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| #KdL - KIAVE di LETTURA n° 678 |
Vi dicono che è tutto finito. Che la guerra è finita, andate in pace. Che la tregua ha finalmente messo a posto tutto.
Allora probabilmente sarà che "LA SFIGA HA DIECI DECIMI DA SEMPRE" perché la realtà ha altre parole a Gaza rispetto a quelle che si sentono dire.
Esplosioni, condizioni di vita precarie, sfollati al novanta per cento, tende come uniche forme abitative, morti per il freddo, impossibile accesso all'acqua, epidemie sempre più in arrivo, malati cronici senza i giusti farmaci, malattie sempre più impattanti, ordini di evacuazione, aggravamenti, vite sempre meno vite.
Quelli che sono sul campo ogni giorno, usano queste parole. Gli altri parlano di altro alla ricerca della guerra più di tendenza o degli scenari bellici ipotetici futuri. Intanto persone, vite, donne, bambini, uomini, famiglie sono in queste condizioni sotto gli occhi di tutti.
Ed allora non è affatto finito niente. Anzi. L'unica cosa ad essere finita è l'attenzione che per qualche mese era diventata vagamente all'ordine del giorno, "di tendenza". Se è per farci sentire meno responsabili crediamolo pure, ma in realtà quello contro cui ci indignavamo pochi mesi fa non è per niente terminato. Le conseguenze sono in atto e sono tremende, come ipotizzabile e forse peggio. Perché servirebbero gli aiuti promessi e mai arrivati e perché si dovrebbero interrompere le azioni dichiarate terminate ma in realtà nei fatti continuate. Ma tutto ciò, nonostante non sia detto, non accade.
Ed allora? Che vogliamo fare? Vogliamo continuare a chiudere gli occhi di fronte all'orrore ed all'evidenza? Vogliamo fingere ancora un po' che i "nobel per la pace" alternativi abbiano fatto il miracolo?
O vogliamo cominciare a mantenere l'indignazione e l'azione per più di cinque post/reel/articoli/minuti?

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