaso. Una mancanza strana, fatta di silenzi e occhiali scuri proprio "QUANDO LA FERITA BRUCIA"  un po' di più. Di giorni di ferie presi o ritagli di tempo nei fine settimana per non mancare all'appuntamento fisso. Banale e un po' stupidotto, ma automatico. Abitudine fatta di pensieri di tutto l'anno che si materializzano in quella discesa, in quegli alberi a far da "passerella", in quell'aria ancora pungente anche col sole che finalmente sta arrivando primaverile. 
Da stamani sento addosso questo clamoroso senso di "assenza". Il dover saltare questo mio appuntamento. Rimandato, certo. Ma non consola per nulla oggi. Ma proprio per niente. Ed all'assenza infinita che col tempo aumenta invece che diminuire si somma l'assenza anche di questo “strano” rituale. In quel posto che oggi è davvero mancato clamorosamente.
Quel gesto sulla foto, imparato da te. Quell'accomodare il vaso prima di andare via, imparato da te. Quel sorriso che dice altro, imparato da te. Quest'anno ti saluto da qui, uomo coi baffi.

venerdì 17 aprile 2020

Libro sospeso

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 384

Una delle attività che nonostante il passare delle settimane di isolamento resta intatta, è quella che punta al tentativo di individuare uno spiraglio di luce, un "ANGELO NELLA NEBBIA" o qualcosa di simile. Una notizia, un evento, un numero. Qualcosa che possa essere catalogato con l'etichetta "buona notizia". Spesso sperando in un'inversione di tendenza nei numeri della Protezione Civile delle diciotto più difficilmente nelle varie notizie di questo clamoroso periodo, che purtroppo hanno sempre il sapore o almeno il retrogusto acre.
La condivisione virtuale di chat, skype, zoom e similari porta quasi sempre (GIUSTAMENTE) al tentativo di staccare la spina e mettere la testa da un'altra parte. Aggiornandoci con le "novità" delle persone che ci mancano e cercando di strapparci un sorriso, pur sapendo tutti che magari è un po' forzato o anche solo temporaneo. E se anche è vero che questi sorrisi finiscono certamente nella categoria buone notizie, ti manca sempre qualcosa di più concretamente positivo. Quello che cerco in queste settimane per inserire nella mia #KdL lo spazio "restiamo umani".
A volte in questa ricerca "tornano buoni" anche i social, proprio come in questo il caso. Tra le tante notizie inutili, le gif che spopolano o i trattati di medicina ed economia di improbabili luminari, ho riconosciuto qualcosa di familiare. Qualcosa che anche solo all'impatto profumava di buona notizia. Più precisamente questa:
E così, sfruttando questo imprevisto assist ed un canale preferenziale con il contatto diretto ho deciso di approfondire la cosa. "E' bello pensare che nel viaggiare anche solo per fare la spesa qualcuno possa sorprendersi o scoprire un gesto inaspettato che in un attimo possa far sentire tutto più normale" mi ha detto "comunque ti faccio parlare con Tam che ha tutto il merito della cosa".
Me la immagino con il suo sorriso coinvolgente mentre mi "risponde". "L’idea nasce dal pensiero che ci sentiamo molto fortunati, viviamo energia positiva in famiglia e la vogliamo mettere in circolo. Tanta fortuna non può essere sottovalutata di questi tempi. Così abbiamo aperto la nostra cassetta di libri con questo pensiero. L’auspicio è di meravigliare per un qualcosa di inaspettato o forse più semplicemente di fare una cortesia." 
L'emozione di Martina
L'emozione di Clara
"Meravigliare" come obiettivo quindi, seguito in pieno anche dalle giovanissime "socie" di Tamara. "La prima volta che qualcuno ha preso un libro ero molto contenta" scrive Clara (i bellissimi occhi dolci con gli occhiali da sole sulla testa nella foto) mentre per Martina (i bellissimi occhi dolci con la bella montatura nera nella foto) la meraviglia più grande è stata il ringraziamento di "un signore che ci ha detto che stavamo facendo una cosa giusta".
Sorpresa e meraviglia che la stessa Tamara conferma Pochi libri, poche favole, piccoli gesti che quotidianamente si ripetono: al mattino …fuori i libri! Sistemati nella siepe tra le rose bianche…e poi l’attesa di sapere se qualche libro è stato preso. La sera anche noi facciamo la conta, numeri piccoli, piccole gioie."
Alla base di questa idea c'è qualcosa che ho sentito vicinissimo al mio (o meglio di Vittorio Arrigoni) "Restiamo Umani" e Tamara lo spiega benissimo qui: "siamo sollecitati quotidianamente da parole forti e dati importanti, si parla impropriamente di “guerra” numeri indicibili di vite perse…noi nel nostro piccolo vogliamo spostare l’ago della bilancia e porre l’attenzione sul “prendersi cura” e raccontare storie di piccoli piccoli numeri".
Questo l'invito che in qualche modo la foto pubblicata voleva far circolare. "Noi abbiamo taggato le parole #librosospeso #benecomune #crescita #amantidellalettura #ungestodigentilezza tanto per rendere in qualche modo virale l'idea della cassetta del libro sospeso" e per concludere un buon auspicio misto a speranza"pensa che bello sarebbe, oggi come domani, poter passeggiare e soffermarsi a curiosare  in tante piccoli angoli tra le varie cassette ed i vari libri, contribuendo ad incuriosire e diffondere la bellezza del dono e della lettura".
Alla fine di "questa chiacchierata" ho avuto la conferma, scontata devo ammetterlo, di quel profumo di buono che si percepiva dalla foto. Profumo che si è clamorosamente moltiplicato d'intensità ascoltando e leggendo le parole di Stefano, Tamara, Clara e Martina. Che ringrazio. Di cuore. E che spero possano essere seguiti in questa "meravigliosa" idea.

sabato 11 aprile 2020

Nemmeno capaci di far polemica...

