domenica 4 ottobre 2026

Caro il mio Francesco

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 711
Quest'estate se ne è andato un grande maestro della musica italiana. Ad inizio agosto ci ha lasciati Francesco Guccini, una figura ENORME del panorama culturale italiano. E' andato via più o meno come ha vissuto la sua vita pubblica: in silenzio ma facendo rumore. 
Non mi fingerò il più scatenato e devoto dei fan, perché ho delle "colpevolissime" mancanze nei confronti del suo percorso musicale e non solo. Lascio ad altri questo ruolo, finto o vero che sia. Cercherò di salutarlo per quello che i miei occhi hanno visto di lui o quello che il suo saper raccontare ha lasciato in me.
Da sempre il suo stile, le sue canzoni ed il suo profilo mi hanno notevolmente affascinato. Magari non portandomi alla totale venerazione ma hanno avuto verso di me un vero effetto calamita, specie con il passare degli anni e con la voglia di ascoltare meglio le sue parole. Ho sempre trovato che la sua composizione articolata e la sua produzione siano tratti distintivi che da sempre lo mettono al riparo da imitazioni o da abbinamenti automatici ad eventuali "padri musicali" o possibili cloni. Dei cantautori italiani di un periodo musicalmente meraviglioso, probabilmente il suo stile è stato tra quelli più unici. Ha cantato tanti argomenti ed in ognuno di essi si nascondevano e si nascondono tutt'oggi le linee di un grande romanzo. Vuoi per l'uso mai banale delle parole nei suoi testi, vuoi per il fascino del racconto che segue linee metriche difficilmente ascoltabili altrove. Vuoi per la sua capacità di scrivere che l'ha portato a dedicarsi anche a romanzi di notevole qualità, che consiglio per chi non avesse mai avuto occasione di leggerli.
Il suo carattere apparentemente burbero ma in realtà molto diretto e disincantato è stato da sempre un tratto distintivo del suo personaggio che in realtà non è mai stato tale. Nella descrizione di chi lo conosceva bene non manca mai un riferimento al fatto che non avesse mai abbandonato il suo stile ed il suo essere se stesso. Prova ne è, ad esempio, il suo starsene in disparte a veder scorrere l'attualità e la sua notorietà. Prima a Bologna poi dal "ritiro" di Pavana. Ho sempre visto nel personaggio  che Ligabue gli ha ritagliato addosso in Radio Freccia quello che probabilmente era il ruolo perfetto identikit, perché nel suo essere trasparente, pungente ed (auto)ironico c'era proprio appunto il suo essere. Lo stesso carattere "brusco" che però l'aveva fatto commuovere alla dedica a sorpresa dello stesso Liga ad un concerto nella sua Bologna, dove tutto il Dall'Ara gli riservò un'ovazione fuori controllo non appena lo vide inquadrato sugli spalti dello stadio.
Questo mese Millenium - il mensile del Fatto Quotidiano - gli ha dedicato un numero praticamente esclusivo dove c'è un po' di tutto senza voler essere il racconto di "tutto" Guccini. Ho apprezzato questa cosa perché particolarmente azzeccata - secondo me - per il protagonista del numero praticamente monografico su di lui. Dall'editoriale infatti si mette in evidenza che le pagine che seguiranno sono solo delle tracce possibili per la lettura e l'ascolto di Guccini, non tutte quelle esistenti. Non le più importanti. Non le più belle. Alcune. Raccolte con un percorso, con articoli, con riferimenti e citazioni. Una sorta di album fotografico di parole che come tutti gli album non raccoglie tutte le foto di un viaggio ma ne mette in fila un po'. Quelle che in quel momento ti andava di scattare, senza dover inseguire nessuno stile preciso o nessuna indicazione che arriva da altri. Per questo adatto a lui.
"CARO IL MIO FRANCESCO" cerca di fare buon viaggio e non cambiare neanche adesso che "di là" magari ti potranno guardare storto per le tue frasi dirette ma allo stesso tempo piene di parole mai banali e probabilmente poco usate da altri. Ma tu "gli altri" non sei mai stato, quindi continua esattamente così. "E al fin della licenza" grande Francesco, TOCCA.

Nessun commento:

Posta un commento