sabato 10 gennaio 2026

Abituati a tutto

#KdL - KIAVE di LETTURA n° 676

Parte il nuovo anno con una tragedia dalle dimensioni immani che probabilmente nemmeno riusciamo a quantificare "davvero". In un locale a Crans Montana in un solo istante 40 vite spazzate via, centodieci ferite gravemente e un numero non calcolabile di quelle direttamente ed indirettamente segnate, irrimediabilmente. Il tutto reso ancora più crudele (come se fosse possibile...) perché accaduto a giovani esistenze che volevano e stavano solo festeggiando l'arrivo del nuovo anno.
"ALTRO GIRONE, ALTRO REGALO" tragico di questo nuovo anno. A Minneapolis pochi giorni fa invece Renee Good (madre trentasettenne di tre figli) è stata uccisa da un poliziotto dell'ICE (agenzia statunitense contro l'immigrazione clandestina) sostanzialmente a sangue freddo.
Eventi clamorosamente tragici, che hanno sicuramente scatenato il cordoglio e l'indignazione ma come sempre durati tremendamente troppo poco rispetto all'esigenza di salire in cattedra nei commenti ed andare oltre il buon senso ed il buon gusto. A Crans Montana infatti si sono messi sotto esame i comportamenti dei ragazzi e quelli dei genitori, in alcuni casi mettendoli sullo stesso livello di organizzatori e gestori. A Minneapolis si è stravolta la realtà andando a cercare ricostruzioni prima fantasiose poi inventate per la ricerca ossessiva dell'alibi precostituito per chi indossa una qualsivoglia divisa.
Così, opinione dopo opinione e riga dopo riga, sono andate in secondo piano le vittime e si sono aperti i processi e/o i dibattiti che hanno visto non interessarsi più della tragedia ma solo ascoltare la futile profondità della propria voce da parte dei cosiddetti commentatori. E non solo. Sì perché poi alla fine in quel girone dantesco ci finiamo tutti (io per primo che sto scrivendo questo post) e confermiamo qualcosa di ugualmente tragico: che ci stiamo sostanzialmente abituando a tutto
Guardandoci intorno, a questa frase, potremmo abbinare infiniti argomenti ed aver costantemente la sensazione che alla fine, per davvero, non ci meraviglia o meglio scandalizza più niente. Ed allo stesso tempo fingiamo che accada e su tutto dobbiamo esprimere la nostra opinione. Che sarebbe bellissimo e confortante se nascesse da un vero credo o da un accurato sapere ma essendo determinato solo dalla moda generale e dal sostanziale menefreghismo concreto degli eventi, diventa davvero sconcertante.
In tutto questo prima un locale intero di giovani donne e giovani uomini ha visto la propria vita cambiata per sempre poi una giovane mamma e di riflesso i suoi tre figli l'ha vista cancellata da quelli che dovevano essere "le forze dell'ordine". Ma già oggi non sono più al centro dell'attenzione di tutti noi, abituati a voltare pagina rapidamente come si manda avanti un reel. Avanti la prossima tragedia, siamo pronti a dire la nostra.
 
 

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