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 383

Di nuovo fine settimana. "IL VUOTO DA RIEMPIRE" causato dalla mancata possibilità di uscire o vedere altri è sempre maledettamente ingombrante, ma la sensazione che queste settimane siano più veloci del temuto c'è. Ne sono già passate cinque dalla definizione più o meno generale delle cosiddette zone rosse e nonostante le preoccupazioni, le ansie e tutto quello che ognuno di noi conosce purtroppo bene, il tempo scorre. Paradossalmente il tempo in certi momenti sembra accelerare nonostante le limitazioni che restano. Magari non esattamente in ogni istante, ma in generale lo fa con una rapidità non prevista. Ognuno nel suo piccolo ha il proprio "programma" per rendere l'isolamento meno traumatizzante ed aver un minimo di produttività, sulla quale si potrebbe scrivere un altro capitolo. La sensazione personale è quella di aver più o meno l’efficacia di un cross di Alessandro Turchetta per Felice Evacuo ma quello è un altro discorso.
Quella che invece non accenna minimamente a diminuire è la produttività delle cose inutili. Perché definire polemica quella, ad esempio, che in questi momenti gira da parte di una buona parte di politici italiani è sbagliato. La polemica è roba seria. Importante. Ha spessore e soprattutto ha un'elevata dignità. I nostri suddetti (a braccetto con giornalisti che ci insegnano a corrente alternata opportunità politica e contraddittorio) invece da qualche ora si accapigliano su chi ha approvato/firmato/ratificato/attuato il MES. Per poi mixare con chi e come è più o meno un politico non democratico. Ognuno dice la sua ed indica nell'altro il colpevole. Le risposte alle domande su chi ha approvato il MES inizialmente, chi lo ha ratificato e chi lo userà o meno sono semplici da trovare. Basta cercarle. Ma figuriamoci se chi fa chiacchiericcio solo per uno 0,qualcosa percentuale di "possibile elettorato" o peggio ancora per qualche manciata di "mi piace" più o meno reali, ha intenzione di farlo e far passare il giusto messaggio. Credo che la vergogna più grande sia che tutto questo accade fingendo interesse per una cosa importantissima e vitale come la ripartenza economica ma che nella pratica è solo un puerile attacco all'avversario. Tralasciando ancora più vergognosamente che avviene mentre la situazione attuale propone ogni giorno un numero di morti a tre cifre, contagiati a quattro e difficoltà reali lavorative/finanziarie a non si sa quante cifre e imprecazioni per affrontare il nuovo mese appena iniziato.
Sarebbe bello se davvero la riapertura delle librerie annunciata da Conte ieri portasse qualche libro a qualche persona, giusto per un po' di basi di studio: politica, dignità, statura ed opportunità. Impossibile già lo so. Perché "leggere accende cervelli e cuori" ma per farlo serve avere entrambi. Ed allora, per certe figure basterebbe provare ad imparare guardandosi intorno, che leggere è già un passo oltre. Per aiutarli posso indicare un forno di periferia (ed immagino sia solo uno di mille altri esempi) dove chi serve non tralascia mai un sorriso, una domanda su come va per far sentire coccolato il cliente ed un consiglio per chi ha qualche dubbio. Ma anche altro. In questi giorni si è organizzato nonostante le dimensioni ridotte per venire incontro anche alle esigenze delle fasce più deboli consegnando a domicilio per anziani, aprendo una sorta di credito per chi ha difficoltà dovute al blocco delle attività lavorative. Non solo. Ieri ero in coda fuori dal negozio in attesa del mio turno e dentro c'era una signora abbastanza avanti con l'età che sembrava uscita dal post di Benedetto Ferrara (clicca qui per leggere a cosa mi riferisco). Dopo un'interminabile spesa le è caduto l'occhio sulle due mascherine che la "fornaia" aveva vicino alla cassa. Appena comprate. FPP2 oggetto introvabile, quasi come.....un gol di Evacuo su cross di Turchetta appunto. Mentre le preparava il conto, la stessa fornaia ha dolcemente risposto a tutte le sue ulteriori domande: come mai erano diverse, in che cosa, quando dovevano essere utilizzate, quanto duravano, dove le aveva comprate e come mai non si trovavano in giro. "Eh ma questa farmacia è troppo lontana per me a piedi e mio marito ormai fa fatica anche a scendere". Io fuori ho trattenuto a stento le lacrime. "Gira una brutta allergia" avrebbe commentato il mio migliore Amico. Ed evidentemente quell'allergia deve essere arrivata anche alla cassa ed insieme al resto la signora dalle mille domande ha ricevuto una delle due mascherine. "Tenga Marisa, io le ricompro appena stacco tanto ci passo davanti per tornare a casa". La signora non la smetteva di ringraziare, volendo a tutti i costi pagare la mascherina ed ovviamente ha ricevuto un "non importa Marisa si figuri" facendole la più grande sorpresa che potesse trovare nell'uovo di una Pasqua davvero particolare.
Ecco, in quel forno dovrebbero davvero passare in diversi. Guardare, ascoltare, imparare. A restare umani.

sabato 4 aprile 2020

Connotati

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 382

Accanto al quotidiano aggiornamento della situazione, tra tabelle e picchi, l'attualità non produce molto altro. Sembra tutto, anche giustamente, scomparso dentro questa clamorosa emergenza. "Nemmeno il migliore e più fantasioso scrittore poteva sceneggiare una realtà del genere" diceva ieri Benedetto Ferrara. Ed in effetti in questo periodo è tutto  "DURO COME IL FERRO" talmente enorme e fuori da ogni possibile "sceneggiatura" che la situazione si mangia qualsiasi altra situazione, notizia o ricerca di approfondimento. Ed anche evadere è impossibile (anche questo giustamente).
Pensare che in una settimana l'unico momento di condivisione "non virtuale" con il mondo esterno sono le due ore (tra coda e tentativo di riempire al massimo il carrello per non dovere pensarci più almeno per sette giorni) di spesa settimanale è qualcosa di fuori dal mondo.  Mentre rigorosamente ti devi tenere lontano da chi vorresti abbracciare e vedere, le uniche persone che in una settimana ognuno di noi incontra, altrettanto rigorosamente e giustamente a distanza e con tanto di mascherine e guanti, sono persone che non conosci. Persone che come te cercano di scansarti e che come te ti guardano torvo quando ti avvicini. Ma che sono le uniche con cui scambi due parole dal vivo. "Questa situazione ci sta cambiando i connotati" tanto per citare sempre Benedetto. Dai capelli (per chi ce l'ha...) che ormai fanno cambiare i profili a tutti (dal Presidente della Repubblica con il ciuffo ribelle alla signora che non può più fermare la ricrescita) a qualcosa di ben più importante. Ed intimo. I momenti di pensieri pesanti si moltiplicano, la noia sfiora sempre la tua spalla, la concentrazione è più intermittente di una freccia di un motorino. Ed i tuoi connotati magicamente si trasformano, facendoti sentire davvero diverso senza conoscere nemmeno di preciso in cosa.
C'è chi invece tiene duro. Ed i suoi connotati non li cambia. E non parlo di chi fa polemica anche "sull'acqua" cercando una visibilità che pare essere l'unico suo interesse o di chi sempre conosce esattamente cosa andava fatto o cosa dovrà essere programmato sia che si parli di sanità, di economia, di provvedimenti legge o di lievito e farina. L'angolo della polemica (come scrivevo qui) lo lascio ad altri. Cerco la coerenza dai contorni diversi, quella che possa essere spunto dell'obiettivo di queste settimane, quello di perseguire due parole: "restiamo umani".
Parlo di chi per anni è stato bistrattato come un "signore con difficoltà" con "idee fuori dalla realtà" o considerato con sufficienza e sarcasmo tipo "perchè con la sua Emergency non si impegna in Italia invece che in giro per il mondo?". Ecco. Nel mantenimento orgoglioso dei suoi connotati, l'altra sera Gino Strada intervistato a Piazza Pulita li ha fatti risplendere. Coerenti e certi. Dopo che Emergency è stata protagonista in prima linea, a Bergamo come a Milano, di attività che da sempre realizza (clicca qui per vedere cosa nel dettaglio), il suo fondatore ha sintetizzato in tre concetti il suo pensiero.  "Si ragiona in commissioni parlamentari di fare commesse per due sottomarini: è follia, un crimine sociale investire soldi pubblici così in questo momento...così come, in un momento di chiusura totale, è follia permettere alle fabbriche di armi di rimanere aperte considerandole indispensabili e strategiche" "medici e soprattutto infermieri stanno dando l'esempio, un esempio di professionalità e senso di responsabilità eccellendo nonostante la politica, che in sanità non ha mai investito e che questo esempio di responsabilità non riesce a darlo nemmeno in un momento del genere" "è inconcepibile che i medici e gli infermieri non abbiano gli strumenti per lavorare e proteggersi, le risposte all'emergenza non si programmano in emergenza" cioè quello che dice da anni. Incurante degli sberleffi dei soloni che lo deridevano, mosca bianca in salotti che lo guardavano dall'alto verso il basso. Nella certezza dei suoi connotati ho finalmente ritrovato qualcosa di conosciuto, "umano" da sempre e che questo periodo non ha minimamente intaccato. Qualcosa a cui appigliarsi. 

sabato 28 marzo 2020

Torneremo...

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 381

Nei giorni scorsi ho sentito dire "la forza di scrivere è scivolata via, come se questo vuoto non solo non si riuscisse a riempire ma non riuscisse nemmeno a parlare, è un vuoto muto" ed ho ripensato a quanto scritto la scorsa settimana (clicca qui).
Mi riferisco a quella scarsa voglia di leggere e scrivere che in questo periodo accompagna le mie giornate. "UN BICCHIERE DI VIGNA" o di birra è l'unica cosa vagamente artisticoculturale che mi stimola un po' d'interesse. Una persona che se ne intende e che sbaglia di rado ha detto che in questo periodo la sua priorità (ovviamente parlando di vita in versione #tuttiacasa) è quella di "tenere alta la concentrazione e l'attenzione in quello che c'è da fare". Ed è lì il bello. 
La concentrazione magari è più facile continuare a tenerla sul lavoro (per chi ha la fortuna di essere in telelavoro o similare) poi però c'è il resto della giornata. In particolare l'orario del tramonto che combacia con quello della conferenza stampa delle 18 ed entrambe le cose portano ad abbassare un po' le luci, le voglie e quei sorrisi che con fatica avevi provato a metterti addosso durante la giornata. Il segreto dovrebbe essere quello di cercare spunti, puntare il proprio sguardo su qualcosa che catturi l'attenzione. Cercare lo spirito di quel "restiamo umani" (cit. Vittorio Arrigoni fatta mia nei post di questo periodo) anche per quanto riguarda la propria "testa". Cercare un qualcosa che catturi l'interesse e che magari tenga impegnato cervello e non solo. Ed a tal proposito......
La persona che se ne intende di cui sopra, detto anche il "mio inviato romano", si è impegnato in tal senso. Per se stesso ma non solo, come sempre gli accade. Ha lanciato infatti una cosa che stimola tutti a pensare a qualcosa di diverso: positivo, liberatorio, ironico, romantico, commovente, malinconico. Qualsiasi sia la declinazione personale, comunque qualcosa lontano da questi giorni. Il progetto si chiama "appena torno" ed in pratica raccoglie i propositi di chiunque abbia voglia di mandare un messaggio vocale pensando al momento in cui questo periodo sarà alle nostre spalle. Semplice ma efficace. Ascoltare pensieri e desideri di ogni tipo di varie persone mette un sorriso, magari amaro, ed aiuta a tirare fuori. Ecco, forse l'esigenza è anche quella. Di riuscire a riempire quel vuoto muto della citazione iniziale di questo post (che trovate tra gli audio raccolti). Potete ascoltare "appena torno" cliccando qui . Ve lo consiglio davvero. Per chi vuol dare poi il suo contributo è possibile mandare un file audio ad appenatornoprimaopoi@gmail.com ; mentre per chi vuol prendere per il culo il sottoscritto, mi tocca confessare che l' inviato romano ha incastrato anche me (della categoria "io ve lo dico vi sciupo i rullini").  Un coro della Fiesole recita più o meno "torneremo torneremo torneremo grandi ancor". In attesa, proviamo a tenere botta restando umani. Anche nei propositi.

mercoledì 25 marzo 2020

Mercoledì...ore 18...

La vocina della tramvia mi avvisa che siamo a "Strozzi-Fallaci", scendo e mi incammino verso lo Student Hotel che poco tempo fa nemmeno sapevo esistesse ed adesso ogni mercoledì mi accoglie per due ore. Le mie due ore.
Mentre mi avvicino all'ingresso con le altalene, ripenso al primo nostro incontro. "Mi sono fatto un regalo" ho risposto a chi mi ha chiesto come mai fossi lì. Ne ero già consapevole il primo giorno, adesso quella risposta la correggerei solo un po'. "Mi sono fatto un GRANDISSIMO regalo, ora posso dire azzeccatissimo". Consapevole fin dall'inizio che lo scontrino per il cambio non avrei potuto averlo, adesso posso aggiungere che anche avendolo avuto l'avrei comunque stracciato dopo quel primo incontro. 
Mi aspettavo stimoli. Ne ho ricevuto tantissimi. Mi aspettavo di ascoltare persone competenti. Ho ascoltato persone molto più che competenti. Mi aspettavo di ampliare conoscenze, di scrittura ed umane. Ho conosciuto molto di più. Mi aspettavo di prendere molti appunti. Ho appuntato pagine e pagine (trovate cliccando qui un brevissimo bignami).
Ho avuto modo di sentir parlare "prof" di alto livello, direttori di giornali, inviate di guerra, telecronisti sportivi, vincitori di premi giornalistici, responsabili di siti d'informazione, editori. Ed era scritto....nel menù. Quello che non era scritto invece erano altri elementi. Ad esempio, la passione e l'innamoramento del proprio lavoro di chi ho avuto la fortuna di avere davanti. Così come la totale disponibilità a metterlo "in comune". "OGNUNO A SUO MODO" , sono stati davvero tanti i "segnalibri" sulle cose importanti da portare con sè che ho ricevuto in regalo. 
Ma come spesso accade è l'aspetto umano quello che è arrivato più "dentro". Due prof. di alto livello che hanno fatto diventare gli incontri come un vero e proprio scambio, mettendo con disponibilità e generosità a disposizione di tutti le loro competenze e le loro qualità per la condivisione di tutti e di ogni spunto comune. Spesso nella vita incontri persone che dall'alto del loro niente si sentono in diritto/dovere di farti pesare un ruolo/etichetta che hanno non si sa bene come ricevuto o si sono autoappiccicati addosso. Ecco, trovare invece due persone che avrebbero anche qualcosa di cui "fregiarsi" e/o avrebbero potuto limitarsi al realizzare il programma ed invece sono andati ben oltre per il gusto di trasmettere e creare davvero un gruppo, non era affatto banale e quindi ancora di più è stato apprezzato.
Insieme a loro una regia organizzativa e logistica che non ha mai fatto mancare la sua presenza, il suo continuo esserci con gentilezza e disponibilità. E poi un gruppo di "partecipanti" variegato, con CV totalmente diversi, aspettative disparate e interessi ancora più distanti. Ma tutti pronti a trasformare quelle due ore in qualcosa di speciale.
Sono arrivato all'ingresso. Alessandra è già lì fuori, la intravedo a prepararsi una sigaretta mentre vedo attraversare la strada a passo svelto Arianna, che ci sorride da lontano. Guido ha appena scritto che arriverà con qualche minuto di ritardo mentre l'altra Alessandra proverà a raggiungerci dall'Osmannoro, coda e lavoro permettendo. Elena sarà sicuramente già dentro ad allestire la stanza, probabilmente con Edo che sicuramente avrà la testa ancora immersa nelle ultime pagine della tesi. Due chiacchiere rapide prima di entrare mentre mi compiaccio ancora una volta della scelta fatta. Sono le 18, la nostra ora nel nostro giorno, dobbiamo entrare o i prof. Benedetto e Francesco, rigorosamente vestiti uguali, ci richiameranno all'ordine. 
Devo ricordarmi di ringraziarli tutti....per questo "corso base". Magari nel nostro finesettimana letterario. Metto un segnalibro....da portare con me:
"Grazie Alessandra
Grazie Alessandra Due
Grazie Arianna
Grazie Edoardo
Grazie Guido
Grazie Benedetto
Grazie Elena
Grazie Francesco"

domenica 22 marzo 2020

Cose semplici

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 380

Sono giorni in cui il maggior tempo a disposizione tra le mura di casa dovrebbe portarti a poter fare tante cose in più. Per alcune cose in effetti è così ma per altre paradossalmente la produzione è diminuita drasticamente. L'inchiostro nella penna e la giusta testa per scrivere qualcosa con un minimo di senso e di qualità infatti scarseggiano.
C'è una grossa cappa su tutto e purtroppo non parlo di una fantasiosa kappaviola ma di un reale tappo sulle nostre teste. Un'unica notizia che, in modi e con importanze diverse, ha portato a stravolgere la vita di tutti. Non solo. E' diventata logicamente l'unica notizia dell'opinione pubblica, della comunicazione e delle nostre ore.
"COSI' PERSI O NO" dietro questa notizia ci trasciniamo nelle nostre giornate, ovattati dal silenzio di strade (purtroppo solo quasi....) vuote e da rapporti che vengono mantenuti solo attraverso una mai così fondamentale "rete". In molti riescono ancora a fare polemiche su un po' tutto: sulle modalità comunicative del Governo, le modalità operative delle decisioni, le scelte sbagliate, la reale entità del virus, le tempistiche, l'intensità dei decreti.....ed anche l'opportunità o meno di abbinamenti cromatici nei vestiti (o quasi). Il "non è tempo delle polemiche" è quasi sempre fatto seguire dal "ma...." che apre l'esatto opposto della premessa.
Sinceramente, da polemico nemmeno troppo nascosto, ho perso anche quello spirito. In questo momento mi sembra totalmente fuori luogo e inopportuno. E quando lo spunto di discutere arriva, scompare quasi subito. Come in una sorta di rispetto per la situazione.
Rispetto che provo a portare avanti nel mio angolo di ricerca dei fatti catalogabili con un "Restiamo Umani" (cit. Vittorio Arrigoni) che da qualche post affiancano la mia KIAVE di LETTURA settimanale. Rispetto ed umanità visti ad esempio in un gesto ed un sorriso per niente dovuto dei giorni scorsi. Di un addetto a rifornire gli scaffali della Coop presa d'assalto nonostante l'ingresso contingentato. Una signora avanti con l'età cercava tra gli spazi vuoti qualcosa che evidentemente non trovava. L'addetto, anche se impegnato in altro "reparto" e  con un diverso  "scaffale" da riempire, ha notato lo smarrimento della signora e dovutamente a distanza e con la mascherina, ha chiesto notizie di quello che stesse cercando. "Vado a vedere se c'è qualcosa in magazzino" le ha detto "finisca la spesa e ripassi tra cinque minuti". Incuriosito, son tornato nei pressi poco dopo ed ho visto la signora che non smetteva di ringraziarlo e mi son sentito di farlo sentitamente anche io appena la signora commossa si avviava alla cassa. Lui, sopreso, ha ricambiato i ringraziamenti a sua volta e quasi meravigliato ha sorriso con gli occhi, visto che la bocca era coperta. Nel suo interessarsi a quella signora ha fatto qualcosa "in più" del suo "dovuto". Qualcosa magari banale ma in un momento come questo, dove ogni giorno per fare il suo lavoro è a "rischio contatto" con centinaia di persone, il giusto senso di contatto ha prevalso e la banalità del gesto si è dissolta.
Fatto magari microscopico, infinitesamente piccolo per lo stato del mondo attuale ma probabilmente grande come il mondo stesso per quella signora a cui si è illuminato il volto quando lo ha visto arrivare con la confezione tanto sospirata. In questo periodo di privazioni per lei, che in questo momento è vista come una dei soggetti più a rischio, ha voluto dire non dover preoccuparsi di tornare a prendere quell'oggetto nei prossimi giorni. "La verità sta nelle cose semplici" scrive Benedetto Ferrara. Non solo la verità mi sento di aggiungere.

domenica 15 marzo 2020

Per una volta


#KdL - KIAVE di LETTURA n° 379

Queste settimane irreali mi stanno spingendo a cercare quei gesti che nel delirio collettivo, identificano qualcosa di diverso. Quelli che per me rappresentano la migliore modalità di seguire il principio di Vittorio Arrigoni che recita "Restiamo Umani". Qualche post fa ho eletto questo splendido augurio come bussola che possa indicare un preciso nord: quello composto da boccate di aria fresca da respirare in un periodo dove ansie e paure rischiano di prendere il sopravvento e "TUTTO IL VUOTO TROPPO VUOTO DA RIEMPIRE". Due settimane fa (vedi post) la disponibilità spontanea di mamme costrette a casa a fare da babysitter condominiali (quando l'emergenza era appena iniziata). La settimana scorsa (vedi post) le stesse disponibilità di tanti "privati cittadini" per far la spesa ad anziani, tante persone pronte ad impegnarsi per dare una mano a chi è stato individuato come più fragile rispetto a questo virus. Piccoli esempi, ce n'erano e ce ne sono tanti altri per fortuna, lo so. Magari anche più clamorosi, magari anche più importanti. Ma sottolineare quelli che magari ad una lettura sommaria possono sembrare banali me li fa sembrare ancora più importanti. 
Continuando su questa linea, questa settimana guardo vicino. Mi capita molto di rado, quasi mai devo dire, di scrivere qui del mio "mondo lavorativo". Per ragioni di naturale e personale riservatezza e per alcuni altri adesso poco interessanti. Faccio un'eccezione, per una volta. Il mondo delle pubbliche assistenze in questo periodo, come tutti gli altri mondi del resto, è particolarmente interessato da questo stato emergenziale. Non è l'unico ma è in prima linea. Da prima che l'emergenza toccasse direttamente tutti noi con un impegno sempre più necessario ed urgente. Centomila volontari che in modi e forme diverse ci sono ogni giorno: dalle attività sociali di affiancamento alle persone più deboli all'emergenza per situazioni urgenti, covid comprese; dalle attività di coordinamento a quelle di gestione delle turnazioni necessarie. Accanto a questo movimento, uno di affiancamento composto da volontari in Servizio Civile. Giovani tra i 18 ed i 28 anni che hanno fatto domanda per impegnarsi per tutto il 2020 in progetti di pubblica assistenza. Mai si sarebbero immaginati (loro come tutti) che il loro anno di Servizio Civile potesse essere segnato da un'emergenza così. Dopo l'ultimo Decreto dell'11 marzo è stata data a loro la possibilità di prendersi un periodo di licenza straordinaria fino al tre di aprile o di chiedere di poter continuare la loro attività (con le dovute condizioni di sicurezza) vista l'importanza del momento. Bene. Da un'analisi delle prime mille risposte dei volontari in servizio civile di ANPAS, quasi settecento hanno deciso di continuare la propria attività. Ragazzi tra i 18 ed i 28 anni che in molti casi hanno scoperto solo da Gennaio la realtà delle associazioni di pubblica assistenza e che potendo scegliere hanno deciso di impegnarsi in questa attività piuttosto che rimanere a casa. Credo che sia un segnale importante, una scelta in linea con il comandamento ultra centenario delle pubbliche assistenze, quello che recita  "siamo qui per ingentilire i cuori". Ed allora per una volta vado oltre la mia naturale voglia di non mescolare questo blog con le mie "otto ore di lavoro" e di inserire il movimento ANPAS e quello parallelo dei suoi volontari in servizio civile nella ricerca dei modi giusti per "restare umani".

domenica 8 marzo 2020

Facciamo gli straordinari

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 378

C'è bisogno di tenere i nervi saldi e di rispettare le indicazioni. "Le catene di comando non si contestano in emergenza" è uno dei principali avvertimenti che chi ha frequentato realtà attive in settori emergenziali impara a conoscere. E senza dubbio questi giorni sono di emergenza.
Il senso è semplice: in periodi come questi non serve aggiungere altre complicazioni con comportamenti fuori controllo o che aumentino la difficoltà di gestione, già complicata per altri motivi.
Così credo che in questo momento il compito di tutti debba essere seguire quello che viene richiesto e "QUELLO CHE MANCA DEVI METTERCELO TU". Senza contrastare le indicazioni che vengono date da chi in quel momento di emergenza ha l'obbligo e l'onere di prendere decisioni, ma aggiungendo solo qualcosa che possa aiutare ed integrare.
La scorsa settimana ho chiuso il mio post (clicca qui) con "Restiamo Umani". Ecco. In questo momento non credo ci sia indicazione migliore. E questo vuol dire cercare di capire che le indicazioni che vengono date sono quelle che sono ritenute le più utili nell'interesse generale e per il bene di tutti devono essere seguite collettivamente o sono inutili. Ieri sera, la corsa al treno per lasciare le zone che sarebbero diventate rosse nel giro di poco secondo la bozza del decreto che girava, inanella una serie di follie inaudite. Dal far filtrare "la bozza" di comunicato e trovarsi impreparati alla reazione della cittadinanza, dal pubblicarlo prima che divenisse ufficiale ma soprattutto da inscenare la corsa al treno per lasciare Milano. Sarebbe bello che, ognuno per la propria responsabilità, potessero essere presi i dovuti provvedimenti per gli artefici ed i protagonisti della suddetta follia collettiva ma già sappiamo che non sarà così.
Alla stessa maniera è ormai riconosciuto e continuamente ripetuto che in questo momento è fondamentale evitare i contatti, la socialità, la possibilità di diffondere ulteriormente un virus che già da sé se la cava benissimo. Chi ritiene che chi è alla catena di comando stia sbagliando in organizzazione e/o comunicazione è più che legittimato a pensarlo (e ne ha purtroppo prove quotidiane...) ma non si può permettere di mettere ora i bastoni tra le ruote o di non fare tutto il possibile per assecondare le norme di contenimento del problema. Passata l'emergenza ci sarà tempo di valutare e far valere le proprie tesi. NON ORA però e soprattutto non mettendo a rischio l'incolumità di tutti. Se qualcuno ha voglia di far sentire la propria prenda esempio da chi si sta offrendo volontario, tanto per citare un caso, per fare la spesa per le persone anziane del proprio palazzo ed evitargli quindi di uscire come da disposizioni. "Senso civico, rispetto, umanità. Tre concetti che dovrebbero essere ordinari diventano fondamentalmente straordinari". Ecco, vediamo di fare gli straordinari nel verso giusto.

mercoledì 4 marzo 2020

...il tuo giorno...


"...
...resta il fatto di aver "PERSO LE PAROLE". Di esser stato colpito in modo improvviso e netto. Di aver visto calare un sipario in un modo talmente fragoroso da rimanere inebetiti e sordi a tutto il resto. Riflesso incondizionato quello di non trovare parole, reazione naturale per me....
...quel tuo sorriso che tutto il suo mondo ti riconosceva come non eccessivo ma puro e totalizzante...
Scusa Davide, ma proprio quel sorriso non mi è uscito, sono sincero. Non ce l'ho propria fatta e ti dirò di più, proprio non sono riuscito a trattenere le lacrime mentre mi univo all'interminabile applauso che la tua, mia...nostra...Firenze ti ha strameritatamente dedicato stamani al "tuo arrivo" in Santa Croce. In silenzio, con le mani impegnate nel tributarti l'ultimo saluto, gli occhiali ben sistemati hanno fatto solo parziale diga. Perdonami.
Ciao Davide, buon viaggio...
..."

Lo scrivevo due anni fa, lo penso oggi. Come quel giorno, più di quel giorno.

domenica 1 marzo 2020

Scaffali vuoti

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 377

Giorni in cui è difficile uscire dalla notizia unica che invade giornali, TV, social, siti...ma anche bar, supermercati, vicini di casa e colleghi. Difficile andare oltre gli aggiornamenti delle diverse situazioni, i provvedimenti, i casi e le raccomandazioni.
Facilissimo invece notare come per giorni la comunicazione tutta ha massacrato lettori e frequentatori della rete con numeri di contagiati, morti, allargarsi di zone e regioni colpite per poi urlare "fermi tutti niente psicosi da Corona Virus". Libero in tre giorni è passato dal titolare "prove tecniche di strage" a "virus ora si esagera" ma testate più "nobili" non hanno fatto molto diversamente titolando per giorni con un clima da apocalisse ed invertendo d'improvviso il taglio rendendo ora faticosa anche sola la ricerca del numero di contagiati o purtroppo defunti. "NESSUNO PUO' FERMARE LO SHOW" comunicativo, lo capisco. Ma poi meravigliarsi delle sindromi della fine del mondo è ammesso solo in parte o meglio solo da qualcuno.
Non entro nel merito dell'epidemia, perchè a differenza degli altri 60 milioni di connazionali non sono nè un virologo nè un esperto di gestione dell'emergenze. Mi limito ad osservare quello che ha scatenato questa settimana di mari mossi con onde alternate tra un "moriremo tutti in un paio d'ore" ed un "niente panico ma lavatevi le mani" che si mescolano con un "ah no ci siamo sbagliati moriremo tutti poveri" ed un "moriremo tra un po' tra il malato con le mani lavate ed il povero". Non valuto nè sottovaluto la gravità dell'emergenza per la mia ignoranza dichiarata, osservo però gli schieramenti che si combattano a suon di dati e di notizie esclusive. E sorrido pensando a che fortuna abbiamo in Italia ad avere così tanta scienza, che dibatte dichiarando inattendibile e folle chi dibatte e dichiara inattendibile e folle la sua posizione. Entrambi però si accalorano nel chiedere, rigorosamente all'altro, di abbassare i toni.
Nel frattempo la gente è corsa ai ripari, facendo diventare più ricco di Bill Gates il signor Amuchina e svaligiando i supermercati. Martedì mattina mi è capitato di passare da una Coop alle otto (è una tappa fissa un paio di volte a settimana, non ero tra quelli della corsa all'acquisto) ed ho trovato scene da fine del mondo. Parcheggio pieno e scaffali vuoti. Entrando non capivo. Ancora a Firenze non erano stati scoperti casi di contagiati (non che la cosa potesse in qualche modo autorizzare al saccheggio eh..) e la notizia dell'assalto ai supermercati l'avevo vista passare di sfuggita riguardo ad altre città, quindi mi è servito qualche istante per realizzare. Scaffali della pasta con l'eco, pareti dove di solito ci sono le casse d'acqua che luccicavano nel loro bianco di solito coperto dalle bottiglie, scatolette introvabili al pari dei tesori delle favole. Uno dei ragazzi che lavora lì, che spesso trovo a prendere il caffè al bar di fronte, mi ha detto scuotendo la testa: "Non hai idea di cosa c'è stato ieri. Non facevo in tempo a riempire il frigo della carne bianca che me lo ri'votavano. Finite anche le scorte di magazzino una signora mi ha anche detto, in tono risentito e puntiglioso "E' una vergogna che la Coop sia impreparata di fronte ad un evento del genere"....a certa gente ikkètuglivoidire? "lo segnali all'informatore signora" le ho detto....e non sai quanto mi son trattenuto".
Altri invece hanno pensato ad altro rispetto alla corsa all'accaparramento. Ho trovato infatti in altri scaffali, quelli di twitter, qualcosa di totalmente diverso. Una serie di piccoli annunci che formavano una bacheca virtuale, di mamme che si offrivano come improvvisate baby sitter gratuite di condominio/gruppo per quei genitori che avevano difficoltà a sistemare i figli rimasti senza scuola nei luoghi dove la chiusura si è resa necessaria per il rischio contagio. "Visto che comunque io sono a casa con il mio, se qualche mamma in difficoltà mi vuol lasciare suo figlio può suonarmi". Questo quello che mi ha colpito di più. Piccoli raggi di sole. Che portano il sorriso. Forse non potranno essere la cura o il vaccino per fermare il contagio, certamente allargano un po' il cuore. Ed in questo momento è aria pura da respirare a pieni polmoni. Vittorio Arrigoni chiudeva i suoi pezzi con "Restiamo Umani". Ce ne sarebbe davvero un grande bisogno.

lunedì 24 febbraio 2020

Più VAR che calcio

Campionato - 25^
FIORENTINA - MILAN = 1 - 1
GOAL: Rebic, Pulgar (R)
LA PARTITA
In una giornata di campionato scossa da cose ben più importanti e gravi, arrivava a Firenze il Milan dell'ex Pioli. Al mister rossonero è stata celebrata, con un doveroso e meritato applauso condito da un bello striscione, la giusta accoglienza per il ricordo speciale che ha lasciato. Probabilmente non tanto per le doti da allenatore ma per quelle da uomo vero che si è dimostrato di essere in un momento per niente facile (parte finale della gestione Della Valle) in certi momenti drammatico (la vicenda di Davide).
L'attuale mister viola ha confermato squadra e modulo della vittoriosa (e stranissima) trasferta in terra doriana (clicca qui per rileggere il post relativo) con l'unica eccezione della sostituzione dello squalificato Badelj con un Pulgar apparso anche sabato sotto-tono ed abbastanza fuori condizione.
"CHE LA GIORNATA E' DURA" si capisce sin da subito. Drago si supera su Rebic ed a ruota Ibra si inventa un gran gol che il VAR per fortuna annulla per un tocco di mano in partenza d'azione. Mano totalmente involontaria ma pare che con le regole nuove conti il giusto o anche meno. Davanti siamo poco pericolosi e ci manteniamo nella nostra metà campo in attesa di momenti migliori.
Nella ripresa una "crosta stratosferica" di Caceres serve l'assist a Rebic che da buon ex "taaaaac e come sempre gol dell'ex". Dopo poco Dalbert macchia una partita fino a quel momento neanche male perdendosi Ibra e poi abbattendolo al limite dell'area. Fallo "al limite tra giallo e rosso" e VAR che decide per l'espulsione. Sembra la parola fine alla gara ed invece per paradosso ci liberiamo dal peso di dover difendere. Chiesa diventa l'esterno di fascia e davanti Cutrone affianca Vlahovic che alla prima vera occasione fa gridare al gol ma invece sfiora solo il palo. E' l'ex dalla parte giusta, Cutrone, che trova l'occasione giusta: guadagna un calcio rigore con un mezzo tuffo su un mezzo tocco di Romagnoli. Dalla Fiesole sembrava totalmente inventato, rivedendolo diventa solo MOLTO MOLTO generoso (a parti inverse avrei protestato). Il VAR non ha niente da dire e Pulgar trova l'angolo battezzato da Begovic, per fortuna però il tiro è abbastanza forte da piegare un po' le mani al portiere di riserva del Milan e la palla finisce comunque dentro. Finisce 1-1.
Partita che per quasi settantacinque minuti abbiamo sonnecchiosamente impostato sulla difensiva senza patire troppo a lungo ma rimanendo comunque costantemente abbottonati e sotto il gioco milanista, apparso non irresistibile tra l'altro. Le emozioni più grandi infatti sono arrivate più dal VAR che dal pallone. Non una grande cosa. Un pari guadagnato quindi ed un punto che per questo motivo diventa non male.
FORZA VIOLA...sempre...
LE PAGELLE
Dragowski 6,5
Milenkovic 6
Pezzella 6 -
Caceres 5
Lirola 5,5
Duncan 6 +
Pulgar 5,5
Castrovilli 6
Dalbert 5,5
Vlahovic 6
Chiesa 6,5
Cutrone 6,5
Igor 6
ALL. Iachini 6,5
IL MIGLIORE: CHIESA
Il peggiore: Caceres
"TAKKO AI' GIRO" - Spazio tecnico Bollins gestito
"...comunque a questi gli dà noia giocare in casa e voi vu c'andate in 40 mila, se vu remate contro ditelo...comunque mi devi spiegare perchè Pulgar batte 'gnicosa angoli, punizioni, rigori....inizio a preferire il peggior Badengj a Pulgar....al limite anche liverani......menomale c'è il var vai...."

sabato 22 febbraio 2020

La severità della legge

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 376

Nella considerazione più o meno generale, la legge ha quella che in fiorentino si direbbe "la nomea di essere severa". Certamente una nomea che nella realtà si basa su un concetto molto più complesso visto che all'interno del mondo di leggi che compongono la definizione generale, se ne può trovare una gran parte che stabilisce diritti, agevolazioni o benefici. Ma come spesso accade fa più rumore ed identifica maggiormente quella parte che tende alla rigidità. Quella cioè che impone divieti, prevede obblighi e sanzioni, stabilisce pene.
Definendola quindi astrattamente si tende ad abbinare alla legge (ed ai suoi derivati) qualcosa di poco riconducibile al cuore ed al sentimento. Per questo mi ha colpito ancora di più quanto stabilito dalla Cassazione circa l'annullamento del provvedimento di arresto di Carola Rackete (comandante della nave Sea Watch). Non tanto e non solo per la decisione in sè resa nota un mese fa, quanto per le motivazioni pubblicate in questi giorni. Viene infatti stabilito nelle motivazioni come Carola agì correttamente dato che "l'obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell'atto di sottrarre i naufraghi ma comporta l'obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro". Per questo lo sbarco non può essere considerato reato, per questo per Carola non si può ne si deve parlare di reato.
Mi ha colpito perché quella che doveva essere la parte rigida e severa, appunto la legge, ha invece mostrato a tutti la via del cuore e della ragione ricordando banalmente la regola del salvataggio in mare e non solo. Regola e concetto generale che dovrebbero essere in realtà noti universalmente. Così come nota dovrebbe essere "LA BELLEZZA CHE TI SPACCA IL CUORE E OCCHI COME IL MARE NEL  MOMENTO DI PIACERE" di riuscire a mettere in salvo una o più vite umane.
Carola prima e la Corte di Cassazione poi ci hanno banalmente ricordato, attraverso azioni e sentenze tutt'altro che banali, dove sta il cuore e dove stanno gli "obblighi" nel vivere tenendolo attivo. Ovviamente il tutto ha alzato il polverone della polemica da parte di chi ha nel cuore solo un paio di # inneggianti alla chiusura dei porti. Ed in modo meno ovvio anche da parte di chi ha visto bene di accodarsi definendo Carola "povera stronza" "troia" "lurida zecca" "terrorista" le persone che ha salvato "ospiti che non fuggono da un cazzo di niente" e chi ha applaudito alla sentenza della Corte di Cassazione "coglioni". Parlo non di uno dei tanti odiatori di professione della rete magari dal nick sconosciuto e di fantasia, bensì di una donna con nome e cognome reali che ogni giorno si mette la divisa rappresentante l'ordine in Italia (Silvia Bocci appartenente alla Polizia di Stato della Questura di Grosseto).
Pensare che l'ordine in Italia è nelle mani di una donna del genere mi fa rimpiangere molto il fatto di non avere invece al suo posto molte più "luride zecche-povere stronze". E mentre lo penso applaudo di nuovo alla ventata di ragione e cuore portata dalla Corte di Cassazione. Felice di essere un "coglione", anche perchè "d'altra parte nella vita servono anche quelli" (citazione ereditaria).

domenica 16 febbraio 2020

Cinquina irreale

Campionato - 24^
SAMPDORIA - FIORENTINA = 1 - 5
GOAL: Thorsby (AUT), Vlahovic (RIG), Chiesa (RIG), Vlahovic, Chiesa, Gabbiadini
LA PARTITA
Rigorosamente schierato con l'immancabile 5-3-2, BeppePicchiaPe'Noi si gioca il jolly della novità nelle scelte degli undici titolari. Caceres, Badelj, Duncan e Vlahovic ritrovano infatti la maglia da titolare per questa trasferta ligure che dopo le vittorie di Genoa e Lecce è diventata davvero snodo importante per la parte finale di questo campionato. Inizio al sonnifero con la Samp un po' più padrona del campo ma con soprattutto la sensazione che entrambe le squadre siano in fase di studio. Dal niente invece parte Milenlovic che si fa una sgroppata indisturbata, serve Vlahovic sulla fascia che crossa. Sembra perso nel niente il traversone che invece "picchiasuglistinchi" di Thorsby e ci regala il vantaggio. Non contenti i doriani ci regalano anche il secondo ed il terzo gol inventandosi due falli che il VAR giustamente trasforma in rigore per noi. Prima Vlahovic e poi Chiesa, con tiri non esattamente perfetti, ci portano sullo zero a tre. Nell'episodio del secondo rigore Murru si becca anche (giustamente) il secondo giallo e quindi siamo zero a tre con la Samp in dieci. E per magia senza in pratica aver mai tirato in porta (visto che gli unici due quasi azioni portano Duncan e Lirola a tirare molto fuori ed a crossare pericolosamente). Nel finale di primo tempo, ugualmente dal niente la Samp si accende. Badelj si fa cacciare per doppia ammonizione e Colley ci fa altri due regali, sprecando dall'altezza del dischetto di rigore due facili occasioni per segnare solo davanti a Dragowski. Drago che invece si supera su Tonelli con un miracolo vero e proprio. Primo tempo irrazionale che si chiude quindi 0-3 in dieci contro dieci e tre clamorose occasioni Samp non concretizzate. Si riparte nella ripresa con Dragowski subito pronto a rispondere a due tiri pericolosi di Quagliarella e Ramirez, poi la Samp comincia ad allungarsi ed in contropiede prima sfioramo il gol con un palo di Chiesa poi lo troviamo con Vlahovic che sfrutta il doppio assist di Dalbert (che tira malissimo in porta) e l'ennesimo regalo stavolta di Audero (che nonostante il tiro non impossibile non trattiene). Praticamente la partita finisce come intensità lì dopo il "NUMERO ESAGERATO PROPRIO IMPOSSIBILE" di regali ricevuti. Lirola trova un paio di serpentine interessanti e Chiesa colpisce un altro palo. Proprio loro due costruiscono una splendida azione che lo stesso Chiesa spedisce al sette. Nel finale Gabbiadini trova il gol della bandiera per il definitivo uno a cinque.
Partita difficile da commentare, visto che senza tirare in porta e con tre occasioni nitide per gli avversari la partita si è messa sullo 0 a 3. Abbiamo ballucchiato preoccupantemente in difesa per un'ora di gioco poi dilagato in contropiede. Test poco probante per il nuovo centrocampo e con tutte queste premesse  (e quindi senza illusioni o senza andare oltre nella valutazione) belle indicazioni dall'attacco con un duo apparso vivo e scintillante nelle occasioni capitate. Sarebbe bello che tutte le domeniche senza muoversi si partisse da tre a zero a favore, ma credo sarà difficile :-) Vittoria comunque davvero pesantissima per classifica e speriamo convinzione e morale.
FORZA VIOLA...sempre...
LE PAGELLE
Dragowski 7 +
Lirola 7
Milenkovic 6,5
Pezzella 6,5
Caceres 6,5
Dalbert 6
Duncan 6,5
Badelj 5,5
Castrovilli 6
Chiesa 8
Vlahovic 8
Pulgar SV
Benassi SV
Ghezzal SV
All. Iachini 7
IL MIGLIORE: CHIESA
Il peggiore: Badelj
"TAKKO AI' GIRO" - Spazio tecnico Bollins gestito
"...quant'è che un si pescava il jolly dell'autogol? io non ho ricordanza...comunque rigori netti che senza VAR questo scemo di arbitro manco aveva visto e tirava avanti....finalmente uno che dopo aver segnato va sotto la curva degli avversari a zittirli....cmq tre a zero si son tenuti in partita poi ce ne siamo mangiati diversi anche noi...speriamo se ne sia tenuti qualcuno per il milan..."

sabato 15 febbraio 2020

Testimoni e ricordi

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 375

Era una maglia da trasferta, la cosiddetta seconda divisa, ovviamente (visto che non ci facciamo mai mancare niente) col color viola che si mescolava al bianco. Aveva nella sua "originale fattura" forme e linee che portavano ad intravedere più o meno chiaramente delle svastiche. Stile e qualità scarsi, gaffe involontaria (si spera..) e grave. Quando la cosa venne fuori, si aprirono le immancabili polemiche che scatenarono un caso. Talmente "forte" da portare  alla modifica dell'oggetto dello scandalo ed alla sostituzione della seconda maglia. Era più o meno metà degli anni novanta e qualcuno commentava: "non c'è più la sensibilità per certi simboli e questo provoca queste cadute di stile". Mettendo l'accento sul fatto che non avendo alta l'attenzione su certi argomenti, le conseguenze poi possono essere spiacevoli anche se involontarie (dando per scontato che il designer della maglia non avesse la volontaria intenzione di portare alla ribalta certi simboli). Questo ricordo, che può sembrare più "curioso che pericoloso" , si è ri-accesso quasi automaticamente quando invece le notizie curiose hanno lasciato il passo a quelle pericolose. E purtroppo non si tratta più di un "era" ma di molti "è".
E' la casa di una deportata e sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz, Arianna Szorenyi, il luogo della vergogna dove qualche delinquente ha disegnato una svastica pochi giorni fa. A San Daniele del Friuli, solo una delle vergognose tappe di un "GIRO D'ITALIA" fatto di ignoranza, violenza e pericolosità.
E' la porta di un'altra abitazione a riportare questa volta non la svastica, ma la schifosa scritta "Juden hier". A Mondovì, una decina di giorni fa, sul portone di casa del figlio di una partigiana deportata a Ravensbrusk, Lidia Beccaria Rolfi.
E' un'altra opera delinquenziale quella invece apparsa a Torino sui campanelli di una donna iscritta all'ANPI e figlia di un partigiano: il simbolo delle SS con "contorno" di svastica proprio nei giorni vicini a quello della memoria.
E' un graffito nell'androne di un palazzo torinese quello che riporta la nazista espressione "crepa sporca ebrea" diretta ad una donna di origine ebraiche figlia di una staffetta partigiana, negli stessi giorni del messaggio lasciato ai campanelli della donna iscritta all'ANPI.
E' il finestrino della macchina vandalizzato ancora con una svastica quello che Aboubakar Soumahoro, sindacalista che si occupa del riconoscimento dei diritti dei lavoratori agricoli, ha trovato un paio di giorni fa nella Capitale, momentaneo arrivo del giro in questione.
E' una preoccupante e vergognosa cinquina di eventi accaduti in non più di venti giorni che deve mettere i brividi a tutti e che apre la porta ad un pericoloso argomento. L'avvenuto sdoganamento di certi atti e di certe espressioni. La svastica, i simboli nazisti, le case "segnate". Cose che solo a leggerle vengono i brividi. Ma non possiamo smettere di indignarci e di opporci con tutte le armi in nostro possesso.
Soprattutto non dobbiamo smettere di riportarle ed insieme a queste schifose espressioni riportare anche e soprattutto le storie di chi quel tempo l'ha vissuto. "...ricordare e contrastare chi osa minimizzare, addirittura negare quanto accaduto. Chi alzerà la propria voce indignata, offesa, quando tra non molto non ci sarà più alcun testimone?..." recita nel suo racconto dell'olocausto proprio Arianna Szorenyi. Ecco, dobbiamo noi prendere quel "testimone" e far sì che ci sia SEMPRE qualcuno a ricordare ed a contrastare.